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Contro il voto utile

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Vorrei votare contro, diceva Nanni Moretti in Aprile, nauseato dalla logica del votare per. Perché in Italia il votare per è spesso frutto di un compromesso intimo e razionale: da una parte, la sinistra o la destra che vorresti e che non esistono; dall’altra, una realtà politica deprimente e apparentemente senza tempo. E il tempo nella politica non è soltanto un lavacro in cui pulirsi faccia e coscienza, ma anche motivo della propria presenza. Un esempio pratico? Basta leggere le parole del primo ministro inglese Cameron, che, nell’occasione di un primo voto storico a favore dei matrimoni gay, ha detto “noi dobbiamo sostenere i matrimoni gay non nonostante, ma perché siamo conservatori”.  Questo a testimonianza del fatto che anche il conservatorismo non è e non può essere fissità intellettuale, non è e non può essere riproduzione dell’identico ideologico. In politica coloro che tengono il passo, che non si fanno trovare impreparati di fronte ai nuovi stimoli della storia, si fanno chiamare progressisti. I progressisti, quelli veri, non inseguono la storia ma ne sanno interpretare i segnali e talvolta la indicano. E’ per questo che il Partito Democratico è un partito conservatore, e non certamente nell’accezione cameroniana. Dovrei forse dimenticarlo in nome dell’utilità del voto? Per qualcuno sì.

Mentre io vorrei votare contro il conservatorismo sedicente progressista. Vorrei spernacchiare la logica del votare necessariamente per, che è la mamma della logica del voto utile. Ah, il voto utile, che bell’argomento elettorale. Al netto delle ragioni strettamente numeriche (il Porcellum è fatto apposta per chiederlo il voto utile), ritengo che ci sia un filo rosso intellettualmente più sottile che conduce a farne un cavallo di battaglia. Bersani e Berlusconi sono simili perché trattano gli elettori come bambini incapaci di scegliere autonomamente. “Non votate i partitini perché sono voti per la sinistra”, dice Berlusconi. “L’unico voto utile è per il Partito Democratico”, lo segue Bersani. Come se le idee e il tempo non contassero un cazzo. Come se esistesse un voto inutile numericamente (e questo è possibile) e dunque inutile anche rispetto all’aderenza ideologica, alla comunanza di istanze democratiche, alle aspettative di cambiamento.

E allora io vorrei votare contro il voto utile e contro chi lo sostiene. Ma non per bastiancontrarismo.  Vorrei farlo perché proprio coloro che innalzano quella bandiera sono gli stessi che non spiegano l’utilità come criterio di scelta; che anzi la dànno per scontata e la pretendono in nome di un successo chiacchierato l’uno e di una superiorità morale l’altro; che non ti dànno alcuna ragione valida. Vorrei votare contro un Pdl clownesco, che tradisce il liberalismo di destra, e contro un Pd che mette nel cassetto i diritti individuali, per poi tirarli fuori all’occorrenza e dire “noi li avevamo nel programma”. Le unioni tra persone dello stesso sesso avete nel programma? Non le farete mai. E il fine vita? Ah, sì, bisogna stare attenti a non urtare le differenti sensibilità. Ma con Monti ci andate? E Vendola?

Come scrive Michele Ainis sul Corriere, “non può esserci speranza in una scelta disperata, in un voto sequestrato dalla paura del nemico”. Non può essere accettabile la richiesta di mettere da parte le ragioni individuali per fare posto ad una fiducia fondata sulla sfiducia nella propria parte politica. E’ abdicare ad ogni istinto democratico, è praticare la ragion di partito. La scelta del voto non è, come dicono certi rigoristi, un dovere imprescindibile. Dal mio punto di vista, ci si può astenere con buone ragioni. Ma in ogni caso questa scelta non dovrebbe mai essere eterodiretta dalla becera logica del voto utile, che serve soltanto a distogliere l’attenzione da una carenza di contenuti essenzialmente strutturale e trasversale. Buon voto inutile, io ho scelto Oscar Giannino.

 

7 Comments

  1. Bersani non sostiene “L’unico voto utile è per il Partito Democratico”. Bersani non usa l’aggettivo utile, riconosce la validità e rispetta il voto di protesta, il voto di testimonianza e qualsiasi tipo di voto.
    Bersani spiega che, se nelle tre/quattro Regioni più popolate di Italia, al Senato, le persone che pensano che Berlusconi è stato un grande problema e potrebbe essere un rischio, sappiano che se non votano Pd potrebbero causare una situazione di stallo per il Governo del paese, con tutte le implicazioni di carattere sociale ed economico che ne possano derivare.
    Obiettivo del più grande esperto di comunicazione del mondo, Silvio Berlusconi, quando alza i toni e fa uscite stravaganti, è indurre nella popolazione un riflesso che lo stesso faccia anche il Pd, anche se non è vero. Questo scatena nel popolo un sentimento di antipolitica; da qui deriva che, la politica, in senso di apparato, è vista in particolare quella del Pd, che è più strutturato e serio; e come passaggio finale, è lui, rispetto al Pd che si pone come antipolitica.
    E il risultato è magnifico: Berlusconi dice o fa una cagata, il Pd non lo segue, ma alla gente arriva che questa cagata la ha fatta il Pd e non lui, che addirittura si pone in modo populista con la ggente contro il Pd e la cagata che in realtà ha detto o fatto lui stesso.

  2. La scelta è tra:
    – votare chi mi rappresenta al 70%, o
    – votare chi mi rappresenta al 95%, col rischio che vinca chi mi rappresenta allo 0,1%

    Poi, si può ragionare sulle percentuali, sul rischio di vincere/perdere, sul senso della democrazia, ma questi sono i fatti.

    Io scelgo la prima opzione.

  3. Finora penso che abbiamo votato contro (almeno a sinistra): contro la Dc e poi contro Berlusconi. Il problema è che non abbiamo mai potuto votare “per”. E’ tempo che il voto utile sia per un “per”. Qualunque esso sia. Purché ci rappresenti. Purché serva a cambiare una classe dirigente anacronistica (e questo vale sia a sinistra che a destra che al centro, purtroppo).

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