un blog canaglia

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27-10-2007  Milano
Politica
Assemblea Costituente del Partiro Democratico
Nella foto Walter Veltroni - Fotografo: Marco merlini

Come si vive, nei campi che ho fatto anch’io?

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Io ci sono stato, a Castel Romano: 42mila metri quadri di campo situato a più di 30 chilometri dal centro di Roma, con la fermata del bus più vicina a 4 chilometri di distanza, in parte senza energia elettrica, dotato come da copione di mondezza assortita ammucchiata in ogni dove e perfino di cinghiali che grufolano in giro, vicino alle persone. Il più grande insediamento “istituzionale” d’Europa.
Ebbene, sta di fatto che il campo rom (o per dirla come la dicono loro il “Villaggio della Solidarietà”) di Castel Romano è stato progettato e inaugurato nel 2005, dalla Giunta Veltroni.
Lo stesso Veltroni, a quanto mi risulta, che in una scena particolarmente “toccante” della sua ultima fatica cinematografica, “I bambini sanno”, chiede (con voce grave e commossa) a un bimbo rom come si viva in un posto del genere (riferendosi evidentemente a un campo, che non è dato sapere se sia quello di Castel Romano oppure un altro, ma evidentemente ai fini del ragionamento fa lo stesso), e se non sarebbe più felice di abitare in una casa vera (domanda peraltro molto acuta, un po’ come chiedere a uno costretto a mangiare cibo per cani se non preferirebbe, magari, dell’aragosta).
Ora, sui campi rom possiamo legittimamente pensarla in modo diverso: ma comunque la si veda, ne converrete, è un po’ singolare (e almeno altrettanto fastidioso) che uno che ha creduto in quel modello, al punto da adottarlo nella città che amministrava, qualche anno dopo ne denunci gli esiti degradati e degradanti attraverso la trovata da libro Cuore dell’intervista a un bambino.
Singolare e fastidioso. Ma anche drammaticamente emblematico di una classe dirigente che ha perpetuato scelte catastrofiche per decenni, alla faccia di chi già allora si permetteva di rilevare sommessamente che quelle scelte avrebbero condotto a conseguenze sempre più disastrose, e che a distanza di neanche troppo tempo finisce miracolosamente per non pagarne le conseguenze neppure a livello mediatico, arrivando addirittura al paradosso di collocarsi nell’area “di opinione” di quelli che dissentono, si rattristano, non sono d’accordo.
Responsabilità, si chiama, e di quando in quando sarebbe il caso di adoperarla. Magari, dico per dire, prendendosi la briga di fare la domanda giusta: tu che dici, bambino, ho fatto una cazzata a credere che posti di merda come quello in cui sei costretto a vivere fossero plausibili, immaginabili, concepibili nella città che governavo?
Come si dice: basterebbe poco, ma quel poco è tutto.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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