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Deodorian Spray

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E’ questa la vera storia di Deodorian Spray, un uomo bellissimo ed immancabilmente elegante, a suo agio in ogni circostanza. Deodorian viveva in una casa in collina, era gentile, educato e suoi denti erano bianchi come la neve e robusti come macigni. Portava abiti che definire eleganti sarebbe riduttivo: il suo stile, in fatto di abbigliamento era apollineo, anche con indosso solo un asciugamano attorno alla vita era più piacevole ed elegante di qualsiasi modello da cartellone, ed in più era molto più vero e disinvolto. Deodorian non sudava veramente: il suo corpo era educato e discreto come l’uomo che lo possedeva: al massimo perspirava lievemente, e comunque non puzzava mai.

Spray visse una lunga vita felice, amato, vezzeggiato, profumato e sorridente. Gli uomini lo ammiravano e le donne lo desideravano. E lui si comportava sempre in maniera talmente adeguata che il piacere procurato ai mortali dalla sua multiforme perfezione non generava negli altri pensieri malvagi indotti dall’invidia e dalla coscienza dell’inadeguatezza. Per quanto sesso e sport facesse, il suo corpo non di deteriorava; non c’era quantità di alcol e droga assunti che lo fiaccasse, e benché quando era completamente fatto la sua traspirazione divenisse leggermente più abbondante, ciò non lo costrinse mai in situazioni imbarazzanti.

Nel suo garage Dorian custodiva diverse automobili, mentre, in una rimessa separata, era parcheggiata la sua Favorita: una Porsche Cayenne del 2005 color oro, dotata di ogni accessorio e di un impianto stereo Bosé che da solo costava parecchie migliaia di euro, che veniva usato solo per riprodurre la musica di punk da quartieri alti e rapper lacaniani. Deodorian la teneva quasi sempre in garage, un po’ perché lui era talmente gradevole che amiche ed amici facevano a gara per fargli da autista, e un po’ per qualche ragione misteriosa che nessuno è mai riuscito a capire. Spray aveva dato disposizione al suo maggiordomo di curarne regolarmente la manutenzione, e almeno due volte al mese un amico la prendeva per farci un giro in città. Per il resto la Cayenne riposava serena sotto un telo di plastica grigio decorato da grandi effigi del logo del costruttore.

Un bel giorno, Deodorian, che ad ottantasette anni suonati pareva un uomo sulla cinquantina scarsa, si decise ad andare alla rimessa. Non appena entrato, il suo volto che mai si atteggiava ad espressioni di rabbia o dolore, rimase pietrificato in una smorfia deformante che gli fece recuperare in un amen tutti gli anni in meno che la sua faccia dimostrava. Le dimensioni che si indovinavano sotto la protezione non erano quelle del suo magnifico ed amatissimo SUV di fabbricazione germanica. Con uno scatto isterico, anche questo molto atipico, Deodorian Spray afferrò un lembo del telo e snudò con una sola, abile mossa, il veicolo: era una Trabant celestina piuttosto giù di carrozzeria. Spray urlò un urlo silenzioso, e per una volta la sua caduta verso il pavimento non ebbe nulla di bello ed elegante. Quando il suo ragguardevole corpo toccò il fondo del garage sporco di grasso, esso si sbriciolò come fosse stato fatto di cristallo, mentre i suoi bei vestiti si trasformarono all’istante in una salopette da imbianchino.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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