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Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la cerimonia inaugurale della Fiera del Levante a Bari, 13 settembre 2014.
ANSA/LUCA TURI

Il canone in bolletta è una brutta notizia per il libero mercato

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Benché la Rai lo inserisca nei suoi bilanci tra le “vendite e prestazioni” e lo chiami spesso un “abbonamento”, il canone televisivo è e rimane un’imposta sul possesso della prima TV, istituita da un Regio decreto nel 1938. L’idea di farlo pagare nella bolletta della luce è un’idea di Renzi, già proposta a Novembre 2014. Fu allora bocciata per mancanza di tempo ma non completamente abbandonata. Riproposta di nuovo nell’autunno scorso ha superato il varco del Parlamento ed è stata inserita nella Legge di Stabilità.

Le modalità di attuazione sono state chiarite nel decreto della scorsa settimana, mentre sul piano teorico generale resta aperta la questione di coerenza tra questo provvedimento e i principi ispiratori del Ddl Concorrenza, che dovrebbe finalizzare la liberalizzazione del mercato elettrico iniziata da Bersani e ad oggi nei fatti incompiuta, con il 75% delle famiglie tuttora dormienti nella maggior tutela.

Per discutere del Canone RAI in bolletta abbiamo incontrato Michele Governatori, presidente di AIGET, l’Associazione Italiana dei Grossisti di Energia e Trader, nonché autore di Derrick, la trasmissione dedicata all’energia, l’ambiente e l’economia su Radio Radicale e del relativo blog.

  • Da dov’è venuta a Renzi l’idea di mettere il canone Rai nella bolletta della luce?

“Il canone RAI è un’imposta molto evasa e molto invisa ai contribuenti, anche perché non ha il coraggio di chiamarsi “imposta” pur essendolo a tutti gli effetti. (E anche, aggiungerei io, perché la connotazione di servizio pubblico della RAI è troppo flebile per giustificare simili trasferimenti economici). L’idea del Governo, mi pare, è stata quella di rovesciare l’onere della prova di mancato possesso della tivù (o di altre condizioni di legittimo non pagamento del canone), fatturando il canone a tutte le famiglie che abbiano un’utenza elettrica senza che sia il contribuente a dover attivarsi. È un’idea furba, ma ha grandi controindicazioni.”

  • Quali?

“Su tutte ne cito un paio: è un’ingerenza su operatori di mercato che non hanno alcun dovere di esazione per il Governo se non per imposte indirette legate al consumo di ciò che vendono, e trasforma la fattura di un servizio (elettricità) in un contenitore che include una voce che non c’entra nulla, ma che finisce per interagire coi pagamenti del servizio principale offerto.

Inoltre, compie una presunzione di obbligazione rispetto alla quale il contribuente passivo viene comunque tassato. Questo lo trovo iniquo: una prepotenza di Stato.”

  • I casi particolari, di chi non ha la televisione o cambia residenza, come verranno gestiti? Nessuno rischia di pagare più del dovuto?

“Sono casi insidiosi. Per quanto riguarda il mancato possesso della tivù, l’Agenzia delle Entrate ha già predisposto un modello di autocertificazione che sarà inoltrabile anche online. Sui dati anagrafici, e in generale su tutte le informazioni necessarie a identificare i soggetti passivi dell’imposta, sarà l’Agenzia delle Entrate a dover inviare ad Acquirente Unico (un soggetto istituzionale del settore energia) gran parte delle informazioni. I venditori di energia le acquisiranno e si comporteranno di conseguenza, senza alcuna possibilità o dovere di sindacarle. Errori nei dati, quindi, non saranno gestibili dai venditori di energia, che opereranno solo (ed è un impegno già gravosissimo) come soggetto di fatturazione e incasso.”

  • Lato fornitori, il canone Rai implica complicazioni organizzative. Sono pronti a gestirlo?

“I fornitori dovranno modificare i propri sistemi gestionali e la propria capacità di interazione coi clienti e con le istituzioni coinvolte a molti livelli. Se saranno pronti dipenderà anche dalla velocità con cui le specifiche verranno rese note. Di sicuro si tratta di un processo di aggiornamento critico e costoso.”

  • Sarebbe possibile avere precisazioni sui costi che dovranno sostenere i fornitori?

“Due semplici esempi: il primo: aggiornare un sistema di amministrazione basato su SAP nelle modalità richieste costa nell’ordine delle centinaia di migliaia di Euro. Si tratta di uno dei costi fissi di adeguamento. Il secondo: rispondere a più telefonate tramite il customer care costa quanto il lavoro che gli operatori devono dedicarci, più la loro preparazione. Già ora gli operatori stanno ricevendo un incremento molto significativo di chiamate, che non possono certo ignorare. 300 telefonate in più alla settimana, di dieci minuti l’una, significano 50 ore settimanali di lavoro di una persona, da formare e retribuire.”

  • Non era previsto all’inizio ma sembra che finalmente ci saranno rimborsi per i fornitori. E’ stata una negoziazione difficile?

“È stata una negoziazione difficile perché gli operatori si sono trovati a dover sottostare a una legge già scritta (la Stabilità). Hanno quindi cercato di convincere il Governo che se la RAI o l’Agenzia delle Entrate non remunerassero un’attività che la legge ha girato ai venditori di elettricità, e di cui quindi gli interessati originari si sono in parte liberati, quest’attività finirebbe per essere pagata nel prezzo dell’energia. Il che sarebbe iniquo e costituirebbe una tassa occulta.”

  • Cosa ci dobbiamo aspettare?

“Nel migliore dei casi, una bolletta un po’ meno trasparente (perché “inquinata” da una cosa che non c’entra nulla) e un onere annuale della prova (autocertificazione) a carico dei cittadini che (come me) non hanno la tivù. Nel peggiore (se non ci saranno i tempi minimi per mettere tutto in piedi) problemi e perdita di credibilità dei venditori dell’energia e del Governo. Nel caso dei venditori, anche perdita di denaro. Speriamo di no.”

Transalpino arrivato a Roma a fine studi, ci è rimasto per il lavoro, la pizza e la pasta ma non tanto per il mandolino (non è un grande melomane). Da bambino voleva costruire dighe idroelettriche poi fare il giornalista, a quasi 30 anni unisce queste due passioni scrivendo di energia e di politica francese. Co-fondatore e co-amministratore di Selectra Italia e del sito luce-gas.it, portale di informazioni sull'energia.

2 Comments

  1. Il canone in bolletta è una sacrosanta invocazione ascoltata ed esaudita espressa da un 20 % del paese che regolarmente pagava (me compreso) a fronte di un 80% (soprattutto meridionale) che se ne sbatteva il cazzo.
    Hai la corrente? Allora hai anche una TV e quindi paghi il canone senza accampare scuse e senza fare lo gnorri.

  2. Figurati, non è la lotta all’evasione fiscale (tra l’altro “soltanto” del 30%) il problema ma il fatto di avere:
    1) un’imposta preistorica. Vuoi avere una politica di produzione di contenuti educativi e di qualità? mettici soldi dalla fiscalità generale e destinati non solo alla Rai ma anche al web e ad altri media non solo pubblici
    2) una modalità di esazione di questa tassa assurda che compromette gli interessi sia del 1-2% di italiani che non ha la tivù (1 milione di persone?) che dei fornitori di energia (a questo punto chiediamo al benzinaio di raccogliere i soldi del bollo auto…)

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