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Come farsi assumere dall’ISIS

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Come ben sappiamo in Italia i giovani faticano a trovare lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile si aggira al 44% e anche quelli che non sono conteggiati perché studenti universitari non hanno da essere felici: le loro prospettive di carriera sono ai minimi storici. Da anni gli atenei offrono incontri con i più importanti recruiter, mentre i giornali accolgono variegati elenchi di “x qualità per aver successo nei colloqui di lavoro”. Già alla fine degli anni ’80, in pieno boom dell’economia giapponese, si importava spudoratamente L’arte della guerra di Sun Tzu per la preparazione delle candidature. Il risultato è che oggi i consigli sono talmente tanti – e spesso in contraddizione tra loro – che chi desidera farsi assumere non sa dove sbattere la testa. Ma spesso, dalle situazioni più buie emergono opportunità incredibili.

Negli ultimi anni numerosi cittadini europei hanno trovato lavoro presso i dipartimenti pubblici di uno Stato che sta senza dubbio puntando ai cervelli cresciuti nei licei e nelle università occidentali. Questo Stato è l’ISIS. Per comprendere meglio i processi che portano alle selezioni e, infine, all’arruolamento, abbiamo parlato con il Dott. Sameh Salem Yasin Tariq, direttore dell’ufficio HR dello Stato Islamico.

 

Innanzitutto ci dica: la cultura islamica è vista spesso come chiusa in se stessa, eppure avete aperto esplicitamente alla forza lavoro cresciuta lontano dai deserti mediorientali. Non è una contraddizione?

“Assolutamente no. Non c’era contraddizione secoli fa, quando i più grandi filosofi, artisti, e scienziati viaggiavano da una corte europea all’altra, e non può esserci nel 2015. Quasi 70 anni fa gli USA chiamarono a sé esperti di fisica e chimica di tutto il mondo, addirittura provenienti da quei Paesi che stavano combattendo nelle trincee europee. Più recentemente lo Stato di Singapore ha attratto numerosi lavoratori occidentali sapendo premiare il loro sacrificio, se di sacrificio si può parlare.”

 

Insomma, accettate una visione internazionale del mercato del lavoro. E cosa potete offrire ai ragazzi che cercano disperatamente un’occupazione?

“Chiariamoci subito, Dan. Noi non stiamo offrendo un’occupazione. L’Occidente è entrato in crisi quando ha pensato che “lavoro” e “occupazione” fossero sinonimi. È così che avete assunto persone del tutto disinteressate alle mission aziendali, o che credono che un posto nel pubblico sia un parcheggio d’oro senza alcuna responsabilità. Avete accettato che le persone trovassero un’occupazione alle loro ore. Per noi non è così. Per noi è fondamentale che il dipendente riconosca in sé i valori di ciò che facciamo, la nostra mission.”

 

Prima scrematura fondamentale, quindi, la condivisione dei valori.

“Assolutamente. E guarda che è già di per sé un premio. Lavorare per qualcosa che veramente ami. Chi può dire seriamente, oggi, di farlo? Se sei semplicemente in cerca di uno stipendio, beh, mi spiace: all’ISIS non interessa la mediocrità.”

 

Su quali altri punti deve fare attenzione il candidato per avere successo nella selezione?

“Ovviamente valgono tutte le regole base sulla composizione del CV e della lettera di motivazione. Non mandateceli in Word! Non mandateci lo standard europeo! E soprattutto non devono scrivere cose false, o del tutto illogiche. Non è possibile avere una conoscenza “buona”, o anche solo “scolastica”, dell’arabo se come unica prova a dimostrarlo è un’estate come animatore in un villaggio turistico a Marsa Alam. Sono cose che fan perdere tempo a noi e fanno imbarazzare i candidati. Una volta è venuto un ragazzo che sosteneva di essere un esperto in combattimento avendo lavorato a Londra sei mesi in un negozio di armi. Gli ho detto “Benissimo, allora non ti dispiacerà spiegarmi come si smonta e rimonta questa Desert Eagle.” e lui risponde veloce:”Sì, dunque, è facilissimo, basta tirare…”. “No, aspetta!” Aggiungo io: “Voglio che tu me lo dica in inglese”. Ci crederete? Ha cominciato a balbettare: “Ah…eh…eh…I…I push…I pull the…the pistol…no?…you throw the carrell…would….should…”. Scrivete cose vere ragazzi. Conoscere i propri limiti permette a voi e al datore di lavoro di indirizzarvi verso il percorso di carriera migliore!”

 

Concretamente, quale piano di inserimento offre l’ISIS ai neoassunti?

“Posso affermare – e lo dico con una nota d’orgoglio, avendo lavorato tanto su questo – che la nostra è una struttura che capisce le necessità dei lavoratori e per questo offre diverse possibilità di carriera. Abbiamo infatti sviluppato tre percorsi diversi. Il primo è l’assunzione standard, con inserimento immediato in presso gli uffici centrali o periferici, con assegnazione del ruolo per cui è stata fatta la candidatura. Il secondo, nella tradizione dei graduate program, prevede un contratto di internship di un anno nel corso del quale la risorsa va a conoscere funzioni diverse (da quella di Pubblic Relations a quella Finance), lavorando per sei mesi nell’HQ di Al-Raqqa e per sei mesi in una filiale estera. Ritengo che questo inserimento sia di alto valore aggiunto: la dirigenza del futuro deve sapere leggere i report finanziari di un pozzo petrolifero sequestrato ai siriani, così come avere la sensibilità comunicativa nel produrre comunicati efficaci.”

 

Parlava di tre percorsi. Il terzo?

“Il terzo è il cosiddetto si basa sul franchising. Su questo, lo ammetto, ho tratto pienamente dalla mia precedente esperienza in Tupperware. Capiamo perfettamente che non tutti quelli che vogliono lavorare con noi hanno la possibilità di venire a vivere per sempre in Siria o in Iraq. Ci sono motivi comprensibili di adattamento e non vogliamo forzare nessuno né tantomeno chiudere la porta a risorse preziose, tanto meno in una strategia di forte incremento della presenza all’estero. Per questo motivo forniamo direttamente i mezzi produttivi e finanziari a chiunque voglia aprire un’attività ISIS nel proprio Paese d’origine. Ovviamente le condizioni sono tre per il candidato: deve vivere in un Paese con interesse strategico, deve partecipare – gratuitamente – ai i nostri corsi di preparazione ad Al-Raqqa e soprattutto deve identificarsi nella nostra mission.”

 

Un’ultima domanda. Perché i candidati dovrebbero scegliere voi e non, diciamo, altri Big del settore?

“Non credo sia corretto fare confronti, e preferisco parlare semplicemente dell’ISIS e del suo modello. Noi cerchiamo candidati per offrire loro ruoli tanto sfidanti quanto formativi, grazie al fatto che le persone nell’ISIS sono sempre al centro dei progetti, mai isolate o ai margini. Senza dubbio molti dei nostri attuali dipendenti provengono da esperienze presso realtà simili, all’interno delle quali si stavano burocratizzando troppo. Da noi hanno riscoperto la dinamicità prodotta dall’implementazione di ambienti informali all’interno di un network internazionale.”

 

La ringrazio e le auguro un buon lavoro. Chissà ci si veda in Italia.

“Può essere Dan, puntiamo sempre a migliorarci. Grazie a te.”

 

 

 

Attenzione! Ogni riferimento a fatti e/o persone è puramente casuale. L’autore e il sito non sono terroristi, non conoscono terroristi, non hanno mai comunicato con terroristi, né con persone appartenenti, affiliate, collegate o aventi qualsivoglia relazione con gruppi terroristici.

Chiediamo inoltre comprensione a chiunque si sia sentito diffamato o comunque offeso per l’articolo sopra riportato. Sappiamo che tenete al vostro onore e quanto siate terribilmente pericolosi se infastiditi o oltraggiati. Quindi, cari amici dell’HR, vi chiediamo scusa anticipatamente.

Per quelli che la partita doppia è andare allo stadio ubriachi. Prendo un libro o un giornale di economia, lo apro a caso, leggo e – qualche volta – capisco l'argomento, infine lo derido. Prima era il mio metodo di studio, adesso ci scrivo articoli. Sono Dan Marinos, e per paura che mi ritirino la laurea mantengo l’anonimato.

5 Comments

  1. Manca un punto 4: educazione di scolastica svolta obbligatoriamente in occidente e con proteste sociali esclusivamente in Italia.

  2. Parlare di Human Resource in Italia è come bestemmiare in Chiesa !
    In Italia si accede ad un lavoro (serio, ovvero con contratto di lavoro e non in nero) se, e soltanto se, si soddisfano le seguenti condizioni (in ordine di importanza):
    1) Nepotismo;
    2) Raccomandazione (di tipo familiare);
    3) Possesso di tessere di partiti o sindacati (ci vuole però una certa militanza anche di lunga durata;
    4) mettersi a disposizione dal punto di vista sessuale (vale sia per donne che per uomini, questione di pari opportunità).

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