Austero a chi? Piccola guida per liceali in piazza

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Manifestazioni, violenza, discussioni sulla violenza. Ma per cosa erano in piazza? Visto che a protestare c”era oggi tutta l”Europa in difficolta” (la totalita” dei PIIGS, con la divertente eccezione dell”Irlanda), due cose vorrei dirle, almeno agli italiani.

Voi protestate contro l”austerita”. Surprise surprise, non avete torto: l”austerita” fa male e forse non aiuta a risolvere i problemi. Pero” forse e” il caso di testare le cure che proponete di fronte a qualche fatto elementare.

Dunque: l”austerita” e”, in termini brutali, una serie di politiche che mirano a stabilizzare il percorso del debito pubblico attraverso manovre di politica fiscale,ossia con una combinazione di meno spesa pubblica e maggiori tasse.

Scomponiamo la definizione in fatti elementari. Poiche” nessuno Stato e” in grado di stampare moneta a piacimento (vedi qui), quando spende piu” di quanto incassa deve indebitarsi. Il debito e” quindi la somma di tutti questi prestiti, ed e” emesso a scadenze trimestrali, triennali, decennali, etc.
Ogni titolo e” composto da un capitale, da rimborsare a scadenza, e paga periodicamente degli interessi.

Questo significa che, in ogni periodo, il debito e” uguale al debito pre-esistente, meno il debito scaduto, piu” eventuali altri disavanzi dello Stato (differenza tra spesa, piu” interessi su debito, e tasse).
Tuttavia, non sempre la scadenza di un prestito determina una riduzione dell”insieme del debito. Questo perche”, nel periodo in cui un prestito scade, lo Stato sottrae risorse dal suo bilancio per pagare il capitale: quindi, o realizza un avanzo, oppure e” costretto a tornare sul mercato per piazzare nuovi titoli di debito e ottenere altra liquidita”.

La conseguenza del processo sopra descritto e” chiara: la quantita” nominale di debito si riduce raramente, perche” per farlo si dovrebbe tassare molto piu” di quanto si spende. Si veda ad esempio la storia dei deficit e dei surplus fiscali degli Stati Uniti negli ultimi decenni. In 72 anni gli anni in surplus sono stati poco piu” di una decina:

Allora ogni Stato e” destinato a morire di debiti? Non proprio. Innanzitutto, quello che conta per lo Stato non e” l”ammontare del debito in se”, ma la capacita” di pagarlo. E la capacita” di pagare dipende dal rapporto tra il debito e le risorse disponibili. Per questo la grandezza piu” interessante da osservare e” il rapporto tra il debito e il PIL. E c”e” un”altra cosa: il debito e” emesso in termini nominali, ossia viene ripagato esattamente sulla base di quanto determinato al momento in cui e” contratto. Questo significa che se il livello dei prezzi sale, il valore reale del debito scende. Mettendo giu” questi concetti abbiamo che:

Ossia: il rapporto tra il debito pubblico e il PIL puo” scendere anche quando le entrate fiscali non superano le uscite. Basta che la somma della crescita reale e  dell”inflazione superino le spese per interessi sul debito esistente ed eventuali deficit di bilancio.

Allora hanno ragione i cantori dell”inflazione, quelli che dicono che basta stampare moneta e tutto si risolve? Sfortunatamente no. Mettetevi nei panni di qualcuno che ha prestato i soldi allo Stato. L”inflazione vi rende piu” poveri, perche” i titoli che detenete pagano solo il valore nominale, e se i prezzi salissero del 10% vi trovereste di botto ad essere un 9% piu” poveri.

La conseguenza di questo fatto e” che il rendimento dei titoli emessi dallo Stato – ossia, il tasso d”interesse pagato sul debito – riflette due cose:

1. La probabilita” che il titolo venga ripagato a scadenza, cioe” che lo Stato non dichiari fallimento.

2. L”aspettativa sul valore reale di quel titolo.

Per riassumere: se le aspettative di inflazione vanno verso l”alto, schizzano verso l”alto anche gli interessi, e dal punto di vista del debito le cose potrebbero peggiorare. In tempi normali, infatti, l”unico modo per ridurre il rapporto tra debito e PIL e” avere una politica fiscale ragionevole (deficit non eccessivi, possibilmente pareggio di bilancio), in un contesto di aspettative di inflazione stabili e crescita sostenuta.

L”Europa di oggi non e” in condizioni normali. Dopo la crisi finanziaria, per ragioni che non vale la pena di esplorare, in molti paesi il debito e” schizzato verso l”alto e allo stesso tempo la crescita economica si e” arrestata. Il debito e” quindi entrato in un percorso di cosiddetta “non sostenibilita””, ovvero in un contesto in cui, anche in assenza di nuove decisioni di spesa, la crescita del livello dei prezzi e quella dell”economia non sono sufficienti a compensare gli interessi da pagare e il disavanzo fiscale. Poiche” l”inflazione non e” una soluzione a portata di mano, e la crescita economica non si stabilisce per decreto, a molti governi e” sembrato il caso di “dare un segnale” ai loro creditori intervenendo sull”unica variabile a http://www.phpaide.com/demos/ContactForm/ loro disposizione, cioe” quella del disavanzo fiscale.
Questo nella speranza che, impegnandosi a ridurre al minimo le possibilita” di fallire, i tassi di interesse non schizzassero verso l”alto, riflettendo la paura dei creditori di non vedere piu” indietro il loro capitale: una paura giustificata, visto che gia” la Grecia, di recente, ha imposto una riduzione del capitale ai creditori che ha colpito anche i piccoli risparmiatori, e l”Islanda ha fatto lo stesso ripudiando tutto il debito pubblico contratto prima del 2010.

Questa strategia ha convinto chi doveva convincere? Ossia, c”e” piu” gente disposta a prestare soldi agli Stati in difficolta” ? Apparentemente, no:

In compenso, aumentare le tasse e ridurre le spese, sopratutto visto che la prima cosa e” stata fatta piu” spesso e con maggiore intensita” della seconda, hanno avuto un qualche effetto sulla crescita dei paesi coinvolti: ad esempio, Italia e Spagna sono tornate in recessione.

Brutta cosa, la recessione, anche perche” se la crescita e” negativa le condizioni dell”equazione vista all”inizio peggiorano, anche se si sono aumentate le tasse proprio sperando di ottenere l”effetto opposto. Ed e” anche per questo che le paure di non essere ripagati, da parte dei creditori, sono rimaste in piedi, e con loro gli alti tassi d”interesse.

Sull”austerita” cosi” fatta, quindi, pare abbiate ragione. Ma il problema, vi sarete accorti, rimane li”. Uno puo” mettere tutti gli striscioni che vuole “contro la crisi” sulla Torre di Pisa, ma forse questo non bastera” a spaventarla. Servono scelte concrete, e nessuna, a quanto pare, e” indolore.

Le alternative sul campo sono:

1. Ripudiare il debito;

2. Cambiare la ricetta dell”austerita” (piu” tagli di spesa, meno aumenti di tasse);

3. Confiscare le proprieta” dei ricchi per pagare parte del debito;

4. Dismettere pezzi del patrimonio dello Stato per pagare parte del debito;

La 1. e” una scelta catastrofica, che non e” neanche il caso di commentare. La 3. e” molto popolare, pur essendo l”Italia ormai un paese ai primi posti al mondo per pressione fiscale. Sostanzialmente, l”idea e” che la patrimoniale vada bene perche” tanto “la paga qualcun altro”. Potrebbe essere cosi”, assumendo che sia giusto accanirsi coi super-ricchi come se avessero colpe da espiare in quanto tali, ma in quel caso il gettito sarebbe modesto: anche chi non e” un avversario della misura stima che possa produrre un gettito trasscurabile(meno di un 1% di PIL a fronte di un debito al 120%).
Rimane la 2, che e” politicamente complicata: si possono tagliare gli sprechi e si puo” risparmiare su spese sacrificabili, ma si e” visto come sia politicamente difficile.
E c”e” infine la 4., che pero” forse non basta, anche perche” di questi tempi le privatizzazioni non sono popolarissime, i valori di mercato delle cose da vendere non sono alle stelle, e comunque organizzare dismissioni richiede tempo.

Quindi, cari manifestanti, mettetevi nei panni del Governo che contestate, per un attimo: voi, al loro posto, cosa fareste?

Fatemi sapere.

P.s. amico contestatore: se fossi scoraggiato, tirati su. Non sei l”unico a non sapere come uscire da questa situazione. Questo e” il secondo, terzo e quarto risultato che si ottiene su google images se si digita “out of bullets” e l”uomo, essendo a capo della piu” importante banca centrale del mondo, ha ottime ragioni per crucciarsi.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

31 Comments

  1. Purtroppo non sono in grado di contestare i tuoi concetti e le tue formule bocconiame. Ricordati solo una cosa, la scienza è “neutra”, è poi l’essere umano che la usa in un modo o in un altro. Con la scienza si sono costruite le bombe atomiche, ma è stata la politica a sganciarle su Hiroshima e Nagasachi.
    Con le leggi della tua “santa” economia Muhammad Yunus ha inventato il microcredito.

    • Carissima Leonilde,
      credo che il tuo sia uno dei commenti meno intelligenti della storia di questo blog.
      Ti dò un consiglio: vai a lavorare per Grameen. Cercano sempre gente che sappia leggere e scrivere, e abbia lo stomaco di osservare ai metodi di riscossione del credito che usano senza farsi troppi problemi. Buona fortuna.

      • se non ricordo male Grameen raggruppa i contadini in gruppi e se uno del gruppo non ripaga il credito viene revocato a tutti. Pare che le insolvenze cosi’ siano molte poche 🙂

  2. Vedere “bocconiano” usato come termine spregiativo, vedere che qualcuno che inizia dicendo che non può contestare i dati e le informazioni e poi procede a contestarle: ecco, questo è precisamente il motivo per cui siamo tutti allegramente fottuti.

    • Il post è molto chiaro e calzante in ogni punto. Premesso che amo distinguere caso per caso, e che “frequento” questo blog perchè ogni tanto ci trovo delle idee che non sembrano provenire da boli semidigeriti di altre idee lette qui e lì, non condivido affatto l’essere contro il luogo comune per partito preso, perchè tale comportamento è esso stesso un luogo comune (cfr. fenomeno Indy). Al contrario, io mi assumo la responsabilità di dire che, si, bocconiano, nel mio pensiero, è spregiativo. Ciò non esclude che ci siano bocconiani molto migliori di me, ma ben descrive la storia dei miei rapporti lavorativo-sociali con bocconiani, luissini, ecc. Sono università di serie B, legate a una realtà di interessi economici che non dovrebbe avere spazio nell’ambito dell’istruzione e creano una classe dirigente molto “compliant” alle logiche del mondo e del mercato per quello che sono, riducendo all’osso la critica e la contestazione dello status quo, in favore di un adeguamento utilitaristico allo stesso.

      Saluti

      • Scusa, rispetto al tuo voler avere un pregiudizio verso qualcuno solo sulla base del fatto che ha studiato in una buona università sai che ho da dire? Che dei depensanti mi importa poco. Però sei libero di commentare, ci mancherebbe.

        • Io non mi sentirei di definire “buone università”, posti dove il rapporto promossi/bocciati è così più alto delle consorelle pubbliche e in cui (esperienza personale) gli stessi professori con cattedre in ateneo sia pubblico che privato adottano, per il secondo, programmi semplificati e propongono esami che definire più semplici è un eufemismo. Se poi vogliamo convincerci che il maggior numero di promossi e il posizionamento post laurea siano migliori lì a motivo del livello superiore degli studenti, facciamolo pure, ma mi sembra una teoria un pò zoppa.

          • Ti invito a farmi un solo esempio di materia che, a parità di crediti, viene svolta con un programma ridotto. Sull’alto numero di promossi sono curioso di vedere dove hai preso i dati. Perché sono verosimili, solo che non conosci le cause: in Bocconi non si può rifiutare il voto e ci sono pochissimi appelli all’anno. Per questo motivo non c’è quasi nessuno che va agli esami a “provarli”, come fanno in tanti, altrove, che a fronte di un voto più basso delle aspettative semplicemente rifiutano di registrarlo.

          • Se ti leggi il mio primo commento, riguardava le private in genere. Per la Bocconi non ho esperienze dirette da poter testimoniare di diversità di atteggiamento dei professori, ma “solo” la disarmante evidenza della pochezza intellettuale di coloro con i quali (tanti) ho avuto il dispiacere di trovarmi a lavorare. Ai limit del ridicolo, poi, il livello di supponenza degli stessi, soprattutto se confrontato con il reale livello di preparazione e di approfondimento. P.S.: si dice “alla” Bocconi, non “in” Bocconi…e sapessi quanto solo questo piccolo particolare mi dice. Ma io vorrei invitare te a non chiosare con un no comment e a cercare di spiegarmi perchpè ritieni la Bocconi una buona università, perchè io questo ancora non l’ho capito.

        • Due materie su tutte, tra Sapienza e LUISS, alla facoltà di economia: Politica Economica e Statistica. E basta con questa storia che lì ci si va preparati: solo in quei contesti ho visto fare domande a piacere, mettere 30 senza aver fatto nulla più che un rapido excursus mnemonico di quattro concetti appiccicati lì e altre nefandezze che nemmeno al liceo (privato). Non siamo anglosassoni: da noi se paghi la retta passi gli esami: il famoso 18 politico tanto predicato nel ’68 esiste solo lì.

  3. Complimenti per la chiarezza dell’articolo: difficilmente si trovano persone in grado di spiegare temi così complicati con semplicità elementare.
    Detto questo però, mi preme dire un’altra cosa: il compito del manifestante non è quello di proporre una soluzione, bensì quello di palesare un disagio o un’ingiustizia

    • A un certo punto deve arrivare il momento della maturità., però, altrimenti ci si affida a maghi, stregoni e venditori di pozioni magiche
      E che c’è di male a sollecitare?

    • il ‘momento della maturità’? Perchè, secondo te, liceali a parte, Gino l’imbianchino, Pina la segretaria e Giovanni l’elettrauto riuscirebbero a capirci qualcosa di macroeconomia?

      compito dei politici (a meno che non passi il messaggio di Grillo per cui condizione necessaria e sufficiente è l’onestà) è essere l’elite e guidare i cittadini.

      e la maggior parte dei cittadini guarda gli effetti, non avendo il cervello e/o l’istruzione per andare a capirne le cause.

      per cui, se tassi i ceti medio/bassi, regalando soldi al vaticano, spendendo soldi per il ponte sullo stretto o per dei caccia militari, è naturale che la gente si incazzi.

      l’attuale governo, a livello economico, sta combinando un sacco di fesserie. D’accordo che prima era peggio, d’accordo che in realtà in parlamento è votato esattamente da quelli che stavano prima, d’accordo che quello che propongono ingenuamente questi ‘manifestanti’ sia il passo che ci manca prima del baratro, ma onestamente io da un sacco di professoroni mi aspettavo qualcosa di meglio di un po’ di ricette buone per tirare a campare prima delle prossime elezioni.

      se sono incazzato io che non credo alle favole, figurati quelli che non tirano a fine mese o ai topi di Hamelin che seguono il barbuto comico che promette prosperità o benessere appena usciti dall’Euro…

      • Bello, questo ritratto dello status di sudditi: non dico che bisogna essere tutti bocconiani (e io non sono neanche laureato, ma continuo a studiare da autodidatta) ma che a forza di debiti si finisce in mano agli strozzini lo sapeva perfino mia nonna che era analfabeta ma non suddita. E se non si capisce niente di economia figuriamoci poi come si vota: lo si vede fin dagli anni ’50.

  4. In altri tempi si diceva: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori…
    il giubileo era proprio questo; quando i debiti erano insostenibili si dava un colpo di spugna e si ripartiva

    • Infatti quella preghiera trovò applicazione nei giubilei cristiani solo finché concedere crediti fu considerato un peccato da dare in monopolio agli ebrei!! Molto evangelico.

  5. Molto chiaro e molto giusto – nel senso che è molto pratico e può essere contestato, nella sostanza, solo da chi sogna un mondo diverso alla radice (vedi post precedente che cita il Vangelo) – ma ho un dubbio. Da quel che mi risulta l’Islanda, nel 2010, non ha ripudiato il suo debito pubblico ma si è semplicemente rifiutata di garantire con soldi pubblici i debiti contratti da tre banche private islandesi verso l’estero. Non è propriamente la stessa cosa.

    • Infatti no. Ma un sacco di cose in questo articolo non sono “propriamente” così. Essendo diretto a un liceale che manifesta, ho cercato di semplificare all’osso. A volte si corre il rischio di dirla fin troppo semplice.

  6. L’articolo è molto chiaro: complimenti.
    La conclusione non è invece utile né, in quei termini, necessaria.
    Il ruolo della politica non è quello di adeguarsi alle regole di mercato ma quello di ricercare soluzioni eque per tutti i cittadini nel rispetto della Costituzione.
    Se gli interventi del Governo finiscono per limitare il diritto al lavoro gettando la maggioranza dei cittadini in uno stato di insicurezza … questa non è una soluzione.
    Se il livello di tassazione dei ceti deboli impedisce ad una fascia consistente di cittadini di soddisfare i bisogni primari … questa non è una soluzione.
    Se i tagli alle spese statali finiranno per impedire a molti giovani di sviluppare adeguatamente le loro potenzialità … questa non è una soluzione.
    … e si potrebbe continuare su questo tono concludendo che il primo obbligo di chi fa politica dovrebbe essere quello di individuare soluzioni atte a garantire almeno i livelli di sopravvivenza per tutti i cittadini.

    Non rispettare gli impegni presi verso la finanza internazionale (punto 1) è una terribile soluzione già adottata da altre nazioni (più piccole della nostra) con risultati assolutamente positivi per la comunità dei cittadini ed assorbiti nel tempo dalla comunità internazionale.
    Ma si possono trovare anche soluzioni alternative:
    … senza uscire dall’euro emettendo obbligazioni a tasso zero a libera circolazione sul territorio nazionale. La proposta è stata avanzata da una ricercatrice (http://forum.albasoggettopoliticonuovo.it/viewtopic.php?f=47&t=843) e per ora nessuno la ha presa in considerazione. In pratica sarebbe una soluzione per battere moneta a circolazione nazionale senza rompere i patti che ci legano all’Europa.

    … oppure si potrebbero tagliare le spese in armamenti … prima che toccare scuola e sanità ….

    Insomma ci vorrebbe più sensibilità “Politica” … ma con la P maiuscola considerando prioritariamente i diritti di tutti ad una vita dignitosa ed in second’ordine i diritti di pochi a molti privilegi.

  7. Io credo che quella gente che protesta -gente che sono poi anch’io- lo fa non solo per reclamare delle soluzioni pratiche che come tu hai ben spiegato sono tecnicamente e politicamente difficili da realizzare, quanto perchè alla mancanza delle suddette soluzioni si aggiunge la mancanza di tanti segnali, sotto forma di decisioni che dal punto di vista della loro incisività effettiva sul quadro economico generale possono magari essere marginali, ma che magari facciano capire al popolo sovrano che il sangue lo si viene a chiedere all’operaio o all’impiegato solo dopo che sia stato levato tutto il grasso di dosso dove ce n’è tutt’ora. I dossier sono noti: dimezzamento del numero dei deputati/senatori e relative prebende previdenziali, abolizione *totale* delle provincie, abolizione delle regioni a statuto speciale (oppure dichiarare *tutte* le regioni a statuto speciale), IMU alla chiesa per enti commerciali, acquisto caccia F35 e spese militari in generale, cancellazione dei contributi alle scuole private, etc. etc. etc.
    Il professor Mario Monti presenti tutte queste misure, e forse tutta quella stessa gente saprà che i sacrifici si stanno provando a fare ad ogni livello.
    I partiti non vogliono queste misure? Bene. Tutti a casa e fuori dall’Europa.

    • @ Dario. Io sono d’accordo su quasi tutte le sue proposte ma sul Parlamento il Governo non ha potere, per le province e le regioni ci vorrebbe una revisione costituzionale (cioè anni), sul resto ci sono i veti incrociati dei partiti.
      Li mandiamo tutti a casa? Ci sto. E fuori dall’Europa (e dalla Nato)? Non ci sto; faremmo come quel tale che si evirò per far dispetto alla moglie. Ci ritroveremmo come nel 1945 (Argentina insegna: azzeramento del debito, ripresa con salari da terzo mondo e dopo dieci anni sta di nuovo per fallire). Allora è meglio dimezzarci tutti lo stipendio e la pensione e tenerci l’euro.

    • Metà delle cose che proponi non hanno senso, neanche come segnale. Le spese militari sono già ai minimi storici, e non è possibile restare nella NATO senza un’aviazione (non dico decente, dico “che esista”); dimezzare i parlamentari è una scelta discutibile, meno sono e meno è democratico il sistema; abolire del tutto le province, detto così, è una follia: i rapporti tra la regione Veneto e il comune di Mare di Cadore poi chi li gestirebbe?.

  8. Occorre riappropriarsi del proprio destino ovvero = SOVRANITA’ MONETARIA…Fintanto che lo Stato ovvero la politica non è in grado di governare l’economia attraverso la propria capacità di spesa e quella impositiva, metodi per creare la ricchezza reale dei cittadini, non n e usciremo. Le politiche si spesa sociali, la gestione dello Stato etc…..non possono essere lasciate nelle mani dei privati banchieri e di una finanza fuori controllo il cui unico scopo sono le scommesse per poter vincere sempre di più.

  9. Ragazzi,

    1. Le spese militari sono ormai lo 0.8% del PIL. Anche se le riducessimo a zero (e vi assicuro che ragioni di intelligenza e opportunita’ vorrebbero invece che le portassimo all’1.5%) non avremmo risolto nulla. Qui c’e’ da tagliare almeno un 5-10% di spesa pubblica per mettere i conti a posto e iniziare ad alleggerire la pressione fiscale su famiglie e imprese, ma non si vede all’orizzonte un governo con la capacita’ politica di farlo, come invece c’e’ in Irlanda.
    Gli altri interventi suggeriti (semplificazione dei livelli amministrativi, riduzione numero parlamentari, etc.) sono simbolicamente importanti ma nient’affatto risolutivi dal punto di vista dei conti pubblici.

    2. Non perdero’ un attimo, qui, a commentare le ipotesi di chi pensa che dichiarare default e perdere per decenni l’accesso ai mercati internazionali, condannandoci nella migliore delle ipotesi ad un commissariamento dell’IMF, sia una soluzione. Per non parlare delle follie monetarie degli apprendisti stregoni. Per quelle robe andate sul blog di Beppe Grillo, io non ho neanche la forza di starvi dietro. Ah, se proprio le volete vedere attuate, fate come dice “rottamatoio”: un bel viaggio in Argentina.

  10. Ciao, siccome qui siete tutti più o meno bocconiani, se permetti la parte dell’ignorante la faccio io.
    Partendo dal presupposto che dovrei studiare ancora un bel pò per capire in pieno quello che spieghi nell’articolo, vorrei farti alcune osservazioni.
    Quelli che la pensano come te, parlano dell’economia e delle leggi di mercato come se fossero leggi della natura come la gravità. Pensi davvero che esse siano eterne ed immutabili?
    L’uomo si è organizzato sino ad arrivare alle nostre democrazie liberali solo per vivere in una società in cui il debole soccombe al più forte (economicamente)?
    No, perchè a saperlo prima facevo il camorrista.
    Nn credo che chi protesti nelle piazze se la stia prendendo con le tue formule, ma con il sistema che le tue formule spiegano.
    Io nn saprei proporre un sistema alternativo, ma tu che sei preparato non hai qualche idea anzichè piegarti a dei dogmi di fede di questa rekigione pagana che chiami mercato?

  11. Giuseppe, quello che ho scritto non ha niente a Che fare con l’adesione a principi astratti particolari: e’ una serie di conti Della serva validi sia in un sistema socialista sia in un sistema di economia non pianificata. Per cui Si, contestare queste cose e’ come lanciare un mazzo di chiAvi dalla finestra e pretendere di poterle recuperare sul tetto.

  12. Mi sbaglierò, ma ho l’impressione, dai commenti che si legge su questo blog, che esso sia sprecato per molti suoi lettori. Ed è un vero peccato.

  13. @ luca mazzone
    Scusa ma a me sembra che la fai troppo lunga solo per dei conti della serva…

    @ninomastro
    Hai ragione, il narcisismo e l’autocelebrazione che trasudano dai post di alcuni autori in particolare si potrebbe tagliare col coltello, e mi ricollego ai conti della serva di cui sopra!

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