un blog canaglia

Un minimo di decenza, mister Byrne

in musica by

Intendiamoci: il fatto che un artista del calibro di David Byrne si scagli contro i servizi di musica in streaming come Spotify è del tutto legittimo: così com’è ragionevole, probabilmente, ritenere che tali servizi riducano i ricavi degli artisti, in modo particolare di quelli emergenti, in modo così massiccio da poterli indurre a cambiare mestiere.
Sta di fatto, tuttavia, che quando si ragiona sui maggiori o minori guadagni che scaturiscono da un certo sistema, occorrerebbe se non altro essere precisi sui termini generali della questione.
Tanto per cominciare: né Byrne, né gli altri artisti che come lui hanno segnalato il potenziale pericolo rappresentato dalla diffusione della musica su internet sono riusciti mai a chiarire, perlomeno a me, in cosa consista esattamente quello che vendono.
Ad esempio, supponiamo che io compri il White Album dei Beatles per una venticinquina di euro: qualcuno è in grado di spiegarmi esattamente che cosa sto comprando? Il diritto ad ascoltare quelle canzoni, in quella specifica versione, tutte le volte che voglio? A prima vista parrebbe di sì: ed il corrispettivo, per come la vedo io, sarebbe ragionevole.
Eppure così non è, dal momento che se dovessi perdere o rompere quel cd sarei costretto ad acquistarne un altro, a prezzo pieno, per potermi assicurare nuovamente quel diritto: a prezzo pieno, dico, mentre se quel diritto l’avessi acquisito con la prima transazione, e se l’avessi acquisito una volta per tutte, dovrei avere la possibilità di riappropriarmene sostenendo soltanto i costi riconducibili alla stampa e alla distribuzione del supporto fisico, non anche quelli legati alla concessione di ascoltare la musica che c’è dentro.
Per venticinque o trenta euro, dunque, mi viene venduto un pezzo di plastica con della musica stampata sopra: e, con ogni evidenza, nessun diritto, ché se quel diritto lo acquisissi veramente il meccanismo dovrebbe funzionare come spiegavo prima, al di là delle chiacchiere che mi vengono ammansite da chi cerca di fregarmi facendo il gioco delle tre carte.
Tant’è che a me è capitato spesso (così come sarà successo a voi) di comprare lo stesso album tre o quattro volte: una in vinile, un bel po’ di anni fa, una in cassetta qualche anno dopo e poi due in cd, magari perché il primo era finito chissà dove e non riuscivo più a trovarlo o il cane l’aveva sbriciolato prendendolo per un osso; avessi acquisito davvero un diritto, dalla seconda volta in poi avrei dovuto rimborsare soltanto il supporto, cosa che invece non è avvenuta.
Orbene, mentre trenta euro possono essere considerati un prezzo equo se corrispondono all’acquisto di un diritto, diventano una cifra letteralmente indecente se si riferiscono esclusivamente alla disponibilità di un pezzo di plastica: e lamentarsi se la gente cerca di spendere meno utilizzando Spotify, o addirittura (essì, mi tocca dirlo) scaricando musica illegalmente, mi pare una pretesa un tantino eccessiva.
Di questo gli artisti come Byrne sono perfettamente consapevoli, ma non mi risulta che qualcuno tra loro l’abbia mai correttamente denunciato: incamerare tre o quattro volte gli stessi soldi dalla stessa persona per la stessa “merce”, del resto, fa comodo, e poco male se l’oggetto che corrisponde a quei denari non è né chiaro né definito.
Io avrei una proposta: mettiamoci intorno a un tavolo a discuterne, di questo problema: perché il fatto che internet costituisca un potenziale pericolo per il giusto compenso che si deve a chi crea un’opera artistica (sia essa musicale o di altro genere) è incontrovertibile, così com’è incontrovertibile che rubare quello che sarebbe giusto pagare è un comportamento censurabile.
Però cerchiamo di svolgere questo dibattito accompagnandolo con una premessa di onestà: vale a dire la disponibilità degli artisti a privarsi di quei guadagni che appaiono, dal punto di vista prettamente logico, del tutto ingiustificati.
C’è in giro qualche Byrne disponibile a discuterne in questi termini?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

16 Comments

  1. Un titolo quantomeno improprio: mi pare che di decenza il signor Byrne ne abbia a palate, visto che mette in campo il suo nome illustre per parlare di chi entra nel sistema adesso, e deve affrontare il problema di vivere con la propria musica in questa temperie, quando potrebbe altamente fregarsene, ché a lui poco tange fare qualche migliaio di dollari in più con gli streaming di Psycho Killer o Road to Nowhere. Un esempio di coerenza intellettuale straordinaria. Poi, confrontarsi su un tema delicatissimo e su cui nessuno mi pare abbia trovato una soluzione miracolosa, ok, sempre dopo aver riconosciuto questo.

  2. Mi sembra una visione un po’ datata. L’alternativa a Spotify non è certo il CD, che è ormai praticamente estinto, ma l’acquisto di un album in formato digitale. Solitamente un album costa tra gli 8 e i 10 euro. Lo puoi ascoltare su tutti i supporti che vuoi e, se lo perdi, lo puoi riscaricare.

  3. Sono totalmente d’accordo con Ale e trovo il titolo del post davvero ingiusto. Tra l’altro Byrne faceva un discorso piu’ ampio, anche legato alla vendita e fruizione di “canzonette” usa e getta, concepite per essere vendute “sfuse” singolarmente. In questa logica “White Album” dei Beatles o “Remain in Light” dei Talking Heads, non potrebbero mai nascere oggi.

  4. Se uno perde il cd o lo frantuma, beh è colpa sua. se uno acquista il libro ed inavvertitamente gli cade in una pozzanghera, la colpa è sua, non può certamente chiedere una nuova copia allo scrittore o alla casa editrice. Sinceramente non vedo il problema. Inoltre quando un cd esce, aspetto che il prezzo si abbassi, già dopo un paio di mesi costa la metà… Poi c’è una cosa da dire. la qualità del brano scaricato via rete non è la stessa di quella di un cd originale. Basta dire che i cd vergini si possono trovare ad un euro così come ad un 1, 90. €. Non solo, un pacco di 10 cd anche a 5….qualcosa non quadra, quindi figuratevi cosa vi scaricate via rete.discorso lungo che sinceramente al sottoscritto non fa cambiare il modo di ascoltare la musica: compero il supporto fisico, il download… mai fatto

    • Solo una precisazione:
      sui CD vergini, sugli hard disk, sulle schede SD, persino sui telefonini paghi già un “equo compenso” che dovrebbe risarcire i detentori dei diritti del fatto che “potresti” salvarci sopra materiale scaricato illegalmente; indipendentemente dal fatto che, invece, vorresti salvarci le foto delle vacanze o il backup del progetto di fusione fredda su cui stai lavorando.
      Detto questo ci si trova nella splendida situazione per cui compro un brano su iTunes/google/altro, acquistando il diritto ad ascoltarlo un tot di volte, non farlo sentire in pubblico o ai miei amici eccetera , e pagando ai detentori i diritti su quei file; poi per ascoltarlo in macchina lo sposto su una chiavetta usb/scheda/CD col cui acquisto ho GIA’ pagato a case discografiche e artisti il fatto che “forse” ci avrei salvato delle loro canzoni.
      A me sembra che la cosa vada ridiscussa: perché son disposto a spendere soldi per della buona musica, ma la situazione attuale in cui pago “n” volte per quello che ho comprato a seconda di quanti supporti io acquisti è quantomeno ridicola.
      (e nel caso di netflix/spotify e soci non si è ancora tirato in ballo il problema ‘eredità/prestito’ che è quello che mi porta a sproteggere di default ogni ebook acquistato)

  5. il discorso sulla proprietà intellettuale è molto complesso. Parto da una vecchia considerazione di Stallman, ovvero che il diritto d’autore tolse dei diritti alla gente, diritti che però nessuno poteva esercitare (vuoi copiarti un libro senza pagare il copyright? Comprati una tipografia!). Di contro, il pubblico ha avuto una maggiore diffusione di opere, perchè l’artista non campava solo tramite mecenati o sistemi simili, ma il suo lavoro intellettuale aveva un ritorno.

    Ora però quel diritto lo si può esercitare, con la copia digitale. La considerazione di Stallman, a questo punto, è che quantomeno la questione dovrebbe essere ridiscussa in toto. Se oggi il governo mi desse 50 euro all’anno in cambio di rinunciare al mio diritto di calpestare il suolo marziano, probabilmente accetterei. I miei discendenti tra 200 anni magari rinuncerebbero a quei 50 euro per andare a farsi le vacanze sul pianeta rosso.

    Invece ora la proprietà intellettuale pare sia diventata uno dei diritti fondamentali dell’uomo (e non parlo solo di arte), quando in realtà non è così. E anche se lo fosse, essendo un diritto, è in coda con molti altri suoi simili per questione di priorità, come accade per il resto. Ho il pieno diritto di dire che il mar Tirreno è d’acqua dolce, ma non che Gino è un mafioso pedofilo, perchè il diritto alla sua integrità morale è superiore a quello dei miei polmoni di emettere aria accazzo.

    Davvero non capisco cosa impedisca a tutti di partire da 0 quando si parla della questione. E non intendo capre, intendo gente stralaureata e con una certa cultura.

  6. ma 25 30 euro dove lo trovi un cd oggi ? Devi avere qualche problema. Se va bene un cd arriva in qualche negozio a 19/20 euro ma ormai la maggior parte è sotto i 15 senza contare gli album digitali che costano 10 euro. White Album dei Beatles su Amazon costa 18 euro

  7. Salve,

    siamo nel 2013 ed è un bel po’ di tempo che ho smesso di comprare cd, ricominciando ad acquistare vinili.
    Il mio modus operandi è questo: ho un abbonamento unlimited a Google Play Music (7,99 al mese in quanto early adopter). Ascolto lì (prima scaricavo illegalmente), se ho voglia mi compro il vinile (pochi), una volta comprato il vinile scarico (illegalmente?) sia .flac (se li trovo) che .mp3 320kbs.
    Il difetto nel business model di Spotify (come di Google PMU o Deezer) l’ha descritto bene Thom Yorke: gli artisti di grande fama hanno la forza di contrattare remunerazioni alte (tanto che alcuni mostri sacri non sono disponibili all’ascolto, perchè stanno ancora trattando), mentre gli emergenti (che andrebbero invece incoraggiati) vengono ricompensati con un tozzo di pane. Il fatto è che parlano a noi utenti di fair use, mentre nella pratica gli operatori del settore (e mi riferisco a case discografiche e servizi di streaming) sono tutto tranne che fair.
    La questione è assai semplice, e mi stupisco del fatto che si dibatta: è semplicemente una delle millemila ingiustizie di questo mondo che accettiamo senza colpo ferire come dato di fatto e su cui possiamo fare ben poco (se non comprare fisicamente, ogni tanto, un cd o un vinile di band emergenti).

  8. Aggiungo una cosa, lievemente OT, ma visto che se ne è parlato sopra…
    Il download digitale in formato lossy (anche a 320kbs) e lo streaming non sostituiscono un cd, un flac o un vinile. A mio parere chi spende su iTunes o similari sbaglia di grosso, pagando un file lossy la stessa cifra di un supporto lossless (sì, la stessa cifra o anche di più, basta vedere i prezzi dei cd su play.com). Un impianto stereo discreto o un lettore portatile buono con buone cuffie rivelano le differenze anche ad orecchie non allenatissime. Acquistare musica nativamente in formato lossy equivale quasi ad accettare che per praticità si compri un libro a cui sono state sottratte la punteggiatura o le congiunzioni 🙂

    • Ciao Francesco, rispetto la tua opinione da audiofilo, però il paragone con la punteggiatura di un libro non regge tanto. Provo a spiegarmi: un file lossy perde in qualità, indubbiamente; diciamo però che ci vogliono un buon orecchio e un buon impianto per accorgersi della differenza (almeno in presenza di un a codifica decente). Il paragone con la letteratura regge, se fai un discorso qualitativo, con un libro fotocopiato, o stampato male. Certamente un lettore rimane infastidito, ma il contenuto rimane comprensibile. Cosa ben diversa se togli la punteggiatura. No?

      • Ciao Leox, sono d’accordo con te, infatti hai tralasciato un “quasi” e uno “:)” nell’ultima frase. Vedi però che senza il “quasi” e lo “:)” la frase non è la stessa? 😉
        Con queste ultime parole sto giocando, ovviamente 😀
        Sull’argomento ti posso dire questo però: Google Play Music Unlimited “streamma” a 320kbs. Ieri stavo ascoltando Reflektor degli Arcade Fire (a proposito: discone). La sorgente era un pc con montata una scheda audio semi-professionale della ESI collegato all’ampli. Nel mentre mi è stato recapitato il doppio vinile da 180 grammi e l’ho messo sù: un altro mondo a livello di calore e soprattutto di dettaglio… ci sono dei suoni che proprio non sentivo nello stream!
        Impianto costosissimo? No, impianto vintage recuperato: giradischi 80 euro (technics SL-BD22), ampli 55 euro (Luxman LV-110, qui mi ha detto TANTO bene, quando l’ho comprato), casse 100 euro (Tannoy Mercury Gold, anche qui cerca e ricerca ho preso un ottimo prezzo): totale meno di 250 euro… non ci compri neanche una base per far suonare (quella ciofeca del) l’iPhone.

  9. Annosa e sempre attuale questione. Credo che servizi come Spotify siano l’unica possibile risposta alla pirateria. Il problema posto da Yorke è reale: i big hanno un potere di contrattazione più alto, mentre se la percentuale di guadagno “ad ascolto” fosse la stessa per gli U2 e per chessò i Beirut si tratterebbe di un sistema realmente democratico e liberale: hai scritto il pulcino pio che ascoltano tutti? guadagni tanti soldi. Hai scritto una piccola perla rara ed esistenzialista che ascoltano in quattro gatti? guadagni pochi centesimi. Niente di più facile, niente di più giusto.
    Il discorso dei supporti fisici è ancora diverso: potrebbe essere interessante concedere sempre una copia digitale a chi acquista un vinile o un cd. Capriccioli dice bene: è la stessa cosa degli ebook (argomento che mi sta molto a cuore): se acquisto un cartaceo, mi deve essere data la possibilità di leggerlo anche dall’e-reader, a fronte eventualmente di un piccolo sovrapprezzo (max 1euro?). Qualcosa su Amazon si sta muovendo, speriamo che il mercato maturi da questo punto di vista…

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from musica

Go to Top