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Debiti for dummies

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(disclaimer: l’obiettivo di questo post è solo uno. Farvi capire che il debito, in sé, non è qualcosa di sbagliato. Non è qualcosa che ci deve far preoccupare. Non è qualcosa di negativo. In sé.)

Per debito si intende l’obbligo giuridico di eseguire una determinata prestazione. C’è scritto così su Wikipedia, e vi confermo che corrisponde a verità. Il debito finanziario, di conseguenza, è il debito nel quale la prestazione si sostanzia nel versamento di danaro.

E’ giunto il momento di fare una piccola panoramica su quello che è un bilancio. Non starò qui a parlarvi di strumenti ibridi di patrimonializzazione, obbligazioni, derivati plain vanilla e altre cose tecniche. Cerchiamo di usare una terminologia molto terra terra e superficiale (uso ad esempio entrate e ricavi o uscite e costi come sinonimi, anche se non è esattamente così. Abbiate pazienza).

Innanzitutto sgombriamo il campo da quello che molti di voi pensano: il bilancio non è un librone dove sono segnate entrate e uscite di cassa come nei fumetti di Walt Disney. Il bilancio è invece composto, per farla breve, da due documenti: lo stato patrimoniale ed il conto economico. Lo stato patrimoniale si divide in passivo (ovvero le fonti grazie alle quali l’ente funziona, che in massima parte sono il capitale sociale -i soldi dei soci- e i debiti) e attivo (ovvero come sono impiegate tali fonti di finanziamento, in massima parte tutto quanto è connesso alla produzione). Il conto economico, sempre a grandi linee, contiene i costi ed i ricavi che ha generato l’ente nel corso dell’esercizio.

Concentriamoci adesso sullo stato patrimoniale. Il passivo genera uscite di cassa, rappresentate, nel caso del capitale, dai dividendi da erogare alla proprietà; nel caso dei debiti, dagli interessi e dal capitale da corrispondere a fronte del danaro preso in prestito. L’attivo genera invece entrate di cassa, rappresentate dai proventi prodotti grazie ai beni strumentali acquisiti (parlo di vendita di beni e servizi, ma anche di rendite derivanti dal detenere una determinata attività -titoli che generano cedole, palazzi che generano affitti etc-). Un ente che funziona adeguatamente e che non ha problemi riesce a ripagare i costi connessi al passivo con i ricavi generati dall’attivo.

Faccio un esempio per rendere più chiaro il concetto. Immaginate un piccolo artigiano che produca enormi gatti d’acciao e che abbia deciso di non avere debiti. Il suo stato patrimoniale sarà composto al passivo dal capitale, rappresentato qui dal lavoro dell’artigiano nel modellare il gatto d’acciaio e dal danaro speso dall’artigiano per acquistare tutto ciò gli è necessario per porre in essere la produzione, mentre all’attivo da quei beni acquistati per porre in essere la produzione.
Immaginiamo quindi che l’artigiano, a fine anno, faccia il suo bravo bilancio. L’attivo, ipotizziamo, è pari a 100 e gli ha fruttato 10. Quel 10 è tutto suo, in quanto il passivo (chiaramente anch’esso pari a 100) era composto solamente da danaro di sua proprietà che egli ha deciso di investire.
Immaginiamo quindi, a questo punto, che l’artigiano veda in tv lo spot di una banca, in cui la banca gli offre di prendere a prestito del danaro (ipotizziamo per semplicità 100) pagando una rata annuale pari a 7. Cosa dovrebbe fare l’artigiano assennato a quel punto?

Ve lo dico io. Prendere dei soldi a prestito. Fare i famigerati debiti.

Perché? Perché il suo attivo rende 10, mentre il costo di prendere altri danari è 7. Se quindi l’artigiano prendesse a prestito del danaro e lo immettesse nel suo processo produttivo, alla fine del secondo anno il suo bilancio presenterebbe un attivo pari a 200, il suo passivo pari sempre a 200 (composto però da 100 di capitale e 100 di debiti). Il suo attivo, però, renderebbe stavolta 20. Il suo passivo, invece, gli costerebbe 7. Penso appaia evidente, a questo punto, che l’artigiano ha ottenuto un extra profitto pari a 3. Questo concetto, in economia, si chiama leva finanziaria.

In altre parole: contrarre dei debiti, come ho già detto all’inizio, in sé non è qualcosa di sbagliato. Diventa sbagliato quando il flusso di rimborso del debito supera quelle che sono le entrate dell’ente. Se invece le entrate dell’ente sono superiori all’ipotetico flusso di rimborso del debito, beh, è da pazzi non contrarre un debito.

Non mi credete? Comprensibile, quello appena esposto è un concetto abbastanza anti intuitivo, e soprattutto cozza con il sentire comune. Allora vi do un dato, così magari vi convincete che “avere dei debiti” non è un concetto sbagliato o pericoloso, non è segno di debolezza o di fallimento. Sapete a quanto ammontano i debiti della Coca Cola Company al 31 marzo 2012? All’incirca 40 miliardi di dollari. Capito? Quanto una legge finanziaria (e anche bella rigorosa) dello Stato Italiano. Secondo voi la Coca Cola Company sta fallendo? No. La Coca Cola Company applica semplicemente la leva finanziaria. Quei 40 miliardi costano x, ma generano profitti per x + y, pertanto è logico, auspicabile, sensato che la Coca Cola Company abbia dei debiti.

Certo, se poi quei debiti li usi per pagare gente che va in pensione a 40 anni, falsi invalidi, migliaia di forestali inutili, lo stipendio a Scilipoti e via dicendo, beh, evidentemente lì c’è un problema. E c’è anche qualcuno che te lo fa notare (il famigerato mercato). Ma questa è un’altra storia.

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Nato e cresciuto tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, amo i loro lati positivi e odio quelli negativi. Dice: e grazie arcangelo. No no, provate a parlare con chi ci vive. Dal 2000 mi trovo stabilmente a Roma, dove ho cambiato idea diverse volte, credendo che sia questa la vera chiave. Vi amo tutti.

6 Comments

  1. dehihihohu… gatti d’acciaio 😀

    comunque, tutto perfettamente logico, almeno finché vendi tanti gatti quanti ne produci. ma immagino che anche questa sia un’altra storia.

    • Nel concetto di “rendimento dell’attivo” c’è insito anche il discorso del magazzino etc. E’ che di solito su un tema del genere si scrive un libro (per di più usando termini tecnici), non un post terra terra come questo. Ma è un for dummies d’altra parte 🙂

  2. tutto bene fino all’ultimo paragrafo, ma paragonare il bilancio di un paese a quello di un’impresa è una sciocchezza.
    vedi krugman “a country is not a company”, liberamente reperibile sul web

  3. Effettivamente il discorso, in linea generale, è corretto. Ma come puntualizza enrico “country is not a company”.
    Il dilemma è questo:
    a. l’utilizzo della leva finanziaria sul debito (in questo caso pubblico) dovrebbe riuscire a portare un beneficio ai cittadini (in termini massimizzazione ad uguaglianza relativa dei servizi erogati dallo Stato)?
    b. i cittadini sono quindi degli azionisti dello Stato (e quindi sopportare – ahi loro – il rischio di un fallimento nell’investimento) o solo (se acquistano bot,bitipi o cicciti) obbligazionisti?

  4. Sostanzialmente corretto, anche se c’è una certa confusione fra attivo e passivo con costi e ricavi.
    E attivo e passivo non diventano uguali, la loro differenza è la stessa, al contrario, di costi e ricavi.
    Il maggior attivo ed i maggiori ricavi comportano un utile, il maggior passivo ed i maggiori costi comportano una perdita.
    Fintanto che l’interesse sui debiti (passività) è inferiore alla percentuale di redditività netta aziendale, conviene contrarre prestiti, se la società è in perdita, gli interessi contribuiscono ad incrementare la perdita, se la società è in utile, ma la percentuale con la quale le attività superano le passività è inferiore al costo del denaro, contrarre ulteriori debiti non è conveniente, almeno se non si è certi che quei debiti serviranno per ampliare la forbice fra attivo e passivo.
    Ma oltretutto una società in perdita deve per forza di cose contrarre ulteriori debiti, che siano banche o soci non cambia molto, e se non riesce ad invertire la rotta, ovvero tornare in utile, gli oneri dovuti all’indebitamento peseranno sempre di più fino a schiacciarla.
    Quindi, in realtà, è vero che l’indebitamento non è necessariamente un male. Non lo è fino a quando non supera il valore delle attività.
    Se Coca Cola ha 40 miliardi di debiti, ma i suoi ricavi superano i costi in modo superiore al costo dei debiti stessi (ovvero gli interessi), ha tutti i vantaggi ad essere indebitata e continuare a farlo.

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