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Di cosa parliamo quando parliamo di sperimentazione animale

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L’ho chiesto ad Ambra Giulia Marelli, Vice Presidente di Pro-Test Italia, un’associazione no-profit nata nel 2012 con l’obiettivo di divulgare e promuovere al grande pubblico le corrette conoscenze sulla ricerca scientifica, e creare un punto di contatto tra la realtà della sperimentazione scientifica e la gente comune. Pro Test si è imbarcata nel difficile compito di organizzare manifestazioni e dibattiti per separare la verità della bufale che girano intorno al mondo della sperimentazione animale e della ricerca biomedica.

Perché vi siete costituiti? C’è stato un evento preciso di fronte al quale avete sentito la necessità di far sentire la vostra voce?

Credo che l’evento principale che ha dato il via al movimento della Resistenza Razionale, da cui poi è nata Pro-Test Italia, sia stato il dilagare su Facebook e in generale sul web di campagne diffamatorie contro la ricerca, piena di immagini false. A quel punto si è formato un picco gruppo di persone con tanta voglia di combattere la disinformazione e Giulia Corsini, attualmente Consigliere di Pro-Test, ha deciso di fondare l’associazione insieme ad altri 4 volenterosi, prendendo spunto da quel che era successo in Gran Bretagna con Pro-Test UK.
Sulla vostra pagina Facebook ho notato la vostra copertina: “Premio Nobel per la medicina 2014, anche quest’anno viene assegnato alla sperimentazione animale”. Mi spieghi il significato?

La maggior parte dei premi Nobel per la Medicina e la Fisiologia è stato ottenuto grazie ad esperimenti sul modello animale proprio perché sono i più chiari e chiarificatori riguardo i meccanismi della natura. Inoltre uno dei premi Nobel di quest’anno, John O’Keefe, in un’intervista a speaking of research ha recentemente fatto notare quanto la sperimentazione animale sia ancora indispensabile.

La domanda sorge spontanea: com’è possibile che nonostante gli indiscutibili progressi, la ricerca biomedica sia ancora legata alla sperimentazione animale? E’ perché, come dicono gli animalisti, non c’è interesse da parti delle industri farmaceutiche a sostituire questi modelli?
Trovo che la domanda non tenga conto di una premessa: la biologia e le scienze biomediche sono giovanissime, la gran parte delle scoperte sono state fatte dopo l’invenzione del microscopio elettronico prima e della struttura del DNA poi, con queste premesse il punto a cui siamo sembra quasi un miracolo!Per quel che riguarda l’interesse delle case farmaceutiche credo che la cosa si smonti facilmente: la maggior parte delle tecniche in vitro e in silico (ossia i “metodi alternativi”) sono MOLTO più economici del modello animale, quindi le case farmaceutiche avrebbero tutto l’interesse di abolirlo.

Esistono metodi alternativi? Penso ai trial clinici in silico, alla creazione di modelli digitali per nuovi farmaci e devices. A che punto siamo e, a tuo parere, si investe abbastanza in questa direzione?

I metodi alternativi (o complementari, come sarebbe più corretto dire) esistono e per legge sono tutti utilizzati, solo che non sono ancora abbastanza per sostituire il modello animale, non ci danno abbastanza informazioni. Una cosa però è certa: si investe tantissimo in sviluppo di nuove tecnologie che portino a metodi alternativi proprio perché averli porterebbe un grosso abbassamento dei costi (anche morali) della ricerca.

Per cosa sono usati principalmente gli animali nei laboratori di ricerca?

Si tende a pensare che siano usati soprattutto per testare farmaci, ma per la verità la gran parte degli animali vengono usati per la ricerca di base, cioè per capire come funziona un certo fenomeno fisiologico o per comprendere cosa succede in una certa malattia. I test sono di moltissimi tipi e vanno dai meno piacevoli (di solito associati alla ricerca sul cancro o su malattie particolarmente gravi) a quelli totalmente incruenti come i test comportamentali, che possono dirci molto a livello neuroscientifico.

Le parole sono importanti diceva quel tale. “Vivisezione” e “sperimentazione animale” sono termini che evocano immagini molto diverse, e danno una idea abbastanza precisa di chi li utilizza. Ha senso contrapporre risposte razionali ad argomenti emotivi?

L’argomento è molto complesso perché, senza dubbio, ognuno di noi è preda delle sue emozioni ed ha qualche tallone d’Achille sul quale non riesce ad essere razionale, chi più chi meno. Addirittura ci sono alcuni movimenti culturali in cui l’irrazionalismo è un valore anziché un disvalore. Tuttavia bisogna considerare che la razionalità è l’unica arma che abbiamo per prendere decisioni non avventate nel sistema della democrazia, quindi quantomeno ritengo ci si debba provare. Non sono contraria tuttavia all’uso contemporaneo di argomenti emotivi (ad esempio, apprezzo molto quando i malati decidono di condividere le loro storie per far comprendere quanto reali sarebbero le ricadute di un’abolizione della sperimentazione animale), proprio perché l’emotività ha un forte potere sugli animi. Ma sempre insieme alla riflessione razionale sull’argomento, perché le emozioni senza il ragionamento tendono a sviarci.
Green Hill è stato indubbiamente un punto di rottura nel dibattito tra scienza e animalismo, prova ne è che la famosa direttiva 2010/63 dell’Unione Europea è stata recepita con pesanti modifiche. Che cosa non funziona nella legge vigente?

L’attuale legge è stata recepita con quattro emendamenti fatti illecitamente dallo Stato italiano in quanto nella Direttiva stessa era specificato che gli Stati membri non sono autorizzati ad applicare ulteriori restrizioni, anche alla luce del fatto che la Direttiva di per sé è già molto restrittiva. Fondamentalmente questi emendamenti riguardano l’anestesia (che deve venir fatta quando il disagio causato dall’esperimento è superiore a quello di un’iniezione, anziché quando il disagio è superiore a quello dell’anestesia stessa, com’era nella direttiva), la sperimentazione sulle sostanze d’abuso (cosa che crea di fatto malati di serie A e malati di serie B ed inoltre scientificamente ha poco senso), la formazione (gli animali non possono essere usati nella formazione di biologi, naturalisti, biotecnologi etc. ma solo nell’Alta Formazione di medici e veterinari), il divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione su suolo italiano (che quindi devono venire importati dall’estero e non possono sussistere in colonie miste di maschi e femmine) e delle restrizioni nell’uso degli xenotrapianti. Noi eravamo fortemente contrari a questi emendamenti in quanto totalmente irrazionali e perché spesso comporteranno un maggior disagio agli animali rispetto a quanto previsto dalla Direttiva.

Perché, a tuo giudizio, si riscontra tanta diffidenza verso la medicina moderna e la ricerca scientifica? L’irrazionalità sta vincendo?

Credo che il problema sia causato parzialmente dalla voglia di trovare un senso al dolore (penso ad esempio alle famiglie dei bambini autistici che credono sia colpa dei vaccini) e in parte nella disparità tra l’avanzamento della scienza biomedica e le conoscenze del cittadino medio. Infatti la scienza in questi decenni ha fatto balzi da gigante ed è dura per i non addetti ai lavori stare al passo, e naturalmente ciò che non si conosce può spaventare. Credo anche che purtroppo si stia diffondendo un clima di rabbia e sfiducia che va ad incrementare questo fenomeno, il che è un problema perché la stessa esistenza di una società civile è basata sulla fiducia. Tuttavia non credo che l’irrazionalità stia vincendo, è solo in vantaggio perché finora non ha ricevuto risposte adeguate e per la mancanza di una vera divulgazione che aiuti i cittadini a comprendere i fenomeni, ma sono fiduciosa che nel tempo la razionalità passi di nuovo in vantaggio.

Si sente sempre dire “sulla sperimentazione animale gli scienziati sono divisi”. Lo chiedo a te: sono divisi?

Assolutamente no. Da un sondaggio di Nature (la più importante rivista scientifica del mondo) è risultato che il 96% degli scienziati è convinto che ad oggi la sperimentazione animale sia indispensabile, e a me sembra un risultato schiacciante. Certo il ruolo del dissenso è importante nella comunità scientifica perché tiene acceso il dibattito e sprona a cercare risposte migliori (in questo caso i metodi alternativi, che sono ancora drammaticamente pochi e quasi tutti nel campo della tossicologia, mentre gli altri campi sono molto scoperti), tuttavia direi che i numeri siano chiarissimi: gli scienziati ritengono ancora fondamentale la sperimentazione animale.

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12 Comments

    • Mi sfugge la logica per cui uno a favore della ricerca sugli umani finisca per candidare altri e non se stesso come cavia.

    • Io invece sono propensa a considerarti una persona intelligente e questa risposta mi sembra digitata da un poltergeist che infesta la tua tastiera.

  1. Esistono interlocutori sulla questione molto più autorevoli di Pro-Test che nei modi e nei toni ha già mostrato a più riprese di non essere diverso dagli animalisti che vuole combattere.
    Pessima scelta davvero.

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