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Bomba di amianto su Roma?

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Il 24 luglio 2008 il Velodromo dell’Eur costruito per le Olimpiadi di Roma del 1960 è stato demolito per “implosione” cioè con 120 Kg di tritolo suddivisi in un migliaio di cariche posizionate nei fori appositamente fatti nei pilastri e nella struttura. Sull’area, di proprietà di Eur Spa così come il vecchio velodromo, dovevano sorgere gli impianti sportivi della “Città dell’acqua”, progetto mai realizzato.

L’esplosione produsse un’enorme nuvola bianca che avvolse i palazzi circostanti, le auto, i passanti e poi fu portata dal vento verso i quartieri di Roma più a sud.
Nei mesi successivi alla demolizione i residenti del quartiere notarono la presenza di tecnici con tute bianche e maschere protettive, tecnici specializzati nella rimozione di amianto. Successivamente alla demolizione infatti era emersa la presenza di amianto in varie parti della struttura fatta esplodere.

Ma non ci fu un’indagine preliminare alla demolizione che evidenziasse la presenza di aminato sconsigliando quella tecnica di demolizione? Pare di no. Cioè ci fu una indagine nel 2005 ma “a vista”, indagine che portò alla bonifica dei materiali visibili ma non fece individuare quelli sottotraccia e sottoterra.
Ci sono quindi serie probabilità che quella nuvola che si propagò dall’esplosione contenesse fibre di amianto sparate nell’area circostante grazie alle cariche di esplosivo? Pare di sì.
Se ne è convinto il pubblico ministero che ha rinviato a giudizio per l’ipotesi di disastro colposo il dirigente di Eur Spa responsabile della procedura di demolizione.

Questa ipotesi per i cittadini residenti nella zona rappresenta l’incubo con cui convivono da anni, un incubo che ha sconvolto le vite di numerose famiglie e la loro possibilità di guardare al futuro proprio e dei propri figli senza angoscia.
La loro battaglia solitaria e drammatica, come “Comitato per l’accertamento della verità sulla presenza di aminato nell’area dell’ex velodromo di Roma“, per conoscere la verità ed ottenere l’assistenza e il giusto risarcimento nel caso sia confermata o aggravata l’ipotesi di reato non può non essere la battaglia delle istituzioni.

Per questo oggi mi sono costituito parte civile in questo processo per conto di Roma Capitale esercitando l’Azione popolare che (in base all’art. 9 del Testo unico degli enti locali) consente a qualsiasi cittadino di far valere gli interessi del comune di fronte all’inerzia del comune stesso. Il sindaco e Roma Capitale finora erano rimasti immobili e disinteressati.

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