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Contratto? Ma che sei matta?

in società by

L’altro giorno ho capito che siamo arrivati veramente a un punto di non ritorno.

Premessa: attualmente  io sto lavorando; vengo pagata molto poco, ma chi mi ha assunta me lo aveva specificato sin da subito, è stato molto onesto e questo l’ho apprezzato molto.

Per non dover più cambiare argomento o gridare “ATTENTO ALLE SPALLE!”  e poi fuggire alla domanda “Cosa fai nella vita?” (sono arrivata a un’età in cui non ti chiedono più “Cosa studi?”, nonostante qualche settimana fa una ragazza mi abbia detto “Pensavo che avessi 18 anni e che fossi tipo una specie di genio.”; poi ha scoperto che ero una 29enne normalissima), sto cercando anche una prospettiva lavorativa che mi dia di che vivere.

Ma la cosa allucinante di tutto questo, amici, non è che io non trovi occupazione:  questo non è il solito lamento del giovane disoccupato che tenta in tutti i modi di trovare lavoro; la cosa allucinante è quello che sento dire quando la gente il lavoro me lo vuole dare, perché interessata alle mie capacità.

Il problema è il seguente: siamo arrivati a un punto in cui lavorare ma essere sottopagati è una cosa meravigliosa.

Perché? Perché essere PAGATI è già un miracolo. E ok. Ma la cosa che mi sconvolge, ancora una volta, non è questa.

A un colloquio di lavoro, o presunto tale, se non hanno la minima intenzione di pagarti, e tu fai (timidamente) accenno, che so io, a un CONTRATTO (senza nemmeno arrivare al vil danaro), la gente ti guarda come se gli avessi detto “Ho saputo che tua madre fa i pompini. Ma è brava, almeno?”

Il problema non è essere pagati poco.

Il problema non è non essere pagati affatto, o non lavorare sotto contratto.

Il problema non è che la gente si sconvolge quando gli parli degli sporchi e indecenti soldi, ma come, io ti sto offrendo un lavoro e tu mi parli dei GUADAGNI??? MA CHE PERSONA SEI???

Il problema è che, ormai, ci sentiamo in difetto, e ci vergogniamo di chiedere di essere pagati, che è la cosa più normale del mondo, in teoria: sfrutto ciò che so fare per guadagnare, poter sopravvivere, e di conseguenza poter continuare a fare ciò che so fare.

No. Se chiedi dei soldi sei un reietto. E non ti devi permettere.

E questo ve lo dico per esperienza: mi è capitato diverse volte, ma l’altro giorno c’è stata la famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Dopo avermi fatto un’offerta di lavoro, io, vedendo che non se ne faceva accenno minimamente, mi sono azzardata a chiedere “Ma come siamo messi a…?” (senza pronunciare la parola “compenso”, perché, lo ammetto, mi vergognavo a chiederlo. E se ci penso mi prenderei a pugni.)

“Noooo, non siamo messi.”

“Ah, non siamo messi.”

“No” (secchissimo, e anche piuttosto scocciato, come a dire “Ma chi cazzo ti credi di essere, tu, che vieni a chiedere soldi a noi?”)

“Capisco. Ma noi lavoriamo sotto contratto o …”

“Contratto?!? Ma assolutamente no, no…”

“…”

“…”

“Certo, capisco.”

Io, quell’ “assolutamente”, lo considero un insulto alla mia intelligenza. E dovreste farlo tutti. Non so voi, ma io non accetto di venir guardata come una persona che ha delle pretese assurde, quando faccio riferimento a un compenso, una cosa NORMALE.

E’ questo che vorrei fosse chiaro: c’è la crisi, d’accordo, stiamo tutti con le pezze al culo. Non mi vuoi pagare? Ok. Ma non è accettabile essere trattata come una pazza pronta al massacro se faccio una domanda che ho tutto il diritto di fare.

Io vi IMPLORO di non piegarvi a questo ricatto. Fate le vostre figure di merda, chiedete soldi senza ritegno.

Forse bisogna imparare a dire di no. Anche se dubito che ci riuscirei con garbo e senza sbattere la porta sperando che la vibrazione faccia cadere tutta la cristalleria e i vasi dinastici che, sono sicura, sono nascosti in qualche angolo remoto del vostro ufficio pacchiano.

 

 

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

26 Comments

  1. Che dire…… Condivido in pieno la tua opinione, quello che fa indignare di più è il dare per scontato che si lavori senza contratto e per di più PER LA GLORIA (ovvero senza denaro).
    E’ ora di indignarsi veramente poichè questi tipi di datori di lavoro non risolleveranno mai l’economia italiana. E non meritano neanche la ns. collaborazione.

  2. Altro che domande. Ci vogliono un po’ di sane legnate. “Ma il compenso?” – “No, non c’è compenso”. E via di botte… Poi, dopo un cinque minuti si ripete la domanda…

  3. Hai presente la campagna #coglioneNo, quella del famoso video ‘lo diresti al tuo idraulico’? Ecco.
    Lavorando nel settore job, devo dire che l’offerta sta toccando livelli imbarazzanti. Però ricorda che non siamo ancora arrivati al peggio, quando si dovrà pagare per lavorare.

  4. Ciao, posso confermarti di aver visto anch’io pochi giorni fa questo “punto di non ritorno”, quando un mio compaesano e sedicente editore, leggendo quello che scrivo su facebook e sul mio blog (in verità pochissimo, il mio tempo libero lo dedico soprattutto ai miei figli) mi ha proposto di “collaborare” alla sua testata online per (cit.) “riempirla di contenuti”, ovviamente senza un soldo in cambio (e l’ha detto esplicitamente e senza vergogna); al mio cortese ma irremovibile rifiuto perché non regalo il mio tempo libero e il mio impegno (perché tu lo sai che scrivere con dei contenuti validi costa tempo e impegno, vero?), si è anche detto “dispiaciuto”, come se gli avessi fatto un torto imperdonabile…

  5. è sempre stato così, ora con la crisi sta peggiorando.
    sono entrato nel mondo del lavoro il secolo scorso (quando con un pò di sbattimento al nord un lavoro si trovava, effettivamente) e il primo colloquio l’ho fatto in uno studio di progettazione e il figlio del titolare (arrivato in porche…) mi disse che per i primi 6 mesi non se ne parlava di pagarmi, perchè, sai, non sai usare autocad.
    devo dire che potevo permettermelo, ma gli dissi in faccia “bene, mi iscrivo ad un corso di autocad…tra 3 mesi lo so usare e torno qua, quanto mi paghi?”.
    ovviamente non mi rispose, ma una minima soddisfazione me la tolsi.
    sono convinto che lavorare gratis sia sbagliato moralmente. anche se fai solo delle fotocopie fai guadagnare dei soldi (pensate ad esempio a quanto costa 1 ora di lavoro di un avvocato che invece che fare fotocopie fa il suo lavoro…bene, quello è guadagno x l’avvocato). piuttosto è meglio andare a fare volontariato per un’associazione…

    • Scusami ma non si tratta di moralità.
      Il diritto alla retribuzione del lavoro è tutelato direttamente dalla nostra Carta Costituzionale (ex art. 36) oltre che dall’art. 2099 del Codice Civile.

  6. ….ma che tristezza ragazzi…sono così indignata e avvilita’…dalle vostre parole deduco abbiate tutti sui 30 anni..ecco io ho un decennio in più .L’azienda in cui lavoravo (a tempo indeterminato…!!…ma ci potete credere?)…ha chiuso al cospetto della “crisi” nel 2008…che fai?..beh..ti rimbocchi le maniche,apri P.Iva (aaaaargh! Non fatelo!)…ma tutto ciò non serve a nulla …non serve la tua volontà …non serve la tua esperienza…giornate lavorative di 10 ore e compensi da fame…pagati a singhiozzo manco fosse elemosina….e non voglio tediarvi parlandovi delle tasse da pagare….ma che tristezza ragazzi,sono così indignata e avvilita…

  7. Detto che a quel colloquio io avrei gentilmente spiegato al tipo che stava dicendo delle cose indegne e che era uno stronzo.. tanto non c’era niente da perdere e solo una soddisfazione da guadagnare.. vorrei spezzare pure una lancia verso chi lavora gratis, o pagato poco.

    Penso che una persona dovrebbe aver diritto di valutare autonomamente la propria situazione e decidere se accettare o meno una proposta, senza che altri gli impongano le proprie valutazioni. Se tu non accetteresti mai una certa proposta, perchè questo deve significare che non posso accettarla io?

    Intendiamoci condivido tutti gli articoli che spiegano perchè lavorare gratis è indecente: è una giusta opera di convincimento. Ma se non sono convinto, nonostante l’opera, e voglio accettare di lavorare gratis, non mi dovrebbe essere impedito con la forza. Avrò i miei motivi, e avrò il diritto di lasciare che siano i miei motivi a guidare le mie azioni e le mie decisioni, finchè non aggredisco nessuno. Dopo tutto se qualcuno mi fa una proposta e io la accetto stiamo parlando di uno scambio volontario. Il contesto generale in cui avviene sarà anche una merda, ma se in più vengo privato dell’autodetrminazione diventa una merda peggiore.

    Perchè in ambito economico e lavorativo si arresta ogni ragionamenti sulla libertà individuale e pure in definitiva sulla libertà persino di usare male la propria libertà senza interferenze coercitive? perchè posso martellarmi le palle, drogarmi, prostituirmi, andare a vivere in un campo rom, non accettare cure mediche, fumare, bere, ammazzarmi di merendine, pranzare ogni giorno da mcdonald, suicidarmi, ma non lavorare gratis?

    • Il diritto di lavorare gratis ce l’hai; il punto però è che se iniziassero tutti a dire di no, il datore di lavoro che ti risponde “tanto c’è la fila fuori di quelli che lavorano gratis” non lo potrebbe più dire. Ma ovviamente è una mera utopia.

      • Non esiste il diritto di lavorare gratis. E’ una radice cresciuta male votata alla schiavitù dell’individuo. Dovrebbe essre una dicotomia vietata costituzionalmente.

    • Io invece credo che il diritto di lavorare gratis non esista (parlo di lavoro, non volontariato in onlus, etc.).
      Il lavorare gratis diminuisce il potere contrattuale di tutta la tua categoria, e sostanzialmente di tutte le categorie, perche’ se ho assunto un progettista gratis, perche’ la segretaria o il manovale dovrebbero aspettarsi un compenso?

      Il lavoratore ha il diritto e il dovere di essere pagato, quello che forse dovrebbe essere piu’ flessibile e’ la modalita’di pagamento: il datore di lavoro dovrebbe poter proporre che di fronte ad uno stipendio del 100% ti propone il 70% e il resto te lo paga come percentuale degli utili dell’azienda a fine anno, tu controffri, e magari viaccordate per 85% piu’ percentuale degli utili. Che funziona come stimolo anche per il lavoratore.

      • quando fai qualcosa influenzi sempre chi ti sta intorno. quando fai una famiglia in un certo modo non ti fai solo la tua famiglia come vuoi, ma, bene o male, promuovi un modello di famiglia. Vale per tutto: come ti vesti, come parli, come mangi, come fai sesso, come ti relazioni con gli altri in ogni ambito, compreso quello economico-lavorativo. Allora perchè se si parla di lavoro devi essere subordinato a un interesse collettivo, che se non condividi ti deve venire imposto, ma se si parla di qualsiasi altra cosa no? Ogni cosa che faccio ha ricadute collettive in milioni di modi. Perchè posso fumare? o bere alcool? o farmi le canne? se questo poi potrà rappresentare un costo per la società, o ancora meglio se l’interesse comune potrebbe essere quello di avermi in buona salute e in gran forma, perchè così sarei più utile alla società..? La verità è che si fa una separazione, secondo me in parte ingiustificata, tra certi ambiti della vita ed altri. Non sostengo ovviamente che dovremmo tutti morire di fame, non pagati o pagati pochissimo.. figurati che lavoro nell’editoria, un campo dove quasi tutti sono dei morti di fame, vieni pagato poco, molto dopo, e a volte per nulla.. però a me non piace mai la violenza che sta nell’imporsi sulle scelte personali altrui: tu conosci la tua situazione, tu hai le tue motivazioni, tu fai le tue valutazioni, tu ti autodetermini. E io subisco le conseguenze della tua libertà, come è normale che sia e come avviene normalmente in tutto il resto. Se poi vuoi il mio consiglio, non lavorare gratis. Se poi vuoi tenere presente che così abbassi gli standard per gli altri, ottimo. Se gli altri vengono da te e ti fanno notare che c’è questo problema, fanno pure bene. Ma a me non va di usarti violenza per importi una scelta che non condividi.

    • La disoccupazione viaggia a ritmi spaventosi. Ci sono famiglie che piangono perchè non hanno la possibilità di una retribuzione con figli da mantenere anche presso gli istituti scolastici e rate di mutuo finite nel cesso. E tu vorresti farmi la morale sull’utilità dell’individuo di autodeterminarsi per vendersi gratuitamente?

  8. …ti posso chiedere che lavoro fai – anzi, che lavoro “offri” (non nel dettaglio, mi accontento del settore e/o del prodotto che vende)?

    (ti posso chiedere quanto ti paga libernazione?)

  9. il dramma è che non se ne esce. per 99 persone che come te rifiutano di lavorare gratis, ce ne sarà sempre una che manderà tutto a monte accettando questo schifo, magari credendo in buona fede che “intanto aggiungo una riga di curriculum”. intanto niente. arriverete a 40 anni e vi tratteranno ancora così. è un paese fottuto, almeno a medio termine. chi ha l’età, il coraggio/disperazione, le capacità giuste, scappi via prima che arrivi il punto di non ritorno. questo paese non ha più niente da offrire a nessuno che abbia un minimo di talento, o anche solo di coscienza.

  10. Il fatto è che se ci sono 99 persone che scioperano ed una che non lo fa, manderà tutto a monte.
    il fatto è che se ci sono 99 persone che non vanno a votare ed una che lo fa, manderà tutto a monte.
    Il fatto è che se ci sono 100 persone che fanno una cosa e nessuno che fa l’opposto saremmo ad Utopia.

    Ma allora che facciamo?
    Beh dai. non paghiamo l’idraulico, l’elettricista, il medico, la parrucchiera, la spesa al supermercato, le bollette, la benzina… devo continuare?

    Ecco, se anche solo 30 persone su cento facessero così, credo che qualcosa iniziarebbe a cambiare.
    Cosa scommettete che il vostro vicino di casa con la pensione di 2500 euri presa a 50 anni dopo una onorata “carriera” militare o la moglie del palazzinaro con il 90% degli affitti in nero sarebbero in prima fila tra quel 30%?!
    Io ci scommetterei un mutuo!

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