Decidere col Torrente-Schlesinger

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Viviamo in società caratterizzate da un grado di complessità crescente. Innovazioni culturali, tecnologiche, sociali pongono i decisori, pubblici e privati, di fronte a problemi per i quali sono richieste competenze tecniche e analitiche impensabili solo 40 anni fa. Valori scritti su carta quando erano “gratis” e da applicare oggi a danno di molti mettono in dubbio la sostenibilità del sistema, forzando i decisori a scelte che scontentino comunque qualcuno.

In questo contesto, chi si trova a dover scegliere?

Sempre più spesso, giudici. Gente che, in Italia, ha un cursus honorum del tipo “liceo classico, giurisprudenza, scuola di specializzazione”, che da quando aveva 14 anni ha sempre disprezzato la matematica e le scienze perché “aride”, e oggi deve decidere di vaccini, ripetitori, terapie proposte da improbabili santoni, sistemi pensionistici, agenzie di rating, OGM.

Il virus arriva anche oltreoceano: una corte dell’Illinois decide che riformare l’insostenibile sistema pensionistico dello Stato è incostituzionale. Pazienza se poi crolla tutto.

La situazione oscilla tra una grottesca quanto inquietante riproposizione della hybris del giudice Sciasciano di Cadaveri Eccellenti https://www.youtube.com/watch?v=uYkqGcFNVuI , e la macchiettistica del giurista ignorante in tutto ciò che non sia il suo campo ma chiamato ad “applicare la legge” usando quel tanto di discrezionalità che basta a mostrare la sua scadente preparazione culturale e scientifica.

Fabrizio Corona diceva di essere ostaggio dello Stato. Lo siamo tutti, con un problema in più:  che lo Stato sono solo questi qui, che a 16 anni si chiamavano impreparati quando c’era da fare il compito di trigonometria, fino a ieri elogiavano qualche fanfaronata crociana sulla superiorità delle “humanities” come metodo di conoscenza del mondo, e domani dovranno esprimere valutazioni tecniche su un problema nelle telecomunicazioni. Urge de-legificazione, de-tribunalizzazione, de-centralizzazione. Urge, anche, una classe dirigente occidentale che capisca che il mondo è cambiato. Non avremo niente di tutto ciò, ma ci glorieremo dell’applicazione più miope del fiat iustitia et pereat mundus. Nel sorriso inconsapevole e soddisfatto di qualche fenomeno in toga.in_nome_del_popolo_italiano_ugo_tognazzi_dino_risi_010_jpg_zwbv

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

5 Comments

  1. Rimanendo in campo medico.
    Non è che l’AIFA sia super partes non è che garantisca tutto questo ben di Dio di salute di puttanate ne ha combinate parecchie in questi anni: della serie tuttoquellochevolevatesaperesuivaccini e non vi è mai stato detto.

    Questo è un caso.

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8e9651ce-bcfc-4cc2-95af-58ae9b312c1e-tg1.html

    Dove inizia e dove finisce il sapere? Ma soprattutto a chi il compito di garantista dell’universo? A Dio?

    • La comunità scientifica internazionale… Quella che fa ricerca scientifica e che pubblica su riviste con peer review blinded. Non è che sia esente da problemi anche lei comunque… Ma sinceramente non mi viene in mente niente di meglio, e almeno sui potenziali conflitti di interesse è obbligata a fare disclaimer pubblici. L’alternativa dove non esiste nessun punto di riferimento perché tanto è tutto un magna magna generale, per cui tanto si può dire tutto ed il contrario di tutto (la tipica linea di attacco della religione alla scienza) è molto peggio in quanto ha (paradossalmente) delle conseguenze profondamente illiberali (ad esempio quelle citate nel post).

  2. Il problema culturale c’è ma non è il solo. In teoria, in casi come quello del vaccino->autismo, il giudice non avrebbe dovuto/potuto decidere in tal senso. Eppure lo fa. C’è spesso un totale arbitrio del giudice che da spazio anche alla sua imbecillità. Ma l’arbitrio ha guadagnato spazio grazie alla debolezza del legislatore: la politica non decide, delega spesso – troppo – al giudice. Avete mai letto come sono formulate le norme (ad esempio in materia penale) dal legislatore contemporaneo? Ecco, è da lì che si apre la feritoia dell’arbitrio. Guardate come scrivevano giuristi del calibro di Rocco (no valutazioni ideologiche) e capirete che Mazzone ha sbagliato bersaglio.

  3. Se si ha la pretesa di legiferare su tutto, ovvio che poi gli “arbitri” vengono chiamati in causa per ogni colpo di tosse di qualche pulce.
    I sistemi complessi sono tali perchè imprevedibili negli outcomes e perchè si caratterizzano per comportamenti emergenti auto-organizzantisi.
    Poi se un arbitro dovesse essere chiamato a valutare con quanti joule è avvenuto il contatto tra piede e caviglia dei due giocatori, ovvio che di matematica e fisica se ne deve intendere un pochetto (ma per quello ci sono i consulenti tecnici eh).
    Fuori di metafora, viviamo nell’illusione, generato dallo scientismo, che ogni cosa sia controllabile e prevedibile… auguri a tutti noi!

  4. Apprezzo la profondità dell’articolo, il quale giustamente tocca un problema italiano di lunga data: “fino a ieri elogiavano qualche fanfaronata crociana sulla superiorità delle “humanities” come metodo di conoscenza del mondo”. Ecco, quando forse capiremo che non esistono branche del sapere superiori ed inferiori, in quel momento una rivoluzione copernicana sarà compiuta; i riflessi di questa rivoluzione echegeranno nella aule parlamentari così come in quelle dei tribunali.

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