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Biblioteca – Ep. 5: A:\>format c:

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Genesi 5-8

Riassunto delle puntate precedenti: dopo aver maledetto Adamo ed Eva, Dio maledice pure Caino per aver ucciso il fratello. L’unico uomo buono è letteralmente quello morto.

Passando da Adamo a Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Iared, Enoch, Matusalemme e Lamech (età media 837 anni, con Matusalemme morto a tanto così dalla quadrupla cifra), arriviamo a Noè.

Noè vive in un’epoca orribile e disgustosa, in cui gli uomini hanno preso a moltiplicarsi e ad accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. È a questo punto che il Signore dice: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”, presumibilmente per banali questioni di pubblica decenza.

Di colpo una rivelazione inaspettata: “C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”.

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SPOILER ALERT: troppo interessanti, non li vedremo mai più.

– Signore, dobbiamo per forza dilungarci sull’intera genealogia di Noè?
– Sì, è importante che venga dettagliata l’età e l’attività sessuale di ogni suo avo.
– Certo.
– Ah, e c’erano anche i giganti, scrivilo.
– GIGANTI? Figata. Com’erano fatti? Da dove erano venuti fuori, cosa facevano?
– Un’altra volta. Magari insieme ai mostri marini. Torniamo alle cose importanti.

Insomma, gli uomini si accoppiano selvaggiamente con un sacco di donne e Dio non è affatto contento. Possibili soluzioni migliori di quella trovata: 1) rivedere i livelli ormonali (che Egli stesso aveva regolato); 2) rivedere gli organi genitali (che Egli stesso aveva progettato); 3) “ok lo so che avevo detto andate e moltiplicatevi, ERRORE MIO”, per una volta; 4) spegnere e riaccendere.

La soluzione trovata: “Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti”.

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Quantomeno la pioggia fredda dovrebbe frenare gli accoppiamenti.

Noè, splendido appena cinquecentenne, tre figli (Sem, Cam e Iafet), è forse l’unico tra i suoi contemporanei a non accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. La sua scarsa vita sessuale gli guadagna la stima del Signore, che decide di salvarlo dall’imminente formattone (e questo è un po’ il grande messaggio di speranza della Bibbia, se vogliamo). Ecco il piano: Noè dovrà costruire un’arca di legno di cipresso lunga centocinquanta metri, larga venticinque e alta quindici – ok, non mi sembra un sistema molto sens – no no seguitemi; farci un tetto, una porta e dividerla in tre piani – il piano è creare un condominio artigianale in cipresso? – non mi interrompete, è un piano ben studiato. Dentro ci andranno lui, sua moglie, i figli e le mogli dei figli – bè, perlomeno non mancherà lo spaz – nonché un paio di milioni di animali di ogni dimensione. Ah, e ovviamente scorte di cibo per tutti a tempo indeterminato.

Noè trova tutto ciò molto ragionevole, e costruisce l’arca.

Il Signore poi rispiega tutto quanto daccapo, ma stavolta pretende sette coppie per ogni specie pura. Questo, anche supponendo che solo metà delle specie sia pura, porterebbe il numero di animali nell’arca a sette-otto milioni: non c’è da stupirsi che questa nuova versione del piano sia lasciata ben presto cadere nel vuoto. Il seguito della storia è un complicato intreccio temporale stile Pulp Fiction. La sequenza è (vi invito a controllare sull’originale) più o meno questa: viene il diluvio; Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; dopo sette giorni “le acque sono sopra la terra”; nel tale giorno e nel tale mese del tale anno “si aprono le cateratte del cielo”; piove per quaranta giorni e quaranta notti; “in quello stesso giorno” Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; si chiude la porta dell’arca; piove per quaranta giorni; muoiono tutti gli uomini e gli animali sulla terra; le acque restano alte per centocinquanta giorni.

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Tutto molto chiaro.

Un bel giorno, comunque, Dio si ricorda di chiudere ste cateratte, e dopo centocinquanta giorni le acque cominciano a ritirarsi e l’arca si posa sul monte Ararat. Dopo quaranta giorni (questa storia dei giorni comincia a innervosirmi) Noè apre la finestra e fa uscire un corvo per vedere se le acque si sono ritirate. Poi fa uscire una colomba, ma quella non trova di che posarsi e torna da lui. Dopo altri sette giorni (non ce la faccio più) la fa uscire di nuovo, e quella torna con un ramoscello d’ulivo, buon segno. Altri sette giorni (aiutatemi), la fa uscire di nuovo e quella non torna più: la terra è asciutta, possono uscire. La prima cosa che fanno?

– Noè ce l’abbiamo fatta! E abbiamo salvato di un soffio tutti questi preziosi animali, come il Signore aveva chiesto!
– Te l’avevo detto che era un piano ben studiato.
– Ora cosa facciamo?
– Sacrifici al Signore, prepara il barbecue.

Le bistecche di brontosauro sono evidentemente molto gradite al Signore, che promette quindi di essere più paziente in futuro,

surejan

e vissero tutti felici e contenti. Tutti tranne il corvo, che non si sa che fine abbia fatto. Cosa gli è successo? Perché non è tornato il primo giorno? Se fosse morto i corvi sarebbero estinti. È scappato per non finire arrosto? Era già asciutto da prima e quello della colomba è un sistema di rilevazione del livello delle maree quantomeno inaffidabile? SPOILER ALERT: non lo vedremo mai più.

(continua)

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(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

3 Comments

  1. bellissima.. forse la miglior puntata finora.

    So che chiedo troppo, ma sarebbe bello avere i versetti che indicano dove vengono prese certe str….anezze… così per rileggere l’originale con calma, sulla tazza.

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