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Asimov non conosceva Italo

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Ho sempre amato la fantascienza, fin da quando mi ha rimorchiato in treno. Era la fine degli anni ’70, mi ero spostato (e sposato) per amore a Roma ma lavoravo ancora a Napoli. Ritrovavo nella science fiction classica e nei suoi allievi e critici migliori (non so, Dick, per esempio) il cuore vivo di ciò che pensavo della vita, le aspettative, le paure, le “ideologie”, quello strano modo di immaginarsi la vita a prescindere dalla vita che gli umani hanno trovato per sentirsi coperti da qualcosa quando nel mondo fuori fa freddo e piove (ma c’era anche un’inconfessatissima cosa da dire e che non ho mai detto: la sf è una lettura veloce, nel senso del fast food, col treno si concilia perfettamente, non ti ci spremi. Fast reading)

Poi ho pensato a vivere e me la sono persa di vista. Oggi ritrovo gli Urania su iPad e ne ricompro uno per vedere com’è, cosa succede. E oltre a dire che l’effetto fast reading  sull’ipad funziona perfettamente, scopro che c’è una cosa nuova: la nostalgia. La fantascienza è come quegli scritti da ragazzo in cui dici: cosa mi aspetto per il futuro. E poi guardi la vita che hai fatto e non c’è un pezzo, uno solo che sia andato come ti immaginavi. Per dire, la fantascienza era ottimista, diceva che nonostante guerre, morti, casini e conflitti, ce l’avremmo fatta con il progresso ad andare avanti.

Oggi leggo la fantascienza per quello che è: passato. E come tutti i vecchi provo nostalgia e mi piacciono le cose nostalgiche di ciò che eravamo. Perché in quanto a indovinarci, come ho detto, non ci si pigliava. Ricordo che nel 1980 ci mettevo due ore e mezzo da Napoli a Roma e l’Urania finiva prima del viaggio. La mia fantascienza non aveva immaginato l’alta velocità ferroviaria: ieri ho cominciato a leggere partendo da Napoli centrale e a Tiburtina non avevo ancora finito.

 

2 Comments

  1. io sto leggendo la serie urania, in ordine sparso, tutti i racconi scritti fino ala metà degli anni 80.

    La fantascienza moderna preferisco vederla nei film, mentre quella passata adoro leggerla, per capire cosa si aspettavano dal mondo del futuro, il nostro oggi, e di sorprese ce ne sono veramente tante. Sia per la visione distorta che avevano. o le speranze (l’esempio più lampante sono le auto volanti) sia per lesattezza con cui alcuni descrivono il mondo attuale (guerre, crisi, ma anche le tecnologie reali).

  2. Non sapevo chi fosse. Ma quando lessi due righe su chissà quale foglio cartaceo firmate Clifford Odets me le annotai sul mio diario di ventenne assetato di vita e di conoscenza.
    Recitavano pressappoco: “Il viaggio del futuro, il più affascinante, non sarà fuori del sistema solare ma dentro al sistema uomo”. Il suo presidente si chiamava JFK.
    Non posso dire che mi tarpò le ali per la fantascienza; da anni il bambino che era in me si era già munito di una solida corazza protettiva contro tali fantasie da ricchi. Per ritrovare me stesso dovevo imbarcarmi per quel viaggio, che è stato la mia vita.
    Oggi so che Odets era un drammaturgo e regista, che il Kubrick di “2001” era d’accordo con la sua profezia, che il mio viaggio finirà con me bambino che ancora teme la nostalgia.
    Quel diario lo persi, in uno dei miei troppi traslochi da zingaro: ne ho nostalgia.
    Grazie, per questo tuffo tra fantascienza e nostalgia.

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