un blog canaglia

Avete cambiato idea?

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A scanso di equivoci, per come la vedo io il fatto che Alessandro Sallusti debba andare in prigione è un’aberrazione bella e buona. Però, perdonatemi, il centrodestra che oggi lo difende -fino ad arrivare ad ipotizzare addirittura un decreto-legge ad hoc per scongiurare la sua carcerazione- non è lo stesso che negli anni passati si è accanito contro la libertà di espressione scagliandosi a più riprese contro i blogger e i social network, paragonando Facebook ai gruppi eversivi degli anni ’70, cercando di abolire l’anonimato in rete, di tracciare ogni singola connessione, di imporre inapplicabili obblighi di rettifica e fantasiose penali a carico di chi avesse avuto l’alzata d’ingegno di dire come la pensava?
Hanno cambiato idea, questi esponenti del centrodestra, oppure si tratta soltanto di schierarsi al fianco di un loro amico fermo restando tutto il resto?
A me piacerebbe un sacco che ce lo facessero sapere: perché da queste parti -la rete, quella dei terroristi, per capirci- abbiamo il viziaccio della memoria lunga.
Finché qualcuno non cercherà di proibire pure quella.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

21 Comments

  1. Se tu mi indichi nel pezzo contestato a Sallusti gli elementi diffamatori io sarò d’accordo nel vederlo pagare. Diversamente stiamo parlando di una sentenza eversiva su un opinione espressa, che non c’entra una mazza con i gruppi su facebook “uccidiamo la merda Berlusconi” o “10 100 1000 nassirya”, per i quali comunque io non ho mai auspicato la galera ma una sana bastonata educativa.

    • E meno male ho iniziato il post con le parole “a scanso di equivoci, per come la vedo io il fatto che Alessandro Sallusti debba andare in prigione è un’aberrazione bella e buona”. Pensa se non lo facevo.

    • Dopodiché, gruppi Facebook a parte, hai dimenticatola questione delle rettifiche? Dei mille tentativi di imporre sanzioni contro la libertà d’espressione?

      • Si sta parlando di cose che stanno su due piani diversi. Se ti diffamo dopo condanna (*dopo condanna*) sono d’accordo sul fatto che tu pretenda una rettifica (allora si parlava di rettifiche obbligatorie senza condanna, altra aberrazione).
        Se la mia opinione non ti piace invece, cosa c’entra la diffamazione?

        Quello che ti sto contestando è mettere sullo stesso piano la presunta colpevolezza di Sallusti con quella di chi diffama e ingiuria (e potrebbe benissimo essere lo stesso Sallusti in altre circostanze), per cui secondo quel che dici se ne salvi uno devi salvare anche l’altro..

        • Informati. L’obbligo di rettifica che volevano imporre era a richiesta dell’interessato. Prima che qualsiasi tribunale lo vagliasse.

          • E meno male che l’ho scritto io stesso! Mi cito dal commento precedente: «(allora si parlava di rettifiche obbligatorie **senza condanna**, altra aberrazione)»
            E l’ho già ritenuto aberrante tanto quanto l’eventuale condanna per Sallusti!

            Siamo d’accordo che la diffamazione non è un reato di opinione, perché diffamare non è un opinione? E che quindi andrebbe giustamente perseguita?
            E che parimenti l’opinione non può essere diffamatoria in quanto appunto opinione? E che quindi se si persegue si è sotto regime?

            Per me le due cose sono ben distinte e tali dovrebbero rimanere..

        • ehm l’ammazza blog, che per fortuna ci siamo evitati vista la tempesta di mignotte che s’è abbattuta su palazzo Grazioli prevedeva la responsabilità del blogger anche per quello che i _commentatori_ scrivevano. Salvo rettifica credo entro 24 ore, cosa comoda se sei in ferie o in ospedale per tre giorni.
          Come Sallusti, ritenuto responsabile per ‘omesso controllo’ in quanto direttore.

    • Un elenco di elementi diffamatori li riporta Alessandro Robecchi nel suo blog: http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/201209/due-o-tre-cosucce-sul-caso-del-martire-sallusti-e-perche-non-e-il-caso-di-piangere/

      “…
      La vulgata corrente di questi giorni insiste molto su una frase, questa:
      “… ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”
      E’ vero. Si tratta di un’opinione. Scema, ma un’opinione. Disgustosa, ma un’opinione.
      Vediamo invece le frasi che non contengono opinioni ma fatti. Falsi.
      Il titolo, per esempio: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”.
      Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire.
      Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”.
      Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre.
      Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”.
      Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre.
      E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”.
      Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre?
      …”

  2. Il fatto sostanziale è che Sallusti ha consentito la pubblicazione di un articolo in cui si giocava con le parole per una metaforica pena di morte per i giudici.
    Per battute meno ficcanti e meno allusive, in altre circostanze sono state uccise delle persone.
    Le parole e la decenza dovrebbero avere un limite. “Limite” è una parola poco amata in Italia: siamo un paese di estremi, senza ritegno alcuno per il rispetto dello stile, delle persone e dell’amor proprio. Un classico, insomma.
    Che poi questa storia di Sallusti venga strumentalizzata dalla “casta”, e da chi disprezza le regole (radicali in primis), e dai garantisti dei miei stivali (cioè quelli che predicano regole, ma per gli altri), è un altro paio di maniche, e nasconde il fatto per quello che è: una figura comunque visibile che gioca con certi termini è bene che venga punita. Non col carcere, certo.
    Da questo alle solite chiacchiere che state spargendo tutti, ne passa.
    D’altronde siamo in un paese in cui il padre del terrorismo italico ha scritto per anni contemporaneamente su Panorama, il Foglio e Repubblica

  3. Andre’, io non ti capisco più. Che vuoi dire? Che bisogna dare una “bastonata educativa” a chi insulta attraverso i gruppi Facebook? Vuoi ridurre il ragionamento a questo? Vabbe’, dagliela, che ti devo dire…

    • Una ‘bastonata educativa’ può essere una multa, o nemmeno quella.. stiamo parlando di gruppi di Facebook scritti da ragazzini di 13 anni, che se fossero convocati in caserma per mettere tre firme già capirebbero che aprire gruppi su facebook scrivendo quel che gli passa per la testa può non essere una sana idea. Più chiaro così?

      Per il fatto che per battute meno allusive siano state uccise delle persone non v’è dubbio. Solitamente si tratta di estremisti o regimi appunto, non certo democrazie evolute.. quindi non mi pare una buona scusa da usare per incarcerarne noi qualcuno, visto che democrazia evoluta ci riteniamo!

      • se non ho capito male tu vorresti abolire il reato di ingiuria e diffamazione. Cioè stabilire che non esiste di fatto l’offesa al decoro di una persona, “la XXX è una baldracca” non deve essere più considerato reato.
        Non sono ironico, se è così spiega.

        • No, scusami ma non l’ho proprio detto.

          Io ho detto che vorrei che si sottolineasse per bene la differenza tra diffamazione e opinione, punendo la prima e non la seconda.

          Tra l’altro mi sembra che questo il codice lo faccia già egregiamente, sulla carta. Poi sul fatto che la diffamazione dovrebbe o meno essere penale questo non lo so, discutiamone.

          Quello che mi sconvolge non è la pena che Sallusti deve scontare per diffamazione, ma è la sentenza di colpevolezza per diffamazione relativa alle parole contenute nell’articolo incriminato, che a me sembrano tutto salvo che diffamatorie.

          Parole che peraltro neppure condivido.

          Pensare che facebook o i blog non possano essere terra di nessuno dove si può delinquere impunemente non mi sembra cozzi con il ritenere che la sentenza su Sallusti sia totalmente ingiusta, o sbaglio? E non penso nemmeno cozzi con la volontà di salvaguardare la libertà di espressione.

          L’offesa al decoro esiste eccome, così come esistono i danni da essa scaturiti. Danni che vanno giustamente risarciti.

          Io sono ignorante, e nella mia ignoranza ho letto l’articolo di legge relativo alla diffamazione. E nella mia ignoranza non sono stato in grado di ravvedere nelle parole imputate a Sallusti quello che la legge definisce diffamatorio e lesivo per il decoro e l’onore della persona.
          Può darsi che tra tutti quelli molto meno ignoranti di me (e sono la maggioranza) qualcuno abbia la risposta, solo che ancora nessuno l’ha voluta condividere con me!

          • è questo il punto. “Offesa al decoro”, cos’è?
            Lo stabilisce volta in volta il giudice. Secondo usi e costumi dell’epoca, secondo i precedenti legislativi e secondo la propria sensibilità.
            Quindi si fa presto a dire ‘puniamo le offese e non le opinioni”, il problema è sempre tirare la maledetta riga in mezzo.

    • la diffamazione è diversa dalla calunnia. “XXX ha rubato una mela”, se è falso costituisce calunnia. “XXX è una baldracca” è diffamazione, anche se è vero che XXX ha esercitato il mestiere più antico del mondo.

      basta un’espressione un po’ forte, o ritenuta tale dal giudice. Insomma, se io e te stiamo litigando in pubblico e ti dico, anche urlando “ma come fai a non capire certe cose, sono elementari!” non commetto reato, se dico “sei una testa di cazzo e una rincoglionita totale” probabilmente un giudice che ti darà ragione lo trovi. Anche se di fatto avevo espresso lo stesso concetto, solo che i più ritengono la prima un’opinione e la seconda un’offesa.

      ora, nel caso di Sallusti ne abbiamo due in fila. In primis la diffamazione, che è una cosa molto molto soggettiva, la seconda è che l’articolo incriminato manco l’aveva scritto lui.

      anche a me, che detesto Sallusti, pare una pena spropositata.

  4. Rispondo qui perché lì non si può più:
    Stefano hai ragione quando dici che lo stabilisce il giudice se una affermazione sia “offesa al decoro” o meno.

    Ma un’affermazione per essere offensiva verso qualcuno lo deve riguardare in qualche maniera: potrebbe essere relativa alla sua condotta morale, sociale, professionale, potrebbe riguardare i suoi caratteri fisici o di altro genere. Deve fare qualche considerazione su uno di questi aspetti, o altri simili! Come fa un’affermazione politica come “dovremmo castrare quel pedofilo” oppure “dovremmo mettere in galera quel pirata della strada” a essere considerata offensiva e diffamatoria?

    Fate/facciamo attenzione allora: se ci va bene punire qualcuno pensando che possa essere considerato offensivo se scrive che “vorrebbe la pena di morte per chi autorizzando l’aborto uccide un feto” (posizione lontana anni luce da me), allora prepariamoci perché un giorno potrebbe essere che si finisca in galera per aver commentato un fatto di cronaca chiedendo magari che qualche politico ladro finisca in galera.

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