un blog canaglia

di nuovo tra voi (4)

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eravamo arrivati fin qui

“Certo che sei un amore, vestito così, sembra che vieni dritto dritto da Novecento di Bertolucci…”

Ruslan ridacchiava: “Ridi, cazzone, intanto qui si fa una vita sana… lavoro, preghiera… e ho pure rimorchiato!”

“Che cosa è questa storia della preghiera? In effetti, quando mi hanno dato da fumare della strana roba in una pipa, mi è apparso uno strano americano vestito di bianco, anche lui fumatissimo, che diceva di essere Gesù… anzi, ad essere precisi, non è che si sia proprio presentato, ma insomma, è come se lo avessi saputo che era… lui”

Ruslan si era avvicinato un po’, per parlarmi sottovoce: “Questi sono proprio strani, proprio invasati da qualche forma di religione strana. Stanno spesso in silenzio, si alzano ad ore impossibili, prima di mangiare pregano, quando scambiano qualche parola tra loro, non fanno che blaterare cose incomprensibili sulla purezza…”

Ad un tratto, mi era lampeggiata un’intuzione nel cervello, pur provato come era dall’esaurimento psico-fisico e dalle strane droghe assunte. Mi era flashata nella mente una pagina di Wikipedia in cui mi ero imbattuto mesi prima per caso, che parlava di una setta russa: un gruppo di schizzati, guidati da un contadino ancor più fulminato, che aveva avuto la buona idea di convincere i suoi sodali che il modo migliore per essere vicini al Signore era quello di astenersi completamente dalla vita sessuale. Questa è roba vecchia, classica, almeno per le grandi religioni monoteiste. Ma qui si era andati ben oltre. Le donne più dotate venivano premiate dalla comunità con l’asportazione chirurgica del seno, mentre i maschietti più promettenti finivano per essere separati dai loro “gioielli di famiglia”. Mi veniva in mente il delirio sado-masochistico del video “Closer to God” dei Nine Inch Nails, ma anche le immagini indigeribili in cui mi ero imbattuto facendo ricerche sugli Skoptsy (così mi sembrava si chiamassero i pazzoidi invasati di Wikipedia), provenienti da un qualche sito di autolesionisti della Church of the Body Modification. Roba da vomitare.

O. Mio. Dio. Dove. Siamo. Finiti. Pensavo veloce. Per esempio, che questa faccenda di puro-non puro in molte culture viene prima del ben più importante discrimen tra giusto-non giusto. E’ per questo, mi dicevo, che le cose vanno in questo modo, nel nostro occidente di plastica e silicio, così come in uno stronzo villaggio pieno di neve nel culo della Russia, come quello in cui eravamo stati catapultati.

“Ruslan, ascoltami, questi sono Skoptsy, la donna piatta – non, non ha più il seno! E l’uomo effemminato, si è fatto evirare, cazzo!”

Ruslan mi guardava con la mascella pendula: instintivamente, aveva appoggiato una mano a coppa sullo scroto, come a proteggersi da una forcola immaginaria pronta a separarlo dalla sua CPU della vita e del piacere.

“Tra l’altro, stasera ci sarà una cerimonia… siamo invitati anche noi”

“Ho un po’ paura, non è che finiamo anche noi senza ceppa?”

“Ma no, per la verità sono proprio curioso…”

“Qui vige una specie di comunismo, tengono tutto, conserve, carne secca, vestiti e stivali in un grosso magazzino che si trova proprio qui dietro. Potremmo partecipare a ‘sta messa, e quando sono tutti lì a sentire il predicozzo, eclissarci, fregarci un po’ di roba pesante e un paio di zaini di mangiarini per poi tagliare la corda. Che ne dici?”

E abbiamo deciso di fare proprio così. Verso sera, son venute da me due ragazze – una era veramente carina – che mi hanno fatto indossare un grosso pastrano rivestito di pelliccia assieme ad uno sciarpone i lana grezza e un cappellone di pelliccia con i paraorecchi. Siamo usciti fuori e abbiamo raggiunto una grande sala, dove evidentemente si svolgeva la preparazione al loro rito. Il fuoco che scaldava la stanza in modo insopportabile ardeva nel grande caminetto, e sopra era sistemato un paiolo dove bolliva l’acqua. Ruslan, che a quanto pareva mi aveva preceduto nella sala, nel momento in cui sono entrato si stava togliendo i boxer. Mi ha sorriso un po’ imbarazzato, nudo bruco, il ventre peloso leggermente prominente sembrava disegnare una faccia grottesca, gli occhi erano i capezzoli, da uno dei quali pendeva un anellino, mentre la bocca era l’enorme buco dell’ombelico. Sul petto, subito sotto al collo, Ruslan aveva un tatuaggio a forma di fulmine stilizzato, molto simile al logo dei Throbbing Gristle.

Al centro della stanza si trovavano due vasche da bagno vintage, nelle quali altre due ragazze versavano l’acqua bollente. Le mie due accompagnatrici mi fecero capire a cenni che dovevo imitare il mio amico, così cominciai a spogliarmi anche io, sia pure con una certa riluttanza, in parte per la presenza di quel pubblico femminile, che però non pareva imbarazzato dalla nudità maschile, ed in parte perché temevo di essere evirato da un momento all’altro… Ruslan, invece, se la godeva: si era ficcato dentro la vasca di destra, parlando affabilmente con le sue ospiti. Pertanto decisi, come avrebbe detto il Gesù fumato dei miei sogni, di abbandonarmi anima e corpo alla volontà di dio. Il contatto con l’acqua calda non appena mi fui immerso nell’altra vasca fu stratosferico: sentivo lo sporco, il sangue rappreso sciogliersi nell’acqua fumante assieme alla mia preistorica stanchezza. Avevo appena iniziato a rilassarmi e a sperare / credere che in qualche modo la nostra avventura sarebbe finita per il meglio, quando sentii Ruslan urlare e sciaguattare disperatamente nella vasca per mettersi in piedi.

“Cazzo queste stanno parlando di rasoi, vieni fuori, ché ci vogliono tagliare il cazzo! Fuori!”

Una delle ragazze, una biondina un po’ sovrappeso con un taglio degli occhi molto interessante, gli ha messo una mano sulla spalla, mentre con l’altra gli porgeva una confezione di rasoi Gillette trilama usa e getta. Come ho appreso poco dopo, la tizia gli aveva detto di stare tranquillo e di non sclerare, dato che tutto quello che si aspettava da noi era che ci rasassimo i peli del corpo, da sotto le ascelle, dalla schiena, dal pube e dallo scroto, e dal petto: era parte del loro rituale, e se non avevamo fiducia in loro, potevamo procedere da soli. I rasoi erano nuovi e sigillati, per cui non avevamo nulla da temere.

Ruslan si è rilassato e si è ficcato di nuovo nella vasca. Poi ha aperto la confezione dei rasoi, ne ha estratto uno, lo ha guardato con attenzione e poi ha deciss che si poteva fidare. Ne ha tolto un altro, e me lo ha lanciato. L’ho preso al volo, e poi, all’unisono con il mio amico russo, ho iniziato il mio lavoro depilatorio.

La narrazione continua qui

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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