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Boicottaggio: protesta o vendetta?

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Mercoledi’ pomeriggio, come ogni pomeriggio, stavo ascoltando la Zanzara in streaming. Ho sentito l’intervista a Guido Barilla in diretta e devo dire che sono saltata sulla sedia, come per fortuna molti altri. Piu’ che per il fatto che la Barilla non faccia spot con famiglie gay, che tutto sommato e’ una scelta legittima al pari di non farli con una famiglia con un genitore single o con un figlio unico, sono saltata sulla sedia per le frasi di contorno. Parlo del fatto che Barilla non si sia sentito in imbarazzo a dire che le famiglie gay non le usano non per scelta di marketing ma perche’ i valori dell’azienda sono altri e dell’infelicissima uscita su gay che a casa loro fanno quello che vogliono ma che lo facciano senza disturbare gli altri (tipo, immagino, limonare fuori dalle mura domestiche?). Insomma, alla fine Guido Barilla e’ uno dei milioni di persone piu’ o meno omofobe con cui abbiamo a che fare ogni giorno.
Si e’ posto dunque il problema di cosa fare al riguardo. Il mio primo istinto e’ stato di eliminare i biscotti del Mulino Bianco dal mio ordine settimanale di alimentari*. Il boicottaggio, o la minaccia di boicottaggio per me sono uno strumento legittimo di protesta verso un’azienda che fa o dice cose sgradevoli. Il problema da porsi pero’ e’ il seguente: a che fine boicottiamo i prodotti Barilla? Lo facciamo con un obiettivo o per pura vendetta verso un imprenditore che ha detto cosa sgradevoli? Nella prima ipotesi, bisognerebbe deciderecosa si vuole ottenere: ricevere le scuse della Barilla? Sostituire negli spot Banderas con Cecchi Paone e la famiglia etero con una gay? Nella seconda ipotesi, anche se Barilla dovesse chiedere scusa in venti lingue diverse con le lacrime agli occhi e far diventare gli spot un gay pride della pasta, il boicottaggio dovrebbe procedere. Ecco, io sono per la prima ipotesi. A me pare che l’ondata mondiale di indignazione e la minaccia di boicottaggio abbiano funzionato. Guido Barilla ha chiesto piu’ volte scusa, dicendosi molto colpito e ammettendo di avere ancora molto da imparare. Ora, i duri e puri diranno che non ci credono e che alla fine pensa le stesse cose di prima. Forse si’ o forse no. Per me l’importante e’ che sia chiaro a Barilla e a tutti quelli come lui che certe opinioni, se uno e’ cosi’ sfortunato da averle, e’ il caso che se le tenga per se. A giudicare dall’aria piuttosto affranta del video, mi pare che il messaggio si arrivato a destinazione.  Del resto, io non sono nemmeno convinta che i concorrenti della Barilla che hanno profuso messaggi come questi siano nel loro animo davvero cosi’ gay friendly (se lo fossero stati, magari quei messaggi li avrebbero mandati prima**). Alla fine quello che mi interessa sono i fatti, non le vendette. Il messaggio e’ arrivato a destinazione, le scuse pure. Missione compiuta, che ne dite?

* Per la pasta non c’e’ problema, sono una di quei fighetti che in questi giorni si e’ vantato di aver abbandonato la mediocre Barilla anni fa a favore di paste molto piu’ chic.

** L’unica eccezione e’ la Althea, che aveva fatto una campagna pubblicitaria con coppie gay prima di questo pandemonio.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

6 Comments

  1. Frega niente delle scuse. Tutelasse i gay che lavorano nella sua azienda con protezioni simili a quelle destinate alle famiglie etero. Inserisse gay e/o lesbiche nei propri spot. Finanziasse associazioni a favore dei diritti gay. Poi ne riparliamo.

  2. Il signore può fare le pubblicità come meglio gli aggrada. Sono, appunto, gli insulti sessisti e omofobi il problema.
    Le scuse le ha fatte per il mercato estero, sennò saremmo rimasti alle giustificazioni banali iniziali.
    Di benaltrismo si muore, aggiungerei, visto come molti lo scusano.

    Un consumatore appartenente ad altri mondi (cit. Luca Barilla, che come il fratello non scherza)

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