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Quella piazza che il family day ha già perso

in società by

Oggi, sabato 20 giugno, si è svolto a Roma il Family Day: circa un milione di persone (ammettiamo anche le cifre sempre vestite a festa fornite dagli organizzatori), hanno manifestato contro le unioni civili.

Ho pensato un po’ a cosa scrivere sul tema, e non è stato facile: gli argomenti messi in campo da queste persone sono fortemente pretestuosi, arzigogoli senza ragione per sostenere l’insostenibile; d’altro canto qualsiasi principio di buonsenso, di mero rispetto della libertà altrui, suggerirebbe che non c’è proprio niente da contestare. Come si fa a commentare, dunque? Che cosa avrei potuto scrivere sul tema?

Poi ho capito che non sapevo bene cosa scrivere perché non c’è proprio niente da scrivere. Questa battaglia è già finita, e l’ha vinta il buonsenso dal momento in cui la questione è entrata nel suo –preziosissimo– raggio d’azione. Qualsiasi commento è superfluo verso chi è già stato, anche se non ancora de iure, sconfitto dalla storia. Il nostro paese sarà tra gli ultimi (cioè, lo è già), si continueranno le discussioni ancora per un po’, ma una cultura della libertà (ah, l’Occidente!) ha fatto breccia anche da noi: nessuno, che viva in un adeguato contesto di realtà e che abbia meno di trent’anni, si opporrebbe più alle unioni civili. Nessuno. È qualcosa ormai di naturalmente accettato, che non richiede più discussione, è definitivamente proprio della nostra generazione. È una piccola, doverosa concessione di libertà che ci appartiene.

E allora lasciamo questi poveri derelitti, questi sconfitti, manifestare un giorno nell’illusione di poter cambiare un processo che è ormai inarrestabile. Combattono una battaglia che già sanno di aver perso. Non sprechiamo commenti, pensieri, tempo, per rinfacciare loro la pochezza che dimostrano, lo scarso rispetto, la minima intelligenza, la tracotante pretestuosità dei loro inesistenti argomenti. Rivolgiamo i nostri sforzi altrove: sono ancora tante le battaglie di libertà da combattere, la cui vittoria è, invece, sempre tristemente lontana.

Quando ha la barba sembra vecchio, quando non ce l’ha basta parlarci un po’ per confermare l’impressione, in realtà è ben sotto la psicologica soglia dei 25. Più Toscana che Veneto, da un po’ è a Milano con furore. Porta avanti le battaglie della libertà del mangiar bene, bere bene, lavorare il giusto. Odia la globalizzazione solo quando non gli fa comodo. Con un Freak Fetish Disorder diagnosticato, sogna di fare una festa di laurea dalla cui torta escano un paio di ballerine succinte e Christian de Sica in smoking candido.

36 Comments

  1. Nessuno si opporrebbe più alle unioni civili?! Tutti si oppongono alle unioni civili. Quelle sì sono sorpassate dalla storia.
    Certo, non sprechiamo tempo a parlare di diritti gay e omofobia. Tanto è un problema dei gay, i veri problemi sono altri.

  2. Premetto che lo dico davvero senza alcuna polemica: vorrei chiedere alle coppie di fatto che non hanno impedimenti a sposarsi perché non si sposano se vogliono vedere riconosciuti alcuni diritti

    • Una motivazione potrebbe essere dovuta al fatto che il matrimonio è un’istituzione discriminatoria (in quanto non è concesso a tutti di sposarsi) quindi farne uso equivale ad avvallare una discriminazione.

        • Però credo sia la motivazione fondamentale che dovrebbe spingere le persone che possono sposarsi a chiedere che tutti possano farlo; oppure che tutti possano registrare un’unione civile.

          • La differenza è che il matrimonio non è affatto discriminatorio. Di fatto una legge ad uso e consumo degli etero.

            Il problema è la carenza legislativa in quando lo Stato non garantisce i diritti alle persone omosessuali (e fin qui penso siamo tutti daccordo.)

          • “Di fatto una legge ad uso e consumo degli etero.”
            Tu una legge che permette agli eterosessuali di avere dei diritti e agli omosessuali no non la chiami discriminatoria?

          • Infatti ho specificato che esiste una carenza legislativa a sfavore degli omosessuali.
            Ma è comunque inutile insistere adducendo a una forma discriminatoria: il Matrimonio è una istituzione non dedicata agli omosessuali.

          • Prova a sostituire la parola “omosessuali” con la parola “neri” o la parola “disabili” e forse la discriminazione ti sarà più chiara.

          • beh, i negri sul bus potevano salirci pure loro, bastava che stessero seduti nei posti riservati senza rompere il cazzo.

        • Mi spiego meglio: da un punto di vista etico, non credo che il matrimonio sia l’unico e solo atto ufficiale che riconosca la fondazione di una famiglia.
          Perché questo è, secondo la legge italiana, non la semplice ufficializzazione dell’amore di due persone
          (ovviamente credo pure che chi non la pensa come me abbia tutto il diritto di crearsi una famiglia a partire dal matrimonio, omosessuali compresi).

          Il riconoscimento di una coppia di fatto stabilirebbe una serie di diritti e doveri condivisi da due persone che vivono insieme (dove il “vivere insieme” non si esaurisce, ovviamente, con la condivisione di un tetto, e non è circoscrivibile alle coppia che si amano, per farla semplice).

          Bisognerà vedere cosa dice, nel dettaglio, il ddl Cirinnà, ma non credo che istituiranno una copia carbone del matrimonio chiamata con un altro nome.

          • Esiste già quel riconoscimento e si chiama matrimonio.
            In Comune ci vogliono più o meno dieci minuti.
            Poi torni a lavorare.

          • Ne esiste UNO e si chiama matrimonio, ma a me non sta bene – da un punto di vista etico, prima ancora che strettamente pratico.
            È l’unico patto che riconosca una reciprocità di diritti e doveri condivisi all’interno dello stato italiano. L’UNICO.

            Ora, visto che la famiglia nucleare è una simpatica invenzione della società post industriale, io la rispetto ma a me pare un po’ pochino, perché le si possa affibbiare la responsabilità di essere l’unico pilastro fondativo della società.

            Ergo continuerò a chiedere l’ufficializzazione di un’istituzione alternativa alla Famiglia Cuore (per intenderci: quella composta da una coppia che tromba e figlia – più o meno indirettamente -) e finché non ci sarà, semplicemente non mi unirò ufficialmente alla persona con cui convivo e con la quale non riconosco l’univocità del vincolo matrimoniale.

            Mi spiace che l’utente Alphadog non sia d’accordo, ma me ne farò una ragione.

          • Voi pretendete leggi ad personam per potervi sopraelevare rispetto alla globalizzazione quando di fatto inutile, perchè (e qui ne vado fiero) l’istituzione matrimoniale prevede una precisa presa visione di responsabilità non solo di cuore e gelato alla panna. E verso il coniuge e verso i figlie eventuali: troppo facile abbandonare la barca quando affonda non foste dei piccoli e semplici Schettino in cerca di gloria.

          • mi fa piacere che tu legga cose che non ho né detto né lasciato intendere, nelle mie parole.

            Mi sento quasi un poeta ermetico.

            E quando leggo “voi” (ma “voi chi? I marchigiani? I possessori di cactus? Gli appassionati di alpinismo?) a inizio di enunciato, capisco subito che seguirà una valanga di puttanate.

            Un abbraccio.

          • E comunque no, “noi” possessori di cactus non vogliamo leggi ad personam.
            Vorrei solo il riconoscimento di modelli familiari alternativi a quello dominante (ad esempio, vorrei che mia madre potesse disporre come meglio crede della salma della sua amica morta, della quale si è presa cura per un cinquantennio come fosse una sorella, senza il cugino di ventordicesimo grado decida che no, lui non c’ha voglia di farla cremare).
            Sono pure consapevole che questo non si realizzerà nell’arco della mia esistenza, né probabilmente in quello della generazione successiva.

          • Voi: quegli etero che non vogliono precise responsabilità quando una storia finisce, e vorrebbero uscire dalla porta così come ci sono entrati.

            Per tutto quello che citi dei tuoi familiari mi pare che esistano precise disposizioni testamentarie delle quali a volte ci si dimentica con troppa facilità.
            Poi ti ripeto sono il primo a sostenere gli omosessuali nella richiesta di un preciso riconoscimento legislativo volto a definire il concetto di coppia e di famiglia.

            Ma rifiuto nel modo più categorico la richiesta di un coppia etero di vedere soddisfatte richieste che già sono previste nell’ordinamento matrimoniale civile.

        • Il mio punto di vista è che tutti devono poter avere gli stessi diritti.
          Io posso accedere a un’istituzione (nella fattispecie posso sposarmi), ma non tutti possono farlo. Quindi chiedo che tutti possano usufruirne oppure che esista un’istituzione equivalente a cui tutti (me compresso) possano accedere.
          Perché se c’è un diritto che vale per me e non per altri, o un diritto che vale per altri e non per me, anche se fossero perfettamente identici escluso il nome, in futuro potrebbero diversificarsi in qualcosa di più sostanziale.

    • Semplicemente perché non lo vogliono. È il mio caso, per esempio. Però mi roderebbe il culo non poterlo fare, se volessi.
      Avere un diritto non vuole dire avere l’obbligo di esercitarlo. Non averlo però, quando quasi tutti gli altri sì, ti rende un paria.

      • Sì, sono d’accordo con te. Uno che non vuole sposarsi semplicemente non si sposa. Però perché chiedere i diritti del matrimonio se l’istituzione esiste già?

        • uhm, non capisco. L’istituzione esiste già. Non per due omosessuali però. Che non possono usufruire di pensione di reversibilità. O adottare i bambini (non dico ‘averne’ perchè le lesbiche li hanno eccome). O essere coniuge in asse ereditario.
          Da notare che tutte questi vantaggi vengono erogati a prescindere dalla fertilità della coppia eterosessuale, una donna in menopausa o sterile può sposarsi. Così come si può essere sposati senza figli e nessuno verrà a dirti ‘no la pensione del marito te la sogni perchè non hai procreato’.
          Quindi, se vogliamo abolire il matrimonio per tutti ok. Se lo vogliamo concedere a tutti ancora meglio, c’è a chi piace. Stop.

          • Stefano, forse mi sono spiegata male. La mia domanda non è rivolta alle persone che non possono sposarsi, come per esempio gli omosessuali o le persone in attesa di divorzio. Per loro c’è necessità di richiedere un diritto.
            Mi riferisco invece a una coppia eterosessuale convivente di fatto che vuole, in quanto convivente, i diritti di una coppia sposata senza però sposarsi. In questo caso mi chiedo: perché allora non sposarsi? Per queste persone il diritto esiste già

          • io sono un eterosessuale con una relazione stabile, che dura da anni. Non voglio _tutti_ i diritti e i doveri di una coppia sposata, altrimenti molto semplicemente mi sarei sposato.
            Diciamo però che almeno visitare la mia compagna in rianimazione mi farebbe piacere, e permettere la stessa cosa a lei. O pretendere un sostegno economico in caso di disgrazia, visto che pago le tasse come tutti. Magari salterei la parte patrimoniale, le pubblicazioni, il divorzio etc, per questo ovviamente metterei sul piatto tutti gli sgravi fiscali, si sa, per rinunciare a un diritto devi rinunciare a un dovere (e nel matrimonio spesso i diritti di uno sono doveri dell’altro).
            Però all’attualità delle cose, la legislazione italiana è ‘o tutto o niente’. Considerando che per comprare un’auto ci saranno dieci forme contrattuali differenti, beh, mi chiedo perchè.

          • Ma qual è il tuo problema a non sposarti?

            Sembra che quelli come te non vorrebbero la “resposabilità” del dovere ma la pretesa di avere solo diritti in caso di emergenza. Facile: è come avere un servo della gleba che ti cambia canale ogni volta che alzi un dito.

          • Potrei non volere che i miei suoceri diventino miei parenti, ad esempio, rinunciando contemporaneamente ai diritti e ai doveri che ne derivano.

            Potrei desiderare che – nel caso in cui io e il mio compagno venissimo fatti prigionieri su un vascello pirata – fosse la nostra amica Teodora a occuparsi dei nostri figli, e non i succitati suoceri, che scavalcherebbero matematicamente l’amica Teodora (che magari è pure single) in un’eventuale diatriba per l’adozione.

            “Per tutto quello che citi dei tuoi familiari mi pare che esistano precise disposizioni testamentarie”: non esattamente. Le disposizioni testamentarie non annullano, in nessun caso, i legami di consanguineità.

          • Hai scritto un sacco di inesattezze.

            In primis l’ordinamento italiano prevede assoluta equiparazione tra i figli nati in regime di matrimonio e quelli naturali riconosciuti quali sono quelli nati in un rapporto di convivenza.

            E poi non vi è scritto da nessuna parte che i figli minori in caso di morte prematura dei genitori siano affidati in automatico ai nonni.
            Comunque dovrà intervenire un giudice e comunque tutto ciò a prescindere totalmente dall’essere i genitori defunti (o divenuti incapaci) sposati o meno.

        • Se io e il mio compagno volessimo gli stessi diritti delle coppie sposate, ci sposeremmo, ma mi pare di aver chiarito le seguenti cose, ovvero:

          • non voglio godere dei diritti di una coppia sposata perché non credo nel matrimonio

          • il ddl Cirinnà (‘na roba blanda, ma pur sempre una roba, laddove c’era il nulla) non istituirà una cosa che è uguale al matrimonio ma si chiama in un altro modo, se così fosse, NON farei riconoscere me e il mio compagno come coppia di fatto

  3. Ma non sarebbe tanto più ovvio, giusto e morale concedere diritti -patrimoniali e non – ai singoli cittadini in quanto individui e non in quanto parte di una coppia?
    Se uno non trova un partner deve pure rinunciare ai diritti che invece i fortunelli in coppia hanno?
    Il solito cornut-e-mazziatismo, insomma.

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