un blog canaglia

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Vittorio Zambardino

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Nudo, si tolga. E non si stampi

in giornalismo/internet/società/ by

Scommetteteci, non ci saranno voci indignate. I giornali, come si dice nel dolce gergo delle redazioni, “si arraperanno” poco sul punto. Perché ormai nei nostri media come nel paese c’è bisogno del sangue, perché del sangue si parli. E se c’è invece da dedurre l’attualità di un tema da un segnale debole fanno una gran fatica. Come disse una volta Floris, “E non siamo mica a Rai Educational”. Appunto. Senza “sangue” non c’è notizia. E invece sentite questa.

Facebook ha eliminato una delle foto della Campagna di Certi Diritti, associazione radicale che si batte “per matrimonio tra persone dello stesso sesso, riforma del diritto di famiglia, regolamentazione della prostituzione, diritti delle persone trans e intersessuali, affettività per i detenuti, sessualità e disabilità.” La campagna è composta delle foto di persone, per lo più militanti ma anche no, le quali danno spontaneamente una loro foto, in cui posano nude, con un cartello all’altezza del bacino con la scritta “Dai corpo ai tuoi diritti”. La campagna la vedete qui.  Il comunicato di Certi Diritti lo trovate invece qui.

Ora accade che Giorgio Lorenzo Codibue abbia mandato la sua foto in cui il cartello non è più all’altezza del bacino e quindi la foto è quella di un nudo integrale.

Le regole di Facebook parlano chiaro in materia. Quel nudo integrale non si può pubblicarlo e infatti la foto, che era già stata viralizzata e diffusa su molte pagine, è stata rimossa. Siamo del resto in una temperie culturale che trova offensiva la foto di una donna che allatta al seno. Evidentemente ci sono parecchie idee, e tutte diverse,  di “offensivo” in giro per il mondo della rete. I radicali di Certi Diritti insisteranno a chiamare questa cosa col suo nome: censura. Perché di questo si tratta . E siamo in questo caso in una tipica battaglia di diritti civili e in un tipico caso di coscienza tiepida dei media.

Perché il regolamento di Facebook risolve per via censoria –  a  tutti i livelli – un problema politico tecnologico: come si modera la discussione tra milioni di persone, quando le stesse regole, più o meno, debbano valere per paesi e culture diverse. E la foto di Certi Diritti, che col nudo richiama la sostanza della battaglia per i diritti: dare il proprio corpo per una battaglia di diritto che riguarda la libertà del corpo, pare fatta apposta per  aprire una falla dentro la pretesa del gigante di costruirsi un suo diritto autonomo e valido ovunque e verso chiunque. Una pretesa totalitaria che si applica oggi al nudo e domani ad un’altra espressione fuori dalla media della banalità repressiva: difficile che qualcuno nei nostri media lo capisca

(cross post con SabatoTrippa)

Vasco, la mamma e il “giornalismo dall’alto”

in giornalismo by

Lo chiamerei “giornalismo dall’alto”. Oggi ce n’è un po’ di esempi su molti giornali. A proposito del matrimonio di Vasco Rossi. Non su tutti per la verità. Ernesto Assante, su Repubblica, aveva visto bene, e fin dal giorno prima.

Il giornalismo dall’alto, quando decide di seguire un evento, lo fa avendo predeterminato “la chiave” in cui leggere la notizia e contestualizzarla. Sente di dover orientare le masse. Non vuole semplicemente raccontare. Vuole “proporre” la notizia. Tracciare un solco.

Fatto: Vasco Rossi si sposa. Qui si procede secondo la linea di minima resistenza, accedendo all’idea più a portata di mano. Nel caso di Vasco è il caro stereotipo del ribelle che “abbassa la testa” e si sposa perché lo ha “promesso alla mamma”.

Ora che la mamma dell’artista abbia detto che il figlio le aveva promesso di sposarsi è cosa avvenuta davvero. Quindi non va taciuta. Ma dovrebbe esser messa, nella scrittura, almeno sullo stesso piano della dichiarazione dell’artista del giorno precedente. Nella quale si spiegava con onestà e chiarezza che sposarsi era non una scelta ma una mossa difensiva. In un paese che non riconosce ai conviventi, nemmeno a quelli di sesso diverso (di quelli dello stesso sesso manco a parlarne) gli stessi diritti ereditari dei coniugi, il matrimonio tardivo di una coppia di fatto è un modo per garantirsi contro lo scempio di una vita passata insieme per mano di eredi “legittimi”, nel caso che qualcosa di brutto dovesse accadere all’improvviso. Qui i saputi ovunque presenti ammoniscono che le cose possono esser risolte per via di testamento. Senza essere avvocato o giudice di tribunale civile, mi sento di dire che se sei sposato è meglio. Sei al riparo da ogni causa e impugnazione.

Naturalmente non si tratta di fare giornalismo dall’alto – cioè ideologico – in senso inverso, cioè sulle coppie di fatto, mettendo in ombra gli altri elementi di realtà sparando nei pezzi di cronaca un comizio sui diritti. Ma insomma, andare incontro alle cose senza gli occhiali gentilmente offerti dall’ufficio centrale, magari sì. E lo so che poi la vita diventa difficile, lo so…

 

Amici gay, con questo snobismo sul calcio non fate neanche più ridere

in politica/sport by

Cari amici gay e intellettuali gay,

sbagliate a scrivere e sottolineare dovunque la vostra estraneità alla gioia di tanti milioni di persone per la nazionale di calcio. Sbagliate per tanti motivi, ma il mio, quello che mi spinge a dirvelo in pubblico è che in questi giorni è diventato davvero difficile con molti di voi avere anche un minimo scambio, da vicino o sui social media. Pare che vi sentiate eroi pronti al martirio, dando continuamente ai tifosi degli idioti, dei talebani, dei dementi. Be’ non siete monaci birmani, siete solo fessi. E pure vecchi nelle cose che dite.

Vi elenco senza approfondire i vostri errori, o perlomeno quelli che secondo me sono i vostri errori:

1) Queste polemiche e questi atteggiamenti sono roba vecchia. Si va avanti da 50 anni con questa cazzata, tipica della cultura “de sinistra”, ed ogni volta bisogna spiegare all’intellettuale di turno che il calcio è bello, è una dimensione emotiva della vita ed è un’esperienza liberatoria. E che non c’è niente di male o di “alienante” a gridare gol e vi assicuro che a farlo sono tutte persone consapevoli di se stesse

2) Volete proprio farla la polemica sul fanatismo? Dunque vediamo, va tutto bene nei pride, con i culi al vento e le piume di una moda morta da 25 anni e che serve solo a far guadagnar soldi a pochi imprenditori dell’intrattenimento gayo nostrano?

Va tutto bene nei concerti di MDNA, di cui fate cronache accalorate sui social media e per i quali spendete cifre che fanno offesa alla miseria corrente e che seguite in estasi nelle vostre notti di discoteca? Io avrei molte cose da dire e ridire ma non le dico, non le rilancio perché penso che ognuno abbia diritto alla frivolezza e allo svago come bisogno individuale e sociale. A voi MDNA e noi Balotelli: e voi non siete migliori di noi, e tutti continuiamo ad essere consapevoli dei problemi della società e di quelli personali.

3) Andiamo sulle ferite aperte: non è ignoto a nessuno di voi che l’area dell’omofobia si nutre anche di pregiudizi nei confronti dei gay. Paga davvero tanto  ripetere fino al grottesco atteggiamenti che li rafforzano dentro di noi? Come scrivere a due minuti dalla fine di una partita inutili malignità diffamatorie su quel giocatore che ha scommesso o cazzate sul tatauggio di Balottelli. Voglio dire che ogni volta che guardi dall’alto in basso uno che va alla partita, tu ribadisci lo stereotipo del gay snob, scemo e fuori dal mondo. Bisogna proprio non risparmiarselo questo errore?

4)  Le informazioni che mettete alla base di questo atteggiamento sono in gran parte spazzatura vecchia e scaduta: i cani dell’Ucraina, una balla grande come il mondo con una foto quasi certamente falsa, la polemica sui miliardari e sugli scommettitori. Il moralismo sul calcio è ipocrita, come se lo star system delle vostre icone – da Sir Elton a MDNA – avesse regole di funzionamento diverse. Ma piantatela, moralisti a senso unico. E’ proprio necessario essere così maestrine elementari, così, stavolta sì, talebani, secondo lo schema che va tanto nei social, per cui lo sport è un abbrutimento? Ma davvero? Più di smenare il culo fino alle sei di mattina in disco?

Sappiatelo: lo sport è un’espressione fisica dell’intelligenza umana ed un lavoro superspecializzato. Potreste chiedere ai grandi atleti gay che lo praticano o che lo hanno fatto: da Greg Louganis a Martina Navratilova. Quindi anche sul piano scientifico e culturale, questo atteggiamento verso lo sport è merda (se poi voleste parlare di doping vi proporrei qualche domanda sui muscoli gonfi che si vedono su certe spiagge di settore).

E non mi convince neanche la battuta di Ivan Scalfarotto, fatta ieri sera, per cui ci vorrebbe un centravanti gayo che facesse tanti gol. Ci sono stati e ci sono grandi calciatori gay verso i quali sarebbe utile fare una dura e civile battaglia polemica per il coming out, ma voi ve ne state lontani dal calcio e da lontano fate le smorfie: un po’ non vi si sente e un po’ fate ridere.

Tutto questo detto in amicizia, perché mi dà fastidio che “i miei” siano così fessi

baci a voi

 

Asimov non conosceva Italo

in società by

Ho sempre amato la fantascienza, fin da quando mi ha rimorchiato in treno. Era la fine degli anni ’70, mi ero spostato (e sposato) per amore a Roma ma lavoravo ancora a Napoli. Ritrovavo nella science fiction classica e nei suoi allievi e critici migliori (non so, Dick, per esempio) il cuore vivo di ciò che pensavo della vita, le aspettative, le paure, le “ideologie”, quello strano modo di immaginarsi la vita a prescindere dalla vita che gli umani hanno trovato per sentirsi coperti da qualcosa quando nel mondo fuori fa freddo e piove (ma c’era anche un’inconfessatissima cosa da dire e che non ho mai detto: la sf è una lettura veloce, nel senso del fast food, col treno si concilia perfettamente, non ti ci spremi. Fast reading)

Poi ho pensato a vivere e me la sono persa di vista. Oggi ritrovo gli Urania su iPad e ne ricompro uno per vedere com’è, cosa succede. E oltre a dire che l’effetto fast reading  sull’ipad funziona perfettamente, scopro che c’è una cosa nuova: la nostalgia. La fantascienza è come quegli scritti da ragazzo in cui dici: cosa mi aspetto per il futuro. E poi guardi la vita che hai fatto e non c’è un pezzo, uno solo che sia andato come ti immaginavi. Per dire, la fantascienza era ottimista, diceva che nonostante guerre, morti, casini e conflitti, ce l’avremmo fatta con il progresso ad andare avanti.

Oggi leggo la fantascienza per quello che è: passato. E come tutti i vecchi provo nostalgia e mi piacciono le cose nostalgiche di ciò che eravamo. Perché in quanto a indovinarci, come ho detto, non ci si pigliava. Ricordo che nel 1980 ci mettevo due ore e mezzo da Napoli a Roma e l’Urania finiva prima del viaggio. La mia fantascienza non aveva immaginato l’alta velocità ferroviaria: ieri ho cominciato a leggere partendo da Napoli centrale e a Tiburtina non avevo ancora finito.

 

Sì, però il pallone è arte in sé

in sport by

Sì, Danzica, non morire per…il corridoio, l”attacco alla Polonia (ma era il 1 settembre).

Sì, il 22 giugno: parte l”operazione Barbarossa. L”attacco nazi alla Russia. Ma era proprio oggi.

Sì, la Grecia, cui noi non spezzammo le reni, poco ci mancava che i Greci ci facessero a pezzi, e ci vollero i tedeschi per ammazzarli (qualche storico militare valuta come decisiva sull”esito della guerra la defaillance italiana in Grecia… ho letto ma non ricordo dove).

Sì, la Grecia, incapace di custodire i suoi tesori di storia e arte, soprattutto nelle parole di chi quel patrimonio gliel”ha predato (noi ce lo prediamo da soli).

Sì, la Grecia che come noi stessa faccia stessa razza, stesso sciupìo di pubblici danari e stessa incapacità di autogovernarci. Sporchi, indisciplinati, fumatori.

Sì, il Nord contro il Sud, l”Europa settentrionale contro il mediterraneo, il credito contro il debito. E… “il derby dello spread”, Dio vi perdoni.

Sì Davide e Golia, ma Davide non doveva soldi a Golia così tirò a mano più libera, figurarsi se un ebreo si indebitava con uno con quelle spalle.

Sì, un bel riscatto per la povera Grecia, se… se cosa? La palla è rotonda.

Sentite, è tutto vero. Però adesso prendete la retorica, mettetela nel cesso e tirate la catena della memoria. Una partita di pallone è solo una partita di pallone. 22 ragazzi che provano a superarsi.

Anche perché cinque pasti al giorni li faccio pure io e avrei problemi a rinfacciarli domenica agli inglesi.

Cattivi titolisti, alla larga:  lasciate al pallone la sua sovranità estetica e magica. La storia no, grazie, soprattutto sotto forma di cattiva memoria (C”è qualcosa di trombone e ignorante in tutta questa revivalistica).

 

Immagine: Johann Joachim Winckelmann, dipinto da Anton Raphael Mengs (ca. 1755) – da noi trovato e rubato in Wikipedia

 

 

 

Questo posto è una zarzuela

in Articolo by

Zarzuela è un genere lirico drammatico-spagnolo. Popolare, antica matrice della sceneggiata napoletana. Leopoldo Mastelloni ne è stato forse il migliore inteprete in Italia. In un antico spettacolo dei primi anni ’70, in un teatrino off off off di Napoli spiegava a giovani molto marxisti cos’era la leggerezza delle piume di struzzo.

Zarzuela è il palazzo di Madrid dove risiedono i reali di Spagna. Ma a corte, si sa… (no, biscotti, no). Originariamente, padiglione di caccia, da sempre attività che si accompagna ad altre cose assai vastase e irriferibili.

Zarzuela è, per i napoletani che conoscono ancora la loro lingua, un bordello intrecciato con il potere e la confusione, un posto o situazione dove i potenti vanno a fare i loro comodi dicendo di voler fare cose serie. Se il parlante è incazzato, ma proprio molto, dirà che “questo posto è una Repubblica”. Città Monarchica, si sa.

Zarzuela, non è forse la più compiuta rappresentazione di un luogo/tempo in cui nulla è nuovo e tutto contaminato?

Zarzuela, qui, è Vittorio Zambardino. Persona profondamente contaminata.

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