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Canimorti

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Come ho preso la decisione di fare un figlio

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– Voglio fare un figlio.
– Ma guarda, io starei già bene così.
– Voglio fare un figlio.
– Come dicevo, sei anni insieme e mai un problema, perché inserire questa complicazione?
– Voglio fare un figlio.
(finge indifferenza, saluta qualcuno alle spalle di lei)
– Voglio fare un figlio.
– Uh, guarda che bello storno si è appena posato sul terazzo!
– Voglio fare un figlio.
– Ti prego di ammirarne il piumaggio, è raro vederne uno in città.
– Voglio fare un figlio.
– Chissà cosa lo ha portato qui? Quale sarà la sua storia personale? Hai mai pensato che gli animali hanno anche loro una storia personale?
– Voglio fare un figlio.
– Le uova dello storno, pensa, sono di un delicato color turchese.
– Voglio fare un figlio.
– È da non credersi, dico, perché comunque gli escono dal culo, uno non si immagina le cose pazzesche che escono dal culo degli uccelli.
– Voglio fare un figlio.
– Io voglio della pizza.
– Voglio fare un figlio.
– Voglio sempre della pizza, a qualsiasi ora del giorno.
– Voglio fare un figlio.
– A te andrebbe della pizza?
– Voglio fare un figlio.
– Facciamo quel cinese in centro storico allora?
– Voglio fare un figlio.
– Voglio un nuovo frigorifero.
– Voglio fare un figlio.
– Voglio un piccolo mulino domestico.
– Voglio fare un figlio.
– Li fanno in germania, tutti di legno, consumano pochissimo e puoi macinarti i cereali dentro casa.
– Voglio fare un figlio.
– Dentro casa, ti rendi conto? È una rivoluzione, è l’apice dell’autarchia.
– Voglio fare un figlio.
– Hai notato che ogni ventimila chilometri ci si brucia il fanale destro? Sempre il destro, boh.
– Voglio fare un figlio.
– Comunque ora ho imparato a sostituirlo da solo, perché ogni volta quindici euro all’elettrauto è un furto.
– Voglio fare un figlio.
– Così spendo solo i sei euro della lampadina.
– Voglio fare un figlio.
– È anche vero che ogni volta mi affetto l’indice per via del meccanismo di blocco della lampadina.
– Voglio fare un figlio.
– Senti ma tu cosa ne pensi di Gesù?
– Voglio fare un figlio.
– Dico, al di là della religione, proprio come personaggio storico, cosa ne pensi?
– Voglio fare un figlio.
– Avrà avuto i baffi?
– Voglio fare un figlio.
– Di sicuro, ispidi baffi a manubrio.
– Voglio fare un figlio.
– E chissà se aveva la forfora.
– Voglio fare un figlio.
– Perché vedi, è come per gli uccelli, non pensiamo mai alle storie personali.
– Voglio fare un figlio.
– Ha detto questo, ha detto quell’altro, va bene, ma ha mai sofferto di testicolo retrattile?
– Voglio fare un figlio.
– Perché vedi, costruiscono un’intera narrazione attorno alla vicenda dei cambiamonete nel tempio, sulla cosa del ricco e del cammello che devono passare dalla cruna dell’ago, il cammelo che ce la fa e il ricco invece no.
– Voglio fare un figlio.
– Ma magari quel giorno era girato male perché un testicolo gli si era bloccato nell’inguine.
– Voglio fare un figlio.
– Sono pazzesche le scelte sbagliate che puoi fare quando hai un testicolo bloccato nell’inguine.
– Voglio fare un figlio.
– Magari la parabola del cammello e della cruna dell’ago sarebbe stata completamente diversa, tipo che il cammello passava per la cruna dell’ago perché è scemo, mentre il ricco, che invece è furbo, girava ATTORNO alla cruna dell’ago. BUM! Ti immagini?
– Voglio fare un figlio.
– E dimmi, hai mai letto Pastorale americana?
– Voglio fare un figlio.
– Da cima a fondo intendo, perché io mi blocco sempre a metà, libro bellissimo e poi mi blocco a metà.
– Voglio fare un figlio.
– Mi è successa la stessa cosa con Infinite Jest, per due volte di seguito, non immagini lo scorno, il senso di sconfitta.
– Voglio fare un figlio.
– Il vuoto proprio, il baratro esistenziale. Quando non riesco a finire un libro mi ritrovo a fissare una massa scura che galleggia nell’aria proprio davanti ai miei occhi.
– Voglio fare un figlio.
– Quella massa scura è il male assoluto, contiene ogni empietà e l’effettiva possibilità di compierla.
– Voglio fare un figlio.
– Ed è proprio come se mi sussurrasse “accoglimi dentro di te, rifiuta ogni cosa che sai, che cos’è in fondo un uomo?
– Voglio fare un figlio.
– E continua “sei il patetico schiavo di un’etica che ha un valore esclusivamente temporale, guarda la ghiaia, era qui prima di te, sarà qui dopo di te, che differenza può fare? Vai, uccidi, fai a brandelli i tuoi fratelli, poi questo pianeta, poi l’universo, poi dio
– Voglio fare un figlio.
– E io sono lì lì per accettare questa cosa, uscire di casa e iniziare ad ammazzare gente in nome della ghiaia, poi mi ricordo che ho semplicemente interrotto la lettura di un libro.
– Voglio fare un figlio.
– E non mi sembra una colpa così grave.
– Voglio fare un figlio.
– Ogni volta che faccio un tatuaggio poi nei sei mesi successivi sono convinto di aver preso l’aids.
– Voglio fare un figlio.
– Una volta una dermatologa mi ha guardato schifata e ha detto “Ma non hai paura di prendere l’aids?
– Voglio fare un figlio.
– E io le ho risposto “No, ma figuriamoci, guardi che i tatuatori hanno standard igienici altissimi, ma per chi mi ha preso?
– Voglio fare un figlio.
– In realtà, solo due ore prima, avevo ritirato il risultato del prelievo di sangue gratuito e anonimo per vedere se ero sieropositivo.
– Voglio fare un figlio.
– Hai preso lo squacquerone?
– Voglio fare un figlio.
– Ti prego non dirmi che hai preso lo stracchino…
– Voglio fare un figlio.
– No che non sono la stessa cosa, lo squacquerone si stende molto meglio e ha quella nota acida appena accennata che è come dio che ti parla.
– NON voglio fare un figlio.
– No, ehi ehi ehi, non usare la psicologia inversa con me.
– NON voglio fare un figlio.
– Questo è un colpo basso, mi rifiuto di giocare a queste regole.
– NON voglio fare un figlio.
– Sono molto serio, è sleale.
– NON voglio fare un figlio.
– Sei una persona sleale, non posso credere che tu mi stia facendo questo.
– NON voglio fare un figlio.
– Voglio fare un figlio
– Ottimo.

Andare in vacanza il giorno del referendum

in humor by

Il 17 aprile c’è IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE.

No, la mia non è un’approssimazione, il referendum si chiama proprio “IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE” e sulla scheda che troverete ai seggi ci sarà proprio scritto “ IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE: VOTA SÌ OPPURE VOTA NO, ALTRIMENTI LASCIA IN BIANCO BASTA CHE TU NON FACCIA DISEGNI DI PENI ” tutto in caps-lock e italic per mettere pressione e poco sotto proprio il disegno di un pene che viene messo lì un po’ per toglierti la voglia e un po’ per farti capire com’è fatto il disegno di un pene che tu non devi assolutamente disegnare.

A quel punto voi dovrete scrivere SÌ oppure NO e motivare la ragione della vostra scelta, due righe al massimo, in stampatello, dopodiché va messa la data, la firma, un’ impronta della superficie inferiore del glande per gli uomini, un tampone con tracce di dna per le donne, la richiesta formale di un utero in affitto per i transgender.
Procedura singolare, non trovate? E questa è la prima ragione per cui non andrò a votare.

La seconda ragione per cui non andrò a votare è che questi PROFESSORONI del referendum potevano scegliere un giorno qualunque della settimana e, guarda tu il caso, hanno scelto la domenica. Non so voi ma io la domenica ho cose più interessanti che fare la fila per tre o quattro ore fuori da una scuola elementare, esposto alle imponderabili variazioni meterologiche tipiche del mese di aprile – che, ricordiamolo, viene subito dopo marzo pazzerello, cosa che non lascia presagire niente di buono – pagare il solito dazio di 15 euro per ottenere una scheda stropicciata (che poi non hanno mai il resto e quindi ti partono subito 20 euro DICASI QUARANTAMILALIRE), essere condotto in un loculo murario, venire temporaneamente murato vivo, scrivere sto cazzo di tema, aspettare che tiri il cemento, aspettare l’operaio col cappellino di carta da giornale a barchetta che abbatte il muricciolo appena eretto adoperando un cucchiaio da dessert, essere tratto in salvo da un san bernardo e subito chiuso per errore in una bodybag – maledetti questi che si fanno influenzare dalle serie TV americane che noi andavamo benissimo coi lenzuoli com’è sempre stato – trasferito in una camera mortuaria, pianto per errore dai genitori di Giulio Regeni “eh ma guarda come l’hanno ridotto, sembra un’altra persona” RI-TRATTO IN SALVO DA UN SAN BERNARDO E RI-MESSO IN FILA DAVANTI ALLA SCUOLA, OH, MA CHE CAZZO È? UNO SCHERZO? MA POI VERAMENTE VI LAMENTATE DELL’ASTENSIONISMO?

Dicevo, ho di meglio da fare.
Per esempio mi è appena arrivato un dremel, sapete cos’è un dremel? È un piccolo elettroutensile rotativo utilissimo per graziosi lavori di bricolage, rifiniture, intaglio, incisioni, rettifiche e così via, una libidine che potete procurarvi qui. Vi servono ulteriori informazioni? Basta chiedere.

Vero è che non tutti sono appassionati di bricolage, in questo caso ho compiuto una piccola ricerca su mini-vacanze e voli aerei alla portata di tutti per occupare il week-end del 17 aprile piuttosto che votare questo inutile e noiosissimo IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE.

Prima di tutto il nostro amato paese, in aprile le temperature sono miti, un breve soggiorno nella capitale costa pochi euro e la colazione è inclusa! Esterofili? Ecco un economico volo più hotel a Londra. Volete fare un salto nella ridente riviera romagnola? Aprile è il mese perfetto, infatti arrivano i viados freschi freschi ancora in ghiaccio nei container dal Brasile e non sono sfiancati come al termine della stagione estiva: sfinteri belli elastici e anguste colonne di Morgagni oltre a legnose erezioni naturali, una pensioncina fronte mare viene via a due soldi.

Sul serio amici, chi cazzo ve lo fa fare? La vita è breve e le trivelle sono in mare – e noi viviamo sulla terraferma ma questo ovviamente non ve lo dicono – che se ne preoccupino i sommozzatori, che facciano votare i palombari, che minchia ce ne importa a noi? Avete un brevetto da sub? No. Andate al lavoro in pedalò? No. Siete per caso degli snorky? No. Ma di cosa stiamo parlando allora?

Suvvia, un po’ di buonsenso.

immagine stilizzata di un pene tipo quella che trovrete sulla scheda de IL REFERENDUM DELLE TRIVELLE per farvi capire cosa non dovete assolutamente disegnare

Quest’uomo è stato più importante di Steve Jobs

in società by

Artur Fischer è stato un inventore tedesco, morto il 27 gennaio a 96 anni. Ha depositato, dicono, più brevetti di Edison (1100 contro 1093). La sua invenzione più famosa è stato il tassello ad espansione, quel tòcco di plastica con le alette che cacci nel muro prima di avvitare una mensola o un lampadario e sei sicuro che non verranno mai giù. Mai. Neanche se sganci una bomba H sull’abitazione. Con Kanee Mortee, collega su questa pagina nonché esperto in lavori di mano (dal montaggio di una staccionata alla mossa del colpo che se te lo dà muori dopo 5 passi) riflettevamo sul fatto che Artur Fischer è stato meglio di Steve Jobs.

Confrontiamo un prodotto Apple e il tassello a espansione. Il primo non nasce come invenzione ex-novo, ma aumenta le prestazioni e rende più cool oggetti già esistenti. Bene, bravo, chapeau. Adesso mettiamo brutte recensioni su Tripadvisor senza neanche rifletterci fino a casa e non siamo più costretti a leggere il retro dello shampoo seduti al bagno ma possiamo fare battutine su Facebook in modo che i nostri amici, a loro volta seduti in bagno, possano leggerle e mettere like (ci avete mai pensato? Quanti like avete preso da qualcuno mentre stava faendo la cacca? Kanee dice che è il momento in cui mette più like in assoluto perché si sente in pace col mondo. Una volta ha addirittura messo like ad uno status di Mario Adinolfi). Ma il tassello a espansione è un’idea totalmente nuova e immediatamente indispensabile. Nasce, ed è già perfetta: non può essere migliorata.  Non servono ottanta versioni, aggiornamenti annuali, file in negozio per avere l’ultima release. No, basta una sola edizione, la prima. Sublime. Possiamo lecitamente chiederci: “Cosa sarebbe delle nostre vite se non fosse esistito l’Iphone, o l’Ipod, o il Mac?”.  Beh, gli smartphone già esistevano, i lettori mp3 pure e i computer erano nati nell’anteguerra. Magari avremmo dovuto attendere la venuta di qualcuno che li rendesse più funzionali, ché alla Samsung o a Google non sarebbe venuto il pepe al culo per la ricerca senza quelli di Cupertino. Ma andate da vostro padre, nascondetegli tutti i tasselli ad espansione, e poi chiedetegli di mettere su un lampadario. Io l’ho fatto al collega Kanee mentre era distratto, e ora non posso più alzarmi ed andare fino al frigorifero, che dista dal tavolo circa 6 passi.

Non voglio fare il sentimentale del medioevo, di quelli che “Ah, l’artigianato…”, “Ah, i mestieri di una volta” “Ah, l’elettronica è inaffidabile rispetto alla meccanica”. Non so nemmeno smontare un rubinetto. Del resto sto scrivendo questo pezzo solo perché non potendomi alzare, Kanee mi sta dettando tutte queste cose mentre accartoccia a mano nuda una noce di cocco per poter renderla spazio-efficiente dentro il bidone dell’umido. Eppure, non possiamo che soffermarci a pensare a quanti miliardi di persone conoscono e venerano Steve Jobs, il cui merito maggiore forse è stato quello di renderci peggiori (avevo letto, forse su Avant la Guerre, una frase tipo “i discorsi di Steve Jobs hanno reso possibile a tutti avvicinarsi a un qualcosa che comunque non raggiungeranno mai”). Invece nessuno conosce Artur Fischer, un genio a cui gli ufficiali militari fregarono un modellino di aereo che aveva realizzato come regalo alla madre per consegnarlo a Hitler come dono natalizio della truppa che il dittatore stava visitando in quel momento. Avrà pensato: “Io a quello lo appenderei volentieri al muro per non farlo più scendere”.

Per uno Steve Jobs, a cui dedichiamo film e libri, stiamo dimenticando molti altri che come Fischer hanno cambiato veramente le nostre vite, rendendole davvero migliori. George De Mestral (1941), che ha inventato il velcro ispirandosi alle piante. Whitcomb L. Judson (1893), che ha creato la cerniera lampo (e di conseguenza le sveltine). Leo Gerstenzang (1923) che ha inventato i cotton fioc senza nemmeno immaginare che sarebbero stati usati erroneamente per pulircisi le orecchie. Persone a cui dobbiamo la vita come la conosciamo oggi, dove i lampadari non ci cadono in testa, le felpe si possono slacciare davanti se fa caldo (ma non troppo caldo) e abbiamo i timpani sfondati da un bastone che serviva a tutt’altro, del resto, diciamoci la verità, a cosa servono davvero i timpani?

Noi non solo non possiamo che venerare questi geni, ma al contempo dobbiamo anche ringraziare chi oggi giorno continua a lavorare per produrli, nonostante sia più figo dire “faccio il social media manager” rispetto a “fondo l’acciaio per farci le chiavi inglesi”. Provate voi ad avvitare un dado a/f 95 con l’Iphone 6s.

Dice Kanee che in Italia per esempio siamo i migliori nel produrre i cardini delle porte di tipo invisibile. In America (avrete presente quel famoso paese al di là dell’oceano?) perfino nelle case dei ricchi, usano ancora le due piastrine contrapposte, quelle che neanche al Brico le trovi più. Certo, vorrei dire a Kanee che l’inventore dei cardini invisibili è più uno Steve Jobs che un Fischer, visto che non ha inventato niente ma ha solo abbellito il concetto di cardine, però è appena uscito di casa per andare a strofinare via la pelle di un capidoglio per farne poi un coibentante per il bagno (tranquilli amici animalisti, il capidoglio era già morto e Kanee l’ha trovato a chilometro zero vicino a casa sua in Romagna).

Comunque, avete capito il concetto. Fischer meglio di Jobs. E ora che l’abbiamo dimostrato, io e Kanee ci concentreremo per la prossima iniziativa fondamentale: intitolare strade e monumenti agli esseri umani che sono morti per farci avere il pane, il vino, e altre cose che sembrano scontate ma voi ci pensate a quanti sono morti pensando di aver trovato una bacca commestibile e invece era velenosa? Quanti hanno macinato i tronchi di legno, o spremuto i gatti, pensando di ricavarne qualche elemento nutriente per la popolazione? Non dico avessero l’intenzione di tirare fuori un discreto Sassicaia strizzando dei funghi, ma nemmeno di lasciarci le ghette rimanendone intossicati.

Speriamo di poter portare al più presto una raccolta firme in Parlamento.

Vi teniamo informati.

Piccolo manuale di small talk

in humor/ by

Ciao.
Un annetto fa io e il collega Omar “JJ Spalletti” Kalašhnikov scrivevamo a tre mani e un ginocchio due graziosi manualetti di convivenza urbana per sociopatici (1, 2) succesivamente editi da Marsilio Editore e infine usciti in edicola col noto mensile di indagine scientifica Tushy (conosciuto in Italia col nome di Riza Psicosomatica).
Succede però che, malgrado tutta la tecnica e l’impegno, arriva il momento in cui la società devi affrontarla per forza, specialmente attraverso quelle micro-conversazioni che i britannici chiamano “small talk“.
Anche se gli smartphone hanno il merito di levarci dall’imbarazzo in innumerevoli situazioni di compagnia forzata non sono, me tapino, ancora in grado di creare un vero e proprio campo magnetico di solitudine sociale, nè alcuno tra i meccanismi di autodifesa tanto comuni in natura: la nube d’inchiostro della seppia, la scarica elettrica del serpente marino, la capacità di planare via dai problemi della volpe volante australiana, gli aculei dell’istrice, lo sconvolgente gozzo di Iginio Massari.
È dunque per questa ragione che mi appresto a scrivere questo umile manuale di small talk facendone dono a chiunque volesse usufruirne.
Di seguito alcuni soggetti semplici, addirittura banali, per levarvi dalle pesche.

L’aborto
Forse di primo acchito non vi sembra un tema semplice, avete torto, basta usare il giusto tatto e mettersi nei panni di chi vi sta di fronte: cosa vorrebbe sentirsi dire sull’aborto?
Ecco quattro rapidi modi di iniziare una conversazione sull’aborto.

  1. Ora noi parleremo dell’aborto.
  2. Anche tu qui col bambino? Dimmi, come sarebbe stata la tua vita se lo avessi abortito?
  3. Allora, per il buffet io ho portato una cheescake alle fragoline di bosco, alcune bottiglie di Chinotto Lurisia e un’insalatona di patate con piselli, maionese, feti e cardamomo. Ma no amici miei, stavo solo scherzando, lo sanno tutti che feti e cardamomo non legano.
  4. Bella giornata, eh? Clima perfetto per un aborto!

Introdotto l’argomento il grosso è fatto, ora potete iniziare con la conversazione vera e propria:
1) Qual è il massimo numero di aborti a cui si è mai sottoposta una donna? Non si sa di preciso, però è doverso citare la signorina Wilma Tamara Killercat di Midwest City, Oklahoma, che andò sotto i ferri quarantuno volte e tutte quante prima dei sedici anni.
2) Qual è il massimo numero di aborti a cui si è mai sottoposto un uomo? ZERO (hahahahahaha)
3) Che sapore hanno i feti? Simile alla rana pescatrice ma più nodosi.
4) Cosa succede dopo l’aborto se i “genitori” ci ripensano? Eh, bisogna ricominciare la procedura da capo, è probabile che compaia un aumento dei sensi di colpa che potrebbe manifestarsi sotto forma di secchezza vaginale (lei) e disfunzioni erettili (lui).
5) Dove finiscono i feti abortiti? Dipende, per legge dovrebbero essere smaltiti dalla clinica – e nella maggior parte dei casi trasformati in burrocacao – ma se allungate una bustarella all’infermiera le possibilità sono pressoché infinite: potreste consegnarlo al vostro tassidermista di fiducia, pressarlo e incorniciarlo, appesantirlo con dei piombini da pesca e adoperarlo come elegante ferma-carte, cucirlo sopra un guanto e usarlo come marionetta per spaventare fratellini e sorelline, tatuargli sulla minuscola schiena TOO LATE ADINOLFI e lanciarlo a una manfestazione delle sentinelle in piedi.
E così via.

Disabili
Grandissimo topic.
Vero è che la gente si risente molto se il soggetto non viene affrontato con la doverosa delicatezza, quindi vi invito a far tesoro dei quattro incipit qui sotto, sono frutto di una dura selezione e sono stati provati e riprovati per ottenere la massima efficacia.

  1. Ho un amico spastico che ti somiglia tantissimo
  2. Ieri ho aiutato una ragazza disabile ad appoggiare la spesa nel baule dell’auto e lei per gratitudine mi ha fatto un pompino, dopo per il rimorso l’ho dovuta uccidere. No dai scherzo, BY THE WAY hai mai dovuto disfarti di un cadavere?
  3. Ma tu ci pensi mai ai disabili? No, dico, come saranno diventati così? È un processo tipo quello del bruco che diventa farfalla?
  4. Giochiamo a chi ha più disabili in famiglia? Comincio io, papà sordo in vita (+2 punti) nonna alzheimer morta (+1 punto) nonno demenza senile morto (+1 punto). No amico mio, essere bassi non vale, no, non è una disabilità, ti dico che non vale, insisto, giungiamo ad un compromesso: è una disabilità ma vale solo mezzo punto.

Siete dentro, via alle danze.
Utilissime le storie di vita vissuta, come la seguente.
Mentre ristrutturavo casa ero solito recarmi presso un’isola ecologica per il conferimento dei rifiuti, ivi un ragazzo affetto da sindrome di Down assisteva i cittadini, la sua assistenza consisteva soprattutto nel prenderli malamente per il culo, tipo:

lui: io aiuto le persone che portano l’immondizia
io: ah, molto gentile, mi dai una mano con questi sacchi?
lui: col cazzo, sono mongolo.

Poi il bastardo rideva, non avete idea di quante volte gliel’ho visto fare.
Aveva anche altre uscite sagaci, tipo:

io: hai visto come ho separato bene tutto quanto? Cemento da una parte, ferro dall’altra.
lui: bravo, purtroppo ho finito le medaglie.

Un grandissimo figlio di puttana.
Proseguite con ficcanti analisi sociali, ad esempio: avere il cazzo piccolo può essere considerata una disabilità? Le donne – che notoriamente non hanno il cazzo – sono allora tutte disabili?
Sapete perché non vedete mai disabili cinesi? Perché tipo ha che fare con l’immigrazione…container…funerali…astici…reticolo endoplasmaticogalassia nana ellittica del cane maggiore…A ME COMUNQUE NON LA SI FA!

Pedofilia
Lo so, lo so, vi state chiedendo in quale situazione questo potrebbe mai essere oggetto di small talk.
Fidatevi di me, come per l’aborto basta usare uno degli incipit qui sotto, sono incipit garantiti, se non dovessero funzionare voi tornate qui e ve li sostituiamo con degli incipit nuovi.

  1. Pedofilia! Incredibile come dietro un nome così promettente si nasconda una pratica per certi versi discutibile.
  2. Anche tu qui con i bambini? I miei? No guarda, io sono un pedofilo in ricognizione…SCHERZONE HAHAHAHAHA…no invece sono serio…CI SEI CASCATO DI NUOVO…del resto cosa ci posso fare quelle piccole natiche sode mi fanno uscire di senno…TAAAAAAC, EH MA SEI PROPRIO UN BOCCAOLONE DAI!
  3. Io i pedofili li ammazzerei tutti presenti esclusi.
  4. Indovinello: cosa ci fa un pedofilo col cazzo di fuori dentro il cortile di un asilo? Allora? Non lo sai? È UN PEDOFILO COL CAZZO DI FUORI NEL CORTILE DI UN ASILO HAI BISOGNO DELL’AIUTO DA CASA?

Entrati nelle grazie dei vostri interlocutori è arrivato il momento della discussione, ad esempio:
1) Giacere coi bambini non è prima di tutto scomodo da un punto di vista ergonomico? I migliori pedofili dicono di che si, è scomodo ma ne vale comunque la pena.
2) Farsi fare una sega da un bambino di otto anni può davvero essere considerata pedofilia? Siamo sicuri? E se prima lo hai bendato? Ah ma allora vuoi il proibizionismo vuoi. E come ti permetti di giudicarmi? Non ci ha insegnato niente Gesù con la storia sullo scagliare la prima pietra?
3) Cosa succede alla canzone Felicità di Al Bano se le parole “la felicità” vengono sostituite con “scopare bambin”?
Niente di particolare, rimane comunque un brano molto orecchiabile.
4) Immaginate per un attimo di essere pedofili, quale bambino di vostra conoscenza molestereste per primo?
5) Una recente indagine del prestigioso college di Auanaganas, New Mexico, ha dimostrato che se è vero che alcuni genitori sono spaventati dai pedofili è altrettanto vero che moltissimi genitori sono atterriti dalla possibilità che un pedofilo possa considerare il loro figlio poco attraente. Del resto a voi farebbe piacere che un pedofilo considerasse vostra figlia “bruttina”?
E avanti così, senza paura.

Perché il nuovo Star Wars ha tradito tutte le aspettative

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La visione dell’ultimo capitolo di Star Wars mi ha lasciato semplicemente senza parole.
Un imbroglio vero e una stilettata al cuore di noi fan veri veri®.
Andiamo con ordine.

1. Un inizio spiazzante e maleducato

Capisco che la nuova trilogia dovesse in qualche modo staccarsi dai precedenti lungometraggi ma questo mi è subito sembrato un pessimo segnale, gratuito e offensivo.

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Tutta la sala si è sentita subito a disagio.
Tutta la sala si è sentita subito a disagio.

2. Il finto negro

Se eravate in imbarazzo davanti al malcelato razzismo di Lucas – ammettiamolo, ricorderete il mercante di schiavi ebreo oppure che gli unici a parlare un buon inglese fossero i personaggi bianchi o anche il fatto che nessuna donna sia disposta a scopare con voi – rimarrete esterrefatti dalla scelta degli autori del nuovo Star Wars.
Il marrone usato per Finn, lo star trooper prodigo, è infatti completamente sbagliato: È SBAGLIATO! È SBAGLIATO! È SBAGLIATO!
Tutti i fan veri veri® sanno molto bene che gli afro-americani spaziali dispongono di una limitata gradazione di marrone: Marrone Talpa, Marrone Borgogna, Russet, Ècru.
Molto di rado nasce un bambino di tonalità Terra di Siena.
Ma un Marrone Foca (SIGNORI, UN MARRONE FOCA!) non si è mai visto su nessun pianeta di nessun quadrante di nessuna galassia.
Chi pensano di prendere in giro questi signori?
FORSE NOI?

3. Il cattivo rivelato

Eravamo tutti più o meno soddisfatti del cattivo, tono di voce profondo e inflessibile, spietato, il nero lo sfilava.
Poi la devastazione.
Tragicomico il momento in cui Kylo Ren si toglie la maschera e sotto c’è Giorgio Mastrota.
CON TUTTI I SOLDI CHE AVEVANO A DISPOSIZIONE HANNO PRESO GIORGIO MASTROTA!
AH! MA ALLORA VOI VOLETE LA GUERRA!
E non è finita qui, colpo di scena alla Mission Impossible, Giorgio Mastrota si strappa la faccia e sotto chi c’è?
Carlo Azeglio Ciampi!
Gelo in sala.
Poi in un turbine di cattivo gusto e scelleratezza anche Azeglio si strappa la faccia e sotto c’è Luciano Onder che guarda tutti spaventato, Luciano Onder si strappa la faccia e sotto c’è un cartonato di Ennio Doris con lo stecco di legno, il cartonato si strappa la faccia e sotto c’è Riccardo Muti, Riccardo Muti si strappa la faccia ed ecco apparire Marco Baldini che subito chiede 20 euro per prendere il treno.
MA CERTAMENTE MARCO BALDINI, COME SE NON TI CONOSCESSIMO!

4. Leila Organa

A discapito della pettinatura la principessa Organa è sempre stata abbastanza brutta, pure per i canoni del 1977, in questo episodio però ha superato se stessa, a occhio è invecchiata di quarant’anni secchi.
Chiatta, culo basso, capelli ingrigiti e uno spiccato accento salentino, interrompe tutti i dialoghi parlando della sua lotta contro la droga, di come tutto sommato i Quattro Salti in Padella Findus non siano poi una porcheria e di rivoluzionarie coppette mestruali
Non ti accorgi nemmeno di averla, e la sera molto semplicemente la svuoti
Ma Leila, suvvia, è dal 1985 che non hai più le mestruazioni!
Le mestruazioi non servono, se io voglio tenermi una coppetta – in morbido caucciù atossico – piena di sangue dentro la fica lo faccio punto e basta

5. La Forza

La Forza di qua, la Forza di là, la Forza di sotto e la Forza di sopra, usa la Forza, lascia la Forza, prendi la Forza, parcheggia la Forza, non ammaccare la Forza, hai la Forza tutta sgualcita, passami la Forza, questa sera non possiamo perché ho la Forza, MA QUESTA FORZA BENEDETTA ANCORA NON CE LA FANNO VEDERE.
Seriamente, quanto pensate di poterla tirare avanti?

6. Jar Jar

A nulla sono servite le petizioni online, i biscotti venduti dai boy-scout, le stentoree dichiarazioni di Bono degli U2 e il povero Licio Gelli che si è lasciato morire proprio il giorno della prima – come sempre ci aveva visto lungo – il personaggio più amato da tutti i fan NON È TORNATO.
Niente Forza e niente Jar Jar Binks, andiamo pure avanti così e per Star Wars episodio 23 useranno il set di Dogville

7. Chewbacca parla per tutto il il tempo!

Ma chi diavolo se n’è uscito con questa trovata?
Anziché i caratteristici groooowl, graaaaaa e gluuuuuu è tutto un “per me due zollette e niente latte, grazie”  e  “ho il sole negli occhi”  e  “no, ora metti la quinta, no, frena, sorpassalo per favore, dagli una lampeggiata, qui vai piano che i tutori dell’ordine fanno gli appostamenti”  e  “io te lo ripeto, l’imposta sulla prima casa è una violenza e un abuso”  e  “come sai la faringe è un organo metamerico, tipica tendenza evolutiva dei celomati, ma come, non sai cosa sono i celomati? Cristo, tutti gli animali con una cavità del corpo piena di liquido delimitata dal mesoderma sono celomati, apri un libro ogni tanto!”  e  “Col pugnale e con le bombe, ne la vita del terrore, quando l’obice rimbomba, non ci trema in petto il cuore
Un grande imbarazzo.

8. Han Solo

Avete presente che nel trailer c’era Han Solo?
E vi siete subito sentiti rinfrancati, “c’è la continuità” avete pensato.
E invece no, quello del trailer è un brutto scherzo, per tutta la durata del film Han Solo ha la faccia verde, PROPRIO COSI’, VERDE!

han-solo
DAVVERO? DICO, DAVVERO? MA ALLORA DITELO CHE VALE TUTTO, DITELO!

9. Luke Skywalker è muto

SI, È MUTO, MUTO CAZZO!
E secondo voi qualcuno ci spiega perché?
Ma ci mancherebbe altro, figuriamoci, se ne guardano bene.
Me lo immagino proprio il brain storming di questi geni:
– Ho un’idea pazzesca!
– Dicci amico, dicci, siamo tutt’orecchi.
– Luke Skywaler!
– Si.
– Luke Skywaler…
– non tenerci sulle spine, ordunque, suvvia!
– Luke Skywalker È MUTO!
– Muto dici…(si gratta la testa)…muto eh?
– Muto.
– MA È UN’IDEA PAZZESCA, I FAN ANDRANNO IN VISIBILIO!
– E LEILA ORGANA LA FACCIAMO ZOPPA!
– Adesso però non esagerare.
– TUTTI GLI STAR TROOPER IN CARROZZELLA!
– Sicurezza, qualcuno lo porti via.

 

Ho solo una cosa da dire a voi SIGNORONI DI HOLLYWOOD: bastardi maledetti, ve ne pentirete.

Zuckerberg’s $45 billions, explained

in Articolo by

As you may have read on Blacked.com, Marck Zuckerberg announced to the world that he and his wife would give 99 percent (about 45 billion dollars) of their Facebook shares to charitable purposes.
That happens literally every time you marry an unattractive Chinese woman.

Trying to imagine 45 billion dollars, for us simple human beings, is almost impossible.
Once I’ve calculated that, to be truly happy and have everything I could desire, I would need just about 2 million dollars, 5 passports, enough sulfuric acid to permanently erase my fingerprints and a sound proof basement.
So, how much is, for real, 45 billions dollars?
All you have to do is to translate it in plain cheese pizzas, and there you go!
I translate almost everything in plain cheese pizzas. It’s an efficient perspective quick to learn and I’m more than happy to share it.
Let me figure it out for you.

First of all take note: pizza is only plain cheese (or “margherita” as we call it in Italy). Anyone asking for other kinds of toppings is also a pedophile.
Plain cheese pizza has an average price of 10 dollars and is always tasty, even when cooked by an armless albanian chef raised by cocroaches.
It’s the perfect food.
So, how many pizzas can you buy with 45 billions dollars?
Easy: 4.500.000.000 pizzas.
If you decide to live on pizza only – breakfast, lunch and dinner – a choice that every doctor in the western countries would approve and encourage – how long would you go?
Simple: 1.500.000.000 days.
That’s crazy, the average human being lives about 31.025 days.
So let’s share, would you?
Let’s say you share your 4.500.000.000 pizzas with your good friends, how many of them have you got?
Speaking for myself I would say 5, but one of them is vegan and he refuses to eat cheese in any form. That makes 4 of them.
How long would we eat for?
Again, easy: 375.000.000 days, it’s more than 1 million years, still a preatty big number to imagine, right?

Ok, ok, let’s try the geometric approach then.
How big is a pizza?
There in the US I would say about 12 inches large (1 foot), which also is the measure of Shane Diesel’s brown and knotty cock.
As a matter of fact every professional pizza cook owns an oak wooden reproduction of Shane Diesel’s cock to improve his pizza making abilities.
How many pizzas could cover a square mile?
Super easy, a square mile contains 27.878.400 square feet and that makes 27.878.400 pizzas.
Yes, you are right, a 12 inches diameter pizza does not cover an exact square foot, because it’s not square, so let’s add a 15% rounding then.
What you said?
A 15% looks empirical to you?
Trust me my friend, your fussy attitude is not the way pizza translation works.
So 27.878.400 plus 15% is 32.060.160.
Now, let’s divide 4.500.000.000 pizzas (remember, the amount of plain cheese pizza you could buy with 45 billion dollars) by 32.060.160.
That makes 14.036 square feet.
PLOT TWIST my friend – or “coup de théâtre” as some guys certainly have thought at a recent Angels of Death Metal show in Paris – with 4.500.000.000 pizzas you would only cover one third of Tennesee.
Damn Mark Zuckerberg, you tight jew!

I quarantacinque miliardi di Zuckerberg (spiegati bene)

in Articolo by

Come avrete letto su Blacked.com, Mark Zuckerberg ha deciso di donare in beneficenza il novantanove per cento della sua quota azionaria di Facebook per una cifra stimata di quarantacinque miliardi di dollari.
È quello che succede quando sposi una cinese brutta.

Per noi esseri umani normali immaginarsi quarantacinque miliardi di dollari è praticamente impossibile.
Una volta ho calcolato che per essere veramente felice e avere tutto, ma proprio tutto quello che avrei potuto desiderare, mi servivano al massimo due milioni di euro, cinque passaporti, dell’acido per togliermi le impronte digitali e una cantina con le mura insonorizzate.
Quindi, quanti sono davvero quarantacinque miliardi di dollari?
Molto semplice, basta tradurre tutto in pizze margherita.
Io calcolo tutto in pizze margherita, tutto, è un’attitudine mentale virtuosa che potete imparare in breve tempo.

Per inciso la pizza è solo margherita, – chi ordina altri tipi di pizza di solito è anche pedofilo – ha un prezzo medio di 4 euro e cinquanta centesimi ed è buona anche se cucinata da un pizzaiolo kurdo senza braccia allevato in una famiglia di scarafaggi.
È il cibo perfetto.
Allora quanta pizza margherita si comprano con 45 miliardi di dollari?
Intanto fingiamo che il Dollaro e l’Euro abbiano lo stesso valore, non è così ma che importanza ha?
Come ci insegna il Maestro l’etica è una vittima incosciente della storia, ieri ho visto due [intende due uomini] che si tenevano abbracciati in un cinemino di periferia, osteria numero sette, il salame piace a fette, ma alle donne caso strano il salame piace sano.
Dunque la risposta è semplice: 10 miliardi di pizze margherita.
Questo significa che se decideste di mangiare pizza margherita a colazione, pranzo e cena (scelta che appoggio incondizionatamente) potreste mangiare pizza margherita per tre miliardi, trecentotrentatre milioni e trecentotrentatremilatrecentotrentatre giorni.
Ovvero nove milioni e centortentaduemilaquattrocentoventi anni.

Cosa faceva l’uomo nove milioni e centortentaduemilaquattrocentoventi anni fa?
E che cazzo ne so io, sono Frate Indovino?
Chiaramente, dunque, non avrebbe senso tenersi questa immensa quantità di pizza margherita per sé, meglio condividerla.
Quanti amici avete?
Amici veri intendo, amici per cui sareste disposti a pagare un’intera esistenza di pasti a base di pizza margherita.
Io ne ho almeno cinque, di cui uno vegano (dunque escluso, perché lui la mozzarella non la mangia mannaggia all’anima dei morti) e allora ne restano quattro.
Quanto fa nove milioni e centortentaduemilaquattrocentoventi anni diviso quattro?
Fa due milioni, duecentottantatremilacentocinque anni, santi numi, visto che ci rimangono al massimo quarant’anni di vita (a quello vegano quarant’anni e una settimana di temporali) sarebbe uno spreco gargantuesco, oltre che una cifra in sè di ancor difficile comprensione.

Tentiamo allora l’approccio geometrico.
Quanto è grande una pizza margherita?
Anzi, quante pizze margherita ci stanno in un metro quadrato?
Una pizza margherita di dimensioni medie ha un diametro di 25 centimetri – si, come il nodoso cazzo di Shane Diesel che è l’unità di misura propria della pizza, ogni pizzaiolo esperto, difatti, possiede un cazzo di Shane Diesel in radica di nocciolo con cui si esercita a tirare la pizza della giusta dimensione – quindi in un metro quadrato ci stanno sedici pizze margherite.
OK, OK, VA BENE, restano degli spazi vuoti perché la pizza è circolare, allora alla fine aggiungeremo un quindici percento in più.
Come ho calcolato il quindici percento dite?
IL POST È MIO E SCRIVO QUELLO CHE VOGLIO IO, ECCO COME L’HO CALCOLATO.
E quante pizze ci stanno in un chilometro quadrato?
Se lo spirito di Archimede non ha smesso di possedermi proprio ora direi che, se per fare un chilometro quadrato servono un milione di metri quadrati, ci stanno sedici milioni di pizze.
Più il quindici per cento, dunque diciotto milioni e quattrocentomila pizze margherita.

Per tanto, quanti chilometri quadrati si coprono con quarantacinque miliardi convertiti in pizze margherita?
È presto detto, basta dividere dieci miliardi (ricordate? il numero di pizze margherita acquistabili con quarantacinque miliardi di dollari) per diciotto milioni e quattrocentomila, il risultato è cinquecentoquarantatre chilometri quadrati.
COLPO DI SCENA – o coup de théâtre come hanno pensato alcuni francesi convinti di essere a un concerto degli Eagles of Death Metal – non si coprirebbe nemmeno, dico NEMMENO, un ottavo della superficie del Molise.
ZUCKERBERG EBREO TACCAGNO!

stay human

in Articolo by

certo, restiamo umani ma anche:

restiamo mani

restiamo_mani
restiamo cani

restiamo_cani
restiamo nani

restiamo_nani

restiamo indiani

restiamo Errani

restiamo_errani_2_insisto
restiamo Errani 2 (insisto)

restiamo_errani
restiamo Hernanes

restiamo Hernanes

giochi di mani giochi di villani

giochi_di_mani_giochi_di_villani

entriamo da Divani&Divani

divani-e-divanirestiamo a Trani (a occhio un bel posto)

restiamo_a_trani_bel_posto
restiamo peruviani

restiamo_peruviani

vendesi appartamento centrale quattro vani (con portiere e posto auto)

4_vani

ascoltiamo gli Inti-Illimani

Inti-Illimani

arrestiamo Nanni

arrestiamo_nanni
arrestiamo Oriana (mio dio perché sto facendo questo?)

arrestiamo_oriana
Hasta la vista hermano

hasta_la_vista_hermano
amaro Giuliani

amaro_giuliani
tiriamo un rene

tiriamo_un_rene
io non tremo (è solo un po’ di me che se ne va)

io_non_tremo
torrente Aniene

torrente aniene
e via così, liberi come il vento

credits: canimorti, Nagasaki, Tad A, Platano Sorrentino

HPV (breve tragedia in due atti)

in scrivere by

.
Atto I

(primi anni duemila, ambulatorio medico, veneziane verdi alle finestre, lineoleum verde a terra, un giovane siede davanti alla scrivania di un dermatologo)

– Mi dica
– Guardi, ho notato una cosa strana, una piccola escrescenza carnosa sul glande
– Si
– E, dunque, volevo accertarmi di cosa potesse essere
– È hpv
– Ovvero?
– …aspetti, potrebbe essere qualcos’altro, mi lasci concentrare
– …
– Uhm…
– …
– Potrebbe essere qualcosa di diverso?
– Lo chiede lei a me?
– Lei ha dei suggerimenti?
– Il dermatologo è lei!
– Allora è hpv
– Ovvero?
– Ovvero condilomi, creste di gallo
– Ignoro proprio di cosa stia parlando
– È un virus
– Una cosa brutta?
– No, è molto diffuso, lo contrae quasi l’ottanta per cento della popolazione sessualmente attiva, solo che nella maggior parte dei casi non si manifesta, lei invece è stato fortunato, si è manifestato!
– Sono stato fortunato?
– Fortunatissimo!
– Ah…
– Bene, non aspettiamo oltre, vediamo la manifestazione!
(il giovane si spoglia, si stende sul lettino)
– Ora le scoprirò il glande
– Le dispiacerebbe indossare dei guanti?
– Lei mette in dubbio la mia professionalità?
– Lei mette in dubbio la mia ipocondria?
(il medico indossa i guanti)
– Ora le scopriprò il glande
– Ok
– Le confermo la diagnosi, papilloma virus
– Cosa facciamo?
– Lo devo rimuovere
– Dopodiché sarò guarito?
– Oh, oh oh oh, ho ho ho, no, certo che no
– Come certo che no?
– Non è detto
– Come non è detto?
– Eh, non è detto
– Intende darmi qualche informazione in più per carità di dio?
– Di doman non c’è certezza
– Dubito che se la caverà con una citazione di Lorenzo De Medici
– Mi compiaccio giovanotto, lei è colto
– Guardi che è una citazione molto comune
– Lei mette in dubbio la mia cultura?
– Abbia pietà, non ricominciamo
Quisque faber fortunae suae
– Va bene
Pectus est enim quod disertos facit
– Ho fatto solo due anni di latino ma a occhio questa frase non c’entra nulla col contesto
Pecunia non olet
– T
utto questo non ha senso e lei lo sa
– Excusatio non petita accusatio manifesta

– MI CRESCERANNO DELLE COSE SUL CAZZO PER SEMPRE?
– Bè, nella mia esperienza passati alcuni mesi dalla prima rimozione c’è una ricaduta, poi non si dovrebbero presentare altri episodi
– Quindi dopo sarò guarito?
– Non si sa
– Ma come non si sa santo cielo?
– Dipende dal suo organismo, forse riuscirà a debellare l’infezione, forse no, potrebbe rimanere con lei per sempre, potrebbe affezionarsi
– Mi sta salendo l’ansia
– Oh, non si preoccupi, sa quanti ne vedo ogni giorno?
– Quanti?
– Non vuole saperlo, e con lei casco bene, c’è gente che aspetta mesi e quando arriva qui ha il pene che sembra un carciofo
– Un carciofo?
– Si, vede, nel suo caso è ancora minuta, ma crescerà e poi ne cresceranno altre e poi altre ancora,e poi ancora, prima il pene diventerà un carciofo e infine aumenteranno fino a ricreare un gemello identico a lei per peso e dimensioni
– Non respiro bene, mi tolga subito quella cosa
– Mi accingo con gioia
(il medico prende delle piccole forbici chirurgiche)
– Che cosa sono?
– Forbicine chirurgiche
– E cosa ci deve fare?
– Devo asportarle il condiloma
– CON LE FORBICI?
– Con le forbici
– CON LE FORBICI?
– Si
– LEI ME LO TOGLIE CON LE FORBICI?
– Con le forbici
– MA STIAMO PARLANDO DELLA STESSA COSA? IO PARLO DI QUELLO CHE HO ATTACCATO AL CAZZO
– Stiamo parlando della stessa cosa, pensava che usassi una calamita?
– NON C’È UN MODO DIVERSO DALLE FORBICI?
– Potrei usare l’azoto liquido
– …
– Meglio le forbici no?
– Dio mio
– Procedo?
– Dio mio
– Allora procedo, non si muova, non vorrei procurarle un’ emorragia


Atto II
(ingresso di un abitazione, penombra serale, il giovane è al telefono)

– Ciao
– Ciao
– Senti una cosa, allora mi hanno trovato un virus che…
– Che ti hanno trovato?
– Eh, se mi lasci finire
– Dimmi
– Praticamente mi hanno trovato un condiloma
– Ok
– Sul cazzo
– Ok
– Eh
– Dimmi
– Quindi visto che abbiamo fatto sesso non protetto ti volevo avvertire
– Ok, nessun problema
– Mi fa piacere che non te la prendi, mi dispiacerebbe avertelo attaccato
– Ah, ma tu a me?
– Eh
– Ahahah, no, che cucciolo, te l’ho attaccato io, che dolce sei, però grazie eh
– …
– Davvero, un bacione, ciao
– …
– (click)
creste di gallo

Uccidere un leone

in Articolo by

Qui sotto la traduzione di gran parte di una lettera pubblicata dal New York Times e scritta da Goodwell Nzou, uno studente di bioscienze molecolari originario dello Zimbabwe, sulla recente vicenda di Cecil.
Muoio dalla voglia di aggiungere qualcosa ma credo di poter riassumere tutto in “rivedete rapidamente lista priorità“.

Ecco la lettera:

Mi dispiace tantissimo per Cecil
Cecil viveva nella tua zona in Zimbabwe?
Cecil chi, mi sono chiesto.
Quando al telegiornale ho scoperto che i messaggi riguardavano un leone ucciso da un dentista americano il bambino africano dentro di me ha immediatamente esultato: un leone in meno che minaccia le famiglie come la mia!
Entusiasmo che si è prontamente raffreddato quando mi sono reso conto che il “killer dei leoni” veniva dipinto come il cattivo.
Ho sperimentato la peggior contraddizione culturale dei miei ultimi cinque anni di studio negli Stati Uniti.

Gli americani che hanno firmato le petizioni si rendono conto che i leoni uccidono, letteralmente, le persone?
Nel mio villaggio in Zimbabwe, circondato da riserve naturali, nessun leone è mai stato amato o degnato di affettuosi soprannomi. I leoni sono considerati animali terrificanti.

Quando avevo nove anni un leone solitario aveva preso ad aggirarsi nei dintorni di un villaggio vicino al mio. Dopo aver ucciso alcuni polli, poi alcune capre e infine una vacca, ci avevano avvertito di andare a scuola in gruppo e smettere di giocare fuori casa.
Le mie sorelle non potevano più andare al fiume a raccogliere acqua o a lavare i piatti, mia madre doveva aspettare mio padre e i suoi fratelli – armati di asce, lance e machete – per essere accompagnata nella foresta a raccogliere legna da ardere.
Una settimana dopo lo zio di mia madre venne attaccato dal leone e riuscì a cavarsela con una gamba ferita.
Il leone aveva letteralmente succhiato via la vita dal villaggio, nessuno si raccoglieva più vicino ai fuochi la sera, nessuno passeggiava tra le fattorie.
Quando infine il leone venne ucciso a nessuno importò se il cacciatore fosse del posto o fosse un cacciatore di trofei bianco, se il leone fosse stato ucciso legalmente o illegalmente.
Ballammo e cantammo per la scomparsa della terribile bestia e per esserle sopravvissuti.

Recentemente un ragazzo di quattordici anni di un villaggio non lontano dal mio non è stato così fortunato.
Stava dormendo nei campi coltivati con gli altri abitanti del villaggio – per proteggere le piantagioni dall’essere calpestate da bufali, ippopotami o elefanti – quando un leone l’ha sbranato ed ucciso.
Non fraintendetemi, per noi abitanti dello Zimbabwe gli animali hanno un significato mistico. Apparteniamo a dei clan, ogni clan possiede un animale totemico, un antenato mitologico.
Il mio è Nzou, l’elefante, e per tradizione non posso mangiare carne di elefante, sarebbe come mangiare la carne di un parente.
Il nostro rispetto per gli animali, però, non ci ha mai trattenuto dal cacciarli o lasciare che vengano cacciati.
Ho una certa familiarità con gli animali pericolosi, devo la perdita della mia gamba destra al morso di un serpente quando avevo undici anni.

in questa foto un africano a cui un leone ha strappato ILLEGALMENTE ambedue le braccia
in questa foto un africano a cui un leone ha strappato ILLEGALMENTE ambedue le braccia

La tendenza americana a romaticizzare gli animali, dargli un nome e saltare sul treno degli hashtag, ha trasformato una situazione normale – nell’ultimo decennio sono stati cacciati e uccisi circa 800 leoni, del tutto legalmente, da parte di stranieri disposti a spendere cifre molto alte per mettere alla prova la propria abilità – in quella che ai miei occhi di africano pare il circo dell’assurdo.

La PETA chiede che il cacciatore venga impiccato.
I politici dello Zimbabwe accusano gli Stati Uniti di aver messo in scena l’uccisione di Cecil come stratagemma per metterli in cattiva luce.
Gli americani, che non riuscirebbero ad indicare lo Zimbabwe su una mappa, applaudono alla richiesta di estradizione del dentista, ignorando ad esempio che un cucciolo di elefante è stato recentemente macellato per il banchetto di compleanno del nostro presidente.

Noi cittadini dello Zimbabwe scuotiamo semplicemente la testa, chiedendoci perché gli americani si proccupino più degli animali africani che degli esseri umani africani.
Non diteci cosa dobbiamo fare con i nostri animali quando avete il permesso di cacciare i vostri leoni di montagna fino a portarli quasi all’estinzione nell’area occidentale degli Stati Uniti.
E per favore, non fatemi le condoglianze per Cecil, a meno che non siate disposti a farmele per gli abitanti dei villaggi uccisi dai suoi fratelli, dalla violenza della politica e dalla fame.

Via The New York Times

 

Zio Ernest dice che vi saluta e vi benedice tutti, anche se siete stupidi
Zio Ernest dice che vi saluta e vi benedice tutti, anche se siete stupidi

Parti comuni

in humor by

–   – Allora è lei!
– Mi perdoni, che cosa?
– È lei dico.
– Ma che cosa?
– È lei che fuma nelle parti comuni!
– No, non sono io.
– Ma che faccia tosta, ha la sigaretta in bocca!
– Ma è spenta signora, guardi, è spenta.
– Ma non mi frega mica sa, io sono vecchia no scema!
– Signora, mica la voglio fregare, la sigaretta è spenta, lo vede anche lei.
– La sigaretta è spenta ADESSO perché l’ho presa con le mani nel sacco!
– Signora, a parte che “mani nel sacco” mica sto svaligiando una banca, guardi, io esco di casa e metto una sigaretta in bocca, poi quando sono fuori del portone l’accendo, mica prima.
– Certo! Mi ha preso per scema? Ha la sigaretta in bocca ha!
– Signora, io non fumo nemmeno dentro casa mia, non fumo mai dentro i posti chiusi, fumo solo fuori.
– Ah, dentro casa no e invece nelle parti comuni si? Ha proprio un bel coraggio ha! Ma si vergogni si! E la smetta di buttare i mozziconi negli angoli, capito? Ha capito? Schifoso!
– Signora, si calmi, io manco l’accendo quando sono dentro figuriamoci se butto la cicca.
– E chi le butta allora? Chi le butta nelle parti comuni?
– Ma signora, che cazzo ne so io?
– Ma come si permette? Si sciacqui la bocca, maleducato, porti rispetto, animale, lei se ne approfitta perché sono vedova se ne approfitta!
– Signora ho detto “cazzo” come intercalare. Oh. Eh, se lei mi aggredisce io perdo la calma.
– Aggredito cosa? Aggredito cosa? Se c’era mio marito l’aggrediva lui, altroché, le faceva la faccia come il pallone le faceva!
– Va bene, ho capito.
– Ah fa il superiore? La sistemo io la sistemo!
– D’accordo, io allora vado, stia bene.
– Ci vediamo alla prossima riunione di condominio ci vediamo! Non si fuma nelle parti comuni!
– Come vuole.
– Ci vediamo alla prossima riunione ci vediamo!

Il cinese del primo piano scende le scale, sta fumando, ci guarda, butta il mozzicone per terra ed esce dalla porta.

– Ha visto che non sono io porcamadonna?
– Lei bestemmia! Bestemmia anche! Lo sa che sono vedova io? Lo sa? E lei bestemmia! La sistemo alla prossima riunione di condominio la sistemo! La sistemo! Se c’era ancora mio marito le faceva la faccia come il pallone!

I libri, che cosa magnifica

in Articolo by

Sono ancora in tempo per scrivere un pensiero positivo sulla GIORNATA DEL LIBRO.Dunque, ci tenevo a sottolineare che la narrativa, intesa come la intendiamo adesso – e anche una certa saggistica di divulgazione – non è un’ invenzione che ci portiamo dietro dalle caverne, non è indissolubilmente legata agli esseri umani e non è detto che sia qui per restare.
Ha indicativamente il suo principio durante la Rivoluzione Industriale.
Certo, si scriveva anche prima, non esistevano però una diffusione, un’ intenzione e una varietà lontanamente paragonabili.
Poi BIDIBAM l’evoluzione dà un forte giro di manovella con la Rivoluzione Industriale e di punto in bianco un numero crescente di persone viene in possesso di una cosa che fino a pochi istanti prima non riuscivano manco a concepire: un sacco di tempo libero.
E allora che gli facciamo fare? Come lo riempio questo tempo? Anzi, meglio, come lo monetizziamo?

Amico Daniel Defoe, disponiamo forse di televisori a led e calcolatori capaci di sintetizzare mondi inesistenti dove replicare un’esistenza virtuale in cui inscenare vivide vicende ove si spara o si rubano mezzi di locomozione o si gareggia su carrozze?
Diamine no, purtroppo siamo ancora un po’ indietro coi lavori.
Allora ti andrebbe di scrivere Robinson Crusoe?
Bella zio.

Vedete, non c’è nessuna differenza tra passare un’ora su un libro, sull’ultimo GTA, sulla stessa canzone in loop, inchiodando farfalle ad un cartoncino, scavando il web alla ricerca del video amatoriale più decadente possibile seduti sul cesso col cazzo viola e i piedi che cominciano a formicolare und so on.
Non c’è differenza.
Nessuna di queste attività ci rende un grammo migliori o peggiori dell’essere umano che eravamo un’ora prima.
Niente, nulla, è tutto un modo come un altro di ingannare il tempo mentre i nostri organi invecchiano e si preparano al momento fatale in cui sfiniti diranno “ok, può bastare”.
Ciao libro, salutamassoreta.

SESSISMO ALLO CHAMPAGNE

in humor/società by

Mi ha molto appassionato la polemica su Hamilton che spruzza di sciampagna una valletta ed è conseguentemente accusato di sessismo, anche se io avrei preferito che venisse usata la parola “strupro”, così, per levarsi il pensiero.
Devo purtroppo rilevare, come ogni appassionato di gare automobilistiche e motociclistiche vi confermerà, che il problema non è nuovo e, au contraire, si ripete da anni col medesimo rituale barbaro, vile e ignorante.

È bene precisare che i primi a subirne le drammatiche conseguenze sono gli altri piloti di sesso maschile ma anche in questo caso – visto che non possiamo in alcun modo certificare che abbiano richiesto un tale trattamento – si può parlare di barbarie, di sevizie e ovviamente di stupro oltre che di classismo, sessismo, bullismo, priapismo, prepotentismo, soggiogantismo, sottosoprismo, colonscopismo e infine addirittura proprio lui, il prismo.

prismOecco un grazioso prismO

È un tristo fatto che i piloti, per salvaguardare un vetusto concetto di virilità, in tali frangenti fingano di divertirsi.
L’osservatore non superficiale però, fissando quelle smorfie e i ghigni, noterà che nascondono una sofferenza tale che nessuna doccia bollente sarà mai capace di mondare.

Vi lascio con alcune testimonianze poco adatte ai deboli di cuore.

Lewis Hamilton on AlonsoIl brutto vizio di Hamilton (che ricordiamolo È PURE NEGRO) questa volta su un rassegnato e mesto Alonso.

Lewis Hamilton Jason Button on Sebastian VettelLewis Hamilton (ALLORA BASTARDO INSISTI) e Jenson Button sull’orripilato e sorpreso Sebastian Vettel

Nico Rosberg e Romain Grosjean on Sebastian VettelSebastian Vettel di nuovo umiliato, questa volta da Nico Rosberg e Romain Grosjean.

Jorge Lorenzo e Valentino Rossi on Marc MarquezJorge Lorenzo e quell’infame di Valentino Rossi (non dimentichiamo la storiaccia dell’evasione fiscale) su uno spaventato e tremante Marc Marquez.

Jorge Lorenzo on Casey StonerAncora Jorge Lorenzo su un allibito Casey Stoner (che infatti ha somatizzato e perso le tre gare successive, bravo Lorenzo clap clap clap).

Valentino Rossi on EVERYBODY

Un noto evasore fiscale (che poi si è accordato con l’AdE ehehehehehehehehe) arriva a spruzzare il mesto pubblico che tanto è schiacciato lì sotto e non può far altro che subire l’incivile trattamento, così, alla traditora.

Il tormentone commerciale dell’estate prossima

in musica/società by

Non bisogna mai dimenticare di concedersi un 20-30% di musica commerciale.
Taylor Swift (fregna), Katy Perry (fregna), Tiziano Ferro (fregnissimo pure lui), Nicky Minaj (ecchevvelodicoafare): è roba che ti tiene in contatto con il mondo reale, con il popolo dei centri commerciali e con gli inestetici adolescenti di oggi; mi corre l’obbligo di ricordarvi che quest’anno diventerà maggiorenne (io scrivo “maggiorenne” ma voi leggete pure “fiocinabile a norma di legge”) gente nata mentre noi ci fumavamo emozionati il primo spinello, eravamo appena usciti pazzi per Manuel Agnelli e sognavamo il giorno in cui finalmente ci saremmo guadagnati LA DEPRESSIONE.

Per l’estate a venire un probabile tormentone sarà questo pezzaccio di FEDER.
Mi è piaciuto subito – del resto per apprezzare il genere non devi fare i settecento ascolti necessari ad allenare l’orecchio a Dvořák – e mentre lo ascoltavo per la diciannovesima volta di seguito è stato naturale chiedersi: perché mi piace in questa maniera smodata dal momento che non ho assunto droghe?
Probabilmente perché ricorda le atmosfere di un film che mi fa uscire di cabeza ogni volta che lo guardo: Frantic, memorabile thriller hitchcockiano girato da Polanski a Parigi negli anni ottanta, con protagonisti quella figa pazzesca di Emmanuelle Seigner e Indiana Jones.
E mi piace così tanto perché potrebbe benissimo essere una citazione di I’ve seen that face before di  Grace Jones, miglior cover ever di Libertango, che appare in una scena centrale del film in cui la Seigner balla ancheggiante e sensuale e io soffro molto.

Dicevamo, Goodbye di FEDER (acronimo di cui si sa poco e niente) è il pezzo è più scaricato della settimana su iTunes Italia e il più virale su Spotify, ha già fatto furore nelle discoteche dell’est Europa con il sensualissimo vocal semi-parlato che caratterizza la dance degli ultimi anni e l’eleganza della base tanguera, si, sto usando parole scelte a caso.
Raghi, ve lo dico, ascoltatevelo ora, prima che vi tormenti gli ossicini dell’udito nella pubblicità estiva della Telecom con Pif che balla ancheggiando sensuale insieme a Indiana Jones.

The pope approves

in humor by

In seguito alle recenti concessioni di Papa Drugo Lebowsky primo (1, 2), che verrà ricordato nei secoli come “il papa che approvava”, il nostro insider dello Stato Pontificio ci rivela altri gesti che verrano presto sdoganati da Sua Santità:

– Ok, scaccolarsi in pubblico non è educato, però tutti sanno che una corretta respirazione facilita la preghiera.

– Convengo che pisciare sulla ciambella sia sconveniente, ma lo vogliamo dire che i water al giorno d’oggi sono strettissimi?

– Massacrare di pugni una donna è certamente sbagliato ma è comunque meglio che accoltellarla a morte.

– D’accordo, d’accordo, passare col rosso è contrario al codice della strada, però lasciar freddare il take away cinese è contrario al codice del buon senso.

– Naturalmente farsi il bidè è un abitudine che va incoraggiata, ma usando un po’ di carta igienica in più si ottiene quasi lo stesso risultato.

– Ora, che Darth Vader fosse una figura negativa è acclarato, però converrete che Luke Skywalker fosse un giovane assai indisciplinato.

– Certo, lavarsi le ascelle è un gesto rispettoso del prossimo, ma se non avete tempo basterà che teniate le braccia molto aderenti al corpo.

– Incendiare un esercizio commerciale per riscuotere l’assicurazione non è certo un gesto onesto, ci mancherebbe, però se uno è strozzato dai debiti cosa deve fare?

– Si, si, infilare i petardi in culo ai cani è senza dubbio una crudeltà, ma converrete che fa tanto ridere vedere come corrono via inviperiti.

– Non si discute, mettere il cazzo in bocca a un bambino è una cosa gravissima, ma comunque per fare un fiume ci vogliono due sponde.

Pugni nel culo

in società by

Ho la sensazione che sempre più uomini e donne stiano sui social network per mettere al corrente gli altri delle cose che odiano piuttosto di quelle che amano.
Anzi, quasi mai di quelle che amano – tranne quelli che lo fanno in maniera ossessiva e la cura vale anche per loro – perché, essenzialmente, se ne vergognano oppure non hanno ricevuto gli strumenti per amare niente e non hanno mai deciso, in un secondo momento e di loro iniziativa, di costruirsi detti strumenti.
Non so.
Ho questa opinione secondo cui il fisting andrebbe incoraggiato e, anzi, reso obbligatorio.
Una volta al mese sei obbligato a metterti carponi (o su un fianco, poco importa) e una vecchia ti infila un braccio nel culo.
Così resetti le priorità, il senso del dispiacere, la tua funzione nel mondo, spalanchi l’ano e lo spirito alla vita, alle cose, agli eventi e alle eventualità.
Accogli, avvolgendolo col tuo stesso corpo, l’estraneo, l’obbligatorio, l’inevitabile e poi, lentamente, ti lasci andare.
Prendi coscienza che a volte devi interagire con situazioni che non è detto ti piacciano o almeno non subito.
Ma poi, col tempo.
Mandatory fisting, dico sul serio.

20 FATTI POCO NOTI SU KIM JONG-UN

in humor by
  1. Ha questa bruttissima abitudine di rivolgere indovinelli ai camerieri e quando quelli sbagliano li condanna a morte. Situazione che assume contorni drammatici quando dimentica la soluzione e finisce tutto in un bagno di sangue.
  2. Soffre di una grave idiosincrasia per l’espressione “fanalino di coda”. Se viene pronunciata in un raggio di quindici metri gli prendono fuoco le sopracciglia.
  3. La sua acconciatura è stata disegnata dal famoso architetto Philippe Starck, che in realtà voleva fargli uno scherzone ma si è lasciato prendere un po’ la mano.
  4. Il destino beffardo ha fatto si che nascesse senza il buco del culo.
    Una volta adolescente, quando un chirurgo belga ha scoperto questa peculiarità e si è proposto di operarlo, ha risposto: No grazie, sto benissimo così.
  5. Grande amico di Roberto Saviano condivide con quest’ultimo la curiosa abilità di mangiare spaghetti aspirandoli attraverso il condotto auricolare.
  6. Avete presente l’agghiacciante monologo di Adriano Celentano a San Remo 2012?
    Un’ idea sua.
  7. Per un po’ di tempo si era messo in testa di diventare un posatore professionista di grès, suo padre stava impazzendo “Jong-Un santocielo! Sai benissimo che devi fare il dittatore!” e Jong-Un “No babbo, no, ormai ho deciso, voglio fare il posatore di grès, lasciami in pace.” dopo ha cambiato idea perché lui su queste cose è molto volubile.
  8. Come dimostrato nella foto qui sotto, pochi mesi fa una brutta ernia gli aveva gonfiato a dismisura lo scroto fino a farlo diventare delle dimensioni e dell’aspetto di un cavallo da corsa.KINM CAVALLO
  9. Ha studiato in Svizzera sotto copertura, nessuno l’ha mai scoperto perché la copertura consisteva nel raccontare a tutti che lui in realtà era negro.
  10. Ha inventato una variazione del famoso cocktail Bellini. Simile all’orginale rimangono invariati i 3/10 di prosecco ma al posto dei 7/10 di purea di pesca un bel 7/10 di sborra.
  11. Avete presente la storia dello zio condannato a morte e fatto divorare dai cani? Menzogne statunitensi.
    È stato fatto divorare dai cani ma non era condannato a morte.
  12. A volte si sente triste perché non comprende alcuni testi di Franco Battiato.
  13. Nelle notti di luna piena si siede vicino alla finestra, imbraccia un violino e per alcune ore suona la nota mi.
  14. Ha un tecnica di masturbazione su cui mantiene il massimo riserbo. Sappiamo solo che due volte al giorno si chiude in bagno con alcune scatole di cheerios, olio di cocco, un pungolo elettrico, l’ultimo libro di Michele Serra e una foca leopardo che puntualmente muore.
  15. Il nome completo è Kim Jog-Un-Shift-Alt-Tab-Esc-Dio-Porco.
  16. Dotato di un senso dell’umorismo all’avanguardia fa spesso battute incomprensibili, se non ridi: campi di lavoro.
    Un esempio?
    Ci sono un ebreo, un francese e un tedesco.
    Fine della battuta.
  17. Fanatico del mondo cosplay la foto qui sotto lo ritrae nel suo elaborato travestimento da Franco Frattini.
    KIM COSPLAY
  18. Nonostante anni di impegno non riesce a farsi il nodo alla cravatta, quando ci prova inizia a sudare copiosamente, poi ad un certo punto lancia un urlo isterico e corre a farsi cagare in bocca da un cane.
  19. Grande amatore, si vanta di conquistare le donne anche solo con la poesia.
    Oppure con la poesia e i fiori.
    Oppure con la poesia e i fiori e le serenate.
    Oppure col Rohypnol.
  20. Coerentemente con la sua passione per Tiziano Ferro ha stabilito che l’articolo 1 della costituzione Nord Coreana recitasse:
    Come fa male cercare, trovarti poco dopo, e nell’ansia che ti perdo ti scatterò una foto, ti scatterò una foto, eheheeeeeeeeee.

 

25 FATTI POCO NOTI SU JORGE MARIO BERGOGLIO

13 FATTI POCO NOTI SU MATTEO RENZI

 

L’INGOIO

in humor by

Ogni lunedì sera gli autori di Libernazione si incontrano in Costa Smeralda al Billionaire, è giorno di chiusura e il locale viene aperto appositamente per loro.
Chi arriva in motoscafo, chi in dirigibile, chi in elicottero e chi, come Malcom Y, si lancia col paracadute da un cargo militare su cui è salito per sfizio, tutto senza metterci un centesimo di tasca loro, sia ben chiaro, sono finanziati dai POTERI FORTI.
Gli autori brindano a Tassoni e sangue di pangolino e decidono la linea editoriale della settimana a venire.
Parliamo di Palestina! No, parliamo di vaccini! No, scriviamo di omosessualità! Basta con l’omosessualità! Figa! Figa pelosa! Figa di putana! Porco dito!
E così via in un brainstorming da fare invidia a Le Monde.
Ed è esattamente così che vengono concepite sensazionali idee come questa.

autore-rettiliano

 

Dracula Frizzi
Io ogni volta che sento la parola “ingoio” mi viene una malinconia, ma una malinconia, che ora provo a spiegarvela. In pratica quando Canimorti ha detto facciamo un post collettivo sull’ingoio io ho avuto i lucciconi agli occhi e sono corso in camera a mettere su Far Beyond Driven, perché gli anni che io per la prima volta ho avuto a che fare con l’ingoio erano quelli, diciamo il 94 o giù di lì, e suonava appunto quel disco. Quindi questo pezzo si potrebbe intitolare “La prima volta che ho avuto a che fare con l’ingoio è stato 20 anni fa (e non l’hanno fatto a me)”.
Un sabato sera di autunno di tanti anni fa non ricordo che cosa avevo fatto, ma di sicuro non ero andato a quel festino a casa di quel tizio, perché me lo ricorderei. Me lo ricorderei perché poi il lunedì dopo a scuola erano tutti lì a ridacchiare e darsi di gomito, e a parlare di una ragazza che era finita all’ospedale perché aveva fatto un pompino (con ingoio) a tutti, ed era finita al pronto soccorso per questo. Dicevano, i più informati, che ne aveva totalizzati 11 per un equivalente in prodotto derivato di 33 cl, quanto una lattina di coca. Chi fosse la fanciulla nessuno lo sapeva con certezza, a volte era quella, a volte era un’altra. E misteriosi erano i partecipanti alla festa. Come a Woodstock, giurarono di esserci stati tutti, e ognuno ne raccontava un pezzo diverso.
Da lì in poi i miei anni 90 sono stati tutti all’ insegna di una orgogliosa militanza nei partiti di minoranza.  Avete presente quella che nella gita di quarto in Grecia si è fatta mezza classe?
Io ero nell’ altra metà.
Quella che ha sollazzato varie volte i compagni scout nei loro sacchi a pelo?
Io ero in già in tenda.
Comunque questo per dire che non essere stato nei fortunati vincitori di quel pompino adolescenziale non mi ha causato nessun trauma a parte che quando qualcuno dice “ingoio” comincio a canticchiare More than words. Dico davvero: ho avuto uno sviluppo della sessualità del tutto normale.
E poi lo sanno tutti che quella della ragazza che sta male per i troppi ingoi è una leggenda metropolitana: ne esiste una variante in ogni città. Me lo ha confermato il dottore del pronto soccorso che mi ha aiutato quando sono scivolato nella doccia sopra il tubetto del bagnoschiuma. E’ stato imbarazzante da spiegare come si sia infilato proprio lì, ma è stato un incidente Dottore, glielo giuro…
Saying I love you… Is not the words I want to hear from you….

 

Canimorti
Me lo sono chiesto più volte, la risposta è affermativa: io ingoierei.
Mi sono dovuto immaginare mentre spompinavo Lenny Kravitz (perché proprio Lenny Kravitz? e chi dovevo spompinare, Woody Allen?) e, siccome quando immagino non sono parco nei particolari, l’esperienza è stata dolorosa e decadente, come ogni porno che si rispetti.
Ad ogni buon conto, dopo aver avuto la castana nerchia abbracciata da purpuree arterie di Lenny a farmi il saliscendi nell’esofago per dieci minuti (Lenny è così, per lui niente bacetti sulla cappella, solo gastroscopie modalità ghetto gaggers) schiaffeggiato da un elasticissimo scrotto contenente testicoli di ghisa, ecco, ho deciso di risparmiarmi l’umiliazione finale: la sborrata in faccia.
Giuro su dio, non ho mai sborrato in faccia a nessuno convinto che fosse questo a cui si riferiva Confucio dicendo “ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri”.
Ingoiare mi sembra un gesto corretto anche da un punto di vista di ordine universale, se ingoi è come se non fosse successo niente, se ingoi puoi far finta di non aver ingoiato.
D’altro canto se sei ricoperto da fiotti di seme viscoso non puoi far finta di non essere ricoperto da fiotti di seme viscoso, che in un certo senso stanno lì a dimostrare la tua subordinazione a meno di non rispondere a tua volta con un copioso getto di sperma o una schiaffeggiante eiaculazione femminile.
Il mio motto è: ingoia, domani è un altro giorno.

 

METILPARABEN
Sei in terza media, hai il fisico di uno scoiattolo, monti di serie un paio di occhiali enormi, ti stai cagando addosso perché sei impreparato in scienze e il ripetente del banco dietro ti sussurra “ieri A. mi ha fatto un bocchino”. Un bocchino, mi spiego? Roba che tu fai fatica pure a andarti a comprare le riviste zozze dove li fotografano, i bocchini. Mentre a lui glieli fanno. Tra l’altro gli credi, al ripetente. Anche perché, voglio dire, sennò sono cazzi. E’ uno che mena. Meglio credergli. Meglio credergli davvero, non fare finta, Hai visto mai, dovesse accorgersene, che fai finta. Ti sussurra così e già ti basta per sbandare, lieve offuscamento della vista, la sagoma del prof. che scorre la penna sul registro perde corpo e si sgrana. Fai a malapena in tempo a rimetterlo a fuoco, prendendo atto con mezzo sollievo che il primo chiamato alla lavagna non sei tu, e quello aggiunge sibilando: “con l’ingoio”. A quel punto il mondo intorno a te si sgretola.Si scompone, tipo Matrix, si fa a pezzettini piccoli e colorati come coriandoli e tu ti senti una pidocchio insignificante e in quel momento vorresti essere lui, il ripetente del banco dietro, sbagliare i congiuntivi e avere anche tu quelle mezzelune nere sotto le unghie, perché a te l’ingoio, via non scherziamo, non parliamone neanche, chi te la farebbe mai una cosa come l’ingoio, oltretutto dovrebbe essere una rapida, una sprinter, una prestigiatrice perché sarebbe roba di millisecondi, una lotta estenuante per resistere fino alla minimale apertura dei pantaloni necessaria all’operazione e chissà che figura di merda e poi “Capriccioli”, dice quello di scienze, e tu pensi dio mio quello di scienze vuole farmi un bocchino e ci metti qualche secondo a capire che invece ti ha chiamato alla lavagna. Ti ricomponi, ti alzi in piedi nella tua camicia troppo grande e dici “professore, per favore mi giustifichi, ieri non ho potuto ingoiare”.
Passano anni. Anni durante i quali apparentemente hai dimenticato tutto.
Poi, un giorno, lei. Lei che a un certo punto si ferma e ti chiede: “Ehi, ti piace se ingoio?”
E a te quasi scappa dalla bocca un sì, però speriamo che non mi interroga.

 

Roberto Sassi
Tutto quello che ho da dire sull’ingoio è che a certe donne l’argomento proprio non va giù.

 

Bar Nabà

Amor fra i calici più caldi baci avrà
– Un gabbiano l’ha presa di striscio. Le ha sporcato tutta la fiancata.
–  Sì, un gabbiano. Già.  
Se una pompa finisce male, non la riconosce neanche un benzinaio.

“Bevi, devo capire se mi posso fidare di te”. E’ Pietro Savastano che, in Gomorra (la serie), ordina a un affiliato di bere la sua pipì. Ma così finiamo fuori traccia: addirittura in un’altra categoria di Youporn. Riproviamo.
Non disperdere il seme. E così saremmo al paradosso del non disperderlo nell’atto più franco della sua dilapidazione. Ma ora ci stiamo facendo delle seghe mentali sui pompini, e non è il caso.
Forse ci può aiutare Nash, che in un bar avvicina una avvenente ragazza e le propone di saltare i convenevoli per passare a quello che vuole davvero: uno scambio di sostanze fluide. Lì rimedia uno schiaffo, e qui non siamo ancora riusciti a dare un contesto all’ingoio. Però almeno siamo arrivati a definire quello che vogliamo davvero. Perché in stragrande maggioranza siamo tutti d’accordo sul fatto che l’ingoio è quello che vogliamo. Ma perché? Perché non stiamo travasando il vino, ecco perché. E il concetto stesso di pompino precipita se gli neghiamo il senso del finale.
Pensate solo alle più banali conseguenze del bandire i pompini senza ingoio: si realizzerebbe ad esempio la crasi tra i peccati di lussuria e gola, facendo finalmente stare insieme – e per l’eternità – un casino di gente simpatica. Si risparmierebbe anche un sacco di spazio. (Rottamatori, pensateci!)
Ok, non tutti i lussuriosi sono tali perché amano farsi fare i pompini e ancor meno si definisce goloso chi pratica l’ingoio, ma non state a sottilizzare e concentratevi su questa tautologia da eliminare: il pompino senza ingoio non esiste. Al massimo si può definirlo ammettendo l’idea del pompino “interruptus”, ma con tutta la frustrazione del caso e il sincero biasimo che deve seguirne.
Siamo tutti d’accordo, e mente sapendo di mentire chi afferma il contrario. Anche l’Uomo del Monte ha detto sì, affettando l’ananas (si confida nella cultura del lettore).
Poi c’è il pudore, quel maledetto, col quale ognuno dovrà fare i conti per i cavoli suoi. E poi ci sono le malattie, alle quali bisogna stare sempre attenti. E allora dobbiamo riparlare di fiducia e tornare a Pietro Savastano, dimostrando che le categorie di Youporn non contano e che l’importante è fare all’amore come più piace. “Che è una cosa così semplice” – diceva Sciascia – “come aver sete e bere”.

 

JJ Spalletti
Suppongo sia molto difficile esprimersi sull’ingoio quando ci si trova dalla parte del raccoglitore di bambini mai nati.
Rischi di perdere per sempre la stima delle donne, ma al contempo ricevere sonore pacche sulle spalle dagli uomini (non necessariamente con la mano), o il contrario: stima imperitura da parte delle prime mentre i secondi si rivolgono a te sempre con un misto fra delusione e amarezza.
Se sei un maschio è facile, oh: quale uomo direbbe agli amici “Mmmmh, non mi piace quando lei ingoia, ma d’altra parte mica glielo posso far finire in faccia, e nemmeno sul letto, perché poi devi cambiare le lenzuola..quindi lo devo raccogliere in un fazzoletto.” Nessuno: rischia il linciaggio, o il ban a vita da discorsi v.m. 18.
Per le femminucce è diverso. Loro incapperanno in estreme rotture di coglioni in entrambi i casi. Bollate a vita come zoccole. Esaltate come portatrici sane di maschilismo. Fatte portavoce delle femministe (ma ricordatevi che a bocca piena non si parla).
Beh, tanto vale rischiare.
La domanda è: Cosa fare con lo sperma?
Dipende tutto dalla situazione.
Per le amiche più disinibite, fare un soffocotto al primo che passa in discoteca, è sconsigliabile in generale: ma se capita, è SCONSIGLIABILISSIMO accogliere il risultato su qualsiasi parte del corpo, figuriamoci nell’esofago. Consiglio, in questo caso, di fare attenzione al momento clou, e a quel punto scartare a destra o a sinistra (dipende da dove sta la porta), e fingere di deglutire. Funzionerà. C’è la musica, probabilmente avete bevuto entrambi, non se ne accorgerà nessuno. Stealth Mode.
Nel caso, invece, che abbiate a che fare con l’uomo della vostra vita (o presunto tale), suvvia: non fare tanto le schizzinose. Ci sono tanti vantaggi. Non bisogna pulire, non bisogna fare corse in bagno con le guance gonfie tipo criceto coi semini. E poi c’è anche il fatto che, per dire: vi siete prese la briga e la responsabilità di iniziare, vogliamo fare le cose a metà? Vogliamo fare i lassisti? Vogliamo vedere la delusione scritta sul volto dell’uomo della nostra vita (o presunto tale)?
No, signore, ingoiare non è un dramma, anzi; è una pratica naturale, fa piacere al vostro uomo e pare faccia anche dimagrire: me l’ha detto il mio fidanzato, che è medico.

rettiliano-sionista

Dispensa per il disagio sociale, capitolo 1

in humor by

L’imbarazzo sociale è un tema caro a molti.
Per venire incontro a questi disagiati io e la collega JJ Spalletti abbiamo deciso di mettere a disposizione, in forma del tutto gratuita, un piccolo compendio sulla difficoltà di stare al mondo quando al mondo ci sono anche altri esseri umani.
L’arte di non salutare le persone per strada, o in qualsiasi altro posto,  dovrebbe essere padroneggiata da qualsiasi sociopatico che si rispetti, ecco di seguito alcune tra le mie mosse preferite in ordine di difficoltà.

la Lancia di Longino®
La Lancia di Longino possiede numerose varianti ma prende il nome da quella più semplice ed efficace.
È la semplicissima simulazione di un’ inaspettata e dolorosissima fitta sotto il costato in zona fegato. È permesso barcollare, appoggiarsi al muro, ansimare con contegno e, per gli esperti, sudare copiosamente dalla fronte, il tutto fissando il cielo ad enfatizzare una presunta punizione divina.

il Colpo di Reni®
Anche questa di facile realizzazione è però consigliata agli sportivi e a chi può avvalersi di articolazioni elastiche, vietato a chi soffre di calcificazioni e osteoporosi.
Appena notato il nemico, che in realtà non è affatto un nemico ma, al contrario, è probabilmente un vostro caro amico o un gentilissimo conoscente ma non dimentichiamo la vostra miserevole condizione di eremiti stronzi e maleducati, dicevo, appena scorto il nemico la parte superiore del tronco svirgola fulminea a destra (o a sinistra a seconda dell’opportunità) e prende a dirigersi verso il nuovo punto cardinale seguita pochi istanti dopo anche dalle gambe.
Se intendete utilizzare questa tecnica è imperativo praticare una sessione di pilates prima di ogni sortita.

la Vetrina Molto Interessante®
La Vetrina Molto Interessante consiste, come la precedente ma con meno brutalità, in un rapido cambio di direzione verso la vetrina del negozio a noi più vicino.
Non importa che negozio sia, di parrucche, abbigliamento per signore anziane o cani di porcellana, avete il diritto di interessarvi a qualsiasi cosa e nessuno deve permettersi di giudicare i vostri gusti.
Pur se con maggiore impegno la tecnica può essere eseguita in ambienti anche non urbani come spiagge o foreste, l’importante è dirigere l’attenzione su un oggetto apparentemente interessante come il ceppo di un albero, un castello di sabbia o un grosso escremento.
Perfezionamento: estrarre dalla tasca un bloc-notes e scarabocchiare un appunto annuendo pensierosi. In anni di lavoro ho imparato addirittura a cancellare quello che avevo scritto (dicendo proprio “no, no“) e a correggerlo. Di solito si tratta di piccoli peni che fiottano sperma sostituiti da altri piccoli peni che fiottano sperma.

la Sfinge Che Guarda®
La Sfinge Che Guarda è l’unica tecnica che anziché spostare l’attenzione dal soggetto che non volete salutare accentra su di esso tutta la propria enfasi.
Inizia con uno sguardo fisso negli occhi dell’individuo, la fronte si corruga e le sopracciglia convergono e si abbassano, gli occhi si fanno due fessure, poi il capo si muove di scatto verso un punto in alto a destra a simulare una ricerca in archivio e segue subitanea l’espressione di “ah, ho capito!“, si mette di nuovo il soggetto a fuoco e si accenna con la mano un principio di saluto, salvo abbassarla immediatamente e ripetere tutto da capo anche per due o tre volte di seguito lasciando il poveretto in uno stato di paura e imbarazzo.

il Conoscente all’Orizzonte®
Una delle mie preferite.
Immediatamente dopo aver individuato la persona che non volete salutare si sposta lo sguardo su un punto molto lontano alle sue spalle e si comincia a sorridere festosi.
Aprite la bocca e illuminate gli occhi, inspirate forte per riprodurre sorpresa e commozione.
Affrettaee il passo nella direzione del conoscente immaginario tenendo gli occhi ben fissi sull’obbiettivo, in questo caso aiuta molto individuare un passante effettivamente esistente e raggiungerlo per poi dileguarsi all’ultimo secondo.
Per ragioni di coerenza sarebbe bene portare l’interpretazione fino alla fine, un istante prima di aver raggiunto il passante che interpreta a sua insaputa il conoscente immaginario si dovrebbe sussultare per aver erroneamente confuso il medesimo, portare una mano alla bocca e ridacchiare nervosi.
Non importa se chi volevamo ingannare è ormai molto distante e non può apprezzare la nostra performance: le cose si fanno bene o non si fanno affatto.

la Telefonata Drammatica®
Anche in questo caso innate doti attoriali sono d’aiuto ma un esercizio serio e costante è capace di regalare grandi soddisfazioni.
La Telefonata Drammatica è un ottimo, ottimo, espediente capace di stravolgere le sorti di qualsiasi situazione, anche la più drammatica. Io, ad esempio, la uso ogni volta che entro in un negozio per errore, cosa che capita molto più spesso di quanto mi piacerebbe.
Ci sono due tipi di Telefonata Drammatica: quella giubilante e quella iraconda.
La telefonata giubilante è un’inaspettata chiamata da parte di un caro amico che non sentivate da tantissimo tempo e si apre con “Uèèèèèè mittico, ma non ci posso creeedereeee, ma sei un grandissimo, ma cazzo che bello sentirti” e prosegue con finti tormentoni inventati sul momento e riferimenti a terzi esistenti o non.
La chiamata iraconda è invece la simulazione di una telefonata dall’ufficio per questioni irrisolte che necessitano della vostra immediata attenzione e si apre con “No dai, no, no, avevo detto che mi serviva mezza giornata, la posso avere MEZZA GIORNATA? LA POSSO AVERE MEZZA GIORNATA? MEZZA GIORNATA CAZZO! E dai, via, santo cielo, dai! Dai! Ma ti pare?
Il vero sociopatico non pone fine alla telefonata appena il pericolo è scampato ma la porta a termine con la massima serietà.
Laddove necessario può durare anche diversi minuti a seconda del problema immaginario da risolvere o del legame di amicizia con la persona immaginaria che ci sta chiamando.
Una volta ho fatto una terribile Telefonata Drammatica con l’ufficio per un problema che non riuscivano a risolvere (si erano bloccate le e-mail e io non ne ero in alcun modo responsabile, per dire l’imbecillità della gente) e alla fine quando sono effettivamente arrivato in ufficio ero arrabbiatissimo con tutti finché mi sono ricordato che in realtà non era successo nulla.
Con queste cose lasciarsi prendere la mano è un attimo.

Direi che ora siete al riparo per un bel po’, uscite pure di casa senza temere il prossimo.
Vi rimando al capitolo due a cura dell’espertissima JJ Spalletti: http://libernazione.it/dispensa-per-il-disagio-sociale-capitolo-2/
Perdonatemi ma preferisco non salutarvi.

Come on San Bartolomeo, don’t be such a pussy!

in humor by

Una volta, avevo sette anni, con i miei genitori siamo andati a Bertinoro, un paesino abbarbicato sulle colline romagnole tipo San Marino ma senza banche, senza negozi di balestre medievali e senza il museo delle cere peggio riuscito del sistema solare.
E qui apro una parentesi dolorosa ma necessaria.
La prossima volta che portate soldi nel vostro fondo nero a San Marino, che è l’unica ragione per cui una creatura antropomorfa dovrebbe decidere di salire le pendici del Monte Titano, fatevi un regalo e visitate il Museo delle cere e della tortura, è un’esperienza mistica che garantisce una sofferenza tale da farvi salire in un botto cinque livelli di reincarnazione una volta morti. Entrate a livello anellide ed uscite a livello artropode complesso.
Nel tristo caso apparteniate allo scarno gruppo di italiani che non possiede un fondo nero a San Marino agevolo breve infarinatura nel video qui sotto.
Tenete conto che il montaggio professionale lo rende un po’ più bello di quanto non sia in realtà.

Chiusa parentesi.
Bertinoro, dicevo, che al massimo ha una filiale della Cassa dei Risparmi di Lido di Classe con gli infissi in alluminio anodizzati oro e un sistema d’allarme che consiste in un uomo che urla e nemmeno un negozio che venda balestre medievali, per rimediare aveva messo su una pinacoteca.
Mio padre, spesso vittima di infauste ispirazioni, in un raptus del tutto inspiegabile aveva deciso di portarci, del resto visitare una pinacoteca è un po’ il sogno bagnato di qualsiasi bambino di sette anni.
La visita alla pinacoteca durò il tempo che impiega una castagna a cadere da uno sgabello, alla prima sala ero stato preso da un attacco isterico e mi avevano dovuto raschiare via dal pavimento con la benna di un piccolo trattore. Tutto questo a causa di un gigantesco dipinto raffigurante il martirio di San Bartolomeo che la tradizione vuole scuoiato vivo, una cosa da niente non fosse che fino a quel momento i miei genitori avevano perseguito la barbara abitudine di tenermi lontano da ogni raffigurazione di violenza.
Ogni.
Ovviamente niente pistole giocattolo, nemmeno quelle ad acqua tipo super liquidator, venivo mandato alle feste al mare con lo spruzzino del vetril, cosa che ha avuto serie ripercussioni sulla mia capacità di prendere parte a qualsiasi evento estivo che coinvolga più di tre persone alla volta.
E ovviamente niente violenza visiva, niente cartoni animati giapponesi, proibita l’intera filmografia di Arnold Alois Schwarzenegger.
Terminator, Conan il Barbaro, Robocop, Atto di Forza, Commando, Predator e altri capisaldi del cinema d’azione anni ottanta mi è toccato vederli da adolescente, che avevo già perso la sospensione dell’incredulità e mi hanno fatto cagare.
A scuola, vergognandomi come un cane per questi divieti, ascoltavo i miei compagni che si raccontavano le scene, aspettavo circa venti secondi e le ripetevo apportando alcune modifiche alla composizione logica dei periodi e all’enfasi per fingere di averli visti a mia volta, stratagemma che il più delle volte non funzionava.
E poi voilà, San Bartolomeo sbucciato vivo e io che mi butto a terra urlando con le mani sugli occhi e mio padre che mi trascina via.
Da quel momento il termine pinacoteca ha assunto nel mio immaginario un significato piuttosto sinistro, tanto che anche molti anni dopo, alle medie, avevano organizzato una gita scolastica con visita ad una pinacoteca e io per stare dalla parte del sicuro mi ero dato malato.
E poi invece a quella gita si è limonato tantissimo.

E POI LA CONVERSAZIONE SI SPOSTA BRUSCAMENTE SULLE SEGHE

in humor by

– Agata, ti prego, ripetimelo come se fossi scemo.
– Che cosa?
– La cosa di un minuto fa, su Antonio e le seghe.
– Ah, certo. Antonio non si fa le seghe.

Tre secondi di silenzio.

– Niente seghe?
– No.
Mi giro verso Antonio – Antonio, amico mio, tu non ti fai le seghe?
Antonio fissa pallido la pizza margherita che inizia a freddarsi – No. – dice piano.
– Visto? – fa Agata.
– D’accordo, ma poniamo che gli venga improvvisamente voglia di farsene una.
– Allora mi chiama.
– Ti chiama?
– Mi chiama e io gli faccio una sega.
– Sei gentile.
– Se ha bisogno, ci mancherebbe.
– Ma con lo sputo?
– Con lo sputo?
– Con lo sputo o senza?
– Ma in che senso?
– Agata, tesoro, se mi fai questa domanda significa che ignori la meccanica alla base delle seghe, i fondamentali, non conosci il pentateuco della masturbazione e vuoi metterti al posto suo, sii ragionevole.
– E allora spiegamelo.
– Te lo spiego volentieri, ti sputi nella mano prima di fargli una sega?
– Ma che schifo!
– Tack.
– Ma che schifo! Che schifo! No!
– Agata, perdonami, ma se ti fa schifo sputarti nella mano come ti regoli coi pompini?
– Ad Antonio non piacciono i pompini.

Quattro secondi di silenzio.

– Agata, ti prego.
– Non gli piacciono, giuro! Antonio, ti piacciono i pompini?
Antonio è immobile da prima, non ha ancora iniziato a tagliare la pizza – No, non tanto. – mormora con voce rotta.
– Visto? – fa Agata.
– Eh, ho visto, ho visto. Comunque questa cosa che non ti sputi nella mano, Agata, lasciatelo dire, secondo me è drammatica. Le mani asciutte santo dio, roba che gli provochi una dermatite con conseguente fimosi con conseguente cazzo che gli si stacca e muore. Ma poi scusa, quando fate l’amore, lui per caso ti riscalda un po’ o te lo butta dentro come se dovesse parcheggiare la bicicletta che gli chiudono le poste?
– Non capisco la metafora.
– Immagino. Voglio dire, Agata, amica mia, che le seghe le sanno fare bene solo gli uomini perché, in anni di esperienza, hanno maturato una perizia inimitabile. Oppure le puttane, ma vanno sempre di fretta. Oppure le pornostar, ma tanto è una cosa che non ti capita mai. Tu non rientri in nessuna delle tre categorie. Sostituirlo in una funzione così importante è un gesto di una violenza inaudita. È come strappargli gli occhi e dire “tranquillo amore, le cose le vedo io e dopo ti racconto“, è terribile, osceno. Tu non ti rendi conto.
– Allora te lo ripeto, Antonio non sente il bisogno di farsi le seghe, me l’ha detto mille volte, ha già me, gli basto io.
– Ma non è così Agata, non è così. Capisco che non voglia ferirti ma, credimi, non è così. Le seghe col sesso non c’entrano nulla. Le seghe sono una cosa che serve agli uomini per non mettersi ad uccidere la gente per strada. Sono un grande, grandissimo, atto di amore verso noi stessi, un modo per prenderci cura del nostro corpo. Cosa ti costa lasciarlo libero?
– E chi me lo assicura che pensa a me mentre si fa una sega?
– Ma ti garantisco il contrario, guarda, a te non ci penserà mai. Mai!
– Visto? Hai visto? Allora vuol dire che non gli basto!
– Ma è l’opposto Agata, davvero, ragiona, tu per lui sei l’altra metà del cielo, ti adora, ti venera, ti ha idealizzata, nella sua testa sei la madre dei suoi futuri figli. Ti pare, dunque, che possa pensarti mentre ti fai sfondare da due negri con delle fave di trenta centimetri? Vuoi che ti pensi mentre ti schiaffeggiano con delle cappelle da mezzo chilo? Ti sembra una cosa rispettosa, delicata?
– Dubito che Antonio abbia delle fantasie del genere.
– Anche io. Antonio ha delle fantasie più complesse, fidati, io semplifico, nelle fantasie di Antonio ci sono anche dei nani, uncini anali, somari di passaggio, gagball, batterie per automobili e petardi esplosi a tradimento, si svolge tutto all’interno di locali con muffa alle pareti e sedie arrugginite che prendi il tetano a guardarle. Agata, seriamente, vuoi dirmi che ti piacerebbe stare al centro di una gomorra così?
– No.
– Eh no, certo che no, ovviamente no.
– …
– Ti vedo perplessa.
Agata si gira verso Antonio – Antonio, hai delle fantasie così tu?
Antonio mi guarda ed è davvero molto triste – No. – dice.
Agata guarda di nuovo me – Visto?

Scorci Vaticani II

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Jorge Mario siede al tavolo da colazione e scruta l’uovo alla coque.
Solleva un cucchiaino e lo batte tre volte sulla cima del guscio fino a incrinarlo.
Usando la punta delle dita leva i frammenti con gesti precisi, ordinati. Fissa il contenuto.
«Facundo!» chiama forte il Papa.
Facundo Mendoza, giovane chef boliviano recentemente assunto dalle cucine vaticane, si precipita nella stanza.
«Ordini Santo Padre.»
«El huevo.» mormora il Papa senza distogliere lo sguardo dalla pietanza.
«C’è un problema con l’uovo Santo Padre?»
Jorge Mario alza gli occhi sullo chef, lo fissa senza parlare, lo chef abbassa lo sguardo.
«El huevo no està bastante cocinado.»
«Desidera un uovo sodo Santo Padre?»
«Ho chieduto un uovo sodo Facundo?»
«No Santità, lei ha chiesto un uovo alla coque.»
«Y dunque?»
«Le preparo subito un uovo alla coque.»
Facundo solleva il portauovo in peltro e si allontana come una cometa, senza emettere suoni.
Tre minuti dopo è di ritorno, poggia il nuovo uovo sul tavolo, fa due passi indietro, attende.
Jorge Mario vibra di nuovo il cucchiaino sul guscio, rimuove la cima, fissa il contenuto. Facundo tace.
«Facundo…»
«Santità?»
«Facundo, amigo mio.»
«Ordini Santità.»
«Facundo, tu qui estai rischiando una brutta fine, io te lo digo caro Facundo, te averto.»
«Santo padre…»
«No santo padre y santo padre, tu stai cosiente de trovarti en lo Stato Vaticano, si Facundo?»
«Mi faccia provare ancora una volta Santità, la prego.»
«Otra vez? OTRA VEZ? Yo te faccio chiudere nelle segrete y te hago comer por los murcielagos Facundo!»
«Sua Grazia…»
«El huevo alla coque, Facundo, quando rimuovisci el guscio no deve colasare! NO DEVE COLASARE! Mi sono esplicato? El albume deve rimanere leggermente viscoso man mano che si avvicina al tuorlo. El tuorlo deve stare liquido, el tuorlo pero, no todo el huevo!» Bergoglio batte un pugno sul tavolo «NO TODO EL HUEVO!»
«Mi perdoni Santità.»
«No, no! Es una cosa seria Facundo, es una cosa seria.»
«…»
«Facundo, ho preso la salmonella cinco volte quest’anno.»
«…»
«Cinco veces.»
«Le preparo immediatamente un uovo alla coque perfetto Santo Padre.»
«No, no, basta uova, bastante!»
«Cosa desidera Santità?»
«Montone, arosto.»
«Certamente Eminenza, subito.»
Facundo si precipita verso la porta.
«Facundo!»
«Ordini Santità.»
«El montone, croccante fuori y tenero dentro.»
«Assolutamente Santità.»
Jorge Mario fa un cenno con la testa, Facundo evapora.
Il Papa si alza, si avvicina alla porta e guarda fuori.
Torna al tavolo, prende una fetta di pane, toglie la mollica, intinge la crosta nell’uovo alla coque e se la porta alla bocca, chiude gli occhi in un fremito di piacere, mastica piano.

13 fatti poco noti su Matteo Renzi

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  1. Cresce a Rignano sull’Arno, amena enclave del Brunei nota per le ferramenta che vendono esclusivamente gancetti adesivi.
  2. Ha lavorato sei mesi nel circo Gianni Orfei come incantatore di serpenti, veniva costantemente morso dai rettili e irriso dalla folla.
  3. Gira in bicicletta ma appena nessuno lo vede manda la lavastoviglie col ciclo a 70° anche mezza vuota.
  4. Ha dato un nome ad ogni neo facciale, in altro a sinistra c’è Shaneese, poco sotto il grazioso Goscinny, a lato della bocca Lady Oscar e sotto il labbro, spesso nascosto dalle espressioni buffe, Aldo Moro.
  5. Ha un ego molto sviluppato.
  6. È a favore delle unioni civili alla tedesca, dei baci con la lingua alla francese, del pompino con l’ingoio alla moldava e del fisting con lo schiaffo alla portoghese.
  7. Odia intensamente Civati. Ha confezionato una bambola woodoo con le sembianze di Pippo e la fissa intensamente quando caga.
  8. Durante la vista ad una onlus che si occupa di disabili gli è parso che un ragazzo down lo stesse guardando in malo modo, allora si è scusato, lo ha preso da parte con una scusa e gli ha tirato un pugno fortissimo alla bocca dello stomaco.
  9. Dovesse fallire la scalata al PD ha in progetto due nuovi parcheggi vicino alla Fortezza da Basso e la costruzione della Morte Nera.
  10. Dietro il piano di rottamazione del sindaco si cela in realtà un bieco progetto ordito da una loggia massonica deviata in accordo coi Rosa Croce in accordo coi temibili thug indiani in accordo con alcuni adoratori di una pianta di ficus benjamina senziente vecchia di secoli dietro la quale si cela una parete in cartongesso dietro la quale si cela una stanza e in fondo alla stanza c’è una porta e dietro la porta c’è un poveraccio che entra in un bar, ordina un succo di pera, e la barista gli spara nel petto con un fucile a canne mozze. BASTARDO!!!
  11. Da bambino è spesso vittima di scherzi crudeli. In seconda elementare gli legano allo zaino un topo morto. Quando il piccolo Matteo se ne accorge inizia a correre come un forsennato, si fermerà tre settimane più tardi al confine col Belgio.
  12. Dovesse fallire la scalata al PD ha in progetto di ampliare la pedonalizzazione del centro storico fiorentino, a ovest fino a Prato, a est fino a Calcutta.
  13. Abile bestemmiatore, nel 2002 vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi della Bestemmia di Pontassieve riuscendo ad includere nello stesso improperio la Madonna, otto incursori anali, Jacopone da Todi, tre bambini vestiti alla tirolese, un panda orbo che indossa un loden e Ornella Vanoni sui trampoli. Chapeau!

25 fatti poco noti su Jorge Mario Bergoglio

in religione by
  1. Ha una vera e propria fissazione per la pesca d’altura, come esca viva usa cuccioli di Shar-Pei.
  2. Riesce a prendere sonno solo appeso per i piedi al soffitto.
  3. Ha sollevato un polverone nello Stato Pontificio quando, poco dopo essere stato eletto papa, è sceso nelle cucine vaticane e ha urlato: «Al primo che usa uno schiacciapatate gli sego le mani!».
  4. Ha una grande passione per le collezioni di francobolli, monete, timbri postali e scalpi.
  5. È un tenace giocatore di squash ma sfida esclusivamente avversari focomelici.
  6. Accanito tifoso del Club Atlético San Lorenzo de Almagro nel 1985 indossò il costume da mascotte (un corvo) per un derby contro il Boca Juniors, in seguito ad un drammatico errore logistico finì nella curva dei tifosi avversari, venne rapito e drogato per settimane.
    Fu ritrovato un mese dopo in mezzo alla pampa argentina completamente nudo, disidratato e in preda al delirio mentre cercava di trascinare un catamarano di dodici metri.
  7. È l’inventore del famoso proverbio veneto: Rossa de cavei golosa de osei.
  8. Il nome completo è Jorge Mario Alonzo Cristóbal Sanguedibue.
  9. La madre era balbuziente ma viveva in una realtà tutta sua convintissima di essere l’unica a pronunciare correttamente le parole.
  10. La scapola destra è coperta da un’angioma che ricorda moltissimo Sophie Marceau all’epoca de Il tempo delle mele 2 mentre fa un pompino a Michele Serra.
  11. Soffre di una tale stitichezza che riesce ad andare di corpo solo il martedì e solo se prima ha sentito il verso di un’alce che muore.
  12. La sua canzone preferita è “L’amore è” di Lorella Cuccarini e rifiuta di ascoltare qualsiasi altra cosa.
  13. Nel 1990 interpreta Kuato in Atto di forza di Paul Verhoeven.
  14. Se mentre gli parli fai finta di salutare qualcuno alle sue spalle lui si gira di scatto ogni volta. Il record è stato stabilito nel 2002 da Fidel Castro che ha ripetuto lo scherzo centoventisette volte durante un’incontro di appena venti minuti.
  15. Una volta gli hanno sentito dire: «Si, ma definire la garrota uno strumento di morte mi sembra un po’ eccessivo.».
  16. Ama dare pizzicotti fortissimi alle gote dei neonati e appena quelli urlano parte la scomunica.
  17. Appassionato scacchista, ha inoltrato decine di di richieste alla FIDE affinché venissero inseriti due pezzi nuovi, la strega, che appena inizia la partita prende fuoco, e il galileo galilei che, se riesce a dare scacco, appena un alfiere gli fa un’occhiataccia firma un’abiura e scappa dalla scacchiera.
  18. Nonostante gli sforzi non è mai riuscito ad imparare la tabellina del sei. Quando gli viene fatto notare risponde: «D’accordo, ma è la più difficile in assoluto.».
  19. Per anni ha dato la voce a Dodò il colorato pupazzo de L’Albero Azzuro, ha dovuto rinunciare quando gli autori hanno deciso che il personaggio avrebbe interpretato uno spot che pubblicizzava la pillola del giorno dopo.
  20. Per oltre trent’anni ha creduto che Moni Ovadia fosse un personaggio interpretato da Peter Gabriel, quando ha scoperto la verità per reprimere il dolore ha tentato di amputarsi un mignolo.
  21. Taglia le unghie degli alluci solo una volta all’anno, poi passa giornate a incidervi sopra maestose raffigurazioni dell’Annunciazione.
  22. Appena eletto papa ha mostrato le sue intenzioni su Ratzinger mimando un aeroplano che si alza in volo sull’oceano.
  23. I dieci minuti successivi, poi, ha scatenato il panico nel conclave sostenendo che si sarebbe chiamato Papa Pino Silvestre. Quando ha visto che non incontrava consensi si è tutto indispettito e ha virato su Papa AK47 prima e su Papa Papete poi.
  24. Ha una fortissima antipatia per le guardie svizzere e trova ogni pretesto per sottolinearlo, pochi giorni fa ha salutato un sottufficiale e, appena quello ha risposto, gli ha tirato uno schiaffone.
  25. Nell’estate del 1996 si era messo in testa di rivoluzionare il rito eucaristico. Secondo le sue indicazioni al momento del Corpus Christi anziché porgere un’ostia al fedele il sacerdote doveva colpirlo in faccia con un castoro.
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