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Chi ha paura di un ananas?

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All’inizio dell’anno accademico, ogni universita’ di Sua Maesta’ organizza una fiera delle associazioni studentesche per farle conoscere dai nuovi arrivati. Ieri, alla fiera dell’Universita’ di Reading, gli animi si sono scaldati per un ananas di nome Maometto. La “Reading University Atheist, Humanist, and Secularist Society” (l’associazione dei senza-dio-mangiapreti-e-simili insomma) ha infatti deciso di esporre sul suo stand un ananas con sopra scritto Maometto. Lo scopo era quello di pubblicizzare un dibattito da loro organizzato dal titolo “Should we respect religion?” e in generale per portare l’attenzione su liberta’ di espressione e blasfemia . Apriti cielo: i nostri atei, umanisti e secolaristi sono stati messi davanti all’aut aut “o se ne va l’ananas o ve ne andate voi”. Naturalmente, da bravi senza-dio-mangiapreti-e-simili i nostri si sono rifiutati di rimuovere l’ananas e sono stati allontanati dagli uomini della sicurezza. Lo scorso anno invece la corrispondente associazione della London School of Economics era finita nei guai per non aver rimosso delle vignette raffiguranti Maometto e Gesu’ dalla loro pagina Facebook. In questo caso l’associazione era stata accusata di intimidazioni verso mussulmani e cristiani e ne era stata richiesta l’espulsione dall’universita’. Fortunatamente l’universita’ ha deciso di non espellere l’associazione. Atei, secolaristi, umanisti, agnostici e apostati continueranno ad avere una rappresentanza all’interno di un’univerista’ dove invece le associazioni religiose fioccano come le rane durante le dieci piaghe d’Egitto, senza che nessuno si senta minacciato per questo, giustamente.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

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