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Il terrore di esporsi su cose serie

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«Senza dimenticarmi del mio progetto immaginario: quello di restituire alla mia generazione,  ma anche a quelle che verranno, il diritto a essere seri senza doversi per forza sentire in colpa. Distruggere la maledizione dell’ironia. Abbattere la dittatura della simpatia. Eliminare la necessità percepita di potersi esprimere soltanto attraverso battutine del cazzo sui social network, col terrore di fare la figura dei presuntuosi.».

dal facebook di Francesco Paolo Maria Di Salvia, 31 gennaio 2017

Quando è cominciato tutto questo? Se ogni cosa deve essere provata scientificamente, se anche l’intellettuale x del secolo y è un cialtrone totale perché ha detto qualche fesseria ed è diventato la bandiera del movimento z, non ci resta davvero che la simpatia? O è tutto rumore di fondo che però ci sembra invece imponente come un concerto di Wagner? Ci vuole un atto di volontà, dice, basta fregarsene. Ma quando è cominciato tutto questo?

A un certo punto qualcuno ci ha fatto notare che quello che quasi tutte le cose che ci entusiasmavano o ci hanno entusiasmato avevano un sacco di falle logiche: alcune sono proprio madornali, altre meno, ma se la realtà diventa un teorema da dimostrare alla fine non importa la dimensione dell’errore. Da qui il terrore di esporsi su cose serie, da qui l’ironia che utilizziamo per ostracizzare in maniera violenta qualsiasi prospettiva che comporti il rischio di combinare quello che hanno combinato gli intellettuali comunisti o i critici letterari strutturalisti.

Ma proprio l’esistenza di maestri che puntano il dito verso “quello che hanno combinato questi o quelli” dovrebbe anche ricordarci contestualmente l’esistenza dei cattivi maestri, – che, al momento, sembrano dire cose giustissime ed eccellentissime – e la possibilità che i maestri di oggi siano essi stessi dei cattivi maestri. Che la realtà (o verità) sia un teorema da dimostrare è un’altra fallacia umanistica; una versione distorta dello storicismo; di cui il pensiero scientifico si è liberato: vedi Godel, Schrodinger, e Heisenberg nel dibattito scientifico sull’inconoscibile. Tutto ha falle logiche perché la logica (filosofica e pratica) è sopravvalutata. La logica (filosofica e pratica) è la madre nobile del perfezionismo che è una nevrosi fatta e finita. Secondo la logica umanistica, ci dovremmo ammazzare tutti in questo momento, o adottare la soluzione soft di non procreare più and die out, hand in hand, brothers and sisters. Secondo la scienza no, non ci è neanche dato scegliere, perché i nostri geni sono egoisti e siamo follemente programmati per riprodurci, e riprodurci, e riprodurci.

Quanto alla paura, prendiamo spesso in giro i Social Justice Warriors perché sono troppo e continuamente offesi dalla realtà: ma “il terrore di esporsi su cose serie” non è soltanto una versione più sofisticata della paura del mondo? L’ironia come safe space perché la serietà porta con sé la cattiveria della critica? Ci stiamo togliendo il diritto di poter sbagliare perché i nostri padri hanno sbagliato; dandogliela, implicitamente, vinta per l’ennesima volta; e usando lo stesso strumento che ci hanno trasmesso: una supposta superiorità morale in nome della quale “non ci abbassiamo a fare errori e dunque meme a spiovere”.

ndr: Il pezzo è un riadattamento di una conversazione su facebook tra FPMDS e Dario Novello

Dacci oggi il nostro social quotidiano

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Pare che Zuckerberg stia per pubblicare un documento importante sulla sua visione futura riguardo all’azienda che ha creato. Sarebbe divertente se riconoscesse come l’internet e i social ci abbiano polarizzato e ghettizzato politicamente fino all’estremo (poi ogni fattore fa la sua parte, diventa sempre più facile anche spostarsi e scegliersi l’area geografica di elezione, almeno per alcuni). Insomma forse notizie false, propaganda, crisi del ceto medio sono spiegazioni che confortano a priori tutti quanti, perché hanno poco a che fare con le nostre azioni quotidiane che quasi per definizione non sono mai deplorabili (cit.). Molto meno rassicurante l’idea per cui questa libertà e connettività in realtà abbiano offerto a tutti l’illusione che non esista una società estesa con cui dialogare quando il modem casca per terra e va riattaccato al muro. Cioè, la fine degli stati nazione, le pippe mentali sul ritorno ai comuni, forse potremmo almeno fantasticarci sopra con un minimo di serietà.

Zelig in evidenza

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You realise che stai arrivando a Craco quando d’un tratto lo sconfinato verde dei boschi lascia il campo a praterie di giallo ocra su cui troneggiano, come giganti addormentati, i calanchi.

Craco, comune italiano della provincia di Matera, è un luogo dove il tempo si è fermato in un’epoca incerta, ancestrale, indefinita. Le case arrampicate sulla roccia hanno finestre scure che sembrano scrutarti con sguardo spento ed autistico.

Le abitazioni con le ringhiere finemente decorate ma arrugginite, sono tutte abbandonate e rendono il paese una specie di conformazione plastica del relitto di una nave.

craco
A Craco non ci abita più nessuno, tranne una coppia di pastori che, occupato una casa abbandonata, ci sosta raramente. La popolazione (circa 700 abitanti) vive nella vicina località di Craco Peschiera.

La strada principale è un viale in pietra.

Il cammino è tutto in salita.

Il cuore in cima è una torre normanna del 1040 d.c.

Antico borgo medievale, importante centro strategico militare durante il periodo normanno, divenne sede universitaria nel 1276. La leggenda narra che ci giunse ferito San Vincenzo martire insieme a San Maurizio durante il viaggio di ritorno dalle crociate in Terra Santa. È storia reale invece la fucilazione di una ventina di briganti di fronte al campanile della chiesa Madre nel corso delle rivolte post-unitarie.

Craco diventa una città fantasma nel 1963, quando un’enorme frana, causata dalla composizione argillosa del suolo, si portò via un pezzo di paese e tutte le reti idriche e fognarie. Gli unici edifici ancora in piedi sono quelli risalenti al medioevo, come la vecchia torre, le chiese e alcuni palazzi importanti dell’epoca.

La frana ed una massiccia emigrazione al nord Italia e all’estero lo svuotò in breve tempo.

Craco è ormai diventato un luogo quasi soprannaturale, con i suoi silenzi continui. Durante le ore notturne, nel deserto totale, il vento fa letteralmente ululare il paesino dalle varie fessure e crepe degli edifici. Le tantissime finestre rotte e semi-divelte sbattono in continuazione. La presenza di cani randagi dà spesso l’impressione che ci siano presenze ultraterrene che stazionano per il paese.

E’ proprio qui che la notte di qualche settimana fa, l’ingegner Paolo Pretocchio* ha organizzato un summit semiclandestino chiamato L’acqua calda’s blocked, ultimissimo evento dell’embriornale fase di costituzione del Progetto Bimbozzi, che secondo le sue stime dovrebbe prendere il potere tra il 2026 ed il 2030.

Presente lo stesso Bimbozzi, che capitanava nell’oscurità della notte alcune figure con fiaccole e candele.

Prima che l’evento inizi, riusciamo a fumare qualche sigaretta ed a scambiare qualche chiacchiera con alcuni dei convenuti. Il concetto principale dell’essere a Craco lo spiegano quasi tutti così:” Tutti parlano della fine degli Stati Nazione, ma nessuno della nascita di Monarchie Immateriali come Google, Apple, Facebook, che hanno come territorio il non luogo del tecnoweb, come popolo gli utenti utilizzatori schedati, e come monopolio della forza il potere d’escludenza dell’algoritmo meccanico. Sul Non luogo non ci sono spazi e margini di operatività. Il Non luogo è quasi tutto occupato, è saturo. Bisogna inevitabilmente trasferirsi e colonizzare il Fuoriluogo. Il nostro luogo sarà il Fuoriluogo. E Craco, appunto, rappresenta perfettamente il concetto di Fuoriluogo.”

Rispetto alle altre volte, però, non siamo riusciti ad intervistare l’ingegnere che, terminata l’adunanza, è dovuto partire immediatamente per impegni d’affari verso Delaware, il nuovo paradiso fiscale creato da Obama negli States.
dealw

Vi riproponiamo lo stesso alcuni passaggi del suo intervento blobbati e campionati con modalità che non possiamo riferire per ragioni che lasciamo custodite al mistero di Craco.

“Questa di stanotte è la prima tappa della nostra spedizione verso l’interno, è la prima meta della nostra Anabasi.

Non si possono scalare le montagne con sacchi di immondizia trascinate sulle spalle. Dovete liberarvi di tutto il male che tenete dentro. Il Progetto Bimbozzi non è una confessione. E’ una liberazione. Gli incubi non sopravvivono nella luce.

Tutti siamo turbati occasionalmente da ansietà ricorrenti, prodotto di una qualche colpa occulta, segreta, che nemmeno sappiamo quale sia o che nemmeno magari esiste.

Il senso di colpa è un’istanza psichica derivante dall’originaria identificazione del bambino con le figure genitoriali e con gli educatori, atta a mantenere in vigore i valori culturali da essi trasmessi attraverso la paura di perdere il loro amore e di essere punito.

Ognuno ha un suo limite.

Ognuno si identifica con il suo limite.

La paura della punizione ti porta all’esitazione se accettare il limite o superarlo.

Nella volontà di superarlo ci si scontra con lo spavento della sua perdita, perdita che in qualche misura diviene perdita della propria identità per via della coincidenza individuo-limite.

Quando non lo si vuole superare ci rassicuriamo momentaneamente, ma poi spuntano il disprezzo di sé, i complessi di inferiorità.

Allora si prova a superarlo con l’immaginazione, che come un surrogato dell’avercela fatta, dà il via alla fantasticheria, alle arie di superiorità e di arroganza.

Si recita un personaggio che non si è, ricadendo in continuazione nel dubbio di esserlo, con l’inevitabile alternarsi di sentimenti di superiorità e di inferiorità.

Tutti vogliamo stare bene con noi stessi.

Vogliamo sentirci importanti, degni e accettabili agli altri.

Vogliamo credere di essere attraenti.

Ma quando sbagliamo alimentiamo sentimenti di fallimento, di vergogna nascosta, di tensione e disagio in ambito sociale, si ha difficoltà a dire di no, ci si prende la colpa di tutto quello che succede.

A volte si giudicano gli altri per occultare le proprie colpe, o per scaricarle su altri, mettendo enfasi nei loro errori per evitare di essere noi il centro dell’attenzione altrui.

Tendiamo a diventare come ciò che odiamo ed abbiamo sempre disprezzato.

Alcuni scontano traumaticamente quei giudizi troppo scandalizzati sentiti da piccoli, che possono aver ancorato il sentimento che il sesso sia una cosa sporca, provocando blocchi e sensi di colpa nei rapporti e col piacere.

Aspettare il castigo ci rende ansiosi e turbati.

Il castigo si teme ma si desidera.

Ricevuto il castigo ci sentiamo sollevati, perché abbiamo pagato il nostro debito e possiamo tornare a vivere senza paura.

Il castigo espia il cattivo comportamento e allevia l’ansia.

Non si possono scalare le montagne con sacchi di immondizia trascinate sulle spalle. Dovete liberarvi di tutto il male che tenete dentro. Il Progetto Bimbozzi non è una confessione. E’ una liberazione. Gli incubi non sopravvivono nella luce.”

(Silenzio come se fosse partito un amen muto)

ZELIIIG IN EVIDENZAAAAAA

“Alterneranno la tattica della provocazione alla strategia dell’infiltrazione. La provocazione ha come obiettivo quello di aprire e scatenare una campagna di criminalizzazione. Una volta partita, la criminalizzazione serve come giustificazione preventiva per innescare le classiche azioni politico/militari/giudiziali, come forma di screditamento e divisione. Alla tattica della provocazione seguirà la strategia degli infiltrati che avrà due obiettivi. Da un lato dovranno spingere, come finti seguaci del progetto, tutte quelle posizioni che favoriscono il settarismo, costanti discussioni per spargere malumori e disagi, l’auto isolamento e la tendenza alle ”fughe in avanti”, dall’altro spiare e reperire il maggior numero di informazioni logistiche e strutturali.”

“L’ introduzione di una sfera spaziale inattesa, la sottopone automaticamente ad una svalutazione morale. Così come Napoleone male reagì al guerrigliero spagnolo criminalizzandolo e scatenandovi contro la potenza inutile di un esercito, anche l’Inghilterra male reagì al sottomarino tedesco durante la prima guerra mondiale. E male l’America contro i Vietcong. L’introduzione di una sfera spaziale inattesa provoca, infatti, inevitabilmente cattivi giudizi morali.”(x)

“Bisogna tenere presente che con il terrorismo si fanno crescere forze che poi diventano autonome. Non possono diventare autonome se prima non sono cresciute, ma non crescerebbero se non facessero comodo. Quando non fanno più comodo, vengono spazzate via.”

“Secondo Douglas Mortimer, nel western americano alla John Ford, la violenza rientra nella struttura della legalità come una forma di soluzione del conflitto: il topos dell’ “arrivano i nostri” serve a cavare d’impaccio i buoni e a far cessare il momento dello scontro. Nello spaghetti western, invece, il conflitto si interrompe solo con la vittoria “improvvisa e momentanea” di uno dei contendenti, non corrisponde mai al ripristino della legalità.” (y)

“Figlio del fabbro Alessandro Mussolini e della maestra elementare Rosa Maltoni, Benito Mussolini nacque il 29 luglio 1883 a Dovia, frazione del comune di Predappio. Il nome “Benito Amilcare Andrea” fu deciso dal padre,socialista, desideroso di rendere omaggio alla memoria di Benito Juárez, leader rivoluzionario ed ex-presidente del Messico, di Amilcare Cipriani, patriota italiano e socialista, e di Andrea Costa, imolese, leader del socialismo italiano (nell’agosto 1881 aveva fondato a Rimini il «Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna»). Contrariamente al marito, la madre Rosa era credente e fece battezzare il figlio. Vive un’infanzia modesta.

Mussolini, assunta la direzione dell’Avanti alla fine del 1912, diventa l’ ascoltato portavoce di tutte le frustrazioni ed insoddisfazioni di una società caduta in una crisi economica ed ideale che trascinava masse sempre più vaste verso esplosioni insurrezionali senza chiare prospettive. Espulso dal partito nel 1914 a causa delle sue posizioni interventiste a favore della guerra, Mussolini intuisce tre cose: le debolezze del partito socialista italiano, le debolezze del socialismo reale creatosi nella russia di Lenin, e che la prima guerra mondiale aveva avuto un valore socialmente molto dirompente. Si era reso conto infatti che gli ex combattenti sarebbero stati una massa di manovra molto significativa ed utile dal punto di vista politico e che quindi bisognava non perdere il contatto con essi.

I governi italiani che si succedono tra il 1919 ed il 1920 faticano a trovare una soluzione alla crisi sociale ed economica dell’epoca, schiacciati tra le trattative internazionali e le insoddisfazioni di molti italiani per quella che viene già definita una vittoria mutilata.

Nel 1919 nascono i fasci di combattimento che proclamano loro nemici i borghesi, i clericali ed i socialisti.

Il fascismo, movimento che raccoglie forze eterogenee, senza obiettivi chiari o un’ideologia di fondo, esprime la ricerca di una qualche soluzione alternativa basata su una forte accentuazione del sentimento nazionale e sulla ricerca di una qualche attuazione di uno stato sociale diverso da quello liberale tradizionale.”(p)

“Raggiungere un punto avanzato nella lotta per il potere vuol dire imporre rapporti di forza favorevoli e poter contare su una situazione di ingovernabilità del sistema esistente in cui sia possibile affermare un reale contropotere. Le condizioni per la conquista del potere si determinano solo per una breve fase in cui l’avversario è debole e non può dispiegare integralmente tutti i mezzi di cui dispone. Se non viene colta l’opportunità che si presenta in quella fase si apre la fase della sconfitta e del riflusso.”

“L’essenza della politica consiste nell’individuare il proprio nemico principale. Ed ovviamente nella capacità di saperlo riconoscere, di capire chi veramente esso sia.”

Quel tanto di speciale, quel tanto di sacrale, quel poco che è reale forse basta a salvarci (tono dimesso)

“Nel 1812-’13 lo Stato Maggiore Prussiano scatena dei sommovimenti antinapoleonici attraverso l’emissione dell’Editto Prussiano sulla milizia territoriale o Landsturm, recepito quale legge dall’ordinamento interno, con tanto di firma del primo ministro. Agli artt.61-62 di tale editto sta scritto:

« Ogni cittadino ha il dovere di opporsi al nemico invasore con qualsiasi tipo di arma.[…] Scuri, forconi, falci e lupare vengono espressamente raccomandati.[…] Ogni prussiano ha il dovere di non obbedire ad alcun ordine del nemico, bensì di danneggiarlo con ogni mezzo possibile. Anche se il nemico volesse ristabilire l’ordine pubblico, nessuno è autorizzato a obbedirgli, perché così facendo si finirebbe per facilitarne le operazioni militari.[…] Gli eccessi di una canaglia sfrenata sono meno nocivi di un nemico nelle condizioni di poter disporre liberamente di tutte le proprie truppe.[…]”

Perso nelle città, potevi avere il mondo (tono dimesso)

“La psicologia collettiva accosta e non discerne. Tende a seguire chi crea una dimensione della speranza con estrema semplicità. L’idea che si possano convincere le persone in maniera razionale non ha efficacia, la politica ha dimensioni emotive, narrative e di coinvolgimento in qualche modo collettivo in quanto deve cercare di mettere insieme la doppia natura dell’uomo, contrassegnata dall’esistenza di un bisogno di socialità e di un bisogno d’individuazione intrinsecamente conflittuali.”

“Il moderno dittatore, sostiene Le Bon ne La psicologia delle folle, deve saper cogliere i desideri e le aspirazioni segrete della folla e proporsi come l’incarnazione di tali desideri e come colui che è capace di realizzare tali aspirazioni. Anche in questo caso l’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni quanto far credere alla folla di essere capace: “nella storia l’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà”. Le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti. Le folle sono colpite soprattutto da ciò che vi é di meraviglioso nelle cose. Esse pensano per immagini, e queste immagini si succedono senza alcun legame. L’immaginazione popolare é sempre stata la base della potenza degli uomini di Stato, dei trascinatori di folle, che il più delle volte, non sono intellettuali, ma uomini d’azione. Questi sono poco chiaroveggenti, ma non potrebbero esserlo, poiché la chiaroveggenza porta generalmente al dubbio e all’inazione. Essi appartengono specialmente a quei nevrotici, a quegli eccitati, a quei semi-alienati che rasentano la pazzia. Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che vogliono raggiungere, tutti i ragionamenti si smussano contro la loro ferma convinzione (nella neuro-psichiatria essa prende il nome di “Pseudologia fantastica” – chi crede alle sue stesse bugie)” .

Non si esce vivi dal novecento(tono dimesso)

“Mentre la fatica del lavoro industriale si esercitava sui corpi, i muscoli, le braccia, oggi si esercita sul linguaggio, l’intelligenza, gli affetti, la totale reperibilità temporale tramite smartphone ed internet, innescando nuove forme di sofferenza, alienazione e schizofrenie. L’esistente è rimpicciolito. L’esistente è esaurimento. Sarà inevitabile un ritorno feroce dell’irrazionale, un assetato inconscio desiderio di laico paganesimo rituale e mistico.  Le pulsioni continuano a funzionare secondo la logica loro propria dell’appagamento. L’attuale canalizzazione del piacere, saziando solo a livello caricaturale pulsioni addomesticate da modelli pubblicitari finti, o tramite surrogati placebo di mediazione tecnologica, rende insoddisfatto tutto l’apparato psichico. Il senso di felicità derivante dal soddisfacimento di un moto pulsionale si scontra con le ansiogene ed eccessive richieste che la civiltà dell’algoritmo, sodomizzandolo nella psiche, pone all’uomo, parcellizzato ed isolato.”

“Senofonte, giunto finalmente sulla costa del Mar Nero, presso Trapezunte (Trebisonda) con il famoso grido “Thálassa! Thálassa!” (“Θάλαττα! θάλαττα!”) (il mare il mare) , vedrà però il fallimento dei suoi propositi di essere l’ecista di una nuova colonia ellenica e dopo numerose peripezie porterà l’armata a combattere per il re di Tracia Seute II, ed infine la consegnerà, a Pergamo, al generale spartano Tibrone che stava allestendo un esercito per una nuova guerra contro i persiani.” (f)

“E adesso, cantiamo tutti insieme:

Tu! Tu!
Tu pure sai
Che non va la vita
Com’è ragazzo mio
Ci son volpi di qua
Lestofanti di là
Mille topi tutti per te
Le zanzare che pungono me
Sono le stesse che poi
Pungeranno te
E tutto questo perché
Con tanti galli che cantano
Non si fa mai… giorno!

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Ci son tanti galli che cantano
Chichichirichichi
Troppe galline rispondono
Cococoroccocco
E se i piccioni spariscono
Cucucuruccuccu
Tutte le papere piangono
Quaquaquaraqquaqqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaquaE se domani pure tu
Ragazzo mio
Vedi un’aquila lassù
Tu vai con le gambe che hai
In un posto che sai
Dove lei non può arrivare mai
C’è una tigre
Dietro al cespuglio
Che aspetta là
Dove passerai
Non andare
Finché il gallo canta
Il gallo che canta
Non ci casca mai
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Attenti al matto!

Con! Con!
Con tanti galli che cantano
Chichichirichichi
Troppe galline rispondono
Cococoroccocco
E se i piccioni spariscono
Cucucuruccuccu
Tutte le papere piangono
Quaquaquaraqquaqqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Il gallo si sa
Becca qua becca là
La talpa fa
Tutti i buchi che può
E il gatto non va
Dove il pesce non c’è
Il lupo scenderà quaggiu
Il coccodrillo sa
Che presto morderà
E che nessuno lo prenderà
Ed il giaguaro è già pronto

A colpire finché
Ogni gallo canterà

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Attenti al matto!

Chi! Chi!
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua!!!”

Soundtrack1:”Sleep sound”, Jamie xx

Soundtrack2:”Mercy mercy me”, Marvin Gaye

Soundtrack3:”Futura”, Lucio Dalla

Soundtrack4:”Messenger”, Blonde Redhead

Soundtrack5:”Distilled”, Blonde Redhead

Soundtrack6:”L’estate”, Vivaldi

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia che cerca di uscire dalla fantasia per trasferirsi provvisoriamente in una forma di fuoriluogo.

Gomorra – Filosofi Camorristi

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Cinque talenti ingiustamente sottovalutati

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Quando si pensa alle arti vengono in mente i soliti noti: il recitare, il dipingere, il cantare. Si tende, dunque, a sottovalutare una quantità molto piu´ variegata di capacità umane, a cui spesso si deve dedicare altrettanta dedizione e fatica.

Di seguito 5 talenti ingiustamente sottovalutati: alcuni di essi si sono evoluti in vere e proprie competizioni, altri restano fedeli al filone dell’entertainment o dell’arte fine a se stessa.

1 Limbo Skating
Detto anche Roller Limbo, è uno sport che prevede che la persona in questione passi sotto al ben noto bastone del limbo, con i roller skates ai piedi. Per fare questo deve assumere una posizione inclinata in avanti e allargare le gambe a 180 gradi. Mi fa male solo pensarci.

Da due anni il record di Limbo Skating è nelle mani di Gagan Satish, un bambino di Bangalore che ad oggi ha 8 anni. Gagan, nel 2014 è stato in grado di passare sotto a 39 auto, in uno spazio di 12,7 cm, coprendo una distanza di circa 70 m.
Enjoy the ride!

 

2  Gara di rutti
Detta così, sembra una cosa banale da ragazzini delle medie. In effetti, le gare di rutti (ne esistono più di quanto si creda) di solito si limitano all’esecuzione di rutti standard prolungati nel tempo e ampliati nella potenza. Piuttosto noioso. Esistono però geni esecutivi anche in questo campo, in grado di recitare intere frasi, a volte anche articolate, ruttando.
Nel 1992 a Monferrato in Piemonte si svolse una di queste gare. Finaliste due ragazze, bocciuolini di rosa. La prima, la cui memoria andrà perduta nel tempo come lacrime nella pioggia (scusate mi sono lasciata trasportare dalla poesia), riuscì ad enunciare in un rutto solo “Ali Babà e i quaranta ladroni”. La lodevolissima prova non bastò a raggiungere l’agognata vittoria al momento in cui la seconda finalista, Alessandra, riuscì anche lei in un unico “suono” a bruciare l’avversaria con un “Ali Babà e i quaranta ladroni…con un rutto!”.

 

3 Sputo del nocciolo di ciliegia
Il piccolo comune di Celleno, in provincia di Viterbo, ospita da circa 10 anni l’annuale gara dello sputo del nocciolo di ciliegia. Le categorie partecipanti sono quelle di uomini, donne e bambini.Il vincitore riceve una coppia, come nei migliori tornei, e un cesto di ciliegie.

Il recondo di sputo è di 20,30 m ed è attualmente detenuto dal signor Mauro, mentre l’ultima edizione è stata vinta da Elisa, dolce madre di famiglia, con uno sputo di 10 metri. I rimbalsi del nocciolo sono ammessi.
La ciliegia si presta pero´ anche ad un altro talento, ben più elengante: fare il nodo al picciolo con la lingua. Non ne sono sicura ma credo che questa attività sia nata, o almeno abbia subito una impennata, nel momento in cui Audrey Horne appare in Twin Peaks e si esibisce nella scena della ciliegia.
Se ci provo a farlo io, sembro una mucca ruminante però.

 

4 Penis Portrait
Ultimamente alcuni uomini si sono resi conto che il pene è una perfetta superficie mobile  in grado di produrre quadri. Meno male, oltre le gambe c´è di più, verrebbe da dire! Effettivamente, se la lunghezza lo consente, questa tecnica permette un contatto estremamente diretto e fisico con la tela, senza nulla togliere al grado di difficoltà: l’inclinazione del corpo verso la tela, infatti, non si puo´ definire del tutto ideale all’ esecuzione.

Eppure i nostri eroi, incuranti delle difficoltà prospettiche, sguaiano la sciabola in favore della madre Arte.
Sono diversi i buontemponi che si dedicano a questa tecnica: Brent Ray Fraser, australiano, muscoloso, biondo (un cliché in pratica), Il celeberrimo Pricasso, inglese residente anch’egli in Australia, e la nostra terribile vesione italiana: Penelò, presentato al pubblico dal sempre prodigo Andrea Diprè.
Spezzando una lancia in loro difesa (solo la lancia) va detto che a volte il risultato non è affatto male.

5 Ping pong show
Di tutti i talenti del mondo, questo è sicuramente il mio preferito.
Il Ping pong show è in realtà noto a tutti quelli che sono stati in Thailandia. O, in alternativa, a tutti quelli che hanno visto “Priscilla, regina del deserto”
No, non è un torneo speciale di ping pong anche se le palle da ping pong svolgono un ruolo fondamentale.
Il ping pong show è uno spettacolo erotico in cui, avveneti (più o meno) signorine thailandesi si infilano nella vagina delle palline da ping pong, per poi spararle sul pubblico.
Questo nel più semplice dei casi. Altre variazioni sul tema prevedono il lancio di freccette per colpire palloncini, la fuoriuscita di pesciolini rossi, scrivere e stappare bottiglie di birra, il tutto, ladies and gentlemen, senza mani!
Il ping pong show è piuttosto inviso ai più, in quanto, in alcuni casi, presuppone un certo grado di avviamento alla prostituzione.
Questa però non è la norma: e´ probabile che in resort turistici conosciuti per il turismo sessuale come Pattaya e Patong, possano esserci dei casi di sfruttamento.  Ma per le thailandesi stesse, il ping pong show è considerato un lavoro assolutamente normale. E’ ben pagato, ma è estremamente faticoso (bisogna allenarLa di continuo, non so se rendo), per cui chi è benestante, e magari un po´ pigra, non necessariamente lo fa. Inoltre va detto che le donne thailandesi impazziscono per l’uomo europeo e per loro lavorare in un night club rappresenta una occasione per incontrarne diversi. Uomini ai quali probabilmente in Europa molte donne pur di non concedervisi, se la farebbero chiudere.
Al di là di quello che se ne pensi, io ho avuto il piacere di assistere a un ping pong show a Bangkok (non potevo resistere alla curiosita´), e ne sono rimasta assolutamente affascinata. Credo che non ci sia traduzione letterare al mondo più calzante del ping pong show al concetto di “potere della figa”.

Buon lunedi!

 

Perché le trending news di Facebook devono preoccuparvi

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C’è un’accesa discussione in corso, in questi giorni, su una parte di Facebook che gli utenti italiani in buona parte non conoscono: il box delle trending news. Stando alle dichiarazioni di alcuni ex dipendenti dell’azienda, la sezione delle notizie più in vista (che non è presente nella versione italiana del social network) sarebbe non solo controllata da una redazione invece che puramente automatica, ma anche intenzionalmente guidata eliminando le notizie di area conservative.

Possiamo sicuramente dare alla vicenda il tempo di svolgersi pienamente, e aspettare che si capisca di preciso cosa sia vero e cosa no, prima di entrare nel merito. Ma c’è un’altro tipo di riflessione che andrebbe fatta, e andrebbe fatta a lato di questa storia.

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Perché a lato

Da quando la notizia è venuta fuori, la si è letta in molti posti. Su Gizmodo, dove è nata, sul Guardian, su varie testate italiane e straniere e su diversi blog. Sapete dove l’ho vista poco, di recente? Su Facebook.

Non mi interessa, qui, affrontare il problema di petto. Nel merito, mi limiterei a dire che è del tutto normale, e anzi positivo che ci sia una mano umana ad aiutare l’algoritmo, consentendo di mettere una pezza a difetti, bug e imperfezioni inevitabili. La mia impressione è che concentrandosi sulle colpe degli editor cattivi o sull’ipocrisia degli utenti liberal (specie a faccenda non ancora chiarita) non si arrivi in nessun posto utile, e si trascuri un problema più grave.

Domanda: quante delle notizie che leggete ogni giorno vi raggiungono via Facebook? Quante dichiarazioni e opinioni di politici, giornalisti, amici, vi passano sotto gli occhi solo tramite il feed di Facebook? E chi decide quali vi raggiungono e quali no?

A me sembra che il punto chiave sia qui.

Il giardino murato

Non sono certo il primo a sottolinearlo, ma Facebook è sempre di più e per sempre più persone un walled garden. Uno spazio all’interno del quale gli utenti sono perfettamente a loro agio, interagiscono tra loro, si muovono, ma il tutto avviene entro limiti invalicabili e secondo le regole del sistema. Per un gran numero di utenti web, oggigiorno, Facebook di fatto è Internet. E come biasimarli? Gli amici sono tutti a portata di mano, le notizie e gli aggiornamenti arrivano da te senza che tu debba sforzarti di andarle a cercare. Il giardino (sarebbe più corretto chiamarlo recinto) è un’oasi di comodità. Solo che il web è fuori.

Gli status degli amici, le news che raggiungono ciascun utente Facebook, sono premasticati e proposti secondo regole che sono allo stesso tempo ben definite, segrete, e soprattutto non nelle disposizioni dell’utente. La discussione sulle trending news, al momento, tende a prendere una piega del tipo algoritmo sì o algoritmo no, di solito suggerendo che se ci fosse un sistema automatico il problema della neutralità non si porrebbe, ma credo che bisognerebbe chiarire a tutti che questa distinzione non ha nessun senso.

L’algoritmo non è una divinità calata dal cielo con un senso innato di giustizia rivelata: è uno strumento usato da alcune persone. Il problema del boxino non è se l’algoritmo che lo controlla è imparziale o se le persone che lo controllano sono corrette o se Facebook doveva spiegare meglio come lo controlla, il problema è che ci siamo messi spontaneamente in una situazione in cui qualcuno controlla privatamente e per suo tornaconto una fetta enorme delle informazioni che raggiungono un’enorme quantità di persone.

Il nemico è l’Algoritmo

Quello con la A maiuscola. L’Algoritmo non è un software, non è una persona, è un’entità astratta di cui sappiamo poco, ma alla quale affidiamo le nostre informazioni e i nostri interessi. Non farebbe nessuna differenza, ai fini del ragionamento, se a decidere quali status e quali link mostrare a ciascun utente fosse il signor Zuckerberg in persona da uno scantinato.

Naturalmente l’utente ha un ruolo. I like, i click, le impression influiscono sull’Algoritmo. Ma è un’influenza declinata al passivo, che si limita a un “questo sì” o un “questo no”, e che se anche fosse determinante finirebbe solo per creare un recinto ancora più stretto, in cui vedere solo quello che si vuole vedere.

Alle aziende dietro ai grandi network (Facebook, Twitter, Google) abbiamo dato un compito fondamentale, quello di selezione delle informazioni (e non parliamo neppure della questione privacy) , in cambio della comodità; e loro se ne sono prese carico con immenso piacere.

Ok, quindi?

Quindi niente, questa è la parte più interessante: non c’è una vera soluzione. Potrei invitarvi a non restare chiusi nel recinto di Facebook, a uscire, a cercare le notizie sui siti di informazione, sui blog, a diversificare tutto il diversificabile, ma sarebbe un consiglio per pochi seguito da pochi. Non siamo nel 2006, e il dato di fatto è che la massa degli utenti di Facebook è troppo grande per qualunque cambiamento immediato rilevante.

Dobbiamo per ora accettare il fatto che milioni di persone, ogni giorno, si collegano volontariamente col mondo esterno attraverso la finestra di Facebook; e che anche se Facebook è un’entità privata che può, teoricamente, decidere in maniera del tutto arbitraria cosa mostrare a chi e perché, questa sua scelta editoriale influisce pesantemente su una fetta importante della società.

Facebook, se siamo fortunati, non durerà per sempre, ma la direzione che ha preso lo sviluppo di Internet porta inevitabilmente a questo tipo di situazioni. Una manciata di grandi network gestisce (e gestirà) il flusso delle informazioni nei propri recinti, mentre un gran numero di piccoli network e piccole app si contende (e contenderà) le briciole, le attività laterali e le poche chance di entrare nella serie A. Ai margini di tutto questo resta l’underground: siti indipendenti, blog, il deep web e tutto il mondo non HTTP. In quest’ultimo confuso spazio rimarrà la possibilità di scegliersi i contenuti e di essere gli editori di se stessi. Se vi sembra uno scenario distopico, vi capisco ma vi sbagliate: ci siamo già arrivati.

Manco quella

in humor/internet by

sdoganare

Generatore automatico di immagini proiettate su San Pietro per il Giubileo

in internet/religione by

Per l’apertura del Giubileo straordinario su San Pietro sono state proiettate suggestive immagini ispirate all’Arca di Noè e alla bellezza del Creato, con un effetto scenico di grande impatto.

Tuttavia, sono state a nostro parere omesse alcune meraviglie che non possiamo risparmiarci dal segnalare.

Ecco allora cosa abbiamo sognato di vedere proiettate sulla facciata di San Pietro.



Fare refresh per ottenere nuove meraviglie del Creato proiettate su San Pietro per il Giubileo

Il giorno dopo: status di Facebook rapidi per commentare la tragedia

in internet/società by

Quello senza parole
“Non ho parole: solo sgomento, sconcerto e disperazione per quanto è successo.”

L’esagerato
“La mia vita non sarà mai più come prima. Questa tragedia ci tocca tutti e non potremo più vivere niente come facevamo fino a ieri. Siamo sconvolti. Niente sarà mai più come prima”

Il fanatico ateista
“Ecco. Questo è il risultato del credere alle religioni, agli oroscopi e all’omeopatia. #BertonePagaTu #MenoPretiPiùPrati”

Il pragmatico nazionalista
“Si parte coi kebab e si finisce così, a farsi saltare per aria”

Il “restiamo umani”
“Restiamo umani. #stayhuman”

Il terzomondista
“Premesso che sono contro ogni tipo di violenza, dobbiamo cercare di capire la disperazione di questi terroristi, che vivono in una situazione di grande povertà”

Il premessista
“Premesso che sono contro ogni tipo di violenza, (Si scorda cosa voleva scrivere, ndr)

Il sociopatico
“In questi casi sarebbe bene stare in silenzio. Non scriverò e non vi leggerò (Però lo scrive, ndr)

Il benaltrista
“È morta molta più gente nel terzo mondo nella giornata di oggi che in questo attacco. Di quelli non parliamo?”

Il benaltrista 2
“Però su Beirut tutti zitti, eh?”

Lo iettatore
“EH MA VEDRETE ORA AL GIUBILEO”

Il riduzionista ad Salvinim
“Salvini alimenta il clima di odio e di tensione, facendo solo il gioco dei terroristi, col suo populismo becero e schifoso. Marino dimetti!”

L’antioccidentale
“Tutta colpa dell’Occidente, che ha esportato la democrazia fino a l’altro giorno. Ecco i risultati”

Quello pigro
“Una tragedia immane.”

Quello pigro famoso
Schermata 2015-11-14 alle 21.10.50

Quello della foto
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Quello della foto, ma confuso
Schermata 2015-11-14 alle 21.01.59

La sovraccumulazione è la divinità dei nostri giorni

in internet/società by

 A change of speed, a change of style.
A change of scene, with no regrets,
A chance to watch, admire the distance,
Still occupied, though you forget.

 

### La sovraccumulazione ansiogena è ormai a tutti gli effetti la vera e trasversale divinità dei nostri giorni.

Different colors, different shades,
Over each mistakes were made.
I took the blame.
Directionless so plain to see,
A loaded gun won’t set you free.
So you say.

20151103_231827

Troppi input. Troppe cose da fare.

Rispondo a questo, rispondo a quell’altro.

Scrivo le mail, attendo riscontro.

Parlo con questo, prendo appuntamento con quell’altro, rimando l’altro ancora (a quando?).

(Non mi va di fare niente).

Consulto l’agenda, verifico disponibilità.

Tu potresti per martedì mattina?“.

Ok giovedì sera?

Cazzo non rispondi?!

Faccio il primo incontro. Mi dirigo verso il secondo che è in ritardo. Il terzo salta.

Non ho finito e devo già iniziare altro.

Sono in ritardo.

Non ho i giusti riscontri.

Rispettare le scadenze, ma sono in ritardo.

Inventare scuse.

(Negli intermezzi fare la morale agli altri sul senso del dovere).

Aspettare risposte.

We’ll share a drink and step outside,
An angry voice and one who cried,
‘We’ll give you everything and more,
The strain’s too much, can’t take much more.’
Oh, I’ve walked on water, run through fire,
Can’t seem to feel it anymore.

Pigia, colpisci i tasti più veloce che puoi.

L’attesa però non è parimenti veloce.

L’attesa sta ferma. L’attesa non si muove, è ferma peggio di un pavimento.

L’esorcizzo schiacciando tasti su altri fronti, ma è roba alleviante solo immediata, e così finisco invece col creare altre attese. Accumuli di attese. Gerarchie di attese.

Ho un corpo ed una mente violentati senza che nessuno mi abbia messo le mani addosso.

Rido socialmente inappuntabile ma lo sento che mi crescono e mi salgono reazioni eccessive da mimetizzare abilmente.

La lingua vuole ingoiarsi.

Non lo dico in giro.

In giro simulo consolidata matura accettazione.

It was me, waiting for me,
Hoping for something more,
Me, seeing me this time,
hoping for something else.*

Quelli fuori, e quegli altri sotto.

20151104_003133

*New Dawn Fades, Joy Division

**Mirror mirror on the wall, C. Bukowski

Soundtrack1:’Pe dinte e viche addò nun trase o mare’, Almamegretta

Soundtrack2:’Spanish Sahara’, Foals

Soundtrack3:’All of a Sudden I miss Everyone’, Explosions in the Sky

Soundtrack4:’Peace of Mind’, Blue Cheer

Soundtrack5:’The Psychedelic Sound of The 13th Floor Elevators’,  The 13th Floor Elevators

Pasolini 40

in cinema/cultura/humor/internet/scrivere/società by

Pasolini

Richiamo al futuro

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Marty

Lasc Johnny in peace, Italian femmin

in giornalismo/internet/società by

Dear Italian femmin,
But che dick want you from my Johnny? Who does incul you? Quando have we chiest your opinion? Mica we have chiest: “Sorry, all Italian femmins, but what do you pens of Johnny?”
I think you stai a rosica’ because Johnny not te se fila even di striscio pure now that he is a bit chiatto. But man of panz, man of substance, zia!
And remember infatt che Johnny has the substance and if he wants he accatta himself an esercito of personal trainers and in meno that 3 weeks he is back as a fico and with big muscols che nemmeno Leonida in the 300 film. Big Jim je make a pippa.
But poi we don’t frega cazz di outside bellezza, Johnny is beautiful dentro. And also he is so rich that quando striscia the American Express the cassa starts making fuochi d’artificio che nemmeno a Naples at Piedigrotta. And pure io don’t scherz. And you say my Johnny is dressed like monnezza? My Johnny? But when ti sei made Kate Moss and Winona Ryder and quella di Dirty Dancing what te ne fott of eleganza?
And poi m’have you vista? Johnny can be brutt but he stays with me and I am so bell that when your boyfriend sees me on the rivista, he walks veloce to the bathroom and comes out with big occhiaie.Perciò give me retta, zia, lasc my Johnny in peace and torna a wait for the SMS of that cassonetto of your collega che maybe ti invita out with his new Panda Special. I have no temp for you and your friends pussy di legno, because me and Johnny go to camporella with his yacht.
Ciao and saluta your sister.
Amber

 

And please, Italian femmin and masculi, invece di stay a make nu cazz on the computer or look at quant chiatt is Johnny, go and vote Libernazione at this minchia di Macchianera Italian Awards 2015

 

 

La questione della Net Neutrality spiegata con il famoso esempio dell’autostrada

in economia/internet/mondo by

Alla faccia del topo Fievel, finalmente Netflix sbarca in Italia. Grande festa per tutti coloro che ora possono smettere di vedere i film e le serie su PopcornTime sul digitale terrestre. A parte il fatto che ora sarei curioso di sapere quanti veramente faranno il salto, in realtà quello di cui voglio parlare è l’altra notizia importante (forse anzi ancora più importante) per tutti coloro che passano un sacco di tempo davanti all’internet: la scorsa settimana una sentenza federale ha confermato le nuove regole della FCC (l’autorità statunitense per le comunicazioni) sulla Net Neutrality.

E a noi che ce ne frega? Ad alcuni ben poco, a me (e immagino potenzialmente ad un paio di altri) abbastanza. Per 3 motivi:

  1. Perché la Net Neutrality è un tema rilevante per il modo in cui si svilupperà Internet nei prossimi anni. In particolare per la possibilità di vedere film e serie televisive, magari in originale (sapevate che oltre un terzo del traffico totale sulla rete è generato da Netflix e ben più della metà da streaming video in genere?), usare applicazioni p2p come eMule o uTorrent e magari anche app di comunicazione come Skype o Facetime
  2. Perché è una buona scusa per parlare di concorrenza e del sistema americano delle lobby
  3. Perché è una buona scusa per parlare dell’influenza dei mass media su alcune decisioni e in particolare di come un certo tipo di infotainment possa in alcuni casi fare la differenza (ma poi la faccenda si fa lunga, quindi vi toccherà leggerla su quest’altro post)

Forse vale la pena fare uno spiegone preliminare su cosa sia questa Net Neutrality e sulla sua storia.

ED ECCO A VOI QUELLO CHE SARÀ RICORDATO COME L’ESEMPIO DELL’AUTOSTRADA

Immaginate di dover andare da Roma a Firenze in automobile. Ovviamente chiunque prenderebbe la A1 e in 3 ore o giù di lì dovrebbe giungere alla meta. Ora immaginate che l’autostrada, invece di costare i soliti suppergiù 30 euro, ne costasse 300: non vi resterebbe che percorrere strade senza pedaggio, passando da Perugia e impiegandoci 5 ore, mentre magari una grande azienda che ha bisogno di effettuare trasporti veloci su gomma pagherebbe l’oneroso balzello e continuerebbe ad usare l’autostrada.

Immaginate di dover andare da Roma a Firenze in automobile. Oggi prendete la A1, pagate 30 euro e in 3 ore siete arrivati alla meta. Ora immaginate che un bel giorno arriviate a Fiano Romano e al casello vi dicano che per i 30 euro di prima potete viaggiare solo sulla corsia di destra e non superare i 70 km/h: se volete usare anche le altre corsie e andare a 130 km/h dovete pagarne 300. A fronte di questo una grande azienda che ha bisogno di effettuare trasporti veloci su gomma pagherebbe l’oneroso balzello e continuerebbe ad usare l’intera l’autostrada mentre tutti gli altri si metterebbero in coda arrivando in 5/6 ore invece di 3.

Ecco la Net Neutrality è la condizione che costringe l’autostrada a trattare tutti gli utenti allo stesso modo senza fare distinzioni. In assenza di questa regola, poche grandi aziende pagherebbero ingenti costi (i quali, direttamente o indirettamente, saranno ribaltati sugli utenti) per continuare a inviare i loro contenuti ad alta velocità, mentre tutto il resto di internet sarebbe costretto a viaggiare sulla “corsia lenta”.

Per darmi un tono ora citerò un professorone di Harvard, tale Lawrence Lessig, che sostiene che Net Neutrality significa che Internet non è b2b, b2c o chissà che altro, bensì e2e, cioè end-to-end, a dire che non vi è differenza nella trasmissione di dati, quali che siano emittente e destinatario.

Se la metafora e la citazione non vi sono bastate, Net Neutrality significa che gli ISP (per esempio Telecom o Fastweb in Italia) non possono:

– porre limiti al tipo di contenuto che passa sulle loro reti (cioè non possono dirvi che visitare Facebook va bene, ma vedere un film su Netflix o scaricarlo con un client torrent, oppure fare tethering col cellulare, no)

– imporre un prezzo alla possibilità di trasmettere a maggiore velocità (cioè non possono chiedere a Google dei soldi in più per rendere prioritaria sulla rete la trasmissione dei video di Youtube, mentre il povero Mario che ne vuole vedere uno su Vimeo passerà mezza giornata ad osservare un clessidra con la scritta “buffering”)

ONCE UPON A TIME IN AMERICA

Ora, questa cosa della Net Neutrality in America ha una storia di guerre legali che andrebbe raccontata in tecnichese e che quindi vi risparmierò. Il riassunto è che, dopo anni di lotte, Tom Wheeler, nuovo presidente della FCC, ha dichiarato qualche mese fa di voler rendere più lasche le regole sulla Net Neutrality, in pratica facendo un favorone alle poche compagnie monopoliste del servizio di provider (Comcast, Time Warner Cable e Verizon). Dopo un certo subbuglio, però, la questione si è completamente ribaltata: la FCC ha stabilito che la Net Neutrality deve essere assoluta (o quasi, ma di questo poi ne parliamo) e quando le compagnie telefoniche hanno fatto causa contro questo provvedimento sono state sconfitte.

Adesso abbiamo più o meno chiarito perchè la Net Neutrality è rilevante e come sono andate le cose. Aggiungo che in genere quello che succede in ‘Murrica per quanto riguarda le politiche di controllo della rete tende ad essere d’esempio per l’Europa, quindi anche se so che non vedevate l’ora di farlo, potete anche risparmiarvi di commentare “ma che cazzo me ne frega a me degli americani”, “schiavo della cultura statunitense” o “noi mica siamo cosi’”. Possiamo quindi proseguire sugli altri due punti, iniziando dai simpatici retroscena di questa faccenda.

Come è possibile che i provider si possano permettere di minacciare Google, Amazon, Netflix e via dicendo di far pagare loro cifre esorbitanti per una linea veloce? Il fatto è che negli Stati Uniti in pratica non esiste concorrenza sulla connessione a banda larga. Se va bene in una certa zona ci sono due provider, ma nella maggior parte dei casi ce n’e’ uno solo. Ultimamente si è fatto un gran parlare della potenziale fusione tra Comcast e Time Warner Cable e il presidente della prima, per spiegare che questo non avrebbe diminuito la quantità di concorrenza, ha affermato che non sarebbe stato possibile perché loro non lavorano mai nelle stesse zone: se uno è a San Francisco, l’altro è a San Jose, se uno è a New York, l’altro è a Philadelphia. Ora, parafrasando John Oliver, grazie al cazzo che una cosa che NON C’È NON PUÒ DIMINUIRE.

In aggiunta, a quanto pare Comcast è la seconda azienda in assoluto per investimenti in lobbismo (alle spalle di una società che si occupa di armamenti) e questo determina una influenza disgustosa sulle scelte del governo, al punto che il suddetto Tom Wheeler, presidente della FCC che da principio voleva abolire la Net Neutrality, è l’ex negoziatore capo della lobby delle telecomunicazioni.

Infine, lo scorso anno Comcast stava rinegoziando con Netflix alcuni contratti e, proprio a ridosso della firma, la velocità di streaming si è improvvisamente ridotta ai minimi storici, quindi, per quanto pazzesco, non si parla di alzare il prezzo per garantire una velocità maggiore, ma di farlo per non imporne una minore.

In fatto di concorrenza in Europa le cose fortunatamente non stanno così, ma questo non significa che la Net Neutrality non sia comunque importante, vista la tendenza di alcune aziende nostrane a fare cartello: quanto ci metterebbero Telecom, Vodafone e Wind ad accordarsi per far pagare a Netflix un bel sovrapprezzo pur di non vedersi ridotta la velocità di trasmissione?

Siccome voglio far finta di essere super partes, ecco un po’ di argomenti contro la Net Neutrality:

– Innanzitutto le compagnie telefoniche sostengono che senza Net Neutrality potrebbero sì far pagare di più Netflix e soci, ma userebbero quei soldi per investire nel miglioramento delle reti e potrebbero contrastare i siti illegali.

– C’è poi chi dice, non senza fondamento, che la Net Neutrality in realtà non è mai esistita e che Google e simili non pagano per la corsia veloce sulle normali linee per il semplice fatto che già pagano per avere i loro server direttamente nei centri di smistamento dei provider.

– Antonin “Justice” Scalia è a favore della Net Neutrality, il che dovrebbe renderci tutti sospettosi (e se non sapete perché, vorrà dire che vi sorbirete un altro post).

Ora avete più o meno tutti gli strumenti per andare a studiare sul serio, come suggerirebbe il buon Rosario D’Auria, il relativo provvedimento e decidere da che parte state.

 

OST: Chi ruba nei supermercati, F. De Gregori

Il nume della rosa

in cultura/humor/internet by

Il nome della rosa                                                  A margine: sarà pure retorica da quattro soldi, ma io sto con lui.

 

 

Gli imbecilli hanno sempre avuto diritto di parola

in giornalismo/internet/società by

Amici, vi vedo caldi con ‘sta cosa di Eco che internet avrebbe “dato diritto di parola agli imbecilli“. Mi corre però l’obbligo di farvi notare che, in realtà, gli imbecilli il diritto di parola lo hanno sempre avuto; normalmente,anzi, questo diritto viene messo in discussione per chi dice qualcosa di intelligente e soprattutto insolito, mentre la caratteristica dell’imbecille è tipicamente quella di dire qualcosa che corrisponde al peggior “senso comune” della GGENTE, ritenendosi allo stesso tempo portatore di una visione scomoda e anticonformista.

Internet, i social cui si riferiva principalmente Eco, ma anche, ad esempio, i commenti agli articoli dei giornali online o dei blog, e i blog stessi, ovviamente, fanno solo da megafono a questa legione di imbecilli e, siccome l’imbecillità è una malattia contagiosa, specie se travestita da improbabile anticonformismo, quello che internet fa è semplicemente aumentare la virulenza dell’imbecillità, trasformando le legioni in eserciti.

Non bisogna però confondere gli effetti con le cause, come del resto direbbe lo stesso Eco. La prima causa dell’imbecillità sono gli imbecilli, non internet, come avrebbe potuto facilmente spiegarvi Joseph Goebbels, un imbecille che ha contagiato milioni di persone molto prima che internet fosse anche solo concepito.

Santé

La luce di Caravaggio

in arte/cultura/humor/internet/società by

Narciso6

Generatore automatico di titoli di VICE

in giornalismo/internet by

VICE, si sa, è ormai la rivista più ingiovane d’Italia, tutta un pullulare di articoli interessantissimi quali “Ho vissuto per una settimana con 2 euro al giorno”Ho guardato Agon Channel per 15 ore consecutive”, o “La tua colazione a base di vagina” e anche “Abbiamo chiesto a 20 sconosciuti che non sono modelli di baciarsi”.

Sull’onda di tutto questo carico d’informazione di qualità, noi di Libernazione abbiamo pensato bene di dare una mano. Quindi fate refresh per scoprire nuovi titoli di articoli di VICE.

Abbiamo trascorso una notte intera drogandoci con la colla: è finita in rissa, ma siamo riusciti a darcela a gambe.

Come catturare un vignettista e farla franca

in arte/humor/internet by

libernazione

Questo è più o meno quanto accaduto nel pomeriggio dell’altro ieri, quando sta gente qui, di come si chiama, di Libernazione, mi ha aggredito in branco per mezzo whatsapp. Che dire, volevano un disegnatore e ora ce l’hanno. Speriamo bene.

Un cancro chiamato femminismo

in internet/società/televisione/ by

Dal fantastico mondo dei media, due filmati che illustrano piuttosto chiaramente le conseguenze di quel sonno della ragione chiamato femminismo:

1) Nel corso della solita, inutile, sterilissima televisiva discussione sulla riforma della legge elettorale, Andrea Scanzi, con una retorica farlocca degna del miglior Totò, mette alle corde la deputata del PD Alessia Rotta (e questo dovrebbe dare l’idea della profondità dei contenuti di entrambe le parti), che risponde accusandolo, davvero dal nulla, di misoginia nei confronti delle sue colleghe parlamentari. La scena mi ha ricordato un episodio dell’ultima stagione di House of Cards, in cui Frank Underwood suggerisce alla candidata alla presidenza Jackie Sharp di accusare di sessismo l’avversaria nel corso di un dibattito televisivo, giusto per metterla a tacere. Quest’atteggiamento è l’equivalente contemporaneo della reductio ad Hitlerum.

2) Ennesimo “esperimento sociale” sull’internet che mostra l’ennesima bellissima ragazza chiedere ai passanti, tutti rigorosamente uomini, se vogliono fare sesso con lei. Come usuale in questi “esperimenti”, della cosiddetta società impariamo ben poco, mentre apprendiamo tantissimo sulle intenzioni di chi sta dietro la telecamera. A parte un signore di colore che rifiuta l’invito “perché troppo magra”  (mito assoluto!) , in tutte le altre scene vengono mostrate essenzialmente due categorie di persone: quelli che accettano senza pensarci mezzo secondo – la maggior parte – e si allontanano con la ragazza per cercare un luogo appartato, e quelli che le fanno notare quanto, in realtà, “valga ben più di così”. In poche parole, buoni e cattivi: gli Illuminati che ricordano alla ragazza il valore della sua dignità e i maiali che non vedono l’ora di mettere il pisello nel primo buco di passaggio. Come se nel mezzo non possa esserci alcun’altra reazione possibile a una proposto del genere: paura, diffidenza, semplice mancanza di interesse, incertezza. E invece no, solamente bianco e nero.

Ecco, questi due episodi sono significativi di quel che è diventato il femminismo ai giorni nostri. Ovviamente non mi riferisco al femminismo delle origini, quello delle grandi battaglie per la parità dei diritti, ma di quello quotidiano da discussione salottiera, quello degli isterismi mediatici. Il femminismo oggi è demonizzazione dell’altro, laddove l’altro è l’essere umano dotato di pene. Come tutti gli -ismi (nazismo, comunismo, razzismo, maschilismo, ecc.), anche il femminismo attuale divide il mondo in eletti e malvagi, e utilizza una retorica discriminante per attaccare gli avversari, indipendentemente dal contesto e dalla natura della discussione. O sei con noi o contro di noi. Una grande Salem in cui, questa volta, ad essere cacciate sono streghe dotate di scroto.

Non so voi, ma a me tutto ciò fa abbastanza schifo.

Le 3 fasi della reazione social(e) agli eventi

in internet/società by

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L’evoluzione sociale non serve al popolo
se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero.
(F. Battiato –  New Frontiers, 1982)

PRIMA FASE – 2008-2011

Tale fase fu connotata da un comportamento simile a quello di un bambino di undici anni, e nemmeno troppo intelligente. Durante la prima fase della Reazione Social(e) Agli Eventi, gli Uomini erano portati a trattare in maniera abbastanza seriosa tali eventi: se un barcone di migranti affondava, si mostrava compatti solidarietà (o si mostrava compatti esultanza se si era di Casapound). Se moriva una persona famosa, senza alcun tipo di vergogna, la si commemorava. E sì, sto parlando di Mike Bongiorno. La fase ha vissuto i suoi ultimi splendori alla fine del 2011, con la morte di Steve Jobs. Vedere 20 contatti che in contemporanea cambiavano la propria immagine del profilo mettendo una mela morsicata è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, complice anche il nuovo clima sociale che si respirava. Basta Berlusconi, basta credere al venditore di tappeti, adesso non me la si fa più!

SECONDA FASE – 2012-2013

La seconda fase fu caratterizzata, come già anticipato, da una diffusa forma di iconoclastia. Alla morte di un personaggio famoso, sempre più persone non si affrettavano più a commemorarlo, bensì a

  • prendere in giro chi commemorava;
  • sbottare “fino a ieri non lo conosceva nessuno!” nella variante Uomo Della Strada;
  • sbottare “fino a ieri non lo conosceva nessuno a parte me!” nella variante Hipster;
  • fare una battuta sul morto.

Quest’ultimo comportamento, in verità, coprì uno spettro molto più ampio della sola morte di una persona famosa. In quegli anni, infatti, in barba a quanto prescritto dai professionisti (“Quanno se scherza bisogna esse seri!”, A. Sordi), qualsiasi tipo di evento degno di nota cominciò ad essere sistematicamente declinato in battuta. Qualsiasi. Dalla cosa effettivamente divertente (finto interprete di Obama, anyone?) su su fino alla cosa serissima. Improvvisamente tutti ci siamo trasformati in oversimpaty tipo Andrea Lucchetta o Gabriele Cirilli, senza renderci conto di quanto fosse assurdo ridere di qualsiasi cosa.

TERZA FASE – 2014-presente

Durante la Terza Fase, gli Uomini parvero rendersi conto di quanto fosse ridicolo ridere di qualsiasi cosa. Ma non già analizzando il nocciolo del problema (hint: il reiterare tutti assieme un comportamento cretino. Gli stilisti e gli statistici direbbero “la moda”), bensì creandone uno tutto nuovo: dopo l’atteggiamento umano, troppo umano, da massaia che si emoziona guardando Gerry Scotty, e dopo l’atteggiamento iconoclasta, si passò all’iconoclastia dell’iconoclastia.

  • avete rotto il cazzo con l’avete rotto il cazzo!
  • su dai, ancora non fate la battuta su [evento]?
  • oh io comunque lo conoscevo da prima che morisse, che cazzo volete da me?

sono frasi che tutti abbiamo letto almeno una volta negli ultimi anni. Gli effetti furono clamorosi: la persona che doveva mostrarsi intelligente, si ritrovò a criticare una critica ad una cosa scema, con risultati imbarazzanti tipo pregiati intellettuali ridotti a difendere le scuregge dei film di Christian De Sica o a riconoscere che sì, effettivamente i negri puzzano de cuoio, oh, mica è colpa mia.

Ebbene, cosa ci rimane di tutto questo?

E io che cazzo ne so, questo è un post iconoclasta degli iconoclasti degli iconoclasti, ho il mal di testa ormai.

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