un blog canaglia

Dice che ‘sta fontana è vietata ai minori

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di Andrea Barbati

Parlare della “Roma nascosta” non vuol dire necessariamente fare riferimento a luoghi normalmente poco accessibili o comunque distanti dai nostri itinerari quotidiani, e con un pizzico di conoscenza e uno sguardo più attento, persino una frequentatissima rotatoria in pieno centro potrebbe infine rivelarci delle sorprese inaspettate. A dimostrazione di ciò prenderemo il caso della fontana di piazza della Repubblica, così evidente e conosciuta alla vista di ogni automobilista romano, con la certezza che la prossima volta riuscirete davvero a guardarla sotto una luce completamente diversa (e se dicessi “luce rossa” non sarebbe comunque un azzardo). Ad ogni modo, trattandosi di una trafficata rotatoria, il consiglio che vi do è di approfondire solo una volta che avrete parcheggiato il mezzo, per evitare di trasformare la vostra curiosità in un fuoripista automobilistico sotto i portici di piazza della Repubblica.

La storia di questo ardimentoso monumento ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento, in concomitanza con le vicende che sancirono la tanto agognata fine del potere temporale dei Papi sulla città eterna. A quel tempo Papa Pio IX, evidentemente poco preoccupato per la piega che stavano prendendo gli eventi, pensò bene di distrarsi ulteriormente occupandosi dell’imponente ristrutturazione dell’antico acquedotto “Marcio”. A conclusione dei lavori l’acqua venne molto modestamente ribattezzata “Pia” e la relativa mostra, in realtà piuttosto sobria e semplicistica, venne infine collocata presso l’attuale piazza dei Cinquecento di fronte alla stazione Termini (per chi ancora non lo sapesse, quando parliamo di “mostra dell’acqua” non facciamo riferimento a una cessa incontrata in piscina o alla compagna di un mostro marino, ma bensì a quel genere di fontana monumentale progettata come “esposizione celebrativa” dell’acqua trasportata a Roma attraverso gli antichi acquedotti). Il sarcastico popolo di Roma, consapevole della fine che avrebbe fatto il Papa di lì a poco, si espresse a tal proposito coniando lo slogan da stadio “acqua Pia, oggi tua domani mia”, e infatti appena dieci giorni dopo l’inaugurazione, con la presa di Roma attraverso la celebre breccia di porta Pia, si pose trionfalmente la parola fine alla lunghissima monarchia papale con la definitiva annessione di Roma al regno d’Italia. Nel pieno fermento da rinnovamento edilizio che seguì alla proclamazione della città come capitale di Italia, si decise infine di ricollocare la mostra nella rinnovata Piazza Esedra, dove venne dunque costruita l’attuale nuova fontana. Anche in questo caso l’opera risultò piuttosto spoglia e così, in occasione della visita dell’imperatore di Germania a Roma, si decise di sistemare in via temporanea quattro leoni di gesso agli angoli della vasca a puro scopo decorativo. Un pò come tirare fuori il servizio buono quando viene l’ospite importante.

La svolta finale si ebbe nel 1887 con l’approvazione del progetto di un tale Mario Rutelli, il quale decise di rivoluzionare l’aspetto della fontana con l’allestimento di quattro colossali gruppi bronzei. Se il nome dello scultore vi fa pensare a un tale Francesco, alle sue ossessioni per passi e sottopassetti e a un’insopportabile moglie tuttologa da salotto televisivo di serie B, ebbene sì, Mario Rutelli era proprio il bisnonno del nostro “beneamato” ex sindaco di Roma (del quale preferisco senza dubbio la versione di Guzzanti). I quattro gruppi progettati dal Rutelli architetto che possiamo ammirare oggi sui quattro lati della fontana stanno a rappresentare le quattro ninfe dell’acqua, ognuna caratterizzata dall’audace accostamento alla bestia marina di riferimento. La ninfa degli Oceani che doma un cavallo (sarà per i cavalloni?), la ninfa dei laghi alle prese con un cigno e le ninfe delle acque sotterranee e dei fiumi rispettivamente e voluttuosamente sdraiate su una specie di lucertolone e un serpente marino. Da lì il nome di “Fontana delle Naiadi”. Immediatamente scoppiò lo scandalo: i loro corpi nudi e bagnati, le pose lascive, gli sguardi sfrontati, fecero all’epoca enorme scalpore, e per lungo tempo la fontana rimase coperta da uno steccato in attesa di delibera. Ovviamente ciò non fece altro che aumentare la curiosità degli abitanti dei rioni il cui continuo via vai contribuì ad accendere ulteriormente lo scandalo. Il modo migliore per descrivere il clima dell’epoca è riportare lo snobissimo commento di un consigliere comunale dell’ala più conservatrice di influenza papalina, che con l’appoggio dei quotidiani vaticani così tuonava in riferimento alle Naiadi: “….non ninfe inebriate dall’acqua, ma ciociare ubriache di cattivo vino nelle pose più dimostrative”. Un genio.

A rompere gli indugi ci pensarono infine gli studenti con un’inaugurazione coatta (nel senso di forzata, ma forse pure un pò coatta) nel primo giorno di carnevale del 1911, il tutto con il beneplacito di un comune allora felicemente progressista e non ancora soggetto alle influenze clericali. Un gesto che rappresentò la vittoria della libera espressione artistica, del moderno laicismo, ma soprattutto della cessazione di una sterile polemica del cazzo, arte in cui da sempre in Italia siamo impareggiabili maestri. Ma l’opera non era ancora completa e solamente al trascorrere di undici lunghi anni venne proposta dallo stesso Rutelli un’integrazione con un ultimo armonizzante elemento centrale: tre tritoni in lotta con un delfino e un polipo. Tale delirio da rissa sottomarina non mancò ancora una volta di stimolare la fantasia dei romani che decisero di battezzarlo “il fritto misto”. La copia temporanea realizzata in malta venne così relegata nei giardini di Piazza Vittorio e ancora una volta le Naiadi furono lasciate da sole. A quel punto il Rutelli, forse esasperato dopo le tante polemiche, o più probabilmente con un atto di consapevole ironia che rasentava il colpo di genio, optò per una soluzione di impatto che avrebbe messo tutti d’accordo, ninfe soprattutto. Ecco quindi ergersi sul gruppo il poderoso Glauco mentre stringe un guizzante delfino, simbolo della dominazione dell’uomo sulla natura. In poche parole un possente uomo nudo con un grosso pesce in mano, da cui si eleva lo schizzo principale dell’intera coreografia acquatica. Potremmo speculare per ore sui doppi sensi dell’opera e sugli effetti ambigui che ci regalano i diversi punti di osservazione, ma a toglierci di impaccio ci pensa questa volta il Sor Capanna, celebre cantastorie romanesco che con la sua lirica appassionata applicata allo stornello, così ci serve la sua giusta conclusione:

C’è a Piazza delle Terme un funtanone
che uno scultore celebre ha guarnito
cò quattro donne ignude a pecorone
e un omo in mezzo che fa da marito.
Quanto è bello quer gigante
lì tra in mezzo a tutte quante:
cor pesce in mano
annaffia a tutt’e quattro er deretano.

E con questo momento di altissima poesia vi lascio sperando che al prossimo giro di rotatoria a piazza della Repubblica riuscirete infine a “vedere” quel qualcosa di più di questa bellissima fontana.

14 Comments

  1. Andrea, il post è interessante. Poi io ci ho abitato, a piazza Esedra, quindi figurati. Però, come dire, trovo la descrizione di un monumento difficilmente commestibile sul web. Magari sbaglio. Magari è il blogging del futuro. Del resto sono della Lazio, voglio dire. Sorry, ma preferisco l’altro.

  2. Vale lo stesso discorso che ho fatto per l’altro post: questo è un blog canaglia, non una rivista di belle arti. Mi spiace, ma non è adatto al nostro spazio. Voto l’altro.

  3. Cosa mi piace:
    – sono cose che non so. Mi pare poco appropriato parlare di cultura nel caso specifico, ma già mi vedo a fare l’esperto al bar con questa roba qui (ognuno ha le sue soddisfazioni nella vita, abbiate pazienza).

    Cosa non mi piace:
    – l’effetto generale, qui: secondo me è un tipo di post che può funzionare anche molto bene in un blog dedicato, ma che è troppo lontano da Libernazione.

    Voto Barbara, però se hai/fai un blog di queste cose ti seguo volentieri.

  4. Bella regà! In effetti qui da voi il pippone sulla fontana c’entra poco (o niente) 😉 Come dice (anzi, giustamente spera) AIOROS il blog è dedicato: si chiama “Dice che a Roma” e racconta luoghi, quartieri e monumenti meno conosciuti nel modo meno palloso possibile. Un contesto dove questo post ritrova un senso. Quindi insomma, già che sto qui a prende gli schiaffi, segnatevelo per la prossima gita a Roma ;). Sicuro che qualche bella dritta la trovate!

  5. Entrambi gli autori non hanno fatto il minimo sforzo per scrivere un post adatto al blog che li ospita. Potrebbe andare a loro merito.. Non per me, tra l’altro mi hanno fatto venire voglia di leggere, ci hanno dato due racconti brevi. Il genere le due metà del mondo non mi avrebbe conquistato nemmeno se il mascara l’avesse messo lui e si fosse dichiarato al vicino di casa. Invece Andrea ci invita a guardare bene quello che vediamo sbadatamente tutti i giorni. Guardate ‘ste Naiadi, sono meglio di Moana e Illona con gli animali mitologici: http://goo.gl/ZDm1p
    Voto Andrea.

  6. ho imparato qualcosa. una curosità certo. ma mi ha arricchito. insomma, puo tornare utile se mi prendono al milionario. c e ancora il milionario? che questo è un blog di commenti, ma non dimentichiamo che prima di scrivere, bisogna leggere. mi piace.

  7. Voto per Andrea: post insolito, che riesce nel difficile compito di informare divertendo; sfronderei un po’, ma me gusta.

  8. Esito delle votazioni. Hanno votato per Andrea: Mario, Platano, Absinthe, Mazzone, Annarita e Magi (6 su 10, 60%). Hanno votato per Barbara Anna, Sassi, Aioros e Capriccioli (4 su 10, 40%). I like per Andrea sono stati 29 su 162, 17,90%). I like per Barbara sono stati 133 su 162, 82,10%).
    Punteggio totale Andrea: (60+17,90)/2 = 38,95%
    Punteggio totale Barbara: (40+82,10)/2 = 61,05%
    Passa Barbara, grazie all’apporto determinante del pubblico a casa.

  9. Il tutto è riepilogato, insieme ai risultati delle altre sfide, nella pagina raggiungibile attraverso l’apposito link nel menu in alto.

  10. Chiamatemi nerd (e vi assicuro che c’è chi lo fa), ma per me vince questo post. Certo, è troppo lungo -e lo dico proprio io- ma è davvero interessante. Semplice nella forma, ma complesso nel messaggio. Andrea, se riesci a trovare l’equivalente sul web dei “tempi televisivi” non ce n’è per nessuno dei tuoi sfidantOH WAIT

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