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Cene eleganti 3.0

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La minoranza Pd sta utilizzando la fantomatica presenza di Buzzi alla cena di finanziamento del partito per attaccare Renzi. Come si usa nel caso degli #epicfail, potremmo commentare con un laconico “lo stai facendo nel modo sbagliato”. Potremmo, ma non abbiamo nulla di meglio da fare, quindi spiegheremo anche il perché la sinistra a vocazione minoritaria sta dando un’ulteriore dimostrazione della propria inadeguatezza al ruolo di opposizione interna.

il problema principale
non è infatti rappresentato da una presenza in qualche modo imbarazzante, come pare sia considerata quella di Buzzi, a una cena elettorale. Più “divertente” è invece rilevare come l’ospite ingombrante pare non risulti nella lista dei paganti. Sul punto sono state formulate diverse ipotesi: i mille euro di Buzzi mancano perché era un ospite di riguardo? Perché si è imbucato per scroccare l’allegra compagnia? Sono state versati da altri ma per suo conto? Oppure la sua quota è stata assorbita da quella di un finanziatore particolarmente prodigo che ha pagato per un intero tavolo se non per più?

La disattesa trasparenza sull’evento
, che in molti lamentano, non consente di approfondire. E quindi si procede nel campo delle ipotesi. E tra le varie quella del finanziatore di gruppo è certamente la più inquietante. Questo perché quella forma di finanziamento del partito, promossa non a integrazione ma in sostituzione di una tradizionale campagna di tesseramento, finirebbe così per avere oltre ai suoi peculiari difetti (la mancanza di partecipazione popolare), anche i peggiori che si attribuiscono, e non a torto, alla vecchia alternativa. Perché se nell’era di Bersani, per dire dell’ultimo leader del vecchio conio democratico, il partito era governato dai signori delle tessere che le acquistavano a interi pacchetti, ora si potrebbe affermare che il partito è finito nelle mani dei signori delle cene, che a pacchetti questa volta acquistano interi tavoli e relativi coperti.

E’ un aspetto importante, e che sfugge alla minoranza Pd perché il fenomeno – ancorché perpetuato in altre forme – risulta geneticamente familiare. Al punto che ora che potrebbero adoperare l’argomento contro l’avversario, neanche gli viene in mente. Non certo per coerenza, perché affatto l’hanno dimostrata in più occasioni, ma per assoluta e manifesta incapacità. Le cene eleganti 2.0, in definitiva, non possono essere considerate una stortura renziana, ma solo la riformulazione degenere di una pratica immutata al di là dei riti e delle giravolte della comunicazione. Ed è davvero insopportabile sentire i veri responsabili dell’ascesa di Renzi urlare come verginelle violate dal vassallo.

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