un blog canaglia

Category archive

religione

Prospettive marxiane sull’Islam: religione e conflitto

in politica/religione/ by

È ricorrente in ambienti conservatori l’analogia tra islam e comunismo come minaccia per il sistema liberale occidentale. In alcuni casi di faciloneria, si arriva ad ipotizzare vere e proprie alleanze tra i reduci del dio che ha fallito e i musulmani. Una analisi seria del tema richiederebbe piuttosto di complicare la questione prendendone in considerazione i diversi aspetti, tra i quali innanzitutto la compatibilità teorica del comunismo con un sistema religioso. 

Nella dottrina di impianto marxiano a cui facciamo riferimento per definire il comunismo, l’epoca moderna coincide con il capitalismo: viviamo cioè all’interno di un sistema economico storicamente determinato che non è altro che il prodotto del processo storico, quel movimento che vede l’uomo produttore dell’uomo attraverso il lavoro. Il capitalismo è inoltre quella situazione umana in cui l’uomo è considerato altro dall’uomo. L’uomo, aristotelicamente animale sociale, non si percepisce più come tale. Nel capitalismo egli si identifica sempre in quanto produttore  ma non come produttore sociale di “cose” destinate a un uso sociale. In tal modo l’uomo si  interpreta a partire dalle cose che produce come se gli fossero estranee: come se esse, dotate di esistenza autonoma, determinassero il suo essere. Le cose prodotte a questo punto diventano disumane, merce. Il capitalismo è il modo di produzione che si basa su questa apparenza falsa e falsante che pertanto si lega a un totale disconoscimento dell’essenza dell’uomo.

La società capitalista, formata da persone libere che interagiscono sul libero mercato, e che dunque si presenta, nel vulgata liberale, come l’emancipazione dell’uomo dagli arbitri del potere  religioso per rimetterlo alle leggi dell’economia e del libero scambio, è considerata la distorsione suprema di tale libertà. Il problema di Marx è stato dunque quello di analizzare tale distorsione e di avviare un pensiero della “liberazione” che nulla ha che fare con qualsivoglia forma di religione, ritenuta al contrario un elemento sovrastrutturale prodotto dalle classi dominanti per perpetrare lo sfruttamento di una classe sulle altre (il famoso oppio dei popoli).

Marx è molto chiaro nel definire il fattore religioso, all’interno della società capitalista, come semplice folklore. Questo vale per ogni tipo di religione e sopratutto per il cattolicesimo e per l’islam che chiamiamo “radicale”. Ogni forma di orientamento religioso può essere accettata all’interno del sistema capitalistico solo a condizione e fino al punto di non intralciare il movimento di valorizzazione del valore. Alcuni esempi: il divieto del prestito a interesse islamico non è più compatibile con il sistema vigente in maniera sistemica (seppur esistano forme marginali di “finanza islamica”), la cessione del mantello cristiana un ricordo lontano (lo era già…), il “dare a cesare quel che è di Cesare” presuppone un Cesare che riconosca un dio che gli indichi la sua competenza e questo è sparito da Westfalia etc. Pertanto per un comunista, laddove l’elemento religioso sia forte come nell’islam, ci si trova davanti a una società a un livello di sviluppo storico precedente a quello capitalistico.

Un elemento che accomuna senz’altro comunismo e islam, e che per le società liberali è un grosso problema, è il tema del conflitto. Per un comunista la realtà non è armonica  ma è un movimento di contrapposizioni: l’ente viene percepito come lotta di classe allorché il capitalismo e l’economia politica predicano l’armonia distributiva – ovvero un “giusto” compenso dei fattori di produzione terra, lavoro e capitale garantito dal “libero” mercato.

Anche l’islam che chiamiamo radicale è caratterizzato da un alto tasso di conflittualità che può creare instabilità al processo di valorizzazione del valore. Tuttavia, al di là dei tragici episodi che si sono verificati in Occidente dall’attentato alle Twin Towers a oggi, l’islam radicale non sembra rappresentare ad oggi una minaccia sistemica. Le società islamiche non si sono al momento mostrate in grado di mobilitare le proprie risorse a un livello di potenza paragonabile a quello occidentale, nonostante il programma nucleare iraniano sia una spia che ciò non è impossibile.
Resta però un dato fondamentale: terrorismo e “guerra santa” possono destabilizzare momentaneamente il sistema, provocando turbolenze su mercati borsistici e nel panorama politico-elettorali dei paesi colpiti.

La strana cognizione del tempo quando si parla di gay

in religione by

“Non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze, già per altro previste dall’ordinamento giuridico, ma a schemi ideologici”. Questa frase l’ha pronunciata il Presidente della CEI Angelo Bagnasco riferendosi all’approvazione della legge sulle unioni civili. Si lamenta il Monsignore del tempo sprecato dal Parlamento per le unioni civili. Lo stesso Monsignore però si era anche lamentato del fatto che il governo avesse posto la fiducia sulla legge, permettendo sia al Senato che alla Camera di approvare la legge in un giorno. Sempre parlando di sprechi di tempo ed energie, non ricordo nemmeno una parola di condanna per quei parlamentari (molti dei quali tengono a farci sapere che sono cattolici) che erano pronti a impantanare il Parlamento con migliaia di finti emendamenti alla legge. Per non parlare del tempo che sprecano quotidianamente le varie sentinelle di non si sa cosa o i partecipanti al Family Day per impedire che tutti i cittadini abbiano uguali diritti. Ecco, volevo augurare a Monsignor Bagnasco e a tutti quelli che hanno a cuore il buon utilizzo del tempo parlamentare una buona giornata mondiale contro l’omofobia.

Game of Thrones historical references: S06E02 “Home”

in religione/televisione by
Welcome back for my analysis of the historical  references in the second episode of the sixth series of Game Of Thrones. Keep in mind that I am writing this as I watch the episode for the first time, so some stuff I write might not be entirely consistent with what happens later in the episode. You can read the analysis of the first episode here.

King’s Landing
We start of with a drunk in King’s Landing reminiscing fondly of Cersei’s walk of shame. The guy has a big mouth, but when elephants dance, mice attend at their own risk.
By order of the King, Cersei is confined to the Red Keep. Note how the High Sparrow has separated the young king from the women in his life, both his wife and his mother. Controlling access to the other sex is a phenomenal lever of power. For example, medieval lords decided whether their knights could marry, which I’m sure improved their motivation to do well in battle. Tommen and Cersei did meet, but I’m betting a contingency plan is already in place. The motives of the High Sparrow are at this point open to interpretation. He could either be a cynical manipulator who saw an opportunity to use the faith to amass power, or a legitimate social reformer out to extirpate what he sees as perversion. The latter is actually infinitely more dangerous for all concerned. However if his ultimate goals might be idealistic, his methods show a remarkable shrewdness. Note how he didn’t build a sodomy case against some random guy in the streets: he went for the Queen Mother, and for the Queen’s consort brother, knowing it would lead to the fall of the Queen consort as well. Is it possible for the motives of such a calculating person to be pure? Obviously if you’re going to harass people for their (in universe) moral failings, I guess you can start at the top and use them as examples.
But if this is part of some wider power scheme, what kind of an endgame is he going for? Does he want to turn Westeros (or just King’s Landing) into a theocracy, like Iran or the Vatican? If so he needs to leverage his influence to bring the king’s guard under his control. This is potentially easy, since everybody and their brother already suspects that Jamie (Lord Commander of the King’s Guard) did the naughty with Cersei. The problem is how to get rid of Jaimie, without calling into question the legitimacy of Tommen, which besides being an ideal stooge for the High Sparrow, is the only surviving legitimate descendant OR sibling of Robert Baratheon. If Tommen is removed from the picture, it’s not clear what would happen to the Iron Throne.
If the High Sparrow doesn’t want to go the theocratic route, he could use his power to get some of his faithful into positions of power, and then use this leverage to get the faithful important government contracts. This will lead to a cascade of sudden conversion, as the movers and shakers of King’s Landing fall over themselves to accept the faith. This would be similar to what some Catholic organizations allegedly have done with the national hospital service in a few regions of Italy. If he decides to go this route, he will try to get his proxies appointed as the Master of Coin, Master of Laws, or perhaps Master of Ships (lots of ship building and maintenance contracts to go around). Of these three offices, the Master of Laws has been vacant since Renly left, while the other two are held by Mace Tyrell, father of Margaery. Filling an empty slot would be easier, but we have seen how the High Sparrow likes to kill two birds with one stone, and presumably Mace also knew of his son’s escapades, so it would not be impossible to remove him as well. If he does so, I would expect the Tyrells to break  with the Lannisters for good, though perhaps having three out of four members of their family hostage under the control of the High Sparrow will keep a lid on things for some time.
The discussion about Tommen makes us realize how pissed off some families in Dorn must be at this point. Before the Sand Sisters decided to go on their little killing spree, Myrcella was on track to have a son with Trystan, which would give said son a high probability of eventually rising to the Iron Throne (given the high adolescent mortality for royals in King’s landing). So the in-laws of the Martells were within spitting distance of having a cousin on the Iron Throne, and now they have nothing. I wouldn’t be surprised if there was a spot of bother over that at some point.
 

North of the Wall
Bran is having visions. We see some backstory which could potentially become important, but it’s unclear what it means just now. Perhaps Bran can reawaken Hodor’s fighting instincts. Bran’s visions remind me of Caesar’s epilepsy. In the olden days epileptic fits were often seen as communication with the gods, and altogether not an undesirable trait in a leader. Bran can continue having visions as long as he wants, but eventually it is imperative that he joins Sansa.

Castle Black
The Wildlings save the day, so his friends don’t join Jon as corpses just yet. But the problem remains: Jon Snow was the link that could make the wildlings-south-of-the-wall thing go sort of smoothly. Even if Davos and the Wildling leader have the best intentions, will they trust each other enough? By the way, remember Mance surrendering? The situation, and the way he was shot is strongly reminiscent of Vercingetorix’s capitulation to Caesar, and funnily enough the actor that plays Mance was Caesar in the “Rome’ tv series. Though it also has echos of the US Cavalry vs Plains Indians endgame.

Tyrion in Mereen
The Sons of Harpy are almost certainly led by whatever was the second most powerful family in Mereen before Dany came along. They didn’t like how Hizdar curried favor with Daenerys, and saw the risk of being marginalized. A risk which was confirmed when they actually got engaged. They have made a decision, and are unlikely to reverse course. Come clean, and hoping for leniency would be extremely dangerous, and even in the best case scenario would see them exiled, or at least severely marginalized. No, if Tyrion wants to crack this nut, he has to either get Hizdar’s clan behind him, or else find the third most important family and help them destroy the second.
Anyway, the Mereen navy went up in smoke. This could actually be a sheep in wolf’s clothing. When Cortez reached the new world, he burnt his ships. As a result his men were very well motivated. There’s been a constant tension between Daenerys using Mereen only as a springboard for getting her and the Second Sons into Westeros, and her actually settling down to rule the place. The two are obviously contradictory. If she stays forever, the local rich guys may at some point decide it’s better to have her as an ally than enemy, and some will take a stake into her power structure, aligning their incentives. But if the expectation is that she will leave in six months anyway, there is no point in anybody putting their bets on her, and resistance will continue. The problem of course is that presumably that fleet wasn’t just there for looks, and the loss can compromise the continued viability of Mereen. Presumably most of the ships burned were warships, since merchant ships spend most of their time at sea, so losing a harbor full of them doesn’t make much of an impression on their absolute numbers. Who were they built to defend against? Will these foes decide to use their newly found control of the seas? I would expect that at a minimum, piracy incidents should become more frequent.
One of the big problems faced by the Targaryen faction is the lack of reproductive feed stock. Sure, Dany can do her bit, but if her children continue to be dragons it won’t make for a very stable court, as years go by. Even if the dragon thing is something she can turn on and off, she can only pick one spouse. She has no other living relatives, and Varys is a eunuch, as are all of her soldiers. That leaves Tyrion and Daario, and while both seem perfectly capable of producing heirs, one woman and two men is not much to start a dynasty with. Presumably some of the former slave girls, particularly the former clerical slaves such as Missandei, could be part of the foundation, but it is unclear weather former slave holders could see themselves as sufficiently invested in the status quo, just because one of their family is married to a former slave – however trusted and well-liked by the queen.
We also learn that the other cities liberated by Dany have gone back to slavery (what happened to the garrisons?), leaving Mereen isolated, and without a fleet. Troubling times. On the plus side, Tyrion seems to be making friends with the dragons. I guess the closest historical paragon would be with be with the domestication of the horse, which must have given an incredibly decisive military advantage to those first cavalry warriors.

Arya in Bravos
Arya looks very plump for a girl that’s been begging for a few months. Perhaps her friends with no face were looking after her. Anyway, she seems to have gotten on the good side of her mentor again.The whole Faceless Men things is clearly taken from the Assassin Sect.

In Winterfell
The Boltons have some good news and some bad news. They lost track of Sansa and found the hunters (bad fieldcraft on the part of Team Sansa, they should have hidden the bodies). This makes it very hard for Ramsay to father a son, as “enthusiastic” as he was to do so. Unless of course Sansa is already pregnant of course. On the plus side, Ramsay now has a little baby brother. This is good news for the family, but bad news for him. Oooh surprise, Ramsay just killed his father (I am writing this as I watch). Well that does change things… So Bolton Sr.  was retroactively “poisoned by his enemies” as the Maester will confirm (before he gets killed for being an eyewitness). Presumably we’ll get a couple of episodes of Ramsay torturing various people “he suspects of being behind this”. What follows is of course Ramsay being Ramsay. His end will be a very teachable moment.

Team Sansa
Theon decided to go home, while the rest continue North. On the minus side, Jon is already dead, but on the plus side the Wildlings must at this point be looking for a leader from south of the wall to ease their transition. Team Sansa is actually not in a horrible place. Right now there’s only Sansa, Brienne, and Pod. Sansa has the birth, Brienne has the brawn, and Pod – well, he’s loyal, and can take care of one or two redshirts.
 What they are lacking is brains, unless Sansa starts seeing sense, she gave some indication of this in the Ayre. Brienne is a great – if unlucky – King’s guard, but I don’t see her as a great military strategist. If Bran stops sitting in his cave visioning of yesteryear and decides to join her sister, they could be quite a team. The advantage they would have over the other houses is that they are remarkably free to make their own destiny. The Lannisters are in hock to the Iron Bank, the Tyrells have a high incarceration rate and an uneasy alliance with the Lannisters, Ramsay will eventually find himself buried in a burnt hole he himself dug and set fire to, Dany is going to some Dothraki temple, and her faction is busy playing cops and robbers with the Sons of Harpy. If Bran and Sansa can get together (presumably with the archery girl  and Hodor in tow) they would be a pretty good special operations outfit. They could get the North to revolt to the Boltons in a heartbeat. Incidentally, speaking of Theon, what happened to him is not some weird fantasy thing. It’s called learned helplessness, and it was the basic intermediate objective in e.g. the interrogation of Abu Zubaydah (“He capitulated the first time.  We chose to expose him over and over until we had a high degree of confidence he wouldn’t hold back”). So not exactly that thing, but that sort of thing actually does happen.

On the Iron Islands

(clearly inspired by the Norsemen) the king and his daughter are discussing the war. They had the great idea of capturing a bunch of towns, but with the war on the mainland over, they have now lost all of their continental garrisons. Even for the Vikings, raiding was always a lot easier than holding ground. It’s true that they conquered a lot of places, but for every success there were dozens of failures we never get to read about. But loosing the garrisons to the last man sounds more like lack of planning, or bad orders. A maritime culture makes war by hit and run. I’m not saying the Ironborn have to be exactly like the Norsemen, but what’s the point of sea supremacy if you’e not going to cut your losses when outnumbered? Conversely, if they are (usually) so strong that they never needed to run, why haven’t they taken over Westeros? If the garrisons were a significant part of the Ironborn military force, why lose them for nothing? Or, if the Ironborn had manpower to spend, why didn’t they reinforce the garrisons?
Now the King’s brother comes back from sailing, raping, and pillaging elsewhere and kills the King. Presumably this is why the other ruling families have King’s guards. And nobody saw him do this, despite the event taking place on some rope bridge which presumably should have somebody standing next to it ready to cut it, for it to be of any use.

Castle Black
They are bringing back Jon from the dead. Historical precedents… well there was that one alleged time… Other than that, I guess the closest parallels are with literature rather than history. The whole scene had more of a Dr Frankenstein feel than anything else, but we’ll see what kind of undead Jon proves to be.
At this point, can I just bring to your attentions that in the last two episodes, three of the main ruling families in the series suffered violent changes of management brought about by their own blood? Let’s just say that by the time the Iron King met his brother, I would have been surprised if they both walked away from the scene. This level of internal strife makes it surprising that they are able to wage wars against enemies outside the family at all. I guess part of the explanation could be the brutalizing effect of the war on relationships within the family?

Game of Thrones historical references: S06E01 “The Red Woman”

in religione/televisione by
George R.R. Martin, the creator of Game of Thrones, is famous for inserting bits of history into his novels. For example, the war between the Lannisters and the Starks is rather similar to the War of the Roses, between the Houses of Lancaster and York. The idea of this series of posts is to give a play-by-play analysis for some of the historical events which might have inspired the episodes of the TV series. In fact this is meant more as a starting point, I hope fellow history buffs who are GoT fans will suggest more references in the comments.
Today I will be analyzing Episode 1 of Season 6, “The Red Woman”

At The Wall
Well I always liked the guy, but he was not exactly the most gifted leader of men. He failed to create a consensus over what was clearly a contentious decision, and apparently all of the officers of The Watch decided he had to go.
The weird thing is that the conspirators only seem to remember about his friends after they get together, and one of them has had time to leave to seek help. A more traditional solution would have been to either commit the murder while they were away, or at least keep them from uniting until the news was brought to them (assuming of course that they couldn’t just murder six or seven members of the watch and expect the rest to accept it, as was normal during e.g. the Second Mafia War). Leaving the body exposed for essentially a random find was also not very wise. This sort of thing needs to be managed carefully. As it is, Thorne is lucky he got to make his little speech at all, rather than just being killed while trying to explain.
The historical parallel is clearly to the killing of Julius Caesar, right down to the edged weapons. A common historical option for disgruntled subordinates would have been strangulation, which takes long enough to show that the murder was not a rash act by one or two individuals, but something all those present firmly agreed upon. The Wall itself is based largely on Hadrian’s Wall, but also on a variety of other linear fortifications built to keep more mobile groups away from settled people. Peter Spring has a very nice book on this sort of thing, and I’m currently doing research on this as well.

Change of management in Dorne
Ok, so Ellaria Sand and her daughters decided it was time for some strong female leadership in Dorn. First, they poisoned Myrcella, virtually guaranteeing war with the Lannisters in due time. Then they staged the simultaneous killing of Dorne leader Doran Martell, and his suddenly incompetent bodyguard. They further succeed in killing Doran’s (only?) son Trystan, which is actually on a ship anchored in King’s Landing. At this point, it’s not clear what the Sand Sisters’ plan is. Usually when you kill one branch of a ruling family, you already have another branch in mind to take over the succession (often you ARE the other branch in question). But as far as I can tell, House Martell died with Trystan. His dad is dead, his uncle is dead, he’s dead, and no other siblings were mentioned. Ellaria was just one of many, many beautiful women (“and beautiful men”) that Oberyn took into his bed, so if she wants to maintain control of Dorne, she’s going to have to fight for it. I hope for her the Sands are an extremely well connected family in Dorne, or she has already secured consent for the takeover from all the important actors, or they are in for some trouble. Historically, it is very hard to place this kind of gambit.

King’s Landing
Cersei has gained an inch or so of hair, but finds out her daughter was poisoned. Now, poison has a rich and varied history from earliest times. There were A LOT of suspiciously timed deaths in noble families, even given the higher mortality of the day. Knowing a good poisoner must have been a prerequisite for any family with aspirations of social mobility, and knowledge of all symptoms of poisons, and their antidotes, must have been the main prerequisite for a medical position at court. Anyway, back to our brotherly lovers. They plot vengeance against the whole world. What assets do they have to work with? They have complete trust in each other. Cersei is reasonably adept at plotting against family members, or commoners, but has consistently come out the loser when trying to play with the big boys and girls. Jaimie can hold his own in a fight against redshirts, but is hardly a decisive force on the battlefield after losing his right hand. They have the services of a sellsword (as long as they can offer him more than the opposition), and those of a soldier of frankly geological proportions, but unclear vital status. In principle having the King as your son should be good, but Tommen seems to do whatever is suggested by the last person he talks to, so in practice this is only an advantage if they can stop other people from talking to him. I am not sure how the internal succession rules of the Lannister house work (Agnatic seniority? Agnatic succession?), so I don’t know how much they can tap the private family resources. It’s also important to understand how separate the family finances are from the kingdom’s finances, especially given the massive debts towards the Iron Bank.
Down in the dungeons, the High Sparrow shows pity towards Margaery by… OF COURSE NOT! He just is pulling the classic good cop-bad cop routine on her. We’ll see whether she falls for it. Good Cop/Bad Cop is actually as old as the hills. Odysseus and Diomedes pull one in book ten of the Iliad. The High Sparrow concept reminds me of Girolamo Savonarola, and several heretic movement north of the Alps as well.

In the Dothraki Sea
The Dothraki are clearly inspired directly by the great steppe confederations of Eurasia. People such as the Parthians, the Huns, the Mongols, and the Tatars. I think the show is missing a trick here, by showing the Dothraki as more or less full-time warriors. As scary as the steppe people were while massed on their raids, the vast majority of their time was spent in small family groups herding sheep. Anyway, an enormous number of Dothraki captured Daenerys at the end of the last season, and now she’s being taken as tribute to a local leader. She tells him about her previous marriage to Khal Drogo, and they tell her that of course she is no longer a prisoner, but also that she needs to go in a temple to properly mourn her husband with all the other Khal widows for the rest of her days.
Arrangements of this kind were actually relatively common. For example in my native Palermo, 18th century (female) widows had a dedicated promenade next to the regular one, where they could walk around and socialize amongst themselves without being forced to give the impression that they were not mourning their decades-departed husband every second of every day. To an extent such arrangement may have been mandated by the significant benefits that widowhood otherwise conferred, coupled with the ease for a wife of administering poison, and the difficulties of the day in proving such substances had been used.
Incidentally, neither of the locations shown as inhabited by Dothraki, look really like nomadic pastoralist homelands. The place where Daenerys was captured looked too wet (pastoralists would eventually find out it was better to settle and raise livestock from hay). The drier areas they were walking through later had the right climate, but were a bit too hilly (hard for cavalry armies to consistently dominate a land with so many defiles). I’m guessing we still haven’t seen the real Dothraki Sea, but just its shores.

I carabinieri per Padre Pio: una esigenza democratica

in giornalismo/politica/religione/società by

Ho sentito dire in questi giorni che la presenza di forze dell’ordine durante il corteo della salma di Padre Pio sarebbe uno scandalo. Seguono, ovviamente, giudizi sull’arretratezza culturale dei partecipanti all’iniziativa, accusati di vivere “nel Medioevo”. Premesso che la cosa andrebbe analizzata più con Ernesto de Martino che con categorie inopportune (che c’entra il Medioevo?), vorrei discutere dell’idea per cui, se i preti organizzano un corteo del genere, le spese dovrebbero essere a carico loro.

La confusione nasce dalla presenza di uno Stato, il Vaticano, che è dentro l’Italia e ha con essa uno status particolare. Ma rimane il fatto che ad organizzare la manifestazione sono stati cittadini italiani, non stranieri. La manifestazione è autorizzata, e il percorso presumibilmente concordato con le autorità competenti. Non è, quindi, assolutamente normale che lo Stato provveda ad uno dei suoi compiti irrinunciabili, ossia la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza?
Quali altri compiti dovrebbe assolvere uno Stato, se non questo? Possedere immobili in centro da distribuire con criteri opachi, per non dire altro, è più importante che garantire lo svolgimento pacifico di un corteo?

Ovviamente si può sempre rispondere di sì, che essendo un corteo la manifestazione di una idea di parte, le spese che lo Stato sostiene per garantirne la sicurezza vadano accollate a chi lo promuove. Piaccia o no, però, anche nel più miniarchico degli ordinamenti c’è del valore nel consentire un dibattito democratico, senza che la disponibilità di mezzi dei promotori di qualsivoglia istanza diventi un fattore condizionante la possibilità di esprimerla. Si dirà che la Chiesa di mezzi ne ha: peccato che princìpi del genere vadano applicati a tutti nello stesso modo. Un altro tassello di minima convivenza democratica che gli anticlericali di professione hanno imparato a disimparare.

Gesuita

in religione/società by

«La preghiera è una vera e propria missione che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. […] Diceva Padre Pio: la preghiera è una forza che muove il mondo, spande il sorriso su ogni languore e debolezza, la preghiera non è una buona pratica per mettere pace nel cuore, se fosse così sarebbe mossa da un sottile egoismo: io prego per star bene come prendere un’aspirina? No, non è così: la preghiera è un’altra cosa, è un’opera di misericordia spirituale che vuole portare tutto al cuore di Dio, è un dono di fede e amore».

Jorge Bergoglio, 6 febbraio 2016

Misericordina

“La confezione è quella tipica delle medicine, con tanto di avvertenza sul contenuto: «59 granuli intracordiali». All’interno, si trovano una corona del Rosario, un’immagine di Gesù misericordioso – con la scritta «Gesù confido in te» – e il classico foglietto con posologia e istruzioni per l’uso. È la “Misericordina”, il “kit” pubblicizzato oggi da Papa Francesco alla fine dell’Angelus e che suore e volontari hanno subito distribuito in migliaia di esemplari ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro.
«È una medicina speciale per concretizzare i frutti dell’Anno della Fede che volge al termine. Si tratta di una medicina spirituale. Non dimenticatevi di prenderla, perchè fa bene, fa bene al cuore, all’anima e a tutta la vita», ha detto il Papa.”

La Stampa, 17 novembre 2013

Noi, gentili col bisogno di difendere gli ebrei

in religione/società by

Io sono un goy, un gentile, come viene spesso tradotto, cioè un non-ebreo. Non lo sono né di religione, né di discendenza: non ci ho proprio niente a che fare. Avverto però con preoccupazione, ultimamente crescente, un senso del dovere nel ribadire l’ovvio, un’esigenza di difesa della comunità ebraica e della sua cultura. Dopo la shoah, viene da pensare, non ci dovrebbero più essere certe preoccupazioni: qualcosa di così terribile non può che aver, per reazione, eradicato ogni forma d’intolleranza verso gli ebrei. È davvero così? Mi pare sempre più evidente, come se riemergesse da un nascondiglio temporaneo e non da un esilio permanente, un certo antisemitismo strisciante, quasi sussurrato, di una levità terribile e spaventosa.

Gli ebrei, dopotutto, sono una minoranza atipica. I guardiani del progressismo se ne curano poco, perché a loro il principio del buon selvaggio sembra proprio non riuscire applicarsi: sono mediamente benestanti, provengono da famiglie di ceto sociale elevato ed estrazione culturale profonda, ecco, non certo un gruppetto di disperati. Sono un gruppo culturale ben – anzi benissimo integrato: mantengono profonde e salde le proprie tradizioni e abitudini, non rinunciano a nessun costume, ma vivono perfettamente inseriti in un tessuto culturale e religioso che non è il loro. Una comunità fortissima e chiusa (talvolta troppo chiusa?), ma perfettamente a proprio agio, almeno nel contesto italiano. Insomma, prendersela con gli ebrei sembra molto meno grave che prendersela con qualsiasi altro sottogruppo etnico o religioso, perché si fa fatica a immaginarli con l’osso al naso. È proprio in questo non-detto che si nasconde la subdoleria del nuovo antisemitismo, nella sua attenuata gravità: un sentimento che trova una sua giustificazione taciuta nella posizione sociale degli ebrei. Laddove ogni attacco, fosse anche involontario, a una qualsiasi altra minoranza viene ormai stigmatizzato dalle reazioni indignate di stampa e commenti, ecco, più passa il tempo e più si avverte una direzione contraria se si parla di ebrei.

A concorrere, mi direte, c’è la questione israeliana, che è diventata un’altra piccola, striminzita foglia di fico sotto cui nascondere quel sentimento che vi dicevo. Perché tutti i distinguo secondo cui “l’antisionismo non è antisemitismo” lasciano il tempo che trovano davanti a un livore adottato contro Israele da molti, troppi, commentatori e intellò occidentali. Israele è l’unica oasi di democrazia a stampo liberale calata in una geografia che parla la lingua opposta. Tanto basterebbe a difenderla, in linea di principio, se uno crede che, sì, le democrazie da queste parti qualche granello di libertà l’hanno racimolato. Certo, nessuno qui sostiene che sia un coacervo di stinchi di santo oppressi dall’arabo con la sciabola affilata: la questione è complessa e spinosa, con migliaia di dinamiche (anche interne, che non consideriamo mai) a definire la risultante del conflitto. Ma la giustificazione latente dell’antisemitismo generalizzato e trasversale che l’Europa sembra vivere ancora, con ogni giorno un giorno di troppo, quella no.

A Marsiglia Zvi Ammar, il presidente del concistoro israelita della città, ha consigliato di non indossare la kippah per strada, per non provocare reazioni violente, in una città che nell’ultimo anno ha subito una trentina di episodi di aggressioni antisemite. Corsi e ricorsi storici: settant’anni fa era una stella gialla, adesso è un copricapo. Soprattutto oggi, non dimentichiamocelo.

Biblioteca – Ep. 8: La linea comica

in religione by

Genesi 18

Riassunto delle puntate precedenti: il Signore arruola Abramo promettendogli la terra di Canaan a ripetizione fino a prenderlo per sfinimento.

Avevamo lasciato il novantanovenne Abramo alle prese con una circoncisione di gruppo: d’accordo il patto, d’accordo la gioia intrinseca dell’accordo con il Signore, ma questo libro ha un disperato bisogno di una linea comica.

CHE FORTUNA!

Se ne accorge evidentemente anche l’Autore, che inserisce qui il famoso sketch dei tre viandanti. Di seguito un estratto della sceneggiatura originale [Gen 18:1-15].

I TRE VIANDANTI

Querce di Mamre. Caldo torrido. Il vecchio Abramo siede all’ingresso della tenda. Si avvicinano tre viandanti.

Tre viandanti (parlando come Qui Quo e Qua): – Buongiorno… – … sa mica… – … che ore sono?
Abramo (prostrandosi fino a terra): – Mio signore! Se ho trovato grazia ai tuoi occhi non passare oltre senza fermarti dal tuo servo!
Viandante 1: – No scusi…
Viandante 2: – … ci ha scambiato…
Viandante 3: – … per qualcun altr
Abramo: – Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero, andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo!
I tre viandanti si guardano
Tre viandanti (unisono): – Fa’ pure come hai detto.

Abramo corre da Sara

Abramo: – Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce!
Sara: – Eh?

Untitled

Abramo corre all’armento, ma inciampa e ruzzola rovinosamente con grande simpatia [questa la togliamo, ndD]. Fa preparare un intero vitello, panna e latte fresco

Viandante 1: – Dov’è…
Viandante 2: – … Sara…
Viandante 3: – … tua moglie?
Abramo: – È là nella tenda, sta preparando un quantitativo di focacce compreso tra i 5 e 90 chilogrammi.
Viandante 1: – Tornerò da te fra un anno a questa data…
Viandante 2: – … e allora Sara, tua moglie…
Viandante 3: – … avrà un figlio.
Abramo: – No scusa forse ho capito male io cosa vuoi dire
Abramo: – Ah bè basta che ci pensate voi che io ho mal di schiena solo a pensarci
Abramo: – Ma perché parlate al singolare?
Abramo: (tace)

Sara sta ascoltando dall’ingresso

Sara: – Ahah. Ma se le mie ovaie sono dismesse da quarant’anni
Sara: – Ahah. Ma se ad Abramo non si drizza più manco se l’appendi
Sara: – Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!
Il Signore Tre vian Viandante 1 Il Signore (improvvisamente serio, ad Abramo): – Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia”?
Abramo: – Bè, non s
Il Signore: – C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore?
Abramo: – Io non
Il Signore: – Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio!
Abramo: – Ok
Sara: – Non ho riso!
Il Signore: – Sì, hai proprio riso!
Sara: – No no pensavo a una barzelletta
Il Signore: – Vogliamo risolvere questa cosa fuori?

[TBD] Sara e il Signore improvvisano qualcosa di buffo e divertente

Linea comica

Sistemata la faccenda della linea comica, si torna di botto sul dramma. Il Signore contempla Sodoma dall’alto, e non è per niente contento. Glielo dico o non glielo dico? Glielo dico: senti Abramo, questi di Sodoma mi hanno definitivamente rotto i maroni, io adesso scendo e quant’è vero che ho mangiato centoventi chili di focaccia faccio una cosa brutta [Gen 18:16-21].

Abramo è preoccupato, anche perché, se ricordate lo scorso episodio, a Sodoma viveva anche suo nipote Lot. Ma che gli vuoi dire al Signore incazzato, “non sono d’accordo”? La devi prendere larga [Gen 18:23-32].

Abramo (tono innocente): – Ma senti, pensavo, bella questa cosa di Sodoma eh, cioè la distruzione, i morti, approvo assolutamente.
Dio: – Mh.
Abramo: – … però ecco, un dubbio piccolo…
Dio: – …
A (improvviso colpo di genio): – Cioè, davvero sterminerai il giusto con l’empio?
D: – In che senso?
A: – Bè, forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?
D: – Non hai proprio tutti i torti.
A: – Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?
D: – Pensi davvero che sono il Giudice Migliore di Tutta la Terra?
A: – Certo Signore! Lontano da te!
D: – Hai ragione, sai? Daje. Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo. Ora fammi andare che vorrei aver finito col napalm entro le otto.

A questo punto presumibilmente Abramo fa il conto dei sodomiti giusti che conosce e arriva massimo massimo a tre. Prende coraggio.

A: – Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere!
D: – Che c’è?
A: – Forse, ma forse eh, dico come possibilità, ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque.
D: – …
A: – Per questi cinque distruggerai tutta la città?
D: – Magari lascio in piedi il dieci per cento?
A: – Lontano da te! Principe di giustizia! Somma bontà! Misericor
D: – Ok la risparmio, basta. Se ne trovo quarantacinque la risparmio.
Dio si incammina
A: – Forse là se ne troveranno quaranta.
D: – Come scusa?
A: – No dico, quarantacinque, quaranta…
D: – Ho capito, tranquillo, è lo stesso.
Dio inizia a scendere
A: – Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta.
D: – Senti Abramo, ora ho l’impressione che mi stai prendendo per il culo.
A: – No, è che questo è proprio il periodo in cui i giusti vanno in vacanza.
D: – Non lo farò, se ve ne troverò trenta. Adesso però vado.
Dio si allontana
A (ad alta voce): – Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti!
Dio inizia a correre
A: – Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci!
Dio fa segno di sì col pollice

La sera stessa due angeli sterminatori arrivano a Sodoma.

(continua)

La tolleranza che non ti aspetti

in religione by

A scanso di equivoci: Rohani non ci piace così come non ci piacciono i regimi totalitari in genere, non importa il colore politico o l’ideologia che li sorregge. E ancora meno ci dovrebbe piacere la religione, oppio dei popoli e aborto dell’immaginazione umana – abbiamo davvero bisogno di Dio per pensarci migliori? Sorprende però che nel clima attuale di “tensione fra civiltà” – non siamo ancora allo scontro, per fortuna – il presidente iraniano in visita a Roma abbia sottolineato un punto piuttosto importante, cioè che “il Corano insegna a rispettare chiesa e sinagoga”.

L’idea che il mondo islamico consideri gli appartenenti alle altre due grandi religioni monoteiste come “infedeli” è profondamente erronea – sebbene tale idea sia stata alimentata in buona parte proprio da alcune fra le correnti musulmane più radicali. Nel Corano infatti, Cristiani ed Ebrei vengono definiti “la gente del Libro”, in chiaro riferimento all’Antico e al Nuovo Testamento, nettamente distinta dai “pagani” veri e propri, cioè i politeisti. Pare anzi che tale definizione possa addirittura applicarsi a Induisti, Buddhisti e Zoroastriani, i cui testi sacri erano tenuti in grande considerazione dall’Islam delle origini.

Le genti del Libro sono miopi, ci dice il Corano, poiché fanno un po’ troppa confusione sull’idea di Messia, e, soprattutto, non riconoscono Maometto come profeta. Tuttavia, esse hanno la possibilità di salvarsi e di accedere al Paradiso, in virtù di un substrato monoteista fondamentalmente condiviso; una volta che ci si è messi d’accordo sull’esistenza di un unico Dio, sul resto si può (più o meno) chiudere un occhio. Ecco cosa dice la sura V (detta “della mensa”), versetto 48, a proposito dei differenti approcci alla Verità:

A ognuno di voi abbiamo assegnato una regola e una via, mentre, se Iddio, avesse voluto, avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato.

Certo, Ebrei e Cristiani rimangono in errore nel momento in cui abbandonano la via che è stata loro indicata da Dio nella Torah e nei Vangeli – e questo, secondo il Corano, capita piuttosto spesso – , ma ciò non toglie che esista per loro, grazie a una sorta di potenzialità salvifica universale, la possibilità di godere “dei frutti che hanno sulle loro teste e sotto i loro piedi” (sura V, versetto 66). Insomma, un bell’esempio di tolleranza e relativismo religioso che, purtroppo, non trova uguali nel Vangelo o nelle parole di Gesù (su questo punto magari ritorneremo un’altra volta).

Tutto ciò non significa che dobbiamo per forza farci piacere l’Islam – e tanto meno Rohani. Si tratta però di considerare, almeno per un attimo, che l’alterità del Corano in quanto testo sacro non si traduce sempre e necessariamente in un invito alla violenza o alla persecuzione religiosa. C’è un mondo di complessità in quelle pagine che, per poter essere interpretato, andrebbe letto con una certa attenzione e, soprattutto, senza pregiudizi.

L’alternativa a questo metodo è Oriana Fallaci.

Non tutti sono Charlie (per fortuna)

in religione/società by

Diciamolo chiaramente: non c’era niente di più lontano dallo spirito dissacrante, irriverente e provocatorio del settimanale francese Charlie Hebdo che la solidarietà trasversale, piaciona e probabilmente ipocrita di molti di coloro che l’anno scorso si sono fregiati dello slogan “Je suis Charlie”.

Una rivista satirica è fatta per dividere, non per unire. Non deve piacere a una maggioranza – che, per sua stessa natura, è pecorona e disperatamente aggrappata alle vesti logore del potere –, bensì deve indispettire il più alto numero di persone possibile, scandalizzare i benpensanti e infastidire le gerarchie. Un umorismo socio-politico che attira consensi ha fallito nel suo intento: se il re è nudo e tutti sono già d’accordo non c’è proprio niente su cui puntare l’attenzione.

Non posso quindi che dirmi contento che nell’anniversario della strage la redazione di Charlie Hebdo sia rimasta fedele alla sua natura: far incazzare un sacco di gente. La copertina dell’ultimo numero ci mostra il vero responsabile della carneficina dello scorso 7 gennaio, ovvero un Dio dalla faccia truce, armato di kalashnikov e con la veste sporca di sangue. Un ottimo modo per far uscire allo scoperto scribi e farisei: non ha infatti tardato la pioggia di critiche e rimostranze di alti esponenti del mondo cattolico e islamico, inevitabilmente indignati per la profanazione religiosa. La rivista ha fatto ancora una volta il suo mestiere in maniera eccellente, mettendo alla berlina ed esponendo tutti quelli che, in fondo in fondo, della libertà di risata farebbero anche a meno.

Loro non sono Charlie, e non lo sono mai stati.

Generatore automatico di immagini proiettate su San Pietro per il Giubileo

in internet/religione by

Per l’apertura del Giubileo straordinario su San Pietro sono state proiettate suggestive immagini ispirate all’Arca di Noè e alla bellezza del Creato, con un effetto scenico di grande impatto.

Tuttavia, sono state a nostro parere omesse alcune meraviglie che non possiamo risparmiarci dal segnalare.

Ecco allora cosa abbiamo sognato di vedere proiettate sulla facciata di San Pietro.



Fare refresh per ottenere nuove meraviglie del Creato proiettate su San Pietro per il Giubileo

Un Giubileo per Joseph

in cultura/humor/religione by

jos

Un presepe è oppressivo, ma per i fascisti

in politica/religione/società by

E cosí, un bel giorno, ti svegli e sei un fan di Salvini. Non è uno scherzo, è solo un post dovuto al pensiero un po’ stantío di un “progressista” in totale bancarotta intellettuale, con una ideologia ormai incapace di rapportarsi con la complessità del reale di oggi, che ha bisogno di aggregare al nemico ogni voce critica.

Come dovrebbe aver capito chiunque, io con Salvini non ho niente a che fare. Eppure vengo a lui associato. Vediamo, nel dettaglio, gli argomenti di Absinthe: sono la radice del pensiero polcorr che io critico, e che lui evocando pensa di esorcizzare. Un’ironia forzata quanto inefficace, perchè non si puó diventare meno la caricatura di Paperino se non si fa che parlare come Paperino. Dice, Absinthe:

il punto è che il presepe non è la messa, né l’accensione della chanukkah, né il festeggiamento della fine del Ramadan. Al presepe non si sceglie se partecipare oppure no: il presepe te lo cucchi entrando a scuola. Esattamente come il crocifisso te lo becchi appeso in classe e tutti zitti.

Posto che, per dirne una, la chanukkah una volta accesa rimane accesa da qualche parte, Absinthe cade esattamente nel problema del safe space: lo vedo, mi offende, quindi non dovrebbe essere lí. Non si reclamano spazi di libertà per la manifestazione di una pluralità di idee in luogo dell’opprimente monopolio di una idea sulle altre, ma si chiede una restrizione delle espressioni altrui.

Si dirà che la scuola è uno spazio pubblico, e uno è pur sempre libero di esprimersi come vuole a casa propria. Questo discorso chiama in causa, per l’appunto, proprio l’idea che si ha di “spazio pubblico”, nel senso di uno spazio a cui si provvede con risorse della collettività per fini universali. Bene, lo scopo della scuola è solo insegnare a leggere, scrivere e far di conto? Io non credo. E non lo crede neanche Absinthe, che infatti non si oppone all’educazione civica, all’educazione sessuale, ai momenti di dibattito su questo e quello per i quali i cattolici oltranzisti, altra faccia della medaglia dei fascisti del politicamente corretto, dicono la stessa cosa: che queste cose vengono imposte ai loro poveri figli innocenti.

Perchè, alla fine, hanno sempre avuto ragione i Flaiano: la cifra politica dell’italiano, anche con due libri in casa, è il fascismo. Come nel caso del crocefisso, maldestramente citato da Absinthe – che chiama in causa la CEDU pur se questa gli dà torto: il dibattito è tra chi lo vuole imporre anche in classi che non lo vogliono e chi lo vuole proibire anche nelle classi che lo vogliono. Non esistono spazi intermedi, non esiste un “parlate, discutetene”. Dice, infatti che la presenza di un crocefisso

impone ai miei figli di beccarsi un indottrinamento religioso anche se io non ho intenzione di impartirglielo e sin da quando sono più piccoli e suggestionabili

Niente di meno! Perchè il popolo, come si sa, è minorenne: a maggior ragione se è minorenne anche anagraficamente, allora deve rimanerlo per sempre anche dal punto di vista intellettuale. Non bisogna farlo confrontare con idee differenti da quelle esposte a casa! Argomento, ancora una volta, molto simile a quello dei cattolici oltranzisti. Verrebbe poi da chiedersi: che c’entra la laicità dello Stato? Non stiamo parlando dell’ora di religione coi professori nominati dai vescovi. Là Absinthe avrebbe ragione, ma quella non la mette in discussione. Si parla di una attività che una parte degli studenti, non necessariamente gli unici ad aver qualcosa da proporre, mostra agli altri. Pensa, Absinthe, che sia produttivo rimanere ciascuno nel pfoprio cortile, coi capetti spirituali di ciascuno, e senza nessun confronto? Il futuro è fatto di tante minoranze e di nessuna maggioranza: il confronto è d’obbligo. Fare questa segregazione forzata non serve a nulla.

Dice, Absinthe, che ritenere giusto che esistano spazi dove si esponga un po’ quel che capita, incluso il presepe, è un modo ipocrita per perpetuare l’imposizione oppressiva del presepe. Se si continua la parafrasi si vedrà che l’argomento ricorda molto da vicino certe istanze intolleranti, già ampiamente discusse, presenti negli atenei americani e non solo. In un recente articolo apparso sul Wall Street Journal, un accademico (peraltro parte di una minority) stigmatizza questi ragionamenti dicendo:

protesters may start with valuable observations, but then they drift into a mistaken idea of what a university—and even a society—should be; (…)  (they) happear to miss how Orwellian their terms often sound; the enraged indoctrination sounds like something out of “1984,” not enlightenment. Then again, one can almost hear the protesters responding, “Well, yeah, but we really are right!” They assume that their perspective is a truth that brooks no morally conceivable objection….where the protesters’ proposition is “If I am offended, I am correct,” the proper response is, quite simply, “No.” This and only this constitutes true respect for these students’ dignity.

Questo, credo, è il modo migliore di chiudere la polemica.

In fondo, il politically correct non è il problema piú urgente della nostra società, come non lo è la supposta oppressione clericale a mezzo di pezzi di legno intrecciati e pupazzini col muschio intorno: lo è, peró, la tendenza a far passare pseudo-argomenti come quelli di Absinthe come discorsi seri. È il sintomo di un serio decadimento della qualità del dibattito attorno a un conformismo triste, che accetta la sciatteria intellettuale in cambio dell’intoccabilità di poche, discutibilissime, certezze. Meglio fare uno sforzo.

Mellon Collie ha vent’anni. E noi no.

in religione/scrivere by

Viola

Venti anni fa usciva “Mellon Collie and the Infinite Sadness” degli Smashing Pumpkins.
Non credo ci sia bisogno di soffermarsi per l’ennesima volta su quanto stupendi fossero i pezzi, su quanto intenso sia Billy Corgan, o quanto brava (e figa) fosse D’Arcy. Noi che nel 1995 eravamo teenager e/o giovani, la generazione X (si proprio quella di Ambra Angiolini, non si può avere tutto dalla vita) lo sappiamo benissimo. Ai Millenials che per caso non lo hanno ancora sentito, direi che non è mai troppo tardi per smettere di sottovalutare gli anni Novanta e fare un regalo alle proprie orecchie. E ai propri occhi: la copertina dell’album, dell’illustratore John Craig, è un piccolo capolavoro di collage ispirato alla pittura settecentesca, preraffalita, al dadaismo e al surrealismo.
La musica e l’arte hanno, d’altronde il potere di trascendere il tempo e lo spazio. E di permearlo di una bellissima, e infinita, tristezza.

Luca

Quando è uscito Mellon Collie, per me era indubbiamente troppo presto. Lo scoprii piú tardi, ma non troppo piú tardi: Repubblica aveva un inserto musicale dove si parlava della prossima uscita di questi Smashing Pumpkins, e ripercorreva gli album passati. Quello in arrivo era Machina,  e io avevo 12 anni.
A scuola ci si passava la musica tramite cd masterizzati. Con un amico del tennis avevamo l’accordo per cui ogni tanto si comprava l’album originale insieme, e poi in qualche modo uno dei due avrebbe avuto la copia: di sicuro non ebbi Iommi, ma ho tenuto Lateralus. Il colpo di fulmine per Mellon Collie avvenne grazie a un prestito, sempre dello stesso amico.
Ero solito passare il sabato (o il venerdí) sera da una zia. Per uno cresciuto fuori città, una zia ospitale, di compagnia e discreta era una complice perfetta per tornare a casa la sera dopo un tardo pomeriggio in centro: usavo lo stereo del cugino espatriato per ascoltare la mia – a volte, ammetto, anche la sua – musica: il piano dell’intro del primo cd di Mellon Collie nella mia testa non è districabile da quel salotto arredato con un gusto decisamente retró.
Quindi uscì Machina. Ricordo l’album nuovo e la moda di vestire robaccia della ADIDAS. Non più tardi dell’estate, le tv musicali erano piene di speciali su Billy Corgan e rimandavano a ruota i grandi classici: quasi tutti da Mellon Collie. E quasi tutte dal primo cd, dawn to dusk. Un amico piú grande, proveniente da un altro mondo dati i  suoi “quasi 18 anni”, propose di andare a vederli dal vivo: Palaghiaccio di Marino, Roma, 26 Settembre. Siccome la mia etá non rendeva possibile il viaggio secondo qualsiasi criterio di ragionevolezza, feci una cosa irragionevole: comprai il biglietto del concerto e quello per Roma indebitandomi, e mi presentai a casa a fatto compiuto. L’espediente, combinato a una serie di fattori rassicuranti, funzionó. Come spesso capita, si va al concerto di qualcuno ascoltando in fissa qualcun altro: allora credo fosse questo, ma se vi sforzate un poco Corgan si vede comunque.
Poi venne l’autunno e le canzoni del secondo cd sembrarono piú appropriate. D’altronde, era appunto il disco notturno, twilight to starlight. Non so se sia il cambiamento tecnologico o l’età, ma che un album attraversi così bene le stagioni non mi è più capitato.  A proposito, portate indietro le lancette: da domani fa buio piú presto.

Rosario

Mellon Collie And The Infinite Sadness. Malinconia e infinita tristezza. Gli unici sentimenti che ti sembra sensato provare a 16 anni, quando è uscito Mellon Collie. Perché Mellon Collie È avere 16 anni, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Mellon Collie sono le tute acetate indossate in maniera scriteriata per uscire di casa, sono le Nike ed è Michael Jordan, è Ronaldo e Romano Prodi, è Clinton, è il modem 56k, è tutta la nostra vita, sarà sempre la nostra vita. Mellon Collie è dolcezza, è rabbia, è sentimentalismo patetico, è lirismo insensato, è bellezza che improvvisamente ti entra nelle vene con un semplice believe in me as I believe in you. Mellon Collie sono le urla di una presunta rivalsa di Fuck You (An Ode To No One) e il cuore che ti si spacca in mille pezzi di Thirty-Three. È la rabbia di un ratto di una gabbia e il fallimento di vedere chi ami che butta via il proprio amore, i segreti dei suoi sogni. Mellon Collie compie venti anni, ma non li ha mai avuti, non li avrà mai. Mellon Collie siamo noi, Mellon Collie saremo per sempre noi.

Adda passà ‘a nuttata

in religione/società by

Nonostante tutto il rispetto e la stima che posso provare nei confronti del coming out di Monsignor Charamsa (ammirazione ancor maggiore se si considera la scaltrezza di una mossa che, fatta alla vigilia del Sinodo sulle famiglie, creerà non pochi imbarazzi e difficoltà in seno alla Curia), non posso fare a meno di interrogarmi sull’effettiva utilità di tale gesto in una dimensione, per così dire, politica, delle “riforme”.

Soprattutto in considerazione di un’intervista al Papa di ritorno dagli Stati Uniti apparsa qualche giorno fa su corriere.it, in cui il Pontefice affermava, nella disattenzione più generale, che “le donne sacerdote? Non si può fare.” Insomma, dichiarazione durissima (ovviamente passata in sordina) e chiusura totale riguardo a un argomento che tocca milioni di persone, in nome di presunte decisioni definitive prese da Giovanni Paolo II. Se vi aspettavate una rivoluzione “di genere” da parte di Bergoglio, temo dovrete aspettare un bel po’.

Non fraintendetemi, non penso che la questione del sacerdozio femminile abbia più importanza delle unioni omosessuali – o viceversa. Credo anzi che, sul piano dei valori, un riconoscimento statutario debba per forza comportare l’altro. Tuttavia, non è insensato pensare che una Chiesa che non riesce ad includere nei suoi ranghi una buona metà della popolazione mondiale, quella coi cromosomi XX, difficilmente potrà aprirsi a una minoranza che, storicamente, ha iniziato ad acquisire diritti persino dopo le donne.

La Chiesa è patriarcale fino al midollo, e tale rimarrà fino a quando le sue gerarchie continueranno ad avere solo e unicamente il pene. Sebbene una teologia “al femminile”, come auspicato nell’intervista di cui sopra dallo stesso Papa Francesco, possa effettivamente apportare dei contributi alla causa delle donne cattoliche (e non solo), certe questioni rimarranno inalterate ad infinitum, a meno che non vengano scardinate dalle fondamenta le logiche fallocentriche del soglio pontificio. Come dice lo splendido Gian Maria Volonté nel ruolo di Giordano Bruno, “Chiedere a chi ha il potere di riformare il potere?! Che ingenuità!”

Ora, in un mondo precluso alle donne, fatico davvero a vedere il minimo spazio per gli omossessuali. Proprio per questa ragione, persone coraggiose e intelligenti come Krzysztof Charamsa dovrebbero tirare i remi in barca e aspettare che finisca il Medioevo.

La cacca del Dalai Lama

in religione/società by

Nel suo Dizionario filosofico (1764) Voltaire racconta, alla voce “Religione”, dell’acerrima lotta fra due scuole teologiche dell’estremo Oriente, le quali, per risolvere un’antica disputa, decisero di rivolgersi al Dalai Lama. Questi, come prima cosa, distribuì la cacca raccolta nella sua seggetta, e attese che entrambe le fazioni dessero vita a un vera e propria adorazione della divina merda; una volta stabilito il culto, il Dalai Lama si sbilanciò a favore di una delle fazioni, mentre l’altra, adirata, se la prese col feticcio del Buddha vivente. Quella che ne seguì fu una tremenda guerra fatti di assassini, morte e violenze di ogni tipo, con i due campi intenti a sterminarsi vicendevolmente in nome del responso fecale. Il Dalai Lama, conclude Voltaire, essendo molto divertito dalla situazione, decise di continuare a distribuire cacca a tutti i fedeli e devoti in cerca di verità.

Il messaggio del grande filosofo francese è decisamente chiaro: la religione teologica, con i suoi dogmi e verità universali, non è altro che il prodotto di una manciata di individui capricciosi che amano divertirsi alle nostre spalle. La Ragione, unico vero mezzo per giungere a Dio, è la sola strada percorribile in un mondo infestato da stupidità e menzogne, superstizioni e intolleranza.

Nella giornata di ieri, il solito intervistatore medio americano ossessionato dalle stronzate del politically correct ha interrogato l’attuale Dalai Lama sulla possibilità di un successore donna. La risposta, decisamente inaspettata, sta facendo il giro dei media internazionali: “Certo, e questa donna dovrà essere molto attraente”. Al giornalista stupefatto che chiedeva conferma a tale affermazione, il monaco, ridacchiando proprio come nella storiella di Voltaire, ha ribadito, deciso, il concetto.

Lo stupore dell’intervistatore e, più in generale, del pubblico Occidentale, dà la misura dell’importanza che attribuiamo all’opinione di personaggi la cui presunta saggezza è solo una conseguenza del ruolo che ricoprono. Cerchiamo conferme alle nostre idee, ai nostri valori, in figure che non possono fare altro che confermarci quel che già sappiamo (un’attitudine, fra l’altro, molto spesso ammantata di piaggeria), o sconvolgerci con affermazioni di una povertà umana e intellettuale disarmante. La gaffe del Dalai Lama sulle donne è sullo stesso piano della presunta apertura mentale di Papa Francesco, a quanto pare degno delle più grandi lodi per aver esortato i vescovi americani a porre un freno alla pedofilia del clero – come se questo non fosse un atto (come minimo) dovuto. Il buon senso e la morale non sono appannaggio esclusivo della religione; eppure, la voce potente degli uomini di Dio è un balsamo che le nostre menti e le nostre coscienze – evidentemente incapaci di funzionare in maniera autonoma – non rinunciano a cercare, a invocare persino.

250 anni dopo la pubblicazione del Dizionario Filosofico, continuiamo ancora a prestare orecchio e attenzione alle puttanate del Dalai Lama.

Le conseguenze della coscienza

in politica/religione/società by

“What makes a man, Mr Lebowski?”

“Uh, I, I don’t know, sir.”

“Is it being prepared to do the right thing? Whatever the cost? Isn’t that that makes a man?”

“Ummm…sure. That and a pair of testicles.”

“You’re joking. But perhaps you’re right.”

(The Big Lebowski)

L’arresto di Kim Davis non è solo un altro episodio nel persistente dibattito tra laicismo e religiosità (che non si limita al solo terreno dei diritti degli omosessuali, ma investe educazione sessuale, insegnamento delle scienze, diritto all’aborto e via dicendo) ma, cercando di svincolarsi dalla logica di appartenenza ad una o l’altra delle fazioni in campo, può anche essere l’occasione per tentare di fare un paio di considerazioni di carattere più generale su come ognuno di noi riesca a conciliare i propri principi con i ruoli che ci troviamo ad assumere.

La signora Davis si è trovata in una situazione nella quale il suo ruolo di impiegata comunale le imponeva di compiere un’azione che la propria coscienza giudicava esecrabile; messa di fronte a questo conflitto lei ha agito in conformità con i propri principi morali, ritenendo che essi dovessero essere il fattore predominante nella determinazione del proprio comportamento: in parole povere, ha agito secondo coscienza. Ora, il fatto che io non condivida nulla delle idee oscurantiste e totalitarie che albergano nella coscienza della signora Davis, non mi impedisce di provare una certa ammirazione per un comportamento di questo tipo: d’altronde “difendi i tuoi ideali” e, appunto, “segui la tua coscienza” sono principi che tutti noi consideriamo virtuosi a prescindere, anche (e sopratutto) perché diamo istintivamente per scontato che i suddetti ideali da difendere siano gli stessi cui ci ispiriamo noi. La signora Davis non si è autoassolta con la necessità di obbedire agli ordini, né ha dato importanza al fatto che le coppie da lei respinte in un modo o nell’altro si sarebbero sposate comunque: la sua profonda convinzione era che fosse suo dovere impedire un abominio e il suo comportamento ne è stato una conseguenza.

Sto quindi sostenendo che Kim Davis è una paladina della libertà, eroica vittima di una persecuzione ideologica? Assolutamente no, sto dicendo che se comportarsi secondo la propria coscienza è di per se una cosa lodevole, l’idea che ciò giustifichi a priori qualsiasi tipo di comportamento é estremamente infantile. Poiché nessuno di noi è un’isola, è necessaria la consapevolezza delle conseguenze che le nostre scelte comportano in relazione ai ruoli che ricopriamo all’interno della società affinché tali scelte non si riducano ad una forzosa imposizione delle propria visione del mondo sugli altri: è proprio tale consapevolezza ad attribuire valore alle nostre scelte. In fondo ha (come sempre) ragione Il Drugo: per fare quello che è giusto servono i coglioni.

Invece, nel caso in questione, è successo che, a seguito della decisione della Corte Suprema, i principi della signora Davis l’hanno resa incompatibile con il proprio ruolo di pubblico ufficiale: la signora avrebbe dovuto prendere atto della sopraggiunta incompatibilità e, nel rispetto del ruolo che ricopre, avrebbe dovuto chiedere di essere trasferita ad altra mansione o, qualora ciò non fosse stato possibile, presentare le dimissioni. È stata la sua persistenza a voler ricoprire un ruolo senza averne l’idoneità la causa della serie di eventi culminata con la sua carcerazione: nulla che non si sarebbe potuto evitare se la signora avesse accettato che lei, volendo seguire la propria coscienza, quel lavoro non poteva più farlo esattamente come un musulmano o un ebreo ortodosso non può fare il cuoco in un ristorante dove servono l’amatriciana, un sostenitore del creazionismo non può insegnare scienze naturali, un ecologista non può fare il trivellatore e un vegano non può fare il macellaio.

Purtroppo il rifiuto di tale incompatibilità spesso comporta delle enormi storture spesso mascherate dietro la facciata dell'”obiezione di coscienza”. Non mi riferisco solo al massacro della legge 194 ormai con punte dell’85% di medici obiettori ma anche, e sopratutto, a quegli episodi nei la suddetta stortura è causata da un sistema valoriale con il quale sento decisamente più affinità rispetto a quello della nostra eroina del Kentucky: due esempi fra tutti sono le vicende Cancellieri-Ligresti e Azzolini nelle quali un gesto dai fini, a priori, nobili (evitare a un essere umano una carcerazione preventiva, vessatoria e ingiustificata) è stato conseguito attraverso modalità in palese contraddizione con i ruoli istituzionali ricoperti dai “benefattori” (mancanza di imparzialità nel caso del ministro, voto in malafede* da parte dei senatori). Di nuovo, una volta conseguito l’obiettivo, il passo corretto da compere sarebbero state le dimissioni immediate per sopraggiunta incompatibilità verso il proprio ruolo; un gesto che avrebbe anche potuto generare un dibattito sulla mostruosità che è il sistema giudiziario-carcerario italiano (come non manca periodicamente di ricordarci la Corte europea dei diritti dell’uomo). Invece, anche qui, la scelta “di coscienza” è stata considerata la giustificazione di un comportamento istituzionalmente illegittimo che, accanto alla “buona azione” privata, ha creato un’ulteriore stortura pubblica in aggiunta a quella già esistente.

Nota finale: l’altro ieri Kim Davis è stata rilasciata con l’ammonimento a fare il proprio lavoro. All’uscita di prigione è stata accolta da una folla in festa al suono di Eye of the Tiger: la signora ha ringraziato, commossa, la folla, ed ha tenuto un breve discorso durante il quale si è rivolta al cielo esclamando “la gente di Dio si è radunata”. Sul palco con lei c’era  Mike Huckabee, pastore battista e candidato (di nuovo) alla presidenza e già altri candidati stanno facendo la fila per incontrarla. Mi sbaglierò ma queste elezioni stanno per diventare parecchio divertenti.

*parlo di malafede perché l’argomento della votazione era la presenza o meno di intenti persecutori nell’indagine della procura (non la bontà dell’indagine stessa, la consistenza delle prove o l’opportunità della carcerazione preventiva) mentre molti di coloro che hanno votato contro l’arresto lo hanno fatto, per loro stessa ammissione, a prescindere dalla questione persecutoria

Gesuiti euclidei

in religione/società by

Scrive Paola Vismara, a proposito dello slancio missionario post-tridentino: “I gesuiti si distinsero per le novità del loro metodo, detto di ‘accomodamento’ o ‘adattamento’. Si proponevano infatti di inserirsi all’interno delle culture locali, assumendone qui caratteri che non fossero ritenuti incompatibili con l’essenza del messaggio cristiano.”*

Per quanto riguarda il cosiddetto ‘accomodamento’ dei padri gesuiti – che continuò fino alla soppressione dell’ordine nel 1773 a seguito dei casini delle reducciones in Paraguay (avete mai visto Mission? Bene, proprio quella storia lì) – Antonio Prosperi sottolinea l’elemento ‘teatrale’ della predicazione: “La missione offrì il quadro ideale per sperimentare sui fedeli delle campagne i poteri e gli artifici dell’oratoria sacra come sapevano usarla degli specialisti.”**

Insomma, nell’Abruzzo eretico come nell’Amazzonia pagana del XVII e XVIII secolo, i Gesuiti allestivano veri e propri spettacoli teatrali (con tanto di palco), da cui intrattenere e coinvolgere emotivamente la folla sui temi della dottrina cattolica, attraverso l’uso di artifizi retorici e trovate guittesche.

3 settembre 2015: una folla di curiosi si accalca davanti a un ottico in centro a Roma per osservare Papa Francesco, un Gesuita, mentre compra un paio di lenti nuove per gli occhiali. L’ennesimo caso in cui Bergoglio si presenta in una situazione di vita quotidiana, come una persona qualunque, in nome di un presunto ritorno ecclesiastico al pauperismo evangelico.

Avrà mica (inconsapevolmente) ragione Gramellini, quando dice che con Francesco “il monaco fa l’abito”?

L’abito nero direi, quello della retorica gesuita.

 

 

*Paola Vismara, “Il cattolicesimo dalla ‘Riforma cattolica’ all’assolutismo illuminato”, in G. Filoramo e D. Menozzi (a cura di) Storia del Cristianesimo. L’età moderna, edizioni Laterza, Bari 2008: p. 191.

**Antonio Prosperi, “Il missionario”, in R. Villari (a cura di) L’uomo barocco, edizioni Laterza, Bari 1991: p. 212.

Biblioteca – Ep. 7: Promesse

in religione by

Genesi 12-17

Riassunto delle puntate precedenti: dopo il diluvio, Noè e i suoi tre figli con le rispettive mogli ripopolano la terra. Se ogni coppia adulta produce una coppia giovane, e dopo una generazione le coppie giovani diventano adulte, quante generazioni serviranno a produrre un milione di persone supponendo che il tasso di mortalità sia nullo? E se invece gli zii ingravidano anche le nipoti? Motivare adeguatamente le risposte.

Dopo la morte di Noè, bisogna aspettare una decina di generazioni per arrivare al nuovo protagonista della Bibbia, Abram. Ad Abram succedono un sacco di robe che non ci credereste, quindi vediamo di andare spediti.

Abram si annoia mortalmente fino a settantacinque anni, quando il Signore, senza neanche dire buongiorno, gli si rivolge così [Gen 12:1-3]:

Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra.

Insomma il Signore gli promette una grande discendenza e, nel caso non si fosse capito, lo benedirà; purché Abram gli liberi subito l’appartamento di suo padre. Non sappiamo il motivo, ma se devo azzardare un’ipotesi – e conoscendo il soggetto – l’avrà promesso il giorno prima al patriarca di un’altra religione.

Abram comunque prende e si mette in cammino con la moglie Sarài e il nipote Lot. In quattro e quattr’otto arrivano a Canaan e il Signore gli promette pure tutta la terra dei Cananei [Gen 12:6-7].
Poco dopo arriva la carestia e Abram se ne va in Egitto; allora siccome gli Egiziani (noti molliconi) l’avrebbero fatto sicuramente fuori per accoppiarsi con sua moglie, lui elabora questo piano geniale per cui la fa passare per sua sorella, cosicché il faraone ci si accoppia lo stesso ma almeno in cambio lo copre di regali [Gen 12:11-16] (vedi alla voce “famiglia naturale”). Proprio in quel momento passa di lì il Signore, vede il faraone con la moglie di un altro e per non saper né leggere né scrivere lo colpisce con grandi calamità [Gen 12:17].

Dio: – Ah, maledetto! Ecco la punizione che ti meriti!
Tutti i parenti del faraone fino al terzo grado muoiono all’istante.
Faraone: – NOOO! Ma perché? Perché?
D: – Lo sai bene il perché, lurido schifoso.
F: – Signore, io non so di cosa parli.
D: – Non fare lo gnorri con me. Ho visto cosa hai fatto stanotte con la moglie di Abram.
F: – Moglie? Credevo che fosse sua sorella.
D: – Sì, come no.
F: – Dico davvero, lui mi ha detto così.
D: – Ah.
F: – Eh.
D: – Bè, però ormai i parenti te li ho inceneriti.
F: – …
D: – Nessuno è perfetto.
F: – …
D: – Facciamo che hai un buono per un adulterio, ok?

Cacciati dall’Egitto, Abram e Lot si dividono per affascinanti problemi di convivenza del bestiame [Gen 13:5-11]. Lot si trasferisce a Sodoma, i cui abitanti erano perversi e peccavano molto contro il Signore, mentre Abram si ferma a Canaan, i cui abitanti erano assolutamente tranquilli ma al Signore dovevano stare un po’ sul culo lo stesso, visto che promette ad Abram l’intero paese (di nuovo) e tutto quello che riesce a vedere. Oltre ovviamente a una grande discendenza.

– Fai come ti dico, Abram, e ti prometto l’intera terra di Canaan.
– Sì Signore. Per amore di verità, tuttavia, la terra di Canaan me l’avevi già promessa.
– Te l’avevo già promessa?
– Sì.
– Ti prometto UNA GRANDE DISCENDENZA.
– Mh. Vabbè, sì, ottimo.
– Cosa c’è?
– Niente.
– No, dimmi.
– Bè, anche la discendenza…
– …già promessa, va bene. Vuoi fare il difficile. D’accordo.
– Ma no, Signore, ho s
– Ti prometto la terra di Canaan.

C’è poi una guerra tra una manciata di re dai nomi impronunciabili che salteremo a piè pari – no, Aioros, raccontacela – ah sì? D’accordo: “Al tempo di Amrafèl re di Sinar, di Ariòc re di Ellasàr, di Chedorlaòmer re dell’Elam e di Tidal re di Goìm, costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Seboìm, e contro il re di Bela, cioè Soar.” [Gen 14:1-11]ripensandoci, Aioros – ecco, dicevo. Alla fine di questa appassionante battaglia Sodoma e Gomorra vengono saccheggiate e Lot viene fatto prigioniero. Ma Abram raccoglie trecento uomini, insegue l’esercito nemico, lo sconfigge e recupera Lot e tutto il bottino [Gen 14:14-16]. Questa storia naturalmente nei film sulla Genesi non ve la raccontano, perché guerre e battaglie sono notoriamente noiose e poco adatte al grande schermo, a differenza dell’avvincente storia di quella volta che ha piovuto per un mese e mezzo.

Il Signore è molto soddisfatto: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. Abram invece è pessimista: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco”.
Al che il Signore rispose, “ma figurati se ti lascio avere un erede con un nome tanto ridicolo. Ci penso io a te. Guarda cosa ti promette adesso il Signore tuo”. Pensavate fosse la terra di Canaan? Sbagliato. È una grande discendenza [Gen 15:1-5]. Solo dopo un sacrificio tanto abbondante quanto complicato [Gen 15:8-9] alla promessa viene aggiunto qualcos’altro: LA TERRA DI CANAAN.

no-words

En passant, come il Signore si premura di ricordare, nella terra in questione ci abitano già i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, gli Ittiti, i Perizziti, i Refaìm, gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei e i Gebusei [Gen 15:19-21].

Nel frattempo, per portarsi avanti col lavoro, l’ottantaseienne Abram viene convinto dalla moglie a mettere incinta Agar, la di lei schiava (vedi alla voce “famiglia naturale”). Qui parte un’avvincente telenovela, con Agar che diventa arrogante, Sarài che si lamenta col marito, Abram che le dice ma cazzo ne so fai come ti pare, Agar maltrattata che se ne va [Gen 16:4-6]; infine il Signore la convince a tornare promettendole – no davvero – un’enorme discendenza [Gen 16:9-10]. Nasce così Ismaele.

Una dozzina di anni più tardi, il Signore appare di nuovo al novantanovenne Abram. Io adesso vi dico che cosa fa ma voi mi dovete credere, non vi sto prendendo per culo: gli promette, primo, una grande discendenza, e secondo, la terra di Canaan [Gen 17:4-8]. Inoltre, Abram e Sarài cambiano ufficialmente nome e diventano Abramo e Sara, e il Signore assicura ad Abramo che avrà un figlio anche dalla moglie. Abramo è scettico: “A uno di cento anni può nascere un figlio?” [Gen 17:15-17]. Bè certo perché invece ingravidare la schiava quando ne avevi ottantasei era normale.

In compenso, comunque, Dio pretende qualcosa da Abramo e da tutti i suoi discendenti, un segno tangibile a sigillo dell’alleanza, un simbolo eterno del patto divino: il prepuzio [Gen 17:10-14]. Milioni, miliardi di prepuzi. In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele, suo figlio. E tutti gli uomini della sua casa, quelli nati in casa e quelli comprati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui. Momenti che vorresti non finissero mai.

rabbituckman
“Devo lavorare su gente più giovane”

Premio Nota Buffa CEI 2008

Il Premio Nota Buffa CEI 2008 di quest’oggi è assegnato alla misteriosa nota di Genesi 14,18-20:

Bibbia CEI 2008 PBS

 

(continua)

Biblioteca – Ep. 6: Stati confusionali

in religione by

Genesi, 9-10-11

Riassunto delle puntate precedenti: insoddisfatto dei risultati della creazione, Dio azzera l’umanità con un’inondazione come facevo io ai tempi di SimCity.

Dopo il diluvio, la vita di Noè e dei suoi familiari scorre serena, anche grazie ad una vantaggiosa alleanza stretta con Dio, che promette di non accanirsi più sulla Terra con inondazioni [Gen 9:11-17], riservandosi tecnicamente la possibilità di usare terremoti, cavallette e scioperi nazionali dei mezzi di trasporto pubblico.

Benedicendo Noè e i suoi figli, il Signore dà loro delle indicazioni importanti: punto primo, “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra”, segno che non ha imparato assolutamente nulla dall’intera vicenda. Punto secondo, magnate quello che volete, non ne voglio sapere più niente [Gen 9:2-3]. Con una precisazione, però: “non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue” [Gen 9:4].

– Forse ho capito male.
– Mi sembra molto chiaro. Non si può mangiare carne al sangue.
– Sì ok ma in che senso?
– Il sangue. Non ci dev’essere.
– …
– Niente sangue nella carne.
– Potrebbe essere un’errore nella trascrizione dall’aramaico o dal greco.
– Ne dubito molto.
– È una metafora!
– Una metafora?
– Una metafora.
– La carne è una metafora?
– Non la carne, il sangue.
– Il sangue è una metafora ma la carne no?
– Esatto!
– Metafora di cosa?
– Della vita.
– Una metafora della vita.
– Sì.
– Allora scrivo.
– Scrivi, scrivi.

Bibbia CEI 2008
Ah allora ok

Un giorno [Gen 9:21], Noè si ubriaca e si addormenta completamente nudo nella sua tenda con gli Slayer a palla [citation needed]. Il figlio Cam, padre di Canaan, entra, lo vede e corre immediatamente ad avvisare i fratelli dell’incresciosa situazione. Parte il jingle Mentos – The Freshmaker. Sem e Iafet prendono un mantello, se lo mettono sulle spalle, entrano nella tenda camminando all’indietro per non vedere e coprono il vecchio schifoso. Passata la sbornia, Noè viene a sapere quello che è successo.

Possibili reazioni migliori di quella effettivamente avuta: 1) LOL YOLO; 2) Questa è la mia vita, voi non capite un cazzo di metal, siete la mia delusione più grande; 3) Oddio che imbarazzo, scusatemi; 4) Non parlarne mai più.

Reazione effettivamente avuta [Gen 9:25]:

“Sia maledetto Canaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!”
.

tumblr_n1tkqio5jq1t0agoro1_250

Canaan torna a casa per cena.

Canaan: – Ciao zio. Com’è che la tenda del nonno puzza di birra?
Sem: – Lascia perdere, troppo complicato. Oh, a proposito, da oggi sei nostro schiavo.
Canaan: – Eh?
Sem: – Allora, quest’arrosto arriva o no?

3g03859v1
Lo zio Sem (scusate)

All’invidiabile età di 950 anni, Noè finalmente muore. Dalla sua discendenza provengono tutti i popoli del mondo, e in particolare la travagliata famiglia di Abram, di cui parleremo nella prossima puntata.

Premio Nota Buffa CEI 2008

Il Premio Nota Buffa CEI 2008 di quest’oggi è assegnato al pregevolissimo understatement della nota di Genesi 9,18-29:

Bibbia CEI 2008

Storia bonus: la torre di Babele (remix). [Gen 11:1-9]

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Gli uomini di tutta la terra capitarono in una pianura e si dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore di tutta la terra scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo su tutta la terra. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti un’unica lingua su tutta la terra; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la lingua di tutta la terra, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro su tutta la terra”. E scese e lo fece davvero, giuro, così, per nessun cazzo di motivo. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra, e là il Signore tutta la terra tutta la terra.

(continua)

Biblioteca – Ep. 5: A:\>format c:

in religione by

Genesi 5-8

Riassunto delle puntate precedenti: dopo aver maledetto Adamo ed Eva, Dio maledice pure Caino per aver ucciso il fratello. L’unico uomo buono è letteralmente quello morto.

Passando da Adamo a Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Iared, Enoch, Matusalemme e Lamech (età media 837 anni, con Matusalemme morto a tanto così dalla quadrupla cifra), arriviamo a Noè.

Noè vive in un’epoca orribile e disgustosa, in cui gli uomini hanno preso a moltiplicarsi e ad accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. È a questo punto che il Signore dice: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”, presumibilmente per banali questioni di pubblica decenza.

Di colpo una rivelazione inaspettata: “C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”.

wat

SPOILER ALERT: troppo interessanti, non li vedremo mai più.

– Signore, dobbiamo per forza dilungarci sull’intera genealogia di Noè?
– Sì, è importante che venga dettagliata l’età e l’attività sessuale di ogni suo avo.
– Certo.
– Ah, e c’erano anche i giganti, scrivilo.
– GIGANTI? Figata. Com’erano fatti? Da dove erano venuti fuori, cosa facevano?
– Un’altra volta. Magari insieme ai mostri marini. Torniamo alle cose importanti.

Insomma, gli uomini si accoppiano selvaggiamente con un sacco di donne e Dio non è affatto contento. Possibili soluzioni migliori di quella trovata: 1) rivedere i livelli ormonali (che Egli stesso aveva regolato); 2) rivedere gli organi genitali (che Egli stesso aveva progettato); 3) “ok lo so che avevo detto andate e moltiplicatevi, ERRORE MIO”, per una volta; 4) spegnere e riaccendere.

La soluzione trovata: “Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti”.

onandoff
Quantomeno la pioggia fredda dovrebbe frenare gli accoppiamenti.

Noè, splendido appena cinquecentenne, tre figli (Sem, Cam e Iafet), è forse l’unico tra i suoi contemporanei a non accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. La sua scarsa vita sessuale gli guadagna la stima del Signore, che decide di salvarlo dall’imminente formattone (e questo è un po’ il grande messaggio di speranza della Bibbia, se vogliamo). Ecco il piano: Noè dovrà costruire un’arca di legno di cipresso lunga centocinquanta metri, larga venticinque e alta quindici – ok, non mi sembra un sistema molto sens – no no seguitemi; farci un tetto, una porta e dividerla in tre piani – il piano è creare un condominio artigianale in cipresso? – non mi interrompete, è un piano ben studiato. Dentro ci andranno lui, sua moglie, i figli e le mogli dei figli – bè, perlomeno non mancherà lo spaz – nonché un paio di milioni di animali di ogni dimensione. Ah, e ovviamente scorte di cibo per tutti a tempo indeterminato.

Noè trova tutto ciò molto ragionevole, e costruisce l’arca.

Il Signore poi rispiega tutto quanto daccapo, ma stavolta pretende sette coppie per ogni specie pura. Questo, anche supponendo che solo metà delle specie sia pura, porterebbe il numero di animali nell’arca a sette-otto milioni: non c’è da stupirsi che questa nuova versione del piano sia lasciata ben presto cadere nel vuoto. Il seguito della storia è un complicato intreccio temporale stile Pulp Fiction. La sequenza è (vi invito a controllare sull’originale) più o meno questa: viene il diluvio; Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; dopo sette giorni “le acque sono sopra la terra”; nel tale giorno e nel tale mese del tale anno “si aprono le cateratte del cielo”; piove per quaranta giorni e quaranta notti; “in quello stesso giorno” Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; si chiude la porta dell’arca; piove per quaranta giorni; muoiono tutti gli uomini e gli animali sulla terra; le acque restano alte per centocinquanta giorni.

what
Tutto molto chiaro.

Un bel giorno, comunque, Dio si ricorda di chiudere ste cateratte, e dopo centocinquanta giorni le acque cominciano a ritirarsi e l’arca si posa sul monte Ararat. Dopo quaranta giorni (questa storia dei giorni comincia a innervosirmi) Noè apre la finestra e fa uscire un corvo per vedere se le acque si sono ritirate. Poi fa uscire una colomba, ma quella non trova di che posarsi e torna da lui. Dopo altri sette giorni (non ce la faccio più) la fa uscire di nuovo, e quella torna con un ramoscello d’ulivo, buon segno. Altri sette giorni (aiutatemi), la fa uscire di nuovo e quella non torna più: la terra è asciutta, possono uscire. La prima cosa che fanno?

– Noè ce l’abbiamo fatta! E abbiamo salvato di un soffio tutti questi preziosi animali, come il Signore aveva chiesto!
– Te l’avevo detto che era un piano ben studiato.
– Ora cosa facciamo?
– Sacrifici al Signore, prepara il barbecue.

Le bistecche di brontosauro sono evidentemente molto gradite al Signore, che promette quindi di essere più paziente in futuro,

surejan

e vissero tutti felici e contenti. Tutti tranne il corvo, che non si sa che fine abbia fatto. Cosa gli è successo? Perché non è tornato il primo giorno? Se fosse morto i corvi sarebbero estinti. È scappato per non finire arrosto? Era già asciutto da prima e quello della colomba è un sistema di rilevazione del livello delle maree quantomeno inaffidabile? SPOILER ALERT: non lo vedremo mai più.

(continua)

Meglio froci che atei

in politica/religione/società/ by

Domani si tiene in molte città del mondo il Pride, la più grande (e divertente) manifestazione mondiale annuale a supporto di una causa. Da lungo tempo le organizzazioni di area LGBT combattono per la difesa delle loro libertà e la conquista dei loro diritti, con una presenza straordinaria, nel bene e nel male, nel dibattito politico, al punto che oggi la corte suprema statunitense ha stabilito che il matrimonio omosessuale debba essere legalizzato in ogni singolo stato (#LoveWins, ha commentato Mr President su Twitter).

Ma ancora ci sono forti resistenze: dall’ultima edizione di un sondaggio ricorrente Gallup risulta che circa un quarto della popolazione statunitense non voterebbe per un candidato presidente omosessuale, a prescindere da qualsiasi altra sua caratteristica. Non sembra un bel quadro, ma ci sono degli aspetti che fanno sperare.

La prima buona notizia é che tutte le ritrosie piu’ forti sono nei confronti di aspetti ideologici: essere nero o donna sono ormai aspetti comunemente accettati dalla maggior parte degli americani. Le categorie più odiate sono invece dovute ad una scelta, che indubbiamente influenzerà le posizioni politiche di un candidato alla presidenza: essere socialista o musulmano ha un’influenza reale sulle politiche che si proporranno, quindi ha senso che sia un parametro di scelta di un uomo politico (se si prescinde dal fatto che al momento in molti luoghi, soprattutto al sud, dire musulmano è più o meno come dire terrorista in erba).

La cattiva notizia è invece che, a parte i socialisti (categoria per la quale i dati sono stati rilevati per la prima volta quest’anno e che in fondo, diciamocelo, se lo merita pure, oltre ad essere quella in cui secondo molti repubblicani rientra l’attuale presidente), il gruppo di cui gli americani si fidano di meno in assoluto è quello degli atei: 2 americani su 5 si rifiutano categoricamente di votare per un senza dio, più ancora che per un musulmano e quasi il doppio che per un omosessuale.

E allora c’è da farsi qualche domanda. Non solo gli atei sono particolarmente odiati, pur essendo sulla carta gli unici che avrebbero interesse ad essere super partes, ma tendono persino a nascondersi in tutte le maniere, a far finta di nulla, ad integrarsi nel mare di coloro che trovano ragionevole avere la scritta “in god we trust” in un tribunale (o il crocifisso cattolico in una scuola pubblica, nel caso dell’Italia). Perchè il movimento ateo è così debole? Perchè l’atheist pride è poco più di una barzelletta nonostante le discriminazioni nei confronti dei non credenti siano a volte peggiori di quelle contro gli omosessuali o i neri?

Ci sarebbe una seconda buona notizia: tutti i valori di potenziali votanti per le diverse minoranze sono in costante crescita. Ma purtroppo anche questo vale molto meno nel caso degli atei. Quindi se per gli omosessuali probabilmente adda passà ‘a nuttata, c’è ancora da chiedersi a che punto è la notte per i non credenti.

trend

Sarebbe interessante un sondaggio simile condotto in Italia. I risultati non sarebbero probabilmente molto dissimili, se si esclude la diffidenza per i cattolici, che è stata a lungo diffusa negli USA. Magari da noi invece di socialista bisognerebbe chiedere se si diffida di un comunista.

Piuttosto ci sarebbero categorie da creare ex-novo. Categorie che negli negli Stati Uniti non sono considerate “malvagie” (anzi, in alcuni casi sono discriminate positivamente), mentre da noi sono attaccate a prescindere da alcune fasce di popolazione, come ad esempio i militari e magari anche gli sporchi capitalisti.

Ma insomma, chissà se anche da noi tra breve sarà meglio essere omosessuali che atei

Matrimoni egualitari? Adda passà ‘a nuttata…

in politica/religione/società by

Il buon Luca Sofri ed il mio degno complice Tad sono più o meno concordi nell’asserire che il (lol) milione di tizi di Piazza San Giovanni sono dei poveracci che strepitano perché si rendono conto che la loro posizione è destinata a diventare minoritaria e financo a estinguersi: in soldoni, scrivono, cari omosessuali, non dovete preoccuparvi perché alla fine, fosse pure tra due/tre/cinque/dieci anni, la battaglia la vincerete.

Ciò è sicuramente vero e risulta, almeno a primo impatto, piuttosto confortante: ci pone dal lato “giusto” della storia, ci prefigura il lieto fine e, addirittura, ci rassicura che tutto questo avverrà automaticamente, senza alcuno sforzo da parte nostra. Tuttavia tale linea di pensiero rischia, a mio avviso, di sottovalutare l’importanza sociale e culturale della questione.

Vedete, la domanda chiave di tutta la faccenda è questa: il diritto al matrimonio è o no uno dei diritti fondamentali di un cittadino?

Risposta A – SI, è un diritto fondamentale: benissimo, allora è equiparabile a, per esempio, il diritto di voto. Se agli omosessuali ad oggi fosse proibito votare, direste “Si, lo so che è brutto ma tra un po’ la risolviamo: magari non si riesce per questa elezione ma alla prossima andate tranquilli.”? Se fossero, sempre per esempio, gli ebrei a non potersi sposare direste loro che si vive benissimo anche da non sposati? Se un diritto è fondamentale tutti lo devono avere, punto. E ogni istante che a qualcuno è negato questo diritto viene imposta una sofferenza a lui e alla comunità intera. E, sopratutto, tutto questo deve (dovrebbe) prescindere dal voto popolare ma essere dato per scontato e, eventualmente, difeso contro tutti coloro che cercano di limitare o estinguere tale diritto. È chiaro che, se questo è il caso, “eh, adda passà ‘a nuttata” non può essere la risposta da dare a quella che è, a tutti gli effetti, una minoranza oppressa.

Risposta B – NO, non è un diritto fondamentale: la sua estensione a tutti è solo uno tra gli obiettivi da raggiungere per migliorare il livello di civiltà del paese. Questa pare essere la risposta sottesa al “alla lunga si farà, non c’è problema”. Sarà la mio indole pessimista ma ho dei dubbi anche su questo. La mia impressione è che questo tema, come anche altri temi relativi a diritti civili, in Italia non solo non sposti voti (per dire questo è il video del dibattito delle primarie del PD, com’è andata a finire lo sapete) ma, al contrario, rischi di essere controproducente. Dire “nessuno, che viva in un adeguato contesto di realtà e che abbia meno di trent’anni, si opporrebbe più alle unioni civili” è sicuramente vero ma “non opporsi” non significa “essere favorevoli” ma “essere indifferenti”: se le unioni civili si fanno ok, altrimenti non c’è da perderci il sonno. Infatti il sonno lo si perde talmente poco che il DDL Cirinnà, in discussione in questi giorni, era stato presentato appena 2 anni e 3 mesi fa, verrà approvato (se tutto va bene) non prima di ottobre e ha lo scopo non di introdurre l’uguaglianza (ovvero eliminare il “tra un uomo e una donna” nella definizione di matrimonio), ma di creare una forma di unione civile “dedicata” agli omosessuali lasciando agli eterosessuali l’esclusiva del matrimonio. Meglio di un calcio nei denti ma il risultato sarà comunque discriminatorio visto che, alla fine della fiera, gli eterosessuali avranno alcuni diritti e gli omosessuali ne avranno di meno.

Sono piuttosto convinto che la forma mentis sottesa alla Risposta B dipenda, almeno in parte, dall’idea, molto italiana, che la minoranza (sia essa politica, etnica, religiosa o sessuale) non sia una risorsa da preservare e sfruttare, ma una seccatura da sopportare e, qualora possible, ignorare mentre ci si occupa di “cose serie”: un atteggiamento che cozza ferocemente con l’idea stessa di democrazia liberale. Come molti dei problemi di questo paese la radice è, innanzitutto, culturale e mi sa che prima di vedere miglioramenti in tal senso ann passà assai nuttate.

Salve, sono la Natura

in humor/religione/società by

natura

1 2 3
Go to Top