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Cene eleganti 2.0

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Le cene di finanziamento non le ha inventate Renzi, quindi sarebbe stupido prendersela con il segretario del Pd per l’impiego di quello strumento. Ha senso però valutare l’idea nel contesto composto da una linea politica che punta all’eliminazione dei rimborsi elettorali e al superamento della forma di partecipazione e finanziamento costituita dal tesseramento. Certo, i cittadini comuni potranno continuare a finanziare il partito con le loro donazioni e con gli oboli richiesti alle urne delle primarie, ma sembra non saranno – almeno al momento non lo sono – particolarmente sollecitati in questo senso.

Del resto si fa molto prima ad ottenere 1000 euro da un imprenditore ben disposto a tessere relazioni con suoi pari per una cena, piuttosto che coinvolgere uno studente o un operaio, un impiegato o un pensionato. Tutta gente, quest’ultima, che poi tende a incorrere nell’equivoco che il Partito in qualche forma – sia pur per infinitesima quota – gli appartenga. Fantasie che invece non vengono in mente a quanti si rendono disponibili, seicento per volta, a farsi carico della necessità che le attività del Partito Democratico proseguano indisturbate e senza condizionamenti di sorta.

Del resto la questione del tesseramento è spinosa, perché è noto – ed è vero – che molto spesso si tratta di operazioni a dir poco opache e che non restituiscono nei fatti alcuna genuina partecipazione della base. Ma questo non dipende dallo strumento: non è il tesseramento che di per sé produce cattiva politica ma semmai chi lo organizza e gestisce. Quindi il problema è tutto della classe dirigente, e va da sé che questa non è una giustificazione accettabile da parte di chi sta rottamando (o ha già finito?) il vecchio per sostituirlo con nuovi, genuini e disinteressati entusiasmi.

Ci sarebbe poi da tenere in conto che per raccogliere 600.000 euro, tessera ordinaria per tessera ordinaria, quindi 50 euro alla volta, bisogna far scoccare la scintilla della partecipazione nel cuore di ben 12.000 persone. Ma se si è riusciti a cavare 1000 euro da 600 – si presume – alti redditi, possibile che non si trovino 12.000 (ma anche 24.000 0 48.000) personcine disposte a reinvestire una piccolissima parte di quegli 80 euro al mese che gli hanno migliorato la vita? No, che discorsi!, non si può fare.

3 Comments

  1. Molto d’accordo con il post. Eppure non concordo del tutto con il fare carico alla classe dirigente di non ricorrere all’appello a 12.000 o 48.000 simpatizzanti per un’iscrizione che frutterebbe ben più di una cena di VIP.
    Oggi nessuno lo sa più, ma negli anni ’60 la LID, Lega per l’Introduzione del Divorzio in Italia, si finanziò interamente con un forte ricorso ad iscrizioni, ma anche a cene di autofinanziamento ORGANIZZATE DA COMUNI ISCRITTI appartenenti ad ogni classe sociale. E anche se di VIP se ne videro ben pochi, la partecipazione popolare fu invece incredibile e vincente, e dopo il 1970 ci fu un solo partito che adottò quel modello di finanziamento: il Partito Radicale.
    Ma era un altro modello di partito. E il PD si guardò bene di farlo proprio; e teniamoci Renzi.

  2. La tessera ordinaria del PD non costa 50 euro. Per saperlo basta andare in un circolo a caso presente nel territorio nazionale.

    Altra cosa.
    Forse gli 80 euro sono serviti e servono per le spese di prima necessità?

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