un blog canaglia

di nuovo tra voi (3)

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ero arrivato a raccontare fin qui.

Ruslan e io abbiamo cominciato a camminare nella neve, senza una vera meta. Eravamo due minuscoli puntini neri su un immenso foglio A3 candido. Avevamo rubato ai soldati un po’ di ammennicoli tecnici, ma, a parte che io non avrei saputo come usarli, non avevamo la minima idea di quale fosse la direzione che ci avrebbe regalato la salvezza. Per il momento eravamo soprattutto alla ricerca di un posto al chiuso, possibilmente riscaldato, giusto per evitare l’assideramento. Dopo più o meno tre ore e mezzo di cammino, lo stress e la stanchezza cominciarono a darmi strani suggerimenti: mi vedevo piuttosto bene, sdraiato tra le coltri candide di cristalli di neve, mentre una bellissima fata dai capelli color acciaio, dopo aver parcheggiato a poca distanza la sua slitta azzurra, mi accarezzava dolcemente la testa.

Fortunatamente, le urla con cui Ruslan esprimeva la sua gioia mi hanno riscosso dalla mia cupa fantasia autolesionista: a quanto pareva, avevamo avvistato un aggregato umano: un gruppo di costruzioni basse e larghe, alcune delle quali avevano delle finestre illuminate. Abbiamo percorso gli ultimi settecento metri quasi correndo, ma non sono riuscito a godermi il colpo d’occhio del villaggio delle presunte Colombe Bianche: ho perso i sensi poco prima di raggiungere il cancello. Blackout. Nero nel Bianco. Quando mi sono risvegliato, mi trovavo all’interno di una costruzione di legno surriscaldata, sotto una tonnellata di coperte ruvide dagli strani colori. Sono svenuto di nuovo un minuto dopo.

La seconda volta che sono tornato in me, ero ancora in quella stanza bollente. Fuori c’era luce, e stava ancora nevicando. Una donna sulla quarantina si dava da fare, camminando avanti indietro, apparentemente intenta ad assolvere dei compiti che non mi erano del tutto chiari. La vidi armeggiare con una pipa: l’accese e poi venne a sedersi sul letto accanto a me. Avrei voluto farmi da parte, per concedere al suo generoso didietro lo spazio necessario a poggiare in modo soddisfacente, ma non ce la facevo, al massimo riuscivo a muovere gli occhi. Dopo aver ravvivato la caldaia della pipa con una serie di brevi ed assorte aspirazioni, mi aveva aiutato a tirarmi seduto: ora, a gesti, mi invitava a fumare. Inutile resistere, la tipa era insistente, era chiaro che non mi avrebbe mollato prima di avermi fatto tirare qualche boccata di quella roba. Il fumo era dolcissimo, e non appena respirato, mi sono sentito mancare. La donna dal seno piatto e dai bellissimi occhi verdi mi faceva capire a gesti che dovevo contare fino a tre prima di esalare il fumo; e che dovevo fare almeno tre aspirazioni – per farla contenta. Quando ho finito, vedevo tutto a stelline; come ho chiuso gli occhi, il letto ha cominciato a dondolare come se fosse un’amaca appesa al soffitto. Nero. E poi viola.

E’ stato Gesù a svegliarmi la volta successiva. Sembrava il cantante di un gruppo pop scandinavo fine anni Settanta: portava un paio di pantaloni bianchi molto attillati sul davanti che non gli stavano affatto bene, e una camicia parimenti immacolata con uno strano colletto, sbottonata fino quasi all’ombelico. Quando si è seduto al mio capezzale, mi è arrivata una zaffata di profumo maschile molto penetrante. Gesù mi ha guardato con grande simpatia, si è dato una passatina alla barba curatissima con le sue divine mani affusolate. Poi mi ha preso una mano e ha cominciato a parlarmi della mia vita: mi parlava in un inglese dal forte accento californiano, intercalando regolarmente le frasi con un “vedi, amico”, davvero poco rispettoso. Gesù mi stava rimproverando perché la mia vita non aveva alcuna dimensione religiosa: il lavoro, la famiglia e tutto quanto ti prendono tutto il tempo, non penserai mica che il fatto di comportarti come un buon borghese rispettoso della legge e delle regole ti metta… a posto ai miei occhi? Ero un illuso, dovevo mollare gli argini, e confidare completamente nella volontà di “papà” – “lo sai che, dopo tutti questi anni, a casa mi chiama ancora Junior, non è imbarazzante?” Mi stava accarezzando una guancia, e io mi sentivo terribilmente in imbarazzo, come del resto mi capita davanti a persone che fanno outing di sentimenti e roba così. E in ogni caso, non mi piaceva molto quella confidenza che si stava prendendo. Gli ho spostato delicatamente la mano. Ma quello continuava a blaterare. Capivo una parola su dieci, ma ad un certo tempo sentii quello strano personaggio esortarmi a diventare un “folle di Dio”. Glu glu glu, ero di nuovo sott’acqua. Come ho messo le orecchie fuori, eccolo che blaterava di purezza, estasi e santità. “Senti, perché non te ne vai a predicare questi deliri da un’altra parte?”, ho sbottato dopo un altro po’. Dopo di che non ricordo più niente. Nero.

Quando ho riaperto gli occhi, accanto ad Occhi Verdi c’era un uomo sulla cinquantina, vestito come se fossimo nel 1915, pantaloni di fustagno infilati dentro gli stivali, gilet su una camicia bianca, un cappello nero. Il tizio aveva una voce femminea, ed aveva le guance completamente glabre. Mi osservavano, entrambi, con uno sguardo pieno di curiosità, e, pareva persino, con un po’ di affetto. Accesero di nuovo la pipa e quella volta fu l’uomo a passarmela. Tentavo di non respirare troppo a fondo (a dire il vero, temevo un’altra visita del cantante degli ABBA), ma la droga era davvero potente ed era riuscita a stendermi un’altra volta. Nero.

La volta successiva che mi sono svegliato, Gesù era nella stanza: giocava a Space Invaders su una vecchia console da televisione e non mi degnava di uno sguardo – e pensare che il giorno prima (era il giorno prima, poi?) un altro po’ mi faceva una proposta… Ruslan, invece era seduto su una sedia di vimini accanto al mio letto. Indossava degli abiti da contadino ottocentesco come il tipo effemminato che avevo visto prima del mio ennesimo black-out, ma, a parte questo, sembrava sereno ed in buona salute.

La narrazione continua qui

 

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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