un blog canaglia

Diventare leghisti a propria insaputa

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Ieri è passato l’emendamento di due portavoce senatori del Movimento 5 Stelle sull’abolizione del reato di clandestinità. (…) Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. (…) Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice “La clandestinità non è più un reato“. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?
Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio.

Lasciando da parte per qualche riga il “metodo” e concentrandoci sul “merito”, mi pare che il post di ieri sul blog del comico genovese sia uno spartiacque decisivo, perché sancisce un concetto fondamentale: sull’immigrazione Grillo e Casaleggio si collocano esattamente sulla stessa linea dei leghisti.
Il che, manco a farlo apposta, ci riporta daccapo alla spinosa questione del “metodo”: i parlamentari che hanno presentato l’emendamento sarebbero disponibili, qualora la cosiddetta “piattaforma” dovesse attestarsi sulle posizioni di Grillo e Casaleggio, a fare retromarcia? Accetterebbero di buon grado l’idea di trasformarsi improvvisamente da detrattori del reato di clandestinità in leghisti fatti e finiti per adeguarsi alla volontà della “maggioranza”?
In altri termini: quei parlamentari sono davvero disposti a fare semplicemente da “portavoce”, oppure si ritengono portatori di idee, valori e punti di vista propri? E in quest’ultima ipotesi, trovandosi in disaccordo con la “base”, dovrebbero dimettersi? E se si dimettessero, quelli che dovessero subentrare sarebbero, a loro volta, dei semplici “portavoce”? E che succederebbe se anche loro, in una circostanza diversa non specificata nel “programma” (ce ne saranno mille), si trovassero in contrasto con l’orientamento della “piattaforma”? Dovrebbero dimettersi pure loro?
Insomma, in cosa consiste esattamente questo “metodo”? Nella scelta obbligata tra l’adeguamento passivo alle indicazioni provenienti dalla “base” e una serie interminabile di dimissioni, subentri, dimissioni, subentri e ancora dimissioni, e così via all’infinito? Vi pare che possa funzionare, un “metodo” del genere? Vi pare che si possa andare a votare un movimento politico che domani, o dopodomani, potrebbe collocarsi su posizioni del tutto imprevedibili in ragione dell’imponderabile decisione di una “piattaforma” che si pronuncia in modo estemporaneo su un tema qualsiasi che non era “contenuto nel programma”?
Vi stuzzica davvero l’idea di diventare leghisti, o fascisti, o comunisti, o liberali, o socialdemocratici, o marxisti da un giorno all’altro, a vostra insaputa, perché all’improvviso la “base” ha deciso di pronunciarsi così?
Contenti voi…

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

4 Comments

  1. Ennesima goccia che dovrebbe far traboccare un vaso che, a quanto pare, è più che altro un pozzo senza fondo… Trovo inquietante, in particolare, l’accostamento finale del comunicato: “Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”, questa è chiacchiera da bar esaltata a linea politica. Quantomeno gli elettori che hanno esaltato a dismisura il carattere “innovativo” del M5S avranno di che discutere…

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