un blog canaglia

Author

El Presidente

El Presidente has 22 articles published.

Perché Virginia Raggi è il candidato meno inadatto a governare Roma

in politica by

La mia dichiarazione di voto per il sindaco di Roma l’avevo già fatta in tempi non sospetti e quanto successo in questi mesi non mi ha fatto cambiare idea: domenica entrerò nella mia cabina elettorale, prenderò un bel respiro e metterò una bella x sul nome di Virginia Raggi. E lo farò perché, nonostante condivida buona parte di quanto riportava il mio compare Francesco, c’è il non trascurabile problema che in questo momento le alternative siano di gran lunga peggiori.

E quali sono queste alternative?

  • CaltagironAlfio Marchini: la volpe sindaco del pollaio
  • Giorgia Meloni: Alemanno 2, Electric Boogaloo
  • Stefano Fassina: Fassina chi? Il viceministro del governo Letta che finché è stato nella squadra vincente ha votato la qualunque e col nuovo capo si è scoperto alfiere delle masse sfruttate? Quello che ha formato un partito con più parlamentari che elettori?
  • Roberto Giachetti: Giachetti si potrebbe pure votare se non avesse il lieve inconveniente di non esistere. Candidato in primarie farsa contro gente praticamente raccattata per strada, Giachetti è l’anti-Marino per antonomasia: simpatico a tutti, farà esattamente quello che gli viene detto di fare senza alzate di ingegno o velleità personalistiche (e mi fa morire dalle risate chi si straccia le vesti perché la Raggi risponde solo a Grillo come se Giachetti non rispondesse solo a Renzi). È l’uomo perfetto per gestire l’esistente se non fosse per il piccolo particolare che l’esistente è una fogna a cielo aperto.

Purtroppo l’attuale situazione romana è tale che affidarsi ad una qualsiasi delle suddette persone non solo non risolverebbe il problema ma anzi lo acuirebbe in quanto tali persone sono esse stesse il problema: sono espressione più o meno diretta del (perdonate l’autocitazione) “blob stratificato e putrescente composto da mattone, sanità, monnezza, palazzinari, fascisti, sindacalisti, cooperative, fondazioni, giornalisti e preti noto ai più come scena politica romana”. Potrebbero forse avere i mezzi per tentare di migliorare la situazione ma di certo non ne hanno la volontà.

Per tutto questo in questo momento non c’è alternativa a votare un sindaco 5 Stelle: perché il loro essere estranei a tutto questo rappresenta l’unica speranza per questa città*. Diamo dare loro modo e tempo di acquisire quell’esperienza utile a essere un’alternativa di governo credibile e vediamo se saranno capaci di diventare un soggetto politico vero invece del branco di scimmie urlatrici che sono stati finora.

*Non è esattamente vero: i Radicali sono la perfetta sintesi di competenza e estraneità al malaffare di cui Roma avrebbe un disperato bisogno e semmai Riccardo Magi si candiderà a sindaco lo voterò col veleno. Nel frattempo la next best thing è la loro lista per il consiglio comunale nella quale troverete anche qualche nome noto ai frequentatori di questo blog. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Chiedi chi era George Martin

in musica by

Se qualcuno si è meritato il titolo di “Quinto Beatle”, quello è George. Dal giorno in cui ha fatto firmare ai Beatles il loro primo contratto fino all’ultima volta in cui l’ho incontrato è stato sempre uno degli uomini più generosi e intelligenti che abbia avuto il piacere di conoscere.

Sir Paul McCartney

Ci sono esattamente sette persone che hanno reso i Beatles, beh, i Beatles. Quattro ci potete arrivare da soli chi siano. Il quinto era un tale del Tennessee. Il sesto era il loro manager Brian Epstein il quale, fra le altre cose, li convinse a piantarla di conciarsi così per iniziare a conciarsi così. Il settimo era il loro produttore, Sir George Martin, un compositore di 34 anni che prese quattro ventenni di Liverpool reduci da anni di concerti negli stripclub di Amburgo (spesso e volentieri strafatti di speed) e li trasformò nei musicisti più influenti del ventesimo secolo.

Se il talento compositivo di Lennon e McCartney andava istintivamente oltre il canone del rock’n’roll, Martin fu colui che guidò e assecondò quel talento: i Beatles portavano le idee e Martin le metteva in pratica e, spesso e volentieri, le migliorava. Giusto per essere chiari: tutte le innovazioni rivoluzionarie che i Beatles hanno apportato all’idea stessa di musica rock, dall’uso estensivo di orchestrazioni classiche al considerare lo studio di registrazione come un vero e proprio strumento, portano la firma di Martin.

Martin è quello che suona il piano nell’accordo iniziale di A Hard Day’s Night (tutte le parti di piano nei primi album sono opera di Martin, più o meno finchè McCartney non imparò a suonarlo decentemente); Martin è quello che fa lasciare il feedback iniziale nella registrazione di I Feel Fine; Martin che prende una “semplice” ballata di Paul McCartney per chitarra acustica e voce, e ci aggiunge un quartetto d’archi scritto e diretto da lui stesso (di cui McCartney inizialmente non era manco convinto, bontà sua) per produrre LA canzone dei Beatles; Martin che si ispira a Bach per l’assolo di piano di In My Life (con la registrazione accelerata al punto da sembrare un clavicembalo) e a Bernard Hermann (ovvero alla colonna sonora di Psycho) per l’arrangiamento Eleonor Rigby; Martin che si fa canticchiare i motivetti che hanno in testa Lennon, McCartney ed Harrison e li trasforma nel solo di tromba di Penny Lane, e in quello di corno di For No One, nell’organo di Being for the benefit of Mr Kite!, nelle fanfare di Sgt. Peppers Lonely Heart’s Club Band e Good Morning, nel duo di clarinetti di When I’m Sixty-Four e nelle orchestre lisergiche di I Am The Walrus e A Day In the Life; Martin che ottiene Strawberry Fields Forever come sintesi di due take registrati con velocità diverse (cosa che per la tecnologia dell’epoca era a un passo dal miracolo).

Martin che pare che non fosse proprio convintissimo di scritturare i Beatles inizialmente (tanto è vero che fece licenziare Pete Best perché non gli era piaciuta la registrazione originale di Love Me Do) ma si decise quando George Harrison iniziò a prenderlo in giro per la cravatta.

Martin che nel 2006 fu persuaso dal Cirque du Soleil ad aprire l’archivio delle registrazioni (alcune ancora in 4 e 8-piste) e a produrre, insieme a suo figlio Giles, la colonna sonora di Love, il loro nuovo spettacolo basato alla musica dei Beatles. Il risultato è talmente straordinario che non ho intenzione di sprecare parole per descriververlo: ascoltatelo e comprenderete (e poi venite a scrivere nei commenti quali citazioni riuscite a cogliere nell’outro, che sarebbe il contrario dell’intro, di Strawberry Fields Forever).

Sir George Martin si è spento ieri a 90 anni. Ed io non ho che augurargli un buon riposo.

Per tutti quelli che pensavano che fosse morto il ciccione di Game of Thrones vi informo che Jon Snow sta ciucciando cazzi all’inferno.

E comunque viene resuscitato quando bruciano il suo cadavere in quanto è figlio di Rhaegar Targaryen e Lyanna Stark

Nichi Vendola, un vero leader

in politica/società by

Se crediamo che un vero leader guidi non con le parole ma con l’esempio, Nichi Vendola, in queste ore, si è manifestato come leader più che in tutta la sua precedente carriera politica.

La nascita del figlio del proprio compagno, avvenuta grazie alla maternità surrogata, è, appunto, il perfetto esempio del fatto che, in un (mi scuso per i termini) “mondo globalizzato”, una legislazione restrittiva ha effetto solo su chi non può permettersi di aggirarla andando all’estero.

Perché sia chiaro a tutti che Vendola e il suo compagno non hanno violato alcuna legge visto che a) la normativa americana concede e regolamenta la gestazione conto terzi e b) il padre biologico del bambino è il compagno di Vendola (di cittadinanza canadese). Esattamente come tutti coloro che vanno a prostitute in Olanda, ad abortire in Svizzera, a fare la fecondazione assistita in Spagna e a suicidarsi (di nuovo) in Svizzera. Tutto questo in totale sicurezza fisica e sanitaria, con il necessario conforto psicologico e, sopratutto, in un clima di perfetta normalità lontana anni luce dagli inquisitori da operetta di casa nostra.

E invece i poveri si attaccano al cazzo (scusate per la parola “poveri”, so che non siete abituati): le loro prostitute sono delle schiave, farsi le canne arricchisce la mafia, l’aborto si fa nei cassonetti o in casa di qualche macellaio (a proposito, sapevate che il governo ha depenalizzato l’aborto clandestino ma ha alzato la sanzione amministrativa da 51 a 5000 euro PER LA GESTANTE?), se non puoi avere figli prendi il numeretto e aspetti (e aspetti, e aspetti, e aspetti), e se sei inchiodato al letto, non preoccuparti che qualcuno ti porterà da bere anche se non vuoi.

Metteteci anche che se puoi permetterti passaporto e albergo qualsiasi paese al mondo ti accoglierà a braccia aperte* ma se per caso non è così ti aspettano recinzioni e mazzate.

Quindi grazie mille Nichi: ci hai dimostrato meglio di chiunque altro che l’Italia non discrimina in base a religione, razza, nazionalità o orientamento sessuale ma solo in base al censo. Mi sa che è la cosa più di sinistra che hai fatto in vita tua.

*per modo di dire: mia moglie, cittadina russa trasferitasi in Italia per motivi di lavoro all’interno della stessa azienda multinazionale, è dovuta andare una volta l’anno qui per farsi prendere le impronte digitali nell’evenienza che accoltelli qualcuno.

Abbiamo vinto. Lode al governo

in politica by

Dunque ricapitoliamo: il Senato della Repubblica ha approvato (dopo aver giurato e spergiurato che non era possibile) la fiducia su un provvedimento il quale

  • conferma la discriminazione degli omosessuali nei confronti dell’istituto del matrimonio
  • istituisce una forma distinta di unione (Senta signora Parks, lei su quel posto non può proprio sedersi: che ne dice se invece facciamo un bello sgabello dedicato solo a voi… abbronzati?)
  • elimina il riferimento alla possibilità di adozione del figlio del partner (nonostante essa sia già possibile). Lo ripeto perché magari non è abbastanza chiaro: OGGI la stepchild adoption, ancorchè complicata, è possibile ma il DDL Cirinnà fa finta che non esista
  • viene festeggiato con toni trionfalistici dall’onorevole Angelino Alfano (peraltro ministro e vicepresidente del consiglio del suddetto governo) che, dall’alto degli ZERO voti conquistati dal suo partito alle elezioni politiche del 2013 ha dettato praticamente l’intera linea di governo dall’inizio della legislatura imponendola ad ampie porzioni del partito di maggioranza.

Eppure, nonostante tutto questo, nonostante la disuguaglianza formale tra matrimonio e unione civile possa comportare facilmente una discriminazione pratica (c’è uno sgravio per le coppie sposate? chi ha detto che debba essere esteso alle unioni civili? e le graduatorie comunali e regionali per l’accesso ai servizi? e il calcolo dell’ISEE? etc. etc.), nonostante sia evidente che il prossimo che si azzarderà a chiedere, banalmente, l’uguaglianza di fronte alla legge si sentirà rispondere “Cazzo vuoi? Ti abbiamo pure fatto le unioni civili. Fila via, che i VERI problemi sono altri” (con buona pace di chi ci crede davvero e ha tutta la mia stima per questo), nonostante di fronte alla discriminazione non può esserci trattativa o compromesso (o sei discriminato o non lo sei, tertium non datur), gli alfieri del bispensiero renziano ci raccontano del fantastico risultato raggiunto, si commuovono per l’elemosina ricevuta e tacciano gli altri di disfattismo e ingenuità. Ed io non so se sia più deprimente immaginarli in malafede o meno.

P.S.: ovviamente è tutta colpa dei grillini

Le priorità variabili di Matteo Renzi sulle unioni civili

in politica by

Mettiamo un attimo le cose in prospettiva: il governo Renzi è ricorso all’istituto della fiducia parlamentare più di 40 volte per approvare, tra le altre cose, il ddl Delrio sull'”abolizione” delle province, il decreto Poletti, il decreto Lupi, il decreto Madia sulla Pubblica Amministrazione, i decreti Cultura e Competitività, lo Sblocca Italia, la legge delega sul JOBS Act, decreto salva-Ilva, decreto Milleproroghe, decreto Banche Popolari, la Buona Scuola, Italicum, riforma parlamentare, decreto Giubileo, decreto antiterrorismo e ddl Boschi di riforma parlamentare. Poiché l’uso della fiducia è l’estrema ratio cui l’esecutivo ricorre per garantire l’approvazione dei provvedimenti, dobbiamo ipotizzare che tutti le succitate iniziative (34% del totale leggi approvate) venissero ritenute fondamentali per il bene del paese al punto da, in molte occasioni, andare allo scontro anche con membri del proprio partito. Parlo di “ipotizzare” perché, in effetti non possiamo fare altro: Matteo Renzi è stato eletto Presidente del Consiglio non a valle di una campagna elettorale in cui ha presentato il programma del partito di cui è segretario, ma in seguito alle dimissioni del suo predecessore. Non sarebbe pertanto corretto accusarlo di non aver rispettato il programma di governo di fronte agli elettori in quanto, a tutti gli effetti, agli elettori non ha mai dovuto promettere nulla.

Piccola parentesi: a mio modestissimo parere uno dei problemi del nostro sistema di repubblica parlamentare è la scarsa accountability. I nostri cugini presidenzialisti d’oltreoceano, quando tra quattro anni dovranno giudicare il presidente, si ricorderanno di tutto quello che ha proposto in campagna elettorale e su quello lo giudicheranno. Ma in un sistema parlamentare, tra l’altro in assenza dell’uninominale secco, possiamo solo trarre un giudizio sull’operato del partito che abbiamo votato (ammesso che esista ancora).

Dunque può essere questa la soluzione: anche se Matteo Renzi non ha mai fatto campagna elettorale per diventare Presidente del Consiglio nella sua candidatura alla segreteria del PD dovremmo ritrovare tutti gli argomenti di cui sopra. E tuttavia, ad eccezione di qualche vago accenno ai temi del lavoro e della legge elettorale, nel programma dell’epoca si trovano quasi esclusivamente dichiarazioni di intenti senza alcun dettaglio concreto, men che mai i suddetti provvedimenti: provvedimenti i quali hanno in seguito acquisito tanta importanza da dover essere approvati tramite fiducia parlamentare.

In compenso, durante l’unico dibattito con gli altri candidati segretari, a un certo punto successe questo (momento clou a 3:35).

Schermata 2016-02-16 a 00.52.05

P.S. qui il video completo: tra i vari momenti LOL segnaliamo “non voglio mandare a casa Letta” (6:52) e “abbassare Irpef, alzare tasse su patrimonio” (50:00)

 

Generatore Automatico di alternative al Family Day

in humor/politica/società by

Come tutti sappiamo oggi si svolge (di nuovo) il Family Day, una grande manifestazione in “difesa” della “famiglia” “tradizionale” (da cui il “Family”, che in inglese vuol dire “famiglia”, nel nome della manifestazione).

Tuttavia, in quest’epoca sempre più priva di valori, riteniamo necessario difendere altre importanti istituzioni dal logorio della vita moderna: se anche voi ritenete che le tradizioni siano in pericolo, fate refresh per ottenere nuove manifestazioni in difesa dei bei tempi andati.

Star Wars: il risveglio del fomento

in cinema by

Questa volta non ci avrebbero fregati. Non dopo esser passati per i cazzo di prequel. Allora non sapevamo, non potevamo sapere; allora avevamo speranza, fiducia. Ed eravamo ancora giovani, inesperti: eravamo innocenti.

Ora, non è che noi siamo gli imbecilli che ci sforziamo di sembrare. Lo sappiamo che, pur essendo oggettivamente dei bei film, il motivo per cui ci piacciono tanto sono le vacanze di Natale passate a registrarli in TV e a rivederli fino a consumare le videocassette. E questo perché, anche se Il Ritorno dello Jedi è uscito solo nel 1983, per molti di noi Guerre Stellari è sempre stato lì: esisteva, anzi è sempre esistito, nella sua accezione di classico, insieme ai film disney prima e al resto della truppa dopo (Indiana Jones, Ghostbusters, i Goonies, Ritorno al Futuro etc…).

Si, ci sono i talebani per cui è IN-CON-CE-PI-BI-LE che Han non abbia sparato per primo e i folgorati che hanno ricostruito a mano i film originali ma molti di noi sono persone per lo più normali. E noi ce li siamo visti i prequel: li abbiamo attesi come Il Vangelo parte II – Back to Bethlehem e questo è quello che abbiamo avuto in cambio. Abbiamo preso i DVD e ci siamo ritrovati scene raccapriccianti (non è una questione di blasfemia rispetto alla sacralità dell’originale, è che fanno veramente schifo al cazzo).

Abbiamo poi visto tutti i sequel/prequel/remake/reboot sfornati senza alcun senso di misura o dignità pur portare mezzo cristiano in un cinema, figli di ignavi omuncoli, parassiti di talento altrui. Cazzo, abbiamo visto Indiana Jones 4 (che Dio ci perdoni).

Cosa pensate che abbiamo provato quando Lucas ha smollato il tutto alla Disney che immediatamente ha annunciato altri TRE FILM?? Per di più con JJ Abrams (che non ha MAI fatto un film oltre il buonino) alla guida del baraccone?

Non lo volevamo questo cazzo di film. Non volevamo le false speranze per le notizie del cast e lo zig-zag tra le teorie spoiler e le teorie LOL. Non volevamo un trailer pezzentissimo a più di UN ANNO dall’uscita del dannato film.

Ma, come ho detto, siamo persone ragionevoli: stracciarsi le vesti non ci viene bene e poi, in fin dei conti, è solo un film. Saremmo andati al cinema come tutti ma con animo rassegnato, stoico. Saremmo stati pronti perché non ci saremmo aspettati nulla

Sapevamo tutto. Eravamo preparati. Eravamo consapevoli.

E tutto questo è finito nel cesso otto mesi fa in meno di due minuti.

ortolani

 

Ticket

credits Leo Ortolani, Morelli’s Movie Guide

P.S. qualsiasi cosa succeda stasera temo che non si arriverà mai al livello di gegno di quel fenomeno di Patton Oswalt.

La marsigliese e il napoletano

in cinema/cultura/mondo/musica/sport/storia by

In condizioni normali Inghilterra-Francia, specie se giocata a Wembley, non è mai una partita banale, anche se è un’amichevole: ieri sera, tuttavia, della partita in se non fregava niente a nessuno (ha vinto l’Inghilterra due a zero, per la cronaca) perché il momento più alto della serata è avvenuto prima ancora che si iniziasse a giocare quando l’intero pubblico di Wembley, in commemorazione dei tragici eventi di Parigi, ha intonato La Marsigliese.

https://www.youtube.com/watch?v=7MLGTTMXsIU

Anche chi, come il sottoscritto, ha un livello di sopportazione della retorica estremamente limitato, non può non riconoscere la potenza di una tale scena. Dove molti inni nazionali sono una mera celebrazione dell’orgoglio, appunto, nazionale, La Marsigliese è da tempo assurta a espressione trasversale di libertà e rifiuto dell’oppressione. Con qualsiasi altro inno quella di ieri sera sarebbe risultata “solo” un’espressione di solidarietà ad una nazione colpita da una tragedia; la Marsigliese la trasforma in una dichiarazione di intenti. La sua potenza è tale da renderne istantaneamente iconico l’utilizzo, come avviene nella Scena (con la S maiuscola) del Film (con la F maiuscola).

Ora, voi penserete che la bellezza della scena risiede, oltre che nella splendida confezione (molti degli attori erano davvero rifugiati in fuga dai nazisti come mi suggerisce il mio Bogartista di fiducia), nella sua implausibilità: chi avrebbe il coraggio di fare una cosa del genere di fronte ai nazisti? E il motivo per cui voi lo pensate è che non avete il piacere di conoscere il professor Renato Caccioppoli, pianista, matematico, e, occasionalmente, barbone. Quando non contribuiva a dimostrare uno dei teoremi chiave per lo studio delle equazioni differenziali o a gettare le basi per la soluzione del diciannovesimo problema di Hilbert (contribuendo indirettamente a far uscire di testa John Nash), Caccioppoli, tra l’altro nipote di Mikhail Bakunin, era impegnato a prendere per i fondelli il regime fascista. La sua trovata più fantasiosa fu in reazione ad una legge che proibiva agli uomini di andare in giro con cani di piccola taglia (in salvaguardia della virilità del maschio italico): se ne andò in giro per il centro di Napoli con un gallo al guinzaglio.

L’ironia gli venne, tuttavia, a mancare in occasione della visita di Hitler nel 1938: la sera prima dell’arrivo di Mussolini e Hitler a Napoli, Caccioppoli entra nella birreria Löwenbräu con la compagna e paga un sacco di soldi all’orchestra per suonare la Marsigliese di fronte ad un pubblico di gerarchi. Alla fine dell’esecuzione si alza, va al centro del locale e, rivolgendosi a tutti, fa in tempo a dire “Quello che avete sentito è l’inno di un paese libero, l’inno della libertà: la stessa libertà che in questo paese è soffocata e negata da Benito Mussolini, che con il suo alleato tedesco…” prima di venir riempito di manganellate e trascinato via a forza. La famiglia riesce a farlo internare anziché arrestare e, addirittura, a fargli ottenere un pianoforte nella clinica: e Renato Caccioppoli, ufficialmente pazzo, suona la Marsigliese in continuazione, prima da solo, poi con un coro di altri pazzi che la cantano con lui, alla faccia di Mussolini, di Hitler e di tutti i tiranni e gli assassini di questo mondo.

P.S. c’è un’altra scena nella storia del cinema che fa un uso eccellente della Marsigliese: provate a dire che non è una botta anche questa (si, nonostante il grugno di Stallone).

P.P.S. volevo accennare alla citazione dei Beatles in All You Need Is Love ma ve la risparmio per la prossima volta

P.P.P.S. qualche fonte

Il discorso mai pronunciato di François Hollande

in politica by

Cittadine e cittadini di Parigi, popolo di Francia e tutti voi, esseri umani del mondo intero.

Mi rivolgo a voi nel momento più buio della mia presidenza, e uno dei più bui nella storia di questo Paese e dell’Europa. Ciò che è successo stanotte mi riempie il cuore di sgomento e tutti i miei pensieri vanno agli amici e ai parenti delle vittime. Voglio esprimere la mia, seppur insufficiente, riconoscenza per tutto il personale medico, per le forze dell’ordine e per ogni cittadino che ha offerto un aiuto e ringraziare tutti coloro che ci hanno espresso vicinanza e solidarietà.

Ma più di ogni altra cosa voglio rivolgermi a voi, responsabili di questo orrore, a voi che vi siete macchiati di quest’atrocità, a voi che sperate che io parli di “giustizia” e di “guerra”, io vi dico che non ci sarà vendetta, che dimostreremo che la nostra società è più forte dell’odio, che di fronte al vostro desiderio di oppressione noi risponderemo con ancor più libertà, che quando vi troveremo vi sarà garantito ogni diritto, sarete giudicati in un processo equo e, se condannati, sconterete la vostra pena e vi riaccoglieremo nella società, che non piegheremo le nostre leggi ed i nostri diritti in nome di un fantomatico desiderio di sicurezza perché la nostra sicurezza deriverà dal non cedere al ricatto dell’odio.

Faremo tutto questo perché siamo convinti che credere nel nostro modello di società, basata sul diritto e la libertà, sia migliore del vostro basato sulla violenza e l’oppressione; e lo faremo perché se persone che vivono tra noi arrivano ad odiarci al punto da commettere queste atrocità, anche noi siamo colpevoli: siamo colpevoli del fatto che loro non si sentissero parte di noi, che non siamo stati capaci di integrarle ed accettarle, che le abbiamo spinte ad ascoltare chi parla di guerra e violenza.

Questa tragedia ci mette di fronte al nostro fallimento ma non permetteremo che i nostri sforzi siano resi vani. Prendendo in prestito le parole che il mio collega Jens Stoltenberg si trovò a pronunciare a seguito di una simile sciagura, vi dico che a questo orrore noi risponderemo “non con meno apertura, con meno diritti e con meno tolleranza, ma con più apertura, con più diritti e con più tolleranza”.

Grazie a tutti voi.

Francoise Hollande (discorso mai pronunciato Venerdì 13 Novembre 2015)

#VotaNerone

in politica by

Come ci insegna The Wire la regola aurea della politica è una e una sola: a nessuno piacciono i rompicoglioni. Venire segato fa parte del gioco e può accadere per mille ragioni diverse che, spesso e volentieri, neanche riguardano direttamente te o come hai svolto quel lavoro. La cosa importante è che, quando accade, tu resista alla tentazione di montare un casino e faccia gioco di squadra: sorridi, ringrazi, saluti e ti levi dal cazzo. Fai così e vedi che quando si tratterà di di affidare un incarico, una poltrona in un consiglio di amministrazione o in una fondazione, magari una candidatura in un seggio sicuro, sai che verrai ricordato come uno tranquillo, uno che non dà problemi, uno di noi. Prendete Marrazzo che oggi è inviato Rai a Gerusalemme o la Polverini che è deputato; prendete Sassoli e Gentiloni, umiliati alle primarie ed oggi, rispettivamente, parlamentare europeo (dove, non paghi di quello che aveva combinato la volta scorsa, l’hanno fatto pure vicepresidente) e Ministro degli Esteri: tutte persone che hanno capito che non è importante doversi dimettere o perdere un’elezione ma non fare casino.

Se mai ce ne fosse stato bisogno, l’ultimo capitolo di quell’incidente ferroviaro al rallentatore che è stata la permanenza di Ignazio Marino in Campidoglio, ha dimostrato fuor d’ogni dubbio che lui della squadra non ha mai fatto parte, anzi: autocandidatosi contro l’establishment del partito, in quella che è probabilmente stata la sua unica espressione di acume politico, ha stravinto sia primarie che elezioni proprio per l’ostentata estraneità al blob stratificato e putrescente composto da mattone, sanità, monnezza, palazzinari, fascisti, sindacalisti, cooperative, fondazioni, giornalisti e preti noto ai più come scena politica romana. Il problema è che se per governare Roma c’è bisogno di capacità eccezionali di per se, Marino ha ampiamente dimostrato non solo di non avere tali capacità, ma, come molti incompetenti, di non rendersi nemmeno conto di quello di cui avrebbe avuto bisogno (una visione chiara per il futuro della città, la selezione di competenze cui delegare le questioni cruciali, l’umiltà di chiedere aiuto a chiunque fosse in grado di fornirlo). Marino, invece, si è lanciato contro il moloch con un’incoscienza immotivata e, spesso, deleteria, collezionando figuracce e litigando con tutti quasi a prescindere. Se ti metti in testa di pulire le stalle di Augia o sei Eracle o la tua Hubris ti porta ad affogare nella merda.

È anche difficile dire cosa Marino sperasse di fare perché, in effetti, non ha mai avuto la possibilità di farlo. Se Renzi fosse stato chi ha sempre raccontato di essere, Marino sarebbe stata la testa di ponte, il punto di appoggio per rinnovare il partito e cambiare la città. Il Renzi rottamatore avrebbe offerto il suo aiuto, messo a disposizione i suoi uomini migliori, fatto sentire tutto il peso del nuovo cazzo di segretario del partito con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su chiunque avesse provato anche solo ad aprire bocca contro il primo sindaco del nuovo PD; sfortunatamente il Renzi futuro Presidente del Consiglio alle persone con cui Marino è in guerra sta deve un bel pezzo della sua poltrona. Ed ecco quindi ZERO appoggio a Marino dal PD nazionale, l’invio di Orfini a gestire il partito (ovvero giunta e assessori) e Gabrielli per il resto, dichiarazioni deliranti nel mezzo di Mafia Capitale, visita alla Festa dell’Unità come un ladro e, a coronare il tutto, tre assessori imposti dall’alto che nemmeno due mesi dopo sono i primi a dimettersi dando il via alla crisi. Tutto ovviamente sensatissimo se si pensa che, una volta segato Marino e tolta di mezzo ‘sta stronzata delle primarie c’è un bel giubileo straordinario da organizzare come si deve (con tante grazie al Papa).

Flashback, aprile 2008. Mi sono laureato da un mese e mezzo, sono partito per l’interrail e sono in Andalusia quando mi arriva la notizia che Alemanno ha vinto le elezioni. Per il ballottaggio ero già partito ma il primo turno ero a Roma e mi ero rifiutato di votare Rutelli: sapevo che avrebbe vinto Alemanno, immaginavo lo schifo che avrebbe fatto alla mia città ed ero pronto ad accettarlo nella speranza della reazione che avrebbe suscitato nel PD. In questo senso la vittoria di Marino l’ho vissuta quasi come una vittoria personale, una scommessa vinta.

Da ieri Ignazio Marino non è più il sindaco di Roma e la sua carriera politica è più morta di Dillinger; non si sa chi vorranno mettere al suo posto (faccio un nome a caso) ma è francamente irrilevante a questo punto. Se c’era una possibilità di redenzione per questa città era qui e ora ma la fine di Marino dimostra che il sistema è troppo marcio per potersi autorigenerare.

Che fare allora? Facile: votate i 5 stelle. Si, quei beoti che stavano in piazza con i fascisti a festeggiare le dimissioni. Quelli che hanno urlato in faccia a chiunque provasse a mettere su qualcosa di costruttivo. Quelli che il candidato sindaco NON deve avere esperienza di politica. Possono candidare la qualunque, io li voto lo stesso. Anzi, peggio è il candidato, più volentieri lo voto: datemi un Nerone che riduca Roma in cenere e potremo cominciare a ricostruire sulle macerie.

Le conseguenze della coscienza

in politica/religione/società by

“What makes a man, Mr Lebowski?”

“Uh, I, I don’t know, sir.”

“Is it being prepared to do the right thing? Whatever the cost? Isn’t that that makes a man?”

“Ummm…sure. That and a pair of testicles.”

“You’re joking. But perhaps you’re right.”

(The Big Lebowski)

L’arresto di Kim Davis non è solo un altro episodio nel persistente dibattito tra laicismo e religiosità (che non si limita al solo terreno dei diritti degli omosessuali, ma investe educazione sessuale, insegnamento delle scienze, diritto all’aborto e via dicendo) ma, cercando di svincolarsi dalla logica di appartenenza ad una o l’altra delle fazioni in campo, può anche essere l’occasione per tentare di fare un paio di considerazioni di carattere più generale su come ognuno di noi riesca a conciliare i propri principi con i ruoli che ci troviamo ad assumere.

La signora Davis si è trovata in una situazione nella quale il suo ruolo di impiegata comunale le imponeva di compiere un’azione che la propria coscienza giudicava esecrabile; messa di fronte a questo conflitto lei ha agito in conformità con i propri principi morali, ritenendo che essi dovessero essere il fattore predominante nella determinazione del proprio comportamento: in parole povere, ha agito secondo coscienza. Ora, il fatto che io non condivida nulla delle idee oscurantiste e totalitarie che albergano nella coscienza della signora Davis, non mi impedisce di provare una certa ammirazione per un comportamento di questo tipo: d’altronde “difendi i tuoi ideali” e, appunto, “segui la tua coscienza” sono principi che tutti noi consideriamo virtuosi a prescindere, anche (e sopratutto) perché diamo istintivamente per scontato che i suddetti ideali da difendere siano gli stessi cui ci ispiriamo noi. La signora Davis non si è autoassolta con la necessità di obbedire agli ordini, né ha dato importanza al fatto che le coppie da lei respinte in un modo o nell’altro si sarebbero sposate comunque: la sua profonda convinzione era che fosse suo dovere impedire un abominio e il suo comportamento ne è stato una conseguenza.

Sto quindi sostenendo che Kim Davis è una paladina della libertà, eroica vittima di una persecuzione ideologica? Assolutamente no, sto dicendo che se comportarsi secondo la propria coscienza è di per se una cosa lodevole, l’idea che ciò giustifichi a priori qualsiasi tipo di comportamento é estremamente infantile. Poiché nessuno di noi è un’isola, è necessaria la consapevolezza delle conseguenze che le nostre scelte comportano in relazione ai ruoli che ricopriamo all’interno della società affinché tali scelte non si riducano ad una forzosa imposizione delle propria visione del mondo sugli altri: è proprio tale consapevolezza ad attribuire valore alle nostre scelte. In fondo ha (come sempre) ragione Il Drugo: per fare quello che è giusto servono i coglioni.

Invece, nel caso in questione, è successo che, a seguito della decisione della Corte Suprema, i principi della signora Davis l’hanno resa incompatibile con il proprio ruolo di pubblico ufficiale: la signora avrebbe dovuto prendere atto della sopraggiunta incompatibilità e, nel rispetto del ruolo che ricopre, avrebbe dovuto chiedere di essere trasferita ad altra mansione o, qualora ciò non fosse stato possibile, presentare le dimissioni. È stata la sua persistenza a voler ricoprire un ruolo senza averne l’idoneità la causa della serie di eventi culminata con la sua carcerazione: nulla che non si sarebbe potuto evitare se la signora avesse accettato che lei, volendo seguire la propria coscienza, quel lavoro non poteva più farlo esattamente come un musulmano o un ebreo ortodosso non può fare il cuoco in un ristorante dove servono l’amatriciana, un sostenitore del creazionismo non può insegnare scienze naturali, un ecologista non può fare il trivellatore e un vegano non può fare il macellaio.

Purtroppo il rifiuto di tale incompatibilità spesso comporta delle enormi storture spesso mascherate dietro la facciata dell'”obiezione di coscienza”. Non mi riferisco solo al massacro della legge 194 ormai con punte dell’85% di medici obiettori ma anche, e sopratutto, a quegli episodi nei la suddetta stortura è causata da un sistema valoriale con il quale sento decisamente più affinità rispetto a quello della nostra eroina del Kentucky: due esempi fra tutti sono le vicende Cancellieri-Ligresti e Azzolini nelle quali un gesto dai fini, a priori, nobili (evitare a un essere umano una carcerazione preventiva, vessatoria e ingiustificata) è stato conseguito attraverso modalità in palese contraddizione con i ruoli istituzionali ricoperti dai “benefattori” (mancanza di imparzialità nel caso del ministro, voto in malafede* da parte dei senatori). Di nuovo, una volta conseguito l’obiettivo, il passo corretto da compere sarebbero state le dimissioni immediate per sopraggiunta incompatibilità verso il proprio ruolo; un gesto che avrebbe anche potuto generare un dibattito sulla mostruosità che è il sistema giudiziario-carcerario italiano (come non manca periodicamente di ricordarci la Corte europea dei diritti dell’uomo). Invece, anche qui, la scelta “di coscienza” è stata considerata la giustificazione di un comportamento istituzionalmente illegittimo che, accanto alla “buona azione” privata, ha creato un’ulteriore stortura pubblica in aggiunta a quella già esistente.

Nota finale: l’altro ieri Kim Davis è stata rilasciata con l’ammonimento a fare il proprio lavoro. All’uscita di prigione è stata accolta da una folla in festa al suono di Eye of the Tiger: la signora ha ringraziato, commossa, la folla, ed ha tenuto un breve discorso durante il quale si è rivolta al cielo esclamando “la gente di Dio si è radunata”. Sul palco con lei c’era  Mike Huckabee, pastore battista e candidato (di nuovo) alla presidenza e già altri candidati stanno facendo la fila per incontrarla. Mi sbaglierò ma queste elezioni stanno per diventare parecchio divertenti.

*parlo di malafede perché l’argomento della votazione era la presenza o meno di intenti persecutori nell’indagine della procura (non la bontà dell’indagine stessa, la consistenza delle prove o l’opportunità della carcerazione preventiva) mentre molti di coloro che hanno votato contro l’arresto lo hanno fatto, per loro stessa ammissione, a prescindere dalla questione persecutoria

Oh fascist, where art thou?

in giornalismo/politica/società by

C’è un curioso silenzio questi giorni e non so davvero come interpretarlo. Non lo trovate strano anche voi? Voglio dire, sabato sera, c’è stato un incidente mortale (a Napoli un dj di 29 anni ha preso la tangenziale contromano ubriaco lercio e si è schiantato contro un’altra auto) eppure, fino ad oggi, non ho sentito di nessuna misurata manifestazione di solidarietà, di Matteo Salvini neanche l’ombra, e, so che farete fatica a crederci, i media ne parlano come di un normale incidente stradale.

Eppure sappiamo bene che la reazione appropriata agli incidenti stradali (notare con che classe sono grassettate le parole tre rom zingari) dovrebbe essere ben diversa. Dove sono le torce e i forconi sotto la casa dell'”assassino”? Dove sono le invocazioni di ruspa per le discoteche? Dov’è l’indignazione contro l’alcool? Dove sono le richieste di buttare nel cesso la legge perché laggente vuole il sangue e bisogna placarla? Dov’è il sindaco che si bulla di aver preso i responsabili? Dove sono le pretese di pene esemplari da parte di tutto il sottobosco del politicume vario su su fino al Ministro dell’Interno?

È chiaro che esistono innumerevoli ragioni per cui l’episodio A entra nel frullatore politico/mediatico mentre l’episodio B passa in sordina (d’altronde le vittime di incidenti stradali sono 3.400 all’anno, non è che possono fare notizia tutte); è solo che, a parte l’ipotesi di Billy Pilgrim, non me ne viene in mente nessuna. Ma è il mio animo malfidato che si permette di giudicare chi esprime nobili sentimenti mosso da altruistica commozione e solidarietà: è solo che, come dire, temo che la loro impronta stilistica lasci un po’ a desiderare.

La Grecia, l’Europa e il gioco del pollo

in economia/mondo/politica by

Al di là delle questioni di merito (che lascio a gente ben più esperta di me in materia), quello che mi colpisce maggiormente di questa storia è che Grecia e (semplificando) Europa, invece di sedersi a un tavolo e cercare concretamente e responsabilmente una soluzione a questo casino, si siano messi a fare il gioco del pollo.

Cos’è il gioco del pollo? È questo qui sotto (minuto 2:35).

Perché, vi chiederete, di fronte ad uno snodo cruciale come quello a cui stiamo assistendo, i leader dei paesi coinvolti ci cimentano in quello che santa wikipedia martire ci spiega essere un passatempo da deficienti? Perché il loro scopo non è trovare la soluzione migliore al problema (la Grecia non ha i soldi ERGO se va per stracci l’Europa i suddetti soldi non li rivedrà mai) ma far contente le rispettive tifoserie che li dovranno votare alle prossime elezioni. Ed ecco quindi Tsipras che tira fuori un referendum con una settimana di preavviso (paventando le dimissioni in caso di esito negativo) per gettare in faccia alla Merkel* che ha dalla sua parte l’intero popolo greco (anche perché è stato eletto col 36%), e la troika insistere con le misure che già avevano fatto casino la volta precedente e ispirate, almeno in parte, su uno studio quantomeno controverso (ma che per altri paesi, tipo Irlanda e Portogallo, hanno effettivamente funzionato).

Il bello del gioco del pollo è che l’unico motivo razionale per giocarci è essere convinti che l’altro si farà più male di te nello schianto (specie se entrambi i contendenti si affidano alla teoria del pazzo). Ho quindi la netta impressione la vera scommessa in ballo sia su cosa succederà quando la Grecia uscirà dall’euro con Tsipras che spera, almeno nel medio periodo, di cavarsela non troppo male (cosa che distruggerà l’idea stessa di austerity visto che nessuno mangerà più la minestra potendo saltare agilmente dalla finestra) e la Merkel che tifa per uno scenario Maxmaddesco/Kenshiriano da usare come monito per il prossimo stronzo che proverà a fare il furbo.

Per riepilogare la stupidità della situazione osserviamo che

1) Tutti gli attori coinvolti ritengono assolutamente normale scommettere sulla pelle di undici milioni di tizi

2) Qualsiasi esito ci sia nella vicenda l’idea stessa di Europa è probabilmente defunta nella mente di tutti i suoi cittadini

3) È la terza volta in 150 anni che la Germania raggiunge l’apice della sua potenza e si prodiga per buttare tutto nel cesso: stavolta è forse la peggiore di tutte in quanto avrebbe concretamente potuto guidare l’Europa ad assumere un ruolo chiave nello scacchiere internazionale (scusate l’orribile espressione da bignami del giornalismo). Immaginate un’Europa forte e unita come interlocutore credibile verso la Russia in alternativa agli USA (anche lì un bel gioco del pollo) e ponte verso Africa e Medio Oriente. Cara signora Merkel, in vista della prossima volta assuma come spin doctor il Dr. Jack Shephard.

4) L’ho già detto ma vale la pena ripeterlo: se la Grecia va per stracci, i debiti NON LI PAGHERÀ MAI: per la cronaca buona parte di quei debiti sono nei confronti dell’Italia. E questo ci porta a

5) Renzi fa la figura del tizio che, non avendo studiato un cazzo, pensa che sputtanando il compagno di banco con la maestra si salvi il culo dall’interrogazione. Anche in una situazione di merda, riusciamo comunque a distinguerci alla grande.

*Si intenda “Merkel” come personificazione della Troika, e dei vari elettorati nordeuropei

Matrimoni egualitari? Adda passà ‘a nuttata…

in politica/religione/società by

Il buon Luca Sofri ed il mio degno complice Tad sono più o meno concordi nell’asserire che il (lol) milione di tizi di Piazza San Giovanni sono dei poveracci che strepitano perché si rendono conto che la loro posizione è destinata a diventare minoritaria e financo a estinguersi: in soldoni, scrivono, cari omosessuali, non dovete preoccuparvi perché alla fine, fosse pure tra due/tre/cinque/dieci anni, la battaglia la vincerete.

Ciò è sicuramente vero e risulta, almeno a primo impatto, piuttosto confortante: ci pone dal lato “giusto” della storia, ci prefigura il lieto fine e, addirittura, ci rassicura che tutto questo avverrà automaticamente, senza alcuno sforzo da parte nostra. Tuttavia tale linea di pensiero rischia, a mio avviso, di sottovalutare l’importanza sociale e culturale della questione.

Vedete, la domanda chiave di tutta la faccenda è questa: il diritto al matrimonio è o no uno dei diritti fondamentali di un cittadino?

Risposta A – SI, è un diritto fondamentale: benissimo, allora è equiparabile a, per esempio, il diritto di voto. Se agli omosessuali ad oggi fosse proibito votare, direste “Si, lo so che è brutto ma tra un po’ la risolviamo: magari non si riesce per questa elezione ma alla prossima andate tranquilli.”? Se fossero, sempre per esempio, gli ebrei a non potersi sposare direste loro che si vive benissimo anche da non sposati? Se un diritto è fondamentale tutti lo devono avere, punto. E ogni istante che a qualcuno è negato questo diritto viene imposta una sofferenza a lui e alla comunità intera. E, sopratutto, tutto questo deve (dovrebbe) prescindere dal voto popolare ma essere dato per scontato e, eventualmente, difeso contro tutti coloro che cercano di limitare o estinguere tale diritto. È chiaro che, se questo è il caso, “eh, adda passà ‘a nuttata” non può essere la risposta da dare a quella che è, a tutti gli effetti, una minoranza oppressa.

Risposta B – NO, non è un diritto fondamentale: la sua estensione a tutti è solo uno tra gli obiettivi da raggiungere per migliorare il livello di civiltà del paese. Questa pare essere la risposta sottesa al “alla lunga si farà, non c’è problema”. Sarà la mio indole pessimista ma ho dei dubbi anche su questo. La mia impressione è che questo tema, come anche altri temi relativi a diritti civili, in Italia non solo non sposti voti (per dire questo è il video del dibattito delle primarie del PD, com’è andata a finire lo sapete) ma, al contrario, rischi di essere controproducente. Dire “nessuno, che viva in un adeguato contesto di realtà e che abbia meno di trent’anni, si opporrebbe più alle unioni civili” è sicuramente vero ma “non opporsi” non significa “essere favorevoli” ma “essere indifferenti”: se le unioni civili si fanno ok, altrimenti non c’è da perderci il sonno. Infatti il sonno lo si perde talmente poco che il DDL Cirinnà, in discussione in questi giorni, era stato presentato appena 2 anni e 3 mesi fa, verrà approvato (se tutto va bene) non prima di ottobre e ha lo scopo non di introdurre l’uguaglianza (ovvero eliminare il “tra un uomo e una donna” nella definizione di matrimonio), ma di creare una forma di unione civile “dedicata” agli omosessuali lasciando agli eterosessuali l’esclusiva del matrimonio. Meglio di un calcio nei denti ma il risultato sarà comunque discriminatorio visto che, alla fine della fiera, gli eterosessuali avranno alcuni diritti e gli omosessuali ne avranno di meno.

Sono piuttosto convinto che la forma mentis sottesa alla Risposta B dipenda, almeno in parte, dall’idea, molto italiana, che la minoranza (sia essa politica, etnica, religiosa o sessuale) non sia una risorsa da preservare e sfruttare, ma una seccatura da sopportare e, qualora possible, ignorare mentre ci si occupa di “cose serie”: un atteggiamento che cozza ferocemente con l’idea stessa di democrazia liberale. Come molti dei problemi di questo paese la radice è, innanzitutto, culturale e mi sa che prima di vedere miglioramenti in tal senso ann passà assai nuttate.

Pasolini

in Articolo by

PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI PASOLINI

Unhappy is the liberal who votes for Renzi

in politica by

Ma voi ci credete che esistono i liberali (e/o liberisti) renziani? Io pensavo di averle viste tutte con i marxisti per Tabacci ma evidentemente ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sappia la mia filosofia visto che, a quanto pare, esistono alcuni esseri pensanti ancora convinti che questa sorta di DC 2.0 in maniche di camicia possa davvero incarnare la “rivoluzione liberale” che questi poracci si sono visti fottere da Berlusconi prima e da Monti poi. Ora, è vero che i liberali (e/o liberisti) italiani hanno preso talmente tanti schiaffi che si mettono a scodinzolare mostrano apprezzamento per il primo tizio che dà loro un biscottino; è parimenti vero che non tutti sono entusiasti, né lo sono mai stati, per l’esimio presidente del consiglio: sono tuttavia sinceramente sorpreso del fatto che dopo più di un anno di governo Renzi l’impressione del liberale (e/o liberista) medio è tutto sommato positiva sia per l’operato fin qui che per il futuro.

Amico liberale (e/o liberista): Aspetta, innanzitutto non concordo sull’accostamento Renzi-DC: sarà anche storicamente di estrazione cattocentrista (segretario provinciale del Partito Popolare Italiano, quello di Martinazzoli e Buttiglione, nel 1999 NdA), ma dargli del democristiano è come dare del radicale a Rutelli o del comunista a Ferrara. 

Ah, non è la DC? E come lo chiameresti l’atteggiamento teso alla conservazione del potere fine a se stessa? Quello per cui si prende a bordo la qualunque (Franceschini, De Luca, Alfano) pur di racimolare mezzo voto in più?

All: Scusa, ma tu se fossi un liberista in questo momento chi sosterresti?

Civati

All: Ahahahah. Dai, seriamente.

Seriamente: il principale ostacolo in Italia al libero mercato sono la corruzione, l’evasione fiscale e il conflitto di interessi. Cose che Renzi non toccherà mai.

All: Sinceramente la corruzione mi sembra meno grave dell’interventismo statale. Quale conflitto d’interessi? L’evasione fiscale invece in effetti è un problema serio.

È tutto parte dello stesso problema: quello per cui per aprire qualsiasi attività commerciale devi avere un cugino vigile urbano, per non metterci tre anni.

All: E quello lo combatti semplificando la burocrazia e licenziando molti statali, non gridando al lupo al lupo.

Cosa che Renzi non farà mai perché gli statali sono quelli che lo votano. Vedi le province che col cazzo che sono state abolite: hanno levato le elezioni e lasciato lì tutti quelli che ci lavoravano (e ora non sanno manco come pagarli).

All: E comunque io non dico che Renzi è un buon premier: dico che 1)ha buone probabilità di vincere 2)finora sta facendo cose che non mi dispiacciono (soprattutto ha abolito il cazzo di articolo 18, per quanto facendolo se vuoi un po’ a minchia, che è stata la riforma più importante degli ultimi 30 anni).

Cazzo vuol dire ha buone probabilità di vincere?

All: Che se uno prende il 5%, con le buone intenzioni può pulircisi il culo. Idem se è al governo ma non sa tenersi una maggioranza.

Quindi voti chi prende di più a prescindere dal programma? Sono finito dentro Elianto e non me ne sono accorto? Considerando che, articolo 18 a parte (di cui parliamo dopo), le “idee” di Renzi sono diametralmente opposte alle tue non capisco come la parte che abbia buone probabilità di vincere possa spingerti ad appoggiarlo.

All: Quali sarebbero queste idee così opposte? A me pare Renzi che stia cercando di usare un partito, con una piattaforma con cui non concordo, per fare invece, almeno in parte, delle riforme progressiste. Non ho ancora letto bene della scuola, ma mi pare che la renda più indipendente (riforma da liberale); l’abolizione del senato e l’Italicum (che non mi piace ma meglio che niente) aumentano la governabilità e snelliscono l’apparato; tagli fiscali (anche se pochi); sblocco di (parte dei) debiti della pubblica amministrazione; non ho ben capito cosa abbia fatto in termini di riforme giudiziarie ma almeno l’intento mi sembrava volto alla efficienza. Insomma, rispetto a praticamente tutti i suoi predecessori non mi pare male per niente (tra le altre cose grazie al fatto che riesce a mantenere in modo miracoloso una maggioranza, che è quello su cui hanno fallito ad esempio Prodi e Monti).

Solo che Prodi e Monti non sono riusciti a mantenerla la maggioranza proprio quando sono andati a toccare (molto poco a onor del vero) i centri nevralgici delle incrostazioni di potere italiane, cosa che Renzi si guarda bene dal fare. Lo snellimento di cui parli, invece, è quello usato, ad esempio, per Expo con i lavori affidati agli amici degli amici con la scusa dell’emergenza. O è lo Sblocca Italia di Lupi con le regioni che hanno autonomia di fare il cazzo che vogliono senza controlli (il che si traduce in appalti finti ai soliti noti). O il prolungamento della concessione ad autostrade per 90 anni. O il calcione nel culo alla Spending Review (e a proposito, che fine ha fatto Cottarelli?). E in tutto questo i tagli fiscali te li raccomando visto che gli 80 euro sono rientrati dalla finestra. Oppure prendi la riforma della scuola: attribuisce una serie di poteri ai presidi i quali a) non sono assolutamente formati per esercitarli e B) sempre nominati dal provveditorato sono. La verità è che Renzi è liberale quanto Berlusconi: ha solo sostituito la sua cricca con un’altra (e spesso manco quello visto che le facce sono le stesse) e sta promuovendo un sistema in cui non esiste il merito ma solo la fedeltà. Ovvero la DC. Ovvero l’antiliberalismo. Non è una questione di non essere abbastanza: è proprio che la sua politica non è né quella che vuoi tu ne quella che voglio io.

All: Eppure le due riforme rilevanti che ha fatto sono tra quelle che io aspettavo da più tempo: fine del bicameralismo e del l’impossibilità di licenziamento.

Ok, ha eliminato il bicameralismo perfetto: lo ha fatto in un modo del tutto idiota creando senato di dopolavoristi che non faranno bene né il consigliere regionale né il senatore e di trasferte spenderanno tanto quanto avrebbero speso di stipendi ma si, lo ha fatto (en passant ha dimostrato che la punta di diamante del suo team non sa scrivere un decreto legge al punto che la Finocchiaro ha dovuto riscriverglielo da capo: succede quando ti circondi di leccaculo che non sono in grado di accorgersi che “umanista” non è un aggettivo.). Ma vogliamo parlare dell’articolo 18? Da anni quasi tutte le assunzioni erano precarie mentre per quelli che ce l’avevano l’articolo 18 è rimasto.

All: Era impossibile toglierglielo. E comunque il punto rilevante è dare alle aziende la possibilità di assumere senza che poi il dipendente possa non fare un cazzo per sempre. Ripeto: non è un buon premier,  ma non mi vengono in mente alternative ed è bravo a fare effettivamente le cose (magari in parte, magari imperfette, ma alcune le fa). Cosa farebbe Civati di liberale se fosse al governo (e riuscisse a tenersi una maggioranza, cosa che non credo possibile)?

Di liberale farebbe un’unica legge che includa conflitto di interessi, evasione fiscale e corruzione magari inserendoci la tracciabilità dei capitali. Questo, unito alla semplificazione della burocrazia sarebbe la riforma più liberale mai vista in Italia. E per questo nessuno la farà mai.

E guarda che secondo me stai mischiando causa ed effetto: Renzi ha la maggioranza PERCHÈ non fa un cazzo di liberale. Se volesse farlo davvero lo schiaccerebbero.

Il punto è: cosa pensi che farà Renzi di liberale da ora in poi?

Perché la mia risposta è un cazzo di niente.

Quindi non vedo perché dovresti appoggiarlo, tutto qui.

Per la cronaca sono favorevole a tr degli interventi fatti da Renzi: gli sgravi sulle assunzioni, il 730 precompilato e il divorzio breve.

All: Non ho idea di cosa farà in futuro: mi baso su quanto fatto finora. Se vuoi delle ipotesi di quanto potrebbe fare post elezione: un minimo di semplificazione sia della burocrazia, sia del sistema giudiziario. Nei miei sogni bagnati anche fiscale
Per quanto riguarda Civati sono convinto che ci proverebbe (probabilmente facendolo nel modo meno liberale e più statalista possibile), ma sono altrettanto certo che fallirebbe. E nel frattempo probabilmente porterebbe avanti altre politiche che non condivido (cose tipo reddito di cittadinanza e supporto alle strutture pubbliche invece di privatizzare).

Secondo me ti illudi, a nessuno degli alleati di Renzi interessa fare quello che dici tu. Anzi, interessa l’esatto contrario: spartirsi la torta come di consueto.

All: Secondo me almeno c’è una minima speranza. Esponimi l’alternativa: chi sono gli alleati di Civati a cui interessa?

Assolutamente nessuno.
Ma qui torno al discorso di prima: se devi votare chi vince e sperare che faccia quello che dici tu tanto valeva votare Berlusconi.

In fondo ha fatto qualcosa di buono: la patente a punti ed il divieto di fumo nei locali pubblici

All: No, perché Berlusconi non ha mai fatto un cazzo di liberale, Renzi qualcosa sì.

Ripeto: secondo me ti illudi. Anche perché il peggio è che Renzi stesso e il maggior avversario di chi vorrebbe le cose fatte in un certo modo visto che cannibalizza il voto di chi, come te, si accontenta di quest’elemosina.

Guarda quello che è successo con (sigh) Scelta Civica: qualcuno (come te) li aveva votati sperando in Monti ed è finita che sono entrati nel PD.

Ora, io lo capisco che a un sacco di gente che ha sempre preso schiaffi, a destra come a sinistra, non pare vero di poter tifare per la squadra che vince ma c’è un grosso problema: Renzi non è la vostra squadra. E non è una questione di essere indentitari o puristi ma si tratta di riconoscere che, a un certo punto il porco non è più buono (e probabilmente non lo era mai stato) e smetterla di tentare di rincorrere obiettivi con chiara inutilità.

Nota: l’Amico liberale (e/o liberista) non è un parto della mia mente (credo) e mi scuso se la sua rappresentazione non è accurata e/o irrispettosa.

Il coraggio di Denis

in Micropost by

Nonostante quello che sembra, io sono un tizio noiosamente normale: sono pure devoto alla Santissima Trinità Moglie/Lavoro/Mutuo. Figli non ne ho ma se qualcuno me li minacciasse di morte io mi cagherei sotto e andrei di filato dalle guardie in lacrime. Per questo sono ammirato del fatto che German Denis, di fronte alla stessa minaccia (evidentemente credibile in quanto proveniente da Lorenzo Tonelli, noto esponente della criminalità organizzata), ha coraggiosamente affrontato il malfattore come solo un vero uomo avrebbe potuto fare. Addirittura, da vero professionista quale è, ha doverosamente aspettato la fine della partita per portare a termine la sua missione di protezione dei pargoli indifesi. E quindi il nostro ha affrontato il malvivente riuscendo addirittura a rompergli il naso: dev’essere stata la sua “profonda fede” ad avergli dato la forza.

Certo che siamo stronzi, sai che scoperta

in società by

Il nostro nuovo acquisto Billy Pilgrim si è fatto, al primo tentativo, un sacco di amici per aver affermato il suo (e nostro) diritto alla disempatia. Capisco che sia facile ridurre la questione a “Questo qui è il prossimo Hannibal Lecter ma io sono una persona molto migliore” ed avreste tutto il diritto di pensarla così: il problema è che, sfortunatamente, vi stareste prendendo per il culo. Vedete, per quanto possiate convincere voi stessi o chiunque altro di quanto siate altruisti, generosi etc. etc., la triste verità e che a voi, della maggioranza degli altri esseri umani non frega nulla; e non è che si tratta di essere cattivi o insensibili, il problema è che nel nostro cervello non c’entrano più di 150 persone. Non c’entrano, punto. E non parlo di saperne i nomi, i codici fiscali, il colore preferito o il numero di peli del culo ma del concepirli come individui, esseri umani, come nostri pari. Vedete quando Stalin diceva che “Un morto è una tragedia, un milione è una statistica”, centrava in pieno il punto: noi stiamo evolutivamente costruiti per ragionare esattamente in questi termini. Che poi è esattamente il motivo per cui sia stato, e sia tuttora possibile, il massacro di ingenti quantità di esseri umani: perché per noi sono, appunto, una quantità (a proposito, guardatevi The Act of Killing e poi riprendiamo questo argomento). E se credete che stia esagerando pensate che abbiamo parlato per anni del piccolo Samuele ma sfido chiunque a dirmi come si chiamava anche uno solo dei 900 poveracci affogati domenica?

Tutto questo ha a che fare col fatto che non è poi tanto tempo che siamo scesi dagli alberi e smesso di tirarci le feci l’un l’altro; fino a quello che in termini di evoluzione è l’altro ieri, eravamo organizzati come un qualsiasi branco di animali con i maschi a caccia e le femmine a badare ai cuccioli: e questi individui erano tutti e soli quelli di cui ce ne doveva fregare qualcosa. È lo stesso motivo per cui esistono amore materno e attrazione sessuale: é l’evoluzione bellezza.

Quindi è vero che siamo degli stronzi: a livello emotivo degli altri non ce ne frega un cazzo, non siamo fisicamente in grado di provare empatia per loro. Peccato che questo non conti una sega. Non nel senso che intendete voi.

Vi faccio una domanda, sapete perché in questo momento invece di succhiare l’osso di un brontosauro che ho ammazzato a bastonate, stia scrivendo questo illuminante post su un coso che, per quanto mi riguarda, funziona per intercessione dello spirito santo? Perché un bel giorno abbiamo deciso di mandare l’evoluzione a fare in culo e abbiamo iniziato a basare le nostre decisioni non solo sui nostri istinti ma sul nostro intelletto; e considerando che questo ci ha portato in un paio d’ore in cima alla catena alimentare forse non è stata una cazzata completa. Vedete, la nostra società non è organizzata sull’empatia, è troppo complicata per esserlo: è organizzata su legami di tipo intellettivo ed etico possibili solo grazie alla nostra capacità di astrazione. E tali legami fanno si che, pur non essendo singolarmente in grado di prenderci cura l’uno dell’altro, possiamo farlo, bene o male, collettivamente; e in questo l’aspetto etico è fondamentale perché trasla il concetto di “convenienza” dal singolo individuo alla società intera.

In soldoni l’utilizzo dell’emotività all’interno della sfera pubblica non solo è fisiologicamente inadeguato ma contraddice l’idea stessa di società; è per questo che per ogni scelta che dobbiamo fare non dovremmo chiederci “come mi fa sentire questa cosa” ma “cosa è più giusto fare”; ed è per questo che “Ascolta il tuo cuore” e “Sii te stesso” sono le peggiori cazzate che si possano consigliare a chiunque: provate con “Chiudi il becco e usa il cervello” e con “Sii una persona migliore” e vediamo come va.

Immigrazione: una soluzione finale

in giornalismo/politica/religione/società/televisione/ by

Signori, la situazione è chiaramente diventata insostenibile.

Gli sbarchi di immigrati sono sempre più numerosi, il fatto che siano costretti all’illegalità li rende un’enorme fonte di reddito per la criminalità organizzata, le condizioni degradanti in cui vivono in Italia li portano a diventare (se non lo erano già) criminali e ad abusare di alcool e sostanze stupefacenti. La politica si rifiuta di affrontare la questione in maniera realistica proponendo sparate occasionali in presenza di disastri e ignorando la situazione quanto più possibile. I media, d’altro canto, oscillano tra la costruzione di un clima di sospetto, quando non di paura, e improvvisi rigurgiti di una vacua pietas da riflesso pavloviano.

Eppure la soluzione c’è, ha già funzionato in passato per grandi civiltà ed è parte di una lunga tradizione che, orgogliosamente, ci vede eredi: i giochi gladiatori.

Invece di farli affogare soli e lontano dalle telecamere, reclutiamo profughi e migranti, li addestriamo e li facciamo combattere per il pubblico. Si creeranno una serie di competizioni suddividendo peso, stile di lotta e tipo di match (Team Tag Match, Royal Rumble, Spada, Lancia o mani nude) da trasmettere in alternativa al calcio, o alla formula uno; le fasi di selezione e allenamento diventeranno reality show, il pubblico deciderà la pena degli sconfitti su twitter, siamo già in trattativa con Russel Crowe per apparire come special guest.

So che, come tutte le idee innovative, c’è bisogno di un attimo per apprezzarne tutti gli aspetti ma se mi concedete cinque minuti provvederò ad illustrarvi tutti i vantaggi della soluzione a fronte dei quali i contro risultano pressoché risibili.

Innanzitutto l’aspetto economico: il business plan mostra che, a fronte di una spesa iniziale per le infrastrutture, i guadagni crescono in maniera esponenziale. Pensate ai proventi televisivi, al merchandising, all’esportazione del format in tutto il mondo (gli Stati Uniti si sono detti molto interessati): sarebbe un trionfo per il Made in Italy. Inoltre si creeranno numerosi posti di lavoro (pensate al reclutamento, al training, alla costruzione delle infrastrutture) che abbatteranno la disoccupazione e alzeranno il gettito fiscale.

L’aspetto comunicativo, d’altro canto, potrebbe apparire un po’ ostico ma in verità la GI (Gladiator Initiative) non è che il naturale approdo della strategia mediatica tesa alla disumanizzazione di “negri”, “arabi” e “zingari” che in Italia da anni riscuote notevole consenso (un trend riscontrabile anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti) in modo del tutto trasversale: non è un caso che il firmatario della legge che ha inventato i CIE sia stato eletto (due volte) Presidente della Repubblica. D’altronde il concetto di Monkeysphere è chiaro: l’empatia verso queste persone è al più frutto di un senso di colpa individuale del quale il pubblico sarà più che lieto di liberarsi. In questo una grossa mano ci è venuta dai media che negli ultimi anni anni hanno sempre più avallato il concetto che il cosiddetto “razzismo” è null’altro che la coraggiosa espressione di una minoranza che non si piega al politicamente corretto o, in alternativa, un’insieme di esternazioni forse un po’ “fuori luogo” o “sopra le righe” ma scevre di cattive intenzioni.

Tutte le nostre analisi concordano nell’indicare che il mercato (scusate, l'”opinione pubblica”) risponderà positivamente alla GI: l’assenza di empatia verso target quali “negri”, “arabi” e “zingari” è già una realtà, e va solamente innescata inquadrando la questione sotto il corretto punto di vista: il nostro fine è attrarre segmenti di mercato diversificati per creare un sentire condiviso.

Ad esempio, per i più poveri si punterà sul succitato aspetto economico anche sottolineando il risparmio confrontato alle alternative: infatti sia la copertura militare delle coste, tesa all’affondamento dei natanti, che la distruzione preventiva di tutti i porti di Libia, Egitto e Libano è chiaramente troppo dispendiosa ed impegnativa per le nostre forze armate.

Presso le fasce di pubblico più informate sono due gli argomenti da affrontare: da un lato l’inconcludenza delle proposte attuali (ad esempio “Ok, gli abbattiamo le case con le ruspe. E poi? Dove andranno? Tornano per strada a rubare?”) e dall’altro la possibilità di scelta per l’individuo, che, invece di crepare in mare, potrà combattere per la libertà.

Verranno coinvolti nel progetto anche gli attuali residenti nelle prigioni venendo così incontro alle richieste dell’Europa di diminuire la popolazione carceraria: si includeranno gli zingari in questo gruppo in quanto rientranti nel target stabilito ,a prescindere dal fatto che siano o meno “italiani”.

I soggetti non adatti al combattimento potranno essere utilizzati per sperimentazioni mediche: in questo modo si attrarrà ulteriore consenso dal mondo animalista.

Inoltre, tramite selezioni mirate, si provvederà a graziare un (limitato) numero di concorrenti, qualora si convertano al cristianesimo (pare sia un bias che fa abbastanza presa su certe fasce di popolazione): oltre a, chiaramente, accontentare la Chiesa, provvederà ottimo materiale per la programmazione pomeridiana.

Comune a tutti questi argomenti, e pietra miliare della nostra opera di persuasione, è, e dovrà sempre essere, il rifiuto dell’ipocrisia, del buonismo e di tutte le falsità moralizzanti che impregnano la società: a tutti noi, lo sappiamo benissimo, di negri, arabi e zingari non frega nulla, sono quindici anni che non li consideriamo esseri umani e li facciamo crepare senza che ne siamo minimamente toccati, non dobbiamo aver paura di dirlo perché è normale che sia così, è come siamo fatti e non c’è niente di male. E per giunta non c’è davvero alternativa: l’unica soluzione possibile è una soluzione finale.

Peggiorare le alternative

in economia/politica by

Quindi a gennaio-febbraio 2015 abbiamo 79.000 assunzioni in più rispetto allo stesso periodo del 2014 grazie agli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni; questa notizia, nonostante le consuete e misurate esternazioni del primo ministro (“é il segnale che l’Italia riparte”), non dovrebbe affatto motivo di giubilo per il governo. Molte di tali assunzioni, infatti, rientreranno all’interno del vecchio sistema di tutele pre-Jobs Act (a loro si applicherà l’articolo 18 per intenderci) che il governo tanto ha penato per abolire in quanto fonte di staticità e immobilismo lavorativo.

Senza entrare nel merito né economico né etico del Jobs Act, mi limito a dire una banalità: avendo istituito un nuovo regime di tutele del lavoratore, ritenuto evidentemente “migliore” del precedente, sembra ragionevole supporre che il governo auspichi l’ingresso, ancorché graduale, di un numero sempre maggiore di lavoratori in questo nuovo regime andando via via a svuotare le vecchie. Questo perché un alto numero di lavoratori sottoposti al Jobs Act stimolerebbe la creazione di altri posti di lavoro e comporterebbe, in generale, una crescita economica.

Ora, il Jobs Act si applica a tutti i contratti di lavoro stipulati dal 1 marzo in poi; occhio che “nuovi contratti” non vuol dire “nuovi lavoratori”, ma vuol dire qualsiasi nuovo contratto: anche chi cambia lavoro rientrerà all’interno del Jobs Act perdendo, qualora gli si applicassero in precedenza, le tutele pre-Jobs Act (articolo 18, sempre per capirci). Ecco, probabilmente mi sfugge qualcosa, ma per commentare questa trovata posso solo affidarmi al mio personale esperto di economia del lavoro.

In pratica questi geni hanno detto a 10/11 milioni di lavoratori (3 pubblici + 6,5/8 privati, a seconda della fonte) che se cambiano lavoro saranno meno tutelati rispetto a prima: il Jobs Act ha creato, con un tratto di penna, il più grande blocco alla mobilità dal dopoguerra a oggi e lo ha fatto non tramite lacci e lacciuoli ma creando un disincentivo enorme a cambiare lavoro per quasi il 70% dei lavoratori dipendenti, circa la metà dei lavoratori totali. Ora, io capisco che questi sono metà della base elettorale del Pd e non si rompono i coglioni a chi ti paga lo stipendio, ma se il piano per creare posti di lavoro é aspettare che vadano in pensione (raggiungendo l’altra metà) mi spiegate a che minchia serviva il Jobs Act?

EDIT: ho ricontrollato qualche dato e, stavolta, messo i link alle fonti che ho trovato a scanso di equivoci. Se trovate fonti migliori segnalatemele nei commenti.

Whoring class hero

in società by

Qualche tempo fa il buon Capriccioli sosteneva che, qualora risultato di una libera scelta, la prostituzione fosse, in buona sostanza, un mestiere come un altro. Ora, nonostante lo shock che  so di stare per causarvi, lo scopo di questo post NON è sviscerare quante e quali nefandezze dialettiche il suddetto Capriccioli abbia commesso per affermare una simile fandonia in quanto sull’argomento in questione sono del tutto d’accordo con lui.

Se, infatti, tralasciassimo un momento le considerazioni di natura morale ed esaminassimo la questione su un livello puramente astratto, apparirebbe evidente come la transazione in atto sia, in buona sostanza, una questione di affari: invece di utilizzare il mio corpo per me ne cedo temporaneamente l’utilizzo a qualcun altro, affinché lo usi per se, in cambio di un compenso, sia esso monetario o meno. Tuttavia, una volta ridotta la faccenda in questi termini elementari, mi risulta difficile individuare differenze, dal punto di vista puramente pratico, tra la prostituzione e qualsiasi altro lavoro “normale”: in effetti basta cambiare la natura della prestazione o, se vogliamo, la parte del corpo che viene “affittata” alla controparte per “passare” da un concetto all’altro senza soluzione di continuità. Questo, ovviamente, a meno che non riteniate che, per qualche motivo, affittare il proprio cervello (intelligenza, creatività, talento e tutto quanto ne consegue) o le proprie braccia a qualcun altro sia più accettabile che cedergli vagina, pene, ano o bocca.

È importante notare che in questo discorso non c’entra nulla il piacere o meno che si può trarre all’interno della transazione: una prostituta che gradisca l’atto sessuale anche con tutti i suoi clienti rimane una prostituta in quanto è la transazione monetaria (o non monetaria) che la definisce tale. In soldoni una puttana è una puttana perché ciò che la motiva sono i soldi. Ma allora la domanda è semplice: voi gratis ci lavorereste?

C’è di che essere Allegri

in sport by

Insinuare che Antonio Conte stia rosicando come un branco di castori del Saskatchewan è senza dubbio una supposizione che le persone di una certa classe dovrebbero astenersi dal discutere: ed è per questo che ci sono io. Perché dovrebbe rosicare (covare un profondo sentimento di invidia in termini da non addetti ai lavori) si chiederanno i più ingenui? Perché quando se n’è andato sbattendo la porta dalla Juventus era sinceramente convinto di essere il solo artefice dei tre scudetti di fila: non la rosa né la società, lui solo. Del resto era lo stesso atteggiamento che lo ha portato a litigare con più o meno chiunque negli ultimi tre anni anche quando indagini e squalifiche avrebbero consigliato quantomeno maggiore prudenza e nonostante figuracce in serie in Champions ed Europa League (quest’ultima snobbata nonostante la finale in casa per schierare i titolari contro il Sassuolo): atteggiamento giustificato in nome dell’essere juventino egli stesso e, per questo, molto apprezzato dalla tifoseria.

Orbene, a seguito dell’approdo del nostro sulla panchina della nazionale (con tempistiche peraltro sospettosamente coincidenti con la fine dell’avventura della compagine azzurra al mondiale carioca), il signor Allegri Massimiliano è subentrato sulla rovente panchina circondato dallo scetticismo ove non dall’ostilità: difficile immaginare una scelta più gradita per il nostro, convinto, come molti di noi, delle imminenti sventure in predicato di abbattersi sul malcapitato Allegri e sulla bianconera compagine tutta.

Ecco, otto mesi dopo la Juve ha stravinto lo scudetto, ha asfaltato il Borussia Dortmund agli ottavi di Champions e ha pure beccato il Monaco ai quarti; Allegri ha iniziato giocando come Conte ed ha gradualmente adattato la squadra alle sue idee, ha inserito i nuovi giocatori (Evra, Morata, Pereyra), valorizzato i vecchi (Marchisio) e sopperito a mancanze, in altre circostanze, fondamentali (Barzagli, Asamoah): in soldoni ha portato la Juve ad un livello superiore soprattutto dal punto di vista mentale mentre la concorrenza si disintegrava. E Conte? Conte si fa i dispetti da scuola media con la Juventus, litiga con la Serie A, ospita Lotito nel ritiro della nazionale e si addormenta ogni notte in posizione fetale assaporando il sapore salmastro delle proprie lacrime.

UPDATE 14/05/15: Il buon Max ha appena eliminato il Real Madrid campione in carica e riportato la Juventus in finale di Champions dopo 11 anni. Qualcuno vada a smussare tutte le lame presenti in casa di Conte.

Squadra Speciale Preservativo

in politica/religione/società by
Questa storia è la dimostrazione che tutte le obiezioni ai matrimoni egualitari e alla restrizione delle adozioni siano delle cagate pazzesche e chiunque le tiri fuori sia una spaventosa testa di cazzo (ciao a tutti, sono El Presidente questo è il mio primo post).
E il bello è che la questione è piuttosto banale perché da dovunque si guardi la faccenda esistono solo due possibilità:
1) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, mente per tentare di alleggerire la propria posizione mentre era perfettamente conscio di stare stuprando e brutalizzando, sia fisicamente che psicologicamente, un altro essere umano.
2) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, dice la verità e non pensava di fare (troppo) male alla sua vittima: in pratica la sua linea di difesa è che da piccolo ha visto troppi cartoni di Wile E. Coyote.
maledetta tv, smettila di traviare i nostri giovani

Ed ora, signore e signori, la domanda da un milione di dollari: ad un tizio così affidereste un bambino? Riformulo: ritenete che un sociopatico e/o un deficiente come il nostro eroe possa assumersi la responsabilità di crescere un figlio?

La risposta esatta, e sono costernato per il sacro fuoco della vostra indignazione, è “questa è una domanda del cazzo”.

“Ma i bambini…”
I bambini un cazzo: state seriamente dicendo che secondo voi c’è gente che non dovrebbe fare figli?
E come pensate di selezionarli?
Un bel test di attitudine alla genitorialità? Obbligatorio su scala nazionale? Magari con un bel periodo di prova sotto supervisione?
E che criteri utilizzereste per la selezione?
L’attitudine alla violenza? L’intelligenza? L’empatia?
E perché non il reddito? La religione? Il colore della pelle? La squadra di calcio?

Occhio, tutto questo non significa che, nel caso di riscontrati abusi e/o inadempienze, i servizi sociali non debbano intervenire di conseguenza: stiamo dicendo che a certa gente andrebbe a priori impedito di avere figli (non suona più tanto bene, eh?).

Ma c’è di più: anche ammesso che esistano dei criteri universali di selezione dei genitori idonei  (che, comunque la si metta, fa tanto razza ariana), che vorreste fare con i non idonei? Impedire loro di riprodursi? E come? Castrazione chimica? Cintura di castità? Sesso sicuro obbligatorio? Pillola anticoncezionale sciolta nell’acqua del rubinetto? Ogni volta che qualcuno scopa senza preservativo arriva la SWAT e gonfia tutti di botte? La SWAT la avvisiamo grazie ai microchip impiantati nel cazzo? Siamo d’accordo che quella di prima era una domanda del cazzo o devo continuare?

La verità è che in qualsiasi posto che non sia la Corea del Nord, impedire a qualcuno di avere figli è naturalmente considerato sia orrendo che impraticabile; la diretta conseguenza di ciò è che si accetta comunemente che i peggiori di noi possano crescere dei figli nonostante possano essere del tutto inadatti al compito o persino dannosi per i poveri pargoli.

Ed ora dite pure che l’adozione da parte dei gay e/o dei conviventi e/o dei single è dannosa per la psiche del bambino: ricordatevi però di preavvisare la SWAT per tutte le teste di cazzo sposate.

P.S. il buon (si fa per dire) Capriccioli qui, qui e qui affronta l’argomento molto meglio di come abbia fatto io.

Go to Top