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La discussione sulle banche: come non buttarla in caciara

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Come di consueto, quando si parla di banche, l’opinione pubblica non ci capisce un cazzo di niente.

Così come quando rivalutarono le quote delle banche in Banca d’Italia (lì lo stato Italiano emise un bond perpetuo in favore delle banche azioniste. Lo avete mai letto da qualche parte? Certo che no, ne parliamo noi stronzi la sera davanti ad un Moscow Mule), anche qui sul salvataggio delle 4 banche del centro Italia, l’opinione pubblica non ci ha capito un cazzo.

A parte l’atteggiamento schizofrenico à la Fatto Quotidiano (se le salva lo Stato “EH MA I SOLDI DEI CONTRIBUENTI!”; se si salvano da sole “EH MA I SOLDI DEI RISPARMIATORI”), c’è da sottolineare che, come di consueto, tutto viene percepito o bianco o nero: o i risparmiatori vengono considerati pollastri a cui è giusto restituire del danaro (quindi adesso voglio che lo Stato mi restituisca le mie perdite su MPS, Finmeccanica o Unicredit accumulate negli anni passati facendo trading), oppure vengono considerati dei Gordon Gekko che stavano comprando Anacott Acciaio, “e quindi che cazzo gli vuoi restituire”.

Ancora non ho sentito nessuno (politici, giornalisti, commentatori, il Califfo, Varoufakis, Adele, Ignazio Marino, Valerossi, tua madre) dire parole di buonsenso, ovvero “esiste una direttiva che ha più di 10 anni (la MiFID): è stata rispettata? Se sì, cazzi vostra; se no, denunciate chi vi ha truffato. Ora però per favore scusate, che devo andare a vedere se ho strumenti di grandfathering da dedurre dal Common Equity Tier 1”

Nato e cresciuto tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, amo i loro lati positivi e odio quelli negativi. Dice: e grazie arcangelo. No no, provate a parlare con chi ci vive. Dal 2000 mi trovo stabilmente a Roma, dove ho cambiato idea diverse volte, credendo che sia questa la vera chiave. Vi amo tutti.

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