un blog canaglia

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Caro Zulu ti scrivo

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Vedi, caro Zulu, a me pare che le cose stiano più o meno così: picchiare un essere umano con una spranga e mandarlo in coma è grave. Gravissimo. Orribile. E’ un comportamento che va stigmatizzato, condannato e aborrito senza riserve.
Senonché, chi picchia un uomo con una spranga e lo manda in coma deve essere denunciato all’autorità giudiziaria, arrestato dalle forze dell’ordine, processato da un tribunale, se riconosciuto colpevole condannato e infine sottoposto alla pena che la legge prevede per il suo comportamento: senza la minima necessità che cittadini come me, o come te, abbandonino le tastiere o qualsivoglia altro strumento di lavoro per brandire a loro volta dei bastoni e provvedere alla rappresaglia per conto proprio.
Arrivo a dirti di più: il percorso che ho appena descritto è ciò che normalmente avviene in uno stato di diritto; e guarda caso è proprio l’instaurazione dello stato di diritto il motivo per cui i partigiani, cui si fa riferimento fin troppo spesso (e non di rado a sproposito) quando si affrontano argomenti come questo, hanno combattuto contro il regime che attanagliava il nostro paese.
Voglio dire: la Resistenza c’è stata ed ha avuto un senso proprio per fare in modo che a comandare fossero le regole, non la forza; e che nessuno, mai più, potesse avere l’alzata d’ingegno di farsi giustizia da solo, perfino di fronte ai soprusi più gravi, alle violenze più spietate, ai delitti più efferati.
Insomma, caro Zulu, io la vedo così: la cosa più importante che la Resistenza antifascista ci ha regalato, a prezzo di sofferenze, di sangue e di morti, è lo stato di diritto; e di conseguenza rispettare lo stato di diritto, rinunciando ad andarsene in giro armati di bastoni, è l’unico modo plausibile per rispettare quella storia. Per onorare come si deve quelle sofferenze, quel sangue e quei morti.
Tutto il resto, perdonami, mi pare molto, ma molto poco antifascista.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

29 Comments

  1. Lo stato di diritto è nato dalla Resistenza, ma è piuttosto discutibile che i partigiani si siano battuti “per lo stato di diritto”. Probabilmente la maggior parte di loro neanche sapevano cosa fosse.

    per il resto, tutto d’accordo

    • Si sono battuti contro la dittatura. Battersi contro la dittatura implica necessariamente battersi per lo stato di diritto. Che uno lo sappia consapevolmente o no.

      • ma che sei sicuro? Se prendevano il potere i partigiani comunisti non è che magari si passava dal Testone al Baffone ?

        • È che si parte sempre e solo dal presupposto che i partigiani fossero solo comunisti… Ignoranza indotta, non te la prendere.

      • quoto piro più sotto. Molti si battevano perché gli stavano sul cazzo i fascisti, i tedeschi, perché erano incazzati col regime per via della Russia, perché il gerarca bertolazzi aveva dato il ricino allo zio nel 24 e adesso faceva l’imboscato mentre tuo nipote crepava in grecia. Senza contare tutti i partigiani comunisti che combattevano per fare la rivoluzione. Insomma, quel che dici non è sbagliato ma quel “necessariamente” mi pare audace

      • per rispondere con un paradosso: se io mi batto per sterminare gli ebrei in europa, e a causa di quello sterminio nasce lo stato d’Israele, non mi sono “necessariamente” battuto per lo stato d’Israele

        • Tutto questo è alla base di un concetto per molti non molto semplice che si chiama eterogenesi dei fini, non dei mezzi. Differenza sostanziale.

    • I neo-fascisti in Europa esistono e stanno diventando una vera minaccia. Se si ascolta quello che si dice durante i loro raduni vi assicuro che all’ordine del giorno non c’è lo “stato di diritto” ma si parla di come eliminare una parte di società (cioè di esseri umani) nel modo più rapido ed efficace. Ora, anch’io sono un pacifista convinto, ma al cospetto di questa gente, con la quale è impossibile discutere, è meglio agire subito, prima possibile. Non faccio parte di nessuna fazione politica ma sin da quando ero piccolo ho sempre odiato i prepotenti e chi se la prende con i più deboli e in questo caso i più deboli sono proprio quelli che stanno sul cazzo ad organizzazioni come casa pound, alba dorata e ci metto pure la lega. Detto questo, visto che in Italia ci mancano solo questi imbecilli, ogni mezzo è buono per fermare questi fanatici di estrema destra, anche con la forza. Che non pensino mai di poter agire impunemente. Devono sapere che c’è chi è disposto a non fargliela passare liscia.

  2. Il problema e le incomprensioni nascono quando lo stato di diritto chiude gli occhi un po’ troppo spesso, e ti fa passare per il criminale che non sei sfruttando i media, e lì crollano tutte le migliori intenzioni. Per il resto non posso che condividere

    • I media? Io non sono nessuno per definire qualcuno un “criminale”: quello che so è che prendere i bastoni è un comportamento criminale. Questo lo so.

      • Ovviamente non catalogo il tuo blog tra i media, lì la questione non si affronta nemmeno, o è bianco o nero, e gli altri a subire. Ci tengo però a farti notare che potresti correre lo stesso rischio giustificandoti con la presenza di uno stato di diritto: troppe volte lo abbiamo assaggiato il loro diritto, e andava in tutte le direzioni tranne quella. Semmai bisognerebbe riuscire ad uscire da quella che è diventata una guerra di slogan e mantra, dettati da non si sa chi e che deformano qualsiasi cosa.

  3. Il Suo discorso fila ed è giustissimo, ma credo che (pur)troppo spesso lo stato di diritto (quello che dovrebbe garantirci regole, sicurezza e libertà di espressione) non funzioni proprio come dovrebbe. Troppe volte abbiamo visto poliziotti caricare lavoratori nei cortei dei sindacati, e troppe volte invece chiudere entrambi gli occhi davanti ai cortei o alle malefatte di una certa parte politica.
    Mi piace dunque credere che il vero senso del “prendere i bastoni e mollare le tastiere” non sia da intendersi in un’ottica squadrista, quanto piuttosto un’esortazione ad agire piuttosto che filosofeggiare, e che quel bastone sia una metafora che sta per l’impegno di ognuno a riportare lo stato di diritto alle sue reali funzioni, tipo quella di perseguire i poliziotti che hanno ammazzato Arovrandi o, ad esempio, evitare che si ripetano casi da “macelleria messicana”, o addirittura (e questo sarebbe bellissimo) evitare che supereroi della finanza come Marchionne possano discriminare gli operai sulla base del sindacato di appartenza.
    Si dice che la rivoluzione sia un atto violento, ma la violenza non è solo quella delle mazzate e i bastoni da utilizzare non devono per forza essere spranghe.
    La rappresaglia resta un atto da condannare, ma non le nascondo che intimamente godo a sapere che qualche fascistello s’è preso un paio di calcioni nel sedere, soprattutto se li ha meritati.

  4. Fatemi capire bene: si richiamano fascismo e Resistenza per interpretare gli scontri di Cremona? Sì,purtroppo ho capito bene ed ancora una volta constato che si trascende il ridicolo. Peccato però che questo faccia gioco ad alcuni professionisti dell’antifascismo di facciata,e non è ridicolo affatto. Bastano poche righe per “interpretare” gli accadimenti di Cremona: si tratta di un manipolo di fascistelli mascherati da antifascisti e di un altro manipolo di cialtroni mascherati da fascistelli. Il minimo comune denominatore qui è l’essenza fascista,antidemocratica,violenta di entrambe le “fazioni”. Smettiamola di collocare questi cialtroni su un piano che non appartiene loro,si tratta di prepotenti privi di alcun senso democratico,niente di più. E lasciamo stare fenomeni ben più importanti,accaduti in un’altra era e che nulla c’entrano con la guerriglia da stadio di cui si parla.

  5. l’aspetto che mi disturba e’ osservare come le proteste dei disoccupati presso gli enti competenti al pari dei cassintegrati nei cortei siano trattate allo stesso modo delle proteste finalizzate alla distruzione di questi sedicenti terroristi da strada.
    Trovo questo comportamento di volonta’ istituzionale davvero mortificante nell’espletamento delle sue funzioni. In virtù di 10ml di senza lavoro che gridano vendetta.

  6. Non si dovrebbe mai inneggiare alla violenza, quali che siano le motivazioni. Soprattutto in tempi cupi, superficiali e vagamente fascistoidi come questi. Condivido appieno.

    • Nell’attuale legislazione, pare che l’apologia di reato sia un reato anch’essa. La mia propensione per l’abolizione di ogni reato di opinione non fa testo, per ora non è nero su bianco.
      Se scrivo pubblicamente che insomma, per evitare la cattiva TAV i sabotaggi ci stanno, allora va bene anche ‘bruciamo gli arabi prima che ci invadano’ o ‘picchiamo i ricchioni prima che ci facciano diventare tutti froci’.

      • Nessuna obiezione caro Stefano.

        Ma il problema nasce dal fatto che la volontà del cittadino viene (al solito) completamente disattesa e alla base c’è un problema enorme di comunicazione e di coinvolgimento pubblico che se ne fotte delle basilari norme di convivenza e di rapporto per i soliti interessi monetari utili a riempire le tasche dei soliti.
        Dovrebbe inoltre servire la presenza in moltissime manifestazioni e cortei dei sindaci dei paesi interessati figure istituzionali che lamentano la boiata dei lavori in corso. E a loro qualcuno ne ha mai chiesto conto?

        Si lo so che è sbagliato fare le guerriglie, si lo so che la guerra distrugge e basta. E quindi? Ci sono alternative?

  7. Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà,
    un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità.
    Ho 85 anni, da allora ne sono passati sessanta,
    purtroppo questo mondo non c’è.
    E allora riflettete, ragionate con la vostra testa.
    Continuate la nostra lotta.

    Germano Nicolini, Al Dievel, “Appunti Partigiani” 2005

  8. “Quando sarà finita con i fascisti e i tedeschi,” chiede Di Nanni, “saremo veramente liberi?”
    “Saremo liberi di ricominciare a lottare per una vera libertà, che si ha quando ogni uomo ha e vale per quello che è”.

    Giovanni Pesce – Comandante GAP Milano

  9. Capriccioli, non ci conosciamo, però una cosa te la devo dire. Sono 10 anni che i fascisti fanno agguati, aggressioni, pestaggi e purtroppo in alcuni casi hanno lasciato anche il morto a terra. A Cremona poco ci è mancato.
    Sono 10 anni che noi rispondiamo con iniziative e cortei pacifici, cui non è seguito nulla, anzi lo sdoganamento di organizzazioni neofasciste come casa pound è continuato. A Roma gli è stata persino regalata una palazzina in pieno centro del valore di milioni di euro.
    Forse tu questo non lo sapevi, del resto a quelle iniziative non ti abbiamo mai visto.
    Dopo 10 anni di protesta democratica e di richieste alle istituzioni democratiche di intervenire (puntualmente disattese) alcuni si sono stancati ed hanno reagito.
    Se la sede di casapound Cremona fosse stata chiusa l’ indomani dell’ aggressione non sarebbe successo nulla, se la polizia non avesse colpito il corteo con una pioggia di lacrimogeni lanciati ad altezza d’ uomo per impedirgli di avvicinarsi alla sede dei fascisti non sarebbe successo nulla, e comunque, francamente, non comprendo tutto questo preoccuparsi per 3/4 vetrine di banche rotte.
    Ah, quelli che benpensano. Luca “Zulù”

    • Zulu, per come la vedo io la questione si può riassumere così: un conto è la comprensione di una reazione, comprensione che si può essere umanamente e individualmente propensi ad accordare a ciò che si preferisce senza che questo sia criticabile da alcuno; altro è la giustificazione “politica” (in senso lato) di quella reazione, e addirittura la sua “promozione” pubblica a metodo legittimamente utilizzabile. Ecco, a me è parso che il tuo intervento non si limitasse ad esprimere un’umana comprensione, ma anzi che si spingesse piuttosto chiaramente ad enunciare la necessità di inaugurare un “metodo politico”: quello dei “bastoni”. Lasciami dire che con quel metodo io non posso essere d’accordo: perché si tratta di un metodo (che ti piaccia o no) “fascista” in sé e per sé, indipendentemente dagli elementi che ne sono il presupposto. Insomma, io non credo che si possa essere “antifascisti” senza essere nonviolenti. E che la nonviolenza sia un metodo che prescinde del tutto dall’efferatezza degli antefatti. Altrimenti cessa di essere tale: e quindi cessa di essere “antifascista”. Quanto alla tua “chiosa”, lasciami dire una cosa: dare del benpensante a qualcuno solo perché non “mena” è quantomeno singolare. A meno di non stabilire che la qualità del “pensiero” di qualcuno dipenda dal modo in cui quel qualcuno è capace di usare le mani per far male a qualcun altro. Eddai, su.

    • Caro Luca,
      condivido appieno il tuo pensiero.
      Credo che la differenza nel vedere e capire le cose dipenda da quanto uno “viva” concretamente queste vicende.
      Chi non comprende e’ perché pontifica “da fuori”.
      L’antifascismo e’ l’unica certezza che ho (oltre all’amore della mia compagna e di mia madre) e merita di essere difeso con tutti i mezzi necessari.
      Da sempre affezionato alla 99, ti saluto compagno Zulu

  10. Sig. Persico, mi permetta di farle i complimenti per il suo messaggio delirante e deviante, ai limiti di una vera e propria apologia di reato. Il suo tentativo di giustificare la violenza a sinistra come un’inevitabile risposta ad istituzioni antidemocratiche è intriso di un becero populismo; lo stesso che negli anni ’70 fece enormi danni gettando centinaia di giovani tra le braccia del terrorismo. Chiunque assuma queste posizioni, a prescindere dal colore politico con cui animi le proprie motivazioni, tradisce in primis i valori fondanti di quella costituzione che proprio l’antifascismo ispirò. Si vergogni di tanto estremismo, anche se solo verbale. La pacificazione di questo paese continuerà ad essere una pia illusione fino a che la violenza non sarà del tutto debellata dal dibattito politico; la stessa violenza che consentì la veloce e dirompente ascesa del fascismo.

  11. Ma per far parlare dell’agguato fascista di CasaPound a Cremona sono servite due vetrine rotte e un post dei 99 Posse? O ti eri accorto che hanno lasciato a terra un uomo con la testa aperta a colpi di spranga? Mi avrebbe fatto piacere un articolo sull’aggressione ad Emilio, che un articolo su un post di facebook.

  12. Concordo pienamente con te Enrico. E’ paradossale criticare chi scrive due cose sul social ( che poi magari lo fa anche perchè sull’onda dell’ osteggio), come è paradossale che viene aperta un’interrogazione parlamentare per il concerto di solidarietà di ieri sera dei 99. Ora, spiegatemi….ma invece di stare a bacchettare chi condanna i fatti di Cremona, perchè non si cerca di capire chi ha pestato a sangue e ridotto in fin di vita un uomo? Perchè, invece di cirticare Zulu’, facendogli presente che le sue parole possono essere violente, non criticate chi ha preso la mazza e la violenza l’ha usata???Perchè non parliamo di stato di diritto iniziando col dire che per avere uno stato di diritto bisognerebbe chiudere, ripeto, CHIUDERE i centri di casa pound? Io proporrei di farci tutti un bell’esame di coscienza…iniziare a capire chi mandare alla gogna e chi no.

  13. Che frasi deliranti! In questo modo si cerca di dare diversa dignità ai medesimi atti violenti. Come se fossero gli autonomi a decidere chi può parlare e vivere in questo paese. Chiunque la pensi così è degno di un regime stalinista e si meriterebbe uno stato in stile DDR!

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