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Aioros

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Acutil, cura te stesso

in televisione by

Se passate un po’ di tempo davanti alla televisione, e in particolare a Italia 1, dovreste aver visto uno dei (terribili) spot di Acutil Fosforo, parte di una (terribile) serie in cui a dei ragazzi vengono posti alcuni dei più famosi problemini-trappola di matematica o fisica: per intenderci, siamo nell’area del mattone che pesa un chilo più mezzo mattone.

L’ultimo spot è questo qui:

Percorro una salita a 2 km/h e la stessa strada in discesa a 6 km/h; qual è la mia velocità media?

I ragazzi, com’era inevitabile che ci venisse mostrato, rispondono istintivamente 4 km/h, che è prevedibilmente la risposta sbagliata. Fin qui tutto ok. A un certo punto, però, presumibilmente grazie al grande aiuto dato da Acutil Fosforo, un ragazzo si alza in piedi con una lavagnetta e un risultato diverso, che declama soddisfatto: 3 km/h. “Acuto!”

E però è sbagliato.

Il ragionamento sottointeso, che è quello solitamente usato per risolvere questo tipo di problema, è il seguente: non posso fare semplicemente la media tra 2 e 6 perché il primo tratto, percorso più lentamente, dura più tempo, e questo influisce sulla velocità media; cerco quindi di eseguire il calcolo per bene. Per calcolare la velocità media mi serve lo spazio totale percorso e il tempo totale impiegato.

Chiamiamo $latex s$ la lunghezza della strada. Dato che, come spero tutti sappiamo, $latex v = s/t$, il tempo impiegato per percorrere la strada in salita alla velocità $latex v_1 = 2\ km/h$ è

$latex t_1 = \dfrac{s}{v_1}$

Allo stesso modo, per la discesa,

$latex t_2 = \dfrac{s}{v_2}$

Ne seguirebbe, secondo l’acuto ragazzo, che la velocità media è:

$latex v_m = \dfrac{s_{tot}}{t_1 + t_2} = \dfrac{2s}{t_1 + t_2} = \dfrac{2s}{\frac{s}{2}+\frac{s}{6}}\ km/h = \dfrac{2s}{\frac{2}{3}s}\ km/h = 3\ km/h$

Splendido e sbagliato. Mi piacerebbe, a questo punto, sottoporre ai geni dello spot e ai loro consulenti la mia versione del quiz: perché la soluzione data è sbagliata? Come mai non ci arrivate? Quando si è sotto esame o è richiesto un maggiore impegno diventa fondamentale rimanere concentrati e ragionare con la giusta lucidità. I ragazzi sono in difficoltà, bisogna aiutarli.

Ragazzi, la velocità media è zero, e lo potevate intuire riflettendo sul fatto che se percorrete la stessa strada prima in salita e poi in discesa siete tornati al punto di partenza (lo spazio totale percorso è zero).

L’errore nel calcolo precedente sta infatti nel credere che

$latex s_{tot} = s + s = 2s$

quando invece lo spazio percorso nel secondo tratto è necessariamente di segno opposto rispetto al primo. Si ha quindi che

$latex v_m = \dfrac{s_{tot}}{t_1 + t_2} = \dfrac{s – s}{t_1 + t_2} = 0$

Ve lo consigliamo, questo Acutil Fosforo. Soprattutto agli autori dello spot, che all’Acutil Campus sarebbe meglio non mettessero piede.

Perché le trending news di Facebook devono preoccuparvi

in internet by

C’è un’accesa discussione in corso, in questi giorni, su una parte di Facebook che gli utenti italiani in buona parte non conoscono: il box delle trending news. Stando alle dichiarazioni di alcuni ex dipendenti dell’azienda, la sezione delle notizie più in vista (che non è presente nella versione italiana del social network) sarebbe non solo controllata da una redazione invece che puramente automatica, ma anche intenzionalmente guidata eliminando le notizie di area conservative.

Possiamo sicuramente dare alla vicenda il tempo di svolgersi pienamente, e aspettare che si capisca di preciso cosa sia vero e cosa no, prima di entrare nel merito. Ma c’è un’altro tipo di riflessione che andrebbe fatta, e andrebbe fatta a lato di questa storia.

trending-1

Perché a lato

Da quando la notizia è venuta fuori, la si è letta in molti posti. Su Gizmodo, dove è nata, sul Guardian, su varie testate italiane e straniere e su diversi blog. Sapete dove l’ho vista poco, di recente? Su Facebook.

Non mi interessa, qui, affrontare il problema di petto. Nel merito, mi limiterei a dire che è del tutto normale, e anzi positivo che ci sia una mano umana ad aiutare l’algoritmo, consentendo di mettere una pezza a difetti, bug e imperfezioni inevitabili. La mia impressione è che concentrandosi sulle colpe degli editor cattivi o sull’ipocrisia degli utenti liberal (specie a faccenda non ancora chiarita) non si arrivi in nessun posto utile, e si trascuri un problema più grave.

Domanda: quante delle notizie che leggete ogni giorno vi raggiungono via Facebook? Quante dichiarazioni e opinioni di politici, giornalisti, amici, vi passano sotto gli occhi solo tramite il feed di Facebook? E chi decide quali vi raggiungono e quali no?

A me sembra che il punto chiave sia qui.

Il giardino murato

Non sono certo il primo a sottolinearlo, ma Facebook è sempre di più e per sempre più persone un walled garden. Uno spazio all’interno del quale gli utenti sono perfettamente a loro agio, interagiscono tra loro, si muovono, ma il tutto avviene entro limiti invalicabili e secondo le regole del sistema. Per un gran numero di utenti web, oggigiorno, Facebook di fatto è Internet. E come biasimarli? Gli amici sono tutti a portata di mano, le notizie e gli aggiornamenti arrivano da te senza che tu debba sforzarti di andarle a cercare. Il giardino (sarebbe più corretto chiamarlo recinto) è un’oasi di comodità. Solo che il web è fuori.

Gli status degli amici, le news che raggiungono ciascun utente Facebook, sono premasticati e proposti secondo regole che sono allo stesso tempo ben definite, segrete, e soprattutto non nelle disposizioni dell’utente. La discussione sulle trending news, al momento, tende a prendere una piega del tipo algoritmo sì o algoritmo no, di solito suggerendo che se ci fosse un sistema automatico il problema della neutralità non si porrebbe, ma credo che bisognerebbe chiarire a tutti che questa distinzione non ha nessun senso.

L’algoritmo non è una divinità calata dal cielo con un senso innato di giustizia rivelata: è uno strumento usato da alcune persone. Il problema del boxino non è se l’algoritmo che lo controlla è imparziale o se le persone che lo controllano sono corrette o se Facebook doveva spiegare meglio come lo controlla, il problema è che ci siamo messi spontaneamente in una situazione in cui qualcuno controlla privatamente e per suo tornaconto una fetta enorme delle informazioni che raggiungono un’enorme quantità di persone.

Il nemico è l’Algoritmo

Quello con la A maiuscola. L’Algoritmo non è un software, non è una persona, è un’entità astratta di cui sappiamo poco, ma alla quale affidiamo le nostre informazioni e i nostri interessi. Non farebbe nessuna differenza, ai fini del ragionamento, se a decidere quali status e quali link mostrare a ciascun utente fosse il signor Zuckerberg in persona da uno scantinato.

Naturalmente l’utente ha un ruolo. I like, i click, le impression influiscono sull’Algoritmo. Ma è un’influenza declinata al passivo, che si limita a un “questo sì” o un “questo no”, e che se anche fosse determinante finirebbe solo per creare un recinto ancora più stretto, in cui vedere solo quello che si vuole vedere.

Alle aziende dietro ai grandi network (Facebook, Twitter, Google) abbiamo dato un compito fondamentale, quello di selezione delle informazioni (e non parliamo neppure della questione privacy) , in cambio della comodità; e loro se ne sono prese carico con immenso piacere.

Ok, quindi?

Quindi niente, questa è la parte più interessante: non c’è una vera soluzione. Potrei invitarvi a non restare chiusi nel recinto di Facebook, a uscire, a cercare le notizie sui siti di informazione, sui blog, a diversificare tutto il diversificabile, ma sarebbe un consiglio per pochi seguito da pochi. Non siamo nel 2006, e il dato di fatto è che la massa degli utenti di Facebook è troppo grande per qualunque cambiamento immediato rilevante.

Dobbiamo per ora accettare il fatto che milioni di persone, ogni giorno, si collegano volontariamente col mondo esterno attraverso la finestra di Facebook; e che anche se Facebook è un’entità privata che può, teoricamente, decidere in maniera del tutto arbitraria cosa mostrare a chi e perché, questa sua scelta editoriale influisce pesantemente su una fetta importante della società.

Facebook, se siamo fortunati, non durerà per sempre, ma la direzione che ha preso lo sviluppo di Internet porta inevitabilmente a questo tipo di situazioni. Una manciata di grandi network gestisce (e gestirà) il flusso delle informazioni nei propri recinti, mentre un gran numero di piccoli network e piccole app si contende (e contenderà) le briciole, le attività laterali e le poche chance di entrare nella serie A. Ai margini di tutto questo resta l’underground: siti indipendenti, blog, il deep web e tutto il mondo non HTTP. In quest’ultimo confuso spazio rimarrà la possibilità di scegliersi i contenuti e di essere gli editori di se stessi. Se vi sembra uno scenario distopico, vi capisco ma vi sbagliate: ci siamo già arrivati.

Gesuita

in religione/società by

«La preghiera è una vera e propria missione che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. […] Diceva Padre Pio: la preghiera è una forza che muove il mondo, spande il sorriso su ogni languore e debolezza, la preghiera non è una buona pratica per mettere pace nel cuore, se fosse così sarebbe mossa da un sottile egoismo: io prego per star bene come prendere un’aspirina? No, non è così: la preghiera è un’altra cosa, è un’opera di misericordia spirituale che vuole portare tutto al cuore di Dio, è un dono di fede e amore».

Jorge Bergoglio, 6 febbraio 2016

Misericordina

“La confezione è quella tipica delle medicine, con tanto di avvertenza sul contenuto: «59 granuli intracordiali». All’interno, si trovano una corona del Rosario, un’immagine di Gesù misericordioso – con la scritta «Gesù confido in te» – e il classico foglietto con posologia e istruzioni per l’uso. È la “Misericordina”, il “kit” pubblicizzato oggi da Papa Francesco alla fine dell’Angelus e che suore e volontari hanno subito distribuito in migliaia di esemplari ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro.
«È una medicina speciale per concretizzare i frutti dell’Anno della Fede che volge al termine. Si tratta di una medicina spirituale. Non dimenticatevi di prenderla, perchè fa bene, fa bene al cuore, all’anima e a tutta la vita», ha detto il Papa.”

La Stampa, 17 novembre 2013

Biblioteca – Ep. 8: La linea comica

in religione by

Genesi 18

Riassunto delle puntate precedenti: il Signore arruola Abramo promettendogli la terra di Canaan a ripetizione fino a prenderlo per sfinimento.

Avevamo lasciato il novantanovenne Abramo alle prese con una circoncisione di gruppo: d’accordo il patto, d’accordo la gioia intrinseca dell’accordo con il Signore, ma questo libro ha un disperato bisogno di una linea comica.

CHE FORTUNA!

Se ne accorge evidentemente anche l’Autore, che inserisce qui il famoso sketch dei tre viandanti. Di seguito un estratto della sceneggiatura originale [Gen 18:1-15].

I TRE VIANDANTI

Querce di Mamre. Caldo torrido. Il vecchio Abramo siede all’ingresso della tenda. Si avvicinano tre viandanti.

Tre viandanti (parlando come Qui Quo e Qua): – Buongiorno… – … sa mica… – … che ore sono?
Abramo (prostrandosi fino a terra): – Mio signore! Se ho trovato grazia ai tuoi occhi non passare oltre senza fermarti dal tuo servo!
Viandante 1: – No scusi…
Viandante 2: – … ci ha scambiato…
Viandante 3: – … per qualcun altr
Abramo: – Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero, andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo!
I tre viandanti si guardano
Tre viandanti (unisono): – Fa’ pure come hai detto.

Abramo corre da Sara

Abramo: – Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce!
Sara: – Eh?

Untitled

Abramo corre all’armento, ma inciampa e ruzzola rovinosamente con grande simpatia [questa la togliamo, ndD]. Fa preparare un intero vitello, panna e latte fresco

Viandante 1: – Dov’è…
Viandante 2: – … Sara…
Viandante 3: – … tua moglie?
Abramo: – È là nella tenda, sta preparando un quantitativo di focacce compreso tra i 5 e 90 chilogrammi.
Viandante 1: – Tornerò da te fra un anno a questa data…
Viandante 2: – … e allora Sara, tua moglie…
Viandante 3: – … avrà un figlio.
Abramo: – No scusa forse ho capito male io cosa vuoi dire
Abramo: – Ah bè basta che ci pensate voi che io ho mal di schiena solo a pensarci
Abramo: – Ma perché parlate al singolare?
Abramo: (tace)

Sara sta ascoltando dall’ingresso

Sara: – Ahah. Ma se le mie ovaie sono dismesse da quarant’anni
Sara: – Ahah. Ma se ad Abramo non si drizza più manco se l’appendi
Sara: – Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!
Il Signore Tre vian Viandante 1 Il Signore (improvvisamente serio, ad Abramo): – Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia”?
Abramo: – Bè, non s
Il Signore: – C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore?
Abramo: – Io non
Il Signore: – Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio!
Abramo: – Ok
Sara: – Non ho riso!
Il Signore: – Sì, hai proprio riso!
Sara: – No no pensavo a una barzelletta
Il Signore: – Vogliamo risolvere questa cosa fuori?

[TBD] Sara e il Signore improvvisano qualcosa di buffo e divertente

Linea comica

Sistemata la faccenda della linea comica, si torna di botto sul dramma. Il Signore contempla Sodoma dall’alto, e non è per niente contento. Glielo dico o non glielo dico? Glielo dico: senti Abramo, questi di Sodoma mi hanno definitivamente rotto i maroni, io adesso scendo e quant’è vero che ho mangiato centoventi chili di focaccia faccio una cosa brutta [Gen 18:16-21].

Abramo è preoccupato, anche perché, se ricordate lo scorso episodio, a Sodoma viveva anche suo nipote Lot. Ma che gli vuoi dire al Signore incazzato, “non sono d’accordo”? La devi prendere larga [Gen 18:23-32].

Abramo (tono innocente): – Ma senti, pensavo, bella questa cosa di Sodoma eh, cioè la distruzione, i morti, approvo assolutamente.
Dio: – Mh.
Abramo: – … però ecco, un dubbio piccolo…
Dio: – …
A (improvviso colpo di genio): – Cioè, davvero sterminerai il giusto con l’empio?
D: – In che senso?
A: – Bè, forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?
D: – Non hai proprio tutti i torti.
A: – Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?
D: – Pensi davvero che sono il Giudice Migliore di Tutta la Terra?
A: – Certo Signore! Lontano da te!
D: – Hai ragione, sai? Daje. Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo. Ora fammi andare che vorrei aver finito col napalm entro le otto.

A questo punto presumibilmente Abramo fa il conto dei sodomiti giusti che conosce e arriva massimo massimo a tre. Prende coraggio.

A: – Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere!
D: – Che c’è?
A: – Forse, ma forse eh, dico come possibilità, ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque.
D: – …
A: – Per questi cinque distruggerai tutta la città?
D: – Magari lascio in piedi il dieci per cento?
A: – Lontano da te! Principe di giustizia! Somma bontà! Misericor
D: – Ok la risparmio, basta. Se ne trovo quarantacinque la risparmio.
Dio si incammina
A: – Forse là se ne troveranno quaranta.
D: – Come scusa?
A: – No dico, quarantacinque, quaranta…
D: – Ho capito, tranquillo, è lo stesso.
Dio inizia a scendere
A: – Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta.
D: – Senti Abramo, ora ho l’impressione che mi stai prendendo per il culo.
A: – No, è che questo è proprio il periodo in cui i giusti vanno in vacanza.
D: – Non lo farò, se ve ne troverò trenta. Adesso però vado.
Dio si allontana
A (ad alta voce): – Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti!
Dio inizia a correre
A: – Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci!
Dio fa segno di sì col pollice

La sera stessa due angeli sterminatori arrivano a Sodoma.

(continua)

Questo è un post sulla stepchild adoption

in società by

– A’ frocio!
– Come scusa?
– A’ finocchio.
– L’avete sentito tutti vero? M’ha detto frocio.
– Ma che davvero?
– Sì sì, mi ha detto proprio frocio e finocchio, a me. Non so se vi rendete conto.
– Sì bè effettivamente
– Cioè io, dare a me del frocio, capite benissimo da voi che è vergognoso che nel duemilaesedici STO STRONZO dia del frocio (a me). Poi fate voi eh.
– Vergognati, terrone omofobo.
– Eeecché sarà mmai, a chi non ci è mai scappato un ricchiò, mo siccome è il Napoli
– Ma taci che devono dargli una punizione esemplare.
– Quanto falso buonismo, il calcio non è uno sport per sign*[THUD]*MI HA DATO UN CALCIO NEL GINOCCHIO L’AVETE VISTO
– Comunque scusate, mi sono innervosito. Chiedo scusa.
– Ma che scusa e scusa, tu c’hai ragione c’hai
– No dai, mi è scappato, scusate. Ho detto frocio ma senza pensarci, non volevo davvero accusare qualcuno di frocità.
– Ti fa onore ma mo secondo me ti devono licenziare lo stesso come farebbero ininghilterra.
– Ma quello che succede nel campo rimane nel campo.
– Infatti, è stato quell’altro che ha fatto la spia.
– Basta giustificazioni, basta con sti personaggi imbarazzanti
– Basta col campionato!
– Chiudiamo il calcio!
– Che poi io il calcio manco lo seguo.
– Ma manco io ma che vuol dire, leggi i riassunti del post e sei abilitato al dibattito.
– Abbiamo deciso per una squalifica.
– Bravi
– Merde
– Però non una squalifica lunga, perché quello lì ci risulta che non è frocio.
– Bè certo
– Nel senso, un conto è se dici frocio a uno che è frocio, e lì per carità.
– Lo insulti proprio.
– E sì, un altro conto è se dici frocio a uno normale, allora è diverso, lo dici per dire una cosa, come se ti dico stronzo o andicappato, no?
– Insulti una categoria di persone ma mica a lui.
– Ve’?
– Ma sì, dipende tutto se è vero o no. Tipo se io dico che sei figlio di troia. Ma se a te ti risulta diversamente fammi sapere.

B@st@

in Micropost by

– Ci dobbiamo mettere la parola amore
– Sì ovvio
– Però questi stanno su internet, dobbiamo farlo capire
– Oh oh mettiamo la chiocciolina invece della a
– Come quell’altro film di vent’anni fa dici?
– Quale?
– Niente, lascia stare.
– Oh oh e senti questa, APPuntamento. APP. Untamento.
– …
– L’hai capita? App come app, untamento.
– Sai che c’è, VA BENE, FAI COSÌ

Biblioteca – Ep. 7: Promesse

in religione by

Genesi 12-17

Riassunto delle puntate precedenti: dopo il diluvio, Noè e i suoi tre figli con le rispettive mogli ripopolano la terra. Se ogni coppia adulta produce una coppia giovane, e dopo una generazione le coppie giovani diventano adulte, quante generazioni serviranno a produrre un milione di persone supponendo che il tasso di mortalità sia nullo? E se invece gli zii ingravidano anche le nipoti? Motivare adeguatamente le risposte.

Dopo la morte di Noè, bisogna aspettare una decina di generazioni per arrivare al nuovo protagonista della Bibbia, Abram. Ad Abram succedono un sacco di robe che non ci credereste, quindi vediamo di andare spediti.

Abram si annoia mortalmente fino a settantacinque anni, quando il Signore, senza neanche dire buongiorno, gli si rivolge così [Gen 12:1-3]:

Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra.

Insomma il Signore gli promette una grande discendenza e, nel caso non si fosse capito, lo benedirà; purché Abram gli liberi subito l’appartamento di suo padre. Non sappiamo il motivo, ma se devo azzardare un’ipotesi – e conoscendo il soggetto – l’avrà promesso il giorno prima al patriarca di un’altra religione.

Abram comunque prende e si mette in cammino con la moglie Sarài e il nipote Lot. In quattro e quattr’otto arrivano a Canaan e il Signore gli promette pure tutta la terra dei Cananei [Gen 12:6-7].
Poco dopo arriva la carestia e Abram se ne va in Egitto; allora siccome gli Egiziani (noti molliconi) l’avrebbero fatto sicuramente fuori per accoppiarsi con sua moglie, lui elabora questo piano geniale per cui la fa passare per sua sorella, cosicché il faraone ci si accoppia lo stesso ma almeno in cambio lo copre di regali [Gen 12:11-16] (vedi alla voce “famiglia naturale”). Proprio in quel momento passa di lì il Signore, vede il faraone con la moglie di un altro e per non saper né leggere né scrivere lo colpisce con grandi calamità [Gen 12:17].

Dio: – Ah, maledetto! Ecco la punizione che ti meriti!
Tutti i parenti del faraone fino al terzo grado muoiono all’istante.
Faraone: – NOOO! Ma perché? Perché?
D: – Lo sai bene il perché, lurido schifoso.
F: – Signore, io non so di cosa parli.
D: – Non fare lo gnorri con me. Ho visto cosa hai fatto stanotte con la moglie di Abram.
F: – Moglie? Credevo che fosse sua sorella.
D: – Sì, come no.
F: – Dico davvero, lui mi ha detto così.
D: – Ah.
F: – Eh.
D: – Bè, però ormai i parenti te li ho inceneriti.
F: – …
D: – Nessuno è perfetto.
F: – …
D: – Facciamo che hai un buono per un adulterio, ok?

Cacciati dall’Egitto, Abram e Lot si dividono per affascinanti problemi di convivenza del bestiame [Gen 13:5-11]. Lot si trasferisce a Sodoma, i cui abitanti erano perversi e peccavano molto contro il Signore, mentre Abram si ferma a Canaan, i cui abitanti erano assolutamente tranquilli ma al Signore dovevano stare un po’ sul culo lo stesso, visto che promette ad Abram l’intero paese (di nuovo) e tutto quello che riesce a vedere. Oltre ovviamente a una grande discendenza.

– Fai come ti dico, Abram, e ti prometto l’intera terra di Canaan.
– Sì Signore. Per amore di verità, tuttavia, la terra di Canaan me l’avevi già promessa.
– Te l’avevo già promessa?
– Sì.
– Ti prometto UNA GRANDE DISCENDENZA.
– Mh. Vabbè, sì, ottimo.
– Cosa c’è?
– Niente.
– No, dimmi.
– Bè, anche la discendenza…
– …già promessa, va bene. Vuoi fare il difficile. D’accordo.
– Ma no, Signore, ho s
– Ti prometto la terra di Canaan.

C’è poi una guerra tra una manciata di re dai nomi impronunciabili che salteremo a piè pari – no, Aioros, raccontacela – ah sì? D’accordo: “Al tempo di Amrafèl re di Sinar, di Ariòc re di Ellasàr, di Chedorlaòmer re dell’Elam e di Tidal re di Goìm, costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Seboìm, e contro il re di Bela, cioè Soar.” [Gen 14:1-11]ripensandoci, Aioros – ecco, dicevo. Alla fine di questa appassionante battaglia Sodoma e Gomorra vengono saccheggiate e Lot viene fatto prigioniero. Ma Abram raccoglie trecento uomini, insegue l’esercito nemico, lo sconfigge e recupera Lot e tutto il bottino [Gen 14:14-16]. Questa storia naturalmente nei film sulla Genesi non ve la raccontano, perché guerre e battaglie sono notoriamente noiose e poco adatte al grande schermo, a differenza dell’avvincente storia di quella volta che ha piovuto per un mese e mezzo.

Il Signore è molto soddisfatto: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. Abram invece è pessimista: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco”.
Al che il Signore rispose, “ma figurati se ti lascio avere un erede con un nome tanto ridicolo. Ci penso io a te. Guarda cosa ti promette adesso il Signore tuo”. Pensavate fosse la terra di Canaan? Sbagliato. È una grande discendenza [Gen 15:1-5]. Solo dopo un sacrificio tanto abbondante quanto complicato [Gen 15:8-9] alla promessa viene aggiunto qualcos’altro: LA TERRA DI CANAAN.

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En passant, come il Signore si premura di ricordare, nella terra in questione ci abitano già i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, gli Ittiti, i Perizziti, i Refaìm, gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei e i Gebusei [Gen 15:19-21].

Nel frattempo, per portarsi avanti col lavoro, l’ottantaseienne Abram viene convinto dalla moglie a mettere incinta Agar, la di lei schiava (vedi alla voce “famiglia naturale”). Qui parte un’avvincente telenovela, con Agar che diventa arrogante, Sarài che si lamenta col marito, Abram che le dice ma cazzo ne so fai come ti pare, Agar maltrattata che se ne va [Gen 16:4-6]; infine il Signore la convince a tornare promettendole – no davvero – un’enorme discendenza [Gen 16:9-10]. Nasce così Ismaele.

Una dozzina di anni più tardi, il Signore appare di nuovo al novantanovenne Abram. Io adesso vi dico che cosa fa ma voi mi dovete credere, non vi sto prendendo per culo: gli promette, primo, una grande discendenza, e secondo, la terra di Canaan [Gen 17:4-8]. Inoltre, Abram e Sarài cambiano ufficialmente nome e diventano Abramo e Sara, e il Signore assicura ad Abramo che avrà un figlio anche dalla moglie. Abramo è scettico: “A uno di cento anni può nascere un figlio?” [Gen 17:15-17]. Bè certo perché invece ingravidare la schiava quando ne avevi ottantasei era normale.

In compenso, comunque, Dio pretende qualcosa da Abramo e da tutti i suoi discendenti, un segno tangibile a sigillo dell’alleanza, un simbolo eterno del patto divino: il prepuzio [Gen 17:10-14]. Milioni, miliardi di prepuzi. In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele, suo figlio. E tutti gli uomini della sua casa, quelli nati in casa e quelli comprati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui. Momenti che vorresti non finissero mai.

rabbituckman
“Devo lavorare su gente più giovane”

Premio Nota Buffa CEI 2008

Il Premio Nota Buffa CEI 2008 di quest’oggi è assegnato alla misteriosa nota di Genesi 14,18-20:

Bibbia CEI 2008 PBS

 

(continua)

Biblioteca – Ep. 6: Stati confusionali

in religione by

Genesi, 9-10-11

Riassunto delle puntate precedenti: insoddisfatto dei risultati della creazione, Dio azzera l’umanità con un’inondazione come facevo io ai tempi di SimCity.

Dopo il diluvio, la vita di Noè e dei suoi familiari scorre serena, anche grazie ad una vantaggiosa alleanza stretta con Dio, che promette di non accanirsi più sulla Terra con inondazioni [Gen 9:11-17], riservandosi tecnicamente la possibilità di usare terremoti, cavallette e scioperi nazionali dei mezzi di trasporto pubblico.

Benedicendo Noè e i suoi figli, il Signore dà loro delle indicazioni importanti: punto primo, “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra”, segno che non ha imparato assolutamente nulla dall’intera vicenda. Punto secondo, magnate quello che volete, non ne voglio sapere più niente [Gen 9:2-3]. Con una precisazione, però: “non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue” [Gen 9:4].

– Forse ho capito male.
– Mi sembra molto chiaro. Non si può mangiare carne al sangue.
– Sì ok ma in che senso?
– Il sangue. Non ci dev’essere.
– …
– Niente sangue nella carne.
– Potrebbe essere un’errore nella trascrizione dall’aramaico o dal greco.
– Ne dubito molto.
– È una metafora!
– Una metafora?
– Una metafora.
– La carne è una metafora?
– Non la carne, il sangue.
– Il sangue è una metafora ma la carne no?
– Esatto!
– Metafora di cosa?
– Della vita.
– Una metafora della vita.
– Sì.
– Allora scrivo.
– Scrivi, scrivi.

Bibbia CEI 2008
Ah allora ok

Un giorno [Gen 9:21], Noè si ubriaca e si addormenta completamente nudo nella sua tenda con gli Slayer a palla [citation needed]. Il figlio Cam, padre di Canaan, entra, lo vede e corre immediatamente ad avvisare i fratelli dell’incresciosa situazione. Parte il jingle Mentos – The Freshmaker. Sem e Iafet prendono un mantello, se lo mettono sulle spalle, entrano nella tenda camminando all’indietro per non vedere e coprono il vecchio schifoso. Passata la sbornia, Noè viene a sapere quello che è successo.

Possibili reazioni migliori di quella effettivamente avuta: 1) LOL YOLO; 2) Questa è la mia vita, voi non capite un cazzo di metal, siete la mia delusione più grande; 3) Oddio che imbarazzo, scusatemi; 4) Non parlarne mai più.

Reazione effettivamente avuta [Gen 9:25]:

“Sia maledetto Canaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!”
.

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Canaan torna a casa per cena.

Canaan: – Ciao zio. Com’è che la tenda del nonno puzza di birra?
Sem: – Lascia perdere, troppo complicato. Oh, a proposito, da oggi sei nostro schiavo.
Canaan: – Eh?
Sem: – Allora, quest’arrosto arriva o no?

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Lo zio Sem (scusate)

All’invidiabile età di 950 anni, Noè finalmente muore. Dalla sua discendenza provengono tutti i popoli del mondo, e in particolare la travagliata famiglia di Abram, di cui parleremo nella prossima puntata.

Premio Nota Buffa CEI 2008

Il Premio Nota Buffa CEI 2008 di quest’oggi è assegnato al pregevolissimo understatement della nota di Genesi 9,18-29:

Bibbia CEI 2008

Storia bonus: la torre di Babele (remix). [Gen 11:1-9]

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Gli uomini di tutta la terra capitarono in una pianura e si dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore di tutta la terra scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo su tutta la terra. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti un’unica lingua su tutta la terra; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la lingua di tutta la terra, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro su tutta la terra”. E scese e lo fece davvero, giuro, così, per nessun cazzo di motivo. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra, e là il Signore tutta la terra tutta la terra.

(continua)

Il dibattito periodico

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La cosa più fastidiosa dello stato del “dibattito” in Italia: è periodico. Anno duemilaics, si parla di legalizzazione: “si toglie al controllo delle mafie”, “sì ma le canne fanno male”, “ma di canne non è mai morto nessuno”, “sì però dagli spinelli si passa all’eroina”, “sì ma SPINELLI non si usa più dall’inizio degli anni ’70”, e così via.

Anno duemilaipsilon, sulla legalizzazione non si è concluso nulla, si parla di matrimonio egualitario: “eliminiamo una discriminazione”, “sì ma la famiglia naturale”, “decine di specie animali omosessuali”, “allora io sposo il pinguino De’Longhi”, eccetera.

Anno duemilazeta, il matrimonio egualitario è stato lanciato nell’iperspazio, ora si parla di intercettazioni: “non si possono pubblicare queste robe”, “niente da nascondere”, “ORWELL”, “servo della casta”, e tutto il resto.

Anno duemilaics più ti: sulle intercettazioni non si è deciso alcunché. Però ehi, idea, sapete cosa possiamo fare? Legalizziamo le droghe leggere, le togliamo al controllo delle mafie. Parliamone.

Biblioteca – Ep. 5: A:\>format c:

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Genesi 5-8

Riassunto delle puntate precedenti: dopo aver maledetto Adamo ed Eva, Dio maledice pure Caino per aver ucciso il fratello. L’unico uomo buono è letteralmente quello morto.

Passando da Adamo a Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Iared, Enoch, Matusalemme e Lamech (età media 837 anni, con Matusalemme morto a tanto così dalla quadrupla cifra), arriviamo a Noè.

Noè vive in un’epoca orribile e disgustosa, in cui gli uomini hanno preso a moltiplicarsi e ad accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. È a questo punto che il Signore dice: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”, presumibilmente per banali questioni di pubblica decenza.

Di colpo una rivelazione inaspettata: “C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”.

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SPOILER ALERT: troppo interessanti, non li vedremo mai più.

– Signore, dobbiamo per forza dilungarci sull’intera genealogia di Noè?
– Sì, è importante che venga dettagliata l’età e l’attività sessuale di ogni suo avo.
– Certo.
– Ah, e c’erano anche i giganti, scrivilo.
– GIGANTI? Figata. Com’erano fatti? Da dove erano venuti fuori, cosa facevano?
– Un’altra volta. Magari insieme ai mostri marini. Torniamo alle cose importanti.

Insomma, gli uomini si accoppiano selvaggiamente con un sacco di donne e Dio non è affatto contento. Possibili soluzioni migliori di quella trovata: 1) rivedere i livelli ormonali (che Egli stesso aveva regolato); 2) rivedere gli organi genitali (che Egli stesso aveva progettato); 3) “ok lo so che avevo detto andate e moltiplicatevi, ERRORE MIO”, per una volta; 4) spegnere e riaccendere.

La soluzione trovata: “Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti”.

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Quantomeno la pioggia fredda dovrebbe frenare gli accoppiamenti.

Noè, splendido appena cinquecentenne, tre figli (Sem, Cam e Iafet), è forse l’unico tra i suoi contemporanei a non accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. La sua scarsa vita sessuale gli guadagna la stima del Signore, che decide di salvarlo dall’imminente formattone (e questo è un po’ il grande messaggio di speranza della Bibbia, se vogliamo). Ecco il piano: Noè dovrà costruire un’arca di legno di cipresso lunga centocinquanta metri, larga venticinque e alta quindici – ok, non mi sembra un sistema molto sens – no no seguitemi; farci un tetto, una porta e dividerla in tre piani – il piano è creare un condominio artigianale in cipresso? – non mi interrompete, è un piano ben studiato. Dentro ci andranno lui, sua moglie, i figli e le mogli dei figli – bè, perlomeno non mancherà lo spaz – nonché un paio di milioni di animali di ogni dimensione. Ah, e ovviamente scorte di cibo per tutti a tempo indeterminato.

Noè trova tutto ciò molto ragionevole, e costruisce l’arca.

Il Signore poi rispiega tutto quanto daccapo, ma stavolta pretende sette coppie per ogni specie pura. Questo, anche supponendo che solo metà delle specie sia pura, porterebbe il numero di animali nell’arca a sette-otto milioni: non c’è da stupirsi che questa nuova versione del piano sia lasciata ben presto cadere nel vuoto. Il seguito della storia è un complicato intreccio temporale stile Pulp Fiction. La sequenza è (vi invito a controllare sull’originale) più o meno questa: viene il diluvio; Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; dopo sette giorni “le acque sono sopra la terra”; nel tale giorno e nel tale mese del tale anno “si aprono le cateratte del cielo”; piove per quaranta giorni e quaranta notti; “in quello stesso giorno” Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; si chiude la porta dell’arca; piove per quaranta giorni; muoiono tutti gli uomini e gli animali sulla terra; le acque restano alte per centocinquanta giorni.

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Tutto molto chiaro.

Un bel giorno, comunque, Dio si ricorda di chiudere ste cateratte, e dopo centocinquanta giorni le acque cominciano a ritirarsi e l’arca si posa sul monte Ararat. Dopo quaranta giorni (questa storia dei giorni comincia a innervosirmi) Noè apre la finestra e fa uscire un corvo per vedere se le acque si sono ritirate. Poi fa uscire una colomba, ma quella non trova di che posarsi e torna da lui. Dopo altri sette giorni (non ce la faccio più) la fa uscire di nuovo, e quella torna con un ramoscello d’ulivo, buon segno. Altri sette giorni (aiutatemi), la fa uscire di nuovo e quella non torna più: la terra è asciutta, possono uscire. La prima cosa che fanno?

– Noè ce l’abbiamo fatta! E abbiamo salvato di un soffio tutti questi preziosi animali, come il Signore aveva chiesto!
– Te l’avevo detto che era un piano ben studiato.
– Ora cosa facciamo?
– Sacrifici al Signore, prepara il barbecue.

Le bistecche di brontosauro sono evidentemente molto gradite al Signore, che promette quindi di essere più paziente in futuro,

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e vissero tutti felici e contenti. Tutti tranne il corvo, che non si sa che fine abbia fatto. Cosa gli è successo? Perché non è tornato il primo giorno? Se fosse morto i corvi sarebbero estinti. È scappato per non finire arrosto? Era già asciutto da prima e quello della colomba è un sistema di rilevazione del livello delle maree quantomeno inaffidabile? SPOILER ALERT: non lo vedremo mai più.

(continua)

L’epopea dell’opinionista eroe dei tre mondi

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Allora facciamo così, immaginiamo che Luca Parmitano sia appena rientrato da una missione spaziale, e che Vittorio Zucconi abbia aperto il suo articolo in questo modo.

L’epopea dell’italiana eroina dei tre mondi – Con la delicatezza di un parto complicato, e la tenerezza fragile di un bambino uscito dal grembo dello spazio, Luca è tornato alla madre terra, tra le braccia di omoni russi che lo coccolavano e lo ripescavano dal piccolo pozzo di metallo piovuto dal cielo. È finito bene, alle 15 e 44 ora italiana, senza drammi, senza retorica eroica, in quell’atmosfera sempre un po’ artigianale e improvvisata da Russia generosa, contadina, molto low-tech, il viaggio dell’uomo italiano che ha trascorso più tempo continuo di ogni altro nello spazio e ora potrà finalmente mangiare tutte le insalate di pomodori che diceva di sognare.

Disgustoso. Che c’entra il parto, perché la tenerezza, cosa vogliono questi omoni russi inquietanti, e soprattutto chi se ne frega dell’insalata di pomodori? Per fortuna è solo la nostra immaginazione; ovviamente ad essere rientrato non è Parmitano. Riproviamo con l’incipit vero.

Con la delicatezza di un parto complicato, e la tenerezza fragile di una bambina uscita dal grembo dello spazio, Samantha è tornata alla madre terra, tra le braccia di omoni russi che la coccolavano e la ripescavano dal piccolo pozzo di metallo piovuto dal cielo. È finito bene, alle 15 e 44 ora italiana, senza drammi, senza retorica eroica, in quell’atmosfera sempre un po’ artigianale e improvvisata da Russia generosa, contadina, molto low-tech, il viaggio della donna italiana che ha trascorso più tempo continuo di ogni altra nello spazio e ora potrà finalmente mangiare tutte le insalate di pomodori che diceva di sognare.

Così va molto meglio. Il parto è un delicato riferimento alla femminilità, la tenerezza il suo aspetto più importante. Gli omoni russi sono dei cavalieri che proteggono eroicamente la loro principessa, e l’insalata di pomodori, bè, è semplicemente adorabile. Ovviamente ad essere rientrata non è una tenera bimba ancora in fasce, ma Samantha Cristoforetti, 38 anni, due lauree (Ingegneria Meccanica e Scienze Aeronautiche), pilota dell’Aeronautica Militare e dio solo sa cos’altro.

– Vittorio, hai deciso come impostare il pezzo su Cristoforetti?
– Sì, tranquillo.
– Ma parlerai della Stazione Spaziale?
– Non credo.
– Dell’Agenzia Spaziale Europea?
– Eviterei.
– Della missione?
– Non so quale sia.
– Dell’addestramento? Degli altri membri dell’equipaggio? Delle attività a bordo?
– Pensavo più a qualcosa tipo i pomodori del mediterraneo e i sentimenti delle donne.

Di seguito, quindi, dopo l’appropriata colonna sonora, il riassunto dell’articolo nell’unico modo possibile senza dare di stomaco:

delicatezza, parto complicato, tenerezza fragile, bambina, grembo dello spazio, samantha, Madre Terra, braccia che la coccolavano, insalate di pomodori, sognare, Madre Terra, nostra sorella, parto, figli, ventre della madre, la nostra signora, volto appena sorridente della signora, groviglio di sentimenti, casa, abbracci, rimpianti, desideri, modestia, le piccole gioie, la famiglia, bambini, genitori, lontananza, verdura fresca, i pomodori che Samantha figlia del Mediterraneo agognava, placenta orbitante, Grande Madre, Samantha, il piccolo mondo attorno a lei, bambini, grembo della mamma, il primo vagito, Samantha della leggerezza effimera.

Se gli opinionisti ora si riscoprono banali

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Quello del giornalista è un mestiere difficile, l’abbiamo già detto. In particolare per l’opinionista, come certamente concorderete. Mettetevi ad esempio, questa volta, nei panni di un illustre collaboratore del Corriere, al quale viene chiesto di commentare autorevolmente l’esito del referendum irlandese sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.

– Potrei approfondire gli aspetti controversi insiti nell’affidare al voto popolare una decisione sui diritti civili.
– Naa, troppo elitario. Vai più terra terra.
– Allora potrei descrivere dal punto di vista storico e sociale il percorso che ha portato i cittadini irlandesi dalle leggi che vietavano le “attività omosessuali” fino al ’93 al successo referendario del matrimonio omosessuale.
– Non so, sembra noioso. Più terra terra.
– Faccio il raffronto con l’Italia.
– Un po’ più terra terra?
– I gay che sono uguali ma diversi ma come noi però speciali.
– Così mi piaci.

Siamo nei panni, insomma, di Pietro Citati. Il suo pezzo di oggi, intitolato “Se gli omosessuali ora si riscoprono banali”, inizia con parole condivisibili e rassicuranti:

Pochi giorni fa, in Irlanda, le coppie omosessuali hanno conquistato per la prima volta in Europa attraverso un referendum il diritto di contrarre matrimonio. Dobbiamo essere felici per la sempre più rapida emancipazione di una parte degli esseri umani.

Partenza inappuntabile. Citati continua:

Non ci sono più né maschi né femmine, né eterosessuali né omosessuali, ma soltanto persone: ciò che importa è la forza intellettuale e sensuale di ciascuno, e il segno che imprime nella realtà e nell’avventura umana.

Oook. No d’accordo, la cosa del non ci sono più né maschi né femmine è forse un’espressione infelice, ma le intenzioni mi sembrano buone. Andrà tutto bene.

Mentre conquistano i propri diritti, gli omosessuali pretendono di essere come gli altri: ciò che certo non sono; tanta è la singolarità di condizioni che li distingue.

Sorpresa, gli omosessuali pretendono di essere come gli altri. Ma conquistano i propri diritti. Però nel conquistare ciò che è loro pretendono di essere ciò che non sono. Ci siete fin qui? Buon per voi.

Questa è un’offesa a loro stessi: un’offesa alla loro vita quotidiana; una cancellazione dell’abisso e del fascino che li circonda. Come una donna non può dimenticare di essere una donna, tanto più un omosessuale non può trascurare la ricchezza delle condizioni, delle sensazioni e dei sentimenti che lo distingue.

Gli omosessuali, dunque, nell’ottenere il proprio diritto ad essere come gli altri offendono loro stessi. Perché, come tutti saprete, gli omosessuali sono circondati dall’abisso (e ovviamente dal fascino), e non bisogna mai cancellare un abisso (o un fascino).

– Ele tutto ok?
– Sì, perché?
– Non so, hai un’aria strana, ti senti bene?
– Ok, senti, è una cosa un po’ personale quindi non dirlo in giro, ma ho fatto le analisi l’altro giorno e sono arrivati i risultati oggi e a quanto pare ho una carenza cronica di abisso.
– Cazzo. Cazzo, ma come è successo?
– Non l’hanno ancora capito, probabilmente un virus. Comunque non è una cosa grave, devo solo prendere una fiala di sentimenti ogni mattina.
– Capito. Oh se posso fare qualcosa, se ti serve del fascino fammi sapere, a casa ho la scorta, ché ogni tanto mia mamma dimentica di essere una donna e se devi farti fare la ricetta non ti passa più.

Citati riprende:

I grandi omosessuali hanno un profondo orgoglio del loro ego: talora un disprezzo dei cosiddetti esseri normali, e della loro vita comune.

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Qui la pochezza tecnologica del Corriere ha sicuramente impedito di piazzare su “I grandi omosessuali” lo storico tema di Superquark.

Questi spettacolari mammiferi sono particolarmente coscienti della loro stazza e dell’importanza che quindi hanno nel branco: preferiscono quindi vivere tra i propri pari, evitando inutili competizioni con gli omosessuali più piccoli o tantomeno con i cosiddetti eterosessuali, costretti ad accoppiarsi con gli esemplari meno fascinosi.

Ma temendo di aver sparato troppo alto, il nostro subito ritratta:

Certo, di esseri normali non ne esiste nemmeno uno: ogni uomo, maschio o femmina, etero ed omosessuale, è un cosmo infinitamente complicato che non si identifica con nessun altro.

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Se a questo punto siete confusi, non vi biasimo.

Nel caso degli omosessuali si aggiunge la coscienza della violazione e delle violazioni che essi impongono ai costumi di quella che resta la maggioranza.

Questa frase non viene ulteriormente spiegata né approfondita: il piacevole compito di trovarle un senso è lasciato generosamente al lettore.

Gran parte di loro conserva la coscienza della propria natura di élite: la superbia di essere una minoranza, che nessuna eguaglianza di diritti può avvicinare al resto degli uomini.

Ok, Pietro, ora forse stai andando un filo sopra le righe –

Sono singolari, e superbamente singolari: la ferita della differenza non può essere cancellata o abolita: brucia, arde come la ferita di nessun altro gruppo umano.

Pietro, aspetta, prendi fiato un att-

In quasi ogni omosessuale, c’è qualcosa di demoniaco;

WOAH, ehi-

ed è la coscienza di quella che molti di loro considerano la propria orgogliosa altezza spirituale.

– Direttore, mi mandi gli infermieri per favore. Sì, un altro opinionista. Citati. Eh oh lo so, ma se abbiamo un parco opinionisti del 1930 c’è poco da fare, hai voglia a dargli pillole. Sì. Grazie.

continua, portato via dagli infermieri:

Molti di essi, oggi, pensano alle grandi poesie di Baudelaire dedicate a Lesbo, alle Donne dannate come a qualcosa di irreparabilmente remoto: ma hanno torto. Cancellare ogni traccia della loro singolarità equivale a renderli normali, comuni, banali, come essi non sono mai stati.

Biblioteca – Ep. 4

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Genesi, 4

Riassunto delle puntate precedenti: Dio crea l’uomo, un frutto proibito e un serpente tentatore, e quando tutto va a catafascio si ritiene profondamente offeso.

Cacciati per sempre dall’Eden, Adamo ed Eva (si chiamano così) si arrangiano come possono. Hanno due figli maschi: Caino, il più grande, fa il contadino, mentre Abele è un pastore. Un giorno i due fratelli vanno ad offrire qualcosa in sacrificio al Signore (meglio tenerselo amico, quello): Caino offre “frutti del suolo”, Abele invece “primogeniti del suo gregge e il loro grasso”.

Ma all’improvviso il dramma. “Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta”. Così. Senza un motivo particolare, uno sì e l’altro no. Per un genitore questo è l’errore-zero.

– Papà papà guarda, ti abbiamo fatto un disegno!
– Davvero? Vediamo.
– Vedi questo è spongebob e questa è peppapig.
– Che bello, bravo! Adesso lo appendiamo al frigorifero. Amo’, il bambino lo mandiamo alle belle arti!
– Guardapapà anchìo ho un disegno e questo sei tu e questa è la mamma e in mezzo cè un fiore grande grande e il sole co i raggi e qui ci sono io.
– Tu sei la mia delusione più grande.

Sia chiaro, anch’io tenderei a preferire l’agnello al minestrone; però se tuo figlio ti regala una torta di fango tu come minimo fai finta di assaggiarla e dici MMM BUONISSIMA. Se non lo fai, ti assumi la responsabilità delle inevitabili conseguenze. Caino infatti ci rimane talmente male che accoppa il fratello. Siete stupiti, voi? Dio sì.

Dio: – “Dov’è Abele, tuo fratello?”

Possibili risposte migliori di quella data: 1) “Chi?”; 2) “Credevo fosse a pranzo da te”; 3) “Ma dobbiamo per forza fare questa scenetta dell’interrogatorio ogni volta?”.
Invece, signore e signori, l’errore-zero lato figlio:

Caino: – “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”

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Io una volta ho risposto così a mia madre che non trovava mia sorella, poi non ricordo più nulla.

Davanti a una tale faccia di bronzo, Dio comincia la sua solita tiritera di maledizioni, ma Caino ha un’obiezione. “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà”. Obiezione piuttosto sens –
– Ma chiunque chi, se sulla terra ci sono rimaste tre persone lui compreso?
Non so, probabilmente la madre (se è come la mia) appena scopre cos’è successo. Comunque il Signore prende la domanda sul serio: “Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte”. Caino allora –
– E come lo uccidono sette volte?
Ma non lo so, sarà un modo come un altro per andare larghi, tipo quando ti danno quattro ergastoli. Caino allora si allontana, e va ad abitare nella regione di Nod. Qui, e non chiedetemi come sia possibile, conosce sua moglie e –
– E com’è possibile?
Oh ma mollatemi, non l’ho fatta io la sceneggiatura, quando vi siete sorbiti sei stagioni di Lost facevate mica tanto gli schizzinosi. C’è la regione di Nod, c’è la moglie e c’è una sequela di figli e discendenti, punto.

Nel frattempo, comunque, Adamo ha un altro figlio da Eva, Set. “Perché Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”. Come garanzia doveva essere parecchio lunga.

(continua)

L’opinionista si scopre fragile

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Quello del giornalista è un mestiere difficile, mettiamolo in chiaro subito. Difficile per l’inviato, che deve trovarsi al posto giusto al momento giusto e magari prendersi dei rischi; difficile per il reporter, che deve ricercare, intervistare, indagare, studiare; ma è difficile anche per chi sta in redazione davanti a schermo e tastiera. Il titolista è probabilmente quello più bistrattato, ma un discreto carico di sofferenza spesso sottovalutato è riservato agli opinionisti.

Gli opinionisti, agli occhi di un profano, hanno un compito facile, che poi è il sogno di chiunque scriva sul web, che poi è il sogno di tutti quelli che si considerano intelligenti, che poi è il sogno di tutti: dare la propria opinione sui fatti del giorno a vagonate di persone.

– E tu cosa fai nella vita?
– Manifesto le mie opinioni a centinaia di migliaia di persone.
– Sì, no dico di lavoro.
– Insegno filosofia.
– Sì, no dico di lavoro.
– Mi occupo di startup management consulting.
– Ah ecco, perché c’ho questo videoregistratore che non gli funziona più l’audio

Ma sto divagando. Per quanto facile possa sembrare, il compito di scrivere un editoriale è più o meno complicato in base all’argomento specifico, e in moltissimi casi l’argomento specifico non è scelto dall’autore.

– Passiamo agli editoriali. Valerio, tu mi fai un pezzo critico su Renzi.
– Ok capo, te lo passo tra una mezz’ora.
– Mario, tu me ne fai uno sui mezzi pubblici di Roma, mi raccomando bello tagliente.
– Ce l’ho pronto da sei anni.
– Alessandro, puoi scegliere tra Salvini campi rom e unioni civili gay.
– Rom tra venti minuti capo.
– Che sia pungente eh? Infine, Giangiacomo. A te è rimasta la tragedia di ieri pomeriggio su cui tutti i media hanno già sfornato approfondimenti ogni due ore nelle ultime sedici, noi compresi. Dev’essere un’opinione forte e devono essere almeno quattromila battute e mi serve entro un quarto d’ora.

Questo è, con tutta probabilità, lo scenario in cui si è ritrovato questa mattina Giangiacomo. Giangiacomo è andato a prendersi un caffè. Si è seduto alla scrivania, ha aperto Word e ha guardato per tre lunghi minuti la pagina bianca, pensando come ognuno di noi a quanto enormemente il menu di Office 2003 fosse più comodo, ordinato e comprensibile di quello moderno. Poi Giangiacomo ha tirato fuori dal cassetto il Merlo-Severgnini edizione paperback del 2002, ha sospirato e ha iniziato così:

Un cortocircuito di follia. Una leggerezza nei controlli. E tre morti sulla scia del dovere, del semplice esercizio della responsabilità. Di colpo Milano si scopre fragile e vulnerabile nel luogo simbolo della giustizia e della sicurezza.

Bene – ha pensato Giangiacomo – ho detto tutto quello che potevo dire e sono a duecento battute. Stavolta sono cazzi.
Giangiacomo non aveva tempo per disperarsi. Ha sfogliato il Merlo freneticamente. “Transenne, poliziotti e carabinieri”. Ok. “Un elicottero che volteggia”, “le ambulanze che si incrociano”. Ok, AH ECCO CAZZO ECCOLO.

la gente in strada si chiede come mai

Non farà un po’ troppo Quelo? – si è chiesto Giangiacomo, che usa il dialogo interiore per non perdere del tutto il senno. Naaa, andiamo avanti.

quelo
Ti chiedi i quasi quasi

la gente in strada si chiede come mai, com’è possibile sparare, uccidere e ferire in un’aula di giustizia, quale mente diabolica c’è dietro una messinscena del genere e che cosa può succedere, ovunque ormai, se i presidi di sicurezza vacillano e la ferocia di una vendetta non conosce limiti.

Messinscena vuol dire quello? Dove l’ho messo il dizionario dei sinonimi diocaro. Oh ma sì dai. Domande retoriche a manetta, dai. Dai.

Quali risposte darà adesso lo Stato ai familiari?

Troppo corta, così non mi passa più. Allunghiamo.

Quali risposte darà adesso lo Stato ai familiari del giudice, dell’avvocato, dell’ex socio?

Mmm.

Quali risposte darà adesso lo Stato ai familiari del giudice, dell’avvocato, dell’ex socio, caduti sul fronte della legge, emblema del rischio che comporta assumersi il dovere dell’onestà? Quale risarcimento ci può essere al dolore immenso di una vita perduta dopo un attentato che ha colpito il luogo della legalità e della giustizia?

Buona così. “Incredulità e sconcerto”, mi piace. Ah, e “rabbia muta”. Oh però ci devo mettere la critica, il monito. Monaco, moneta, monile… monito.

Si avverte il disagio per quel che si poteva fare e non si è fatto

Ok, poi sarà colpa di qualcuno, della società, ah sì tipo della crisi.

quelli che un tempo si affidavano ai carabinieri ma oggi, con i tagli e le esternalizzazioni, con le risorse al contagocce, si riducono sempre di più.

L’ho scritto Expo? Scriviamo Expo. – Giangiacomo ha guardato il conteggio delle battute, era a poco più di metà strada. Ha guardato l’orologio; poco più di metà strada. Figa è tardi, tragedia, dov’è tragedia.

Milano è scossa, ferita da una grande tragedia.

Giangiacomo è andato avanti col pilota automatico ancora per un po’. Duemilaseicento battute. “Come nel ’92”. “Marco Biagi”. Tremila. Oh oh guarda adesso che ti combino.

Tre camionette della polizia. Agenti con le armi in pugno. Un avvocato commenta: «Ma adesso tutto questo a che cosa serve?»

Cinema signori, sentimenti, l’occhio della madre. Sta venendo meglio di quanto speravo. Tremilaquattrocento. Giangiacomo ha pensato, devo iniziare a chiudere. “Ambrosoli”. “Ci lascia un esempio che non può essere dimenticato”.

Ma oggi si può solo dire che è assurdo morire così

Quattromilaquattrocento, tempo scaduto. Giangiacomo ha riletto a piombo, ha tolto un apostrofo dopo “quel” – diosanto questo lavoro mi sta instupidendo – ha salvato tre volte e ha inviato al capo.

Era ora, Gian. Mandatelo online in fretta, che l’ultimo su Milano è uscito quasi un’ora fa.

La parità dei sessi quando ci vuole

in società by

Qual è il modo corretto con cui approcciare un membro dell’altro sesso?

Il modo corretto è quello che il membro dell’altro sesso (o dello stesso sesso, nel caso) ritiene corretto.

Basterebbe questo, a voler essere lapidari, per chiudere la questione; ma il discorso merita un approfondimento, dato che è sempre più frequente trovarsi di fronte al classico ribaltamento logico per cui ogni menomazione percepita del diritto maschile alla molestia (intesa letteralmente come attività molesta) diventa un sopruso, una prevaricazione, una stortura figlia del nazifemminismo e del “maschilismo al contrario”.

Il collega Canimorti (sono mesi che sogno di affiancare queste due parole) cerca di procedere logicamente da una premessa condivisibile:

Vediamo di spiegarci: secondo voi è legittimo che una donna abbia voglia di scopare?
Secondo le mie libertine vedute progressiste si, lo è.
Dunque, in che modo questa donna dovrebbe manifestare il suo legittimo desiderio di scopare?
Dipende, ad esempio potrebbe aspettare passivamente che un’altra donna o un altro uomo la notino, che abbiano casualmente voglia anche loro di scopare e che glielo propongano garbatamente.
Oppure potrebbe giocare in attacco e una volta individuato un maschio o una femmina che ritiene accettabile come partner sessuale potrebbe provare a salutarlo o fargli un complimento o semplicemente guardarlo insistentemente, potrebbe chiedergli il numero di telefono, potrebbe chiedergli se vuole uscire.
A me questi sembrano metodi legittimi per stabilire un contatto con un altro essere umano, sbaglio?

La tentazione di rispondere soltanto “sì”, qui, è molto forte. L’ovvia conclusione del ragionamento è un classico senza tempo: “perché se lo fa una donna sono comportamenti legittimi e se invece lo fa un uomo sono considerati molestie?”. Proviamo a fare chiarezza.

Punto primo, l’errore nella premessa. Una donna che decidesse di “giocare in attacco” e guardare insistentemente, complimentare o salutare uno sconosciuto per strada sarebbe sicuramente molesta quanto la controparte maschile. Tanto per l’uomo quanto per la donna il problema non è semplicemente l’azione, è il contesto.

Ci sono situazioni in cui un tentativo di approccio (tipicamente da parte dell’uomo, ma vale per entrambi) è considerato accettabile dal destinatario (feste, serate in locali, e anche qui ci sarebbe da discutere su cos’è accettabile e cosa no); camminare da soli per strada in mezzo a sconosciuti non è una di queste. Ci sono tentativi di approccio che, pur in situazioni da evitare come quella dello sconosciuto per strada, possono essere considerati accettabili dal destinatario (educazione, gentilezza, dare meno fastidio possibile); “ehi bella, ti va di fare un giro” non è tra questi.

Quindi, per rispondere alla domanda, no, una donna che cerca un partner sessuale non dovrebbe importunare sconosciuti per strada. Nessuno dovrebbe importunare sconosciuti per strada.

Punto secondo, l’errore nella conclusione. Per quanto sia difficile da ammettere, un comportamento può essere accettabile se lo fa una donna ma non se lo fa un uomo; succede per via – guarda un po’ – del contesto. In una società apertamente maschilista, l’uomo è in posizione privilegiata. Un uomo che infastidisce una donna per strada sta (anche non coscientemente) approfittando della sua posizione di forza: è lo stesso fenomeno che in altri ambiti si chiama mobbing o bullismo.

Il caso opposto, oltre ad essere praticamente inesistente nella realtà (perché, ricordiamolo, se lo fa una donna è ovviamente una troia), e oltre ad essere ugualmente molesto in linea puramente teorica, è meno grave perché non è inquadrato in un contesto sociale di prevaricazione.

(Prima che qualcuno fraintenda: con “è meno grave” non intendo dire che l’azione in sé sia migliore. Se Tizia importuna Caio per strada è una rompicoglioni tanto quanto Tizio che importuna Gaia. Ma è una stranezza isolata invece che il rinforzo di una disparità.)

Lo stesso contesto sociale, peraltro, in cui si sviluppa la paura. Il membro del sesso sottoposto, a differenza dell’altro, non può semplicemente ribellarsi con serenità a questi episodi; è facile dire a una ragazza “mandali a cagare e sei a posto”, quando poi è lei a ritrovarsi da sola in strada circondata da maschi alfa da sfanculare. E se quello si incazza? E se è fuori di testa? Se mi segue fino a casa? Se è armato?

Guarda caso, la reazione tipica e reale delle donne che subiscono queste attenzioni è quella di sopportare e tacere (se rispondi a tono, naturalmente, sei la stronza). Mentre, guarda ancora il caso, la reazione tipica e del tutto immaginaria degli uomini che cercano invano di immedesimarsi è “OH MA MAGARI SCHERZI A ME FAREBBE PIACERE”: per chi è abituato a sentirsi in diritto di avere l’attenzione di ogni membro dell’altro sesso, il problema non si pone in nessuna delle due direzioni.

Sarebbe anche il caso di ricordare qui (sarebbe ancora meglio che non ce ne fosse bisogno, ma non si sa mai) l’assoluta insensatezza di un’altro atteggiamento tipico maschile sulla questione: quello che fa all’incirca “sono complimenti”, “dovresti essere contenta”, “se sei figa vanne fiera”. Sarò più chiaro possibile.

Un. Complimento. Può. Dare. Fastidio.

Ci sono infiniti complimenti possibili e infinite gradazioni nel loro effetto. Se Eddie Izzard mi chiamasse al telefono e mi dicesse oh Ste’, con l’ultimo post m’hai fatto morire, certamente morirei felice. Se Eddie Izzard mi seguisse nella stradina dietro la Coop e mi dicesse a ‘bbono non sai cosa ti farei, io potrei farci un pensierNON REAGIREI ALLO STESSO MODO. Fare un complimento a uno/a sconosciuto/a è sempre un’intromissione. Potrebbe far piacere? Sì. Potrebbe creare forte disagio, fastidio, imbarazzo? Certo che sì. Se non siete sicuri dell’effetto, non fatelo. Se lo fate e non ottenete l’effetto che speravate, accettate il fatto che a sbagliare siate stati voi.

Infine: il punto di entrambi i video riportati e di tutti gli altri simili che sono stati prodotti negli anni non è quello di affiancare tanti singoli episodi e catalogarli uno a uno come molestia sessuale. Il punto di queste raccolte è dimostrare per accumulazione una situazione complessiva: sono perfino banali nel loro documentare un’evidenza banale, che è quella per cui gli uomini nel complesso considerano ogni donna una preda e si ritengono in diritto di tentare un attacco in qualsiasi momento.

La parità dei sessi quando ci pare, sì. Ci pare che sia necessario per prima cosa insegnare agli uomini che cosa sia. E poi, magari, provare a metterla in pratica.

Biblioteca – Ep.3

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Genesi 3

Riassunto delle puntate precedenti: Dio crea l’uomo, gli mette affianco un albero proibito, e si aspetta che non accada nulla di male per l’eternità.

L’uomo e la donna sono in totale relax nel giardino di Eden: sono soli, in un’oasi mediorientale, presumibilmente immortali e – cosa più importante – senza un ufficio a Milano sud in cui tornare dopo le ferie. In questo splendido scenario irrompe un personaggio indimenticabile: il serpente, “il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto”.
Ma non è più furba la volpe? – chiederanno subito i miei ingenui lettori.
Sì.

Comunque, l’intrigante serpentello si avvicina alla donna (e non dovrei essere io a dirvi certi atei senza dio a questo punto cosa sono andati a pensare). Il serpente viene a sapere che Dio ha detto loro di non mangiare dall’albero proibito, altrimenti moriranno. Scuote la testa e dice alla donna, “Non morirete affatto [sottinteso, ‘imbecille’]. “Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male [sottinteso, ‘si chiama albero della conoscenza del bene e del male; quella materia grigia che hai intorno al cervello a quanto la vendi?’].

Tanto basta a convincere la donna; d’altronde anch’io perderei molto del mio scetticismo davanti a un serpente con una simile padronanza del congiuntivo. Prende una mela e la mangia; soddisfatta, ne offre un po’ anche al marito, che evidentemente è molto lontano dall’essere astuto quanto un rettile preistorico e partecipa senza dire né a né ba. Purtroppo però Dio diceva la Verità e in pochi istanti i due muoiono.

Ahah, NO. Si aprono gli occhi di tutti e due e si accorgono di essere nudi. Cioè, per essere chiari: il serpente aveva ragione e Dio aveva detto una balla. Sia messo agli atti. Proprio in quel momento arriva Dio, e i due si nascondono.

Dio: – Dove sei?
Uomo, sputtanandosi subito: – Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.
Dio: – Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?

Possibili risposte migliori di quella data: 1) “Sì”; 2) “No, me l’ha fatto notare il serpente”; 3) “Non era esattamente un segreto impenetrabile”; 4) “Ho detto nudo? Volevo dire timido”; 5) “Evidentemente no, Signore, altrimenti SAREI GIÀ MORTO”.
Risposta data dall’uomo. Ve la ricordate? Tenetevi:

Uomo: – La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato.

oh-you-did-not

Dio santo solo a scriverlo mi sale la pressione. Di tutt’altra classe, ovviamente, la donna, che al “Che hai fatto?” di Dio risponde glaciale “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato [sottinteso, ‘te invece preparati che quantevveroddìo ti rispondo a monosillabi per due mesi’].
E insomma, com’è come non è, la colpa di tutto quanto se la prende l’unico onesto dell’intera vicenda. Dio maledice il serpente, maledice la sua stirpe, condanna la donna a partorire con dolore, condanna l’uomo a lavorare nei campi, maledice i campi, dopodiché caccia tutti quanti dal giardino dell’Eden, ci mette le guardie, rompe tutti i giocattoli e si chiude in camera sua.

Almeno l’ha presa bene.

(continua)

Te la do io la tua opinione

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Caro Gianluca Neri, la risposta giusta non era “Lo so io qual è l’opinione giusta che devi avere sul furto e la diffusione di tue foto intime”, perché non è vero e perché poi anche se dici cose sensate finisci per forza a dover scrivere una lenzuolata di precisazioni e di nomavolevodireche; la risposta giusta era: “Tu consideri guardare quelle foto una violenza nei tuoi confronti, ma a me non sembrava lo fosse. Evidentemente abbiamo percezioni diverse della gravità del fatto, ma dato che sei tu ad averlo subito, è la tua opinione che conta”.

Approfondimento:

Il punto, Gianluca, non è cosa pensi tu, e in un certo senso non è nemmeno cosa pensa Jennifer Lawrence. Il punto è che se una persona subisce un torto e ti dice “mi è stata fatta una violenza”, le tue alternative sono 1) mettere in dubbio la sua sincerità e/o la sua sanità mentale, oppure 2) prendere atto del fatto che quel torto per quella persona è una violenza, punto. Ci sono ovviamente alternative sfumate accettabili, ma “no guarda la tua impressione su quello che ti è successo è sbagliata ti spiego io” non è una di queste.

Certo, sarebbe stato bello, divertente, apprezzabile, se J.L. l’avesse presa sul ridere e avesse chiuso il caso con un yo la tengo como todas, come sarebbe piaciuto a te. Chiaro. “Quelle foto erano mie, non avevate il diritto di guardarle, simpatici segaioli incorreggibili che non siete altro, ma come si fa a non volervi bene mannaggiavvoi? Occhio che diventate ciechi, LOL”. Che mondo meraviglioso sarebbe se tutti avessimo l’ironia e la leggerezza di, boh, Gianluca Neri? Invece, purtroppo, quella notoria tristona della Lawrence ha preso la cosa troppo sul serio. E fattela ‘na cazzo di risata, Jen, siamo mica violenti noi: le foto te le hanno già rubate, il danno è fatto, noi le guardiamo senza permesso soltanto.

Ma naturalmente ti sei spiegato meglio nella lunghissima appendice al post:

Ciò che io contestavo erano i pesi sbagliati che, nella concitazione del momento, sono stati dati a due azioni entrambe gravi ma sicuramente gravi in maniera diversa. Aggiungevo, però, che era assolutamente giusto che chi era stato oggetto della violazione la pensasse così, ma mi aspettavo qualcosa di diverso dai commentatori che, come la giustizia, dovrebbero aspirare al giudizio obiettivo che si dovrebbe avere quando non si è coinvolti direttamente in ciò che si sta giudicando.
[…]
Fatte tutte queste premesse, il punto resta questo: no, chi ha solo guardato quelle foto non ha commesso un atto grave uguale a quello delle persone che le hanno rubate e di quelle che le hanno distribuite.

Peccato che la Lawrence non abbia detto nulla del genere. Nel post, tu le attribuisci la frase “Chi ha guardato quelle foto ha commesso una violenza sessuale” – che, tra parentesi ma mica tanto, non è presente nell’articolo che hai linkato. Seguendo qualche link in più si trova la ragionevolissima frase originale:

“Anybody who looked at those pictures, you’re perpetuating a sexual offense. You should cower with shame. Even people who I know and love say, ‘Oh, yeah, I looked at the pictures.’ I don’t want to get mad, but at the same time I’m thinking, I didn’t tell you that you could look at my naked body.”

Nel caso non fosse noto a tutti, “offense” non è un sinonimo di “violenza” ma di “crimine”. Una traduzione più onesta sarebbe stata: “Chi guarda quelle foto perpetua un crimine sessuale”. Potremmo quindi stabilire che hai decisamente frainteso la dichiarazione e imbastito un dibattito sul nulla, e chiudere il discorso; ma ormai ci siamo dentro fino al collo.

Anche ponendo che abbia detto quello che sostieni tu, chi dice che sia un atto “uguale a quello delle persone che le hanno rubate”? Guardare foto intime private (e rubate) di qualcuno può benissimo essere considerata violenza, ma rubarle e distribuirle può altrettanto bene essere una splendida carrettata di reati più, meno o diversamente gravi.

L’intera precisazione, poi, sembra pervasa da una fastidiosa presunzione di superiorità: certo, è normale che la povera Lawrence, sensibile e turbata, adesso dica stronzate ai microfoni, ma noi persone razionali invece sappiamo qual è la verità obiettiva a cui tutti dovrebbero aspirare.

Poi chiudi spazzando alla viva il parroco:

Esiste qualcosa di peggio, secondo me, di quel porno rubato – in cui per lo meno la Lawrence era in una condizione di controllo della propria immagine, perché immaginiamo che se ha poi inviato le foto al ragazzo si sarà almeno sentita carina – ed è il porno nell’immagine qui di seguito, che invece è legale, pubblicabile, accettato. E fa danni – anche molto gravi – più della diffusione di un paio di belle tette.

[foto di testate online con servizi sulla cellulite delle vip intitolata “ilveroporno.jpg”]

E ci sarà, certo, qualcuno che dirà che è un’ulteriore distinzione, benaltrismo che non aiuta. Ma poi io penso a cosa preferirei tra una figlia che fa sesso spesso e volentieri, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, divertendosi a fare qualcosa che diverte e piace a tutti, documentando il tutto con audiovisivi a scelta in uso in quel particolare periodo storico, e una che allo specchio e in compagnia di altre persone si sente un cesso perché glielo dicono le copertine dei giornali e i siti internet, che è un cesso.

Bene, lo faccio io:  È UN’ULTERIORE DISTINZIONE, BENALTRISMO CHE NON AIUTA. Non solo: non c’entra veramente un cazzo. Dov’è finito il furto di foto personali, nel paragone? Come sarebbe a dire che “per lo meno la Lawrence era in una condizione di controllo della propria immagine”? Il problema è proprio che poi non è stato più così. Per di più, fermo un momento Gianlu’: tu stai seriamente sostenendo che un penoso servizio sulla cellulite di Raffaella Fico al mare sia peggio del furto di materiale fotografico da account privati? Ma peggio per chi? Per la tua figlia immaginaria può darsi, ma per i diretti interessati?

Ah, giusto, loro devono riderci sopra.

Incubi familiari

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Come i più informati sapranno già, si è recentemente arenata l’ennesima proposta di legge sul doppio cognome; più precisamente, sulla possibilità di scegliere il cognome dei figli. La proposta è apparentemente molto semplice; alla progenie si può dare:

  • il cognome del padre;
  • il cognome della madre;
  • il cognome di entrambi;

In caso di disaccordo, si dà il cognome di entrambi in ordine alfabetico. Una persona con due cognomi può scegliere quale dei due trasmettere ai figli. Chiaro, equo, praticamente ovvio.

Ma sono i dettagli a fare la differenza, e per fortuna c’è qualcuno che ai dettagli è attento. Ignazio La Russa, per esempio.

«Stiamo affrontando questo tema epocale senza i dovuti approfondimenti: è un provvedimento complesso che merita un atteggiamento diverso da parte di questo ramo del Parlamento».

Come dargli torto? La scelta del cognome è effettivamente un tema EPOCALE, la cui definizione corretta richiede un processo di deliberazione pluridecennale, un’elaborazione culturale progressiva e – perché no? – una commissione parlamentare d’inchiesta e un paio di referendum. Poi, forse, si potrà pensare di iniziare a stabilire con una minima cognizione di causa se veramente la madre può essere importante come il padre (SPOILER).

«Da questa legge  deriva non solo l’impostazione sul come tramandare i cognomi, ma anche l’appartenenza di una persona ad una determinata famiglia»

Esatto, e non solo. Dato che il cognome è ad oggi l’unico criterio oggettivo per stabilire chi appartiene a quale famiglia e gli inevitabili legami affettivi che ne conseguono, da questa legge deriva anche a chi vuoi più bene a mamma o a papà.

Ma non c’è solo il prode Ignazio a impedire che lo Stato vi obblighi con la forza a non essere obbligati a dare il cognome del padre; al suo fianco c’è Stefania Prestigiacomo, che ha un’obiezione dirompente:

«Personalmente non sono d’accordo che in caso di doppio cognome venga scaricata sui figli la scelta del cognome da trasmettere come previsto nel testo»

In effetti, non credo che i diretti interessati siano le persone più adatte a scegliere. Come alternativa potremmo tipo fare un sondaggio tra i parenti entro il quarto grado, o quantomeno tenere artificialmente in vita un nonno.

«Equivarrebbe a chieder loro di preferire un genitore all’altro ponendo loro un problema di coscienza di non poco conto anche se nella maturità. Occorrono automatismi che riducano al minimo le conflittualità. E poi magari prevedere eccezioni»

Inappuntabile. Famiglie saranno distrutte. Non potrà che andare in questo modo:

In una stanza di un ospedale, una famiglia si stringe intorno alla nuova mamma: Maria Stuart ha appena dato alla luce uno splendido bambino, e con lei ci sono il marito e i genitori di lui.
– Lo chiameremo Eleazaro, come il bellissimo e gentilissimo medico che mi ha messa incinta. Eleazaro Stuart. Che ne dici?
– Suona bene.
– Tu hai già scelto quale dei tuoi due cognomi dare?
I suoceri di Maria si scambiano uno sguardo nervoso.
– Bè…
Guarda i suoi genitori negli occhi per un brevissimo istante. Quelli di suo padre sono da cane bastonato. Quelli di sua madre da staimoltoattentoaquellochedici.
– Non lo so – riprende – sono entrambi dei bei cognomi a cui voglio bene allo stesso modo…
– Devi decidere – lo interrompe Maria, impaziente.
Per un attimo si ricorda di quella volta che suo padre lo aveva portato al cinema; hot dog o popcorn? Papà glieli aveva presi tutti e due. Guardandolo prova a parlare.
– Allora credo che sceglierò Rossi…
Rapida e silenziosa sua madre estrae un coltello; piega il braccio del marito e gli porta la lama a sfiorare il collo.
– Dicevi, Kim?
– Stuart, Stuart! Dio santo, scelgo Stuart.
– Bene – si tranquillizza la madre, riponendo l’arma. – Benvenuto nella famiglia moderna, Eleazaro Stuart Stuart.
Con un urlo strozzato, Ignazio La Russa si sveglia in aula. Michela Marzano sta parlando. C’è ancora tempo per salvare la famiglia.

Biblioteca – Ep.2

in religione by

Continua l’appuntamento con la divulgazione sacra (nel senso che riguarda cose sacre, non che è sacra lei (forse profanazione era un termine più adatto)). Nel caso voleste seguire l’originale o procedere da soli nella lettura (voi protestanti siete i peggio), il testo di riferimento è l’edizione CEI del 2008, che potete trovare qui, o qui, o probabilmente anche qui, se cercate bene.

Genesi 2 – Director’s Cut (no, tranquilli, non farò tutta la Bibbia un capitolo alla volta)

Riassunto delle puntate precedenti: in sei giorni Dio crea tutto quanto, ma l’intero processo andrebbe reingegnerizzato.

Siamo al settimo giorno, e c’è grande attesa. Le acque, le piante, gli animali, I MOSTRI MARINI, l’uomo; cosa creerà ancora? Dinosauri? Kenshiro? I Led Zeppelin? Meglio: Dio crea il week-end e lo collauda con successo per tutto il giorno.

Ma a questo punto succede qualcosa di strano: la linea narrativa ha un salto improvviso e siamo catapultati nuovamente, senza nessuna spiegazione, su una terra spoglia e deserta. Probabilmente tutto quello che abbiamo visto finora era una specie di sogno, o forse una strana visione dal significato oscuro, o forse è tipo la scena della scatola blu di Mulholland Drive e staremo qui a discutere dell’interpretazione corretta della Genesi per millen – OH.

Com’è come non è, il Signore ricomincia daccapo. Forse memore dell’esperienza onirica precedente, snellisce di parecchio il processo: crea prima di tutto l’uomo, uno solo, maschio. Poi pianta “un giardino in Eden, a oriente” (non è chiaro a oriente di cosa, questo magari ce lo appuntiamo per il prossimo tentativo), ci mette qualche fiume, tutti gli alberi possibili e immaginabili e ci posiziona l’uomo. Poi il colpo di genio.

Dio: – Sì bello il giardino, bella la natura e tutto quanto, ma sai cosa ci starebbe veramente bene qui?
Dio: – Un gazebo?
Dio: – Un albero proibito.
Dio: – Grande idea. L’Albero della Morte.
Dio: – Pensavo qualcosa tipo Albero della Conoscenza del Bene e del Male.
Dio: – Giusto. Epico. Su una rupe scoscesa dove nessuno riuscirà a raggiungerlo.
Dio: – Lo metterò qui in mezzo agli altri.
Dio: – Ooh. Sottile. Nascosto tra gli alberi normali. La sua esistenza sarà un mistero per tutti.
Dio: – …
Dio: – Gliel’hai già detto, vero?
Dio: – Fidati di me.

A questo punto Dio crea gli animali e lascia all’uomo il compito di dare un nome a tutti quanti. Qualcosa come un milione e mezzo di specie viventi. All’inizio sembra anche facile, sapete com’è, “cane”, “mucca”, “robo che striscia”, “due zampe”, “quattro zampe”, eccetera. Il problema è che ci sono settecentocinquantamila insetti diversi (e hanno tutti sei zampe).

A parte questo, tutto sommato dare un nome, che so, al varano di Komodo o al pangolino nano del Borneo può anche essere uno svago interessante; ma siccome in tutto sto macello l’uomo non trova un animale che sia davvero di suo gradimento, Dio lo opera in anestesia totale, gli estrae una costola e ci fa una donna. Bello, dice l’uomo, contento di avere la stimolante compagnia di una sua propaggine. I problemi, come in ogni coppia, inizieranno più tardi.

(continua)

Biblioteca – Ep.1

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Prendetevi un po’ di tempo e mettete la Bibbia nella vostra lista delle letture estive. Provate a leggerla dall’inizio alla fine. Non perché insegni la storia; vi abbiamo mostrato che non lo fa. Leggetela perché vedrete coi vostri occhi di cosa si tratta. Di certo non è alta letteratura. Se fosse pubblicata come opera di fantasia, nessun recensore gli darebbe la sufficienza. Ci sono alcune scene intense e alcune frasi pregnanti, ma non c’è una trama, non c’è una struttura, c’è un’enorme quantità di riempitivi, e i personaggi sono penosamente monodimensionali. In ogni caso, non leggete la Bibbia per ricavare un codice morale: propaganda il pregiudizio, la crudeltà, la superstizione e l’assassinio. Leggetela perché abbiamo bisogno di più atei, e niente vi guiderà fin lì più in fretta che leggere la maledetta Bibbia.
(Penn Jillette)

Secondo i dati del Vaticano, i cattolici in Italia (nel senso di battezzati non morti (nel senso di non ancora morti, non di zombi (“Zombi cattolici” è una sceneggiatura che si scrive da sola))) sono intorno al 90% della popolazione. Quelli che si considerano “cattolici praticanti” (nel senso che mettono in pratica attivamente, non che stanno svolgendo un praticantato (“Praticanti cattolici”, comedy-drama pro-life, cinque amici in seminario, single-camera, traccia risate registrate)) sono stati variamente quantificati intorno al 30-40%. Quelli che vanno a messa almeno ogni domenica, 30%. Quelli che in un anno leggono almeno un brano della Bibbia, a voler essere molto generosi, il 27%. Ma quelli che la conoscono?

C’è poco da rimproverare: leggere la Bibbia è faticoso per chiunque. Certo, la Genesi e l’Esodo sono divertenti e ci hanno fatto una caterva di film; ma poi vengono Levitico, Numeri e Deuteronomio, che sono appassionanti come il codice civile (e infatti il codice civile non lo conosce nessuno). Voi l’avete mai visto un film basato sul Deuteronomio (o sul codice civile)? Ecco.

(CSI: Jericho. Vedi te se nel 2014 devo essere io a proporre tutto ciò.)

Ma la soluzione c’è e ve la propone a gratis il sottoscritto: la Bibbia a puntate. Tutto quello che vale la pena sapere, la bluffer’s guide perfetta per fare bella figura in società risparmiando tempo e noia mortale. Quando inizia? Subito.

Genesi 1

Il primo capitolo del più famoso libro del mondo entra subito nel vivo e non va tanto per il sottile. Prima di tutto Dio crea il cielo e la terra. Subito dopo, esclama “Sia la luce!” – ma Aioros – dite voi con la vostra vocina da primi della classe – non era meglio accendere prima la luce e poi creare – ma cari ragazzi, le vostre interessanti opinioni razionali fatele al corso di illuminismo ché qui non abbiamo tempo da perdere. A questo punto, Dio chiama la luce “giorno” e le tenebre “notte”. Ma la cosa gli porta via più tempo del previsto, e fu sera e fu mattina: primo giorno, e già indietro col lavoro.

Il secondo giorno Dio parte più convinto. Si guarda intorno e dice: “Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Ha ancora le idee un po’ confuse, in effetti. Fa questo firmamento e separa le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento (Niente. Domande.). Comunque, sorvolando sulla questione delle acque, alla fine del secondo giorno è riuscito a chiamare il firmamento “cielo” (a sua parziale discolpa, anche a me capita di perdere una giornata per trovare un sinonimo).

Il terzo giorno, il creatore sta ancora pensando a quella storia delle acque. Le avrò separate bene? Basterà un solo firmamento, ce ne metto un altro? Alla fine decide di riunirle tutte insieme nel cosiddetto “mare”, come quando fate ordine nelle foto degli ultimi sei anni e finite per buttare tutto nella cartella Altro. Risolto finalmente l’annoso problema delle acque, Dio crea circa trecentocinquantamila specie vegetali in mezza giornata (perché quando non si perde nei dettagli è bravo).

Il quarto giorno Dio si alza di buon mattino e crea il sole e la luna, dopodiché dedica il resto della giornata a sincronizzarli esattamente con il giorno e la notte realizzati tre giorni prima (di solito gli ingegneri smettono di leggere qui).

Il quinto giorno si comincia a fare sul serio: vengono creati tutti i volatili e gli animali acquatici, compresi (testualmente) “i grandi mostri marini”. SPOILER ALERT: troppo interessanti, non li vedremo mai più. Il sesto giorno anche gli animali terrestri, e finalmente viene il turno dell’uomo e della donna. Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, lo mette a capo di tutti gli animali (l’ultimo figlio è sempre quello più viziato) e gli dice di andare e moltiplicarsi. L’uomo, in futuro, non se lo farà ripetere due volte.

(continua)

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Guida complicata al M5S per editorialisti

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Sono passati ormai anni dalla nascita del Movimento 5 Stelle, ed è impossibile contare le opinioni, gli articoli, i post, le interviste in cui si è cercato di capire o spiegare cos’è, come funziona e soprattutto quali grossi problemi ha.

Ora, è molto facile ridere e scherzare sull’approssimazione organizzativa, sull’improbabile impreparazione degli eletti, sull’inconcludenza della strategia, sul leninismo spinto dei vertici, sul surrealismo delle proposte nei forum dei meetup, sull’imbarazzo degli streaming e sulla totale follia del Semplice Portavoce: facile; lo può fare chiunque, anche un bambino (e forse perfino Matteo Renzi).

– Com’è che è, improbabile…?
– Impreparazione, Matte’.
– Improbabiremprerapazione.
– Vedi? Neanche sei ore che provi e ci sei quasi riuscito. Ancora, dai.
– Credo che farò il discorso abbraccio.
– Hai detto “a braccio” o “abbraccio”?
– L’asciami solo per favore.

Quando si tratta di comprendere, però, sembra che la capacità di analisi improvvisamente sparisca e lasci il posto a slogan tanto convinti quanto mutevoli (quasi si fosse davvero Matteo Renzi).

A: – Il M5S è un’armata Brancaleone.
B: – Bravo, esatto: questi progettano una dittatura!
A: – Infatti se ci fai caso Grillo vuole solo fare opposizione, non governare.
C: – Classico qualunquista.
A: – Sì, capito? Hanno un piano preciso per attentare alla costituzione.
B: – E vendere i suoi DVD.
C: – Prima la cosa della costituzione e poi i DVD.

Ora, c’è una classe di individui appositamente preparati e spersonalizzati per anni in enormi fabbriche senza contatti con il mondo civilizzato né con il sapone all’unico scopo di capire come funzionano i sistemi complessi: gli ingegneri. Quello che segue è un tentativo di approccio vagamente ingegneristico al sistema M5S.

Definizioni e contesto

Il sistema in esame è attualmente parte di una struttura più complessa e già ampiamente nota, la Repubblica Italiana (RI). RI può essere modellizzato come un sistema dinamico di persone controllato tramite democrazia rappresentativa (DR). DR è uno degli algoritmi di controllo più utilizzati nei sistemi di persone moderni: in sintesi, prevede che i singoli componenti scelgano periodicamente per votazione, da apposite liste, alcune centinaia di rappresentanti che vanno a comporre il Parlamento (P); P, a fronte di votazioni interne, ha – più o meno direttamente – i permessi di scrittura su quasi tutto il sistema RI.

Questo meccanismo porta naturalmente alla nascita di organizzazioni spontanee, comunemente dette partiti, che selezionano e promuovono candidati a P.

Proprio la dinamica dei partiti crea uno dei numerosi punti critici del sistema RI-DR: le organizzazioni più influenti sono in grado di portare in P un gran numero di replicanti (o gasparri), fornendo a poche persone un ampio potere di controllo del sistema.

M5S

Useremo per questa analisi il modello Tondelli (M5ST)[1][2], che descrive il sistema tramite l’interazione di tre componenti: Grillo, il MoVimento (gli attivisti) e i grillini.

Non in scala.
Non in scala.

Nella maggioranza dei casi, le analisi più comuni ignorano la dinamica interna di M5ST, giungendo a conclusioni contraddittorie.

– Ne consegue quindi necessariamente che Beppe Grillo pesa circa seicento milioni di chilogrammi.
– Una sineddoche?
– Il tuo ricorrere agli insulti dimostra che egli è anche il più pesante fascista della storia.
– No, intendevo la figura retorica, una parte per il tutto.
– Un movimento di obesi fascisti che hanno fatto il classico.

Per avere una visione realistica del sistema è invece necessario considerare separatamente le caratteristiche e gli obiettivi delle tre componenti e della risultante complessiva.

Grillo:

Caratteristiche: predicatore, leader carismatico categoria angry showman, socialmente di destra, economicamente confuso.
Obiettivi: usare il M5S per trasformare il sistema RI-DR in RI-DD (democrazia diretta), forse vendere i DVD.

Grillini:

Caratteristiche: giovane età, disprezzo per la classe politica e per la lettera C, custodi di verità nascoste dai poteri forti ma diffondibili su Facebook, mediamente di destra, “Eccellente utilizzo del Caps Lock” nel curriculum, scarse capacità di comporre un testo argomentativo.
Obiettivi: tutti a casa, dotare tutte le tastiere di almeno ventotto tasti punto esclamativo.

MoVimento:

Caratteristiche: attivismo, meetup, eccezionale coraggio nel votare cose serie su una piattaforma ridicola, mediamente più a sinistra delle altre componenti.
Obiettivi: troppo vari e su un campione troppo ristretto per dare una media significativa (cfr. Renzi).

Nel complesso, il sistema M5S si configura come un tentativo di hacking di RI-DR via plugin. L’idea del creatore è di inserire nel sistema rappresentativo un partito fittizio controllato per votazioni dirette e installare in P dei semplici ripetitori che implementino l’interfaccia Parlamentare in maniera trasparente a RI: in questo modo intende progressivamente svuotare DR e sostituirla con un DD artificiale.

Questo obiettivo è naturalmente condiviso solo in minima parte dagli attivisti, e quasi del tutto incomprensibile per il grillino medio.

– Ho letto che Casaleggio vuole implementare DD con un layer trasparente sullo stack RI-DR.
– Lo sai che non capisco i !uoi termini da pseudo-ingegnere! spiegati meg!io!
– Casaleggio vuole usare M5S come cavallo di troia per passare dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta.
– Ho capito so!o una parola! par!a come mangi!
– Casaleggio dice noi non votare politici che fare leggi ma votare direttamente leggi su beppegrillo.it.
– Kos!è ke mangi esa!!amente!

Le espulsioni periodiche dei parlamentari dissidenti appaiono quindi come naturali correzioni dell’algoritmo volte a eliminare a valle gli elementi di P opachi che ostacolano il plugin. I ripetitori M5S in P non collaborano con i colleghi perché funzionalmente incompatibili.

Conclusioni:

Grillo, il MoVimento e i grillini sono tre entità distinte. Le espulsioni non termineranno, in quanto generate di necessità dal sistema. Se discutete con un grillino medio, buttatela sui sistemi dinamici finché uno dei due non sviene. Se siete editorialisti famosi, scrivete dei giovani d’oggi col cellulare a tavola che tu ci dici “oh ma bè?” e quelli ancora tic tic tic. Di seguito un’analoga analisi del sistema Matteo Renzi (MR):

Ottimo per gli svenimenti.
Ottimo per gli svenimenti.

 

“Ripetetele ai vostri figli”

in storia by

Settanta anni fa gli uomini di Kappler rastrellarono 1259 persone nel ghetto di Roma, 1023 delle quali vennero spedite ad Auschwitz. L’anniversario, quest’anno, è passato in secondo piano, oscurato in parte dalla morte di Erich Priebke e in parte dal fatto inconfutabile che della cosa frega poco a pochi.

Per quello che vale, questo vuole essere un piccolo aiuto alla memoria collettiva. Dato che della vicenda e dei criminali che ne furono protagonisti si ricordano bene i dettagli, si è preferito concentrarsi su un aspetto un po’ meno pubblicizzato: lo scarso aiuto ricevuto da chi poteva darlo.

Capitolo 1

Il 26 settembre del 1943 Ugo Foà, presidente della Comunità Israelitica di Roma, e Dante Almansi, presidente delle Comunità Israelitiche Italiane, vengono convocati nell’ufficio di Herbert Kappler, comandante della Gestapo a Roma. Dopo una cortese conversazione di carattere generale, Kappler viene al dunque con un discorso di questo tipo: “Noi tedeschi consideriamo voi ebrei come nemici e come tali vi trattiamo. Non abbiamo bisogno delle vostre vite né di quelle dei vostri figli, abbiamo bisogno invece del vostro oro. Entro trentasei ore voi dovete versare cinquanta chilogrammi di oro, altrimenti duecento ebrei saranno presi e deportati in Germania”.

I due presidenti, dopo aver cercato invano di ridurre la richiesta di oro, si congedano, e convocano gli esponenti principali della Comunità per prendere una decisione. Scartano ben presto l’idea di rivolgersi alla polizia italiana: sanno già che non potrebbe influenzare la decisione tedesca. Non rimane che raccogliere l’oro e cedere al ricatto per evitare mali peggiori.

La popolazione ebrea di Roma viene messa a conoscenza della richiesta, e in breve tempo arrivano le offerte di oro; i meno abbienti portano cari ricordi di famiglia; chi non ha oro contribuisce con denaro. Con grande slancio di solidarietà, anche molti cattolici fanno la loro parte. Del fatto viene a conoscenza anche la Santa Sede.

E fa sapere spontaneamente in via ufficiosa che, nel caso non fosse stato possibile raccogliere l’oro richiesto entro il termine stabilito, avrebbe messo a disposizione la differenza. Da restituire con calma quando possibile.

Poco prima della scadenza delle trentasei ore vengono raccolti cinquanta chilogrammi di oro e poco più di due milioni di lire. Appena tre settimane dopo, ovviamente, aver ceduto al ricatto si rivela del tutto inutile.

Capitolo 2

La mattina del 16 ottobre 1943 la principessa Enza Pignatelli, ex-allieva di Pio XII, chiede udienza in Vaticano. Ha assistito alle operazioni di rastrellamento iniziate all’alba, e ne informa il Papa. Della faccenda viene incaricato il Segretario di Stato, il cardinale Luigi Maglione, che incontra l’ambasciatore tedesco in Vaticano, Ernst von Weizsäcker.

Gli ho chiesto di voler intervenire a favore di quei poveretti. Gli ho parlato come meglio ho potuto in nome dell’umanità, della carità cristiana.
L’Ambasciatore, che già sapeva degli arresti […] mi ha detto con sincero e commosso accento: «Io mi attendo sempre che mi si domandi: Perché mai Voi rimanete in codesto ufficio?».
Ho esclamato: «No, signor Ambasciatore, io non Le rivolgo e non Le rivolgerò simile domanda. Le dico semplicemente: Eccellenza, che ha un cuore tenero e buono, veda di salvare tanti innocenti. È doloroso per il Santo Padre, doloroso oltre ogni dire che proprio a Roma, sotto gli occhi del Padre Comune, siano fatte soffrire tante persone unicamente perché appartengono a una stirpe determinata». L’Ambasciatore, dopo alcuni istanti di riflessione, mi ha domandato: «Che farebbe la Santa Sede se le cose avessero a continuare?».
Ho risposto: «La Santa Sede non vorrebbe essere messa nella necessità di dire la sua parola di disapprovazione».

Maglione, nell’occasione, ricorda anche a Weizsäcker che “la Santa Sede [era] stata, come egli stesso [aveva] rilevato, tanto prudente per non dare al popolo germanico l’impressione di aver fatto o voler fare contro la Germania la minima cosa durante una guerra terribile”.

Il piano di Weizsäcker, a questo punto, è quello di far scrivere una lettera al vescovo Alois Hudal, rettore della Chiesa Cattolica tedesca a Roma e noto simpatizzante nazista, indirizzata al generale comandante militare di Roma Reiner Stahel, in cui il prelato chiede la “non reiterazione degli arresti, per evitare un intervento pubblico del Papa contro di questi”. In ogni caso alle 14, tre ore prima che la lettera sia consegnata, il rastrellamento è già terminato.

Il 28 ottobre, Weizsäcker scrive al Ministro degli esteri tedesco:

“Il Papa, benché sollecitato da diverse parti, non ha preso alcuna posizione contro la deportazione degli ebrei da Roma […]. Egli ha fatto di tutto anche in questa situazione delicata per non compromettere il rapporto con il governo tedesco e con le autorità tedesche a Roma. Dato che qui a Roma indubbiamente non saranno più effettuate azioni contro gli ebrei, si può ritenere che la spiacevole questione per il buon accordo tedesco-vaticano sia liquidata”.

Capitolo 3

“L’odierna commemorazione potrebbe essere definita come una memoria futura. Un appello alle nuove generazioni a non appiattire la propria esistenza, a non lasciarsi trascinare da ideologie, a non giustificare mai il male che incontriamo, a non abbassare la guardia contro l’antisemitismo e contro il razzismo qualunque sia la loro provenienza” (Jorge Mario Bergoglio, 16/10/2013).

Fonti:
Sentenza n. 631, del Tribunale Militare Territoriale di Roma, in data 20.07.1948
Robert Katz, “Roma città aperta. Settembre 1943-giugno 1944” (il Saggiatore, Milano 2003)
Rastrellamento del ghetto di Roma, it.wikipedia
Roma, Napolitano in Sinagoga – “Oggi giornata di grande coesione”, Repubblica.it

Lui non l’avrebbe mai fatto

in religione by

Io non ho particolari problemi con la figura del Papa. Per quanto ho potuto constatare, si tratta di un ruolo importante nel già ricco panorama italiano. Il Papa, personaggio tradizionale tra i più antichi, è un anziano chierico, capo della Chiesa. Indossa una caratteristica vestaglia bianca, di solito abbinata a un buffo copricapo. Originariamente saccente e irascibile, si è via via trasformato in un caro nonno sempre pronto a dare consigli non richiesti creando scompiglio, malintesi e ilarità.

Il personaggio, di suo, è oggigiorno innocuo, e – come il più noto Arlecchino – è ormai lontanissimo dalle sue origini soprannaturali o demoniache. Il problema non è lui, il problema sono quelli che lo tengono in seria considerazione come guida spirituale*. In questo affollato gruppo di disagiati si trovano non soltanto persone scarsamente scolarizzate e leader politici, ma anche intellettuali italiani atei di sinistra, nonché un discreto numero di persone intelligenti.

Aggiungete che l’attuale interprete del Papa, Jorge Mario Bergoglio, ha virato decisamente il personaggio verso l’interazione diretta con soggetti sfortunati e casi umani, e capirete anche voi cosa c’è che non va. Il Papa di Bergoglio è un Papa buono sovraesposto, che approfitta delle condizioni mentali dei suoi seguaci, è dappertutto e se la cava qualunque cosa dica.

L’ultimo episodio di questa serie vede protagonista Eugenio Scalfari, che pur essendo ateo, come si premura ogni volta di ricordarci, ha deciso di scrivere due lunghissimi articoli in cui pone al Papa dettagliate domande sulla sua enciclica e sui fondamenti della religione cattolica. Dato che non ci crede (ma “è da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth, figlio di Maria e di Giuseppe, ebreo della stirpe di David”, come previsto dall’articolo 1 del regolamento del Club degli Atei buoni), il livello della discussione è impostato fin dall’inizio su “fan di Star Wars scrive una lettera a George Lucas chiedendogli chiarimenti sui midi-chlorian e quello gli risponde”. Le pretese sono molto alte, ma per chiarirci sarà sufficiente questo breve estratto:

“penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo”.**

Probabilmente affascinato da tanto raffinato filosofeggiare, il Papa risponde. Ma è il Papa, può dire qualunque cosa e andrà sempre bene: basta tenersi sul vago***. Esempio. Scalfari scrive:

“Infine una parola che riguarda gli ebrei e il loro Dio che è anche il Dio cristiano sotto altre spoglie: quel Dio non aveva promesso ad Abramo prosperità e felicità per il suo popolo? Ma durò assai poco quella prosperità. Furono schiavizzati dagli egiziani, poi dagli assiri e dai babilonesi, poi senza quasi intervallo, dai romani, poi la diaspora, poi le persecuzioni, infine la Shoah. Il Dio di Abramo la sua parola non l’ha dunque mantenuta. Qual è la risposta, reverendissimo papa Francesco?”

No, non credo che “reverendissimo” sia una presa per il culo. Ad ogni modo, il Papa risponde così:

“È questo – mi creda – un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l’aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora, per noi, la radice santa da cui è germinato Gesù”.

Tecnica base dello studente sotto interrogazione: ripetere la domanda e commentarla.

“Anch’io, nell’amicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah”.

Sì, va bene, Bergoglio, vuoi rispondere o ti metto un impreparato?

“Quel che Le posso dire, con l’apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanità. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dell’alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto”.

Mh. Sei meno meno per l’esposizione. Oppure:

“se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?”

Rispondo io: no. Sei perdonato se ti confessi, o se almeno in punto di morte ti penti sinceramente e perfettamente in Dio dei tuoi peccati. Sennò sono cazzi. Giusto? Giusto. Ma non è in linea col nuovo personaggio Papa.

“Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

Caro Papa. Punto primo, non hai risposto. Punto secondo: se la cosa fondamentale è “rivolgersi a lui con cuore sincero e contrito”, mi pare chiaro che chi non ha fede né la cerca è tagliato fuori in partenza, quindi la risposta è no. Punto terzo: “il peccato c’è quando si va contro la coscienza” è eresia. Non che io abbia nulla contro l’eresia, anzi in generale la apprezzo molto e sono il primo a proporla anche quando esco la sera con gli amici, ma tu sei il Papa. Io al tuo personaggio, nonostante tutto, sono affezionato, e lo stai sputtanando. Ratzinger questo non me l’avrebbe mai fatto.

——–

* A quel punto, meglio Arlecchino.
** Più o meno come il mondo smette di esistere quando chiudi gli occhi.
*** – Signor Papa, i bambini morti senza battesimo vanno all’inferno? – La Chiesa prega per loro. – Ma vanno all’inferno? – Vengono affidati alla misericordia del Signore. – Che li mette all’inferno? – Chi sono io per giudicare? – Il Papa. – Secondo me non ci dovrebbero andare. – Ma ci vanno? – Me lo dica lei. – Sì o no? – Sì o no cosa? – Bambini morti all’inferno. – La Chiesa prega per loro.

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