un blog canaglia

Category archive

religione - page 2

Biblioteca – Ep. 4

in religione by

Genesi, 4

Riassunto delle puntate precedenti: Dio crea l’uomo, un frutto proibito e un serpente tentatore, e quando tutto va a catafascio si ritiene profondamente offeso.

Cacciati per sempre dall’Eden, Adamo ed Eva (si chiamano così) si arrangiano come possono. Hanno due figli maschi: Caino, il più grande, fa il contadino, mentre Abele è un pastore. Un giorno i due fratelli vanno ad offrire qualcosa in sacrificio al Signore (meglio tenerselo amico, quello): Caino offre “frutti del suolo”, Abele invece “primogeniti del suo gregge e il loro grasso”.

Ma all’improvviso il dramma. “Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta”. Così. Senza un motivo particolare, uno sì e l’altro no. Per un genitore questo è l’errore-zero.

– Papà papà guarda, ti abbiamo fatto un disegno!
– Davvero? Vediamo.
– Vedi questo è spongebob e questa è peppapig.
– Che bello, bravo! Adesso lo appendiamo al frigorifero. Amo’, il bambino lo mandiamo alle belle arti!
– Guardapapà anchìo ho un disegno e questo sei tu e questa è la mamma e in mezzo cè un fiore grande grande e il sole co i raggi e qui ci sono io.
– Tu sei la mia delusione più grande.

Sia chiaro, anch’io tenderei a preferire l’agnello al minestrone; però se tuo figlio ti regala una torta di fango tu come minimo fai finta di assaggiarla e dici MMM BUONISSIMA. Se non lo fai, ti assumi la responsabilità delle inevitabili conseguenze. Caino infatti ci rimane talmente male che accoppa il fratello. Siete stupiti, voi? Dio sì.

Dio: – “Dov’è Abele, tuo fratello?”

Possibili risposte migliori di quella data: 1) “Chi?”; 2) “Credevo fosse a pranzo da te”; 3) “Ma dobbiamo per forza fare questa scenetta dell’interrogatorio ogni volta?”.
Invece, signore e signori, l’errore-zero lato figlio:

Caino: – “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”

a83f637505ca9a1a4943d221d938c977ae1ae4ad88d0fb994dbe6b4900874658_3
Io una volta ho risposto così a mia madre che non trovava mia sorella, poi non ricordo più nulla.

Davanti a una tale faccia di bronzo, Dio comincia la sua solita tiritera di maledizioni, ma Caino ha un’obiezione. “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà”. Obiezione piuttosto sens –
– Ma chiunque chi, se sulla terra ci sono rimaste tre persone lui compreso?
Non so, probabilmente la madre (se è come la mia) appena scopre cos’è successo. Comunque il Signore prende la domanda sul serio: “Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte”. Caino allora –
– E come lo uccidono sette volte?
Ma non lo so, sarà un modo come un altro per andare larghi, tipo quando ti danno quattro ergastoli. Caino allora si allontana, e va ad abitare nella regione di Nod. Qui, e non chiedetemi come sia possibile, conosce sua moglie e –
– E com’è possibile?
Oh ma mollatemi, non l’ho fatta io la sceneggiatura, quando vi siete sorbiti sei stagioni di Lost facevate mica tanto gli schizzinosi. C’è la regione di Nod, c’è la moglie e c’è una sequela di figli e discendenti, punto.

Nel frattempo, comunque, Adamo ha un altro figlio da Eva, Set. “Perché Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”. Come garanzia doveva essere parecchio lunga.

(continua)

Colonizzazione ideologica

in religione/società by

Dal Vangelo secondo Matteo (12, 46-50):

Gesù stava parlando alla folla. Sua madre e i suoi fratelli volevano parlare con lui, ma erano rimasti fuori. Un tale disse a Gesù: “Qui fuori ci sono tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlare con te.” Gesù a chi gi parlava rispose: “Chi è mia madre? e chi sono i miei fratelli?” Poi, con la mano indicò i suoi discepoli e disse: “Guarda: sono questi mia madre e i miei fratelli: perché se uno fa la volontà del Padre mio che è in cielo, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre.”

 

Sempre dal Vangelo secondo Matteo (10, 37-38):

“Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.”

 

Dal Vangelo secondo Papa Francesco (10 gennaio 2015):

“La colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che non ha niente a che fare col popolo; con gruppi del popolo sì, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura.”

 

Il soggetto dell’affermazione di Bergoglio è l’adozione della teoria gender nei libri di testo degli istituti scolastici. Lo stesso concetto è stato ripreso ieri dal presidente della CEI Angelo Bagnasco, il quale ha parlato del rischio di colonizzazione delle menti dei bambini da parte di una “visione antropologica distorta” che mina l’idea di famiglia naturale.

Fermi tutti. Sono confuso.

I passaggi del Vangelo che ho citato qui sopra non sono forse insegnati a catechismo? I preti non leggono questi passaggi durante la messa della domenica? Oppure viene fatta una selezione preventiva da parte di catechisti e sacerdoti per non turbare le menti dei bambini?

Perché a me sembra che Gesù l’idea di famiglia naturale l’abbia decisamente mandata a puttane. Prima di tutto la comunità di Dio, servire il Signore, due preghierine, poooooooooooooi, se c’è tempo, un saluto alla mamma, ciaocia’ vecchia. I legami familiari nel Nuovo Testamento vengono decisamente gettati alle ortiche, e i Cristiani delle origini (quelli nel menù giornaliero dei leoni dell’Anfiteatro Flavio, per intenderci) non erano altro che un gruppo ristretto di persone, un gruppo del popolo, che “cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura.”

Sarà mica che pure Gesù era frocio?

Immigrazione: una soluzione finale

in giornalismo/politica/religione/società/televisione/ by

Signori, la situazione è chiaramente diventata insostenibile.

Gli sbarchi di immigrati sono sempre più numerosi, il fatto che siano costretti all’illegalità li rende un’enorme fonte di reddito per la criminalità organizzata, le condizioni degradanti in cui vivono in Italia li portano a diventare (se non lo erano già) criminali e ad abusare di alcool e sostanze stupefacenti. La politica si rifiuta di affrontare la questione in maniera realistica proponendo sparate occasionali in presenza di disastri e ignorando la situazione quanto più possibile. I media, d’altro canto, oscillano tra la costruzione di un clima di sospetto, quando non di paura, e improvvisi rigurgiti di una vacua pietas da riflesso pavloviano.

Eppure la soluzione c’è, ha già funzionato in passato per grandi civiltà ed è parte di una lunga tradizione che, orgogliosamente, ci vede eredi: i giochi gladiatori.

Invece di farli affogare soli e lontano dalle telecamere, reclutiamo profughi e migranti, li addestriamo e li facciamo combattere per il pubblico. Si creeranno una serie di competizioni suddividendo peso, stile di lotta e tipo di match (Team Tag Match, Royal Rumble, Spada, Lancia o mani nude) da trasmettere in alternativa al calcio, o alla formula uno; le fasi di selezione e allenamento diventeranno reality show, il pubblico deciderà la pena degli sconfitti su twitter, siamo già in trattativa con Russel Crowe per apparire come special guest.

So che, come tutte le idee innovative, c’è bisogno di un attimo per apprezzarne tutti gli aspetti ma se mi concedete cinque minuti provvederò ad illustrarvi tutti i vantaggi della soluzione a fronte dei quali i contro risultano pressoché risibili.

Innanzitutto l’aspetto economico: il business plan mostra che, a fronte di una spesa iniziale per le infrastrutture, i guadagni crescono in maniera esponenziale. Pensate ai proventi televisivi, al merchandising, all’esportazione del format in tutto il mondo (gli Stati Uniti si sono detti molto interessati): sarebbe un trionfo per il Made in Italy. Inoltre si creeranno numerosi posti di lavoro (pensate al reclutamento, al training, alla costruzione delle infrastrutture) che abbatteranno la disoccupazione e alzeranno il gettito fiscale.

L’aspetto comunicativo, d’altro canto, potrebbe apparire un po’ ostico ma in verità la GI (Gladiator Initiative) non è che il naturale approdo della strategia mediatica tesa alla disumanizzazione di “negri”, “arabi” e “zingari” che in Italia da anni riscuote notevole consenso (un trend riscontrabile anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti) in modo del tutto trasversale: non è un caso che il firmatario della legge che ha inventato i CIE sia stato eletto (due volte) Presidente della Repubblica. D’altronde il concetto di Monkeysphere è chiaro: l’empatia verso queste persone è al più frutto di un senso di colpa individuale del quale il pubblico sarà più che lieto di liberarsi. In questo una grossa mano ci è venuta dai media che negli ultimi anni anni hanno sempre più avallato il concetto che il cosiddetto “razzismo” è null’altro che la coraggiosa espressione di una minoranza che non si piega al politicamente corretto o, in alternativa, un’insieme di esternazioni forse un po’ “fuori luogo” o “sopra le righe” ma scevre di cattive intenzioni.

Tutte le nostre analisi concordano nell’indicare che il mercato (scusate, l'”opinione pubblica”) risponderà positivamente alla GI: l’assenza di empatia verso target quali “negri”, “arabi” e “zingari” è già una realtà, e va solamente innescata inquadrando la questione sotto il corretto punto di vista: il nostro fine è attrarre segmenti di mercato diversificati per creare un sentire condiviso.

Ad esempio, per i più poveri si punterà sul succitato aspetto economico anche sottolineando il risparmio confrontato alle alternative: infatti sia la copertura militare delle coste, tesa all’affondamento dei natanti, che la distruzione preventiva di tutti i porti di Libia, Egitto e Libano è chiaramente troppo dispendiosa ed impegnativa per le nostre forze armate.

Presso le fasce di pubblico più informate sono due gli argomenti da affrontare: da un lato l’inconcludenza delle proposte attuali (ad esempio “Ok, gli abbattiamo le case con le ruspe. E poi? Dove andranno? Tornano per strada a rubare?”) e dall’altro la possibilità di scelta per l’individuo, che, invece di crepare in mare, potrà combattere per la libertà.

Verranno coinvolti nel progetto anche gli attuali residenti nelle prigioni venendo così incontro alle richieste dell’Europa di diminuire la popolazione carceraria: si includeranno gli zingari in questo gruppo in quanto rientranti nel target stabilito ,a prescindere dal fatto che siano o meno “italiani”.

I soggetti non adatti al combattimento potranno essere utilizzati per sperimentazioni mediche: in questo modo si attrarrà ulteriore consenso dal mondo animalista.

Inoltre, tramite selezioni mirate, si provvederà a graziare un (limitato) numero di concorrenti, qualora si convertano al cristianesimo (pare sia un bias che fa abbastanza presa su certe fasce di popolazione): oltre a, chiaramente, accontentare la Chiesa, provvederà ottimo materiale per la programmazione pomeridiana.

Comune a tutti questi argomenti, e pietra miliare della nostra opera di persuasione, è, e dovrà sempre essere, il rifiuto dell’ipocrisia, del buonismo e di tutte le falsità moralizzanti che impregnano la società: a tutti noi, lo sappiamo benissimo, di negri, arabi e zingari non frega nulla, sono quindici anni che non li consideriamo esseri umani e li facciamo crepare senza che ne siamo minimamente toccati, non dobbiamo aver paura di dirlo perché è normale che sia così, è come siamo fatti e non c’è niente di male. E per giunta non c’è davvero alternativa: l’unica soluzione possibile è una soluzione finale.

Shakira idolo sottovalutato

in religione/ by

Icona pop, ancheggiatrice senza uguali, benefattrice. Shakira, che quando canta sembra posseduta dal diavolo e che puo´ permettersi di far finta di suonare (e male) una chitarra nel video di Objection (Tango), e´ in grado di far impazzire anche una rockettara convinta come la sottoscritta, in grado di partire in un ballo sfrenato appena suona una sua canzone alla radio.  Eppure e´ sottovalutata. Si, nonostante la sua immensa popolarita´ la gente non capisce il vero valore di Shakira. Lei, semplicemente, e´ un idolo per tutte le donne del mondo. Per motivi piu´ seri della musica. Ecco quali sono: primo, Shakira ha le tette piccole. E ne fa un vanto. Ascoltate bene il suo primo successo e vi renderete conto che il testo dice: “Lucky that my breasts are small and humble, so you don’t confuse them with mountains”. Applausi, all´ironia e alla semplicita´ dell´affermazione. Il secondo fondamentale motivo  e´: Shakira ha ricrescita. E se ne frega. Anni luce prima che il mondo inventasse il concetto di shatush per risolvere questa piaga sociale, Lei era gia´ oltre. In pratica lo shatush lo ha lanciato lei. Appartenendo alla categoria “donna dalle tette piccole che combatte con la ricrescita” non posso che desiderare di diffondere il verbo alle mie consimili.

Siate Shakira. Siate splendide. Con le tette piccole e la ricrescita.

Biblioteca – Ep.3

in religione by

Genesi 3

Riassunto delle puntate precedenti: Dio crea l’uomo, gli mette affianco un albero proibito, e si aspetta che non accada nulla di male per l’eternità.

L’uomo e la donna sono in totale relax nel giardino di Eden: sono soli, in un’oasi mediorientale, presumibilmente immortali e – cosa più importante – senza un ufficio a Milano sud in cui tornare dopo le ferie. In questo splendido scenario irrompe un personaggio indimenticabile: il serpente, “il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto”.
Ma non è più furba la volpe? – chiederanno subito i miei ingenui lettori.
Sì.

Comunque, l’intrigante serpentello si avvicina alla donna (e non dovrei essere io a dirvi certi atei senza dio a questo punto cosa sono andati a pensare). Il serpente viene a sapere che Dio ha detto loro di non mangiare dall’albero proibito, altrimenti moriranno. Scuote la testa e dice alla donna, “Non morirete affatto [sottinteso, ‘imbecille’]. “Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male [sottinteso, ‘si chiama albero della conoscenza del bene e del male; quella materia grigia che hai intorno al cervello a quanto la vendi?’].

Tanto basta a convincere la donna; d’altronde anch’io perderei molto del mio scetticismo davanti a un serpente con una simile padronanza del congiuntivo. Prende una mela e la mangia; soddisfatta, ne offre un po’ anche al marito, che evidentemente è molto lontano dall’essere astuto quanto un rettile preistorico e partecipa senza dire né a né ba. Purtroppo però Dio diceva la Verità e in pochi istanti i due muoiono.

Ahah, NO. Si aprono gli occhi di tutti e due e si accorgono di essere nudi. Cioè, per essere chiari: il serpente aveva ragione e Dio aveva detto una balla. Sia messo agli atti. Proprio in quel momento arriva Dio, e i due si nascondono.

Dio: – Dove sei?
Uomo, sputtanandosi subito: – Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.
Dio: – Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?

Possibili risposte migliori di quella data: 1) “Sì”; 2) “No, me l’ha fatto notare il serpente”; 3) “Non era esattamente un segreto impenetrabile”; 4) “Ho detto nudo? Volevo dire timido”; 5) “Evidentemente no, Signore, altrimenti SAREI GIÀ MORTO”.
Risposta data dall’uomo. Ve la ricordate? Tenetevi:

Uomo: – La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato.

oh-you-did-not

Dio santo solo a scriverlo mi sale la pressione. Di tutt’altra classe, ovviamente, la donna, che al “Che hai fatto?” di Dio risponde glaciale “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato [sottinteso, ‘te invece preparati che quantevveroddìo ti rispondo a monosillabi per due mesi’].
E insomma, com’è come non è, la colpa di tutto quanto se la prende l’unico onesto dell’intera vicenda. Dio maledice il serpente, maledice la sua stirpe, condanna la donna a partorire con dolore, condanna l’uomo a lavorare nei campi, maledice i campi, dopodiché caccia tutti quanti dal giardino dell’Eden, ci mette le guardie, rompe tutti i giocattoli e si chiude in camera sua.

Almeno l’ha presa bene.

(continua)

Squadra Speciale Preservativo

in politica/religione/società by
Questa storia è la dimostrazione che tutte le obiezioni ai matrimoni egualitari e alla restrizione delle adozioni siano delle cagate pazzesche e chiunque le tiri fuori sia una spaventosa testa di cazzo (ciao a tutti, sono El Presidente questo è il mio primo post).
E il bello è che la questione è piuttosto banale perché da dovunque si guardi la faccenda esistono solo due possibilità:
1) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, mente per tentare di alleggerire la propria posizione mentre era perfettamente conscio di stare stuprando e brutalizzando, sia fisicamente che psicologicamente, un altro essere umano.
2) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, dice la verità e non pensava di fare (troppo) male alla sua vittima: in pratica la sua linea di difesa è che da piccolo ha visto troppi cartoni di Wile E. Coyote.
maledetta tv, smettila di traviare i nostri giovani

Ed ora, signore e signori, la domanda da un milione di dollari: ad un tizio così affidereste un bambino? Riformulo: ritenete che un sociopatico e/o un deficiente come il nostro eroe possa assumersi la responsabilità di crescere un figlio?

La risposta esatta, e sono costernato per il sacro fuoco della vostra indignazione, è “questa è una domanda del cazzo”.

“Ma i bambini…”
I bambini un cazzo: state seriamente dicendo che secondo voi c’è gente che non dovrebbe fare figli?
E come pensate di selezionarli?
Un bel test di attitudine alla genitorialità? Obbligatorio su scala nazionale? Magari con un bel periodo di prova sotto supervisione?
E che criteri utilizzereste per la selezione?
L’attitudine alla violenza? L’intelligenza? L’empatia?
E perché non il reddito? La religione? Il colore della pelle? La squadra di calcio?

Occhio, tutto questo non significa che, nel caso di riscontrati abusi e/o inadempienze, i servizi sociali non debbano intervenire di conseguenza: stiamo dicendo che a certa gente andrebbe a priori impedito di avere figli (non suona più tanto bene, eh?).

Ma c’è di più: anche ammesso che esistano dei criteri universali di selezione dei genitori idonei  (che, comunque la si metta, fa tanto razza ariana), che vorreste fare con i non idonei? Impedire loro di riprodursi? E come? Castrazione chimica? Cintura di castità? Sesso sicuro obbligatorio? Pillola anticoncezionale sciolta nell’acqua del rubinetto? Ogni volta che qualcuno scopa senza preservativo arriva la SWAT e gonfia tutti di botte? La SWAT la avvisiamo grazie ai microchip impiantati nel cazzo? Siamo d’accordo che quella di prima era una domanda del cazzo o devo continuare?

La verità è che in qualsiasi posto che non sia la Corea del Nord, impedire a qualcuno di avere figli è naturalmente considerato sia orrendo che impraticabile; la diretta conseguenza di ciò è che si accetta comunemente che i peggiori di noi possano crescere dei figli nonostante possano essere del tutto inadatti al compito o persino dannosi per i poveri pargoli.

Ed ora dite pure che l’adozione da parte dei gay e/o dei conviventi e/o dei single è dannosa per la psiche del bambino: ricordatevi però di preavvisare la SWAT per tutte le teste di cazzo sposate.

P.S. il buon (si fa per dire) Capriccioli qui, qui e qui affronta l’argomento molto meglio di come abbia fatto io.

Non è antisemitismo

in politica/religione by

Caro amico, entusiasta supporter della causa palestinese, o “forte critico di Israele”,

ti sei mai chiesto per quale motivo la tua emotivita’ ti porta a concentrare le tue attenzioni su un conflitto ignorandone anche altri piu’ sanguinosi e crudeli? Io, un po’, si. Perche’ non solo la stampa, ma anche – e in misura maggiore – i social network che frequento, il mondo reale, i discorsi al bar, le manifestazioni per strada: tutti sembrano preoccuparsi unicamente di questi crudelissimi macellai israeliani, dediti con estremo sadismo al massacro degli eroi della resistenza palestinese.  Questa tendenza, rumorosa e forse anche maggioritaria, tenendo conto che chi non si esprime magari la pensa diversamente ma ha paura di esporsi, mi incuriosisce.

Ti suggerisco una mia lettura, che sono certo rifiuterai con sdegno, ma sulla quale ti invito a riflettere, magari anche solo per cinque minuti.

Secondo me non ti interessi in modo particolare dei civili, di nessun civile. Cioe’, oddio, sono sicuro che ti dispiace, ma non in misura maggiore rispetto ai civili siriani, libici, ucraini, nigeriani, che muoiono ogni giorno senza che tu muova un respiro. Anche per loro ovviamente ti dispiace, ma recuperi quel cinismo che preserva la sanita’ mentale di ciascuno di noi, e ti dici “e’  la vita, e in fondo la sicurezza e la serenita’ che viviamo in alcuni paesi occidentali in tempi recenti e’ l’eccezione e non la regola nella storia”.

A proposito di paesi occidentali, non mi convincerai che sei piu’ severo con gli israeliani perche’ sono piu’ istruiti. Pero’, probabilmente, quella e’  la traccia. Non ti interessa dei palestinesi. Ti interessa degli ebrei israeliani, sia in quanto piu’ ricchi, militarmente piu’ forti, sia in quanto ebrei tout court.

Per te, e per quasi tutti quelli che la pensano come te, l’idea che tu possa pensare certe cose perche’ animato da un pregiudizio verso gli ebrei e’ da respingere assolutamente. Eppure, ogni tanto emerge quello strano parallelo con l’olocausto, quell’improprio parallelo con le pulizie etniche (quelle vere, con le fosse comuni e tutto il resto), quelle espressioni pretestuose come “genocidio”, a cosa servono se non a ridurre il dramma dell’antisemitismo secolare, lo stesso che tuttora anima i vicini di Israele, a barzelletta, per convincerlo a disarmarsi di fronte a chi vuole vederlo sparire dalla faccia della terra?

Si puo’ essere cosi’ ciechi, ignorare le conseguenze di cio’ che si propone con cosi’ tanta ingenuita’? Forse si, ma mi dirai che a te non interessa proporre le soluzioni definitive, tu dici solo che certe cose non si fanno, che “non si ammazzano i civili”. Il punto, piu’ semplicemente, e’ che il torto glielo si deve trovare in quanto ebrei israeliani. Ma in fondo, ti diro’, non penso neanche tu sia animato da odio razziale. L’odio razziale, specialmente verso gli ebrei che sono peraltro indistinguibili da un caucasico non ebreo, e’ qualcosa di minoritario e patologico, non puo’ essere cosi’ diffuso.

La mia sensazione, mio caro, e’ che il tuo pregiudizio verso gli ebrei israeliani, in fondo, sia animato dallo stesso filone di pensiero che animava l’antisemitismo secolare che porto’ al caso Dreyfus, ai pogrom, ai ghetti prima e alle cacciate degli ebrei poi: l’odio per quello che gli ebrei, istruiti e cosmopoliti, hanno sempre rappresentato.

L’odio, fondamentale, per la societa’ aperta. L’odio dei perdenti nati per chi affronta la vita a schiena dritta. Questo, nella storia, sono stati gli ebrei: esclusi dalle professioni, dall’alta societa’, anche dalle universita’ piu’ prestigiose, hanno contribuito all’avanzamento dell’umanita’ piu’ di ogni altra minoranza in occidente. Lo hanno fatto traendo vantaggio dalla societa’ aperta, che alcuni di essi hanno poi finito per rigettare – per conformarsi alla logica dominante, una volta accettati, suggeriva Friedman – arrivando al punto di volerla demolire.

Gli ebrei della storia moderna, pre-industriale e pre-contemporanea erano l’obiettivo perfetto in quanto istruiti e cosmopoliti: su di loro si sono potute costruire le peggiori fandonie funzionali a denigrare, attraverso il mito negativo, la liberta’ individuale, la democrazia, il libero mercato e la pace.

Ancora oggi, la tua bandiera palestinese rappresenta solo, e soltanto questo: il tuo voler stare dalla parte di chi la societa’ aperta la odia. I boicottaggi ti tirano il cazzo solo quando ci sono di mezzo le “multinazionali”, possibilmente con qualche bel marchio riconoscibile tipo McDonald’s. Nel tuo odio verso Israele, verso cio’ che rappresenta – e in fondo, ironicamente, non e’, trattandosi di uno Stato con forti connotazioni etniche – non ti imbarazza la compagnia dei neofascisti, dei comunisti, di tutta la peggiore feccia politica della storia, di gente che agita bandiere che di morti civili ne hanno prodotti decine di milioni.

Non ti imbarazza, perche’ e’, in fondo, la parte che hai scelto.

Pensaci.

boycott_israel_2

 

Il Fascismo dei Fatti

in giornalismo/politica/religione by

Il 20 Luglio di tredici anni fa un tizio, brandendo un estintore e con il volto coperto, minacciava un altro tizio, con una pistola e un’uniforme. Nonostante l’esistenza di prove documentali a supporto della tesi che vuole il secondo sparare al primo per legittima difesa, anni di voci grosse, campagne stampa e disinformazione ad ogni livello rendono la vicenda ancora controversa agli occhi degli spettatori meno attenti. Nel dubbio, basta etichettare le prove documentali come opinioni partigiane: l’estintore, appunto, diventa non un fatto, ma un riferimento fascista.

Oggi, in realta’, l’onda lunga della polemica su Giuliani e’ ormai esaurita – piu’ che per la polemica in se’ , tenuta viva da qualche parlamentare che ha mal superato l’adolescenza , per la definitiva scomparsa della sinistra-sinistra dall’orizzonte politico italiano. L’uscita improvvida dell’on. Pini mi ha, piu’ che altro, fatto venire in mente un’altra interessante opera di disinformatija sistematica: quella operata sul terreno del conflitto separatista in Crimea.

Non e’ casuale il riferimento, perche’ l’appellativo “fascista”, oltre che d’utilizzo frequente verso chiunque osasse mettere in dubbio la purezza delle intenzioni di Carlo Giuliani, e’ il modo preferito con cui la propaganda russofila, a volte sotto mentite spoglie e a volte esplicitamente attraverso i canali ufficiali, chiama genericamente tutti gli ucraini che non manifestano sentimenti di amore e armonia verso la Russia. La propaganda del governo russo ha vari vantaggi: e’ ormai pressoche’ priva di contraddittorio in patria, e nell’influenzare l’opinione pubblica occidentale puo’ contare su traduzioni spesso infedeli o tendenziose.  Inoltre, sfrutta ingenti risorse economiche e ha ormai compreso quanto efficace possa essere inondare il web di immagini anche falsificate in modo amatoriale. Tanto, per ogni debunker che ne scopre una o due, cento o piu’ sono ancora in giro a costruire un’idea falsificata di cosa stia realmente accadendo: se funziona con le scie chimiche, per i vaccini e per tutto il resto…

Ecco un paio di – inutili – esempi:

6deb127aea71f0466f90f5ff0a61f904 811f9303850b64aa4f2067babc027faa

In un altro famoso caso di disinformazione, una tv di stato russa ha manomesso un video in cui dei miliziani circondavano e aggredivano dei civili ucraini inserendo parti audio atte a dare l’impressione che gli aggressori fossero di lingua ucraina e le vittime di lingua russa. Un rovesciamento da manuale.

Non sorprendera’ che il pur rimaneggiato FSB riesca ancora adesso ad alzare una cortina fumogena anche su fatti la cui natura e’ nota nella sostanza a tutta l’opinione pubblica occidentale. Consideriamo l’identita’ dei responsabili dell’abbattimento del volo Malaysia Airlines di qualche giorno fa. L’obiettivo, qui, non e’ influenzare l’opinione pubblica occidentale, peraltro gia’ sufficientemente distratta da altro, ma evitare che si affermi una verita’ ufficiale che possa imbarazzare le diplomazie. Il governo olandese, in particolare, sembra trovarsi esattamente nella spiacevole situazione di chi ha subito un torto ma ha tutta la convenienza a fingere di non essersene accorto.

Eppure i fatti, fossero avvenuti in un luogo in cui esiste un controllo meno certosino dell’informazione, avrebbero potuto essere acclarati con molta piu’ rapidita’. Il giorno stesso del disastro, ecco comparire su una testata russa il trionfale annuncio dei miliziani: aver abbattuto un aereo AN-26. L’articolo e’ in russo, ma google translate fa il suo lavoro. Cos’e’ un Antonov 26? Un aereo bielica, con utilizzi prevalentemente militare, utilizzato dall’esercito ucraino. Eccone un esempio, preso da Wikipedia:

Antonov_An-26_blue_25

 

L’articolo per un po’ sparisce, diciamo a partire dal momento in cui si viene a sapere che ad essere stato colpito e’ invece un aereo civile. Poiche’ ricomincia a girare su vari blog indipendenti, viene ricaricato e ora e’ qui. La notizia della rivendicazione, comunque, e’ stata sorvolata dai principali  quotidiani internazionali, dove e’ arrivata in ritardo la traccia dell’intercettazione in cui si rivendicava l’abbattimento. Ad ogni modo, per sicurezza, l’accesso all’area del disastro e’ sotto il controllo delle milizie filorusse e le scatole nere sono gia’ arrivate a Mosca. Come nei migliori misteri italiani, il filtro dei Servizi puo’ fare il suo lavoro.

Alla fine, si dira’, e’ giusto cosi’: accertare le responsabilita’ di un errore, come in alcuni noti episodi della storia recente del nostro paese, ha costi maggiori dei benefici. Ribaltando la citazione d’apertura del pamphlet scritto da Sciascia sul caso Moro, “la frase piu’ mostruosa di tutte e’: qualcuno e’ morto al momento (e nel modosbagliato“. Districare questo impiccio puo’ avere conseguenze spiacevoli, per quanto ne possano dire certi frequentatori di moral high grounds.  Nel dubbio, dato che la realpolitik in democrazia puo’ essere una scelta e non solo una necessita’, meglio non trovarsi troppe volte nei panni della moglie di questo indimenticabile personaggio di volonte’, sia per il fascismo degli estintori, sia per quello degli ucraini.

Biblioteca – Ep.2

in religione by

Continua l’appuntamento con la divulgazione sacra (nel senso che riguarda cose sacre, non che è sacra lei (forse profanazione era un termine più adatto)). Nel caso voleste seguire l’originale o procedere da soli nella lettura (voi protestanti siete i peggio), il testo di riferimento è l’edizione CEI del 2008, che potete trovare qui, o qui, o probabilmente anche qui, se cercate bene.

Genesi 2 – Director’s Cut (no, tranquilli, non farò tutta la Bibbia un capitolo alla volta)

Riassunto delle puntate precedenti: in sei giorni Dio crea tutto quanto, ma l’intero processo andrebbe reingegnerizzato.

Siamo al settimo giorno, e c’è grande attesa. Le acque, le piante, gli animali, I MOSTRI MARINI, l’uomo; cosa creerà ancora? Dinosauri? Kenshiro? I Led Zeppelin? Meglio: Dio crea il week-end e lo collauda con successo per tutto il giorno.

Ma a questo punto succede qualcosa di strano: la linea narrativa ha un salto improvviso e siamo catapultati nuovamente, senza nessuna spiegazione, su una terra spoglia e deserta. Probabilmente tutto quello che abbiamo visto finora era una specie di sogno, o forse una strana visione dal significato oscuro, o forse è tipo la scena della scatola blu di Mulholland Drive e staremo qui a discutere dell’interpretazione corretta della Genesi per millen – OH.

Com’è come non è, il Signore ricomincia daccapo. Forse memore dell’esperienza onirica precedente, snellisce di parecchio il processo: crea prima di tutto l’uomo, uno solo, maschio. Poi pianta “un giardino in Eden, a oriente” (non è chiaro a oriente di cosa, questo magari ce lo appuntiamo per il prossimo tentativo), ci mette qualche fiume, tutti gli alberi possibili e immaginabili e ci posiziona l’uomo. Poi il colpo di genio.

Dio: – Sì bello il giardino, bella la natura e tutto quanto, ma sai cosa ci starebbe veramente bene qui?
Dio: – Un gazebo?
Dio: – Un albero proibito.
Dio: – Grande idea. L’Albero della Morte.
Dio: – Pensavo qualcosa tipo Albero della Conoscenza del Bene e del Male.
Dio: – Giusto. Epico. Su una rupe scoscesa dove nessuno riuscirà a raggiungerlo.
Dio: – Lo metterò qui in mezzo agli altri.
Dio: – Ooh. Sottile. Nascosto tra gli alberi normali. La sua esistenza sarà un mistero per tutti.
Dio: – …
Dio: – Gliel’hai già detto, vero?
Dio: – Fidati di me.

A questo punto Dio crea gli animali e lascia all’uomo il compito di dare un nome a tutti quanti. Qualcosa come un milione e mezzo di specie viventi. All’inizio sembra anche facile, sapete com’è, “cane”, “mucca”, “robo che striscia”, “due zampe”, “quattro zampe”, eccetera. Il problema è che ci sono settecentocinquantamila insetti diversi (e hanno tutti sei zampe).

A parte questo, tutto sommato dare un nome, che so, al varano di Komodo o al pangolino nano del Borneo può anche essere uno svago interessante; ma siccome in tutto sto macello l’uomo non trova un animale che sia davvero di suo gradimento, Dio lo opera in anestesia totale, gli estrae una costola e ci fa una donna. Bello, dice l’uomo, contento di avere la stimolante compagnia di una sua propaggine. I problemi, come in ogni coppia, inizieranno più tardi.

(continua)

Biblioteca – Ep.1

in religione by

Prendetevi un po’ di tempo e mettete la Bibbia nella vostra lista delle letture estive. Provate a leggerla dall’inizio alla fine. Non perché insegni la storia; vi abbiamo mostrato che non lo fa. Leggetela perché vedrete coi vostri occhi di cosa si tratta. Di certo non è alta letteratura. Se fosse pubblicata come opera di fantasia, nessun recensore gli darebbe la sufficienza. Ci sono alcune scene intense e alcune frasi pregnanti, ma non c’è una trama, non c’è una struttura, c’è un’enorme quantità di riempitivi, e i personaggi sono penosamente monodimensionali. In ogni caso, non leggete la Bibbia per ricavare un codice morale: propaganda il pregiudizio, la crudeltà, la superstizione e l’assassinio. Leggetela perché abbiamo bisogno di più atei, e niente vi guiderà fin lì più in fretta che leggere la maledetta Bibbia.
(Penn Jillette)

Secondo i dati del Vaticano, i cattolici in Italia (nel senso di battezzati non morti (nel senso di non ancora morti, non di zombi (“Zombi cattolici” è una sceneggiatura che si scrive da sola))) sono intorno al 90% della popolazione. Quelli che si considerano “cattolici praticanti” (nel senso che mettono in pratica attivamente, non che stanno svolgendo un praticantato (“Praticanti cattolici”, comedy-drama pro-life, cinque amici in seminario, single-camera, traccia risate registrate)) sono stati variamente quantificati intorno al 30-40%. Quelli che vanno a messa almeno ogni domenica, 30%. Quelli che in un anno leggono almeno un brano della Bibbia, a voler essere molto generosi, il 27%. Ma quelli che la conoscono?

C’è poco da rimproverare: leggere la Bibbia è faticoso per chiunque. Certo, la Genesi e l’Esodo sono divertenti e ci hanno fatto una caterva di film; ma poi vengono Levitico, Numeri e Deuteronomio, che sono appassionanti come il codice civile (e infatti il codice civile non lo conosce nessuno). Voi l’avete mai visto un film basato sul Deuteronomio (o sul codice civile)? Ecco.

(CSI: Jericho. Vedi te se nel 2014 devo essere io a proporre tutto ciò.)

Ma la soluzione c’è e ve la propone a gratis il sottoscritto: la Bibbia a puntate. Tutto quello che vale la pena sapere, la bluffer’s guide perfetta per fare bella figura in società risparmiando tempo e noia mortale. Quando inizia? Subito.

Genesi 1

Il primo capitolo del più famoso libro del mondo entra subito nel vivo e non va tanto per il sottile. Prima di tutto Dio crea il cielo e la terra. Subito dopo, esclama “Sia la luce!” – ma Aioros – dite voi con la vostra vocina da primi della classe – non era meglio accendere prima la luce e poi creare – ma cari ragazzi, le vostre interessanti opinioni razionali fatele al corso di illuminismo ché qui non abbiamo tempo da perdere. A questo punto, Dio chiama la luce “giorno” e le tenebre “notte”. Ma la cosa gli porta via più tempo del previsto, e fu sera e fu mattina: primo giorno, e già indietro col lavoro.

Il secondo giorno Dio parte più convinto. Si guarda intorno e dice: “Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Ha ancora le idee un po’ confuse, in effetti. Fa questo firmamento e separa le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento (Niente. Domande.). Comunque, sorvolando sulla questione delle acque, alla fine del secondo giorno è riuscito a chiamare il firmamento “cielo” (a sua parziale discolpa, anche a me capita di perdere una giornata per trovare un sinonimo).

Il terzo giorno, il creatore sta ancora pensando a quella storia delle acque. Le avrò separate bene? Basterà un solo firmamento, ce ne metto un altro? Alla fine decide di riunirle tutte insieme nel cosiddetto “mare”, come quando fate ordine nelle foto degli ultimi sei anni e finite per buttare tutto nella cartella Altro. Risolto finalmente l’annoso problema delle acque, Dio crea circa trecentocinquantamila specie vegetali in mezza giornata (perché quando non si perde nei dettagli è bravo).

Il quarto giorno Dio si alza di buon mattino e crea il sole e la luna, dopodiché dedica il resto della giornata a sincronizzarli esattamente con il giorno e la notte realizzati tre giorni prima (di solito gli ingegneri smettono di leggere qui).

Il quinto giorno si comincia a fare sul serio: vengono creati tutti i volatili e gli animali acquatici, compresi (testualmente) “i grandi mostri marini”. SPOILER ALERT: troppo interessanti, non li vedremo mai più. Il sesto giorno anche gli animali terrestri, e finalmente viene il turno dell’uomo e della donna. Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, lo mette a capo di tutti gli animali (l’ultimo figlio è sempre quello più viziato) e gli dice di andare e moltiplicarsi. L’uomo, in futuro, non se lo farà ripetere due volte.

(continua)

Scorci Vaticani II

in religione by

Jorge Mario siede al tavolo da colazione e scruta l’uovo alla coque.
Solleva un cucchiaino e lo batte tre volte sulla cima del guscio fino a incrinarlo.
Usando la punta delle dita leva i frammenti con gesti precisi, ordinati. Fissa il contenuto.
«Facundo!» chiama forte il Papa.
Facundo Mendoza, giovane chef boliviano recentemente assunto dalle cucine vaticane, si precipita nella stanza.
«Ordini Santo Padre.»
«El uovo.» mormora il Papa senza distogliere lo sguardo dalla pietanza.
«C’è un problema con l’uovo Santo Padre?»
Jorge Mario alza gli occhi sullo chef, lo fissa senza parlare, lo chef abbassa lo sguardo.
«El huevo no està bastante cocinado.»
«Desidera un uovo sodo Santo Padre?»
«Ho chieduto un uovo sodo Facundo?»
«No Santità, lei ha chiesto un uovo alla coque.»
«Y dunque?»
«Le preparo subito un uovo alla coque.»
Facundo solleva il portauovo in peltro e si allontana come una cometa, senza emettere suoni.
Tre minuti dopo è di ritorno, poggia il nuovo uovo sul tavolo, fa due passi indietro, attende.
Jorge Mario vibra di nuovo il cucchiaino sul guscio, rimuove la cima, fissa il contenuto. Facundo tace.
«Facundo…»
«Santità?»
«Facundo, amigo mio.»
«Ordini Santità.»
«Facundo, tu qui estai rischiando una brutta fine, io te lo dio caro Facundo, te avverto.»
«Santo padre…»
«No santo padre y santo padre, tu stai cosciente de trovarti en lo Stato Vaticano, si Facundo?»
«Mi faccia provare ancora una volta Santità, la prego.»
«Otra vez? OTRA VEZ? Yo te faccio chiudere nelle segrete y te hago comer por los murcielagos Facundo!»
«Sua Grazia…»
«El huevo alla coque, Facundo, quando rimuovisci el guscio no deve colasare! NO DEVE COLASARE! Mi sono spiegato? El albume deve rimanere leggermente viscoso man mano che si avvicina al tuorlo. El tuorlo deve stare liquido, el tuorlo pero, no todo el huevo!» Bergoglio batte un pugno sul tavolo «NO TODO EL HUEVO!»
«Mi perdoni Santità.»
«No, no! Es una cosa seria Facundo, es una cosa seria.»
«…»
«Facundo, ho preso la salmonella cinque volte quest’anno.»
«…»
«Cinco veces.»
«Le preparo immediatamente un uovo alla coque perfetto Santo Padre.»
«No, no, basta uova, bastante!»
«Cosa desidera Santità?»
«Montone, arosto.»
«Certamente Eminenza, subito.»
Facundo si precipita verso la porta.
«Facundo!»
«Ordini Santità.»
«El montone, croccante fuori y tenero dentro.»
«Assolutamente Santità.»
Jorge Mario fa un cenno con la testa, Facundo evapora.
Il Papa si alza, si avvicina alla porta e guarda fuori.
Torna al tavolo, prende una fetta di pane, toglie la mollica, intinge la crosta nell’uovo alla coque e se la porta alla bocca, chiude gli occhi in un fremito di piacere, mastica piano.

Sta a noi

in religione/società by

L’aborto è un diritto fondamentale che non c’entra nulla con la concezione cattolica della sacralità della vita, né con quella laica che si richiama alla qualità dell’esistenza.

Questa posizione non toglie nessun diritto a quanti la pensano in modo diverso, e mi sembra che il concetto che molte donne stanno esprimendo in questi giorni – in Spagna e in tutto il mondo – sia piuttosto chiaro e semplice: «decido io se, quando e quanti figli avere».
Decido io, appunto.

Non pretendo di convincere nessuno, ma vorrei che sia chiaro che anche in Italia c’è da combattere un sistema di pensiero, una mentalità che ci colpevolizza, che vuole  impedire una nostra libera scelta. Sta a noi vigilare e agire perché i nostri diritti non vengano calpestati e perché qualcun altro non decida delle nostre vite; sta a noi decidere di non assistere inermi mentre passano sopra alla nostra salute.

Detto questo, c’è da dire che la questione centrale non è aborto sì/aborto no, ma scegliere tra legalità o illegalità, perché una donna che non può portare a termine una gravidanza “semplicemente” non la porterà a termine. E se potrà permetterselo andrà all’estero – nei paesi dove è consentito – oppure si recherà presso strutture non autorizzate, o clandestine, con il rischio di gravi danni per la sua salute. Non si elimina il problema vietando o proibendo, piuttosto lo si amplifica perché si alimenta un mercato nero dove a rischio ci sono vite umane (quelle che i pro-life tanto difendono).

Quello che è successo in Spagna deve servirci da monito, perché potrebbe avvenire anche in Italia.
A conferma che i diritti non si acquisiscono una volta per tutte, ma, ottenuti, vanno continuamente difesi. E la difesa, come giustamente afferma Loredana Lipperini, non può essere di maniera, non basta più la petizione, né il post. Bisogna trovare altre riforme, e appunto altre parole. La narrazione fondamentalista è stata fino ad ora, purtroppo, molto efficace. Non serve censurarla ed è folle ignorarla: va contrastata e bene.
Dobbiamo opporci con un altro tipo di narrazione, in modo non violento, ma non possiamo più restare a guardare.

Ora sta a noi.

25 fatti poco noti su Jorge Mario Bergoglio

in religione by
  1. Ha una vera e propria fissazione per la pesca d’altura, come esca viva usa cuccioli di Shar-Pei.
  2. Riesce a prendere sonno solo appeso per i piedi al soffitto.
  3. Ha sollevato un polverone nello Stato Pontificio quando, poco dopo essere stato eletto papa, è sceso nelle cucine vaticane e ha urlato: «Al primo che usa uno schiacciapatate gli sego le mani!».
  4. Ha una grande passione per le collezioni di francobolli, monete, timbri postali e scalpi.
  5. È un tenace giocatore di squash ma sfida esclusivamente avversari focomelici.
  6. Accanito tifoso del Club Atlético San Lorenzo de Almagro nel 1985 indossò il costume da mascotte (un corvo) per un derby contro il Boca Juniors, in seguito ad un drammatico errore logistico finì nella curva dei tifosi avversari, venne rapito e drogato per settimane.
    Fu ritrovato un mese dopo in mezzo alla pampa argentina completamente nudo, disidratato e in preda al delirio mentre cercava di trascinare un catamarano di dodici metri.
  7. È l’inventore del famoso proverbio veneto: Rossa de cavei golosa de osei.
  8. Il nome completo è Jorge Mario Alonzo Cristóbal Sanguedibue.
  9. La madre era balbuziente ma viveva in una realtà tutta sua convintissima di essere l’unica a pronunciare correttamente le parole.
  10. La scapola destra è coperta da un’angioma che ricorda moltissimo Sophie Marceau all’epoca de Il tempo delle mele 2 mentre fa un pompino a Michele Serra.
  11. Soffre di una tale stitichezza che riesce ad andare di corpo solo il martedì e solo se prima ha sentito il verso di un’alce che muore.
  12. La sua canzone preferita è “L’amore è” di Lorella Cuccarini e rifiuta di ascoltare qualsiasi altra cosa.
  13. Nel 1990 interpreta Kuato in Atto di forza di Paul Verhoeven.
  14. Se mentre gli parli fai finta di salutare qualcuno alle sue spalle lui si gira di scatto ogni volta. Il record è stato stabilito nel 2002 da Fidel Castro che ha ripetuto lo scherzo centoventisette volte durante un’udienza di appena venti minuti.
  15. Una volta gli hanno sentito dire: «Si, ma definire la garrota uno strumento di morte mi sembra un po’ eccessivo.».
  16. Ama dare pizzicotti fortissimi alle gote dei neonati e appena quelli urlano parte la scomunica.
  17. Appassionato scacchista, ha inoltrato decine di di richieste alla FIDE affinché venissero inseriti due pezzi nuovi, la strega, che appena inizia la partita prende fuoco, e il galileo galilei che, se riesce a dare scacco, appena un alfiere gli fa un’occhiataccia firma un’abiura e scappa dalla scacchiera.
  18. Nonostante gli sforzi non è mai riuscito ad imparare la tabellina del sei. Quando gli viene fatto notare risponde: «D’accordo, ma è la più difficile in assoluto.».
  19. Per anni ha dato la voce a Dodò il colorato pupazzo de L’Albero Azzuro, ha dovuto rinunciare quando gli autori hanno deciso che il personaggio avrebbe interpretato uno spot che pubblicizzava la pillola del giorno dopo.
  20. Per oltre trent’anni ha creduto che Moni Ovadia fosse un personaggio interpretato da Peter Gabriel, quando ha scoperto la verità per reprimere il dolore ha tentato di amputarsi un mignolo.
  21. Taglia le unghie degli alluci solo una volta all’anno, poi passa giornate a incidervi sopra maestose raffigurazioni dell’Annunciazione.
  22. Appena eletto papa ha mostrato le sue intenzioni su Ratzinger mimando un aeroplano che si alza in volo sull’oceano.
  23. I dieci minuti successivi, poi, ha scatenato il panico nel conclave sostenendo che si sarebbe chiamato Papa Pino Silvestre I.
  24. Ha una fortissima antipatia per le guardie svizzere e trova ogni pretesto per sottolinearlo, pochi giorni fa ha salutato un sottufficiale e, quando quello ha risposto, Bergoglio gli ha tirato uno schiaffone.
  25. Nell’estate del 1996 si era messo in testa di rivoluzionare il rito eucaristico. Secondo le sue indicazioni al momento del Corpus Christi anziché porgere un’ostia al fedele il sacerdote doveva colpirlo in faccia con un castoro.

Scorci Vaticani I

in religione by

Un refolo d’aria solleva le lunghe tende di lino bianco, raggiunge le narici di Jorge Mario, lo sveglia, sono le sei.
Il Papa si inclina sul fianco destro, si mette a sedere, infila i piedi nelle pantofole di pelle marrone ancora fredde «Ramón.» chiama.
L’alto maggiordomo tehuelche, fedelissimo, già a Buenos Aires, già a Córdoba, ancora prima a Santa Fe, entra nella stanza da letto papale.
«Buongiorno Santo Padre.»
«Buongiorno Ramón.»
«Ordini Santo Padre.»
«Ramón, per cortesia, mi porti el solito colibrì, un mazzo di tarocchi Mondiano ancora nel cellophane, una racchetta da badminton y el dedo de San Giovanni Battista.»
«Per il dito ci vorrà un po’ Santo Padre, devo far venire l’elicottero da Firenze.»
«Claro,» risponde Jorge Mario «claro.»
Mezz’ora dopo arriva il dito.
Jorge Mario toglie con delicatezza il colibrì dalla gabbia, lo posa davanti al mazzo di carte, prende il dito di San Giovanni Battista e lo usa per indicare il mazzo di carte, poi si rivolge al colibrì e con voce gentile sussurra «Adesso, amigo mio, tu lo escarti.»
Il colibrì fissa i tarocchi.
«Escartalo amigo mío, ahora.»
Il colibrì non fa nemmeno un tentativo.
Jorge Mario impugna la racchetta da badminton e trattenendo il respiro colpisce il colibrì con una violenza tale da farlo esplodere, poi torna a sedersi sul letto, china il capo.
«Ramón.» chiama.
«Ordini Santo Padre.»
«La colazione Ramón,» mormora amareggiato Jorge Mario «fai preparare la colazione.»

Papa Jekyll e mr. Hyde

in religione by

“La Chiesa offre una concezione della famiglia, che è quella del Libro della Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità. In questa realtà riconosciamo un bene per tutti, la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana”.

Non mi interessa tanto commentare la fondatezza del riferimento alla Costituzione in questa affermazione di Papa Francesco: ho già scritto che lo ritengo del tutto scorretto.

Mi interessa capire se siete sorpresi da questa affermazione legata alla visione tradizionale della famiglia. Se lo siete, probabilmente, o siete un giornalista di Repubblica o vi siete fatti fuorviare dall’intensa attività di cosmesi che il papa ha messo su in questi primi mesi di pontificato o entrambe le cose.

Oggi però il papa ci conferma che nonostante il pauperismo esasperato e peloso, le epistole a Scalfari sull’ateismo, le visite a Lampedusa, le telefonate pontificali, loro sono sempre loro: i custodi di una moralità retrograda che ormai non convince più nessuno. Le aperture, i bei gesti, i sorrisi sono solo un modo per poterci dare più a fondo su quello che hanno davvero a cuore e sul quale non mollano l’osso.

Pensiamoci, prima di applaudire la volta che – se continua così – Bergoglio andra in giro per Roma a far attraversare la strada alle vecchine.

In effetti, noi ve lo avevamo anche detto, in più occasioni: se non altro per questo, meritiamo il vostro voto ai Macchianera Awards. Il Papa non vota Libernazione… E voi? Santè

Lui non l’avrebbe mai fatto

in religione by

Io non ho particolari problemi con la figura del Papa. Per quanto ho potuto constatare, si tratta di un ruolo importante nel già ricco panorama italiano. Il Papa, personaggio tradizionale tra i più antichi, è un anziano chierico, capo della Chiesa. Indossa una caratteristica vestaglia bianca, di solito abbinata a un buffo copricapo. Originariamente saccente e irascibile, si è via via trasformato in un caro nonno sempre pronto a dare consigli non richiesti creando scompiglio, malintesi e ilarità.

Il personaggio, di suo, è oggigiorno innocuo, e – come il più noto Arlecchino – è ormai lontanissimo dalle sue origini soprannaturali o demoniache. Il problema non è lui, il problema sono quelli che lo tengono in seria considerazione come guida spirituale*. In questo affollato gruppo di disagiati si trovano non soltanto persone scarsamente scolarizzate e leader politici, ma anche intellettuali italiani atei di sinistra, nonché un discreto numero di persone intelligenti.

Aggiungete che l’attuale interprete del Papa, Jorge Mario Bergoglio, ha virato decisamente il personaggio verso l’interazione diretta con soggetti sfortunati e casi umani, e capirete anche voi cosa c’è che non va. Il Papa di Bergoglio è un Papa buono sovraesposto, che approfitta delle condizioni mentali dei suoi seguaci, è dappertutto e se la cava qualunque cosa dica.

L’ultimo episodio di questa serie vede protagonista Eugenio Scalfari, che pur essendo ateo, come si premura ogni volta di ricordarci, ha deciso di scrivere due lunghissimi articoli in cui pone al Papa dettagliate domande sulla sua enciclica e sui fondamenti della religione cattolica. Dato che non ci crede (ma “è da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth, figlio di Maria e di Giuseppe, ebreo della stirpe di David”, come previsto dall’articolo 1 del regolamento del Club degli Atei buoni), il livello della discussione è impostato fin dall’inizio su “fan di Star Wars scrive una lettera a George Lucas chiedendogli chiarimenti sui midi-chlorian e quello gli risponde”. Le pretese sono molto alte, ma per chiarirci sarà sufficiente questo breve estratto:

“penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo”.**

Probabilmente affascinato da tanto raffinato filosofeggiare, il Papa risponde. Ma è il Papa, può dire qualunque cosa e andrà sempre bene: basta tenersi sul vago***. Esempio. Scalfari scrive:

“Infine una parola che riguarda gli ebrei e il loro Dio che è anche il Dio cristiano sotto altre spoglie: quel Dio non aveva promesso ad Abramo prosperità e felicità per il suo popolo? Ma durò assai poco quella prosperità. Furono schiavizzati dagli egiziani, poi dagli assiri e dai babilonesi, poi senza quasi intervallo, dai romani, poi la diaspora, poi le persecuzioni, infine la Shoah. Il Dio di Abramo la sua parola non l’ha dunque mantenuta. Qual è la risposta, reverendissimo papa Francesco?”

No, non credo che “reverendissimo” sia una presa per il culo. Ad ogni modo, il Papa risponde così:

“È questo – mi creda – un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l’aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora, per noi, la radice santa da cui è germinato Gesù”.

Tecnica base dello studente sotto interrogazione: ripetere la domanda e commentarla.

“Anch’io, nell’amicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah”.

Sì, va bene, Bergoglio, vuoi rispondere o ti metto un impreparato?

“Quel che Le posso dire, con l’apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanità. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dell’alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto”.

Mh. Sei meno meno per l’esposizione. Oppure:

“se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?”

Rispondo io: no. Sei perdonato se ti confessi, o se almeno in punto di morte ti penti sinceramente e perfettamente in Dio dei tuoi peccati. Sennò sono cazzi. Giusto? Giusto. Ma non è in linea col nuovo personaggio Papa.

“Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

Caro Papa. Punto primo, non hai risposto. Punto secondo: se la cosa fondamentale è “rivolgersi a lui con cuore sincero e contrito”, mi pare chiaro che chi non ha fede né la cerca è tagliato fuori in partenza, quindi la risposta è no. Punto terzo: “il peccato c’è quando si va contro la coscienza” è eresia. Non che io abbia nulla contro l’eresia, anzi in generale la apprezzo molto e sono il primo a proporla anche quando esco la sera con gli amici, ma tu sei il Papa. Io al tuo personaggio, nonostante tutto, sono affezionato, e lo stai sputtanando. Ratzinger questo non me l’avrebbe mai fatto.

——–

* A quel punto, meglio Arlecchino.
** Più o meno come il mondo smette di esistere quando chiudi gli occhi.
*** – Signor Papa, i bambini morti senza battesimo vanno all’inferno? – La Chiesa prega per loro. – Ma vanno all’inferno? – Vengono affidati alla misericordia del Signore. – Che li mette all’inferno? – Chi sono io per giudicare? – Il Papa. – Secondo me non ci dovrebbero andare. – Ma ci vanno? – Me lo dica lei. – Sì o no? – Sì o no cosa? – Bambini morti all’inferno. – La Chiesa prega per loro.

Guarda, Messi ha dato un calcio al pallone!

in religione by

Abbracciare i migranti, stringi stringi, è l’unica cosa che Cristo abbia detto in tutta la sua vita.
Abbracciare i migranti, voglio dire, come esemplificazione della necessità di andare incontro ai diseredati, ai derelitti, ai miserabili, di considerarli i primi anziché gli ultimi.
Solo questo, praticamente, ha detto Cristo: e badate, la parola “solo” significa che questo da solo basta a disegnare una rivoluzione straordinaria, che non c’era bisogno di altro, mica che si tratti di roba da poco.
Ecco, adesso ci ritroviamo nella situazione in cui il capo della Chiesa che sostiene di ispirarsi a Cristo si reca ad abbracciare i migranti e tutti i giornali ne parlano con titoli a corpo centotrenta e la gente si sdilinquisce e tutti a dire “ammazza che rivoluzionario ‘sto papa”, mentre dovrebbe trattarsi dell’abc, della normalità, del minimo sindacale.
Voglio dire, io se dovessi andare allo stadio a guardare il Barcellona e mi sorprendessi a esclamare “Ehi, guarda che roba, Messi ha dato un calcio al pallone!” mi preoccuperei, giusto un pochino.
Poi fate voi.

Pulizie vaticane?

in religione by

Oggi al Cardinale O’ Brien è stato ufficialmente ordinato dal papa di lasciare la Scozia allo scopo di “intraprendere un percorso di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza”. La “purificazione forzata” arriva alcuni mesi dopo che Benedetto XVI aveva preteso le sue immediate dimissioni da cardinale, impedendogli in questo modo di partecipare al conclave che avrebbe eletto il suo successore. In quell’occasione, O’Brien rilasciò una dichiarazione ambigua, in cui ammetteva che “vi sono state circostanze in cui la mia condotta sessuale si è dimostrata al di sotto del livelli che ci si attenderebbe da un prete, un arcivescovo ed un cardinale”.

Benedetto XVI reagisce in modo insolitamente muscolare e celere allo scandalo: scarica O’ Brien dopo neanche 36 ore dalla pubblicazione su The Observer delle rivelazioni di tre religiosi e di un ex seminarista, attualmente sposato, che sostengono di essere stati molestati sessualmente dal Cardinale. L’ex seminarista (che ai tempi dei fatti aveva 18 o 20 anni, a seconda del reporter) riferisce di un “approccio sconveniente” avvenuto dopo le preghiere serali; anche un altro dei denuncianti racconta di un “contatto inappropriato” iniziato da O’ Brien dopo la preghiera. O’ Brien si sarebbe comportato in modo non dissimile con un terzo prete nel corso di una visita presso la sua parrocchia. La quarta vittima avrebbe invece dovuto fare i conti con un “comportamento non desiderato” di O’ Brien al termine di una serata a due caratterizzata da elevato tasso alcolico.

Si noti che le rivelazioni dei quattro, che riguardano fatti avvenuti nel 1980, vengono date in pasto alla stampa circa una settimana prima del clamoroso passo indietro di Benedetto XVI; come pure la sospetta tempistica delle rivelazioni, consegnate alla stampa, guarda caso, una settimana prima delle (evidentemente-non-così-inattese) dimissioni del papa. Sembra proprio che qualcuno non volesse O’ Brien al conclave che avrebbe eletto il successore di Ratzinger.

E’ ovviamente impossibile commentare la condotta di O’Brien basandosi sulle pochissime informazioni di cui disponiamo. Si può però dire che tutte le persone coinvolte erano, ai tempi dei fatti adulte (è importante precisarlo, vista la frequenza con cui a quanto pare preti impuniti e degenerati si avventano sui minori). Sul consenso delle presunte vittime, in effetti, non ho le idee chiare: un prete ha grande soggezione dell’autorità “spirituale” di un collega anziano, è vero. Ma possiamo anche ipotizzare che essa evapori in un amen nell’istante in cui essa diventa uno strumento di potere e di assoggettamento (sessuale).

Se i fatti contestati sono realmente accaduti, O’ Brien avrebbe usato il suo potere materiale in modo inappropriato, se non propriamente violento – come sostiene assai pragmaticamente uno dei quattro accusatori, del resto, “il cardinale è più che un capo, più dell’amministratore delegato della società per cui lavori. E’ in grado di spostarti, bruciarti la carriera, relegarti in un cantuccio… controlla ogni aspetto della tua vita. Non puoi permetterti, semplicemente, di dargli un calcio nelle palle” (altro che autorità spirituale!). E quindi, sempre nell’ipotesi che le accuse siano fondate, O’ Brien non è certo un agnellino.

Eppure la sua condotta, per quanto possa ipoteticamente risultare riprovevole, è molto meno grave di quella tenuta ad esempio da altri due cardinali, Roger Michael Mahony, arcivescovo di Los Angeles e Seán Baptist Brady, primate di Tutta l’Irlanda.  Il primo, come chiarito da un’inchiesta interna, è colpevole dell’insabbiamento di ben 129 casi di abuso su minori. E personaggio talmente improponibile che persino i cattolici americani (evidentemente meno pecoroni dei compagni italiani) hanno organizzato una petizione per impedirgli di partecipare al conclave (non che qualcuno a Roma abbia dato loro retta, però almeno ci hanno provato). Mentre un’inchiesta della BBC del maggio 2012 ha chiarito le gravissime responsabilità di Brady nella gestione (o per meglio dire nella non-gestione) del caso Brendan Smyth, un prete pedofilo da Guiness dei primati. Benché avvisato da più fonti dei delitti di Smyth, Brady sentì solo un paio delle vittime e si limitò ad a far loro giurare che non avrebbero rivelato nulla di ciò che era loro accaduto. Almeno altri due bambini sono stati abusati dopo l'”inchiesta” interna di Brady del 1975. Le mani di Brady sono dunque sporche del loro sangue.

Eppure sia Brady che Mahony continuano a mantenere le loro posizioni di potere e i relativi privilegi; e per di più sono stati tra i “santi uomini” che hanno eletto papa Francesco. Mentre O’ Brien è stato dapprima sollevato dall’incarico e poi esiliato dalla Scozia. O’Brien ha inoltre fatto pubblica ammenda della sua condotta ed ha invocato su di sé la clemenza che la sua religione (almeno in teoria) riserva di peccatori; mentre gli altri due religiosi, a dispetto dei santi (è il caso di dirlo), continuano a giustificare il proprio indifendibile operato. Perché? Viene il sospetto che c’entri qualcosa quella dichiarazione resa da O’Brien alla BBC Scotland solo qualche giorno prima della pubblicazione delle accuse nei suoi confronti, nelle quali il cardinale sosteneva che ai preti dovesse essere concesso di sposarsi e di avere figli. Forse è per questo che qualcuno non voleva O’ Brien a Roma…

Festa e feti

in religione by

La manifestazione “per la vita” di ieri a Roma si è trasformata nel prevedibile carnevale dell’idiozia (non a caso, era presente anche il nostro Sindaco, che non manca mai quando c’è da baciare l’anello a qualche porporato). Qualche migliaio di persone che in qualche modo hanno ritenuto giusto marciare per tutelare gli embrioni calpestando e sputando sulla vita (vera) di donne e uomini. E, sapete com’è, dato che i cristiani sono tanto disgustosamente buoni, decidono di animare questo baraccone nel giorno della stucchevole ricorrenza della festa della mamma. Da bravi estremisti, i cristiani duri e puri hanno fatto in modo di organizzare il loro carnevale nero giustapponendolo ad altre ricorrenze di carattere più chiaramente politico: l’assassinio di Giorgiana Masi (1977), militante radicale ammazzata a pistolettate durante una manifestazione (ma naturalmente la verità non si saprà mai), l’anniversario del referendum sul divorzio (1974).

Insomma, con noi o contro di noi. Da che parte state? Con gli agitatori politici (le Masi), gli assassini di innocenti (Alemanno ha equiparato l’aborto alla pena di morte), con i traditori della mamma (i radicali), ed in generale con i rompicoglioni (sempre i radicali) – o invece volete stringervi alla tonaca lisa e puzzolente della autodefinitasi “santa” chiesa cattolica? Quale miglior presentazione dell’evento di un claim tutto giocato sul nonsense: “generare la vita vince la crisi”.  E pensare quanto sono stato ingenuo finora, con la mia fissa che fosse vero l’esatto contrario… Vabbé ma anche voi, che vi aspettate da chi (finge di) crede(re) che una vergine dia alla luce il figlio di Dio, riuscendo per giunta a rimanere vergine nell’impresa? Suvvia.

A sera, ho scorso un po’ di foto su internet. Ho visto anche uno scatto dolce, una giovanissima suora orientale o india che sorrideva sotto un grande poster di un bimbino delizioso in bianco e nero. Beata innocenza, ho pensato: sono certo che quella ragazza sia buona, dolce e votata al servizio di bisognosi e non (mi dicono che una suora praticamente fa la schiava dei preti – che per inciso solo per la chiesa cattolica devono tassativamente essere dotati di testicoli). Sospetto però che il suo tenero cervello sia purtroppo irremediabilmente tarato dalle idiozie che le hanno inculcato.

Un’immagine tra tutte mi è risultata disturbante (e io sono di bocca buona): quella di una croce di legno piatto e levigato, costellata – sull’asse, sulle braccia- di piccoli disgustosi feti di plastica rosa. Non ho potuto fare a meno di pensare alla copertina del singolo di Marilyn Manson, “Disposable Teens”, dove appunto appare un’immagine non molto diversa (solo che lì di feto ce ne è uno solo, e pare pure piuttosto incazzato). Solo che quando, nel novembre del 2000 fu il Reverendo a prendere a calci nel sedere il mondo con quell’artwork provocatorio ed eloquente, tutti a dargli addosso: anticristo, satanista, pervertito, nemico dei valori tradizionali. Ieri però una banda di sfigati da parrocchia ha potuto girare in pieno centro con una porcheria copiaticcia, orribile oltre che per niente glam. Si vede proprio che i cattolici sono abituati al doppio standard.

Anti-capitalisti, ok, ma perche’ pure fascisti?

in religione/società by

1274869205-pala_cuculo_4Un fatto curioso. Il capitalismo e’ notoriamente stato l’assetto istituzionale piu’ adatto, tra quelli finora sviluppati dall’uomo, per la creazione di ricchezza e benessere. Accade che, tipicamente quando il capitalismo ha una delle sue cicliche crisi – ossia, quando produce meno ricchezza – diventi molto popolare dire che il capitalismo non funziona, proprio perche’ la produzione di ricchezza non e’ prioritaria. Mi ricorda quella barzelletta raccontata da Woody Allen sulle vecchine che si lamentano della qualita’ del cibo alla mensa dell’ospizio, e una delle due aggiunge “e le porzioni sono cosi’ piccole!”.

Ma non e’ di questo che voglio parlare. Quel che voglio fare e’, invece, rivolgere una domanda un po’ articolata agli anticapitalisti che leggono questo spazio. Non importa che lo fossero o meno prima del 2009, non facciamo mica i controlli al pedigree da queste parti.

La domanda parte da questa premessa: il capitalismo non soddisfa le vostre priorita’ esistenziali. Che devono essere altre, necessariamente, come la condivisione, la contemplazione della natura, etc. Roba che negli ultimi anni pare passare per il rifiuto del controllo di merito sulle aggiudicazioni da parte dei comuni sui servizi pubblici locali o il boicottaggio delle procedure di valutazione comparata dell’apprendimento degli studenti nelle scuole medie. Vabe’, assumiamo che quello che non vi vada bene sia la cultura dello scambio tramite il mercato. Ora, c’e’ una cosa che non capisco delle conseguenze che ne traete e che, se mi e’ permesso, mi manda ai matti.

L’avversione allo scambio di tipo capitalistico ci puo’ stare: uno, volendo, e’ libero di secedere e organizzare la propria sussistenza autonomamente. Non gli sara’ facile farlo nel centro di Londra senza fare il barbone, ma allontanandosi dai centri urbani e’ una opzione praticabile. Non si e’ nemmeno obbligati a rimanere al livello di sussistenza: una piccola comunita’ puo’ secedere collettivamente e organizzarsi in modo da avere una divisione del lavoro tale da assicurarsi una qualita’ della vita certo non da mondo sviluppato (per non parlare della cura delle malattie), ma insomma: le idee prima di tutto.

Date tutte queste opzioni, praticabili anche in maniera piu’ soft (ad esempio organizzando piccole comunita’ di inquilini in una palazzina che scambino al di fuori dal mercato una serie di beni e servizi, pero’ scambiando con l’esterno il minimo indispensabile, lavorando sul mercato e quindi usufruendo dei servizi pubblici), quel che non capisco e’ perche’ non vi siate mai fermati a considerare il fatto che ad altre persone, degne almeno quanto voi, il capitalismo, il libero mercato, e tutte queste cose, piacciono. E ci vogliono vivere dentro. Non vogliono obbligarvi a starci dentro, pero’ sono francamente un po’ infastiditi, sapendo che tutte le alternative pratiche significano meno ricchezza, meno benessere, meno salute, meno uguaglianza di diritti formali e sostanziali, dal fatto che vogliate obbligarli a vivere in un mondo peggiore. Non si capisce, insomma, perche’ dobbiate essere non solo anti-capitalisti, che non ci fa nulla, ma pure  fascisti. Me lo spiegate?

Addendum: se anche foste convinti di avere la soluzione per un mondo piu’ ricco, piu’ giusto, piu’ vivibile e piu’ equo, perche’ dovete portarci in questo mondo coercitivamente? Ossia: perche’ pensate che sia condivisibile, giusto e sano portare noialtri che abbiamo pieno diritto a pensarla diversamente da voi coercitivamente nel mondo che volete voi usando la forza espressa dallo Stato che ambite a conquistare come il fortino degli indiani? Io non dico che dobbiate aver torto per forza. Ma non avete neanche ragione per forza.

Imporci le vostre ragioni quando va bene a maggioranza, quando va male con l’utilizzo di minoranze organizzate non sempre pacifiche, non mi pare il modo piu’ piacevole, piu’ civile e piu’ sano di portare avanti una battaglia che, a sentirvi, pare la palingenesi del genere umano.  Vi pare condivisibile, questa impostazione? Se no, come si concilia col fatto che, mi pare, non vi ho sentito mai parlare di limiti della liberta’, anzi, vi sento spesso pronunciare la parola “diritti” ?

Insomma, parliamone. Qualcosa verra’ fuori.

 

Contro ogni pauperismo, forza Ratzinger!

in religione by

Siamo gia’ invasi dalle opinioni di chi invece ritiene che passare allo stile dimesso e un po’ triste di FrancescoI sia una grande rivoluzione culturale. Mi iscrivo al gruppo di quelli che non ne possono piu’.

In particolare sorprende che, probabilmente perche’ irretiti da qualche personaggione alla don Gallo, i piu’ entusiasti siano i soliti lettori di Repubblica*. Erano tutti scontenti della Chiesa che non comprende l’amore, che odia la vita, la modernita’ e le cose mondane: potevamo starci. Ora che la Chiesa aggiunge potenzialmente un’altra posizione reazionaria alla gia’ lunga lista delle posizioni reazionarie degli ultimi lustri, cioe’ il pregiudizio contro la creazione di ricchezza, l’odio per il gusto delle cose del mondo, l’antipatia per la bellezza, arrivano gli autoproclamati “progressisti” a lodarla? Beh, allora sono proprio dei lettori di Repubblica**, se lo lascino dire!

Piu’ seriamente, sarebbe il caso che ci lamentassimo degli sfarzi della Chiesa solo nella misura in cui siamo coattivamente portati a contribuirvi, ma non ci sarebbe nulla di male se questi sfarzi fossero il risultato di contribuzioni volontarie. Anzi, un Papa attento all’estetica e’ una scelta strettamente migliore rispetto a un Papa sciatto, a parita’ di altre condizioni. Si dira’ che le chiese che si finanziano solo con donazioni volontarie tendono naturalmente ad essere piu’ sobrie nei costumi. Ma sono considerazioni che in questo contesto reputo interessanti grossomodo come il parere del cardinal Bertone sulle unioni omosessuali.

Prima di chiudere, una nota per i fan dei pretacchioni: e’ vero, il capellone diceva quella cosa dei ricchi e dei cammelli. Ma lo diceva prima della rivoluzione industriale, del capitalismo, etc.. Ossia in un’epoca in cui di ricchezza se ne creava poca, lentamente , molta se ne distruggeva nelle guerre, e il mondo era un grosso gioco a somma zero. Oggi la ricchezza va celebrata, non odiata. E l’opposto va detto per la poverta’: la poverta’ e’ una montagna di merda. Si combatte, non si elogia.

Ah. C’era poi, perche’ noi parliamo di Jesus Christ Superstar, mica abbiamo letture del catechismo, uno che diceva che ogni spesa che il capellone faceva per il suo benessere, tranne la mera sussistenza, era un’offesa in quanto quei soldi avrebbero dovuto essere donati ai poveri. Un tale Giuda.

 

 

scarpe-papa

 

 

* per “lettore di Repubblica” si intendera’, su questo blog, da ora e per sempre, una categoria ontologica di essere umano piu’ ampia, che meriterebbe approfondite analisi.

** qui volevo forse dire, piu’ semplicemente, “pirla”.

Un sacco bello

in religione by

Nell’universo parallelo che Beppe Grillo ha pensato per noi, e che schiere di grillini neoletti parlamentari e senatori si apprestano a realizzare, si è pensato proprio a tutto. Il termine “partito” non lo vogliono e non possono accettare, giacchè la definizione scelta è “movimento”: di persone, di idee, di forza vitale che sale dal basso per contaminare le alte sfere. Movimento o partito che sia, una base morale non guasta. È funzionale a conferire spessore all’impegno dei singoli, a illudere che non ci si occupi solo di piste ciclabili e PDmenoelle.

Se si ha il tempo e la voglia di affondare le mani nel vangelo di Grillo, restano impigliati tra le dita  anche codici di comportamento, visioni millenerastiche, che definiscono il corpus morale del movimento, delineando contorni più da setta religiosa che da movimento di rinascita civile.

Qualche esempio?

Non più tardi di 5 giorni fa, parlando dell’elezione del nuovo Papa Francesco, Beppe si sbraccia: “Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti. Un santo ambientalista e animalista. La politica senza soldi è sublime, così come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi, un ritorno al cristianesimo delle origini”. Si apprende quindi che il M5S ha un santo patrono, una ispirazione dichiaratamente pauperistica, e una volontà di contribuire al ritorno della Chiesa delle origini – tema caro a decine e decine di sette religiose naufragate nel misticismo new-age. Tema caro anche a Dario Fo, grillino entusiasta e dallo stesso Beppe proposto per il Quirinale, quando anche lui ha dovuto ammettere che forse era davvero troppo. L’entusiasmo per il nuovo Papa è forte, tanto forte da sbilanciarsi decisamente alla difesa (d’ufficio, a quanto pare) contro il nemico di sempre: i giornalisti, “colpevoli” di scavare nel passato del successore di Pietro.

Nessuna richiesta di pagamento IMU questa volta, di uno che si chiama Francesco ci si può fidare. Qui secondo me si allarga parecchio: nel delirio mistico di Grillo anche il Papa è prodotto dello stesso epocale cambiamento di cui i grillini sono la  civileespressione.

Piace quindi il pauperismo, soprattutto nella Chiesa.

Piace molto Padre Zanotelli e per motivi del tutto analoghi piaceva molto anche il Prof. Di Bella. Ne avevamo già parlato.

Era lo spettacolo in cui Grillo, vestito da frate invasato, perorava la causa di “quest’ometto corretto, che parla pacato, che dà ai malati l’acido ascortito che costa un centesimo della Vitamina C…”. Un omino che va in bicicletta (ne possiede 5, di cui 4 tutte rotte, ci fa sapere Beppe) e che fa le cose gratis, quindi da eretico, e quindi nella ragione, non perché la cura proposta fa bene in quanto tale, ma per come viene presentata. E giù a tuonare contro il “gotha, il monastero della medicina”. E Rosi Bindi che brutta figa, e la lobby del farmaco quà, i medici là. La solita storia di sempre.

I contorni della setta fanno ormai fatica a restare nascosti. C’è il codice di comportamento (il bed and breakfast per i parlamentari invece dell’albergo, il divieto di parlare con i giornalisti), c’è tutta l’isteria del movimento che deve sentirsi assediato per restare compatto. Grillo, che nel frattempo tiene molto a farci presente che lui non è stato eletto né mai lo sarà, detta la linea. Minaccia espulsioni, vieta alleanze, nomina capigruppo, sputazza contro i giornalisti.

Poi però perdona, e ci tiene a dire così.

Li perdona perché in fondo chi del suo gregge ha sbagliato lo ha fatto “in buona fede”: insomma padre perdonali perché non sanno quello votano.

Ma sempre da non eletto, sia chiaro. E quindi in qualità di cosa?

Guai a parlare di capo, di guru. Di ispiratore forse, ecco quello si può dire.

Guai a parlare anche di soldi sia chiaro. Quelli fanno male e rovinano tutto: meglio la politica fatta senza soldi, la religione fatta senza soldi, la scienza fatta senza soldi: così’, andando avanti a botte di culo.

Probabilmente la parte più succosa di tutto questo discorso sta nella vera Bibbia del Movimento, “Siamo in guerra”, il libro di Casaleggio&Grillo.

Ma io non lo so se me la sento, secondo me è tosto, poi non dormo.

Che faccio lo leggo?

Su Amazon consta 3.99 2.99 (oggi è in saldo)  e volevo sapere se il comitato editoriale di Libernazione mi poteva rimborsare. Oppure, Capriccioli, tu che sei commercialista, dici che lo posso scaricare  a fine anno?

 

Dream on

in religione by

Con il piumino tirato fin sotto al mio ragguardevole naso, ho dormito sodo, stanotte, e ho sognato: nel mio sogno ero muscoloso e avevo anche una bella barba fitta – mi stavano molto bene le t-shirt e le ascelle non mi puzzavano mai, ma proprio mai. Alla tivvù ho visto il presidente della Repubblica Emma Bonino che parlava con una rappresentanza di donne islamiche; subito dopo, uno speaker ha intervistato il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che ha parlato di come intenda radere al suolo e ricostruire da zero il Policlinico Umberto Primo. Poi la sveglia del telefonino mi ha riportato alla cruda realtà: manco ho fatto a tempo a prendere il caffé e già c’era il faccione di un corpulento pretone vestito di bianco che ci metteva in guardia dalle insidie del demonio (demonio? quello con le corna? OMD).

“Selling Jesus”

in religione by

Dunque Francesco, il vincitore del Jesus Award, ha deciso di fare una sorpresa ai suoi fan, regalando a tutti quelli che lo hanno seguito, in piazza, in tivvù, alla radio o su internet, l’indulgenza plenaria. Non c’è da stupirsi: ogni tecnica di vendita aggressiva (dal campioncino offerto alla fermata della metro alla prima dose di eroina fuori dalla scuola) prevede un “omaggio” al cliente. E’ chiaro infatti che a dominare qui è un titanico sforzo di marketing- non sfugge a nessuno, credo, il patetico tentativo dei mindfucker vaticani di far passare per un bonaccione uno che, per dirne una, deve al mondo alcune spiegazioni sulla sua condotta durante la dittatura argentina.  Prima di qualsiasi benedizione e di qualsiasi indulgenza.

Questa storia di autocelebrarsi offrendo un contentino al popolo mi pare già deliziosamente medievale. Anche perché ribadisce il primato di un autonominato intermediario come medium unico tra Dio e l’uomo. La chiesa ha il copyright sul peccato, e si è anche inventata un modo per ritornare puliti come prima (un po’ come fanno quei furbacchioni che mettono in giro virus che ti bloccano il computer: se dai loro dei soldi, ti faranno avere un certo “software” in grado di restituirti la tua capacità di calcolo – e la tua libertà). Per cancellare il peccato, è sufficiente avvalersi dei servizi di un operatore certificato del vaticano. Puoi aver commesso qualsiasi nefandezza, inchiappettato porcospini, vandalizzato nani da giardino di terracotta o affisso poster di Tiziano Ferro: basta che lo racconti ad un prete cattolico, e poi, se muori, non vai all’inferno. Però ti resta una piccola penitenza da scontare in purgatorio (la chiamano “pena temporale”). No, non significa andare qualche anno in esilio nella piovosa Londra, ma che ti toccherà fare qualche lavoro di merda mentre senti quelli del piano di sopra che sciaguattano tutto il giorno nella Jacuzzi. Ma da qualche parte è stato mai pubblicato un listino delle pene del purgatorio: che so, per un adulterio ti toccano 5 anni di fotocopie all’anagrafe, per ogni bestemmia cinquanta flessioni…

In ogni caso, quella che ieri ha concesso il papa è la cancellazione (totale) della pena temporale, ovvero di quello sgradevole alone di peccato che sfortunatamente è rimasto nonostante l’interveno dell’Omino Bianco nel confessionale. A me non sembra tanto giusto. Immagino che uno stupratore, sia pure perdonato da Gesù, e quindi sulla buona strada per andare prima o poi nel Salottino VIP del cielo, abbia una pena temporale più alta di uno che si è fatto, diciamo, diecimila pugnette (cristianamente pentendosi, naturalmente). Ed ecco che ti arriva Francesco, e mi resetta a zero il pipparolo e lo stupratore. Ho letto che in passato, prima Paolo VI mettesse un po’ d’ordine (?) in questa faccenda delle indulgenze, quelle “parziali” (cioè non plenarie) venivano computate in giorni o anni. Il che vuol dire che effettivamente nel cervelletto di qualcuno ad ogni peccato era idealmente collegato un periodo quantificato di pena temporale computato in giorni o anni.

Attenzione, però, perché per ottenere l’indulgenza occorrono una serie di condizioni: essere membri effettivi del club (astenersi scomunicati, non battezzati o non desiderosi di remissione di peccato), sinceramente pentiti e lontani dal peccato, anche quello veniale (attenti, tipo, a sbirciare nella scollatura della vicina di banco), ed infine aver ricevuto (o ricevere subito dopo) i sacramenti della confessione e della comunione. Leggicchiando qui è là credo di aver capito che perché la prodigiosa cancellazione abbia successo è necessario confessarsi tra i 7 e gli 8 giorni prima, o dopo, la concessione dell’indulgenza. Metti che finisci sotto una macchina e muori il settimo (o l’ottavo? oddio) giorno dopo l’indulgenza papale? Per un soffio, ma non ce l’hai fatta, amico. In termini generali, ho riscontrato più volte una fissazione maniacale per la prescrizione burocratica e quantificata. Wojtyła, per dire, in questo documento, definiva l’amore per le indulgenze “una comprensiva tessera di autentica cattolicità”. A pensarci bene, mi stupisco sempre meno del lucido delirio che mi animava da bambino, quando, se dimenticavo di dire le preghiere una sera, ritenevo necessario recitarle due volte il giorno dopo.

 

Go to Top