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Libernazione

Libernazione has 10 articles published.

Generatore automatico di email anonime a Pizzarotti

in Articolo by

Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove comunicazioni multimediali anonime per il sindaco Pizzarotti

Gentile Federico Pizzarotti,
abbiamo sentito da vari portieri di condomino, che avresti richiesto una TAC per un problema all'alluce valgo. Consapevoli di come questa richiesta possa gravare sulla Sanità Pubblica, ti invitiamo a trasmettere le tue analisi del sangue, congiuntamente alle cartelle cliniche dei tuoi familiari, al fine di appurare che ci fossero gli estremi per la richiesta di TAC.
Con i migliori saluti,
i COBAS dell'Ospedale di Terlizzi

Il ponte sullo stretto: l’eterno ritorno

in politica by

Il Presidente del Consiglio ha rilanciato (nuovamente) l’idea del ponte sullo stretto di Messina: una visione talmente avanguardista che (quasi) nessuno ci aveva pensato finora.

  • Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’On. Maurizio Lupi: “Il capitolo sul Ponte sullo Stretto è chiuso perché lo ha chiuso qualcun altro. Le leggi in Italia si rispettano. Qualcuno nel 2012, ha approvato con legge la decisione di mettere in liquidazione la società. Ci sono contenziosi in corso, e quindi lo Stato dovrà, tenendo conto di quella legge, fare gli atti e prendere le decisioni conseguenti”.
  • Non c’è nessuna intenzione di riaprire l’iter del ponte sullo stretto di Messina. Lo fa sapere il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che attraverso il suo portavoce, sgombera ogni dubbio su ciò che il governo pensa di fare dell’opera pubblica: “Non esiste l’intenzione di riaprire le procedure per il ponte sullo stretto di Messina, anzi – ha spiegato Jacopo Giliberto – al contrario, il governo vuole chiudere il prima possibile le procedure aperte anni fa dai precedenti governi, e per farlo deve seguire l’iter di legge”
  • “Entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo del ponte sullo Stretto di Messina”. Nel giorno della fiducia alla Camera, il premier Berlusconi rilancia l’idea del ponte. Il progetto, che la società “Stretto di Messina” ha affidato al general contractor Eurolink, avrà un costo di 65 milioni di euro.
  • “La prima pietra (del Ponte sullo Stretto, ndr) sara’ posata dal presidente Berlusconi entro la fine dell’anno e sara’ la soluzione una volta per tutte della questione meridionale” (Renato Brunetta, 2009, a margine della 65* Conferenza del Traffico e della Circolazione a Riva del Garda)
  • Patrick Truhn, console generale americano a Napoli, tra il 2008 e il 2009 invia negli Usa cinque dispacci (pubblicati da Wikileaks) nei quali dichiara che la mafia potrebbe essere “tra i principali beneficiari” della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina (“The Bridge to More Organized Crime” viene definito) e che “servirà a poco senza massicci investimenti in strade e ferrovie” in Sicilia e Calabria. “Miliardi di dollari stanziati dai governi dell’Unione Europea finiscono nelle mani delle organizzazioni criminali. Anche se le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, almeno in alcune aree, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale” riporta sempre Truhn
  • “Chiudere la società del Ponte sullo Stretto? Una proposta da talebani animati da puro furore antagonista” (Antonio di Pietro, ottobre 2007, 4 ore prima il governo è stato battuto al Senato su un emendamento che proponeva la soppressione della società, sostenendo che chiuderla costerebbe ancora di più allo Stato in termini di penali e ricorsi)
  • Nel 2005, lo slancio romantico del presidente Silvio Berlusconi: “Costruiremo il ponte di Messina, così se uno ha un grande amore dall’altra parte dello Stretto, potrà andarci anche alle quattro di notte, senza aspettare i traghetti”
  • Nel 2004, nonostante le proteste a livello locale e degli ambientalisti, il Ministro Lunardi inserisce il ponte sullo Stretto tra le 18 opere prioritarie a livello europeo: “Il ponte è partito. Il ponte si fa. Lo possiamo dire con commozione, orgoglio e certezza: il ponte sarà realizzato. È il progetto-simbolo del nuovo impulso che l’Italia vuole dare alle sue infrastrutture”
  • “Come il Regno Unito sta in questi giorni affidando, mediante una gara internazionale, la realizzazione del treno veloce Tunnel Londra a un soggetto che sia portatore del finanziamento e che garantisca la gestione dell’ opera, cosi’ il ponte di Messina può essere affidato a un soggetto capace di finanza e di gestione che ne assicuri l’esecuzione in tempi certi” (Domenico Cacopardo, fondatore Aspen Institute Italia, capo gabinetto del presidente del Senato Carlo Scognamiglio, maggio 1994)
  • Il 16 giugno 1986 viene presentato dalla Stretto di Messina S.p.A. un nuovo studio di fattibilità, con i progetti, i costi e l’affidabilità relativi a tre tipologie di soluzioni: in sotterraneo, in mare, in aria. […]Romano Prodi, ai tempi presidente dell’IRI ribadisce che il ponte è una priorità: “I lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto cominceranno al più presto. Il risparmio per un automobilista sarebbe di 40 minuti, 35 per autocarro e 92 per il treno. Nel 2015 transiterebbero sul ponte 12 milioni e 621mila autovetture, oltre a 295 mila carrozze ferroviarie”
  • Nel 1982 il ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, Claudio Signorile, annuncia la realizzazione di «qualcosa» «in tempi brevi». Due anni più tardi si ripresenta agli italiani con una data precisa: «Il ponte si farà entro il ’94»
  • Nel 1876 l’onorevole Giuseppe Zanardelli, convinto dell’opportunità di un’opera fissa tra le due coste, affermava: «Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente», facendosi portavoce di un’opinione corrente e di autorevoli studi

Ponte

 

Ed infine un contributo d’eccezione: un misurato intervento del sindaco di Messina Renato Accorinti

sindaco

Che poi parliamoci chiaro: a che minchia serve un ponte quando si può attraversare lo stretto a nuoto?

Mellon Collie ha vent’anni. E noi no.

in religione/scrivere by

Viola

Venti anni fa usciva “Mellon Collie and the Infinite Sadness” degli Smashing Pumpkins.
Non credo ci sia bisogno di soffermarsi per l’ennesima volta su quanto stupendi fossero i pezzi, su quanto intenso sia Billy Corgan, o quanto brava (e figa) fosse D’Arcy. Noi che nel 1995 eravamo teenager e/o giovani, la generazione X (si proprio quella di Ambra Angiolini, non si può avere tutto dalla vita) lo sappiamo benissimo. Ai Millenials che per caso non lo hanno ancora sentito, direi che non è mai troppo tardi per smettere di sottovalutare gli anni Novanta e fare un regalo alle proprie orecchie. E ai propri occhi: la copertina dell’album, dell’illustratore John Craig, è un piccolo capolavoro di collage ispirato alla pittura settecentesca, preraffalita, al dadaismo e al surrealismo.
La musica e l’arte hanno, d’altronde il potere di trascendere il tempo e lo spazio. E di permearlo di una bellissima, e infinita, tristezza.

Luca

Quando è uscito Mellon Collie, per me era indubbiamente troppo presto. Lo scoprii piú tardi, ma non troppo piú tardi: Repubblica aveva un inserto musicale dove si parlava della prossima uscita di questi Smashing Pumpkins, e ripercorreva gli album passati. Quello in arrivo era Machina,  e io avevo 12 anni.
A scuola ci si passava la musica tramite cd masterizzati. Con un amico del tennis avevamo l’accordo per cui ogni tanto si comprava l’album originale insieme, e poi in qualche modo uno dei due avrebbe avuto la copia: di sicuro non ebbi Iommi, ma ho tenuto Lateralus. Il colpo di fulmine per Mellon Collie avvenne grazie a un prestito, sempre dello stesso amico.
Ero solito passare il sabato (o il venerdí) sera da una zia. Per uno cresciuto fuori città, una zia ospitale, di compagnia e discreta era una complice perfetta per tornare a casa la sera dopo un tardo pomeriggio in centro: usavo lo stereo del cugino espatriato per ascoltare la mia – a volte, ammetto, anche la sua – musica: il piano dell’intro del primo cd di Mellon Collie nella mia testa non è districabile da quel salotto arredato con un gusto decisamente retró.
Quindi uscì Machina. Ricordo l’album nuovo e la moda di vestire robaccia della ADIDAS. Non più tardi dell’estate, le tv musicali erano piene di speciali su Billy Corgan e rimandavano a ruota i grandi classici: quasi tutti da Mellon Collie. E quasi tutte dal primo cd, dawn to dusk. Un amico piú grande, proveniente da un altro mondo dati i  suoi “quasi 18 anni”, propose di andare a vederli dal vivo: Palaghiaccio di Marino, Roma, 26 Settembre. Siccome la mia etá non rendeva possibile il viaggio secondo qualsiasi criterio di ragionevolezza, feci una cosa irragionevole: comprai il biglietto del concerto e quello per Roma indebitandomi, e mi presentai a casa a fatto compiuto. L’espediente, combinato a una serie di fattori rassicuranti, funzionó. Come spesso capita, si va al concerto di qualcuno ascoltando in fissa qualcun altro: allora credo fosse questo, ma se vi sforzate un poco Corgan si vede comunque.
Poi venne l’autunno e le canzoni del secondo cd sembrarono piú appropriate. D’altronde, era appunto il disco notturno, twilight to starlight. Non so se sia il cambiamento tecnologico o l’età, ma che un album attraversi così bene le stagioni non mi è più capitato.  A proposito, portate indietro le lancette: da domani fa buio piú presto.

Rosario

Mellon Collie And The Infinite Sadness. Malinconia e infinita tristezza. Gli unici sentimenti che ti sembra sensato provare a 16 anni, quando è uscito Mellon Collie. Perché Mellon Collie È avere 16 anni, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Mellon Collie sono le tute acetate indossate in maniera scriteriata per uscire di casa, sono le Nike ed è Michael Jordan, è Ronaldo e Romano Prodi, è Clinton, è il modem 56k, è tutta la nostra vita, sarà sempre la nostra vita. Mellon Collie è dolcezza, è rabbia, è sentimentalismo patetico, è lirismo insensato, è bellezza che improvvisamente ti entra nelle vene con un semplice believe in me as I believe in you. Mellon Collie sono le urla di una presunta rivalsa di Fuck You (An Ode To No One) e il cuore che ti si spacca in mille pezzi di Thirty-Three. È la rabbia di un ratto di una gabbia e il fallimento di vedere chi ami che butta via il proprio amore, i segreti dei suoi sogni. Mellon Collie compie venti anni, ma non li ha mai avuti, non li avrà mai. Mellon Collie siamo noi, Mellon Collie saremo per sempre noi.

Qualcosa su Rodari

in scrivere by

A: Ciao, scriviamo qualcosa su Gianni Rodari?

B: Stai scherzando? E’ ancora vivo?

A: No, ma oggi avrebbe avuto 95 anni.

B: Io non so una minchia di Rodari, tranne che scriveva bei racconti che fanno ridere e che era comunista.

C: Che è il motivo per cui io, giovane virgulto di buone letture, leggevo Tolkien e non lui.

D:  Ma poi sei diventato comunista lo stesso, no?

E: Bello rodari heart emoticon (cheppalle tolkien wink emoticon)

C: è stata un’influenza passeggera, perché le basi erano solide.

D: Su Rodari c’è il rischio serio di trovarsi a scrivere un articolo con Serra e Gramellini.

F: Oggi Rodari, domani Sepulveda.

A: Cristo, NO. Rodari scriveva per bambini ed era un fico sulle tecniche umoristiche, Sepulveda sarebbe mediocre anche stesse in zone politiche meno sbagliate.

C: E dopodomani Pasolini.

B: Si inizia con Rodari e si finisce per celebrare Pol Pot, vergognatevi!

G: Ma Rodari chi, quello della Banda della Magliana?

H: Io so qualcosa su Gianni Risari, candidato sindaco con l’ulivo a Crema, ma di Rodari nulla.

I: Peraltro per un lungo periodo delle elementari ero convinto che Gianni Rodari fosse il mio maestro di religione. Era un gran porco il maestro Gianni, si faceva fare i massaggi dalle bambine e ci tirava i rotoli di carta igienica.

E: Anche Gianni Boncompagni non era male. Un mondo di grandi Gianni.

H: Gianni, l’ottimismo vola!

F: No, il più ottimista dei Gianni è il Morandi.

J: Tra i Morandi preferisco quello vero: Giorgio.

C: Per quanto su Morandi Z ha ieri detto una cosa importante.

A: Si però sarebbe un altro post.

*** UPDATE***

K: Gianni Rodari mi ricorda le mie elementari, quando mi incazzavo tantissimo perché ero convinta che anche io sarei riuscita a scrivere storie come le sue, vecchio bastardo.

 

Soundtrack: System of a Down – Toxicity

Le 15 migliori cose peggiori della Festa della Rete

in Articolo by

Anche quest’anno, in occasione della Festa della Rete, una delegazione di autori di Libernazione si è impegnata ad assicurare la propria presenza in quel di Rimini.

Dopo esserci sincerati di avere in corpo una quantità di alcool tale da riuscire a sostenere il numero di premi assegnati alle categorie presenti quest’anno (ma cose incredibilmente coerenti con il concetto di “Festa della Rete”, come Miglior Canale TV o Miglior Radio), ci siamo diretti (barcollando) verso il teatro all’interno del quale si sarebbe svolta la premiazione.

Spoiler Alert: non abbiamo vinto un benemerito. Quindi abbiamo colmato il vuoto con altro alcool.

Tuttavia ci sentiamo in dovere di farvi sapere ciò che sul serio abbiamo trovato NO di questa edizione del blogfest.

1. Diana del Bufalo (non fa ridere, non fa ridere, non fa ridere MAI)

2. Diana del Bufalo che tenta di leggere Wittgenstein: “UIT… UING… Ah, no, scusate, ma non è inglese?”

3. DIANA DEL BUFALO

4. I video di ringraziamento di quelli che hanno vinto un premio ma fanno finta di non sapere ancora che hanno vinto il premio mentre ringraziano per il premio (“Oh, io non lo so se ho vinto, eh; però niente vi faccio questo video perché sono simpatico e abbordabile, mica stronzo come i vip”)

5. Lo youtuber che interpreta una canzone di uno youtuber che interpreta una canzone di uno youtuber che al mercato mio padre comprò

"Ciao, volevamo cantarvi una canzone"
“Ciao, volevamo cantarvi una canzone”

6. Le frasi da panel come “il mondo offline”

7. I premi che non c’entrano una mazza con la rete (Miglior canale televisivo, Miglior Radio, Miglior Chef, Miglior Bestemmia detta ad alta voce in una chiesa affollatissima)

8. L’ascella di DJ Francesco

9. DJ Francesco che si scusa per l’ascella (e basta, abbiamo capito!)

10. La Festa della Rete

11. La Juve che pareggia in casa col Chievo

12. I big data

13. Il discorso della tizia sui big data

14. Non vedere i capezzoli della Cristoforetti nel collegamento Skype con la Cristoforetti (un intero teatro deluso, gente che si impiccava usando il cavo della batteria portatile)

Ultimo ma non ultimo, l’acme supremo di tutta la serata. Dici, c’è il premio per il miglior Chef, pare brutto insignirlo solo di una statuetta scamuffa che oltretutto cadeva ai premiati una volta su due (evidente il simbolismo). Compriamo una cosa da regalare a uno che cucina. Cosa va di moda in questo periodo?

15. Premiare lo chef Cannavacciuolo con una centrifuga.

 

Cogliamo infine l’occasione per ringraziare tutti voi che ci avete votato, permettendoci di essere candidati nelle categorie “Migior sito politico-d’opinione”, “Miglior sito di news online” e “Miglior articolo” con l’ormai celebre Generatore automatico di scene del prossimo film di Sorrentino, arrivato purtroppo solo in quarta posizione.

Peace,

La Redazione

 

 

Premiare Cannavacciuolo: 20 idee regalo

in humor by

Forse non tutti sanno che il 12 settembre, alla Festa della Rete a Rimini (noi eravamo candidati e invece ha vinto Beppegrillo.it, voglio dire), il premio “miglior chef dell’anno” è andato ad Antonino Cannavacciuolo, ormai noto volto televisivo ma tra i più celebrati cuochi italiani con il suo Villa Crespi, due stelle Michelin sul Lago d’Orta. Ebbene, gli organizzatori della FdR hanno pensato bene che nel cucinino del povero Canna mancasse nientepopodimenoche una centrifuga, di cui lo hanno prontamente omaggiato.

Visto com’è andata, allora, ci permettiamo di dare qualche suggerimento per i prossimi cadeaux, qualora vi dovesse capitare di premiare Cannavacciuolo.

 

  1. Un pratico denocciolatore per olive
  2. Un grattaformaggio elettrico, con annessa base per ricarica
  3. Le forbici a più lame per tritare il prezzemolo
  4. Una confezione di Olio Carli
  5. Un ricco cesto natalizio
  6. Una fornitura semestrale di surgelati Bofrost
  7. Uno Smartbox “viaggio tra i sapori d’Italia”
  8. Uno Smartbox “cena a Villa Crespi”
  9. Un biglietto per l’EXPO
  10. Una giacca da cuoco
  11. Un grembiule da cuoco con disegnato il David di Michelangelo e il suo marmoreo pene
  12. L’iscrizione a Masterchef
  13. Un libro di ricette di Benedetta Parodi
  14. Un libro di ricette di Cracco
  15. Un libro di ricette di Antonino Cannavacciuolo
  16. Una foto autografa di Antonino Cannavacciuolo
  17. Le videoricette di Antonino Cannavacciuolo
  18. Uno Smartbox “10 lezioni di cucina con Antonino Cannavacciuolo”
  19. La collana DeAgostini “Antonino Cannavacciuolo incontra Antonino Cannavacciuolo”
  20. Un set di pentole, un coprimaterasso anallergico e una mountain bike con il cambio Shimano

 

centrifuga
Meanwhile, at Cannavacciuolo’s Villa Crespi

 

 

Generatore automatico di restituzioni di Matteo Renzi

in humor by

Nel solco dei suoi illustri predecessori, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato la restituzione di 500 euri a 4 milioni di pensionati: se tanto ci dà tanto fate refresh per conoscere in anteprima le prossime restituzioni del governo (e non badate alla sensazione di deja-vù)

Scriveremo una grande riforma che restituirà a 3 milioni e mezzo di giocatori di Risiko i carrarmatini mangiati dal cane

Generatore automatico di slogan di Giorgia Meloni

in politica by

Se tanto mi dà tanto, fare refresh per ottenere nuovi slogan di Giorgia Meloni

 

30.000 volte grazie

in internet by

Cari lettori,

i 30.000 grazie sono per ciascuno di voi.

Per ciascuno di voi che ci ha votato.

Se potessimo vi abbracceremmo tutti, uno per uno, perché è il vostro affetto che ha trasformato la vittoria di Libernazione ai Macchianera Italian Awards in un trionfo. E con questi numeri, con tutti questi 30.000 voti che ci hanno letteralmente sommerso, possiamo parlare a ragione di trionfo.

E’ stato solo grazie a voi che quest’anno Libernazione si è imposto come miglior sito politico-d’opinione battendo blog del calibro di Giallozafferano, Vogliolamamma e Vagabondo.net, solo per citare i più noti.

Permetteteci di dire che è stato il coronamento di un percorso che è partito da lontano. Un percorso nato dal lavoro di redazione, dalla scelta degli autori, dalla copertura (quasi maniacale) della notizia. Dalle notti insonni a correggere le bozze, alle liti durante le riunioni di redazione, agli affetti a volte trascurati, ai week end lavorati, alle ore passate a rispondere a commenti dei nostri amati lettori.

Ma questo è il nostro blog, questa è Libernazione.

E a chi mi chiede se ne vale la pena – e penso di poter rispondere a nomi di tutti – dico che non servirebbero parole se potesse, al mio posto, guardare mio figlio negli occhi e sentirsi dire “Papà ti voglio bene, anche se torni a casa sempre tardi”.

Questo premio non è solo per noi autori, ma per tutta la squadra. Vogliamo quindi condividerlo con le persone che lavorano per noi, ma che il nostro scintillante mondo non vi fa vedere: le segretarie di redazione, i tecnici, i metronotte, gli amministrativi, gli inservienti, fino al più insulso degli stagisti.

Ma soprattutto vogliamo ringraziare voi, che siete i nostri lettori, i nostri critici, i nostri commentatori, i nostri amici, i nostri clienti.

Insomma il nostro affezionato pubblico di merda.

VIA!

in società by

Libernazione nasce nel giugno 2012 a dispetto di ogni geometria del pensiero.
Quindi a dispetto di ogni linea editoriale, senza una vera redazione, senza un progetto preciso se non quello di presentare un nuovo modo di fare opinione sul web: un modo fondato sull’assenza di omogeneità, sulle singole voci degli autori e sul costante ribaltamento di senso.
Libernazione è forse un blog multiautore, forse una crisalide di rivista online, forse – come molti geometri del pensiero sostengono – un opificio del nulla.
Forse, molto semplicemente, Libernazione è un’officina della polemica, uno spazio duepuntozero in cui si ripudia la pace delle idee come strumento di comprensione del mondo e si aderisce al principio di contraddizione.

Lo zigzag di opinioni, le sparate canagliesche, l’approfondimento laterale, la satira scostumata di costume: siamo tutto questo.
E siamo tutto questo soprattutto perché non abbiamo una struttura rigida e dei confini da rispettare.
La nostra forza sta nell’assemblaggio, nella coesistenza sulle stesse pagine di autori che hanno visioni del mondo distanti, talvolta opposte, e che non fanno nulla per nasconderlo.
Siamo un guazzabuglio di blog e ci piace così.

Ebbene, questo manipolo di scalmanati sedicenti blogger è – per il terzo anno di seguito – tra i dieci finalisti del Macchianera Italian Awards nella categoria miglior sito politico-d’opinione e per il miglior articolo (questo).
Sia chiaro: per la terza volta questo è stato possibile grazie a voi e a voi solamente, quindi grazie, grazie davvero.
E allora potremmo anche chiuderla qui, con tre conferme in tre anni di vita del blog di essere seguiti e capiti e apprezzati, è già un risultato straordinario.
Invece quest’anno vogliamo vincere.
Vogliamo prenderci questa soddisfazione personale e vogliamo che se la prendano anche quelli che ci hanno votato e letto fin qui.
Non vogliamo, nella maniera più assoluta, che di fronte ad un’immeritata sconfitta qualcuno tra i nostri autori colto da raptus si metta a raccogliere firme contro la droga, vendere rose nelle pizzerie o a prendere la scellerata decisione di aumentare la produttività sul posto di lavoro rinunciando a scrivere su Libernazione.
E non vogliamo, certo che non lo vogliamo, che qualcuno tra i nostri affezionati lettori sia costretto ad un’amara riflessione sulla propria vita e sul perché abbia nominato un blog che poi alla fine non vince mai e che, quindi, forse ha sbagliato tutto nella vita e decida, allora, di abbandonare moglie e figli e prenda a vivere come un’asceta nei pressi della lapide di Luigi Tenco.
No, anzi, diciamolo con piglio perentorio: NO, noi non permetteremo un tale scempio!
E invece SI, ora lascerete questa pagina e SI voterete Libernazione come miglior sito politico-d’opinione e per il miglior articolo ai MIA2014.
E poi, anche minacciandoli con kriss malesi, farete votare i vostri mariti, i vostri ex-mariti, le voste mogli, i vostri figli e i vostri figli neonati che sicuramente hanno un account gmail (che comunque si registra in pochi secondi).
Dopodichè scenderete per strada urlando e sbracciandovi come aghori in preda a mistiche visioni e fermerete i passanti e li convincerete a votare e se quelli non vogliono giù botte da orbi, poi via ad incendiare cassonetti, a rovesciare millecento, a occupare istituti tecnici, via, via, via sventolando striscioni e lanciando molotov, con lo strepitare degli ak-47 nelle orecchie, tra il cigolio dei cingoli dei carri corazzati, via con le scarpe di cartone nella neve, via che la gioventù è bella, via che il nemico è vinto, via, via nei boschi, via lungo i torrenti e tra le vette e via tra i picchi dell’asia centrale e nei bassopiani iraniani, via senza paura, via graffiandosi le dita tra ghiacci del Nanga Pàrbat, via e via finchè non li avremo ammazzati tutti.
Figurativamente.

Pensiamo che possa bastare così.
Ragazzi, sul serio, non costringeteci ad implorarvi perché, che ci crediate o no, siamo capaci anche di questo.


Clicca qui per votare Libernazione ai #MIA14

 


credits: Roberto Sassi, Canimorti.

Blogfest: perché votarci

in politica by

Abbiamo chiesto ai nostri autori di sintetizzare i motivi per cui dovreste votare per Libernazione (miglior blog politico/d’opinione e miglior post) al Blogfest. Ecco -in rigoroso ordine alfabetico- quello che ci hanno risposto.

ABSINTHE
Votateci perché Libernazione è un blog in cui la maggior parte degli autori è oppure è stata radicale. Come sapete l’oggetto sociale dei Radicali è rompere i coglioni. I Radicali amano rompere i coglioni e le rotture di coglioni. Chiedetevi voi come si fa a organizzare da 40 anni scioperi della fame, sit-in e accampamenti per i temi più disparati (e spesso improbabili) senza essere amanti delle rotture di coglioni. I Radicali amano così tanto le rotture di coglioni che alcuni di essi, nel fondare un blog, hanno voluto invitare me, cioè uno a cui i radicali stanno un po’ sui coglioni. Questo affinché io potessi rompere loro i coglioni. A breve prenderemo qualcuno a cui io sto sui coglioni perché possa rompermi i coglioni, avremo quindi anche “quello che rompe i coglioni a quello che rompe i coglioni ai Radicali che sono rompicoglioni ed amano le rotture di coglioni”. E così via: in questo modo romperemo i coglioni e ce li romperemo a vicenda all’infinito. Se credete che scopo di un blog politico e di opinione sia uscire dal coro -e quindi, fondamentalmente, rompere i coglioni- votateci, perché rompicoglioni come noi in giro non se ne trova!

AIOROS
Ci sono tanti ottimi motivi per votare Libernazione: il nome figo; gli altri candidati non vi piacciono; volete mandare Capriccioli sul Garda che magari si rilassa; sbagliato a premere; ve l’ha detto Gesù (difficile); scommessa clandestina (avvisatemi).
Se per qualche motivo nessuno di questi è il vostro caso, provate almeno a provare un po’ di compassione per uno dei pochi (se non l’unico) tra i siti candidati che mette su delle discussioni su qualunque argomento come il Pd, se la prende con tutti come Grillo, discute all’infinito anche all’interno come il Pd e dice le parolacce come Grillo, ma siccome non sta né col Pd né con Grillo non se lo fila nessuno. E se ce li avesse davanti tutti e due, non finirebbe più di ridere.

ANNA MISSIAIA
Con il mio primo post me la sono presa con la mia università ricordando le gradite visite che ci facevano i membri della Gheddafi family; con il secondo ho fatto incazzare quelli che “i parlamentari sono tutti perseguitati dai giudici”, con il terzo i grillini, con il quarto i gay (mi sono pure presa della sessuofoba), con il quinto i miei compagni di partito, con il sesto me la sono presa con chi difende la Grecia, con il settimo ho litigato con gli amici di Fermare il Declino, con l’ottavo me la sono presa con le donne, con il nono coi vicini sloveni, con il decimo ho avuto da ridire sulla libertà di opinione nel paese che mi ospita e per finire ho sistemato il cardinal Martini ancora prima che gli facessero il funerale. Occhio che se non ci votate mi sguinzagliano contro di voi!

FUZZYFACE
Perchè votare il nostro blog? Perchè il nostro è un blog dove tutti possono dire tutto purché lo argomentino, e dove gli auspici di ciascuno si infrangono nell’unico scoglio dettato dalla ragione, ossia nel diritto del nostro prossimo di credere in ciò che vuole e di non venire ingiustamente leso nella propria persona a causa delle azioni degli altri. Perchè per noi libertà non è sinonimo di vacanza e nazione non equivale ad escludere chi non ne fa parte. Ecco dunque il progetto di Libernazione: un blog canaglia.

LUCA MAZZONE
Ho letto, prima di scrivere, tutti gli appelli dei miei compagni su questa zattera della Medusa telematica. Mi fanno schifo. Cercano di truffarvi. Lo dico sinceramente: se potessi zittirli tutti, sarei tentato di farlo, anche se va contro i miei principi. Ovviamente non dico sul serio. Ma se c’è una buona ragione per votare questo blog, è perché le diamo di santa ragione, e con tanto accanimento, a tutti, noi stessi compresi, proprio in questo modo. Ma se ci fate vincere ci andiamo a mangiare una pizza tutti assieme, e vi assicuro che ci sarà anche chi (come me) deve farsi apposta un volo intercontinentale. Questo garantisce lunga vita a una zattera altrimenti destinata a naufragare alla prima tempesta d’ira, scontro ideologico, o semplice, leggera divergenza di idee sulla letteratura cilena del secondo dopoguerra.

MARIO BRACONI
Libernazione mi ricorda il vecchio di cui scrive Safran Foer, quello che aveva un “sì” ed un “no” tatuati rispettivamente sul palmo della mano sinistra e su quello della mano destra: votateci, se, quando ci leggete, vi sembra di sentire lo speciale calore dell’attrito di un “sì” che strofina contro un “no”.

METILPARABEN
Non votateci. Vi avverto, se vinciamo saliamo sul palco tutti quanti e ciascuno di noi farà un breve intervento di un quarto d’ora per un totale di centottanta minuti. All’aperto. Ammesso che nessuno si dilunghi. E noi siamo gente che si dilunga. Divaga. Perde il filo. Non votateci, altrimenti diventeremo superbi. Ancora più superbi di adesso. Cominceremo a credere davvero di aver capito tutto e vi guarderemo dall’alto mentre voi ci guarderete dal basso con compassione. Uno spettacolo patetico. Tipo la Bindi, per capirci. Non votateci, per l’amor di dio. Se proprio non resistete fatelo a vostra insaputa, incaricate un cugino o un cognato o uno che passa, in modo che non siate costretti a sentirvi in colpa per questo scempio: Libernazione miglior blog politico italiano. Un colpo mortale per il web, roba che Schifani e la Carlucci aspettano da una vita. Il trionfo del bavaglio, e manco potrete lamentarvi perché avranno ragione. Siate buoni, non votateci. Al limite, ma proprio al limite, offriteci un gelato.

NAGASAKI
Libernazione sprigiona nei suoi lettori una carica polemica sconosciuta dai tempi dell’acne, scandagliando gli angoli più turpi del giornalismo e della politica strillona.
Questo inedito baillame di autori esordienti e blogger stagionati ha riacceso le passioni del popolo della rete represso da anni di buonismo, strappandolo alle facili lusinghe degli sfanculatori seriali. Qui si litiga sul serio e sui massimi sistemi, non ci si manda affanculo per una tavoletta del cesso alzata. Pezzi come “Se la fica avesse i denti” e “Perchè hanno rotto il cazzo” hanno stanato il potenziale intellettuale del turpiloquio ben oltre le stravaganze sgarbiane. Su Libernazione la cattiveria del vicino è sempre più verde, anche se il vicino non ci ha capito un cazzo della vita mai. Su Libernazione democristiano è un insulto, grillino è un insulto, Veltroni non sappiamo a chi ti riferisci, abbiamo da ridire sui preti e sulle Pussy Riot anche nello stesso post, Zygmunt Bauman ci ha rotto le palle almeno quanto Nichi Vendola e Fabrizio Corona ha più spessore politico di Anonymous. Le parole dei commentatori esprimono come possono la portata rivoluzionaria delle nostre invettive contro gli editorialisti posto fisso di Repubblica e l’odio per i luoghi comuni degli sventolatori di Costituzioni: “Libernazione l’ha trasformata troppo. Non fraintendetemi, all’inizio mi sono divertito. Ma adesso lei non è mai paga e il problema è che abbiamo rotto già il terzo servizio di bicchieri Ikea”. Votateci o ve le meritate, le cover di Rino Gaetano!

PLATANO SORRENTINO
Vorresti vedere il tuo peggior nemico posare come modello per l’omino che sta sulla porta dei bagni pubblici? Vorresti conoscere per quali oscuri retroscena e lotte intestine Valerio Merola non è diventato il leader del Movimento5stelle?Vuoi sapere se la tua capacità di comprensione della realtà ha superato il grado evolutivo dei crostacei?Vorresti sapere chi spinse Matteo Renzi a partecipare alla Ruota della Fortuna di Mike Buongiorno nel 1994 anno in cui Silvio Berlusconi vinse le sue prime elezioni? Esisteva veramente una tresca tra l’ispettore Derrick e la moglie del suo fedele ed inseparabile assistente Harry Klein e che peso avrebbe avuto tale scoperta nella formazione politica della Cancelliera Angela Merkel?Vuoi sapere veramente tutte queste chicche e tante altre ancora? Vota LIBERNAZIONE! Non ti diremo niente, ma eviterai che dei pretoriani simoniaci sottopagati da Bilderberg vengano a bussarti alle 4 di mattina per iniettarti la versione ciberhardcore dei dolori del giovane Werther!

ROBERTO SASSI
Mettiamo metaforicamente che l’intera storia del pianeta, dalla sua formazione ad oggi, corrisponda ad un anno solare. Ebbene, i primi ominidi sarebbero comparsi soltanto le ultime 10-12 ore del 31 dicembre. Avete capito bene: pomeriggio e sera dell’ultimo giorno dell’anno. Ora pensate a quanti sono i due minuti che occorrono per votare Libernazione al Macchianera Italian Awards 2012 rispetto alla storia non dico del pianeta ma dell’umanità. C’avete pensato? Ecco, adesso non fate gli stronzi: sceglieteci come miglior sito politico/d’opinione e date il voto al mio post come migliore dell’anno.

ROSARIO D’AURIA
Una persona molto intelligente ebbe a dire una volta che “l’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero”. Noi di Libernazione la pensiamo così; se lo pensate anche voi, non avete che da votarci.

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