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Calzini

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Immaginate la scena: vi svegliate, vi lavate i denti, vi fate la doccia, aprite l’armadio, decidete come vestirvi, pescate dal cassetto un paio di calzini verdi e a quel punto arriva uno, uno che non conoscete e vi dice no, i calzini verdi no.
Perché no?, fate voi. Perché ho detto di no, dice lui.
Siate sinceri: la mandereste giù volentieri? Oppure, come presumo, riterreste quella pretesa un’intollerabile intrusione nella vostra libertà di scelta?
Io, pur non conoscendovi ad uno ad uno, propenderei con una certa convinzione per la seconda ipotesi.
Insomma, secondo me diventereste delle bestie. Fareste fuoco e fiamme, proprio. Lo caccereste a calci in culo, quello sconosciuto, pronunciando ad alta voce improperi del tipo vattene da casa mia, non ti permettere, non farti vedere mai più, provaci un’altra volta e fai una brutta fine. E se si trattasse di un rappresentante dello stato gridereste al regime e alla dittatura.
Per un paio di calzini. Voglio dire: per una faccenda tutto sommato molto, molto marginale. Figurarsi per questioni un tantino, ma solo un tantino più importanti, tipo cosa mangiare a pranzo o che film andare a vedere la sera o dove trascorrere le vacanze di natale.
Nessuno, dico nessuno, accetterebbe che in uno stato di diritto avessero luogo simili intromissioni nelle scelte individuali.
Tranne che per la cosa più importante di tutte: la propria vita.
Su quella, che se permettete è appena appena più significativa di un paio di calzini o di un piatto di spaghetti, si accetta di buon grado che uno sconosciuto possa decidere al posto nostro.
Perfino, e addirittura a maggior ragione, se quello sconosciuto è lo stato in persona.
Allora, capirete, a me non tornano i conti: le stesse persone che si farebbero venire il fumo agli occhi se qualcuno volesse ficcare il naso nel colore dei loro calzini non battono ciglio quando c’è chi si arroga il diritto di decidere sulla loro vita e sulla loro morte? Oppure, peggio, pretendono loro stesse di farlo sulla vita e sulla morte degli altri? E’ strano, o sbaglio?
Fosse per me farei una prova: un mese, solo un mese, di “calzini forzati”. Decisi dallo stato. E dibattuti da sconosciuti soloni in patinati talk show televisivi, con cospicue enunciazioni di principio sul valore morale dei calzini rossi e sulla non negoziabilità di quelli blu. I vostri, di calzini, eh, mica i loro.
Un mese soltanto.
Poi, con calma, quando tutti avranno capito bene che significa, parliamo un attimo della legge sull’eutanasia.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

3 Comments

  1. beato te, caro capriccioli, che vivi in un mondo in cui nessun caporeparto o direttore di agenzia o padroncina della butik o nuora della “badata” fa “moral suasion”, per usare un eufemismo, sui calzini e/o sui baffi.

    …solo per dire che questi sono quei brillanti argomenti che non ci faranno vincere mai (uso la prima plurale perché sono d’accordo, sull’eutanasia…).

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