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Delusione

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Franz, non sono contento di te, davvero: tutto quel tempo su Facebook a guardare le foto della tua ex. L’app che ti garantisce un sonno efficace mi ha fatto sapere che ti sei addormentato alle 2:35. Stamattina, come del resto immaginavo, non eri di umore particolarmente gioviale, così mentre bolliva l’acqua del caffé mi sono preoccupata di farti vedere sullo schermo di casa solo notizie divertenti e foto di belle montagne innevate prese in posti remoti. Ho fatto in modo che la pubblicità alla fermata dell’autobus ti mostrasse solo cose che in passato ti sono piaciute: a quanto sembra, quel tablet non lo vuoi comprare più, peccato, era in offerta proprio in un negozio dietro casa tua, ah sì, certo, anche in un centro commerciale a sei minuti e trentatré secondi dal portone dell’ufficio, alla tua solita andatura. Te l’ho detto che oggi Sabrina ha visitato il tuo profilo su Facebook? Pare che tu abbia fatto colpo, specie grazie a quella foto in cui sorridi affabile in costume da bagno. Sabrina, sì, la controller del sesto piano, quella con i capelli rossi e quel bel tatuaggio sulla natica sinistra. Come faccio a saperlo? Che sciocco, sei, Franz: credi di essere l’unico a postare foto su Facebook: guarda, fammi controllare, i colleghi hanno un database di 60 miliardi di immagini che gente come te e lei non vi stancate mai di caricare. Uhm, Sabrina, fareste una bella coppia: tra l’altro, i suoi esami genetici mi dicono che il suo DNA è di buona qualità, è di idee conservatrici come te, e, Franz, lascia che ti dica che la sua dichiarazione dei redditi non è niente male… Beh, per la verità, quando era all’università ha interrotto una gravidanza, e in un video di una videocamera di sorveglianza piazzata in un corridoio ho visto che scambiava un campione di urine con quello di una sua compagna di dormitorio… insomma, sospetto che ci sia stato qualche – magari piccolo e transitorio – problema di droga. Non fare il bacchettone, adesso, dai. Ieri sera ti sei fatto almeno tre bar; ah bene, finalmente mi hai dato retta, ti sei fatto vedere al Pier 31, Scenetap dice che è pieno di fica bianca, come piace a te (di pollastrelle carine ne ho contate 14). Con tutto quello che ti sei bevuto (Scenetap mi dice: tre birre e uno scotch) non avresti dovuto metterti in macchina: e, se proprio non potevi farne a meno, avresti potuto per lo meno evitare di farti la tangenziale a 106,6 migia l’ora: se lo so io, ora lo saprà anche la polizia. O meglio lo saprebbe, se, come al solito non ti avessi parato il culo modificando il colore della foto della tua macchina e alterando il numero di targa. Franz, sei proprio amorfo, tutto il fine settimana buttato su un divano a fumare quella roba e bere whisky. Potresti uscire e comprare qualche cosa: se non un tablet, un magnifico orologio con la bussola (così almeno farei meno fatica a starti dietro tutto il santo giorno), o una felpa hip-hop. Niente, sei una noia, non riesco a venderti niente di interessante. Adesso passo il codice segreto del tuo home banking a quel farabutto razzista che si scopa la tua ex ragazza (come l’ho scoperto? ho fatto una semplice scansione delle tue onde cerebrali – e tu che pensavi si trattasse di un videogioco…), così si potrà godere il tuo gruzzolo quando tu ti sarai levato dalle scatole. Questo semaforo è l’ideale, stai arrivando a 82 chilometri orari, mi basta sostituire il verde con il rosso per qualche secondo: fatto.

 

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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