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Nesso di causalità e delega: due questioni di fondo della sentenza su Viareggio

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Fermo restando che le sentenze per essere commentate andrebbero lette e della sentenza sul disastro di Viareggio non ci sono nemmeno le motivazioni – il che rende oziosi  tutti i commenti giornalistici finora pubblicati – ci sono alcune osservazioni generali che si possono fare.

La questione verte essenzialmente sul “nesso di casualità nel reato omissivo colposo” e sulla questione della “delega nel diritto penale”. Si tratta di due delle questioni più complicate e dibattute dell’intero diritto penale.

Nel primo caso occorre determinare se e come una condotta negligente da parte di un soggetto che aveva il dovere di impedire che un certo evento negativo si verificasse abbia davvero contribuito a quell’evento. Detto in soldoni: la strage sarebbe avvenuta in ogni caso anche se fosse stato in piedi il più sofisticato sistema di controlli? Se sì, non può esserci reato perché non ci sarebbe colpevolezza: non sarebbe infatti stato possibile in nessun modo evitare l’evento (immaginate quanto tutto questo sia complicato da accertare oltre ogni ragionevole dubbio).

Ammettiamo in secondo luogo che la negligenza ci sia stata e che sia stata accertata tra le cause dell’incidente, rimarrebbero da accertare altri elementi relativi alla questione della delega. Innanzitutto, a quale livello aziendale si è verificata la condotta negligente che ha causato l’evento? La seconda, chi è che in azienda avrebbe dovuto vigilare affinché non si tenesse quella condotta negligente? Chi infine aveva l’obbligo giuridico di impedire l’evento? L’amministratore delle società, cioè il suo vertice? Si può pretendere che vada in giro a controllare la sicurezza di tutte le stazioni? Ovviamente no, si può pretendere invece che fosse in piedi un piano generale di sicurezza adeguato.

Ancora: se questo piano esiste ma non funziona, di chi è la colpa? Del responsabile del piano? Di chi doveva attuarlo in pratica? Dei vertici che magari non hanno verificato il comportamento di tutti questi tizi o che magari li hanno lasciati senza risorse o autonomia funzionale per attuare il piano? Di tutti questi soggetti?

Su chi deve rispondere e quando sono state scritte biblioteche anche perché i principi e gli interessi in gioco sono fondamentali: da un lato si deve evitare che un amministratore risponda di qualsiasi cosa vada storta in azienda perché questo violerebbe il principio costituzionale della personalità della responsabilità penale (in breve, non posso rispondere penalmente per un fatto di cui non ho colpevolezza), dall’altro il diritto penale deve evitare che delegando teste di paglia i vertici aziendali si spoglino dei loro doveri di controllo e vigilanza.

Insomma anche qui questioni complicatissime, molto più facili a dirsi che da attuare in pratica. Sarebbe quindi forse da evitare il tifo da stadio innocentista e colpevolista, se non da parte dei parenti delle vittime che comprensibilmente chiedono giustizia (e dare giustizia è una delle funzioni, ma non la sola, del diritto penale), quanto meno da parte dei giornali.

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