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Certo che siamo stronzi, sai che scoperta

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Il nostro nuovo acquisto Billy Pilgrim si è fatto, al primo tentativo, un sacco di amici per aver affermato il suo (e nostro) diritto alla disempatia. Capisco che sia facile ridurre la questione a “Questo qui è il prossimo Hannibal Lecter ma io sono una persona molto migliore” ed avreste tutto il diritto di pensarla così: il problema è che, sfortunatamente, vi stareste prendendo per il culo. Vedete, per quanto possiate convincere voi stessi o chiunque altro di quanto siate altruisti, generosi etc. etc., la triste verità e che a voi, della maggioranza degli altri esseri umani non frega nulla; e non è che si tratta di essere cattivi o insensibili, il problema è che nel nostro cervello non c’entrano più di 150 persone. Non c’entrano, punto. E non parlo di saperne i nomi, i codici fiscali, il colore preferito o il numero di peli del culo ma del concepirli come individui, esseri umani, come nostri pari. Vedete quando Stalin diceva che “Un morto è una tragedia, un milione è una statistica”, centrava in pieno il punto: noi stiamo evolutivamente costruiti per ragionare esattamente in questi termini. Che poi è esattamente il motivo per cui sia stato, e sia tuttora possibile, il massacro di ingenti quantità di esseri umani: perché per noi sono, appunto, una quantità (a proposito, guardatevi The Act of Killing e poi riprendiamo questo argomento). E se credete che stia esagerando pensate che abbiamo parlato per anni del piccolo Samuele ma sfido chiunque a dirmi come si chiamava anche uno solo dei 900 poveracci affogati domenica?

Tutto questo ha a che fare col fatto che non è poi tanto tempo che siamo scesi dagli alberi e smesso di tirarci le feci l’un l’altro; fino a quello che in termini di evoluzione è l’altro ieri, eravamo organizzati come un qualsiasi branco di animali con i maschi a caccia e le femmine a badare ai cuccioli: e questi individui erano tutti e soli quelli di cui ce ne doveva fregare qualcosa. È lo stesso motivo per cui esistono amore materno e attrazione sessuale: é l’evoluzione bellezza.

Quindi è vero che siamo degli stronzi: a livello emotivo degli altri non ce ne frega un cazzo, non siamo fisicamente in grado di provare empatia per loro. Peccato che questo non conti una sega. Non nel senso che intendete voi.

Vi faccio una domanda, sapete perché in questo momento invece di succhiare l’osso di un brontosauro che ho ammazzato a bastonate, stia scrivendo questo illuminante post su un coso che, per quanto mi riguarda, funziona per intercessione dello spirito santo? Perché un bel giorno abbiamo deciso di mandare l’evoluzione a fare in culo e abbiamo iniziato a basare le nostre decisioni non solo sui nostri istinti ma sul nostro intelletto; e considerando che questo ci ha portato in un paio d’ore in cima alla catena alimentare forse non è stata una cazzata completa. Vedete, la nostra società non è organizzata sull’empatia, è troppo complicata per esserlo: è organizzata su legami di tipo intellettivo ed etico possibili solo grazie alla nostra capacità di astrazione. E tali legami fanno si che, pur non essendo singolarmente in grado di prenderci cura l’uno dell’altro, possiamo farlo, bene o male, collettivamente; e in questo l’aspetto etico è fondamentale perché trasla il concetto di “convenienza” dal singolo individuo alla società intera.

In soldoni l’utilizzo dell’emotività all’interno della sfera pubblica non solo è fisiologicamente inadeguato ma contraddice l’idea stessa di società; è per questo che per ogni scelta che dobbiamo fare non dovremmo chiederci “come mi fa sentire questa cosa” ma “cosa è più giusto fare”; ed è per questo che “Ascolta il tuo cuore” e “Sii te stesso” sono le peggiori cazzate che si possano consigliare a chiunque: provate con “Chiudi il becco e usa il cervello” e con “Sii una persona migliore” e vediamo come va.

12 Comments

  1. bell’articolo, presidente. nell’ultimo paio di paragrafi pero’ fai dei salti logici che lasciano il ragionamento un po’ zoppicante.
    visto che dai consigli di lettura, ricambio con “il gene egoista”. le conclusioni sono simili, ma magari riesci a mettere una zeppa sotto la traballante asserzione “l’utilizzo dell’emotività all’interno della sfera pubblica non solo è fisiologicamente inadeguato ma contraddice l’idea stessa di società”.
    Riassunto preliminare: la societa’ nasce molto prima delle capacita’ di astrazione (ne puoi vedere vari tipi in animali con cui difficilmente potresti discutere il concetto di sistema elettorale maggioritario, geometria non euclidea o attrazione nucleare debole…) e l’evoluzione non solo non riguarda la societa’ intera ma nemmeno il singolo individuo quanto piuttosto il “replicatore” rilevante e’ un pezzettino del suo DNA. Ora pero’ che esiste una componente intellettuale (quindi non solo istintiva trasmessa via patrimonio genetico, ma cognitiva trasmessa via patrimonio culturale) dell’evoluzione, anche questa influenza il modo in cui e’ composta la nostra societa’.
    Vabbe’, Dawkins mi perdonera’ le mille imprecisioni. Andatevi a leggere il libro. Cosi’ scoprite anche che c’entrano le immaginine scambiate su internet con l’evoluzione culturale…

      • Pensi di essere intellettualmente geniale usando la foto di Padre Pio? Forse perché quello che scrivi potrebbe non essere apprezzato? La società è fatta di individui come te e diversi da te, anzi per essere più precisi ognuno di noi è unico ed irripetibile e dico: per fortuna!

    • Provo a spiegarmi meglio. Il punto fondamentale, per me, é che é solo la società umana a basarsi su legami intellettivi. Un branco di leoni o scimmie non necessita di capacità di astrazione poiché il loro tipo di organizzazione e basato sull’istinto: infatti la dimensione del branco é sempre limitata dalla “monkeysphere”. Animali che vivono in gruppi più grandi invece (pesci, bisonti, uccelli), non hanno un’organizzazione sociale su tutto il branco ma solo su scala familiare. L’unica eccezione che mi viene in mente sono gli insetti anche se la loro organizzazione é basata sulla replicazione indistinta di compiti elementari e potrebbe comunque essere gestita dall’istinto (se Dawkins ha perdonato te, perdonerà anche me).
      Tutto questo per dire che, poiché la nostra società é basata sull’intelletto, non usare l’intelletto per relazionarsi ad essa é come presentarsi con una clava ad una partita a bridge: magari a te darà pure soddisfazione ma non era quello lo scopo del gioco e hai rotto i coglioni a tutti gli altri.

      • @El Presidente:

        Modalità pippone on.

        Posto che il pezzo mi è piaciuto (se la reazione per tutte le stronzate che scrivo è sempre di questo livello prometto che mi ci metto d’impegno), devo dire che non condivido. l’uso spregiudicato del termine società. Quel furbastro di Dawkins (e altri come lui) sta semplicemente rispolverando vecchi concetti della filosofia politica del ‘600 con un atteggiamento presuntemente “positivista”, mentre in realtà si tratta di gran aria fritta di stampo monista.

        Di per sé “società” non significa assolutamente niente. Esistono innumerevoli forme di aggregazione umana (nazioni, etnie, clan, religioni, ecc…), e ognuna di esse segue delle logiche diverse. Esempio stupido: le motivazioni che spingono dei delinquenti a fomare un’associazione di stampo mafioso sono ben diverse da quelle che spingono un gruppo di suore a chiudersi in un convento e a organizzarsi in una comunità il più autonoma possibile. Ridurre tutto questo a un semplice questione di uso dell’intelletto (e alle vecchie categorie cartesiane razionalità/istinto, natura/cultura) sembra semplicemente molto riduttivo.

        Modalità pippone off.

        @Eleuterio: uso la foto di Padre Pio perché lo trovo sessualmente attraente.

        • Ma anche mafiosi e suore si organizzando su rapporti e con fini intellettivi e non istintivo/emotivi: l’intelletto lo si può usare in modalità diversissime tra di loro ma sempre di quello si tratta.

          Non essendo un esperto in materia so che “società” è un termine generico e, per questo, deboluccio: spero che il concetto sia chiaro in ogni caso.

  2. Il sistema basato sulla fisiologica indifferenza è quello sano. C’è poi quello delle bizzoche sgranarosario che il pomeriggio, in attesa che si faccia l’ora dell’Eredità, vanno un paio d’ore alla Caritas. Lì distribuiscono maglioni vecchi e slabbrati e cibo avanzato agli “extracomunitari”. Le bizzoche tornano a casa rinfrancate per aver salito un altro paio di gradini verso il paradiso. Provate a chiedergli se andrebbero mai in pizzeria con Mamadou e Yussuf.

    • Non sono del tutto d’accordo col termine “indifferenza” (ancorché fisiologica): la mia idea è che, come “società” (tra virgolette altrimenti Riccardo mi picchia) non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti non per un soggettivo sentimento di “pietà” ma perché aderire ai principi etici che dovrebbero guidarci collettivamente.

  3. Va bene, ognuno alla fine fa quello che vuole. In definitiva la Società aperta è un insieme di individui che attua azioni più o meno intenzionali che scaturiscono effetti inintenzionali. Tutto questo avrà pure una certa importanza?

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