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Annarita Di Giorgio

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la carcerazione è un abuso

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L’arresto preventivo del Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido è un abuso. Avallarlo politicamente con le dimissioni coatte, reazionario.

Nonostante nell’avviso di custodia cautelare (pubblicato illegalmente dalla stampa senza sbianchettare dati privati come i numeri di telefono) essa è motivata dalla “pericolosità e spregiudicatezza” degli indagati, l’ipotesi paventata dal gip di inquinamento delle prove e reiterazione, non essendo la condizione di Presidente della Provincia in sé criminogena, poteva essere evitata con l’arresto domiciliare. Cosi come per Girolamò Archinà, licenziato da Ilva ad agosto, ristretto cautelarmente in carcere da sei mesi nonostante le incompatibili condizioni di salute.

La carcerazione preventiva infatti è un’extrema razio per esigenze eccezionali cui ricorrere quando ogni altra misura, come ad esempio i domiciliari, risulti inadeguata. E invece in Italia è diventato un modo per estorcere confessioni e chiamate in correità, una tortura quindi, nonchè troppo spesso l’unico modo per far espiare la pena agli indagati a fronte dell’insostenibile durata dei processi molti dei quali non vedrà mai la fine, e trasformando cosi chiaramente gli arrestati prevenitivi in condannati preventivi. Per questo il dato non può che essere allarmante: il 40 per cento, ovvero 30 mila detenuti, sono in carcere per custodia cautelare, e secondo le statistiche del ministero la metà di loro verrà dopo anni estenuanti di processo, dichiarata innocente. Tutto questo andando ad incidere sulla illegale situazione delle carceri e della giustizia italica.

A maggior ragione in questo caso in cui la decisione di utilizzare il grado massimo di custodia cautelare ha innescato l’effetto immediato dello scioglimento di un organo elettivo.

 

L’arresto preventivo, ripreso in diretta dalle telecamere già informate di quanto stava per accadere, ha infatti costretto Florido, un semplice indagato, a dimettersi, subordinando cosi la volontà degli elettori a un’azione preventiva della magistratura.

Inutili risultano le dimissioni, a seguire, degli assessori, essendo gia caduta quindi la giunta. Male quelle dei consiglieri e dei partiti di maggioranza: non ha senso esprimere solidarietà umana, come nei loro comunicati, se non se ne rispetta anche politicamente l’innocenza fino a prova contraria. Non rientrando nei poteri del Gip, hanno in questo modo loro, nei fatti, permesso che un’azione ripetiamo preventiva della magistratura sovvertito la sovranità popolare.

Nulla ha insegnato, in particolare al Pd, solo per fare l’ultimo esempio, la vicenda di Ottaviano del Turco, anche lui arrestato preventivamente, dimessosi facendo cadere la giunta abruzzese, scaricato dal partito, e le cui accuse stanno ora nel processo, a distanza di 5 anni,  sgretolandosi dopo aver distrutto umanante e socialmente un uomo, e politicamente anche la volontà degli elettori.
Anche in quel caso solo i radicali, specie attraverso radioradicale che sola dall’inizio ne ha pubblicizzato tutte le fasi del processo, ne hanno sostenuto dal primo momento le garanzie.

Cosi come, da quando nel comizio di Marco Pannella a Taranto nel 93, contro la cassaintegrazione di aziende decotte come l’Ilva ne proponeva la conversione e il salario minimo garantito, da anni i radicali denunciano l’illegalità stragista compiuta a Taranto. Per questo hanno votato contro ad entrambi i decreti definendo l’ultimo eversivo, e sono stato l’unico partito presente con le bandiere a tutte le manifestazioni di Taranto per l’ambiente, perché credono che questa città debba rientrare dalla strage di legalità che si è fatta in questi anni, e che di questo debbano occuparsi, ognuna per i suoi doveri, politica e magistratura.

Come dal crimine deve rientrare anche il carcere di Taranto, che hanno visitato l’ultima volta a febbraio (la volta prima era agosto) con L’onorevole Rita Bernardini (non avendo più deputati radicali in Parlamento, ora chiedono ai consiglieri regionali e parlamentari eletti di accompagnarli), denunciandone le illegalità anche attraverso tantissime interrogazioni.
Per questo ci aspettiamo che il Presidente Florido esca da li quanto prima, come tutti i malcapitati agli arresti preventivi senza giusta necessità e tutti i detenuti ristretti in condizioni disumane per cui continuiamo a invocare un’amnistia. Ogni ora in più lì dentro è pericolosa. E speriamo, che alla sua quanto prima scarcerazione, avendone verificato sulla propria pelle le condizioni, anch’egli si affianchi alla lotta radicale per il rientro delle carceri, della giustizia e dello stato nella legalità.

Berlusconi non è Tortora, se non altro perché a differenza sua non è stato in carcere, Ottaviano del Turco e Gianni Florido forse si.

 

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Viva il re!

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La direzione nazionale PD di oggi pomeriggio, quella definitiva che dovrebbe decidere il governo, chi andrà alle consultazioni con Napolitano, chi guiderà il partito in questa fase, le sorti di Bersani e di tutto il gruppo dirigente, non sarà a porte aperte. In streaming, come si dice adesso. Mentre lo erano state le altre dopo la batosta delle elezioni. E persino la riunione generale dei parlamentari. Era la nuova era, ciò che avevano imparato da quelle elezioni. L’apertura.
E’ durato poco. Anzi, non è mai iniziato.
Il cambiamento non lo puoi copiare. O è tuo, o non lo è. E come Roma non si costruisce in un giorno.

Il resto è stilistica. O buffonata. Come la prima direzione in streaming: auguri a Bersani da parte di tutti. E la seconda: gente convocata per sms la mattina e convogliata nella Capitale da tutta italia il pomeriggio, è stata rimandata a casa dopo 5 minuti perchè uno dopo il primo intervento ha fatto mozione d’ordine per dire che non era quello il momento di discutere. E la presidente Bindi senza votare ha accolto quella mozione rispedendo tutti a casa. Chi era quello che ha fatto la mozione d’ordine senza voti? Franco Marini. Quello che poi dalla Annunziata ha detto che il problema del pd è che nelle riunioni non si vota.

Che poi è la stessa cosa di tutti quelli, del Pd, che si sono lanciati al grido Ro-do-tà-tà-tà.

Che gli elettori 5s che l’avevano decretato loro candidato Presidente fossero 4 gatti non è una notizia. Si sapeva. Quelli sono gli iscritti e quelli votano. Come alle parlamentarie. Non è come le tessere pd che aumentano vertiginosamente in pacchetti alla vigilia di ogni elezione interna. E al “perchè no?” bastava rispondergli “perchè Rodotà è quello del comitato del NO ai referendum Tortora. E’ un no che vale quanto una Repubblica. Anzi 3”.
E invece il guaio sono quelli del pd che gli sono andati dietro. Dimostrando di non conoscere nè la matematica, nè la storia, nè la Costituzione, nè le basi piu elementari della politica. Ma neppure le regole del circo.
Con questo ufficializzando che il vero problema del PD non sono i vertici. E’ la base.
Tutti contro l’accordo col PDL, quando praticamente in quasi tutti i comuni province e regioni ce l’hanno con l’UDC, l’accordo. Che è peggio.
Come i Giovani Democratici che ora occupano le sedi pd dicendo che loro sono la parte buona del pd. Loro e le primarie. Sarà per questo che le hanno cancellate dal loro statuto non facendole per il secondo Congresso GD. Mentre stiamo ancora aspettando i risultati del primo, quello finto che senza neanche una scheda bianca o nulla, elesse Fausto Raciti. A proposito: Fausto Raciti, il segretario dei GD appena eletto in parlamento senza primarie, mentre i giovani di cui è a capo occupano le sedi pd di mezza italia, qualcuno l’ha visto?

Niente, tutti a cercare i 101 traditori. Dimenticando che la “Più bella del mondo”  difende il voto segreto e l’assenza di vincolo di mandato, mentre condanna i voti riconoscibili con questo riconsegnando SEL all’ala extraparlamentare della DC.
Tra l’altro quando i grillini liberi votarono Grasso e Grillo si arrabbiò, Bersani difese l’ art 67 chiamando Grillo leninista, mentre ora chi l’ha fatto con lui è un traditore.  E comunque delle due l’una. O vi convincete una volta per tutte che le liste bloccate sono il senso di una democrazia parlamentare, o vi scagliate contro i traditori. Perchè quei traditori, sono quelli usciti dalle primarie.

Perchè non è inseguendo Grillo che il pd uscirà dal burrone. Perche non è Grillo ad avercelo spinto lì.
L’unico vero grande artefice del collasso del PD è Giorgio Napolitano. Come quelle fighedilegno che prima te la fanno annusare, poi se la tirano, poi le porti a cena, poi al pic nic fuori porta, poi al week end alla spa, poi in viaggio a Sharm e solo quando scoprono che c’è un’altra che ti vuole, finalmente te la danno. Con l’unico risultato di aver disintegrato il pd. E loro applaudivano.

E’ da quegli applausi che bisogna ripartite. Non spolpando come sciacalli il capo vecchio a terra, e cambiandolo con il capo nuovo.
Presentarsi alle consultazioni con Renzi candidato premier adesso vi farebbe finalmente ammettere, e sarebbe ora, che avevamo ragione: le primarie non esistono.

Che come ben ha detto Fassina, la classe è dirigente se dirige, sennò si chiama seguente. Che non vuol dire puntare al sovversivismo delle classi dirigenti, ma che la rivoluzione è un passo al giorno verso la direzione giusta.

aggiornamento: dal sito Europa “ore 16.00 Il Pd ha fatto sapere pochi minuti fa che si potrà seguire la direzione in diretta streaming, una decisione presa in extremis. A minuti si inizia”

IL PD CI LEGGE.

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Ricorso incompatibilità

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Dalla data di proclamazione Nichi Vendola aveva 10 giorni per decidere se rimanere Presidente della Regione Puglia, o andare in Parlamento.
E’ passato un mese e ancora non ha deciso. Insieme a lui altri 10 consiglieri regionali pugliesi (6 PDL: Massimo Cassano, Pietro Iurlaro, Lucio Tarquinio, Roberto Marti, Gianfranco Chiarelli,Rocco Palese;  2 PD: Antonio Decaro, MIchele Pelillo ; 2 Sel: Dario Stefano, Tony Matarrelli).
E cosi mentre loro sono a Roma, non potendo scattare i primi dei non eletti prima delle dimissioni ufficiali, la Regione Puglia è in Stallo.

Io, cosi come hanno fatto i radicali piemontesi dell’Associazione Aglietta con l’incompatibile  Roberto Cota, con altri radicali pugliesi ho presentato ricorso per  tutti e 11 gli incompatibili.

E’ un’azione popolare che possono fare tutti i cittadini residenti in Puglia.
Qualunque possano essere le ragioni politiche che spingono Vendola a temporeggiare, non giustificano il non rispetto della legalità. Anche se non c’è sanzione, la legge c’è, parla chiaro, e va rispettata.

info: 331 5938362

 

 

Che tengono contro le troie?

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“In parlamento ci sono le troie”.
Ebbè? Hai fatto la scoperta dell’acqua calda, si sarebbe risposto una volta, a Battiato.
E invece Laura Boldrini l’ha considerato un “oltraggio”: “Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni così indiscriminatamente offensive. Da Presidente della Camera dei Deputati e da donna respingo nel modo più fermo l’insulto che da lui arriva alla dignità del Parlamento.”
E perche mai?

Le troie in Parlamento, a differenza di Battiato assessore, sono state elette.
Le liste le conosci prima, se non ti piace ne voti un’altra. Ma quando voti sai cio che eleggi.
E’ un loro diritto esserlo, al pari di qualunque altro cittadino che fa un altro mestiere.

Secondo Battiato “dovevano aprire un casino”.  E secondo me lui doveva scrivere canzoni (anzi neanche, che è noiosissimo).
Ma non era il periodo della società civile questo, contro i mestieranti della politica?
E allora, qual ‘è il problema se ci sono le troie in parlamento?
Laura Boldrini, non è stata scelta presidente della Camera proprio perchè non era una politica di professione, tanto che non aveva neppure fatto le primarie?

O forse per Boldrini fare la parola troia è un offesa in sè, un insulto?
Come quelli che, ad esempio, ce lo vedono nella parola frocio?
L’insulto c’è per chi lo vuole vedere. E io continuerò ad usare la parola troia e frocio finchè non ci sarà piu nessuno che le reputerà un’offesa.

La Troia, cara Boldrini, se una donna sceglie di farla non arreca male a nessuno. E’ il suo corpo, e ne fa cio che vuole. E anche venderlo rientra tra le libertà personali garantite dalla Costituzione  e meritevoli di tutela nei limiti in cui non incidano sulla pari libertà altrui. Per questo sarebbe il caso di regolamentarla, la prostituzione.

Il sesso libero non è un reato, è una cosa bella. E dovremmo finircela di considerare un insulto tutti gli aggettivi legati alla sfera sessuale, liberandoci di una cultura bigotta, puritana e sessuofobica elevata a morale di stato.

Finchè è il popolo sovrano, non esistono degli impresentabili da non candidare in parlamento,  e a nessuno deve essere preclusa la possibilità di essere eletto, siano dipendenti onu, cantanti o troie (una sola eccezione andrebbe fatta per i magistrati).

Forse Battiato ci vuole dire che c’è gente come Boldrini che ci è entrata col cervello, e chi con la fica. Sono parti del corpo uguali, ognuno usa cio che meglio sa.

E solo che a Boldrini, dallo scranno con aureola incorporata che le hanno fornito, e a Battiato, nessuno va ad insultarli.

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Vi hanno preso per il culo

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Lo sport del giorno è la gara, tra analisti, commentatori, autorevoli piddini, ma soprattutto tra sostenitori e promotori delle primarie, a dire a Bersani di non essere lui il nome da fare a Napolitano durante le consultazioni per il Presidente del Consiglio.

Ecco.

Se il vincitore delle primarie salendo al Colle non indica il suo nome come come capo del Governo, e se il Capo dello Stato non affida a lui, capo della coalizione che ha vinto le elezioni, la Presidenza del Consiglio, questo vuol dire, ufficialmente e definitivamente, una sola cosa.

Che le primarie non esistono.

E ve l’avevamo detto.

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Leninisti!

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Ora che qualche senatore cinquestelle ha votato Grasso contro le indicazioni del gruppo, e Grillo ha minacciato di cacciarli, tutti contro Grillo.
Persino Bersani, no dico non Berlusconi ma Bersani, dopo averlo stolkerato i giorni scorsi, dice che Grillo è come Lenin. Che è come se io  dicessi a Pamela Anderson che è una tettona.

Quando fino a 2 mesi fa i radicali votavano liberamente dal gruppo pd, ma anche liberamente da loro stessi, come ad esempio per il decreto salva Riva, gli davate dei traditori.

“Stronzi” li chiamò Rosy Bindi (e ora voi mi dite che la salutereste, Rosy Bindi?).

E infatti per la prima volta non è il Pd a inseguire Grillo, ma Grillo a inseguire il Pd.
Del principio costituzionale dell’assenza di vincolo di mandato, ma anche di quello dell’insindacabilità dei parlamentari, il Pd fa carta straccia da anni (la piu bella del mondo quando conviene a loro).

Il capogruppo Franceschini mandava sms alle 9 con gli ordini per cosa votare alle 11. Senza discussioni, incontri di gruppo, posizioni maturate insieme, nè altro. Guai a votare diversamente. Disciplina di gruppo la chiamava, quella dell’sms, altrimenti stronzi e traditori.

Perchè i radicali non li hanno voluti candidare piu secondo voi?
“Perche stavolta vogliamo una legislatura tranqulla” dichiarò Bersani.

Ecco, tiettela!!!


NB: anche Bersani ha fatto firmare ai suoi  candidati Pd, ma anche di Sel e Tabacci, un patto che li impegna a votare come deciderà la maggioranza del gruppo.

Date a Cesare

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Certo che siete strani voi eh.

Da giorni riempite le timeline solo di notizie, commenti e puntate sul conclave che ormai  twitter pare esser diventato un popolo di santi poeti e vaticanisti (che tra l’altro non ne azzeccano una peggio di Pagnoncelli), e ora appena eletto il nuovo Papa tutti a lamentarvi che  in passato ha fatto dichiarazioni contro gli omossesusali, le donne, l’aborto.

Aò. E’ il papa della Chiesa Cattolica, mica il portiere del battuage di Monte Caprino.

Immagini dello scopatoio di Monte Caprino, Roma

Con questi funzionari non vinceremo mai

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Chiariamo una cosa. Che il PD abbia una struttura di funzionari stipendiati è cosa normale. L’iniziativa politica di un partito abbisogna di competenze che meritano di essere organizzate e retribuite.
L’unico guaio è che senza rimborso elettorale pubblico queste non riuscirebbero a mantenersi. Forse, non è detto. Dipende da quanto il pd riuscirebbe a stare sul mercato.

Insomma, discorso che andrebbe fatto ,ad esempio, per tutti i musei d’Italia.

Al momento (a parte quello dei parlamentari ed eletti) l’autofinanziamento del pd è praticamente nullo (a parte quello ricevuto dalla famiglia Riva). Diversamente da Giannino ad esempio, che in una sola campagna elettorale ha raccolto più di un milione di euro, o come da sempre fanno i radicali con una tessera  di 200 euro e la raccolta fondi per le campagne tematiche, oltre che quelle ai tavoli di raccolta firme.

Dopodicchè  fin tanto che il finanziamento è pubblico, non ci dovrebbe essere bisogno di dossier segreti per sapere come vengono spesi quei soldi. Dovrebbe essere regolare, sempre come fanno i radicali, che nel bilancio fossero esplicite le spese sui collaboratori e fornitori. Con nomi cognomi e retribuzioni.
Se questo fosse stato fatto nel PD  sarebbe subito balzato agli occhi, ad esempio, l’imbroglio di Zingaretti, che avevamo spiegato qui.

E ci saremmo risparmiati anche la ridicola giustificazione di Matteo Orfini che ci fornisce la notizia del giorno: il neoeletto gia membro di segreteria di Bersani va a lavoro in metro e viaggia in seconda classe. Domani ci dirà che si allaccia anche le scarpe da solo (ciò che manca di dire Orfini è che il mestiere che faceva fino a ieri, quello che dice per cui era pagato di più, era per  Italianieuropei, la fondazione di Massimo D’Alema. Quella si, come tutte le Fondazioni, meriterebbe di un dossieraggio).

Perchè poi oggi il dibattito intorno all’articolo di Maria Teresa Meli è girato intorno al dossier di Renzi e lo stipendio di Orfini, e non sul cuore della questione. Che è nel titolo dell’articolo di Meli: “gli sprechi del pd”.
Perchè come in ogni cattiva pubblica amministrazione, il problema è che finche i soldi non te li sei sudati e non sono tuoi, li sprechi. E a giudicare dai risultati, Matteo Orfini è per il PD, e quindi per noi cittadini che volenti o no lo finanziamo, uno spreco. E invce il PD lo promuove a parlamentare. Perchè il problema nel PD è che il ruolo di funzionario o parlamentare troppo spesso coincidono, oppure si avvicendano. Perchè nella selezione non vi sono ragioni meritocratiche  o competenze specifiche, ma obbedienza. Come citavamo sempre in quell’articolo su Zingaretti, la strategia del limite dei due mandati serviva al pci per portare i funzionari di parito in parlamento, e dopo due mandati maturato il vitalizio, continuare a fare i funzionari a spese di tutti. Il guaio è che adesso anche prima di diventare parlamentari sono a spese di tutti.

PS: a chi ci chiede “perché secondo voi un privato si metterebbe a finanziare la campagna elettorale o l’attività politica di un partito” chiedo: perchè 3 milioni di privati hanno dato 2 euro per le primarie? o perchè a ogni natale milioni di privati danno altrettanti milioni alla Telethon di Montezemolo?

NB: si ricorda a tutti i giornalisti e commentatori che in questi giorni stanno ricordando che il finanziamento pubblico ai partiti è gia stato abolitito nel 93 con un referendum, che quel referendum non fu autoconvocato, ma fu indetto dai Radicali della lista Pannella, che fecero il primo referendum contro il finanziamento ai partiti nel 1978.
Nel 2011 se n’è accorto Beppe Grillo, nel 2012 Matteo Renzi, nel 2013 il PD ma non tutto.

Il guaio per qualcuno è di essere sempre troppo avanti, e anticipare i tempi con la semina che altri raccoglieranno.

La Casta degli altri

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Mercoledì sera Vittorio Feltri era ospite di una puntata delle Invasioni Barbariche.
Lui e la conduttrice, Daria Bignardi, si davano del lei, dando l’aria di non conoscersi.
LUi, Vittorio, come da tempo sul giornale di cui è direttore, ha inveito contro le mignotte in lista, specie del Pdl.
Lei , Bignardi, era meravigliata del suo comprare agnelli per poi non mangiarli a Pasqua.
Salvo non considerare che molto probabilmente la Pasqua, i due, la trascorrono insieme.

Daria Bignardi: la7
Vittorio Feltri: direttore una settimana del Giornale l’altra di Libero
Figlio di Feltri, Mattia: Lastampa
Sposato con nipote di Bignardi, Annalena Benini: Il foglio
Marito di Bignardi, Luca Sofri: direttore Il post
Figlio di Adriano Sofri: Repubblica
Testimone nozze Bignardi Sofri, Giuliano Ferrara figlio d’arte: direttore Il Foglio

Tutto normale, solo volevamo dire a Vittorio Feltri che ce l’ha tanto con le mignotte, che quelle, le mignotte, devono ringrazare la fica propria. Mica della zia.

I neri non puzzano. Finchè non lavorano

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Il centrosinistra evoluto fa del suo progressismo bandiera sventolando sull’asta del programma Italia luogo comune  la riforma dello ius soli, tanto che Bersani annunciava che qualora avessero vinto (meglio: qualora andassero al governo) la loro prima riforma sarebbe questa: chi è nato in italia è cittadino italiano. E poi si sa, loro sono da sempre i paladini di nuove politiche d’immigrazione e integrazione, aiuti umanitari agli sfollati, e insomma i razzisti sono brutti sporchi e cattivi, ma soprattutto sono sempre gli altri. Perchè loro con i neri ci si fanno le foto. E non puzzano.

Finchè non lavorano.
Perchè se ci sono posti di lavoro, soprattutto in aziende statali, quelli, sia chiaro, sono degli italiani, meglio se indigeni della provincia in cui ha sede l’azienda.
I neri non puzzano proprio perchè non lavorano e quindi non sudano. E per noi è importante continuare a dire che non puzzano.
Però possono fare qualche lavoro che non li faccia sudare, tipo vendere cd e borse taroccate agli angoli dei marciapiedi,  o i lavavetri ai semafori. E guai a quei sindaci di destra o leghisti e forze dell ordine che li fermano multandoli, quelli sono dei razzisti. Bisogna girarsi dall’altra parte, far finta di nulla, lasciarli lavorare in nero, consentirgli reati di contraffazione, non pagare le tasse, insomma noi non siamo razzisti: devono pur campare.
E invece  Alenia Aermacchi, società controllata di Finmeccanica, leader nella realizzazione di sistemi aereonautici, nella sua sede di Grottaglie tiene impiegati  200 operai rumeni. Che modi!
Inoltre “l’azienda paga questi lavoratoti fuori sede come manodopera altamente specializzata”.  Come si permettono, a 20 euro al giorno come gli africani di Nardò a raccogliere le angurie , quello è il lavoro per gli stranieri.

Così ritroviamo tutti  i campioni del siamo tutti fratelli  pd, sel, idv, udc  impegnati in interventi contro queste scelte aziendali  antistatali. Persino Fiom CGil: “doveva creare nuovi posti di lavoro, non toglierli. Questa è una ingiustificata violazione del diritto fondamentale di ogni singolo cittadino di questa nazione: il lavoro.”
Di questa nazione, capito? Quelli delle altre nazioni avranno pure un giorno (grazie al programma Italia Luogo Comune se riusciranno prima ad andare al governo e poi a trovare la maggioranza per metterlo in pratica) diritto alla cittadinanza italiana se nati in Italia, ma i loro padri non hanno diritto al lavoro se stranieri.

E cosi con queste idee si interviene nelle libere scelte manageriali di un azienda statale. Non solo violando ogni diritto umano e civile, ma anche economico.

Perchè poi il problema è sempre quello: un’azienda statale non deve essere competitiva, deve prima di tutto assicurare ai politici di turno il diritto di parola e intervento sulle assunzioni.

Alla base, oltre al razzismo latente di questi progressisti, c’è la visione della società e dell’economia che abbiamo, e vogliamo costruire per il futuro di questo Paese: un paese che per uscire dall crisi ha bisogno di interventi politici tali a rendere le aziende libere e indipendenti dalla politica e dallo stato che con una mano offre loro ingenti incentivi e con altre dieci le tartassa burocraticamente e finanziariamente. Aziende che devono confrontarsi e riuscire ad essere competitive  in un mercato globale sfruttando e agevolando il libero scambio transnazionale di risorse economiche, progettuali, e umane.

 

Alenia potrà progettare i boeing più potenti del mondo, ma spezzando le reni ai rumeni non voleremo mai.

 

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Amami uomo

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“Hai presentato una canzone sul tema sociale degli omosessuali perchè era l’anno adatto?”
“La mia canzone racconta una storia da amore. E’ successa tra due uomini, poteva essere tra un uomo e una donna o tra due donne. Parla d’amore. Se proprio c’è un tema sociale è il personaggio del postino, che in giro non se ne trovano piu”.

La saggia risposta arriva da Sanremo 2013, finalmente, dopo anni di Luca era gay e adesso sta con lei al pari di politici che inseguendo il loro baluardo di progressismo che oggi fa tanto politically correct si arrampicano in campagna elettorale tra unioni alla tedesca, alla vicentina e alla pizzaiola per poi saltarle a pie pari appena eletti.
E invece Renzo Rubino, vincitore del premio della critica, ci dice che l’amore è uguale per tutti. Come gli individui. E come i diritti.
E cosi spegne sul nascere tutte le polemiche non dando in pasto il suo brano, che pur ne avrebbe popolarmente giovato, agli sciacalli del telepomeriggio.

Gli omosessuali non sono un tema sociale. Cosi come non lo sono le donne o l’omofobia e il femminicidio.
C’è la violenza, che è uguale per tutti.
Come l’amore.

Non abbiamo bisogno delle coppie di fatto per rispondere al tema sociale degli omosessuali. O dell’inasprimento delle pene per rispondere a quello dell’omofobia.
E’ giusto il matrimonio tra omosessuali perche l’amore è uguale. Come gli individui. E come i diritti.
E anche le pene.

rubino

Pelizza da Volpedo in camicia nera

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Oliviero Diliberto (se ne sentiva la mancanza) interrompe per una sera la commemorazione della salma di Lenin e si mette a guardare il festival di Sanremo.

L’orgasmo con l’Armata Rossa di Toto Cutugno interrotto da Bar Rafaeli.
E cosi Diliberto si scaglia contro il “carrozzone del Festival che ancora una volta diventa vetrina privilegiata per Israele“.
Questo perchè nella seconda serata ha ospitato due artisti che nessuna colpa hanno per Diliberto se non quella di essere Israeliani.

Non contano per i Comunisti Italiani le capacità, il valore o la performance dei due artisti, hanno il marchio della stella gialla del popolo Isreliano.

Poco ce ne fregherebbe dell’antisemitismo di Diliberto, se non fosse che per colpa di Ingroia che li ha fatti risorgere come i funghi  questi personaggi rischiamo di ritrovarceli n’altra volta in parlamento.

Chissà se il collega capolista di Rivoluzione Civile Sandro Ruotolo che non stringe la mano a quelli di Casapound a Diliberto gliela stringerà.

rivoluzionecivile
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One Billion rising

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Stop alla violenza sulle donne

 

                                Stop alla violenza sulle donne!

                                Ma quindi sugli uomini, se po fa?

Stop alla violenza sulle donne
Annarita Digiorgio
stop alla violenza sulle donne

La pensione di Zingaretti

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Sapete qual è l’unico modo per fare avere gratis la pensione ai funzionari di partito?

Una volta Massimo Bordin, commentando la geniale idea di Grillo che volendo mandare tutti a casa tirò fuori il limite dei mandati parlamentari, disse: “questo del limite dei due mandati era il vecchio metodo del PCI per mandare in Parlamento i funzionari di partito, e poi continuare a fargli fare i funzionari a spese di tutti. Pero col cavolo che non ricandidavano Pajetta”.

E infatti in questo propagandistico tentativo del Pd di rincorrere l’antipolitica appiccicandosene buffamente linguaggi e faciloneria, il partito di molti eredi di quel PCi si è subito riappropriato di quel metodo, anche se Pajetta qui è diventato Rosy Bindi.

E’ solo che allargando il partito a “cani randagi cammelli e re magi”, se pur avendo abbandonato per strada la costitutiva vocazione maggioritaria sullo scranno di Vasto prima e del vandolamontismo poi, le poltrone da parlamentare non sono piu sufficienti per tutti, e quindi bisogna trovare il modo per assicurare la pensione pure per tutti i funzionari del sottobosco della partitocrazia di quartiere.

La storia di Zingaretti ci insegna come fare.

Zingaretti, da europarlamentare, viene assunto il 15 febbraio del 2008 dall’associazione Comitato Provvisorio Pd Lazio con un contratto da 8000 euro mensili. Il giorno dopo ufficializza la candidatura alla Provincia.
Il 30 aprile Zingaretti viene eletto Presidente e cosi la Provincia di Roma gli rimborsa gli oneri derivanti dal suo rapporto di lavoro con il Comitato Provvisorio PD (li avrebbe avuti anche in caso di sconfitta diventando consigliere).
La Provincia di Roma dunque versa per il Comitato Provvisorio gli oneri assistenziali e assicurativi, oltre a quote di Tfr, che sommati tra loro ammontano a circa 100 mila euro.

Questa storia viene scoperta dai Radicali, che portano le carte in procura con un esposto.
Zingaretti annuncia di querelarli accusandoli di macchina del fango.
La macchina della giustizia diventa per Zingaretti macchina del fango.

E cosa dice Zingaretti per discolparsi?

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Come volevasi dimostrare. Da funzionario ad eletto per poter continuare a fare il funzionario a spese di tutti.

Zingaretti passa da dipendente della sinistra giovanile, poi dei ds, poi del parlamento europeo, poi di un comitato provvisorio, poi della Provincia e ora ci prova con la Regione. La pensione è assicurata.

Indagati per il suo stesso motivo 18 consiglieri della Provincia di Roma assunti in mega contratti pochi giorni prima delle elezioni.

Sulla vicenda farà chiarezza la magistratura, per il resto dicono tutto le sue parole sul suo curriculum.

Immagina un nuovo inizio il suo slogan. Ecco, noi quello per Zingaretti possiamo solo immaginarlo: a lavorare.

http://www.radicalilazio.it/sito/node/1073
http://www.radicalilazio.it/sito/node/1073

Mani di forbice

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Tabatha mani di forbice è il programma piu meritocratico della tv.
Grazie alla sua autorevolezza, determinazione e competenza, l’hairstylist australiana risolleva saloon di bellezza in declino intervendendo sul metodo di lavoro, brand,  locale, marketing, clientela, staff.
I proprietari grazie alle sue dritte cambiano completamente l’approccio al loro buisness.
Tabatha tra un carrè e uno shatush bacchetta i lavoratori negligenti, e quando si accorge che non c’è rimedio spera che al suo ritorno (dopo 6 settimane) il proprietario avrà acquisito la consapevolezza e determinazione per licenziare la pecora nera.

“io non metterò mai le scarpe chiuse, non resisto con quelle”

“Non si può accogliere un cliente in infradito. Mi spiace ma io devo pensare agli interessi del saloon e delle mie dipendenti. L’ho licenziata”.
“Sono fiera di te”  le dirà con orgoglio Tabatha.
E il saloon torna ad essere cool e pieno di clienti, il migliore della zona.

Ecco. un programma così solo in America potevano farlo. In una società meritocratica e libera.
Da noi ti arriverebbero i sindacati o il moige a farti riassumere la donna in ciabatte.
Chissenefrega se il locale è un fallimento, per i dipendenti c’è la cassintegrazione, e il proprietario può andare a tentare la fortuna al gioco dei pacchi. Quello si, in Italia un programma giusto.

tabatha

i radicali rinunciano alla figa

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La lista dei radicali alla regione Lazio, ricusata dall”ufficio elettorale per la presenza di una donna in piu” e quindi per il non rispetto della parità di genere che la legge regionale del Lazio stabilisce per parità di numero tra uomini e donne nel listino, è stata riammessa col ricorso al TAR.
Questa è tutt”altro che una buona notizia. Per essere riammessa, infatti, ha dovuto rinunciare alla presenza di una donna, e quindi alla lista cosi come si voleva presentare.
A questo punto non si capisce perchè, epurazione per epurazione, non abbiano accettato quello di Zingaretti di rinunciare alla candidatura nelle liste radicali dei due consiglieri uscenti Rossodivita e Berardo.
Una volta i radicali si autodenunciavano per chiedere l”applicazione delle leggi o per  scardinare quelle liberticide e proibizioniste, oggi le male interpretano e poi riccorrono al Tar.
E poi  vinto il ricorso, il candidato Presidente Rossodivita dichiara che è questa una vittoria delle donne.
Questa dell”esclusione per eccesso di figa era l”occasione di lotta politica in una campagna elettorale che sarà inutile e noiosa.

Il perchè l”ho spiegato qui: LISTA RICUSATA PER ECCESSO DI FIGA

 

E invece staremo a lamentarci e a scioperare perchè non ci mandano in tv. Il che è vero, ma noi siamo alternativa per altro.
Con questo video c”eravamo riusciti.

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Appello ai cittadini che lottano in difesa dell’ambiente di Taranto

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Ad Angelo Bonelli

Alessando Marescotti

Fabio Matacchiera

Annamaria Moschetti

 Rossella Balestra
E tutte le associazioni e i cittadini che lottano in difesa dell’ambiente e della salute di Taranto

Da giorni state compilando e diffondendo black liste con i nomi dei politici antiTaranto. Quelli che hanno votato per il decreto Salva Riva, quelli al telefono con i dirigenti Ilva, quelli che hanno beneficiato dei loro interventi, quelli che nascondono le mappe, che hanno autorizzato la produzione, quelli che hanno omesso i controlli.

Operazione verità la chiamate.

Io vi chiedo, allo stesso modo, di far conoscere e ricordare la white liste. Quelli che anche non tarantini hanno lavorato per le vostre stesse battaglie.

Tra questi ci sono i Radicali, al vostro fianco e portavoci parlamentari di tante vostre lotte, e l’archivio online di radioradicale ne conserva testimonianza.

Solo grazie alla spinta dei deputati radicali si sono avviati in parlamento le iniziative per ostacolare l’allungamento dei termini per la riduzione dei limiti del benzoapyrene, la dura opposizione al rilascio dell’Aia, le denunce su Tempa Rossa, il contrasto all’eolico selvaggio in terra ionica, smisurate sono le interrogazioni, interventi in aula, mozioni e proposte per la salvaguardia dell’ambiente e la salute dei tarantini.

Inoltre solo il gruppo parlamentare radicale ha votato compatto sia alla Camera che al Senato contro il decreto Salva Riva e il Salva Taranto (non avendo fino ad allora, diversamente dall’idv, mai votato contro la fiducia a Monti).

Tutto partendo dalla proposta radicale, risalente gia agli anni 80, di riconversione del sito di Taranto.

Capofila di queste battaglie, e tantissime volte presente ad iniziative comuni sia a Taranto che a Roma, è stata la deputata radicale che voi ben conoscete, la stampa tarantina molto meno, Elisabetta Zamparutti.

E’ lei la capolista alla Camera per la lista che i Radicali presenteranno alle elezioni. Presenteranno perchè prima hanno bisogno di raccogliere le firme. E come sempre tra i pochi a rispettare la legalità in tutti i suoi aspetti, a cominciare dal processo elettorale, i radicali le prendono solo pubblicamente alla presenza di autenticatori e solo a liste complete e pubbliche.

La scedenza per la consegna è fissata per lunedì 21, se entro quella data non avremo tutte le firme necessarie Elisabetta Zamparutti, il deputato tarantino Maurizio Turco (capolista Senato), e tutti i Radicali non potranno neppure candidarsi alle elezioni.
Vi chiedo di aiutarci nella raccolta per continuare a difendere Taranto, la democrazia e lo Stato di diritto.

A Taranto è possibile firmare presso l’ufficio elettorale in via Plino, e sabato pomeriggio presso il centro commerciale Auchan.

Sabato mattina invece raccoglieremo le firme presso il Carcere di via Speziale, perchè anche i detenuti hanno diritto alla salute.

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LISTA PD. LA NOTTE DELLA TARANTA

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“Vogliono prendermi per stanchezza. Ma devono sapere che il sottoscritto fa ballare ogni anno 200mila persone fino all’alba”. Sergio Blasi, il segretario regionale pd puglia. Annuncia le dimissioni alle 2 di notte. Al mattino le ritira. #lanottedellataranta

«E’ un manicomio!» dice l’assessore regionale del pd Fabiano Amati «Prima Blasi si dimette (le dimissioni le definisce “IRREVOCABILI”). Dopo qualche ore passa ad un comunicato di precisazione,  e sul testo del primo comunicato (pubblicato sul sito del PD pugliese) scompare l’aggettivo “irrevocabili”. Dopo qualche minuto è diventato impossibile leggere queste ‘perle’ perché il sito del PD pugliese è entrato in tilt. Sarà che nemmeno il web ha sopportato questi scossoni?»

Tutto per la composizione delle liste. “Tradito lo spirito delle primarie” motiva il Segretario.
Sarà per l’imbucamento di numerose schede false ad opera di alcuni candidati alle primarie, voci provenienti soprattutto dal tarantino, brogli cui non si sono risparmiati neppure i sedicenti renziani (ricordiamo che lo scorso anno l’attuale sindaco di Taranto aveva rifiutato di fare le primarie perchè “quelli del pd imbrogliano”)?
No, piuttosto perchè i dirigenti nazionali “hanno invaso le liste pugliesi di immigrati del nord”. Eppure come una “grande risorsa” era stato visto invece dai dirigenti regionali lo sbarco in Puglia di Anna Finocchiaro.

Gli attriti sono cominciati con l’inserimento nella lista dei 6 nomi blindati arrivati da Roma. In 4, tra cui Annapaola Concia, erano finiti in fondo, seppur in posizione elegibbile, per favorire gli eletti alle primarie. Anche se non si capisce per quale ragione Nicola Latorre invece, anche lui extraprimarie, sia da subito schizzato secondo al Senato dopo Finocchiaro. Da li parte la dura polemica anche della Concia, arrabbiata con i pugliesi che a suo dire l’avevano esclusa.

In realtà era stata solo retrocessa per far scorrere in alto e mettere al sicuro Ludovico Vico, il deputato tarantino che intercettato al telefono con il dirigente Ilva Archinà diceva di dover fare uscire il sangue a Della Seta (collega pd ufficialmente escluso dalle liste). E’, tra l’altro, la diretta conseguenza di cieche primarie su collegi provinciali che incoronano i padroni delle tessere a danno di ottimi parlamentari dal piu ampio respiro nazionale ma privi di feudo.

Alla base di questi fumi ci sono sicuramente i sondaggi delle ultime ore che vedono il pd in calo e quindi il dubbio non del tutto infondato che i seggi che si otterranno saranno in realtà meno di quelli promessi (potrebbe un accordo in extremis coi radicali farli recuperare?”).

Siamo certi che l’unanismo lapiriano avrà la meglio e, come sempre, presto saranno tutti d’accordo.

Rimane quella brutta frase del segretario pugliese contro “gli immigrati del nord”.

Che per essere un buon parlamentare non serve essere per forza pugliesi, a maggior ragione che per Costituzione ogni membro del Parlamento deve rappresentare la Nazione, non una regione.

E i pugliesi questo dovrebbero saperlo bene, tantochè gli unici a non votare l’eversivo decreto salvailva sono stati proprio parlamentari non pugliesi.
Alla fine il risultato è cio che una dirigenza sorda, prepotente e molto poco democratica, ha maturato in questi anni, e ciò che militanti finora quiescenti le hanno permesso.

Una volta gli immigrati eravamo noi.

 

aggiornamento delle 22. ecco la lista.
Esce Concia, entra Scalfarotto. #bastachesiagay
taranta2011

Taranto libera. Dai piazzale Loreto.

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IL 15 dicembre sarò in piazza a Taranto a manifestare contro il Decreto Salva Riva.

Contro un atto eversivo compiuto con il beneplacito del Presidente della Repubblica.  Manifesterò perché non può e non deve passare inosservato come fatto compiuto ed indiscutibile, la decisione del Governo che dissequestra gli impianti mortali dell’Ilva, sequestrati da un gip per fermare il disastro in corso. Mi auguro che un dibattito e una presa di coscienza si manifesti e si arrivi presto a constatare che tutta questa abilissima costruzione politica sta precipitando il nostro Paese in una spaventosa crisi di legalità.

Manifesterò da Radicale. Quale sono. Iscritta al Pd. Non per questo non mi sento membro della società civile alla quale gli organizzatori della manifestazione hanno rivolto l’appello, non volendo bandiere e simboli.

Gli organizzatori conoscono, perchè spesso condotte insieme, le posizioni e la lotta dei radicali sulla questione Taranto, da anni. Dalla legge per i limiti del benzoapyrene, al contrasto all’Aia, alle denunce su Tempa Rossa, alla decennale proposta di riconversione.

Gli stessi organizzatori della manifestazione che stanno raccogliendo ufficiali “Black list” e “white list” in un cui inseriscono i politici in base alle loro posizioni, hanno diffuso quella del voto alla pregiudiziale di costituzionalità sul decreto salva Riva in cui solo 15, tra cui tutti i deputati radicali, hanno votato contro il decreto.

Sono radicale, e sono fiera del voto dei miei compagni in aula. E ho anche apprezzato l’intervento di alcuni deputati del PD, su tutti l’on. Alessandro Bratti, che non condividendo il decreto ha provato nel miglior modo possibile a recuperarne qualcosa di utile per l’ambiente la salute e la vita.

E non capisco perchè adesso dovrei nascondere la mia bandiera. E sono contraria alle liste. Bianche nere o gialle. Rievocano uno stampo anch’esso eversivo e altrettanto pericoloso di regimi passati.

I manifesti e gli slogan che ho visto girare anche alle scorse, importanti, manifestazioni a Taranto: “Clini un tumore ti cambierebbe le idee”, “arrestateli”, “non votateli”, “vergogna”, a segnare come caccia alle streghe i volti di politici e istitituzioni,  possono banalmente trasformarsi nel preludio di nuovi piazzali Loreto. Quella banalità del male che ci descrisse Hannah Arendt.

Parteciperò da Radicale, ma non sarò dietro quei manifesti e lotterò contro quel fascismo dell’antifascismo che qui e ora rischia precipitosamente di diventare fascismo dell’ambientalismo.

ll nostro urlo deve essere vita, suscitando e governando responsabilità, speranza e dialogo.

Per prima cosa occorre diventare la proposta per evitare che nuovi Piazzali Loreto appaiano necessari, giusti, inevitabili.

Occorre mostrare che qui a Taranto è possibile (e che lo si vuole, dopo più mezzo secolo) voltare pagina, con la forza e la civiltà della nonviolenza, della ragionevolezza, della giustizia, della legalità. E non della vendetta.

Offrendo a quelli che dovranno pagare per i loro errori, contemporaneamente, la prova che saranno anch’essi chiamati a dare una mano alla così difficile costruzione del nuovo, della vita, della legge, se lo vorranno, se lo sapranno.

 

striscione manifestazione taranto
striscione manifestazione taranto
Volantino di un gruppo degli organizzatori della Manifestazione Taranto Libera 15 dicembre
Volantino di un gruppo degli organizzatori della Manifestazione Taranto Libera 15 dicembre
volantino cittadini e lavoratori liberi e pensanti
volantino cittadini e lavoratori liberi e pensanti
Volantino di Fabio Matacchiera, uno degli organizzatori della manifestazione
Volantino di Fabio Matacchiera, uno degli organizzatori della manifestazione

 

 

Emiliano chiede a Napolitano di non firmare decreto Ilva. E al PD?

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Michele Emiliano, il Sindaco di Bari e Presidente regionale del Pd, il magistrato in aspettativa per la politica che dice “se non servo piu qui torno al mio lavoro di magistrato“, oggi scrive sulla sua bacheca fb “Il decreto sull”ILVA è totalmente incostituzionale. Uno scempio del diritto dopo lo scempio dei tarantini. Spero che il Presidente della Repubblica non lo firmi.

Ora oltre a Napolitano quel decreto deve passare anche da Camera e Senato.
Perchè Michele Emiliano non chiede anche al suo PD di non votarlo?

Sempre oggi Michele Emiliano inviava sms chiedendo di votare Bersani per le primarie. Sa Michele Emiliano che Bersani è favorevole al decreto Ilva e che i suoi colleghi intervenuti per il PD durante l”informativa di Clini in Parlamento (Ventura alla Camera e Latorre al Senato) si sono espressi a favore di quel decreto?

E sa Michele Emiliano che, a proposito “dello scempio dei tarantini” di cui parla, l”unico parlamentare tarantino del pd Ludovico Vico, il Presidente della Provincia di Taranto (pd) Gianni Florido, e persino il sindaco di Taranto che lui ha sostenuto durante la campagna elettorale, tutti per Bersani, sono nell”inchiesta “Ambiente Venduto” con le telefonate che avevano con i dirigenti Ilva indagati?

“Siamo brava gente”, come dice Bersani, e Michele Emiliano è in aspettativa.

Clini dice il falso. Ma Travaglio?

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Clini dice il falso.

E dopo averlo detto alla Camera, lo ha ripetuto anche al Senato, al tg1 e a Servizio pubblico.

Nè i parlamentari nè i giornalisti presenti lo hanno smentito.

Secondo la versione riportata da Clini quindi, la Procura di Taranto ha sequestrato l’area a freddo di Ilva, e questa operazione ha impedito a Ilva di operare il risanamento dell’area a caldo e quindi ottemperare le prescrizioni di Aia.

Questo è l’assunto su cui si è costruito il Decreto “salva Ilva” (perchè quello “salva Taranto” lo avevano già votato di necessità e urgenza 2 mesi fa, necessità e urgenza cosi forti che di quel decreto ancora non si è visto nulla, e già ne approvano un altro).

Un decreto costruito sul falso.

Questa mattina, nel silenzio di politici e giornalisti, sia romani che tarantini, è stato lo stesso Procuratore di Taranto Sebastio a dover intervenire sulla stampa per smentire Clini.

 

Quindi ripetiamolo. Clini dice il falso.

E però.

Nella puntata di ieri sera di Servizio Pubblico, Travaglio e Santoro continuavano ad insistere sull’esistenza di un’ interccettazione che vedrebbe Archinà, l’uomo relazione esterne di Ilva dichiarare a telefono “Clini è uomo nostro”.

Intercettazione subito smentita da Clini e dallo stesso Procuratore Sebastio.

“Non è depositata” la giustificazione di Travaglio e della Gazzetta del Mezzogiorno, quindi non rilevante per le indagini secondo la Procura, ma c’è.

 

E allora, se non è depositata, Travaglio e Gazzetta, come fanno a conoscerla?

 

ILVA: CLINI DICE IL FALSO

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Cosi ha relazionato alla Camera nell’informativa urgente sugli sviluppi Ilva:
il 26 novembre dovevano avere inizio nello stabilimento di Taranto le operazioni di risanamento ambientale stabilite sulla base dell’autorizzazione integrata ambientale.
Invece, il 26 novembre la procura della Repubblica e il GIP, accogliendo la richiesta della procura della Repubblica, hanno disposto il sequestro dell’area a freddo dello stabilimento, ovvero hanno disposto il blocco delle attività a valle dell’area a caldo, che da un punto di vista tecnico vuol dire il blocco delle attività di produzione.
È come – per spiegarmi – se avessimo un impianto di imbottigliamento dell’acqua minerale con le bottiglie che girano nel binario di caricamento e l’acqua che non viene. Sostanzialmente l’intervento sull’area a freddo blocca lo stabilimento, ovvero blocca la possibilità che vengano avviate le iniziative stabilite dall’autorizzazione integrata ambientale per il risanamento dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto.
Questo è quello che si può descrivere in due parole. I dettagli sono molti, ma insomma è per essere molto sintetici.
Questa situazione ha degli effetti importanti dal punto di vista ambientale, perché, per esempio, ritarda tutti gli interventi già previsti per eliminare ora, cioè nel mese di novembre e nel mese di dicembre 2012, le sorgenti di rischio più immediate, per chiudere un altoforno che doveva essere chiuso e per cominciare a chiudere alcune delle batterie della cokeria”.

Quindi Clini ha dichiarato in aula che la Procura ha sequestrato l’area a freddo, e che in seguito a questo sequestro Ilva non può operare secondo Aia risanando l’area a caldo. FALSO!

La Procura ha sequestrato la produzione realizzata in violazione della legge.
A seguito di questo provvedimento Ilva ha annunciato di chiudere le aree non sottoposte a sequestro.

Quindi Clini fa passare alla Camera, in accordo con la maggioranza dei partiti presenti, l’informazione che è stata la procura a chiudere Ilva e a ostacolare il risanamento degli impianti. Falso. L’annuncio di chiusura e la messa in libertà degli operai è stata una decisione esclusivamente e totalmente di Ilva.

Pdl, Pd, Udc, Fli, e gli altri gruppi (tranne Lega Nord, Idv e radicali) che si sono espressi attraverso i deputati che hanno risposto in Aula all’informativa di Clini elogiando la sua relazione e ringraziandolo per il suo operato, hanno detto il falso insieme a lui.

Basta. Non ci prendete più in giro!

Esistono le regole

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Adesso Renzi polemizza con Nico Stumpo (capo del cordinamento nazionale per le primarie) contro la regola che prevede la necessità di registrazione precedente al primo turno per poter votare al secondo. Sono previste due giornate a chi non aveva potuto farlo per cause indipendenti dalla propria volontà. Il permesso verrà concesso dai cordinamenti provinciali (gli stessi che hanno provveduto alla formazione dei seggi e all’organizzazione locale delle registrazioni).

È chiaro. Serve ad evitare le truppe cammellate per il ballottaggio e l’inquinamento delle primarie.

Il parlamentare pd Sarubbi oggi si è fatto un biglietto aereo falso per denunciarla.

Eppure questa regola si conosceva da 2 mesi fa. Solo che Renzi era gia in campagna elettorale, troppo occupato quindi per presentarsi nell’assemblea nazionale che la decise insieme alla modifica statutaria per permettergli di candidarsi.

Fu votata all’unanimità, “l’assemblea sapeva quel che votava“ dichiarò la Bindi.

Nacque una polemica post assemblea, interrotta dallo stesso Renzi: “mi fido di Bersani,  a me va bene tutto. Noi le primarie le vinceremo se parleremo di cose concrete”.

Io ho ricordato a tutti i miei amici di registrarsi prima di domenica (pure solo online) anche qualora non avessero votato, per assicurarsi comunque la possibilità di farlo per il ballottaggio.

Hanno avuto venti giorni di tempo per poterlo fare.

Ricordarsene ora e chiedere flessibilità è molto poco democratico. Le regole non si cambiano a gioco iniziato.

A meno che Renzi tra questa e la polemica sulla mancanza della pubblicazione dei verbali ufficiali abbia smesso di fidarsi di Bersani.

Se è cosi, allora si ricordi che non si gioca al tavolo coi bari.

Se lo fai sai di correre il rischio di primarie che, non essendo regolamentate per legge, le regole le fa chi partecipa.

O a meno che condivida con noi che le primarie non esistono.

 

Le primarie non esistono

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Non andrò a votare alle primarie.

Le primarie non esistono. In america si, e sono regolamentate per legge. Lì vige il sistema presidenziale, e attraverso le primarie si decide il candidato che poi gli elettori potranno votare Presidente.

In Italia no. Perchè in Italia il Presidente del Consiglio non lo scelgono gli elettori. Qui vige il sistema parlamentare, e i cittadini votano i partiti per il Parlamento. Il Presidente del Consiglio lo nomina il Capo dello Stato, e il Parlamento decide se dargli la fiducia.

L’equivoco nasce con Berlusconi che diceva di essere il premier scelto dai cittadini. Non era vero. In Italia non esiste il premier. L’ambiguità è stata creata dalla legge Calderoli, che  prevede  venga inserito nella scheda il nome del Capo della Coalizione, una figura che costituzionalmente non esiste e che non è tecnicamente candidata a nulla. Sbagliò Ciampi a firmare quella legge perché, seppur tecnicamente non implica nulla, crea nell’immaginario degli elettori un potere che limita quello del Capo dello Stato. Una sorta di moral suasion al contrario.

Ha ragione Bersani a dire la data delle elezioni la sceglie Napolitano, ma perché il Presidente del Consiglio invece chi lo sceglie?

Eppure la vulgata si è estesa a tal punto che pur di far propaganda si sono inventati le primarie che sono diventate nello spot “scegli il tuo Presidente”. Non è vero. Al massimo scegli il Capo della Coalizione, ecco. Che tanto non serve a nulla.

la Bindy ha dichiarato “queste sono le prime primarie vere”. Quindi le altre volte ci avete preso per il culo?

Beh allora anche stavolta. Ad esempio, metti che le vince Renzi. Bene: diventa Capo della Coalizione, vincendo contro quello che rimane il Segretario del maggior Partito di quella Coalizione. Renzi non potrà decidere né i candidati delle liste bloccate né la linea del partito. Chi gli voterebbe dunque in aula le riforme del programma presentato in questi giorni nettamente divergente da quello del Segretario?

Non può Renzi neppure esso stesso candidarsi al Parlamento, non essendosi dimesso da sindaco nei sei mesi precedenti obbligatori per farlo.

Insomma si avrebbe lo strano caso di un Capo della Coalizione che non è neppure capolista. Esattamente come ha ricordato a tutti Napolitano per Monti: ricordatevi che non è candidabile.

Perche, Renzi si?

In un Paese normale a quest’ora in piazza ci staremmo per raccogliere le firme per la presentazione delle liste, essendo abbondantemente nei sei mesi precedenti le elezioni previsti dalla legge per farlo. E invece qui non solo non sappiamo le liste, non sappiamo le coalizioni, non sappiamo la legge elettorale e prendiamo in giro la gente giocando a fare le primarie.

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