un blog canaglia

Dalla Carlucci alla Moretti, senza passare per il via

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Quello che lascia basiti leggendo le esternazioni di Alessandra Moretti sull’anonimato in rete e sul cosiddetto “hate speech” è che si tratta, più o meno, della stessa roba con la quale tre o quattro anni fa Gabriella Carlucci fu mirabilmente capace di suscitare l’unanime ilarità di chi aveva un minimo di dimestichezza col web.
Vi basti questo: dopo la marea montante di ingiurie sessiste a Laura Boldrini su Facebook la Moretti propone (udite udite) di “pubblicare i volti di chi pensa di insultare impunemente“.
Ma certo, come abbiamo fatto a non pensarci prima, mammalucchi che altro non siamo? Eppure la soluzione era proprio sotto il nostro naso, a portata di mano, semplice e geniale come l’uovo di Colombo: pubblicare i volti.
Tutto questo per scoraggiare gli insulti sui social network, capite?
Cioè, per esempio, su Facebook. Il posto in cui le persone mettono in bella mostra perfino la cacca del loro gatto: e lei, la Moretti, se ne esce candidamente con l’alzata d’ingegno di “pubblicare i volti”.
Dite la verità: non è una delle cose più sublimi che avete letto negli ultimi vent’anni?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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