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Beatlernazione /2: Pattie

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“While my guitar gently Weeps”, che certamente conoscete tutti per averla sentita e risentita qualche centinaio di volte, è una delle più suggestive tra le canzoni scritte da George Harrison per i Beatles:

Orbene, non è che io sia un appassionato delle composizioni di George (calma, gente, non ho detto che fanno cagare: ho detto che non mi fanno impazzire, tutto qua), però che ‘sto pezzo sia davvero niente male, per amor di verità, bisogna riconoscerlo. Pare che invece Paul e John non fossero della stessa opinione, tant’è che a luglio del 1968, quando iniziarono a registrarlo, George li vide parecchio scoglionati, e per risollevare il livello decise di chiamare a suonarci dentro un suo caro amico: mica pizza e fichi, eh, stiamo parlando nientepopodimeno che di Eric Clapton.
Sta di fatto, però, che a quei tempi il buon Eric era già innamorato cotto della moglie di George, l’avvenente modella Pattie Boyd, al punto che si era ridotto (come possono ridursi, gli uomini) a fare la corte alla sorella di lei pur di ronzarle intorno.
Del resto le cose non andavano granché bene, tra Pattie e George: voglio dire, droghe e tradimenti non sono il massimo per mandare avanti un matrimonio come si converrebbe, e a quanto pare Harrison ci dava dentro di brutto con le une e con gli altri, salvo poi immortalare la moglie come una specie di dea nella leggendaria “Something” (che poi negò di aver dedicato a lei, mentre lei a sua volta continua a sostenere di sì):

Cionondimeno, Clapton dovette aspettare anni per coronare il suo sogno d’amore: nel frattempo, già che c’era, nel 1971 si fece ispirare dalle pene d’amore, prese carta e penna e scrisse per lei la celeberrima (godetevi questa versione splendida con Knopfler) “Layla”:
https://www.youtube.com/watch?v=nEPeTL6ol6c
Nel 1974 la Boyd si scassò definitivamente le palle, stavolta sul serio: mollò Harrison e si buttò tra le braccia di Clapton (che a dipendenze era messo niente male anche lui, ma a questo arriviamo tra un attimo), il quale colse l’occasione per dedicarle, nel 1977, un altro pezzo entrato nella storia come “Wonderful tonight”:

Dopo quindici anni, probabilmente, a Pattie balenò l’idea che lasciare uno con la scimmia della droga per passare a un altro con l’hobby dei superalcolici non fosse stata una grande alzata d’ingegno: quanto ai tradimenti, giusto in quel periodo iniziava la storia d’amore tra Eric e Lory Del Santo, poi finita in tragedia per altri motivi.
Insomma, nel 1989 alla Boyd toccò salutare anche Clapton, grosso modo per gli stessi motivi che l’avevano fatta scappare a gambe levate da Harrison: a riprova della circostanza che la coazione a ripetere è qualcosa di più di un modo di dire.
A parte tutto, però, resta il fatto che a lei, Pattie Boyd da Tauton (Somerset), siano state dedicate, una in fila all’altra e al netto delle polemiche postume, tre delle canzoni più famose degli ultimi cinquant’anni.
Se non è un record, ci va molto vicino.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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