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People standing in line --- Image by © Monalyn Gracia/Corbis

Case svedesi, file sovietiche

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Quando vivevo a Londra, una delle preoccupazioni principali era quella di trovare una stanza il cui affitto fosse compatibile con le finanze di una dottoranda. Si sentivano storie tremende di affitti a quattro cifre, topi, moquette, finestre con gli spifferi, padroni di casa delinquenti e coinquilini da ufficio igiene. Il tutto era naturalmente vero e dovuto a quel biricchino del mercato, che per via dall’altissima domanda e la limitata offerta di alloggi, proponeva prezzi di equilibrio molto alti.

Una volta dottorata, sono uscita dall’inferno del libero mercato degli affitti di Sua Maestà per entrare in quello stile tardo sovietico della Svezia. Una volta arrivata in terra vichinga, con uno stipendio ben più sostanzioso, ho cominciato a cercare casa. Di domanda e offerta, neppure l’ombra: in Svezia quello che conta per ottenere un contratto di affitto a tempo indeterminato è la posizione nella fila. Sì, avete letto bene, la FILA. Perché la quasi totalità degli appartamenti in Svezia è assegnato attraverso un sistema di affitti calmierati e liste d’attesa che per alcune zone di Stoccolma possono oscillare dai 10 ai 20 anni. Naturalmente i locali si mettono in fila praticamente dalla nascita, ritrovandosi a 25 anni in un appartamento in centro che mai avrebbero potuto permettersi in un sistema di mercato. Bello, no? In realtà no, visto che come nel gioco delle sedie, se qualcuno trova posto qualcun altro lo perde. E dunque, per ogni studente svedese squattrinato che vive in centro grazie ai genitori che lo hanno messo in fila appena nato, ci sono molti più outsider (immigrati o svedesi provenienti da altre città o con genitori distratti) che rischiano seriamente di trovarsi senza un tetto sulla testa. Il sistema delle file porta poi al fiorire di comportamenti umani inevitabili, che solo chi crede ancora in Babbo Natale può pensare non esistano in Scandinavia. Per esempio, visto che ottenere un contratto di prima mano è così complicato, per non perderlo è consentito subaffittare casa per un anno (con una valida ragione e previa autorizzazione). Le valide ragioni vanno da un traferimento temporaneo per studio o lavoro ad un “tentativo di coabitazione” con un nuovo partner. Naturalmente, è illegale chiedere un affitto più alto di quello che si paga per il contratto di prima mano. Un’altra regola è che è possibile affittare stanze all’interno del proprio appartamento senza limiti se ci si rimane dentro.

Ora, potete immaginare quante e quali irregolarità avvengano visto che una grossissima parte degli appartamenti è in subaffitto (tutti improvvisamente studiano all’estero o provano a coabitare?). I prezzi dei subaffitti poi, specialmente a Stoccolma, sono ben più alti di quanto dovrebbero. Airbnb gode di ottima salute, e non a prezzi simbolici. Infine, pare sia frequente la pratica di subaffittare tutte le stanze di un appartamento tranne un ripostiglio e far finta di viverci per evitare il limite di un anno.
Recentemente il Guardian, giornale non proprio liberista, ha usato l’esempio di Stoccolma  per illustrare come quello degli affitti controllati sia un pessimo sistema di allocazione degli alloggi. Se un sistema simile a quello svedese fosse applicato a Londra, il risultato sarebbe catastrofico: le case migliori verrebbero assegnate agli insider a prezzi troppo bassi e per la maggioranza di poveri cristi nati altrove rimarrebbe il mercato dei subaffitti, con pratiche discutibili e prezzi altissimi. Alla fine, parafrasando il buon vecchio Winston, il libero mercato è il peggior sistema, eccezion fatta per tutti gli altri.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

2 Comments

  1. I’ll leave this here:
    Ski-Lift Pricing, with an Application to the Labor Market
    Robert J. Barro, Paul M. Romer

  2. Ottimo articolo, complimenti! Sarei curioso di sapere se anche in Svezia, come a Londra, si discuta di politiche per ampliare l’offerta di affordable housing. Per il resto qui si fa un gran parlare di rent control (apparentemente abbastanza popolare tra gli elettori) e probabilmente questo sarà il tema dominante della campagna elettorale fino a maggio, assieme all’ampliamento di Heathrow.

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