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Cupe vampe

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“Be willing to die for your beliefs, or computer printouts of your beliefs.”
― Don DeLillo, Great Jones Street

Ci muove a piacimento Ferretti, basta che alzi il mignolo. Nessuno come lui, nemmeno lontanamente, ha la capacità di polarizzare la discussione: ma se fate di un uomo un idolo, è normale che vi deluda.

La verità è che vi siete posti il problema di cosa dicesse Lindo Ferretti quando ha cominciato a parlare invece che a cantare: se gli slogan su piani quinquennali e l’acciaio sovietico in salsa emiliana raccoglievano applausi e lodi sperticate, all’annuncio di una ritrovata spiritualità è scattato il linciaggio belluino. Il nodo della questione è tutto qui: voi non volete un artista, voi volete una marionetta. Una marionetta-guru che vi dica cose geniali e illuminanti, ma perfettamente in linea con il vostro pensiero. Lindo Ferretti è sprecato per tutto questo. Dateci mezz’ora di tempo e vi facciamo un generatore automatico a cui tirare la cordicella per sentirvi dire ciò di cui avete bisogno, in eterno.  Senza cambiare mai, senza deludere mai.

E pensare che era anche stato così gentile da avvisare: “Non fare di me un idolo mi brucerò /Se divento un megafono m’incepperò

Essere fedeli alla linea dei CCCP dal conseguimento della maggior età, e forse anche da prima, come pretesa di controllo sulla produzione artistica di Ferretti. Il Minculpop dei fan che analizza e stigmatizza le dichiarazioni pubbliche dell’artista. Il processo pubblico per idee controrivoluzionarie.

Non importa che siano passati 30 anni, cioè una vita, e che 30 anni ammettano drammi e soluzioni, crescite e cambiamenti, nuove idee e ripensamenti. Giovanni Lindo doveva rimanere il “punkettone” dei primi anni, anche adesso che di anni ne 60. Doveva cantare di Unione Sovietica, anche se non esiste più da 25 anni. Doveva restare comunista, come quando aveva vent’anni, perché a vent’anni si è stupidi davvero e quante balle si ha in testa a quell’età, eccetera eccetera. Un eterno ritorno da Emilia paranoica. Una baracconata in salsa pop, più simile al Drive-in immaginato da Lansdale, dove gli stessi B-movies venivano proiettati all’infinito, che all’ Uroboro di Nietzsche: tutto ciò non è spaventoso, è solamente ridicolo.

E pop è tutta questa vicenda, che sembra essere lo specchio deformato del Wall di Roger Waters, dove il rocker diventa dittatore potendo contare su una folla di fans adolescenti e succubi, che lo adorano dalla base del piedistallo-muro che si è costruito per separarsi da loro.

Anziché giudicarlo, dovreste ringraziarlo: poteva avervi tutti ai suoi piedi, ma non l’ha fatto.

6 Comments

  1. Onestamente i CCCP non li ho mai sentiti e neppure oggi sento il bisogno di colmare il mio gap culturale.
    Ma uno che dice le cose che dice la Meloni, tanto a posto di testa non deve essere.
    Probabilmente è sempre stato così.
    Non so.

  2. Non capisco perché non si possa dire che Ferretti dice cazzate senza considerare il suo percorso artistico.
    GLF continua a essere uno che sa mettere le parole in fila con un certo stile. Questo non significa che non dica minchiate da almeno venti anni a questa parte.

  3. Dissento. Quando l’opera di un artista è totalmente contestualizzata non è colpa dei fan se l’artista esce dal contesto. “Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
    non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Sei contenta se un ladro muore o se si arresta una puttana se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana”. testo di un altro emiliano vagheggiante i piani quinquennali. Se 40 anni dopo Borghesia Claudio Lolli s’iscrivesse a Comunione e Liberazione sarebbe naturalmente padronissimo di farlo e i suoi fan sarebbero altrettanto legittimati a spernacchiarlo. Ferretti e Lolli NON hanno parlato un linguaggio universale e atemporale, sono quindi artisti di serie B criticabilissimi quando escono dal solco che loro stessi hanno arato.
    Per evitare questi inconvenienti bisognerebbe riuscire ad essere artisti universali e atemporali – “Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata, e un ragazzino al secondo piano che canta, ride e stona perchè vada lontano, fa che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe”. Mastro Lindo, anziché risentirsi con i suoi ex fan, potrebbe provare a scrivere un testo come questo. In altri 60 anni magari ce la potrebbe fare

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