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SAN RAFAEL, CA - FEBRUARY 26: B.B. King performs at Marin Center on February 26, 2014 in San Rafael, California. (Photo by Steve Jennings/WireImage)

BB King was the greatest guy I ever met

in arte/musica by

La prima volta che l’ho visto suonare dal vivo era nell’estate del 2002. Riley (era questo il suo nome) si avvicinava agli 80 e in più di una occasione giurò e spergiurò che quello sarebbe stato il suo ultimo tour in Europa. Troppi anni da portare sul palco, troppe date, troppi chilometri. Troppe turnè.

Lo rividi 3 anni dopo, sullo stesso palco, con la stessa spettacolare big orchestra che lo accompagnava, con lo stesso sorriso e la stessa chitarra, ma con un repertorio tutto nuovo che comprendeva, oltre i cavalli di battaglia, una sessione basso-chitarra e batteria dedicata agli standard blues più famosi – tra cui una versione di Key to the highway che porterò sempre con me.

Leggerete che è stato il re del blues e uno dei musicisti più influenti del ventesimo secolo. Leggerete che è stato indicato come maestro da tantissimi chitarristi famosi, che ha ricevuto la medaglia d’oro presidenziale per meriti artistici  da George Bush jr., che ha inciso con Bono ed Eric Clapton, che Thrill is gone è una delle canzoni che hanno venduto di più nella storia. Che ha mantenuto una media di 300 serate all’anno, per quasi 50 anni di carriera. Talmente tante da costringerlo a vivere su un bus. Letteralmente. Che  aveva almeno 15 figli, da 15 donne diverse. Tramp like us, baby I was born to run. Sciacquati la bocca baby boomer: se il viaggio è l’epica americana, nessuno più di B.B. era nato per correre.

E’ impossibile dire chi fosse B.B.King.

Era nato sul delta del Missisipi. Racconta lui stesso che da bambino per imitare suo cugino, il chitarrista Bukka White, lega del filo di spago ad un manico di scopa. Comincia a suonare e non si ferma più.  Il resto è storia e si può conoscere. Anzi no, è leggenda, sono solo favole.

Come la storia della sua chitarra Lucille, salvata del rogo di un honky-tonk dove B.B. stava suonando (era l’unica chitarra che aveva). Si racconta che l’incendio fosse stato causato da una rissa tra 2 uomini che rovesciarono una stufa. Litigavano per una donna di nome Lucille, da cui prese il nome per la sua Gibson. Non è importante conoscere i dettagli: come per ogni grande bluesman la storia si fa leggenda e dove i dettagli sfumano si accende il mito. Dove ha imparato a suonare la chitarra Robert Johnson? Dove è sparito per quei 2 maledetti anni? Ha davvero venduto l’anima al diavolo al crocevia di una strada? Non importa davvero saperlo.

B.B. si trasferisce a Memphis e diventa una stella del Rhythm and blues. I bianchi lo scoprono quando durante una intervista a Rolling Stones nel 1971 John Lennon, rispondendo ad una domanda circa il suo stile con la chitarra ammette candidamente “Well, I wish I could just do like B.B. King.” If you would put me with B.B. King, I would feel real silly.”

Silly: cretino, frivolo, stolto, stordito, stupido. Parola della più famosa rockstar del mondo.

Ha inciso almeno 50 dischi tra studio, live e raccolte.

Ha suonato con i musicisti più grandi, e per suonare con il Re i più grandi si mettevano ordinati in fila. E’ stato l’ultimo di una generazione, quella di John Lee Hooker , di Muddy Waters, di T-Bone Walker, di Chester Arthur Burnett in arte Howlin’ Wolf. Quella dei grandi bluesman bianchi scomparsi troppo presto, come Johnny Winter e Mike Bloomfield, per il quale nella sua autobiografia B.B.King spende parole dolcissime.

Gli aneddoti sono centinaia, le prospettive altrettante. Come si può raccontare quasi un secolo di storia americana? E’ solo un secolo? Quanta distanza corre dai campi di cotone del delta del Mississipi al mondo di oggi? Tanta, troppa. Non basterebbe una vita intera passata su un bus da un concerto ad un altro a percorrerla tutta.

Il Re è morto.

Lunga vita al Re.

1 Comment

  1. Scusa eh, ma giusto perché lo può leggere il mondo intero – e perché quello che scrivi è un omaggio – ci tengo a dirlo: si dice “I ever met”.

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