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Hans-Hermann Leys

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Abolire l’ONU

in politica by

Questo articolo citerà sette cose, in ordine sparso, che avrebbero gettato discredito su qualunque organizzazione. Esistono ovviamente decine e decine di inside stories che chi ha lavorato nell’ambiente conosce, quindi la lista non è esaustiva – neanche delle informazioni pubbliche, di cui qui si propone una rassegna evocativa.

Le Nazioni Unite nascono dopo la Seconda Guerra Mondiale per perpetuare su larga scala le inefficienze e gli insuccessi della Società delle Nazioni – se per stoltezza o per malafede dei proponenti, questo non è dato saperlo. Negli anni, oltre alle ambizioni di stabilire una sorta di global legalism (se ancora ci credete forse è il caso di acquistare libri come questo), le Nazioni Unite hanno fondato agenzie dedite al perseguimento degli obiettivi più vari, e dopo la fine della Guerra Fredda hanno provato a giocare un ruolo di peace-keeper.

Il fallimento delle Nazioni Unite, da Vienna a New York, da Ginevra a Parigi, dovrebbe ormai essere evidente. Di seguito sette esempi da usare per convincere gli amici che abolire l’ONU è prioritario.

  • Il fallimento clamoroso di praticamente ogni operazione di peace-keeping
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    I caschi blu sono intervenuti, ad oggi, in 69 conflitti. Un numero considerevole, con il numero degli interventi in crescita negli ultimi anni. A parte due casi di relativo successo – si vedrà quanto, in Sierra Leone e Burundi, terrà la pace – sono ormai storia i soldati olandesi che non muovono un dito di fronte al massacro di Srebrenica (1),  le violenze perpetrate dai soldati stessi durante il fallimentare intervento somalo (2), o la tremenda inazione nel caso del genocidio in Rwanda di cui responsabile fu anche Kofi Annan (3).
  • Gli episodi di corruzione tra il tragico e il ridicolo: i casi Arlacchi e Kofi Annan
    Le Nazioni Unite sembrano, a chi viene da paesi molto corrotti, un’oasi di giustizia e assenza di corruzione. Non si vuole fare del moralismo, ma è utile far notare come dinamiche corruttive da terzo mondo si manifestino a maggior ragione in organismi che mancano di qualsiasi controllo democratico o giudiziale. Valga questo esmepio. Pino Arlacchi viene nominato Executive Director del UN Office for Drug Control and Crime Prevention: un ufficio che tra le altre cose si occupa di corruzione, basato a Vienna. Ebbene, dopo qualche anno  di alterni risultati Kofi Annan è costretto a chiedergli di dimettersi sulla base di una lettera, firmata da parecchi suoi collaboratori in cui si denunciano spese pazze, tra cui una Mercedes, vasi cinesi, decine di migliaia di dollari in consumi personali e altre amenità. Il problema di corruzione sembra non essere sparito con la  dipartita di Arlacchi, si veda (4), il quale nel frattempo era andato a certificare la correttezza delle elezioni azere, salvo venire smentito dall’OCSE e difendersi dicendo che l’ha fatto “per tutelare interessi italiani”.
    Nel frattempo è lo stesso Kofi Annan a trovarsi invischiato nella melma, con il fratello ambasciatore implicato nello scandalo Oil For Food di cui si dirà dopo (5), e la sua famiglia intiera coinvolta in uno scandalo da poracci che ricorda le case di D’Alema, Carla Fracci e le peggiori affittopoli italiane (6).
  • I programmi per la pace che portano alla guerra: il caso Oil for Food
    Lo scandalo Oil for Food dovrebbe essere noto, ma aiuta ricordarne i tratti salienti. Siamo nel 1995, l’idea è quella di aiutare l’Iraq a uscire dall’emergenza scambiando il petrolio con cibo e farmaci. Pur essendo lo scopo iniziale quello di permettere l’applicazione delle sanzioni senza causare emergenze umanitarie, l’esito finale è l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti dopo le ripetute provocazioni di Saddam (di cui la cacciata degli ispettori fu il punto culminante); nel frattempo, le forniture di cibo si rivelavano per lo più inadatte al consumo umano, ma si è permesso ai burocrati vicini al regime di accumulare somme considerevoli grazie allo spaventoso giro di corruzione alimentato dal programma. (7) – (8)
  • Le agenzie usate come parcheggio dei privilegiati: i francesi all’UNESCO
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    Sarebbe facile citare la FAO, d’altronde Laura Boldrini non è il politico più popolare d’Italia. Più in generale, è noto tra gli insiders che gli uffici nelle città più ambite (Parigi e New York, ma anche Roma, Ginevra) sono pieni di delegati e impiegati dei paesi poveri che hanno la peculiare caratteristica di essere personalmente parenti o prossimi del gruppo al potere nel proprio Paese. Ma i paesi ricchi non sono da meno, specialmente quando le agenzie sono in casa loro: si prenda ad esempio lo scandalo scoppiato a fine anni ’90 dopo che il Guardian ha rivelato un memo in cui si rivelavano le pressioni per far assumere ex membri dello staff presidenziale di Chirac all’UNESCO. I documenti rivelavano la corruzione interna alla struttura; il 40% delle promozioni violava persino le (lasche) regole interne, con una composizione dell’organico così fortemente simile a una piramide inversa da avere troppi capi e non abbastanza dipendenti (nonostante il mezzo miliardo di dollari di fondi ricevuti ogni anno) per portare avanti la maggioranza dei progetti. Praticamente l’ATAC. (8)
  •  I diritti umani questi sconosciuti: il premio Gheddafi a Erdogan, il premio FAO a Maduro
    Se tra gli obiettivi delle Nazioni Unite, specialmente dopo la caduta dell’Unione Sovietica, vi è stata la promozione dei diritti umani, il risultato non è esaltante. Due episodi potrebbero sollevare un po’ di (tragica) ironia. Il primo è quello del premio Gheddafi, istituito dal regime libico qualche decennio prima di essere rovesciato, mantenuto fino alla guerra civile e assegnato a varie personalità e/o soggetti, principalmente con lo scopo di promuovere l’agenda politica di Gheddafi stesso. L’ultimo premio, appunto poco prima della guerra civile, era da assegnarsi al campione dei diritti civili Recep Tayyip Erdogan. Cosa c’entra l’ONU? Niente, sennonchè le intersezioni tra gli advisory committees del premio Gheddafi e dell’ufficio ONU che si occupa di Human Rights non sono nulle, e le pressioni perchè lo svizzero Jean Ziegler si dimettesse sono iniziate solo a regime caduto (9). Più triste, e ancora più paradossale, è la storia del premio dell’agenzia per l’alimentazione (la FAO), assegnato a Maduro – attualmente presidente della repubblica bolivariana (cioè, socialista) del Venezuela. Il premio è stato assegnato nel 2013. Solo due anni dopo, mentre negli zoo gli animali vengono alimentati a mango, questi sono i venezuelani in fila per ricevere la razione di pasto quotidiano, giacchè il paese si appresta a razionarlo come nella vicina Cuba:631x445xline-venezuela.jpg.pagespeed.ic.Bv1UKopon2nohaycomida
  • Gli interventi non tanto umanitari
    In molti casi, parlando con chi lavora nel settore, si guarda con sospetto l’entusiasmo di chi va a lavorare in paesi “difficili” e magnifica l’esperienza. Chi pensava che ciò fosse dovuto unicamente alle condizioni – invero molto vantaggiose – in cui vengono messi gli aid workers UN, potrebbe doversi ricredere sulle persone con cui ha preso una birra. Due storie recenti dovrebbero lasciar supporre che, se non altro per inefficienza, molto spesso si starebbe meglio senza gli interventi umanitari ONU. Recentissima è l’ammissione da parte degli stessi ufficiali delle Nazioni Unite di essere i responsabili dell’ultima epidemia di colera ad Haiti, che nel frattempo miete migliaia di vittime (11); meno recente, ma forse più grave perchè non accidentale, è la storia degli aid workers dediti allo sfruttamento sessuale dei bambini del Sierra Leone (12).
  • Le democrazie non contano, le dittature si coordinano: Israele nemico pubblico
    Un vero problema delle Nazioni Unite è che sono, per quanto riguarda il rapporto tra Stati, invero molto democratiche. Questo porta i blocchi di nazioni non democratiche a ottenere un rimarchevole grado di coordinamento sui temi di interesse comune, mentre le democrazie si dividono e vanno ognuna per la propria strada. Questo finisce per minarne l’efficacia, come accade per i tribunali di giustizia internazionale – ai quali non a caso gli USA non partecipano mai. Un esempio dello straordinario coordinamento delle dittature è dato dalla capacità dei paesi arabi di raccogliere consenso nelle votazioni contro Israele. Sono centinaia le risoluzioni, condanne, e ammonizioni passate dall’assemblea generale (13). In linea generale, ogni anno Israele riceve più attenzione di tutti gli altri paesi del mondo messi assieme. E no, questa non è una battuta: più dell’Iran, più dell’Arabia Saudita, più della Birmania, più del Venezuela. E Cuba? Beh, su Cuba c’è tempo, intanto bisognava condannarne l’embargo.

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    Risoluzioni di condanna da parte dell’UNHRC

    Si potrebbero citare tanti altri motivi per chiudere le Nazioni Unite, a partire dalla gestione opaca dei benefit e dei contributi dei singoli Stati, ma questo magari si potrà proporre per una puntata successiva.

    Fonti:

(1) : https://en.wikipedia.org/wiki/United_Nations_Protection_Force

(2): https://en.wikipedia.org/wiki/Somalia_Affair

(3): http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2001/09/bystanders-to-genocide/304571/

(4): http://www.iowatch.org/archive/recentdevelopments/topcorruptioncorrupted.shtml

(5): http://www.defenddemocracy.org/media-hit/un-secretary-generals-brother-kobina-annan-may-have-played-a-role-in-oil-/

(6): http://www.nysun.com/national/mystery-surfaces-over-apartment-of-kofi-annan/45403/

(7): http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/4131602.stm

(7): https://en.wikipedia.org/wiki/Oil-for-Food_Programme

(8): https://www.theguardian.com/world/1999/oct/18/jonhenley1

(9): http://www.unwatch.org/icj-advisory-opinion-relied-on-founder-of-gaddafi-human-rights-prize/

(10) : http://www.bbc.com/mundo/ultimas_noticias/2013/06/130616_ultnot_venezuela_maduro_premio_fao

(11): http://mobile.nytimes.com/2016/08/18/world/americas/united-nations-haiti-cholera.html?hp&action=click&pgtype=Homepage&clickSource=story-heading&module=first-column-region&region=top-news&WT.nav=top-news&_r=1&referer=https%3A%2F%2Ft.co%2FLSWVZyxzkm

(12): http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/1842512.stm

(13): https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_the_UN_resolutions_concerning_Israel_and_Palestine

Pistole

in politica/società by

Chicago, 1961. Moses Herzog, come Dimitri Karamazov, convinto da una lettera della domestica che la sua ex moglie e il suo nuovo compagno maltrattino la figlia, recupera una pistola d’epoca dalla casa del padre e si dirige verso l’abitazione di lei. Dalla finestra, però, riesce a intravedere una normale scena domestica e, deluso, torna a casa. Il giorno dopo viene coinvolto in un incidente d’auto, la polizia ritrova la pistola (carica) sul cruscotto, ed Herzog è costretto ad un imbarazzante confronto con la ex moglie di fronte ad un poliziotto decisamente poco partecipe delle sue disgrazie. Alla fine, il fratello avvocato riuscirà a far cadere le accuse e a tirarlo fuori dai guai.

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Grande commozione per le parole del presidente Obama: parlare di stragi da arma da fuoco sta diventando routine. Si chiede di paragonare le vittime da arma da fuoco negli Stati Uniti alle vittime da terrorismo. Si chiedono misure straordinarie, l’introduzione di controlli all’acquisto e detenzione di armi, come negli altri paesi avanzati. In realtà gli Stati Uniti sono considerevolmente disomogenei in materia: dall’Alabama a Washington, D.C., le regole per acquistare e detenere armi possono passare da un contesto assolutamente deregolato a uno de facto paragonabile a uno stato europeo. Gli Stati piú permissivi, peró, non sembrano essere piú violenti…

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(indice sull’asse delle ordinate basato su questi dati)

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Nel 1992, l’inizio della Presidenza Clinton fu marcato da due grandi obiettivi: iniziare la riforma sanitaria e affrontare il problema della diffusione della diffusione di armi da fuoco. Gli sforzi per raggiungere il secondo obiettivo culminarono nel Federal Assault Weapons Ban, un limite alla produzione e al possesso di armi automatiche, semi-automatiche e in generale appartenenti alla categoria che negli Stati Uniti è chiamata “assault weapons”. Tale limite, però, essendo temporaneo, era sottoposto a rinnovo discrezionale. Sforzi bipartisan per rinnovarlo, nel 2003-2004, furono privi di esito. Secondo uno studio di tre ricercatori in università statunitensi, il mancato rinnovo della legge ha prodotto effetti fuori dagli Stati Uniti: gli stati messicani piú vicini al confine hanno visto aumentare in maniera drammatica la violenza da arma da fuoco nei mesi immediatamente successivi. Nel frattempo, secondo un altro studio, a cambiare è la cultura delle armi: negli ultimi decenni sono diminuite le armi da fuoco possedute dai cittadini americani, e di pari passo sono diminuiti i crimini connessi al loro possesso.

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La maggioranza degli assassini e delle vittime, nei conflitti da arma da fuoco, è afroamericana.

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Il posto fisso è sicuramente l’ossessione di molti. Lo era anche per il promettente studioso di origine bielorussa, Valery Fabrikant, il quale non avendo ottenuto l’ambita tenured position presso l’università canadese nella quale lavorava, ha pensato di vendicarsi compiendo una strage tra i suoi colleghi. Ciononostante, forse per mostrare ai sopravvissuti di esser degno della posizione che gli fu negata, Fabrikant continua a lavorare sulla sua ricerca…12077156_10153062661505588_1418738288_n

Scandalo in Rai

in società by

Una lettera a Monica Maggioni, nuovo presidente della RAI.

Gentile Presidente,

qualche sera fa abbiamo assistito all’esibizione di un cantante esordiente su una delle reti RAI. Segno della deriva dei tempi, della ormai inevitabile mercificazione del corpo della donna, nonché della ormai diffusa tolleranza verso epiteti razzisti e sessisti: il suddetto “artista” nella canzone incolpa un amico di una mancata conquista abusando di un lessico sdoganato da vent’anni di berlusconismo.

Innanzitutto si manifesta un certo disprezzo, un palese anti-intellettualismo, per i discorsi seri dell’amico. Il rivale, poi, è qualificato in base alle sue caratteristiche di migrante, senza ulteriori riferimenti che permettano di valorizzare la dignità della sua persona; la donna è rappresentata come un mero oggetto del desiderio, meritevole di un giudizio pesantissimo e sessista riferito ai suoi costumi per il solo fatto di non accontentare le aspettative dell’uomo. Segno ancora più inquietante, in un passaggio successivo il cantante enumera le sue fantasie in merito alla serata: ignorando completamente l’eventualità che la donna possa non acconsentire ai suoi desideri, interpreta la richiesta di un passaggio come un segnale di disponibilità non revocabile. Infatti, canta, non l’avrebbe portata mica a casa. Comunque. Impossibile non ravvisare in questo anche un velato invito alla violenza sessuale.

Veniamo al dunque: noi non siamo contrarie alla libertà di espressione. Riteniamo però che un conto sia la libertà di espressione, e un altro conto sia la libertà di offendere, di rappresentare in modo violento, di invitare subdolamente a commettere reati ignobili. Generazioni cresciute nel mito di comportamenti come quello propagandato in prima serata dal signor Rossi non potranno che costruire un Paese nel quale l’abuso, la violenza e la discriminazione siano legge. Speriamo che in futuro, in quanto donna, vorrà prestare maggiore attenzione  ai contenuti che le reti RAI mostrano anche a un pubblico di giovane età.

Con stima,

Comitato del Movimento dei Genitori “Se Non Adesso Come” – Libertà e Giustezza – Unit* per la Costituzione.

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La multa di Kafka

in Articolo by

Martedí, mezzogiorno, molto caldo, un paesino sulla costa. Stazione centrale della polizia municipale. Squilla il telefono.

«Buongiorno, polizia municipale»
«Buongiorno. Chiamo perché Domenica ho ricevuto una multa in via Risorgimento. Purtroppo il verbale si è bagnato prima che lo recuperassimo e ora è illegibile»
«Quindi lei vorrebbe pagare la multa?»
«Eh, sì. Posso fornirle le informazioni in modo da ricevere gli estremi per il pagamento?»
«Mi dica»
«Dunque, abbiamo parcheggiato ieri sera, in via Risorgimento, una Fiat 500 grigia targata EW 644 WZ»
«Mi dovrebbe fornire due informazioni: il numero di verbale e il tipo di sanzione»
«La sanzione sarà un divieto di sosta, ma il numero di verbale, come le dicevo, è illeggibile»
«Allora io posso darle gli estremi del Comune; lei inoltra un bonifico con la sanzione che diceva come causale, per l’ammontare che deve versare»
«Ah, facendo così risolvo il problema? Fantastico»
«Beh, lo risolve se è fortunato»
(pausa) «No, un attimo, che significa?»
«Significa che se i dati combaciano e il pagamento viene riconosciuto allora la pendenza si chiude»
«Se no?»
«Se no, quando le arriverá il bollettino a casa dovrá pagare quello»
«Ma vengo avvisato se il pagamento viene accettato o meno?»
«No.»

«Ok, allora scartiamo questa opzione. Puó aiutarmi a risalire alle informazioni in modo che io possa pagare?»
«Ma se lei non riesce a leggere le informazioni dal bollettino non è un problema nostro»
«Capisco, ma io questa multa vorrei pagarla»
«Allora aspetti, le arriverá a casa»
«L’auto è stata noleggiata, quindi immagino arriverá all’agenzia»
«Sará loro cura inoltrarla allora; ma ovviamente non la potrá pagare entro i primi cinque giorni»
«E questo cosa implica?»
«Che saranno scaduti i cinque giorni per pagare la multa»
«Si, ma cosa succede?»
«Se non la paga entro cinque giorni si applica una maggiorazione di 13 euro»

«Benissimo, allora visto che il vigile avrá preso nota della sanzione, non è possibile risalire all’informazione in qualche modo? I vigili saranno si e no una decina in paese»
«Lei vuole farmi perdere tempo»
«Le assicuro che io ho il massimo rispetto del suo tempo, vorrei solo pagare questa multa»
«E allora aspetti, le arriverá a casa»
«Lei vuole veramente dirmi che non ha un modo di rintracciare un’informazione che sará nel libretto delle multe di uno dei, non so, dieci vigili urbani del Comune?»
«Senta, la multa l’ha ricevuta Domenica, come pretende che io abbia giá tutto qui oggi? È martedí.»
«Ma io devo pagarla entro Venerdì, se no mi sanzionate»
«Non la sanzioniamo, lei perde il diritto di pagarla entro cinque giorni»
«E pago 13 euro che non ho voglia di pagare»
«Senta, io non posso aiutarla, mi lasci in pace. Buona giornata» (chiude il telefono)

Riparte la briscola in cinque.

É triste una vita senza Zio Paperone

in mondo by
“In ogni caso, Ratzinger che abdica e passa il resto della vita a pregare è l’hans castorp di questo secolo”
“Ma stai leggendo La Montagna Incantata?”
“Finita, purtroppo in un periodo di letture bulimiche, per cui mi è rimasto meno di niente, mi sono perso la struttura simbolica e tutti i dettagli che sicuramente vorresti citare. In generale, magari c’è una via intermedia di mezzo, ma in questo periodo non sono proprio nell’ottica di leggere romanzi”
“E quindi che leggi?”
“Sto leggendo un saggio di un critico che mi piace molto, tale Lionel Trilling… e nel frattempo la critica della ragion pura”
“Ricordo Lionel Trilling: mi avevi mandato una sua cosa, se ricordo, sui mores, la morale e il romanzo”
“Esatto. Sincerity and autenticity è quello che sto leggendo adesso. Ma tornando al punto: capisci che viviamo in un’epoca in cui siamo costretti a piangere perchè Paperon de Paperoni non esisterà più? Sará finito, rimosso come una parentesi”

“Sta fallendo la Disney? Non mi pare”
“Ma no, peró: che si tuffa nei soldi, picchia i nipoti, si rivolge male ai camerieri…i nostri figli non vedranno niente di tutto ciò. E molti saranno anche entusiasti per questo fatto”
“Verissimo, leggi in fondo a cosa significa la satira di Paperino e altri infami. Magari stiamo solo creando le basi di conformismo per una successiva esplosione creativa, di rottura
“Guarda,  secondo me per uno che ha un minimo di coscienza del culturame in cui ci troviamo oggi, leggere romanzi è una colpa, come guardare film, serie tv, etc.”
“E perché mai? “
“Sempre Lionel Trilling citando Hawtorne: trash your Byron and take up thy Goethe”
“…”
“Quello che voglio dire è che in quest’epoca di stupidità assordante, sospendere o ridimensionare il consumo di tutte quelle forme che contribuiscono a veicolare certe cose sarà inevitabile. Tutto il Novecento bello e interessante va sospeso”

“Ribadisco la domanda: perché?”
“É una questione di disciplina”
“Rispetto a cosa, e a che fine?”
“É resistenza. Adesso, magari detta così sembra paranoica, ovviamente non esistono soluzioni così estreme. Però, in media, bisogna ridimensionare tutte quelle cose belle e piacevoli che siamo soliti goderci stravaccati su un divano come Jep”
“Ok, ma per fare cosa? Sembri animato dallo spirito di Le Corbusier. Solo che Le Corbusier faceva cessi.”
“Fulvio Abbate, per citare uno che in fondo è alla fine parte di questo delirio, direbbe: perchè siamo altro
“E che facciamo, di altro?
“Scusa, ma tu pensi che tipo il romanticismo si sia strutturato alla domanda per fare cosa? Io penso che stiamo vivendo in un periodo che, al di là della BCE,  dell’italia che tende all’Argentina, e di tante cose che sembrano importanti dalla nostra prospettiva provinciale, precede un periodo di restaurazione molto forte. Adesso, proprio oggi, tutta la produzione culturale e il modo con cui la si apprezza, che secondo me è rappresentata alla perfezione ad esempio da un Sorrentino: sono gli ultimi spasmi, una roba che giá non esiste piú”
“Ok, e quindi?”
“E quindi, se oggi si vuole essere sul pezzo, bisogna rinunciare già a tutte queste cazzate. nel giro di qualche anno si avrà ragione. Altrimenti c’è il rischio che si passano i 30, ci sono altri impegni nella vita e uno rimarrà ancora a parlare, quando va bene, di stato ladro o peggio dei matrimoni gay”

“Invece dovremmo parlare di singolaritá?”
“No. Ma se nasce qualcosa di buono sarà perchè si tornerà a parlare di cose come morale e fede in termini opposti con cui se ne parla oggi.”

“Allora, tornando all’inizio del nostro discorso, non mi pare che Ratzinger sia fuori dal tempo. Prende sul serio le sue cose, semplicemente: altro che Hans Castorp!”
“Non è fuori, è assolutamente avanti. Forse Hans Castorp non é l’esempio giusto, allora”
Parteggiani
“Siamo in un’epoca in cui non si parla di niente sul serio per non farsi insultare, se no ci si rimane male. Ratzinger ritorna sul discorso di fede come prodotto della ragione come nessuno avrebbe il coraggio di fare – e infatti nessuno lo fa piú in pubblico, meglio affidarsi a un clown latinoamericano che fa tanto pop”
“Ma guarda, apri l’inserto culturale della Frankfurter Allgemeine, il giornale della masturbazione sul ruolo della Germania nel mondo. Stanno già iniziando a costruire una narrativa che non ha nulla a che fare con proposte pratiche e immediate, come le charter schools, il mercato del lavoro, l’Europa, etc.. Flirtano in modo abbastanza esplicito con le solite manie di grandezza, nonostante in Germania tutto sia filtrato dalla paranoia di non tirare su certi argomenti”
“Torna diciamo l’ossessione di una Germania potente, custode delle due Europe, Est e Ovest?”
“Ovviamente adesso l’economia è lo sfogo più ovvio. Ma poi si, tornerá l’aspetto geoculturale e geopolitico”

“Ok, ma quindi, in breve, questo che cosa avrebbe a che vedere con il discorso per cui non si dovrebbero leggere romanzi per autodisciplina?”
“l romanzo nel ‘900 è passato dall’essere estaltazione di una certa classe sociale a veicolo di un delirio male interpretato. La cultura del romanzo dá fiato a tutte quelle cose che, al di lá della revoca di uber pop e cose di questo livello, stanno trasformando l’Europa in un cadavere occupato a lottare contro la decomposizione, ma ormai incapace di qualsiasi slancio vitale”
“Non è che thomas mann la pensi in un certo modo… stai dicendo che leggerlo alimenta una cultura della contemplazione, della rendita, contro la cultura dell’ambizione, della creazione? Natura non nisi parendo vincitur, nella lettura peggiore della lezione Faustiana?”

“No, ma oggi secondo è inevitabile porsi una scelta di come indirizzare la propria attenzione, se non altro alla produzione contemporanea…. romanzi, film, e adesso serie tv, non danno linfa alla cultura della rendita, distruggono capitale sociale perchè fanno passare il messaggio che la vita va vissuta come Hanno Buddenbrook
“Come? Morendo giovani di malattie ignote?”
“Zeno Cosini è ormai diventato il latte in polvere… é Woody Allen”
“Si ma scusa, anche se fosse vero, se uno ha gli strumenti per non prendere il deteriore, perché privarsi del bello?”
“Non parlo di privazioni, dico soltanto che tutti gli strascichi di quello che è stato significativo che vediamo adesso saranno visto in futuro come oggi guardiamo agli autori tardo latini dopo Svetonio…. roba che al massimo solo per gusto di enciclopedia uno si va a riprendere”
“Ok. Tra l’altro giusto qualche giorno fa leggevo una biografia spassosa proprio di bellow, sul new yorker di un mese fa… Saul Bellow é uno che su questa consapevolezza ha marciato alla grande, ballando sulla dichiarata fine del romanzo americano per quasi tutta la carriera”
“Eh appunto, che tipo finì per rinfacciare ai figli di non sapere leggere la torah che lui da giovane aveva voluto non conoscessero….e predicava contro stando dietro all’ennessimo bebè dell’ennesima amante. Una vita esemplare”
“Va bene, il cilicio inizia a fare piú male del solito. Vado a casa”
“Stesso problema, sará l’umiditá. Buonanotte”
“Buonanotte”

Il coraggio e l’astuzia

in società by

Gli europei colti sono notoriamente divisi quando si tratta di nominare gli intellettuali di riferimento, ma nessuno oggi riesce a escludere Oomber Toäkou dalla propria rosa. I suoi libri, dalla saggistica alla narrativa, mescolano la cronaca giornalistica, la riflessione intimistica e improvvisi slanci filosofici. In un’intervista che mi concesse qualche anno fa, ebbe a definirsi “l’unico sfigato che si oppone a una guerra di cui a nessuno frega un cazzo”, riferendosi all’intervento francese in Costa D’Avorio. La scelta di obiettivi vicini al sentire comune non ha mai attirato particolarmente Oomber Toäkou dai tempi in cui scrisse “Anatomia di Enrico Ghezzi dalle 23:30 in poi“, dettagliata descrizione fisiologica di uno dei grandi autori della televisione italiana, sfasata di 0.5 centimetri e quindi illegibile. “Un omaggio al maestro”, ne dirà  soddisfatto.

Esce a partire da domani, a puntate settimanali su vari quotidiani e tradotto contemporaneamente in portoghese, tedesco, ceco ed estone, la sua ultima fatica: “Patologia della sciampista di Facebook“. La scelta del mezzo, ci ha spiegato l’editore, va interpretata come un “preciso tributo a Flaubert”. Chi lo leggerà vi troverà echi di “Come copiare una tesi di laurea da uno meno capra di voi e non farvi sgamare“, un capolavoro purtroppo destinato a un mercato di lettori poco avidi. Vi proponiamo un breve estratto dalla prima uscita:

“Ecco, un’altra cazzo di sciampista. Questo, pensavo. Nient’altro. Stavo seduto in un bar con una tizia che, il giorno prima, aveva condiviso una immagine con una citazione. Sono segnali inequivocabili, non potete illudervi ogni volta. Se mette una citazione con una foto è una sciampista. Giudizio inappellabile della Corte. Poi, certo, non sempre avete bisogno dell’immagine per capire certe cose. Per esempio: se scrive da qualche parte i versi della poesia di Niemöller attribuendola a Brecht, della poesia della Medeiros attribuendola a Neruda, mette in bocca a Voltaire trattati sulla tolleranza addizionali che avrebbero reso molto intollerante l’interessato, siamo già  oltre la linea della speranza. Poi ci sono quelle che non perdono la tenerezza con Che Guevara, e quelle che vivono ogni come se fosse l’ultimo ma pensano come se non dovessero morire mai insieme a Jim Morrison – ma forse era Almirante che citava Evola, e non lo sapranno mai. Peggio delle citazioni sbagliate, solo quelle vere. Da gente tipo Goethe, Descartes, Adorno: non li leggeresti mai, cosa cazzo ti salta in mente di citare un tizio che hai trovato in un sito di citazioni? Ecco, lei sta per tirarne fuori una dalla borsetta, lo sento. Glielo devo dire, non resisto.

E anche oggi si chiava domani”.

 

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