un blog canaglia

Beato te che sei all’estero. Qua è tutto uno schifo

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di Ilario D”Amato

La faccia del mio amico su Skype è sgranata, ma riesco a intuire il suo sguardo. Non mi sta prendendo per il culo. È convinto. È ferito, forse, dalle tante battaglie perse. È stato il mio comandante nella sgangherata barca di quella redazione di provincia. Abbiamo messo insieme le mani nella merda di una realtà sempre più incomprensibile, e della quale sembra importare sempre meno a chiunque. Del resto i pregiudizi sono più facili, immediati. Costano meno fatica.

“Beato te”. Senza volerlo, mi parte un mezzo sorrisetto sarcastico. Fuori nevica. Sembra di stare in un episodio di Heidi, ma con i Sigur Rós in sottofondo. Fa freddo, ma si sa: Londra è gelida. Soprattutto quando il tuo professore ha appena detto “Ma tanto tu dopo il master torni in Italia, vero? Perché qui non c’è lavoro, questo lo sai, no?”. E allora fai quello per cui sei nato: leggi, ti informi. E scopri, con colpevole ritardo, che il Regno Unito ha una delle più basse mobilità sociali nel cosiddetto mondo sviluppato. E cioè, detto in soldoni: se nasci povero, resti povero; se nasci ricco, resti ricco. Altro che ‘sogno americano’ in salsa europea.

Ma come. “Una delle migliori università d’Europa per il giornalismo”. “Con l’inglese potrai andare ovunque”. “Lì sì che sono meritocratici, altro che in Italia. E poi badano alla sostanza, se ne fregano del pezzo di carta”. Ma nessuno ti dice che l’onda lunga della crisi è arrivata anche qui, e non da oggi. Chi ti incoraggia magari lo fa a fin di bene: dieci anni fa si poteva davvero trovare facilmente un lavoretto, cominciare a farsi le ossa, e poi fare carriera. Adesso no, servono sempre più skills. Sempre una in più di quello che hai tu. Non sai l’arabo? Eh, male. Ormai qui lo conoscono tutti. E poco importa che una lingua del genere non si impari certo in un mese, o in un anno. Come l’inglese, del resto.

E allora? E allora resta lì, aspetta un po’, fatti le ossa. Nel frattempo puoi sempre trovarti un lavoretto, no? A sei sterline l’ora, che è comunque più del minimo di legge. Ma sempre al di sotto della linea di sopravvivenza che -visti i prezzi di Londra- è di otto sterline e mezzo l’ora. Significa che lavori, e perdi due sterline e mezzo. Sempre se lo trovi, ‘sto lavoro: a Nottingham si sono presentati in 1700 per otto posti da barista. No, non quello figo che fa i cocktails: quello che prepara i caffè, ma più spesso pulisce i cessi.

Il mio amico domani parte. Dal profondo Sud, cercherà fortuna nell’altissimo Nord. Non necessariamente come giornalista, è chiaro. Qualunque cosa, pur di non essere pagato quattro euro ad articolo. Quando te lo pubblicano. “Magari ci apriamo un ristorante”. Non penso che scherzi. E io, che sono lontano duemila chilometri dalla mia Costiera Amalfitana fatta di limoni, e curve da fare in moto, e mare cristallino, e ragù fatto pippiare dodici ore, e amici, ragazza, genitori: mi stringo un podi più nel cappotto. E sorrido, ancora una volta senza volerlo

5 Comments

  1. Direi che hai messo per iscritto quello che chi sta da queste parti gia’ sapeva. Per avere qualcosa in piu’ sono richiesti compromessi di tipo diverso da quelli a cui siamo abituati, ma sempre compromessi sono. La famosa meritocrazia e’ una grande balla durata a lungo semplicemente perche’ i posti di lavoro erano piu’ delle persone, ma ora il rapporto si e’ invertito. E continuera’ a crescere a danno delle paghe. E il post parla solo della punta dell’iceberg, non tocca tutto quello che viene abilmente occultato. L’unica speranza e’ quella di riuscire, un giorno, a rivendere bene l’esperienza fatta in questa terra umida e grigia. Ma penso sia cosa che pochi avranno l’occasione e le possibilita’ di fare. Io vedo un Medio-Evo Postmoderno all’orizzonte.

    • Grazie. Io comunque sono ottimista, eh? Guardare in faccia la realtà non significa chiudersi nell’autocommiserazione: faccio il mio, piano piano, con onestà e caparbietà. Cerco le soluzioni migliori, il terreno migliore. Molto dipenderà dalla fortuna (o dalla sua mancanza), ma almeno se dovesse passare il mio treno -dopo averlo cercato razionalmente- mi farò trovare preparato

    • Uh, mi dispiace! Ma non c’è da essere tristi, ‘basta’ solo lottare giorno per giorno ed individuare la strada che per noi è la migliore. Essere consapevoli delle difficoltà che ci stanno attorno non significa abbattersi, ma al contrario migliorare le proprie possibilità di riuscita. Forza e coraggio! 🙂

  2. non sai quanto ti capisco. il mio sogno da quelle parti si è spento nel 2008, dopo due anni. e l’unica precisazione che faccio al tuo mirabile articolo è sulla crisi arrivata da oltre oceano e da quell’anno non si è ancora ritirata.

    E.C.

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