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Clown assassini, genesi di una psicosi

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Il 10 maggio 1994, pochi minuti prima della mezzanotte, John Wayne Gacy venne giustiziato  per mezzo di un’iniezione letale nella Stateville Prison di Joliet, Illinois. Gacy, che negli Stati Uniti è noto come Killer Clown, fu condannato a morte per aver rapito, torturato, sodomizzato e ucciso 33 uomini (molti dei quali poco più che adolescenti) tra il 1972 e il 1978. Quando la notizia del suo arresto finì su tutti i giornali, la comunità di Chicago rimase incredula: tutti lo conoscevano come un uomo generoso e dedito al volontariato. In quegli anni John si distinse infatti per la sua attività di intrattenimento clownesco durante eventi di beneficienza. Da qui il soprannome che gli attribuì la pubblicistica.

La sua storia fece così scalpore e penetrò così a fondo nella cultura popolare americana che contribuì a formare l’immagine del clown malvagio. Si dice, ad esempio, che Stephen King prese spunto da questa vicenda per scrivere il suo celebre romanzo horror It, pubblicato nel 1986. «Sono l’incubo peggiore che abbiate avuto, sono il più spaventoso dei vostri incubi diventato realtà, conosco le vostre paure, vi ammazzerò ad uno ad uno» diceva il clown Pennywise, antagonista del romanzo. Dal libro venne successivamente tratta una miniserie televisiva di grande successo, che diede ulteriore linfa all’immaginario orrorifico e lo portò prepotentemente nelle case degli americani prima e degli europei poi.

Negli anni ’90 il tema continuò ad essere presente nella cultura pop americana. Letteratura, musica, cinema, videogames alimentarono il topos del pagliaccio assassino, che con l’avvento di Internet si diffuse a livello mondiale. Un esempio significativo: in un episodio della quarta stagione della famosissima serie animata  The Simpsons si racconta di quando Homer costruì un letto a forma di clown malvagio per il piccolissimo Bart, che terrificato ripeteva tra sé e sé «non posso dormire, il clown mi mangerà». Can’t sleep, clown will eat me divenne poi un meme Internet ed ispirò una quasi omonima canzone del cantante rock americano Alice Cooper.

La rappresentazione violenta e antisociale del pagliaccio ha trovato quindi terreno fertile nella Rete. Secondo John G. Robertson, autore del dizionario della lingua inglese Robertson’s Words for a Modern Age, il termine ‘coulrophobia’ (paura dei clown) si sarebbe propagato più sull’Internet che sulla carta stampata.  Provare per credere: fate una ricerca immagini su Google con le parole chiave “Internet clown“. I risultati  saranno in grande prevalenza raffigurazioni negative, violente, orrorifiche. Questo dimostra quanto sia effettivamente cambiato il personaggio nel repertorio dell’immaginario popolare, testimoniando inoltre il ruolo fondamentale del nuovo mezzo di comunicazione di massa nel processo di trasformazione.

Ma veniamo finalmente all’attualità. Ho appreso da un articolo de Le Monde che nel mese di ottobre sono state segnalate alle autorità francesi numerose apparizioni pubbliche di clown “assassini”, cioè di persone travestite e armate di armi in plastica (soprattutto coltelli). Episodi di questo tipo sono accaduti a Périgueux, a Liévin, a Douvrin; la maggior parte delle segnalazioni sono pervenute dal nord della Francia ed in particolare dalla regione Nord-Pas-de-Calais. Queste comparse hanno provocato un certo allarmismo tra la popolazione, ingrassato naturalmente dai titoli della stampa locale e nazionale. Così, nel giro di qualche giorno, sono nate diverse pagine Facebook anticlown e si sono formati numerosi gruppi di “cacciatori di clown”, che hanno preso a girare in alcune città francesi armati di coltelli e mazze da baseball. E non sono mancati episodi di violenza: il 24 ottobre scorso a Montpellier un uomo travestito da pagliaccio è stato aggredito da un pedone con una spranga di ferro; il giorno precedente un ragazzo mascherato aveva distrutto un’autovettura nell’Hérault. La faccenda si sta quindi facendo via via più seria.

Ma dove nasce questa nuova tendenza? A quanto pare a Wasco, California, dove una coppia di artisti travestiti da It ha cominciato a manifestarsi per le strade della cittadina americana in piena notte. Le foto, che sono state postate sui social network, hanno fatto il giro del mondo, facendo crescere rapidamente il numero di emulatori sia nel piccolo centro californiano che al di qua dell’Atlantico. In Europa, grande successo ha avuto il canale You Tube DmPRANKS, gestito da due ragazzi umbri che hanno ripreso e messo online una serie di scherzi in cui terrorizzano i passanti inscenando omicidi e violenze travestiti anche loro da clown malvagio. Il loro video più famoso ha avuto più di 32milioni di visualizzazioni.

Da quando ha cominciato a diffondersi questa candid camera horror, anche in Italia le segnalazioni alla polizia si sono moltiplicate. La fobia collettiva è cresciuta soprattutto in provincia di Perugia (dove effettivamente sono stati realizzati gli scherzi di DmPRANKS) ma anche a Modena e Reggio Emilia, e persino a Brindisi, dove i clown non sarebbero soltanto “picchiatori” ma anche “rapitori”.

Insomma, il fenomeno continua a svilupparsi (si vocifera di casi simili anche in Belgio e in Svizzera) e fa leva sull’apparato immaginativo di quella che ormai è diventata una tradizione narrativa. Per il momento, a quanto sembra, in Italia si tratta soltanto di leggende metropolitane alimentate dal passaparola sui social network, cioè di una psicosi. Ma è difficile escludere che possa trasformarsi in qualcos’altro, persino in manifestazioni antisociali violente. Del resto, non sarebbe la prima volta. E del resto il volto sformato e ghignante del clown fa maledettamente paura.

1 Comment

  1. Fino a quando resta una cosa nota a pochi… poi con la rete si diffonde e questi rischiano di trovare un kickboxer che capisce trattarsi di uno scherzo che gli spacca la testa a suon di legnate.
    Già immagino i titoli…

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