un blog canaglia

Contro le “forti identità culturali”

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Sono in vacanza per qualche giorno in Carinzia: tutti la conoscono per il suo defunto governatore Jeorg Haider, non proprio un`anima pura. Ma leggendo la guida che mi sono portato dietro, mi si sono rizzati i peli sulla nuca (in mancanza di capelli…). Secondo la mia Routard del 2010, la Carinzia, in Austria, rappresenta un´eccezione, in quanto i suoi cittadini si sentono praticamente tedeschi: tanto e` vero, che quando Hilter proclamo l´infame “annessione” alla Germania, gli abitanti della Carinzia non videro la cosa troppo male. Inoltre, cosa che ignoravo completamente, in Carinzia la maggioranza e`protestante. La guida spiega diplomaticamente che, tra le gesta “discutibili” di Haider, vi fu quella di farsi paladino della opposizione alla costruzione di moschee nel “sacro suolo” della sua Carinzia, aggiungendo che il 6o% dei suoi abitanti indosserebbe un costume tipico. Questa mi pare una favolosa cazzata, dal momento che in tre giorni, ho avvistato un solo giovane con addosso un magnifico paio di pantaloncini corti marroni di camoscio… Pero` bisogna dire che, in tutti i negozi di abbigliamento, senza eccezioni, si puo´ trovare ogni possibile declinazione del costume tipico femminile che si usa da queste parti (a me sembra quello che indossano le ampezzane, per dire). Unico segno di identita´, tuttavia, l´incredibile difficoltà a trovare qualcuno che parli inglese (in una zona in cui immagino che il turismo dia da mangiare a molte famiglie). A parte la presenza massiccia di brand internazionali (McDonald, A&O, H&M, Mediaworld), basta dirigersi verso l´autostrada che porta a Salisburgo per imbattersi in un´area che mi ha ricordato in modo incredibile gli Stati Uniti: spazi vuoti rubati a boschi letteralmente da favola, punteggiati da hangar adibiti ad attivita´ commerciali: ristoranti, gommisti, superstore… Da turista, non ho modo di misurare quanto forte sia questa identita´culturale, ma, se devo dare retta al francese che ha scritto la guida Austria del Routard, posso concludere alternativamente: che essa si e´ diluita parecchio; oppure che c´e´ ben poco che possa fare il sentimento di cio´ che si e´come popolo (o meglio quello che si vorrebbe essere), quando il nemico sono i dollari della globalizzazione forzata. Non che siano pensieri tanto originali, me ne rendo conto, ma dato che odio con uguale ardore i nazionalismi e l´omogeneizzazione imposta dal commercio made in USA, queste cose me le sono annotate mentalmente.

Una cosa l´ho notata, perche´ mi ha dato da pensare. A proposito di islamici, per ben due volte ho incontrato due persone, un uomo ed una donna, vestiti come vuole la tradizione del loro paese di origine (o del paese di origine del loro marito, nel caso specifico): un giovane straniero magrissimo, con una barba molto rada, che pero` si era fatto crescere a dispetto della micragna, con un paio di pantaloni chiari, un camiciotto largo che gli arrivava alle ginocchia, e un gilet, sempre dello stesso colore. La donna, invece, l´ho incrociata al supermercato: portava uno di quei vestiti informi che cui le islamiche si autocondannano (o sono condannate dai loro uomini), che le lasciava libero solo il volto, peraltro molto bello: un naso sottile, importante, arricchito da una curva elegante, labbra sottili e occhi grigi (in effetti, facendo scattare il solito pregiudizio idiota, ho pensato che fosse la moglie europea di un islamico, ma dove sta scritto che gli islamici sono tutti scuri di pelle e con gli occhi scuri?). Ora, a parte a Londra, a me non credo sia mai capitato a Roma di vedere delle persone vestite in quel modo… Quindi mi e´venuto questo pensiero: non e´ che chi pretende di rimarcare la sua identita´ a dispetto di tutto e di tutti, anche calpestando i diritti degli altri, finisce per rafforzare sentimenti uguali e contrari anche negli altri. Insomma non e´che il lederhosen creano i caffetani o i jilbab? Giusto per essere chiari, non condivido alcuna prescrizione di legge che intervenga sul modo in cui la gente vuole andare in giro vestita o addobbata. C´e`da capire se tale comportamento e´ frutto di una libera scelta, ma le leggi che sono state emanate in materia ad esempio in Francia non mi sembra che risolvano il problema: solo una forma di accanimento contro una singola comunita`. Tuttavia, sono molto critico con tutte quelle forme di affiliazione il cui obiettivo e` rivendicare di essere qualcosa d`altro rispetto al resto del mondo. Perche´, e`un attimo, e da diverso, si comincia a dire “migliore”; dopo, solo guai…

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

2 Comments

  1. Molto d’accordo, tranne sul passaggio (molto stupido) in cui si lascia intendere che il commercio sia qualcosa di “imposto”. Non c’è, in verità, niente di più pacifico del commercio. Capisco che in altri articoli ci hai fatto leggere cose della migliore letteratura fantastica sudamericana, come stile. Ma sarebbe bello se di sudamericano ci fosse solo quello, e niente che potrebbe finire nel “manuale del perfetto idiota latinoamericano” di Vargas Llosa.

  2. Per chi non lo sapesse, in Carinzia è presente una forte minoranza slovena e probabilmente gran parte dei carinziani sono come origine degli sloveni germanizzati. Questo aquisce i problemi di nazionalismo e le rivendicazioni identitarie, come avviene spesso nelle zone di confine e soprattutto nelle zone dove la popolazione è passata da un’identità all’altra (vedi il caso della Prussia).

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