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Emanuele Strano

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Zaha Hadid e la marchesa

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Giovedì è morta Zaha Hadid, archistar britannico-iraniana e icona femminista. Riposi in pace, la sua architettura rimarrà sempre tra noi: forse però questo è un problema.

Quando ci lascia un architetto così importante d’un tratto sono tutti amanti dell’architettura contemporanea.

Se chiedi la ragione di questo improvviso amore, ecco la stupidità umana: “Ha disegnato la modernità…” “… ha dato forma al futuro… ” oppure, “ … le sue forme sono così avvolgenti…” e via dicendo.

Il significato di tali considerazioni è oscuro, ma pare che tutto ciò che è curvo sia moderno e tutto ciò che è moderno sia giusto, un dizionario della marchesa!

Ma tutti voi marchesi, esperti e amanti del bello, sarete pronti ad elogiare la rovina delle città in nome delle curve in cemento armato, dei vetri a specchio lucidi e della vostra totale mancanza di sensibilità?

Si, piace a tutti parlare d’arte, apparire colti e al passo coi tempi. Ma l’architettura di Hadid, e specialmente tutto ciò che essa rappresenta, è un fallimento totale: brutta, violenta, obsolescente, disumana, una penitenza forzata per noi che al mondo siamo ancora. L’eredità di Hadid è una stanza degli orrori, ma storta. L’architettura sinuosa e curva che imita la natura è chiaramente una bufala, giacché non c’è nulla di più innaturale della simulazione della natura. Un albero di cemento armato NON è un albero.

Ma non c’è traccia nei media nazionali di una critica lucida a quel modello architettonico che, partendo dai musei e dalle scuole di architettura internazionali, percola nelle nostre vite con un’infinita e mostruosa serie di edifici giganti, zoppi, mutilati, storti.

Carissimi marchesi, sappiate che quella palazzina in cemento armato che vedete dalla finestra, geometrica, spigolosa, orribile che fa male a vederla, è figlia di quella cultura architettonica.

L’elogio di Hadid, continuo, sicuro, patinato, che strizza l’occhio alla tecnologia e al contempo osserva l’evoluzione dell’arte, è un teatrino penoso di persone poco abili a osservare la società o ancor peggio in cattiva fede.

Non posso credere però che una persona di tale forza, come presumo fosse stata Zaha Hadid, potesse davvero credere a tutto a tutto ciò.

Questo edificio vittoriano, bellissimo, normale, di mattoni rossi e con le decorazioni in marmo, vedete?

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Questo è il suo studio, il luogo dove presumibilmente Zaha passava la maggior parte del suo tempo. Ammettilo, Zaha: li hai presi tutti in giro.

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