un blog canaglia

Depenalizzare lo stupro

in politica/società by

Sono convinto che i sostenitori della castrazione chimica per gli stupratori non si rendano conto delle conseguenze paradossali di quello che propongono.
Già, perché lo stupro -ancorché orripilante- è pur sempre un reato: e quando uno commette un reato, cioè sbaglia, viene sottoposto alle sanzioni stabilite dalla legge e al connesso processo -almeno astrattamente- rieducativo che si accompagna alla pena detentiva.
Ebbene, affermare che chi ha commesso uno stupro dovrebbe essere castrato  equivale a sostenere che il suo impulso a violentare una donna è -e sarà sempre- irrefrenabile: al punto che -sostengono i fautori della castrazione- egli finirà inevitabilmente per commettere di nuovo lo stesso reato anche dopo aver scontato la sua pena ed essere tornato libero; da cui l’ineludibile necessità di sedare per sempre i suoi istinti ricorrendo alla chimica e metterlo finalmente nelle condizioni di non nuocere.
L’occasione mi è gradita per far notare un particolare: assecondare questo punto di vista significa -per stretta conseguenza logica- essere convinti che gli stupratori non siano pienamente responsabili di quello che fanno; cioè che sia un istinto insopprimibile, non la loro libera scelta, a determinare la loro volontà di commettere una violenza sessuale.
Il che vale a dire, per chiamare le cose col loro nome, che secondo i sostenitori della castrazione chimica gli stupratori non sono in grado di intendere e volere, e quindi non sono tecnicamente imputabili per alcun reato.
Domanda: ve ne rendete conto, che questa è la conseguenza logica di quello che dite? Se ne rendono conto quelli che vi acclamano gridando alla castrazione chimica? Avete cognizione del fatto che non siete voi, ma gli altri -cioè quelli che la castrazione chimica la aborrono-, a considerare i violentatori dei delinquenti a tutti gli effetti?
Rifletteteci, per cortesia: perché, in fondo in fondo, state cercando di depenalizzare lo stupro e nemmeno ve ne rendete conto.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

53 Comments

  1. Decisamente no… io sono per la castrazione chimica tanto quanto per la pena di morte, entrambe soluzioni che risolvono il problema, ovvero centrano il loro scopo. Esattamente come quello dell’antibiotico è guarire l’organismo, quello della castrazione è ‘guarire’ e difendere la società.

      • Le mani le tagli a chi ruba proprio perché è colpa sua. Castri chi stupra proprio perché è colpa sua.
        Il punto è capire quanto sia importante stabilire se chi delinque sia o meno incapace di intendere e volere.
        Per quanto mi riguarda un individuo pericoloso rimane pericoloso per le altre persone anche se privo di giudizio o se malato, anzi forse pure di più, quindi il problema va risolto in ogni caso.
        Curandolo? Bene, se ci riuscite bene. Incarcerandolo a vita? Castrandolo? Fate un po’ come volete, ma io non voglio in giro serial killer o stupratori seriali liberi solo perché, poverelli, non è colpa loro.
        Quindi o lì si cura o lì si mette in condizione di non nuocere.

      • lo stupro sta a un furto come uno tsunami sta a uno starnuto! essere violentate è per una donna una ferita, un male che con tutto il rispetto ma un uomo non può capire. Se subisci un furto puoi sperare di essere risarcito, o che si ritrovi la merce rubata, ma se ti stuprano non tornerai mai più quella di prima. Mai più, senza misericordia, senza appello, non c’è psichiatra che possa guarirti. Quindi sì, lo castrerei io personalmente questo tizio.

    • “io sono per la castrazione chimica tanto quanto per la pena di morte, entrambe soluzioni che risolvono il problema, ovvero centrano il loro scopo”.

      Ne deduco che laddove sono in vigore sia la castrazione chimica, sia la pena di morte, non si commettano più stupri né reati gravissimi, se la logica non è un’opinione e le espressioni “risolvono il problema” e “centrano il loro scopo” hanno un senso.

      Questo senza neppure mettere in conto gli errori giudiziari, inevitabili statisticamente: ti piacerebbe essere castrato per errore? Ed essere ucciso innocente? Perché succede. E’ successo.

      Fammi il piacere, vai a consultare le statistiche sui reati negli USA (per i quali abbiamo dati dettagliati). Poi confrontale con quelle italiane. Fatto?

      Non ho altro da aggiungere.

  2. Mai visto un ragionamento logico insulso come questo. Lo stupratore sa bene cosa fa non è incapace di intendere, ma questo non toglie che anche dopo aver scontato la sua pena torni a stuprare, la castrazione chimica risolve il problema alla radice. E volendo pure assecondare la logica del suo ragionamento sarebbe una soluzione sia se il desiderio di stupro fosse innato e incontrollabile, sia se fosse non controllato volutamente.

  3. non riesco a seguire la tua logica! Io penso che gli stupratori siano perfettamente in grado di intendere e di volere. Proprio per questo, perchè sono coscienti di fare il male eppure non sono in grado di controllarsi, vanno fermati con ogni mezzo. E dato che – come dici tu – il processo e la pena in Italia sono rieducativi solo astrattamente, e aggiungo io che nel caso di uno stupratore c’è molto poco da rieducare e/o recuperare, se non c’è altro modo di fermarli vanno castrati. Perchè per me la sola altra alternativa alla castrazione è la pena di morte, lo stupro è al di là di ogni possibile perdono o recupero!

  4. Non so se quello che fa Alessandro è un ragionamento logico, però mi sento di condannare qualsiasi tipo di punizione corporale: quindi, benché donna, non penso che la castrazione chimica sia la soluzione. Come non penso che lo sia la pena di morte per altri reati.
    Il campo è delicato, credo occorra andare al di là dell’istinto violento della vendetta quando si parla di temi come questi. L’alternativa è tutti contro tutti, siamo sicuri di volere veramente questo?

  5. Non sono una penalista, dunque le mie riminescenze di diritto penale sono piuttosto generiche, tuttavia ricordo che nel diritto penale italiano moderno la “pena” ha scopi diversi: retributivo (ti punisco per quello che hai fatto), general preventivo (guardate tutti cosa succede se fate questo, teoricamente previene reati simili da parte di altri soggetti), special preventivo (il soggetto stesso realizza che a una condotta consegue una punizione, e dunque tenderà in teoria a non rifarlo), nonchè rieducativa-riabilitativa: si ritiene che il soggetto che ha sbagliato possa essere “rieducato” e dunque non ripetere il reato.

    Le pena dunque non ha solo carattere retributivo, ma anche special-preventivo e rieducativo. Ovviamente la castrazione sarebbe solo retributiva, o al massimo general preventiva, ma certamente non avrebbe nessun senso special preventivo e rieducativo. La differenza dunque tra una società come la nostra e il medioevo, è che nel medioevo la pena era semplicementeretributiva. Occhio per occhio, dente per dente, se rubi ti taglio la mano. Ecco qua. Chi pensa sia un concetto corretto ha una visione dello stato autoritaria e totalitaria.

    Alle pene si aggiungono le misure di sicurezza, che sono invece mirate a – appunto – proteggere la società da determinati soggetti che – per condizioni mediche e psicologiche – si ritiene possano essere pericolosi.

    La castrazione chimica, come le cure in ospedali psichiatrici o altre strutture, rientrano tra le misure di sicurezza, e non possono invece essere una pena.

    Per comminare una misura di sicurezza, tuttavia, deve sussisterne l’esigenza. In altre parole: se un soggetto è uno stupratore seriale, che effettivamente non riesce a governare il proprio istinto sessuale, e dunque la pena, una volta scontata, non cambierebbe la posizione dello stesso soggetto, che potrebbe immediatamente compiere lo stesso reato di nuovo, allora la castrazione avrebbe un senso. Se invece si è trattato di un solo episodio, una pena detentiva pesante (non i due anni con condizionale, per intenderci), affiancata da lavori sociali, psicofarmaci, e altre misure di sicurezza, sarebbe più proporzionata.

    PS peraltro, se il soggetto è un violento, la castrazione chimica rischierebbe di togliere uno stupratore dalla strada, e trasformarlo in assassino.

  6. Mi permetto di intervenire perchè proprio ieri ho fatto riferimento io stesso alla eventualità di castrazione chimica legata ai fatti di stupro e di pedofilia.
    Facevo notare come la castrazione chimica mi risultava fosse stata a volte richiesta da chi aveva commesso questi, a questo punto concordo con te, “non-più-reati”.
    A conferma proprio del fatto che ( alcuni di ) loro stessi si renderebbero conto di non riuscire a frenare in alcuni momenti impulsi, quindi di non essere in alcuni momenti capaci di intendere e di volere.
    In questo senso io parlerei di castrazione chimica, nel caso si appuri che non siamo di fronte a problemi di delinquenza ma a problemi mentali, quindi siamo di fronte a persone che vanno curate e non punite, anche se violentando hanno ucciso, proprio perchè non capaci di intendere e volere.
    Ovviamente nel caso si appuri il problema mentale; e ci si troverà quindi probabilmente di fronte ad un consenso, se non di fronte ad una richiesta, di chi ha commesso lo stupro, di essere sottoposto al trattamento. E poi sappiamo che non è tutto così semplice, l’impulso potrebbe tornare sotto altre forme, sotto altri sfoghi, su questo ci sono gli psicologi e i consigli di fare sport.
    Nel caso lo stupro non nasce da problemi mentali ma da delinquenza, nella fattispecie egoismo, magari figlio di alcune abitudini di considerare la donna da sottomettere ( è così in buona parte del pianeta, non ci nascondiamo dietro un dito ) io dico, e lo sai, 50 anni di carcere !
    D’accordissimo quindi con te che lo sceriffo texano che dice che “il delinquente è da castrare chimicamente”, è una capra che non sa quello che dice.
    Sono d’accordo con te ma da solo non ci avevo pensato, devo ammettere, sempre utili le tue note.

    • prima di parlare e dare giudizi, pensate se venisse violentata vostra moglie o vostra figlia, o se un pedofilo approfittasse della vostra bambina. Castrazione o pena di morte?, Io lo castrerei con le mie mani.

      • se chi commette il fatto, Magherita, è una persona malata, io dico che è da curare ( ovviamente anche sotto reclusione, finchè non guarisca, cioè smetta di essere pericoloso ); se non è malato, ma semplicemente un delinquente, io dico reclusione, ma non nel carcere modello di norgegia e senza un giorno di sconto e con pene molto lunghe; non so se è il caso di tornare alla pena di morte, margherita, sinceramente, a me la pena di morte non convince

  7. Chi fa le leggi, e più in generale chi stabilisci principi di diritto penale, non può di certo permettersi di lasciarsi andare a sfoghi emotivi come i signori e le signore qua sopra. In diritto penale qualsiasi circostanza ha rilevanza. Conta se tu sei malato o lucido, conta se è la prima volta che stupri o se sei uno stupratore seriale, che abbia agito in gruppo o da solo, che tu abbia lasciato danni fisici permanenti oppure no; conta infine che tu ti renda conto del male che hai fatto oppure no. Anche soltanto attribuire a parole una sola sanzione per un solo tipo di reato, ignorando le circostanze (come se tutti gli stupri commessi avessero la stessa identica gravità) significa non affrontare la questione in modo serio. La facilità con cui si trovano sentenze ipotetiche è pari alla faciloneria degli ipotetici giudici.
    Inoltre, chi si straccia le vesti e augura per tutti gli stupratori e pedofili la castrazione, per gli assassini la pena di morte, per i ladri il taglio delle mani e per i terroristi la tortura non si rende conto che queste “sanzioni” potrebbero risolvere il problema alla radice, ma renderebbero la nostra società ancora più iniqua e retrogada. È come togliere le erbacce dall’orto lanciando bombe a mano.

  8. anche a me sembra che gli interventi di luca e claudia siano esaustivi. aggiungo solo una piccola osservazione: l’idea che i problemi della giustizia si risolvano aumentando la severità delle punizioni, oltre che reazionaria sul piano teorico, è demente sul piano pratico. preoccuparsi che non sia restituito il porto d’armi a breivik è dar aria ai denti: nella realtà per ogni breivik certamente colpevole ci sono decine di imputati la cui colpevolezza è dubbia, parecchi dei quali vengono condannati anche se innocenti (anche per reati di stupro perchè non sempre il riconoscimento dello stupratore è sicuro). la castrazione chimica, oltre che incivile, è (come la pena di morte) irreversibile: nessuno che faccia un pensierino agli inevitabili casi di castrati non colpevoli? Proprio sicuri di poter risolvere i problemi di giustizia con chiacchiere da bar?

    • …forse volevi dire che la castrazione “meccanica” come la pena di morte, è irreversibile…?

      [se mi permetti una sommessa osservazione: sbaglierò io, ma un intervento che in tredici righe contiene le espressioni:
      “risolvere i problemi della giustizia” (due volte),
      “reazionaria”,
      “demente”,
      “dar aria ai denti”,
      “chiacchiere da bar”

      è ai mie occhi indistinguibile – appunto – da una intemerata da bar (scusa eh…)]

  9. Marino, non conosco il diritto scandinavo, ma il sig. Breivik probabilmente resterà in carcere per il resto dei suoi giorni, e se per caso dovesse essere ancora vivo una volta finito di scontare la pena, nulla osta all’applicazione, qualora fosse ritenuto ancora pericoloso, di misure di sicurezza, dal soggiorno forzato in case di cura fino alla impossibilità di ottenere il porto d’armi (per la cronaca, la revoca del porto d’armi è generalmente una pena accessoria comminata insieme a qualsiasi condanna a pene detentive o addirittura a contravvenzioni, ad esempio in italia ti viene ritirato anche se sei condannato per concussione, ovvero per detenzione di droga – quindi anche per reati non violenti. Per questa ragione, il tuo esempio è errato. Non procedere alla castrazione non vuol dire automaticamente applicare una pena leggera, o lasciare il soggetto libero di stuprare ancora, al contrario. Il problema della demagogia e del populismo di alcuni politici è far sembrare che ci siano solo gli estremi, mentre le soluzioni corrette spesso sono molto più complesse).

    • Claudia, grazie dell’ammaestramento: “non conosco (…) ma il sig. Breivik (…) probabilmente (…) e se per caso (…) nulla osta (…). PER QUESTO IL TUO ESEMPIO È ERRATO.
      beh, grazie ancora… 😀

      rilassatevi, cari: ho tirato in ballo il “disarmo” di Breivik in risposta a Capriccioli:
      “Rifletteteci, per cortesia: perché, in fondo in fondo, state cercando di depenalizzare lo stupro e nemmeno ve ne rendete conto.”
      NON stiamo cercando di depenalizzare lo stupro, ma di evitarne di successivi; forse la strada è sbagliata, parliamone; ma – stia tranquillo – CE NE RENDIAMO PERFETTAMENTE CONTO.

  10. Molto interessante. L’argomento e, soprattutto, i commenti mi fanno tristemente pensare che su certe cose il pensiero umano medio non si evolve mai. L’omino medio vuole la vendetta, la tortura, vuole fare male, molto più male di quello che c’è da punire. Migliaia di anni e, il Cristianesimo, Cesare Beccaria, Guantanamo e siamo ancora qui che la ‘ggente’, banalmente, si sfoga brandendo, con la bava alla bocca, la castrazione chimica, la gogna elettronia (http://en.wikipedia.org/wiki/Sex_offender_registration), la pena di morte. Se poi possono pure agire con la complicità del branco (http://lecce.ilquotidianoitaliano.it/dalla-provincia/2012/07/news/attentato-brindisi-%E2%80%9Cmostro-per-un-giorno%E2%80%9D-chiede-risarcimento-di-mezzo-milione-di-euro-31550.html/), diventano oggettivamente peggiori delle bestie e peggiori di molti criminali accertati, visto che, le prime di solito non concepiscono l’idea della vendetta, i secondi, ovviamente senza voler giustificare, agiscono spesso per qualche interesse materiale e non per il mero sfogo delle proprie frustrazioni.

    Molto desolante. Mi chiedo se esistono studi e teorie su questo fenomeno, magari anche proposte per prendere dei provvedimenti, riguardanti soprattutto l’istruzione.

    • Caro Marco,

      io sono la “ggente”, abito a San Lorenzo a Roma, ti scrivo e poi scendo a bere una birra. E ‘ una lotteria, perchè ci sono i ragazzotti che escono per guardarti negli occhi quando passi loro davanti e, se tu incroci il loro sguardo ti dicono “che cazzo guardi !” e ti mandano all’ospedale.
      Allora uno Stato penso che abbia il dovere di tutelare i cittadini nel momento in cui lo Stato stesso appura che una persona è un pericolo per il resto della comunità, inibendo la pericolosità di questa persona. Se uno viene accertato aver puntato una lama in gola per chiedere soldi, lo Stato deve intervenire facendo in modo che quella persona non compia più quel reato con una probabilità che approssima la certezza, altrimenti lo Stato non esiste.
      I medoti attuali sono due assieme: reclusione+rieducazione. Poi uno può dire castrazione chimica, pena di morte, ma tutto ciò è addirittura secondario. Ripeto, il punto è che chi ha compiuto una rapina, non la deve più compiere: come fare, è un problema successivo.
      Ti lascio ai tuoi libri e alle tue citazioni.

      • Reclusione o forme alternative, rieducazione e, dopo aver scontato un’adeguata pena e aver mostrato ravvedimento, reinserimento. Sono d’accordo con questo. Per il resto, uno Stato forcaiolo, torturatore e assassino, che scambia i bassi istinti cavernicoli degli individui per giustizia, è uno Stato incivile e fallimentare tanto quanto quello che non riesce a impedire la lotteria di San Lorenzo.

        Ma a parte alimentare l’infinito dibattito su quali pene, mi interesserebbero pareri informati su questo amore eterno dell’umanità per la forca. Se questa mentalità cavernicola, che resiste nei millenni e non c’è progresso che tenga, è stata studiata dal punto di vista antropologico, psicologico o altro, e se sono stati ipotizzati ed eventualmente sperimentiati rimedi.

    • Perché sono sentimenti propri della natura umana, esattamente come presuppore sempre di essere al di sopra della media definendo ‘omini’ gli altri.
      Così come è umano sentirsi parte di un branco di ‘migliori’, di una elité, dove tutti si riconoscono negli stessi valori, rendono omaggio a personaggi importanti per il loro culto e, se sufficientemente evoluti, seguono i dettami dei loro libri sacri (che sia la Parola di Cristo o di Cesare Beccaria, poco cambia).
      Anche questo sicuramente è un fenomeno che andrebbe studiato perché tutti ne siamo affetti. Certo, non tutti allo stesso modo, la boria di qualcuno è strabordante e non è assolutamente curabile con alcun grado di istruzione, perché non dipende da quella.

      • ‘omino’ era volutamente provocatorio. Non mi sento certo superiore alla media, forse percepisco solo che ho appena un po’ più voglia di conoscere, capire, e sono molto allergico al parlare a vanvera, senza senso critico, in base a quei sentimenti propri del lato animalesco della natura umana, i quali, se da un lato è comprensibile che ciascuno di noi ne sia influenzato, dall’altro è per me sconcertante quanto in generale sia bassa la capacità di andare oltre quei bassi istinti, beceri e ignoranti.

        E infatti quello che mi interessa sinceramente è saperne di più su queste tendenze degli esseri umani, da dove nascono (per esempio non mi è chiaro se la vendetta fornisca un vantaggio evolutivo o meno), come si contrastano, come si affrontano complicati temi come il conflitto tra le vittime dei crimini e la necessità di includere percorsi di redenzione nella gestione della giustizia di un paese.

        Per il resto, la boria, l’élitismo, non mi interessa scendere su questo piano di attacchi personali, fondati, mi pare, sulla presunzione, francamente arrogante, di saper fare il ritratto di una persona sulla base di un singolo commento che questa ha scritto. Quindi non applicherò lo stesso metodo a quello che hai scritto in precedenza, anche perché non ne usciresti molto bene.

        • Beh, allora se si tratta di un trattamento reversibile, chi si occupa e decide di queste cose, potrebbe seriamente prevedere un percorso, che comprenda anche la castrazione chimica reversibile, per curare chi è malato di “istinto alla violenza carnale verso donne, bambini, uomini”. Penso che gli addetti ai lavori ci stiano lavorando.

  11. Io certifico i bilanci e non ne capisco nè di chimica nè di dinamiche psicologico-sessuali.
    Quel che mi chiedo è: l’istint di stuprare, se può chiamarsi così come lo chiamano, nasce dalle “palle” o dalla testa?
    Mi spiego: è una irrefrenabile voglia di sesso o qualcosa di cerebrale. In poche parole un euninco (perchè pare che in questo modo si voglia far diventare lo stupratore) non proverá attrazione sessuale ne avrá l’istinto di stuprare?

  12. Marino, quello che scrivi è talmente sconclusionato che non sto nemmeno a risponderti nel merito.
    In ogni caso, prendere solo una parte di una risposta per dire che questa non era esaustiva o era incoerente è un giochetto davvero banale, che fanno spesso i nostri politici di bassa lega che partecipano ai talk show, ed è per questo che non si riescono ad avere discussioni costruttive in questo paese. Evidentemente questi politici ben rappresentano una parte della popolazione.

    • accidenti, chissà che flash di saggezza mi sono perso…

      (quale parte del concetto “l’aggressore va disarmato” non ti è chiara? “l’aggressore”? “l’arma”? “va”? se me lo spieghi cercherò un sinonimo più semplice…)

  13. Caro Capriccioli,
    visto che qui la discussione si è arenata fra “forcaioli” e “costituzionalisti”, vorrei chiederti:
    saresti d’accordo sulla seguente proposta:

    “l’operatore che certifica la compiuta rieducazione ne assume PERSONALMENTE la responsabilità civile e penale in solido con il presunto rieducato”?

    …no perché diversamente il rischio di recidiva cade interamente sulle spalle di Luca Patavino e Marino Voglio, e i due poveri fascistelli sembrano restii…

  14. La pena di morte per stupro è un incentivo che invita lo stupratore (o il pedofilo) ad uccidere la vittima poiché:
    – elimina una testimone
    – non ha niente da perdere: se uccide o la lascia andare comunque lui farà la stessa fine se condannato

    Proporrei, accertato dopo attentissime indagini che violenza c’è stata, un pena di massimo 10 anni di carcere; all’uscita Trattamento Sanitario Obbligatorio con farmaci appositi, sotto controllo di polizia e ASL (la cosiddetta castrazione chimica) ed il divieto di frequentare luoghi “a rischio” (come per i pedofili usciti di galera in America) a discrezione dell’autorità giudiziaria. Questo per molto tempo, anche per sempre, se necessario.

    • Certo, d’accordissimo, nessun reato deve prevedere una pena maggiore di quella prevista per l’omicidio, e così è; altrimenti, al delinquente, ad un certo punto, converrebbe uccidere. E’ sufficiente questo assunto per chiudere la porta ad ogni proposta di pena di morte per stupro.

    • Mutilare il corpo, che lo si faccia col coltello o con i farmaci, per poco tempo o per sempre, è una forma di tortura e di barbarie. Passi l’offrire farmaci ad effetti reversibili per l’inibizione della libido quando è il soggetto a chiederlo, ma nessun ordinamento che si voglia dire civile può mettersi sullo stesso piano dei delinquenti e degli stupratori e accettare queste cose schifose.

      Sarò borioso, ma questa mentalità ferma all’età della pietra mi fa vomitare e ci si dovrebbe chiedere se dietro non ci sia la stessa miseria e ferocia umana che sta dietro ai crimini riconosciuti.

      Se questa mentalità dovesse tornare a prevalere nelle democrazie occidentali, spero accada dopo che sarò deceduto.

      • Proporrei una pena da scontare in carcere per non generare sentimenti di vendetta nei familiari e nelle vittime. Inoltre sottoporsi ad un trattamento psichiatrico in caso permangano istinti violenti non è violazione di diritti umani, non capisco chi invoca leggi del taglione e opzioni violente, non siamo più nel medioevo.

        • Aggiunta: quella che è detta castrazione chimica in realtà è solo un trattamento reversibile, il termine è inadatto. Ovviamente fosse permanente sarebbe una pratica incivile.
          Come le varie proposte di pena capitale non proporzionata al reato, sullo stupro o il traffico di droga, ecc.

  15. Caro Marino,

    forse sei tu che non capisci quello che ho scritto: il fatto di premettere che non conosco il sistema scandinavo è per dire che – al contrario di te – sono una persona che cerca di ragionare senza sparare soluzioni a caso senza pensare ai presupposti o alle conseguenze.

    Peraltro la sentenza Breivik ha confermato quello che dicevo: all’autore della strage è stata comminata “La pena di 21 anni, il massimo previsto dall’ordinamento norvegese” che “potrà essere estesa se il condannato si rivelerà essere ancora un pericolo per la società.”

    Sul “disarmo”, quello che non ti è chiaro è che è già una “sanzione accessoria” prevista e applicata anche per reati ben meno gravi di una strage, uno stupro o qualsiasi reato violento. Quindi dire che dopo aver scontato la pena breivik potrebbe ricomprarsi un fucile a pompa è errato (che è quanto ti ho detto nel mio precedente messaggio, ma tu non hai nemmeno considerato) e dunque risulta un’affermazione volta soltanto a provocare e fare polemica, ma che non ha alcun fondamento.
    Non è che o condanni uno a morte, o dopo scontata la pena questo torna libero e basta. Ci sono una serie di elementi e valutazioni e soprattutto di ulteriori misure che vengono applicate relative proprio alla pericolosità del soggetto. Che è diverso dalla “retribuzione” per il reato commesso, riferendosi invece al “pericolo” che ne commetta ancora. Questa valutazione viene effettuata non solo durante il processo, ma anche successivamente durante la detenzione, perchè è ovvio che dopo 20 anni le cose potrebbero essere diverse, in meglio o in peggio.

    Sulla responsabilità civile e penale di chi valuta: c’è già, ed è una responsabilità per colpa o dolo. Ovviamente non può essere una responsabilità oggettiva, ossia una responsabilità senza alcuna colpa del soggetto agente, cosa che non esiste nel diritto penale (ed è limitata a specifici casi nel diritto civile). Il diritto, la psichiatria, etc, non sono scienze esatte, dunque una “valutazione” è necessariamente legata a una serie di elementi considerati nel loro contesto, ciò che non esclude possibili errori. chiaramente se svolgo tale valutazione in modo negligente o superficiale, e sbaglio, devo pagarne le conseguenze (ciò che spesso non accade), d’altra parte se la valutazione è corretta sulla base degli elementi a disposizione, non si può pensare che un soggetto possa essere ritenuto responsabile, altrimenti non ci sarebbe più nessuno a fare certi lavori. E’ come un medico: se opero al meglio, e ilpaziente comunque muore, non posso essere ritenuto responsabile, salvo vi sia una colpa nel mio operato. Poi, sulla valutazione e sul grado di colpa, possiamo discuterne, ma dire soltanto che il soggetto che valuta dovrebbe essere ritenuto responsabile “in solido” se il soggetto commette un reato è un’ulteriore sparata demagogica e polemica, che non significa niente e che in concreto non è attuabile (peraltro la resp penale è personale, principio costituzionale alla base degli ordinamenti di tutti i paesi civili…).

    Il punto è che il diritto penale è un settore molto complesso tecnicamente, che però suscita forti reazioni emotive, così spesso persone che non ne conoscono i molteplici aspetti e meccanismi tendono a semplificare (reato -> pena) senza pensare effettivamente al sistema nel suo complesso.

    Un sistema come quello che vorresti tu sarebbe molto più semplice, stile medioevo: hai commesso uno stupro? bene, ti castro, e via risolto il problema. Hai commesso un omicidio? pena di morte e via. Tuttavia 1- che fai, tratti allo stesso modo uno che ha commesso ilreato una volta rispetto a uno che lo ha commesso 10 o 100 volte? la pena per avere un effetto retributivo (punizione) deve anche essere proporzionale, e così invece elimini ogni proporzionalità. 2- una volta castrato, il soggetto magari si fa anche qualche anno di prigione e poi – secondo il tuo ragionamento – lo rilasci, tanto l’hai castrato, no? La castrazione pero non elimina la pericolosità, dunque potrebbe compiere altri reati violenti come omicidi. che si fa, visto che per te la valutazione di pericolosità praticamente non ha senso? 3- se mi castrano anche per un solo stupro, la funzione general preventiva viene meno: tanto so che uno stupro o 10 stupri è uguale, cosa mi frena? tanto se mi beccano finisce allo stesso modo. Per questo è importante la proporzionalità e l’aggravamento della pena per recidiva.

    • caro/a Clo
      (o Claudia? perché “non conosco il sistema scandinavo” lo aveva scritto tal Claudia, ma poi lo hai rivendicato tu… Legione, perché siete molti/e?),

      se io sono il contrario di “una persona che cerca di ragionare senza sparare soluzioni a caso senza pensare ai presupposti o alle conseguenze.”*, perché stai perdento tempo con me?

      …d’altra parte, nemmeno io ti stimo molto; mi sembri una specie di idiot savant un pelino aggressivo/a e saccente.
      Scusa, e addio

      *copincollato, adesso di’ che ho capito male anche questo…

  16. Ragazzi, per fortuna non siamo noi lettori di Capriccioli a fare le leggi, ma le fa chi di diritto se ne intende. Mi spiego meglio, sono stanco di ripeterlo.
    Le sanzioni penali hanno (generalmente) un minimo e un massimo perché la circostanza in cui le si compie ha una importanza estrema:
    A, incensurato, esce con XYZ, lei sembra starci, finiscono a letto consenzientemente, lei nel mezzo dell’amplesso gli dice di smettere, lui continua, segue fuga e denuncia.
    B, già finito in carcere per stupro, adesca una 17enne, la porta in casa, la droga, la picchia e la stupra, minaccia poi di fare del male ai suoi parenti se parla o se si rifiuta di tornare da lui, per farsi picchiare e stuprare di nuovo.
    Si può forse sanzionare due casi così diversi nello stesso modo? No, A probabilmente prenderebbe il minimo della pena, mentre B il massimo.
    Prima di arrivare alla castrazione chimica ci sono altre strade, psicoterapia compresa, già previste nel nostro ordinamento. La castrazione chimica non sarebbe altro che un “di più” per i casi più gravi. Punire tutti i rei indistintamente con la castrazione chimica, oltre che contrario ai principi del diritto penale Italiano, sarebbe da barbari.
    Non è questione di fare i saputelli, i professorini, o i buonisti, si tratta semplicemente di affrontare la questione con la logica oppure lasciarsi andare all’emotività. Emotività e diritto non vanno d’accordo.

    • La terapia farmacologica infatti andrebbe applicata a coloro che hanno abitualmente tali comportamenti e vengono ritenuti dagli psicologi pericolosi socialmente secondo i comuni standard psichiatrici e di studiosi del comportamento e profilo criminale o coloro che compiono i loro crimini con particolare violenza e accanimento.
      Il “caso B” andrebbe punito anche severamente anche se non fosse un recidivo, il “caso A” potrebbe anche non configurarsi secondo me come uno stupro cioè il reato di violenza sessuale, ma come violenza privata, a seconda di come il giudice considera la cosa. Ovviamente la pena dovrebbe essere molto più bassa, al massimo 1 anno, rispetto a quella del caso b.

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